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E ci chiedemmo perché

E ci chiedemmo perché
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Consegna prevista Gennaio 2022
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“Cercare sé stessi” è uno sfruttato luogo comune, ma anche un bisogno reale. Ed è per questo che, non avendo di meglio da fare, 5 amici, tre uomini e due donne, vanno a finire sulla montagna dove vive un guru, un eremita laico che in verità ha, almeno all’apparenza, ben poco da insegnare.
Ma sono gli anni di fine millennio: curiosità, voglie, storie, suggestioni quasi magiche spingono i 5, anzi i sei includendo il misterioso guru, a partecipare a una specie di gioco non dichiarato, dove ognuno esprime o scopre risorse e possibilità non immaginate.
Questa avventura (si tratta infatti di un “romanzo d’avventura”!) è raccontata dagli stessi protagonisti, che esprimono anche col linguaggio il loro stile e il loro carattere, dal vulcanico e sguaiato Sandro alla controllatissima Elena, via via fino a Maria, che con una sua decisiva comunicazione non verbale si conquisterà l’appellativo di Culoluna.

Perché ho scritto questo libro?

L’inquietudine che pervade il romanzo prelude ai difficili anni del nuovo secolo. Le “bolle” si sono sgonfiate e questa classe media milanese – avanzata, intelligente e di buone letture – comincia a temere per sé. Le istanze materiali e quelle spirituali si aggrovigliano e generano malessere, ma queste persone non rinunceranno mai alla leggerezza e all’ironia, a costo di creparci.
Ho vissuto con consapevolezza questo mondo in trasformazione, e volevo raccontarlo.

ANTEPRIMA NON EDITATA

…e già me la vedevo la Maria con la faccia d’orrore a guardare l’Antigono stecchito e con la lingua fuori ma non so perché non gridavamo e anzi arrancavamo in giro zitti come se ci fosse da rispettare un morto e anche la Maria aveva lanciato quel solo grido e ora taceva e non la sentivamo più così che insomma la paura era diventata un vero cagotto e giravamo in giro come spettri cercando di vedere qualche cosa che proprio invece non avremmo voluto vedere.
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E poi mi sono trovato in un punto che vedevo sotto la Maria a un tre quattro metri e la Maria aveva su le sottane e stava sopra all’Antigono che forse diceva sì muoio muoio ma in un altro senso e il culo della Maria era una luna pallida e grande una bianca luna opalin che brillava di suo in quello scuro e non per una crisi di guardonismo ma per uno stupore di miracolo io mi sono bloccato lì a guardare quei due che scopavano e soprattutto quella luna di culo liscia e bianca e senza crateri che infatti non proprio il culo in tutti i suoi dettagli riuscivo a vedere da lì ma solo quella favolosa rotondità immacolata e grande e insomma m’ero imbambolito come un ciula e stavo lì a guardare e ho visto che anche l’Elena arrivava ma dall’altra parte e era davanti alla faccia impegnatissima della Maria che faceva la rana e quasi neanche la vedeva e poi però l’ha guardata e mentre il culone splendente continuava nei suoi ritmi sismici con la faccia e le spalle ha fatto un gesto come per dire hep all’Elena che infatti s’è ritirata in buon ordine e io l’ho seguita e ho placcato Elio che stava arrivando anche lui e me lo sono trascinato via.

E più che al fatto in sé pensavo a quel culo luna che avevo visto e che sembrava proprio una benedizione di Dio e mi chiedevo da dove poteva venire tutto quel bianco tutto quel candore se non da dentro perché non c’era nessuna fonte luminosa vicino e niente che potesse di suo illuminare la Maria Culoluna scopante e così ci siamo allontanati cogitando e l’Elena mi ha detto però quell’Antigono e si capiva che lei non era stata colpita come me da un culo bianco ma da qualcosa di meno metafisico e l’Elio continuava a chiedere a bassa

voce che gli spiegassimo che gli raccontassimo e lui in effetti poverino non era stato toccato da nessuna grazia di visione beatifica ma noi stavamo pensando ai fatti nostri e certo non era quello il momento di mettersi a fare pettegolezzi e così rispondevamo evasivi mentre con qualche sforzo lo riportavamo nella nostra baracca e poi l’Elena gli ha detto ti dirò tutto dopo e lui si è finalmente calmato.

Ma ero io adesso che non riuscivo più a dormire un po’ perché l’agitazione della ricerca del presunto morto m’aveva alquanto scombussolato e un po’ perché m’aveva scombussolato la visione dei vivi e l’immagine del sederone luminescente di Culoluna mi s’associava ora al pensiero del prode dotting e chiamalo fesso che era capace di passare da Tanatos a Eros nel giro di ventiquattrore come se niente fosse e a quello della Maria Culoluna stessa che ora lo capivo bene era una mamma una grande mamma una mamma luminosa e bianca e l’aveva data all’Antigono perché le aveva fatto pena ed era una pena così grande da sembrare quasi amore e insomma chiamatemi pure sentimentale ma a me queste cose m’inteneriscono e mi son messo a pensare all’Elena ma certo non potevo farle delle proposte adesso perché sarei sembrato un pappagallo cioè più pappagallo del solito e poi l’Elena non era la Maria anzi forse era anche meglio ma la differenza era che un qualche miracolo una qualche magia la Maria l’aveva trovata se bisogna credere a quei quarti posteriori che mandavano luce propria e l’Elena invece mi sembrava ancora a becco asciutto come me.

E di lì sempre insonne per colpa della luna mi son messo a pensare alla guarigione della sera prima e la vedevo adesso in una luce diversa una luce lunare appunto e mettevo insieme tutti i pezzi tutte le cose tutte le parole che avevo visto e sentito e poi tutto quello che non avevo visto e sentito perché sono un coglione e non volevo vedere e mi ha preso una paura simile a quella della volta che non mi sono ucciso perché anche adesso mi vedevo davanti

questo enorme buco vuoto questa strada tutta da percorrere e capivo capivo finalmente

capivo quello che non sapevo e non volevo capire capivo che davanti a me c’erano delle cose grandi e terribili capivo che quelle parole che altre volte avevo detto, il potere… la conoscenza… la guarigione, ora erano delle spaventose parole messe lì a segnare una via e adesso capivo che quella via non potevo percorrerla per colpa di Carla e delle banche e dell’andropausa e di me di me insomma cazzo di me e di quello che ero o che ero diventato e era come essere davanti alla morte anzi davanti alla vita era come essere lì ancora ombelicato al follicolo originale e sapere che le contrazioni erano ormai cominciate e che bisognava infilarsi per il buco e andare fuori

e fuori c’era tutta quella speranza che forse avevo già visto una volta quando avevo deciso di non fare il feto per sempre ma di diventare un neonato solo che poi la speranza era andata in merda e mi ero ritrovato con il lavoro e con il prozac e ora sarei stato entusiasta all’idea di autosparacchiarmi in un altro mondo ma sapevo anche che non l’avrei fatto che non ero capace di farlo e mi consolavo dicendo che dietro l’angolo non c’era quel che credevo ma solo il boh un boh inconosciuto e tutto da esplorare e di sicuro nascondeva anche lui la fregatura

eppure sapevo anche che la sola strada era quella e sapevo che ormai lo sapevamo tutti e insomma il culoluna di Maria era stato il colpo di grazia e ora a meno di essere dei conigli disonesti non potevamo andare avanti come prima e c’erano pioppi da innaffiare e colli da risanare e poi soprattutto c’eravamo noi noi io io io io che ero una vecchia merda che forse aveva ancora qualche gioco da giocare qualche eh sì qualche speranza

qualche speranza.

E quando il sonno è finalmente arrivato le mani mi formicolavano come nel sogno del bambino morto ma ora sapevo o credevo di sapere che non erano i

maggiolini che ci camminavano sopra bensì un’altra cosa anche se non sapevo cosa.

Troverai qui tutte le novità su questo libro

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Paolo Santarone
Milanese. Ha imparato a scrivere a 6 anni e non ha più smesso di scrivere (né di imparare).
Ha svolto in vita sua molti lavori. Editore a 28 anni, autore di numerosi libri per ragazzi e di una ponderosa e longeva antologia per gli istituti professionali.
Poi “writer” di punta in una grande multinazionale informatica.
E infine un lungo percorso nel campo della comunicazione delle organizzazioni complesse.
Ha nel cassetto romanzi e racconti, e ha scritto molte poesie, che hanno buona circolazione sui social media.
Il romanzo "E ci chiedemmo perché" è stato oggetto di elaborazione per più di vent’anni.
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