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Eclissi Notturna

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Consegna prevista Agosto 2020
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Questa storia parla di frammenti. Frammenti di persone, pensieri, ricordi, sogni e sensazioni. Conoscerete Mattia e Jacopo, vi accorgerete di quanto sono diversi e di come cambierà il loro mondo a causa di una scelta fatta da ragazzini. Era solo una fuga innocente che avrebbe dovuto dare inizio a un’avventura da sogno.

Perché ho scritto questo libro?

Tutto è nato da un disegno di appena un centimetro, che ne ha fatto nascere un altro, e un altro ancora fino ad arrivare a 11 piccole situazioni abbozzate. Non capivo dove volessero andare a parare, ma per un anno continuavo a pensare che avrei dovuto scriverci una storia. Così l’anno scorso ho iniziato a scrivere Eclissi Notturna, spinto dalla necessità di capire che significato avessero quei frammenti.

La distesa di erba alta ondeggiava illuminata dalla luna.
Due ragazzi correvano mossi dall’adrenalina che pompava nei loro cuori di fratelli, si chiamavano Mattia e Jacopo.
«Ce l’abbiamo fatta fratellino!»
«Non posso crederci che siamo riusciti a scappare Jacopo! Ma adesso dove andiamo?» a quel punto entrambi rallentarono per prendere fiato e pensare.
«Beh, potremmo andare nella foresta, magari ci accampiamo sugli alberi»
«E facciamo le scimmie?» Mattia ghignò coprendosi la bocca con una mano. Continua a leggere
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«No, dico sul serio! Secondo me possiamo passare la notte lì e restarci finché non ci trovano» Jacopo aveva tre anni in più di Mattia, nonostante ciò nel giro di alcuni mesi il fratello più piccolo lo avrebbe superato sia in statura che in robustezza.
«Ma scusa tu quanto hai intenzione di stare fuori?»
«Quanto più possibile… Non ci voglio più tornare in quella casa, possiamo benissimo cavarcela da soli!»
«Accidenti… Io pensavo di tornare a casa prima della sveglia. Domani c’è scuola…»
«Ma chi se ne frega della scuola! Andiamo a vivere da soli così possiamo fare tutto quello che vogliamo! Torneremo indietro solo quando non potremo più andare avanti»
Mattia si guardò indietro un’ultima volta prima di decidersi. Proseguire avrebbe significato lasciarsi alle spalle la propria casa, mamma e papà, la play station e doversi arrangiare su tutto. A otto anni che avrebbe mai potuto fare Mattia con suo fratello di undici? Allo stesso tempo gli venne in mente la scenata che il papà aveva fatto la sera prima, la lana che pizzica, i capelli pettinati alla domenica per andare a messa, la messa e la scuola. La scuola era bella solo perché c’era Letizia. Ma l’avrebbe vista lo stesso, da ragazzo libero.
«Va bene, andiamo!» ripresero a camminare con passo svelto, già si sentivano degli esperti di sopravvivenza boschiva.
Abitando fuori dal centro di Verona per loro era facile inoltrarsi in zone senz’anima viva in pochi passi. Fra campi di erba spagna, granturco, vigneti e boschetti. Potevano esplorare una zona molto vasta bastava fare attenzione ai cani e ai loro padroni.
Giunti ai piedi del bosco, a mezzo chilometro da casa, si fermarono.
«Bene, adesso dobbiamo inoltrarci qui dentro fratellino, perciò mi raccomando, niente paura. Potremmo trovare bestie e creature di ogni tipo, ma non temere! Possiamo sempre darcela a gambe»
«Speravo che dicessi qualcosa di più rassicurante, prima avevo meno paura. E se troviamo un lupo? O un orso? Quanto vanno veloci gli orsi?»
«Non ti preoccupare fratellino, gli orsi sono dei pelandroni, poi con loro basta fingersi morti e non ti sfiorano neanche con un dito.»
«Ah sì e come mai?»
«Perché pensano che tu sia troppo codardo per affrontarli, loro non mangiano i vigliacchi, solo i guerrieri»
Mattia faceva fatica a credere a queste parole, ma se le fece andare bene perché non voleva fare il guastafeste e fermare l’avventura.
Così s’incamminarono fra gli alberi.
La luce della luna si fece meno intensa, i sensi dei ragazzi si acuirono al punto che sentire un uccello prendere il volo in lontananza e cinguettare li faceva immobilizzare per un istante.
Dopo essersela fatta sotto quando Jacopo pestò un ramo si resero conto che forse erano fin troppo cauti.
Ad un certo punto sentirono anche il verso di una civetta ma questa volta accolsero il suono senza sobbalzare. Proseguirono con lo stesso passo, diretti chissà dove di preciso.
Ormai erano nel bosco inoltrato, a circa metà dell’imponente macchia di alberi, quando videro qualcosa di simile a una capanna a una trentina di metri un po’ più a destra.
Mattia si avvicinò all’orecchio del fratello
«Jacopo la vedi anche tu?» sussurrò indicando la sagoma nera, l’altro rispose con un segno affermativo, dovevano porre la massima attenzione.
Così si mossero con occhi e orecchie spalancati verso quella piccola casetta.
Pian piano che si avvicinarono notarono che era simile ad un container, forse un piccolo magazzino.
Aveva una finestrella sul lato più lungo e la porta si trovava dalla parte opposta. Sembrava lì da molti anni, il legno era vecchio e ingrigito, il tetto doveva essere una copertura in amianto fuori norma, a fianco stava un cumulo disordinato di legna tagliata e coperta da un grosso telo verde scuro.
Si trovavano a dieci passi quando sentirono dei rumori.
Abituatisi al buio, riuscirono a distinguere una forma che si muoveva pesante su due zampe confondendosi fra i grossi tronchi dritti come pali della luce.
I ragazzi si tennero stretti l’uno all’altro terrorizzati dall’idea di trovarsi veramente vicino a un orso, ormai troppo lontani da casa per fuggire.
Mentre la figura si avvicinava notarono la sua forma curva e robusta, forse un orso adulto?
La bestia passò vicino ad un cumulo di rami grosso quanto una macchina poi si diresse verso l’entrata della capanna.
Quando accese la luce si accorsero che si trattava di un umano adulto. Trasportava qualcosa.
Dalla piccola finestra usciva un bagliore debole, forse una candela.
Ormai l’avventura era iniziata e doveva proseguire fino alla fine, così dopo essersi fatti coraggio tenendosi per le spalle si avvicinarono lentissimamente con il cuore che batteva fino a rimbombare nelle orecchie.
Sentirono dei suoni, sacchi che si appoggiano, strumenti che cadono e coperte che si stendono. Qualche istante dopo il suono di una bottiglia che si apre.
Non avevano la minima idea di che cosa stesse succedendo lì dentro finché non si alzarono lentamente per sbirciare dalla finestra.

04 dicembre 2019

Aggiornamento

La campagna è finalmente al 30%!
Da questo momento chiunque ha fatto o farà il pre-ordine riceverà la copia nel formato cartaceo o digitale anche se la campagna non dovesse andare a buon fine.
Ringrazio tutti quanti voi, sostenitori e futuri lettori. E' solo grazie a voi e al vostro passaparola che tutto questo è possibile!
Godetevi la bozza intanto e a presto!

Commenti

  1. Federico Tommasi Zardini

    Grazie a te Valentina per il commento! Mi sono annotato i tuoi consigli per l’editing.

  2. (proprietario verificato)

    Sono felice di aver aderito al Crowfunding! Ho divorato il libro senza prendere respiro. La storia e’ scritta bene, la trama e’ avvincente, i personaggi sono ben caratterizzati dal punto di vista emotivo. Apprezzo molto lo stile dell’autore che ti coinvolge piacevolmente trascinandoti all’interno della narrazione. E’ uno di quei libri in cui non e’ chiaro fin da subito dove la storia vuole andare a parare, il finale e’ a sorpresa e ti fa trattenere il fiato! Belle e profonde le descrizioni di sentimenti e emozioni, mai banali.
    Bravo Federico, e grazie per la lettura!

  3. Federico Tommasi Zardini

    Grazie Andrea per la tua ottima recensione!

  4. (proprietario verificato)

    Che dire, dopo aver letto la bozza non posso fare altro che consigliare questo libro!
    I punti di forza di questo racconto sono tanti, soprattutto le descrizioni ben fatte e l’evoluzione emotiva dei personaggi nel corso della vicenda.
    La particolarità che mi ha piacevolmente sorpreso è la facilità con cui l’autore riesce a trasmettere le diverse emozioni dei protagonisti e come riesce a gestire il passaggio fra di esse, la forma è molto scorrevole e mi ha permesso di legge tutto senza neanche accorgermi del passare del tempo.
    Bel lavoro Federico!

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Federico Tommasi Zardini
Federico è un ventitreenne nato a Bussolengo in un freddo dicembre. Studia psicologia a Padova e lavora a Brescia, ma per lo più guarda fuori dalla finestra.
Vive a Verona fino a 19 anni, seguono Padova, Budapest e Brescia (per ora).
Ama la follia della bellezza e la bellezza della follia, tutto ciò che nasconde un significato, scrivere, la musica, il cinema e i libri che accumula in ogni spazio disponibile.
Scrivere è per lui terapia, sfogo, realizzazione, fuga, passione. In mezzo a sfilze di racconti e viaggi mentali ufficialmente senza fine ha dato vita a questo libro, "Eclissi Notturna".
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