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Epiche Avventure di una Mano Oscura

Epiche Avventure di una Mano Oscura
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Consegna prevista Marzo 2022
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Nel 2015, per mia disattenzione, mi sono quasi tranciato la mano sinistra sotto una sega circolare mentre lavoravo, ottenendo una bellissima cicatrice sul dorso e una mobilità ridotta.
Questo però non è il racconto del mio incidente o delle difficoltà del recupero. Questa è una raccolta di storielle da bar inventate di sana pianta, in cui si ride o si rabbrividisce o ci si commuove. Storielle dove si parte da qualunque luogo o tempo, ma si arriva sempre ad una povera mano mutilata. Non tutte sono verosimili, anzi si può tranquillamente affermare che molte siano impossibili, ma spero vi divertiate a leggerle quanto io mi sono divertito a scriverle.

Perché ho scritto questo libro?

Ho sempre adorato scrivere, fin da piccolo. Poi il lavoro me lo ha reso difficoltoso.
Il mio incidente mi ha dato 11 mesi di tempo libero in cui finalmente ho potuto sguinzagliare la mia fantasia scrivendo. L’ idea dei racconti è nata per la noia di dover rispondere sempre allo stesso modo alla stessa domanda: “Come ti sei fatto quella cicatrice?”.
Non avevo mai pensato di pubblicare, ma dato che boookabook mi ha dato una possibilità ho deciso di tentare.

ANTEPRIMA NON EDITATA

PRENDILA CON FILOSOFIA

“L’etica e la filosofia morale”, con riferimenti (ovviamente) a Kant, a Platone, ad Heidegger. Argomenti arguti, ma noiosi, mi direte. Avete ragione. Ma d’altronde se vuoi laurearti in lettere e filosofia alla noia ti ci devi abituare. Diventerai un logorroico professore universitario, o un giornalista depresso, o un fastidioso e obeso direttore del personale in un’ azienda che inscatola prodotti alimentari; non puoi pensare di avere successo in questi allettanti campi professionali se non passi esami del genere. Perché l’etica è importante, è il modo in cui agiamo, è la nostra personalità espressa nelle azioni che compiamo, e la filosofia morale è la riflessione che analizza il nostro comportamento, che ci spinge a chiederci perché facciamo determinate cose e come dovremmo farle per essere tranquilli e soddisfatti di noi stessi.

Diavolo, sono già sulla strada della pesantezza. Scusatemi. Mi fermo subito.
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È, come prevedibile, un esame orale. Quella mattina eravamo in 16 persone a doverlo presentare nello studio del prof. Gervasoni. Io ero fra i primi iscritti, e quindi sarei stato uno dei primi ad entrare. Esistono due tipi di studenti universitari a mio parere: quelli che si iscrivono presto, per dare l’esame il più velocemente possibile e non tenersi l’ansia dentro a crescere e crescere fino ad esplodere, e quelli che preferiscono ritardare il momento il più possibile, chi per riprendersi dalla sbornia della sera prima o dalla notte passata volentierissimamente in bianco a copulare come conigli, chi invece per poter ommioddio ripassare ancora una volta che non mi ricordo più questo oddio devo rivedere quel passaggio no è troppo diretto non si può arrivare all’edonismo così opperdiana come è possibile che mi sfugga sempre quel concetto di Anassimandro non posso iscrivermi si mi iscrivo ma prima devo rileggerlo ancora e ancora ancora ancora. Penso di aver reso bene l’idea.

Io facevo parte del primo gruppo, anche perchè le sbornie le troncavo sempre qualche giorno prima di un esame, e per quanto riguarda l’attività sessuale ero fermo da un paio di mesi, la mia ex aveva preferito un enorme ed ignorante giocatore di rugby che a malapena sapeva compitare le parole “Psicoanalisi Junghiana” o fare calcoli più difficili di 9 per 9. Ma d’altronde le ragazze a quest’età vanno in cerca dei muscoli, degli apparati riproduttivi di lunghezza non inferiore a 20 cm, e bisogna rassegnarsi.

Ero tranquillo a chiaccherare con una compagna di corso (ci stavo subdolamente provando con lei ad essere onesti), ancora non c’era nessun’altro lì in giro, quando un ragazzo che non conoscevo uscì con passo rapido dalla porta dello studio del professore, la faccia rossa come un pomodoro e i pugni serrati che andavano di quà e di là a ritmo con la prorompente andatura. Non c’era bisogno di essere uno studente di filosofia o un

giocatore di rugby per capire che era su tutte le furie, ergo non era passato. Io e Daniela lo guardammo sorpresi e divertiti, mentre arrivava in fondo al corridoio e girava l’angolo esclamando:

“Esame di merda! A che cazzo serve??”

Lei si girò verso di me, sorridendo mentre i lunghi e lisci capelli biondi frusciavano tornando nella perfetta piega dopo il movimento del capo:

“Che dici Gio…l’ha presa bene la bocciatura?”

“Oh si, una reazione composta e sportiva, è già tanto se non ha tirato un pugno alla parete passando di qua. O a me, in caso.”

Lei rise “Be, se lo avesse dato a te, ti avrei fatto io da crocerossina, che ne dici? Il prof dev’essere parecchio di malumore stamattina per ottenere una reazione del genere, oppure il suo assistente è uno stronzo. Non è lo stesso che c’era quando ho fatto io l’esame.”

Stavo per rispondere quando una faccia occhialuta e arcigna, brutta a vedersi su un ragazzo della mia età, sbucò dalla porta semiaperta e disse “Signor Tremoni, entri pure”.

“Be, in bocca al lupo, signor Tremoni ”

Io mi avviai verso l’entrata, quasi irritato dal fatto di dover interrompere una manovra di corteggiamento ben avviata, e le dissi “Crepi. Magari stasera ci vediamo per una pizza? Ho sentito che hanno aperto un posto nuovo in centro….”

“Vedremo” ammiccò, “controllerò la mia agenda. Ci sentiamo più tardi” e mi salutò andandosene, con le sue forme perfette che ben si accompagnavano al passo leggero e sinuoso.

Non ho speranze, e anche se le avessi, non durerà. Ma ne varrà sicuramente la pena.

Questo pensai mentre varcavo la soglia nello studio del professore.

Per chiunque non sia mai entrato è uno shock. Ci si aspetta la classica stanzetta con la scrivania, la poltrona comoda dietro e un paio di sedie davanti, una libreria e un paio di armadietti per i documenti. Le solite cose.

Il professore dietro la scrivania aveva una libreria, certo, ma al posto dei volumi c’erano barche. Modellini di qualsiasi epoca, in tutti i materiali possibili, laccati e lucidati oppure in bottiglie di vetro colorato. I libri erano impilati dietro la porta, sotto la finestra, sulla scrivania; insomma ovunque, tranne che al loro posto. E la stanzetta non era affatto piccola, aveva le dimensioni di una piccola aula di scuola, comoda per una dozzina di studenti. Era come guardare attraverso le due facce di Giano: il caos da una parte, l’ordine marinaresco dall’altra.

Come abbia ottenuto il permesso di averla tutta per se e soprattutto di poterla tenere in quel caos letterario era un mistero, eppure era così da anni. Decadi probabilmente.

Gervasoni sedeva dietro la sua scrivania con il suo solito sorriso bonario, con la pancia

prominente che si alzava e abbassava a ritmo col calmo respiro, e le mani pelose appoggiate sopra di essa. Il suo assistente prese posto accanto a lui.

“Siediti, figliolo” disse, grattandosi il barbone grigio.

Io mi inoltrai nel labirintico percorso verso le sedie davanti a lui, cercando di non calpestare le torri di volumi che spuntavano ovunque, alcune alte quasi quanto me.

Presi posto e notai subito che l’atteggiamento del ragazzo era quello di una persona che aveva appena subito un affronto, e aveva perso. Teneva le braccia conserte, gli occhi che dietro gli spessi occhiali saettavano prima nei miei con sguardo di sfida, poi verso il basso, remissivi, a perdersi in qualche ragionamento. A tratti digrignava i denti e a tratti serrava la bocca come a trattenersi dall’urlare.

“Vorrai scusare il comportamento del mio assistente. C’è appena stata diciamo una divergenza fra lui e l’esaminando prima di te. Ma non preoccuparti, nel tuo caso farò io le domande, in maniera tale che lui possa sbollire la rabbia e la tensione. Giusto Billie?”. Il ragazzo annui. Billie? Spero sia un nomignolo.

“Allora cominciamo” esordì il professore.

Stava per aprire la bocca e formulare la prima domanda quando la porta si aprì di scatto e il tizio di prima si avventurò lesto all’interno, travolgendo le pile di volumi e lanciandosi su Billie. L’assistente finì contro la scaffalatura, per poi stramazzare sul pavimento. Alcuni modellini caddero per terra in una tempesta di scaglie di legno e vele in miniatura svolazzanti.

“Dannato frocetto, chi è il cretino adesso? Chi?”. Io ero allibito, non riuscivo a schiodarmi dalla sedia. Nel frattempo a causa della baraonda il professore era finito a sua volta per terra, ribaltato dalla sedia, mentre l’aggressore stava urlando infuriato verso il giovane:

“Te lo dò io il sillogismo, figlio di puttana. Io dico una cosa, tu mi insulti, io mi incazzo, tu MUORI!!” e fu allora che vidi che stringeva un coltello sporco di sangue nella mano destra…

2021-06-21

Aggiornamento

Una mia cara amica, Giorgia Bigazzi, con un grande talento artistico, ha realizzato questa immagine ispirandosi ai racconti del mio libro. La ringrazio tantissimo sia del supporto alla campagna che dell'impegno e del tempo che ha impegnato per realizzare questa piccola gemma. Chissà che non si possa utilizzare in futuro...

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Andrea Bolpagni
Sono un operaio classe 1986 che non ha voluto terminare gli studi e che ora se ne pente (come molti). Vivo in provincia di Brescia.
Ho la passione della scrittura sin da bambino, quando nei boyscout creavo raccontini dell' orrore per spaventare i compagni nelle serate attorno al fuoco. Non so perché poi sia finito a fare un liceo scientifico tecnologico, data la mia predisposizione per la letteratura.
Sono un lettore assiduo, adoro la fantascienza e il primo filone horror di fine '800 primi '900 ( non a caso ho un braccio intero di tatuaggi dedicati al mio scrittore preferito: Lovecraft) ma non disdegno i classici della letteratura e in chiave moderna il mio idolo è Stephen King. Sono di carattere mite e riservato, mi ci vuole tempo per legare con nuove conoscenze ma una volta che una persona riesce a conquistarmi do tutto me stesso per tenermela stretta.
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