Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Search in posts
Search in pages

Edible trash

Edible trash
31%
139 copie
all´obiettivo
75
Giorni rimasti
Svuota
Quantità
Consegna prevista Agosto 2021
Bozze disponibili

Edible trash, rifiuti commestibili, 5 storie di vite vissute, abusate, sognate, sopportate.

È Mario che narra ne il “Tempo rovesciato” la storia di Maurizia. È lei che vive un tempo che si muove anche a ritroso, a ricordarle un passato pesante.
Ne “Lo specchio” si consuma la tragedia di un dissoluto eroe moderno, Orfeo. Egli vive una vita assurda, violenta e senza morale fino a quando incontra Eunice e ne è attratto, ma lei è una strega che vive anche in dimensioni oscure. Con lei e per lei, Orfeo finisce in un Inferno. Si perderà? Affrontiamo poi ricordi di viaggio, nella spiritualità percepita nella visita a “La chiesa greca” o nella saggezza di un mendicante, “Marone”, a San Francisco.
Infine “Homeless”. Lizzie, una homeless di forte dignità, è frequentatrice abituale di una panchina al Central Park a New York; lì un giorno incontra Adam, un altro diseredato. Parlano a lungo, ma non finiscono i loro discorsi, lo faranno un’altra volta, forse.

Perché ho scritto questo libro?

Ho iniziato a scrivere poesie, poi ho smesso, poi ho ripreso e dopo ho voluto provare a scrivere in prosa, romanzi.
Intanto che scrivevo, mi venivano a mente altri intrecci, altre situazioni che mi piaceva raccontare. Allora ho iniziato ad annotare quanto mi veniva in mente in forma di racconti o romanzi brevi e ho continuato a farlo. Penso che il racconto/romanzo breve mi riavvicini alla sintesi poetica e permetta di fermare pensiero e concetti nella maniera che più mi è congeniale.

ANTEPRIMA NON EDITATA

INDICE

1 – IL TEMPO ROVESCIATO

2- LO SPECCHIO

3- LA CHIESA GRECA

4- MARONE

5- HOMELESS

IL TEMPO ROVESCIATO

Uno

   Ho sempre sognato tanto e non sempre ricordo i sogni fatti, anche se cerco sempre di ricordarli; eppure quando li faccio, i sogni sono vividi, come fossero realtà. A volte mi sveglio e se posso annoto quanto è tuttora vivo nella memoria, prima che il sonno si riprenda ogni cosa, a volte la sensazione di avere vissuto quei momenti è così forte, che a rileggere quelle annotazioni non so dire se fosse il racconto dei sogni fatti o il ricordo del vissuto. Ultimamente facevo un sogno ricorrente: in esso una ragazza mi diceva di conoscere il mio futuro, perché il suo tempo procedeva all’indietro, lei non conosceva il passato; mi parlava a lungo e mi diceva di tutto; e io mi svegliavo inquieto.

Mi chiamo Mario; a cinquantasette anni vivevo da solo dopo la fine di un matrimonio senza figli e senza amore che ero riuscito a chiudere in qualche modo; quell’esperienza mi aveva inaridito e non avevo più voglia di legarmi a nessuna, volevo avere solo delle relazioni fisiche; nient’altro. Lavoravo e scrivevo; era questo il mio principale interesse; di tanto in tanto mi recavo in una casa nell’entroterra ligure: l’avevo ricevuta dai miei ed ero riuscito a conservarla a dispetto di tutto, l’abitazione comune invece era andata alla mia ex-moglie; intanto vivevo in affitto in Lombardia; cambiavo frequentemente alloggio e paese, non volevo più affezionarmi a dei luoghi, a degli ambienti, a certi giri di persone.

Continua a leggere

Continua a leggere

   Per mangiare, spesso andavo in trattoria; ultimamente frequentavo un locale dove c’era una cameriera che mi piaceva; cercavo di avere informazioni su di lei da altri avventori che sembravano conoscerla bene; a me pareva di averla già conosciuta, ma non riuscivo a ricollegarla ad alcuna persona o a situazioni del mio passato. Un giorno, per caso, venni a conoscere il suo cognome, P., e ricordai; così la fermai al tavolo e le dissi:

– Ma tu sei Maurizia P., tu lavoravi alle Nord.

Lei mi rispose: – Sì, sono io; certo, ho lavorato alle Ferrovie, ma perché me lo chiedi?

– Perché 25 anni fa ci siamo frequentati. Non ricordi?

– No, non ho molta memoria per quello che mi capita; però se lo dici sarà così.

Dopo venticinque anni era cambiata fisicamente; e anch’io, visto che non mi aveva riconosciuto, forse perché prima non portavo la barba; le ricordai qualcosa che sapevo di lei e del suo lavoro, tutte cose che mi diceva allora. Continuando a parlare e le dissi che ricordavo il suo modo di baciare nel salutarmi: un contatto rapido con le labbra semiaperte sulle mie, lei sorrise, si riconosceva in tale descrizione; ero contento d’averla ritrovata, non che tra noi ci fosse stato chissà cosa, allora avevo altro da fare che potermi dedicare a lei. Quel giorno anche se si stava preparando per tornare a casa, mi preparò un altro caffè e si fermò al mio tavolo.

Rimanemmo a parlare e le raccontai di me; Maurizia invece non mi disse molto di sé, ma sapevo qualcosa perché mi avevano parlato di certe difficoltà che aveva dovuto affrontare. Ero contento di stare con lei, mi piaceva, come piaceva a tanti, per il suo modo di fare svelto e senza fronzoli; e poi sorrideva spesso, era un bel sorriso su un viso regolare, ora più maturo; riconobbi anche la sua voce, che ricordavo con una leggera blesità, niente di strano, però la rendeva riconoscibile. Andando via mi salutò allo stesso modo di tanti anni prima, un bacio leggero sulle labbra; le sue semiaperte.

Per celebrare il nostro ritrovarci, c’eravamo scambiati i numeri di cellulare; in seguito quando la chiamavo, mi rispondeva con simpatia; era una bella accoglienza, ma era sempre molto riservata ed ero sempre io a chiamare, almeno nei primi tempi; poi un giorno mi ha chiamato lei. Aveva voglia di parlare, di raccontarmi quanto le accadeva; quel giorno mi disse di voler andare al mare, a prendere il sole; eravamo ai primi di giugno e le proposi di accompagnarla e un venerdì pomeriggio passai con l’auto a prenderla a casa sua: destinazione Rimini…

LO SPECCHIO

Era l’ardua miniera delle anime.

Correvano nel buio come vene

d’argento, silenziose. Tra radici

sgorgava il sangue che poi sale ai vivi

nella tenebra duro come porfido.

Poi null’altro era rosso. (1).

R.M. Rilke

(1) R.M. Rilke, Orfeo Euridice Hermes, da Poesie, Copyright © 1955 Giulio Einaudi editore s.p.a., Torino

Uno

Era di sabato, un tardo pomeriggio; Orfeo aveva lasciato la sua vettura parcheggiata nel garage situato sotto l’hotel e aveva raggiunto i piani superiori; più tardi era perfidamente soddisfatto per avere abusato di Tracy, l’aveva fatto nel piano sotterraneo: nei garage c’erano pochi rischi di essere visti e se ciò fosse potuto accadere, ciò avrebbe dato più gusto a quei momenti; si sarebbero aggiunti dei particolari da raccontare più tardi ai suoi compagni di bagordi.

Qualche piano più in alto, in una sala riservata, il marito di lei stava festeggiando un successo pubblico; ah, e loro là sotto a fottere, certo, grande idea; l’aveva usata e attendeva che si rassettasse: la sua non era gentilezza, la sua indole gli avrebbe suggerito di lasciarla lì e d’andarsene, ma voleva parlarle; per uno che si stancava presto, la loro relazione era durata forse troppo e lei era diventata appiccicosa; già, si era messa delle idee in testa e gli chiedeva affetto e ciò lo irritava, si sentiva stufo di lei. La festa di sopra era in corso, un grande cocktail con musica dal vivo, complimenti e riverenza per l’uomo altolocato; intanto sua moglie era dabbasso a farsi sbattere da lui, Orfeo.

Si era introdotto in quella sala mischiandosi agli invitati e, appena possibile, aveva attirato l’attenzione di Tracy; lei si era mostrata sorpresa nel vederlo lì, tuttavia aveva annuito al suo cenno di seguirlo e in pochi minuti l’aveva raggiunto fuori, in un corridoio; Orfeo l’aveva afferrata per un braccio e le aveva detto: – Vieni con me. E quasi l’aveva trascinata verso le scale accanto all’ascensore, su una porta chiusa c’era scritto “AI GARAGE”; sulle scale c’era aria stantia, odorava di polvere mai rimossa, la luce era scarsa, ma non era là che voleva fermarsi. I gradini erano ripidi e corti, scomodi da scendere; l’aveva sostenuta quando aveva rischiato di cadere trascinata dalla sua furia, ma non era per attenzione verso di lei: era solamente perché Tracy era un oggetto suo e se ne voleva servire; pure lì ne approfittava per brancicarla con gesti irridenti e osceni. Non aveva allentato la presa e l’aveva condotta verso il basso, sapeva che là c’erano delle toilette; le mormorava di volerla e di non poter attendere, la chiamava troia e lei non si ribellava; era abituata alle sue intemperanze, anche di linguaggio, dal primo approccio sapeva che pure lui soffriva di dipendenza dal sesso, sebbene entrambi non lo considerassero una malattia, anzi; Orfeo aveva spesso necessità di soddisfare le sue voglie improvvise, le più strane e Tracy sapeva bene che lui poteva diventare violento e lo temeva, ma in quei momenti ruvidi, che subiva senza ribellarsi, già pregustava quanto avrebbe avuto da lui, sentiva una forte eccitazione che quei modi brutali facevano crescere, altro non le importava. Entrambi quasi correvano.

Tracy l’aveva seguito pure in un’angusta toilette; là, tra il lezzo del deodorante e i residui di deiezioni passate, Orfeo le aveva strappato le mutandine e spingendola contro la parete l’aveva sodomizzata. Altre volte Tracy gli si era concessa a tal modo, passivamente aveva goduto del gusto sottile e perverso provocatole dalla sottomissione e gli chiedeva continuamente di fare di lei quello che voleva, pensando in tal modo di dargli dell’amore vero e d’essere amata; a volte tornava a casa con dei lividi, ma non doveva giustificarsi con suo marito: era passato molto tempo dall’ultima volta che lui l’aveva vista nuda…

LA CHIESA GRECA

   Il fulgore diventa abbagliante riflesso dal bianco delle case e sotto al blu del cielo terso è difficile stare sotto il sole senza riparo. Anche se è mattina e la temperatura non è ancora salita tanto, fa caldo, pure quando spira un po’ di vento, è meglio cercare l’ombra, e la si trova, a ridosso dei muri delle case, sotto bassi alberi, nei locali pubblici. Gli odori in Grecia sono  caldi profumi, presto il vento pulisce l’aria, a mezzogiorno c’è l’odore della terra riarsa, talvolta ristagna il puzzo di carogne tra i cespugli,  è andato quello acido del vomito viola rivisto la notte prima da qualche ubriaco, l’ha pulito il buio della notte, inizia a farsi calda la mattina. Adesso salgo tra le case per strette vie lastricate di cemento, c’è poca gente in giro, un gruppetto di muratori già riposa con degli anziani al bar. Lì fuori c’è un ambulante, vende frutta e verdura, una stronza di una sua cliente non vuole farsi fotografare, il venditore invece lesto si mette in posa vicino alla bilancia, alle cassette della merce, pubblicizza sempre le sue merci, sul telone del camioncino grandi lettere greche parlano di arance e mele, di ravanelli e finocchi, parla della sua frutta  che non sa di muffa e di frigo, frutta dal sapore di frutta…

MARONE

   Stavamo decidendo cosa fare, eravamo fermi a un semaforo a San Francisco. Era mattina, il tempo era incerto, il vento non riusciva a schiarire l’aria, oppressa da un cielo grigio, tutto prometteva pioggia. Non sapevo decidermi a fare qualcosa, ad andare da qualche parte, non volevo essere sorpreso da un acquazzone, mi guardavo intorno e vidi un homeless seduto per terra sopra un pezzo di cartone. Non era vestito di stracci sebbene i suoi indumenti apparissero poveri, come lo sono felpe e jeans consunti e sporchi di chi vive per strada e si lava quando può. Aveva capelli e barba lunghi, brizzolati. Accanto a sé teneva una piccola borsa e ci guardava, stava a sentirci parlare in italiano, sembrava interessato, tuttavia non faceva nulla, girandomi incrociai il suo sguardo e mi sorrise, era un sorriso tranquillo, socievole. Gli feci un cenno con la Lumix e mi rispose di sì con la testa e mostrò il palmo della mano. Non era il gesto tipico del mendicante, era un invito a fotografare, e in seguito a lasciargli del denaro. Gli risposi con un cenno della mano e si mise in posa, sempre seduto, guardava la fotocamera, guardava me, sorrideva e diventava più serio, appariva cordiale, disponibile…

HOMELESS

   Trovandovi di notte al Central Park a NYC, quando i lampioni illuminano a malapena i viali; forse potreste vederla cercare una toilette non bloccata con un lucchetto o andare verso una direzione della quale solamente lei conosceva il punto d’arrivo. Questa sera Lizzie, allungava l’itinerario verso il suo rifugio estivo per la notte; al solito, si tirava dietro una grossa valigia con le rotelle che non era neppure in cattivo stato; dentro c’erano tutti i suoi averi, poche cose che portava sempre con sé e a cui era molto attaccata; in uno shopper di plastica, che teneva in mano, c’era del cibo; altro non aveva. In questo modo pensava di attirare meno l’attenzione della polizia, nel caso questa volesse contestarle qualcosa; sperava di apparire come una persona in viaggio, non voleva avere problemi; di sicuro, in quel luogo e a quell’ora, con l’oscurità, non c’erano altri visitatori e i senza casa, vagabondi o mendicanti che fossero, non avevano timore dei malviventi o di chi poteva avere qualcosa da nascondere.

La valigia di Lizzie all’arrivo della stagione fredda si svuotava: perché d’inverno lei indossava tutto il vestiario che possedeva; un capo sopra l’altro e, lei che era minuta, pareva perfino imponente; con l’arrivo del caldo non metteva più certi indumenti e riduceva le sue dimensioni togliendo un capo dopo l’altro, come si levano gli strati di una cipolla. Però le persone che vivono all’aperto pare abbiano sempre freddo e portano sempre una giacca o un maglione, talvolta pesante, anche se fa caldo: comunque, d’estate la valigia di Lizzie si colmava con ciò che lei non indossava; per svuotarsi ancora con l’abbassarsi della temperatura. Per lei il ritmo delle stagioni era scandito dallo svuotare e dal riempire di nuovo quel bagaglio; di scarpe ne possedeva un solo paio e le teneva tutto l’anno, erano un paio di doposcì di pelle, le piacevano da quando aveva visto su una rivista trovata da qualche parte, delle modelle che ne indossavano di simili in piena estate e sulla spiaggia. Nella sua valigia teneva anche qualche ricambio di indumenti intimi (che lavava quando poteva), un sacco a pelo ben ripiegato (per conservarlo meglio, e perché occupasse meno spazio, lo sbatteva prima di riporlo per evitare accumuli di polvere e sporcizia) e degli oggetti per tenere in ordine e sani i capelli (un vecchio pettine, un pezzo di specchio rotto, un paio di forbici e una bottiglia di shampoo). Quando la stagione lo permetteva, lavava quel suo guardaroba, un capo per volta; se trovava un bagno pubblico e se aveva denaro a sufficienza si concedeva una doccia…

2020-11-06

Aggiornamento

In due giorni di campagna crowdfunding ho raggiunto un primo traguardo: 21% di preordini e ho deciso di festeggiare inaugurando una campagna di miei video su FB. Avrei preferito farlo con delle riunioni dal vivo, ma, giustamente, i DPCM anti-Covid non lo permettono. Faremo così. Da seguire Gianfranco Angioni su Facebook

Commenti

Ancora non ci sono recensioni.

Recensisci per primo “Edible trash”

Condividi su facebook
Condividi
Condividi su twitter
Tweet
Condividi su whatsapp
WhatsApp
Gianfranco Angioni
Sono Gianfranco Angioni.
Ho iniziato a scrivere presto, poesie e poi romanzi e racconti.
Ho frequentato il corso di pittura per Artefici dell’accademia di Brera a Milano per 4 anni.
Dal 2014 mi dedico 100% alla pittura e alla scrittura. Ho esposto in mostre a Londra, Parigi, Zurigo e a Milano, Savona, Genova, Bologna, Piacenza, Modena, Venezia. Oltre a vari centri in Liguria, Veneto e Piemonte.
Scrivo e dipingo per me stesso, senza dimenticare che i prodotti artistici devono essere mostrati e fruiti da lettori e spettatori. I lavori possono attrarre o respingere il fruitore, ma lo scopo è creare comunque emozione e, se questo accade, la persistenza di tale emozione nella memoria può stimolare gli altri, accrescere conoscenza.
Gianfranco Angioni on FacebookGianfranco Angioni on InstagramGianfranco Angioni on Wordpress
Fino a domenica 29 novembre i libri in campagna di crowdfunding hanno il 20% di sconto: codice BLACKFRIDAY
Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Search in posts
Search in pages

Questo sito fa uso di cookie propri e di terze parti per aiutarci a migliorare la tua esperienza di navigazione quando lo visiti. Proseguendo nella navigazione nel nostro sito web, acconsenti all’utilizzo dei cookie. Se vuoi saperne di più, leggi la nostra informativa sui cookie