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Echi d'Inverna e di Tramontana

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La giovane Ambra Molinari è cresciuta a Venezia insieme a suo padre e, solo dopo molte insistenti domande, viene a sapere che la madre non è morta, ma malata ed è per questo che le due sono state allontanate. Quando il padre porta Ambra a conoscere sua madre a Oggiogno, un paesino affacciato sulle sponde del lago Maggiore, ecco che la ragazza scopre un mondo tutto nuovo. Col passare degli anni, Ambra cresce e capisce che, per comprendere veramente la donna che sta diventando, deve riappropriarsi del passato, riscoprendo le storie della sua famiglia. Ogni racconto narra la vicenda di uno dei suoi antenati: dalla giovane Greta, figlia dei proprietari dello stabilimento termale La salute di Cannobio, a nonna Benedetta, staffetta partigiana in tempo di guerra, e a suo fratello, zio Graziano, contrabbandiere in alta montagna, fino ad arrivare alla dolcezza di Maddalena, cugina acquisita dal passato oscuro, e all’incontro tra Bianca ed Esteban, i suoi genitori. Un percorso a ritroso che svela, racconto dopo racconto, la storia unitaria di una famiglia.

IL BANDOLO DELLA MATASSA

In ognuno di noi c’è un altro essere che non conosciamo.
Egli ci parla attraverso i sogni e ci fa sapere che vede le
cose in modo ben diverso da ciò che crediamo di essere.
Karl Jung
Non è la notte il regno dei fantasmi, ma il giorno,
quel momento in cui, con uno scarto di preveggenza
infinitesimale, passato e presente sembrano allinearsi
e noi confondiamo chi siamo con la sintesi di chi
siamo stati. Così mi succede, guardando il lago dall’alto
o sorseggiando un calice di vino, osservando il volo
sincopato e incerto di una farfalla o scalando le cime
più alte dei monti, di sentirmi abitata da qualcuno
che, ancor prima di me, abbia già amato queste montagne,
percorso questi sentieri e bevuto questo stesso
vino. Qualcuno che, come me, abbia anche perso la testa per amore.Continua a leggere
Continua a leggere

Un tempo non conoscevo i loro volti e neppure le
loro storie. Allora, con la stessa ostinazione di un se-
gugio, ho percorso a ritroso le pagine del tempo per
ritrovare tutti quanti i miei fantasmi: Greta e Mujo,
Annetta, Alessandro, Graziano e Franco, Serafino e
Benedetta, Fabrizio e Maddalena, Esteban, mio padre,
e Bianca, mia madre.
Essi, come pure coloro che qui non ho voluto menzionare
a causa della loro grettezza o della loro ipocrisia,
costituiscono la mia storia, i miei limiti e le mie
opportunità. Perché siamo luce e ombra, siamo gioia
e dolore, siamo odio e amore. E il punto di congiunzione
o disgiunzione, l’intensità o l’inconsistenza che
li separa o li accomuna, determinano il nostro destino
o ci inducono a modificarlo.
È che a certe conquiste bisogna arrivarci senza
fretta altrimenti, come sostiene la saggezza popolare,
si bruciano le tappe. Così ho creduto che gli accadimenti
della mia infanzia, le mancanze e i ritrovamenti, mi avessero
sospinto in avanti, ben oltre il livello di
maturità dei miei coetanei, ma non è stato così; perché
l’accelerazione forzata danneggia i corpi, mentre
il tempo, nel suo incedere lento, risana le ferite, edulcora
i ricordi e smorza i dolori. Guai a noi se non avessimo dalla nostra parte il tempo.
Da piccola confondevo le partenze con i ritorni e
le persone con i personaggi, non sapendo distinguere
le storie vere da quelle fantastiche. Ecco il motivo
per cui non fu mai facile lasciare quel paese, così
vicino al cielo, in cui vivevano mia madre e mia nonna
con pochi altri abitanti, per tornare con mio padre a
Venezia.

Quelle stradine strette, silenziose e solitarie,
dove, tra una pietra lastricata e l’altra, in primavera
spuntavano erbe e fiori colorati, turbinavano foglie
secche in autunno e si stratificava la neve in inverno,
mi restavano impresse negli occhi e nel cuore. Questo
il motivo per cui, con l’ostinazione che è caratteristica
dei bambini, cercavo di rintracciarne perlomeno
i colori nelle acque verdi della laguna, nel grigio dei
suoi palazzi, nell’azzurro del cielo. Ma non era la stessa
cosa. A vanificare quel disperato confronto, la folla
quotidiana nelle piazze, tra le calle e sui vaporetti,
assente nel paese a pochi passi dal cielo. Ogni volta il
mio pensiero tornava là e, puntualmente, partiva un
conto dei giorni alla rovescia.
Avevo quattro anni quando salii a Oggiogno per la
prima volta. «Allora, vuoi conoscere la tua mamma?»
mi aveva chiesto qualche settimana prima mio padre,
con il quale vivevo fin dalla nascita.
Sapevo di avere una mamma, tutti ce l’hanno. Ma
da principio, il rimpianto e l’amore che mio padre non
riusciva a dissimulare quando si soffermava a parlare di
lei mi indussero a pensare che fosse volata in
cielo. Finché una sera, costretto all’angolo dalle mie
domande sempre più pressanti, trattenendo a stento
le lacrime, mi disse che no, non era morta: era malata e
io dovevo solo attendere che guarisse per poterla
conoscere. Da quel giorno non gli diedi un solo attimo
di tregua.
«È bella, papà?»
«Bellissima!» mi rispondeva. E io intuivo che, in quel
preciso istante, nella sua mente lei era lì accanto a noi.
«E dai, papà, dimmi com’è…»
Allora lui smetteva di suonare, di camminare o di
fare qualsiasi altra cosa stesse facendo in quell’istante
e, accovacciandosi di fronte a me, in modo tale che
i nostri sguardi si trovassero allo stesso livello, l’uno
di fronte all’altra, mi diceva: «È la mamma più bella
del mondo. Non è molto alta, ma è ben proporzionata,
ha i capelli biondi, raccolti in una morbida treccia e
gli occhi di un colore indefinito, tra il verde e l’azzurro,
come quella linea che vedi laggiù, dove la laguna
si confonde con il mare aperto. Talvolta, quando è
distratta o sovrappensiero, le sue labbra carnose, lievemente
piegate all’ingiù, danno quasi l’impressione
che sia altrove, ma non si tratta che di attimi, perché
lei non sa stare a lungo senza sorridere. E il suo sorriso,
credimi, dissolve le ombre e rischiara gli angoli più
bui della mente».
Io continuavo a fare le stesse domande e lui, compiaciuto,
continuava a dare le stesse risposte. Finché
una sera estrasse, tra i tanti libri del suo studio,
un album con la copertina di cuoio e mi mostrò le foto del
loro matrimonio.
La foto più bella era quella in cui comparivano
soltanto loro due: lei, giovanissima e sorridente, nel
suo lungo abito di pizzo bianco, coi fiori tra i capelli
e un enorme mazzo di peonie come bouquet, lui,
emozionatissimo, giovane ed elegante nel suo abito
da cerimonia scuro. Sorrideva e la stringeva a sé, con
la stessa passione, la stessa delicatezza e lo stesso
rispetto con cui ogni giorno, ancora oggi, si accinge a
suonare il suo violoncello.

04 ottobre 2019

Aggiornamento

Diploma d'onore Concorso internazionale Amico Rom 2019
18 aprile 2018

Eco risveglio

La prima opera della maestra Plebani di Cannobio Echi d'Inverna e di Tramontana Cannobio: " Da tempo volevo scrivere dei miei luoghi e della mia gente, che è gente di lago e di montagna. Volevo scrivere di alcuni prestigiosi edifici del mio territorio, ora irrimediabilmente danneggiati dal tempo. Volevo scrivere di lavandaie e contrabbandieri, di partigiani e fascisti, del bene e del male, della colpa e della redenzione": Così Roberta Plebani, insegnante alla scuola primaria di Cannobio da più di venticinque anni, racconta i motivi che l'hanno spinta a scrivere "Echi d'Inverna e di Tramontana", il suo libro di debutto. Cinque sono i racconti attraverso i quali si intrecciano le storie di personaggi di fantasia, che abitano però territori reali e assistono o rispondono ad alcuni fatti storici avvenuti tra il 1800 e i giorni nostri, periodo di tempo in cui si svolgono le vicende narrate. I libro è stato finanziato tramite una campagna di successo sul sito Bookabook, una piattaforma che consiste in "un nuovo modo di fare editoria, dove solo le storie migliori incontrano i lettori e si trasformano in libri". Attualmente si trova in fase di editing. Verrà distribuito nelle librerie e spedito ai sostenitori della campagna entro la fine della primavera.
17 marzo 2018

La Gasgia

Roberta Plebani: è nata una romanziera E’ stato sicuramento un vero piacere poter assistere alla presentazione del libro di prossima uscita dal titolo “Echi d’Inverna e di Tramontana”, da parte della nostra concittadine Roberta Plebani ai suoi esordi nelle vesti di scrittrice. L’incontro ha avuto luogo presso la biblioteca venerdì 2 marzo alle ore 18.30, dove di fronte ad una numerosa ed attenta platea l’autrice ha avuto occasione di illustrare la genesi e la seguente stesura del suo romanzo. Consiste in un’anteprima e sei racconti ambientati nel nostro territorio, in Val Vigezzo e nel confinante canton Ticino, che coprono un arco temporale che spazia dagli ultimi decenni dell’800 fino a giungere ai nostri giorni. Nel dipanarsi delle vicende dei protagonisti si evidenzia un filo conduttore che accomuna i numerosi personaggi (immaginari) i quali sono inseriti in periodi e contesti realmente esistiti quali, come ha specificato l’autrice: il contrabbando, il secondo conflitto mondiale con partigiani e fascisti su opposte sponde, borghesi, nomadi e lavandaie. Vengono messe in risalto le strutture che fanno da sfondo alle gesta degli interpreti, una volta vanto e presigio per il nostro territorio, come lo stabilimento “La Salute” con annesso il grande albergo che ospitava importanti personalità di tutto Europa (oggi comunemente conosciuta e chiamata Acqua Carlina); o il preventorio infantile “Umberto di Savoia” operativo fino al 1985, ora purtroppo scomparsi (nel primo caso) o in inesorabile e triste declino (nel secondo). Nel complesso un romanzo di gradevole e avvincente lettura, con vari spunti di riflessione che ha riscosso una grande aspettativa per la sua imminente uscita, a conferma di questo i sono i preordini raccolti che hanno raggiunto la cifra minima richiesta per potere mandare alle stampe il manoscritto. Sicuramente le premesse per un successo editoriale sono state raggiunte e questo è l’augurio che unitamente formuliamo a Roberta. Stefano Perrucchini. foto-articolo-2.jpg
08 marzo 2018

Il Verbano

Il romanzo d’esordio della scrittrice Roberta Plebani E’ nata una scrittrice. Il panorama degli autori di libri cannobiesi si è arricchito dell’apporto di Roberta Plebani, insegnante, che ha presentato il libro di prossima uscita in formato cartaceo, mentre è già scaricabile in formato digitale, previa ordinazione. “Echi d’Inverna e di Tramontana” è il titolo, che evoca i due venti che spirano da sud e da nord, nelle ore del pomeriggio, la prima ed in mattinata la seconda. E’ proprio il loro flusso che indica le condizioni metereologiche: se sono rispettosi degli orari si è certi che il tempo sarà buono. Il libro è un romanzo le cui vicende si snodano seguendo l’andamento di ciò ha caratterizzato le diverse fasi della vita socio-economica di Cannobio: dal periodo opulento di fine ‘800 quando le Terme della Salute con il loro albergo frequentato da gente “bene” avevano fatto conoscere il paese a mezza Europa, da dove venivano i signori per curarsi, al periodo buio dei contrabbandieri durante la seconda guerra mondiale e successivamente, al Preventorio infantile “Umberto di Savoia”, dove affluivano dalla provincia di Milano i bambini che dovevano curare forme di infezione polmonare, in tempi nei quali a Cannobio giungevano da tutte le regioni italiane, soprattutto dalla Sardegna, dalla Lombardia e dall’Emilia Romagna, le ragazze che assistevano centinaia di bambini. Il libro è stato presentato dall’autrice in biblioteca davanti ad un numeroso pubblico, che si è complimentato con la Plebani augurandole grande successo. A. Zammaretti. foto-articolo-1.jpg
31 Gennaio 2018

Commenti

  1. asiapaglino

    Tutti noi siamo composti in parte di noi stessi e in parte di ciò che sono stati e hanno vissuto i nostri parenti o antenati, motivo per cui tutti dovremmo interessarci molto di più al nostro passato, andando a scoprire personaggi di cui probabilmente ignoriamo l’esistenza. Una ricerca del genere potrebbe capovolgere ciò che conosciamo, come potrebbe andare a consolidare le nostre convinzioni: questo è quello che succede esattamente in questo romanzo.
    La protagonista si trova inaspettatamente davanti ad una scoperta riguardante la madre, e perciò, decisa a ritrovarla, inizia un viaggio tra storie e ricerche, in cui scoprirà il passato delle donne e degli uomini della sua famiglia.
    La cosa che ho apprezzato di più dello stile del romanzo è stata la scelta di creare dei piccoli capitoli conclusivi in cui si racconta la storia di un personaggio per volta, con ovviamente gli eventuali agganci, perché questa suddivisione dà aria al romanzo e non fa perdere il filo logico al lettore (grazie anche all’aiuto della mappa presente nelle pagine iniziali).

  2. (proprietario verificato)

    Sentieri tracciati dagli uomini sulle montagne per salvarsi la pelle, o portare a casa la pagnotta, grandi sassi stondati, posti in riva ad un fiume dove strofinare i panni e farli asciugare al sole. E ancora, dispacci portati tra i capelli da staffette partigiane e fucili abbandonati sull’erba da soldati fascisti innamorati. Madri allontanate dai loro figli e figli abbandonati dalle loro madri. Queste le tematiche di Echi d’Inverna e di Tramontana, tra le note di Liszt e Bach, i colori delle stagioni e i profumi di una terra di frontiera. Storie di altri che si fanno storie di tutti.

  3. (proprietario verificato)

    Roberta Plebani, con una scrittura veloce e densa, intreccia una trama superavvolta come l’elica del DNA, il DNA di tutti noi che viviamo in questa landa di lago. Disegna così un paesaggio mondo e una geografia dei sentimenti. Lo fa con semplicità sapiente e con virtuosa leggerezza.

  4. Roberta Plebani

    (proprietario verificato)

    Riporto “Ho passato gli anni da 1971 al 1974 a Cannobio. Alcuni luoghi e sensazioni che la natura trasmette di quelle parti sono ancora vivi in me. Attraverso il tuo libro li ho ritrovati. Grazie”! – P. V.

  5. Roberta Plebani

    (proprietario verificato)

    Riporto “Echi d’Inverna e di Tramontana”non è solo un romanzo… ti fa conoscere il circondario… vivere emozioni e fantasticare in luoghi da te conosciuti ma che prima probabilmente non avevano significato…. ora li vivrò in modo diverso e sicuramente andrò a visitarli con occhi diversi!Grazie – C. Salerno

  6. Marco Tempestini

    (proprietario verificato)

    Il rumore della pioggia che batte sui tetti e le musiche di Bach, accompagnano il racconto che corre dalle radici ancestrali fino ai giorni nostri a dirci quanto è vera la vita di chi possiede umanità, passione e il coraggio d’essere debole. Roberta possiede il dono di scrivere in modo antico, trascinandoti con garbo nelle sue vere affabulazioni, come se tutto stesse accadendo o stesse per accadere. Tanti racconti si mischiano per diventare un unico messaggio d’amore.

  7. roberta.mari108

    (proprietario verificato)

    Il profumo di acacia, il sole tra le foglie e la sensazione del miele nella gola.
    Ma anche la guerra, la solitudine, il senso di colpa e la rabbia.
    “Echi d’Inverna e di Tramontana” tocca delicatamente tutte le sfumature della vulnerabilità umana, accompagnandoci per i sentieri di vite intrecciate che si confondono con le nostre paure, i nostri sogni, gli amori grandi e anche i rimpianti.
    Un libro da leggere tutto d’un fiato, ma che continuerà ad echeggiare in chiunque lo legga.

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Roberta Plebani
Roberta Plebani è nata a Cannobio nel 1964, dove vive e lavora come insegnante di scuola primaria. Il suo primo racconto, "La ragazza e il lupo", è stato pubblicato nell’antologia "Ai tuoi sogni" (2016). "Echi d’Inverna e di Tramontana" è il suo primo romanzo.
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