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Eredi di Angisi - La Stella Purpurea

Eredi di Angisi - La Stella Purpurea
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Consegna prevista Gennaio 2022
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Angisi è una terra in fermento: qualcosa si prepara nell’ombra, agita le razze magiche e sfrutta l’odio e la paura per prosperare. I discendenti di sirene, troll e nani convivono con gli umani da millenni, dopo essere stati salvati dalla malvagità di bardi e stregoni dal sacrificio del Re degli elfi. Sono nate così diverse razze: rimgae, gimil, nim…
Ma Sidhe, l’orfana, non sembra appartenere a nessuna di queste.
Insieme ai suoi compagni, vivrà un viaggio che la condurrà alla verità su di lei e sul male che sta prosperando nella sua terra.

Perché ho scritto questo libro?

Amo le storie che hanno un valore. Quella di Sidhe è la storia di ogni ragazzina con una speranza; di chi si è sempre sentito diverso ed è in cerca di se stesso. Un fantasy è, per definizione, un romanzo di fantasia: eppure in esso dobbiamo ritrovare sentimenti comuni. Amore, odio, paura, coraggio: li incontriamo ogni giorno per uscirne a testa alta. Come Sidhe, che affronta le sue paure e le sconfigge, così auguro a voi lettori: di vivere sempre con orgoglio, con lo sguardo sul miglior futuro.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Il vento accarezzava i fili d’erba facendoli muovere come onde del mare. Il Campo Addestramenti era deserto, ad eccezione di due uomini impegnati nella danza dell’aria. Uno, Mekhart, brandiva un lungo spadone bianco a due mani che minacciava di accecare solo osservandolo. L’altro combattente era Thakart, suo figlio. Il ragazzo, armato di una lunga spada a lama larga, si lanciò contro il padre con determinazione. La danza dei loro piedi intrecciati ruppe il moto ondoso dell’erba, mentre il cozzare dell’acciaio stridente risvegliò Sidhe dal suo torpore. Acquattata dietro un albero, il secchio di legno sottobraccio, sobbalzò: per un attimo era riuscita a perdersi nella lotta. Poi il rumore delle lame le aveva ricordato qualcosa che da anni cercava di dimenticare.
Cercò con lo sguardo la tranquillità del verde accarezzato dall’aria primaverile, ma trovò solo la danza delle gambe dei guerrieri. Nell’aria si udivano i fischi delle spade, che si rincorrevano fino a cozzare. Infine, come sempre, Mekhart ebbe la meglio sul figlio. Thakart ruzzolò a terra, interrompendo il rito della danza dell’aria. Un ultimo fischio, quello dello spadone del padre, guidò la lama fino alla gola del figlio. Gli astanti, radunati in cerchio intorno ai combattenti, si profusero in applausi e complimenti. Solo lei trattenne il fiato.

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Thakart si rialzò sorridente, aiutato dal padre.
“Stai migliorando”, gli sussurrò l’uomo.
Sidhe poteva distinguere le parole sulle labbra dei due uomini, tanto che le parve udire le loro voci. Quella di Mekhart era graffiante e profonda, una voce da Comandante; Thakart aveva un timbro più avvolgente e calmo. Mekhart si deterse il sudore dalla fronte e dal capo calvo, inspirando tanto profondamente da gonfiare il petto. Nelle terre di Maccah e della Piana, dove Sidhe era cresciuta, i guerrieri usavano radersi ogni volta che uccidevano un nemico. La ragazza non ricordava un’epoca in cui Mekhart non avesse esibito il capo nudo. Il figlio invece aveva solo sedici anni, come lei. Portava una treccia lunga fino a metà schiena, ma presto sarebbe dovuto andare in battaglia e l’avrebbe dovuta tagliare. Era già un miracolo, dovuto ai lunghi anni di pace, che avesse potuto conservarla così a lungo. Sidhe si strinse il secchio al petto e rimase nell’ombra degli alberi. I giovani di Maccah crescevano in fretta: appena raggiunta la maggiore età si sposavano ed entravano nell’esercito. I più fortunati s’inventavano un mestiere, o lo ereditavano dal padre, e restavano a casa con le mogli. Thakart, in quanto figlio dell’uomo più potente della città, non avrebbe avuto la possibilità di scegliere. Nonostante gli accordi di pace che vigevano tra il protettorato della Piana e l’Impero, le ribellioni in tutta Angisi erano sempre più diffuse. I soldati del Sole più giovani venivano spesso spediti in prima linea, a volte senza terminare il loro addestramento. Sidhe vide il ragazzo rivolgere uno stanco sorriso al padre e ai compagni intorno a sé, il viso segnato dalla fatica, i muscoli tesi dallo sforzo.
“Mai abbastanza, per il figlio del Protettore della Piana”, commentò sarcastico in direzione dell’uomo.
Mekhart finse di non sentire, e lo aiutò a rialzarsi. Per una frazione di secondo, gli occhi scuri di Thakart sorvolarono il Campo e incontrarono quelli verdi di Sidhe. La ragazza li abbassò e si nascose dietro il tronco dell’albero.
“Stupida ragazzina insolente!”
Una voce roca fece capolino alla sua sinistra.
“Quante volte dovrò ripeterti che alle donne non è permesso l’accesso al Campo? Qui entrano solo i guerrieri!”
Rig, il vecchio custode del Campo Addestramenti, le afferrò un braccio con decisione. Sidhe cercò di divincolarsi, mentre con la coda dell’occhio vide Thakart allontanarsi insieme al padre.
“Muoviti, torna al lavoro”, le intimò il vecchio, spingendola con le mani nodose.
Una volta Rig era stato un guerriero valoroso e aveva abbattuto molti nemici grazie alla danza dell’aria; ora lunghi capelli bianchi gli ricadevano sulle spalle dai lati della testa. Non aveva mai preso moglie, non voleva terre. Aveva solo chiesto di poter restare lì, al Campo, il luogo a cui la sua vita apparteneva. Gliel’aveva raccontato Thegga, la donna che l’aveva accolta e la faceva lavorare nel suo negozio di stoffe. Sidhe lanciò un ultimo sguardo agli uomini in fila che si esercitavano con spada e arco, gli scudi lucidi che splendevano al sole. Quindi, afferrò il secchio di legno e s’incamminò insofferente verso il paese.
“Se ti becco a ficcare ancora il naso”, la minacciò Rig mentre si allontanava, puntandole un dito contro, “lo dirò a Thegga. E lei non è buona come me!”

Sidhe affrettò il passo, raggiungendo il pozzo di acqua calda fuori dalle mura. Mentre recuperava il secchio colmo, si guardò intorno e sospirò. Poco più avanti, in un frastuono di cavalli, urla da mercato e stridore di ferri c’era la città di Maccah, la più grande della Piana di Angisi. Le mura si innalzavano scure sulla pianura, e carovane di viaggiatori entravano ed uscivano senza sosta dalla grande porta principale. Tutto intorno, per miglia e miglia, c’erano mulini, coltivazioni di riso e grano, alberi da frutta: le più vaste delle Terre Meridionali. Dietro di lei, il Campo Addestramenti dal quale era appena fuggita e il quartiere dell’esercito della Piana. I valorosi uomini che lì dimoravano e si allenavano erano tra i più arditi che alimentavano le fila dei Soldati del Sole, i guerrieri dell’Imperatrice rhavan, umana. L’Aquila Imperiale, così veniva chiamata. Infine, proprio davanti al grande pozzo, l’entrata sontuosa delle Terme di roccia. L’edificio, interamente scavato nella pietra, si sviluppava quasi interamente sottoterra: piscine, terme e saune, oltre a vari trattamenti estetici, si trovavano proprio lì. Dalla pianura, le Terme di Maccah sembravano un piccolo castello, con corridoi e torrioni appuntiti di roccia grigia e marrone. Si diceva che una manciata di fango del fiume Urime, il nastro azzurro che dissetava tutta la regione, valesse più degli opali trovati dai gimil nelle Miniere di Sopra.
Sidhe recuperò il pesante secchio, quindi si diresse verso un’entrata secondaria dell’edificio sul lato ovest. Lasciò il secchio fuori dalla porta ed entrò, percorrendo i corridoi con fare sicuro. Tenne lo sguardo basso per paura che qualcuno della città la riconoscesse e la fermasse per farle delle domande, ma incrociò solo una delle ragazze che lavoravano alle terme. Correva da qualche parte con una pila di candele profumate, badando di non farne cadere nemmeno una. I potenti di tutte le Terre Meridionali venivano in quelle terme, alimentate dalla purissima acqua dell’Urime, per ogni genere di trattamento di bellezza. Millenni prima perfino Luthièn, la Regina degli elfi, si era recata lì dopo aver perso molti dei suoi cari durante la guerra della Grande Perdita contro i druidi. Ma gli elfi erano scomparsi ormai da decenni, e Sidhe non credeva a certe sciocchezze. Aveva qualcosa di più importante a cui pensare. Inforcò una delle alte porte in granito alla sua sinistra, quindi si fermò davanti ad una tendina di bambù. La scostò leggermente e attese un cenno dall’interno della stanza. Qualcosa si mosse nell’oscurità, aprendo le imposte di una finestra e lasciando che il caldo sole del mezzogiorno invadesse l’aria pesante.
“Ah, sei tu.”
La voce squittente di Shluba era fastidiosa come Sidhe la ricordava. Doveva avere almeno un centinaio d’anni, eppure la voce della donna era rimasta quella di un’adolescente.
“È già passato un mese?”, le chiese con quel suo accento tagliente tipico delle terre bagnate dall’oceano ad est.
Sidhe andò verso di lei con un mezzo sorriso sulle labbra arrossate dal sole.
“Pensavo che qualcuno ti avesse uccisa. Non sei ancora morta?”, la stuzzicò Shluba, sbucando fuori dal retro del suo negozio.
“Non mi hanno ancora preso”, rispose ironica Sidhe.
Shluba rise di gusto, mostrando i suoi denti aguzzi. Apparteneva ai rimgae, il popolo del mare, che si diceva discendesse direttamente dalle sirene salvate dagli elfi dopo la Grande Perdita. I rimgae erano famosi ad Angisi per la loro bellezza, la conoscenza delle erbe e per la capacità di incantare qualsiasi essere umano. Avevano sottile pelle violacea, capelli verde smeraldo e occhi azzurri come il mare d’estate. Ma Shluba era diversa: sua madre si era innamorata di un umano, e lo aveva seguito nella Piana. Qui, senza il mondo sottomarino, la donna era come appassita ed infine era morta, lasciando Shluba insieme al padre. La vita non era stata clemente con lei: il suo aspetto, metà rimgae, metà umano, l’aveva allontanata da tutto e da tutti. Era più bassa di un comune umano, con capelli verdi, ispidi e corti. Aveva la pelle di un colore indistinto, e dei rimgae aveva conservato solo la conoscenza, trovando una modesta collocazione come commerciante di unguenti, erbe e veleni, che il suo popolo conosceva meglio di qualsiasi altro. Sidhe soppesò la sua figura bassa e tozza, immaginandosi al suo posto: non appartenere né ad un popolo, né ad un altro, non assomigliare né ad un’umana, né ad una rimgae. Essere additata dalla gente gretta di Maccah solo perché diversa. Era una sensazione che conosceva.
Anche io, del resto, sono una reietta, si disse.
La rimgae cominciò a radunare alcuni oggetti sul tavolo da lavoro: alghe, un mortaio, alcune boccette e una fiala di vetro.
“Allora, bambina, come vanno le cose giù a Maccah?”, le domandò, cominciando a triturare l’alga.
Un fetore disarmante si propagò nel negozio, ma Sidhe s’impose di ignorarlo. Guardò il soffitto, mentre gli occhi le pizzicavano.
“Thegga mi fa lavare più stoffa di quanta ne venda, come sempre.”
Shluba si fermò per legare gli ispidi capelli verdi, puntando poi un occhio azzurro su di lei. L’altro occhio era cieco e color del ghiaccio.
“La dolce Thegga sa che ogni tanto sgattaioli fino al Campo?”
Si tirò su le maniche fino ai gomiti, rivelando la pelle pallida e segnata in più punti da chiazze violacee e squamose per nulla piacevoli alla vista. Miscelò l’alga nel mortaio con un liquido melmoso, quindi aggiunse qualcosa di meno denso e più profumato.
“Shluba, io voglio imparare a battermi”, annunciò Sidhe con determinazione.
“Osservare i guerrieri al Campo è l’unico modo, per ora.”
Si tolse la lunga cappa grigia da lavoro, cercando sollievo dall’aria torbida del negozio. Shluba osservò la sua tunica modesta, composta da un paio di larghi pantaloni blu e una fascia bianca per contenere il seno: la Piana era torrida, in estate, ed ogni pezzo di stoffa in più era una tortura per la sua pelle.
“Ma che splendido tono di blu. Dimmi, chi ti ha venduto quella tinta?”, mormorò con un sorriso affilato.
Sidhe sorrise a sua volta, piegando la cappa grigia.
“Tu”, rispose.
Shluba annuì soddisfatta e riprese a mescolare il composto. Lentamente, nel mortaio, gli ingredienti si amalgamarono in un denso liquido nero.
“Che soddisfazione credi di trovare nella danza dell’aria?”, domandò, continuando a mescolare.
“Ne abbiamo parlato tante volte. Voglio andare via di qui”, rispose piccata Sidhe.
La rimgae sospirò, le rughe sul suo viso si addensarono.
“Bambina, la vita è come l’oceano: non ti consegna mai ciò che vuoi, ma troverai molti doni sulla sabbia, una volta che la tempesta sarà passata”, recitò con fare paternalistico.
Sidhe sbuffò, prendendo in considerazione l’ipotesi di risponderle. Ma Shluba mise le mani rovinate dal tempo intorno al mortaio, intonando una qualche forma di preghiera. Sidhe non aveva mai capito se quel gesto fosse una tradizione, una magia o altro; sapeva solo che doveva rimanere in silenzio. Se certe persone a Maccah avessero beccato la rimgae a recitare quei versi… Rabbrividì.
La magia non era proprio vietata, ma nel regno umano era malvista. Questo perché, cercava spesso di spiegare Sidhe a Thegga, i rhavan non la possedevano, e quindi odiavano chi la conosceva. Schiarendosi la voce, cercò di avvicinare la sua mente a quella della rimgae. Ogni tanto, con Darrli, ci riusciva. Non ne aveva mai parlato con nessuno, ovviamente, per timore che la spedissero ad Istir per farla studiare ai saggi della Cittadella. Ma con Shluba c’era sempre qualche resistenza. Vide che alla vecchia tremavano le mani, e rinunciò.
“Ecco qui”, bofonchiò una volta terminata la recitazione, “durerà ancora per un altro mese”.
La rimgae versò attenta il liquido nella fiala, quindi lo tappò con cura. Sidhe le allungò un soldo.
“Cara, come farai senza di me se te ne andrai?”, chiese con tono innocente Shluba, indicando i capelli della ragazza, “solo io sono capace di produrre una tinta abbastanza forte”.
Sidhe nascose la fiala tra le pieghe grigie della cappa, quindi fece l’occhiolino alla vecchia rimgae.
“In effetti, mi sono sempre chiesta quale fosse il tuo segreto”, ribatté.
“Oh, una vecchia ricetta di mia madre”, rispose la rimgae.
Poi le rivolse uno sguardo interrogativo, come a ricordarle che voleva una risposta. Sidhe inspirò e l’odore acre delle alghe le serrò la gola.
“Potresti venire con me”, disse.
Shluba divenne seria d’un tratto, ed abbassò lo sguardo. La vide scuotere la testa e impallidire, come se stesse avvertendo qualcosa che lei non vedeva. Sidhe le voltò le spalle, sperando di aver concluso la conversazione. Tuttavia, Shluba si allontanò velocemente dal tavolo.
Nella penombra, la udì sussurrare: “chi sei, che ti nascondi sotto le spoglie di una rhavan?”.
Rhavan, un mortale senza poteri, un essere umano.
Doveva aver forzato troppo la mano cercando di sondarle la mente, prima. Il cuore di Sidhe accelerò e le guance si fecero calde. La ragazza fece un respiro profondo e voltò piano la testa, senza guardarla.
“E tu, che ti nascondi sotto le spoglie di una rimgae?”
Non attese risposta e superò la porta d’ingresso col cuore in gola.

2021-07-26

Aggiornamento

[Rush finale!]⁠ Ho ancora circa 30 copie da vendere per raggiungere l'obiettivo successivo: mi hai aiutata ad essere pubblicata, che ne dici di ottenere una bella presentazione DAL VIVO & un aiutino con il marketing? ⁠ 🧐⁠ Se sei uno scrittore come me, o un avido lettore, sai quanto sia difficile per un emergente raggiungere la notorietà. Iniziamo da piccoli passi, come il raggiungimento delle 250 copie complessive! ⁠ 🧐⁠ Al momento mancano circa 30 prevendite, approfitta del mega sconto e dillo a tutti i tuoi amici lettori (o aspiranti ;)) ⁠ Si può fare molto anche con una piccola azione, e io so di poter contare su di te che sei qui a sostenermi da un bel po' 🥰⁠ GRAZIE!⁠ ⁠
2021-06-18

Aggiornamento

Ciao! Non perderti la diretta su Instagram oggi, alle 18, insieme ad Antonella Rossi e Samantha Grandotti, anche loro autrici BookaBook. Leggeremo ognuna un piccolo estratto del libro dell'altra riguardante le nostre protagoniste super badass. Ci puoi vedere sul profilo di Antonella, qui: https://www.instagram.com/sognatoescritto/ Samantha la trovi qui: https://www.instagram.com/samsam85/ E io sono qui, come sempre: https://www.instagram.com/giulia_writes/ A dopo!
2021-06-14

Aggiornamento

Lunedì 29 marzo. Il giorno in cui è cominciata ufficialmente la campagna di crowdfunding del mio libro, in cui ho preso questo bambino fatto di lettere e spazi e l'ho lasciato andare per il mondo, sulle sue gambe. Era un lunedì, e come tutti i lunedì prometteva fatica e noia. Eppure...Eppure quel lunedì è stato l'inizio di uno dei viaggi migliori che io abbia fatto! In questo viaggio ho incontrato non solo tante persone speciali (pian piano vi ringrazierò di persona, lo prometto!), ma ho anche visto in faccia i miei limiti umani. Nessuno ti dice quanto coraggio ha dovuto mettere insieme ogni scrittore, dall'alba dei tempi a qui, per donare agli altri la sua opera. Dicono che chi scrive pecchi di egoismo, beh io dico che invece c'è anche tantissima generosità nel prendere il proprio cuore, porgerlo all'altro e dire: ecco, questo è ciò che sono e quello in cui credo. Questa sono io. Oggi, un altro lunedì, le 200 persone che hanno acquistato la loro prevendita hanno accolto anche me, in qualche modo. Hanno accettato la mia proposta e hanno scelto di darmi fiducia e questo, io credo, è una delle poche cose che non possono essere imparate sui libri. Per tutto il resto, ci sarà il seguito de "La Stella Purpurea" - sempre GRAZIE A TUTTI VOI ♥
2021-06-09

Aggiornamento

Manca ufficialmente meno di un mese al termine della campagna di crowdfunding! Alcuni di voi hanno già finito di leggere le bozze, e mi sono arrivati tanti commenti entusiastici: GRAZIE.🙌 Questo percorso mi ha fatto scoprire tante persone diverse ed interessanti, un mondo nuovo e anche energie che non credevo di avere 😁 Se avete già preordinato la copia, ma volete sostenermi perché volete leggere il seguito, consigliate Eredi di Angisi - La Stella Purpurea a tutti i vostri amici! Il passaparola è il modo migliore per far conoscere questa storia e il mio sogno. 🌹 Nel frattempo, grazie a chi c'è stato, siete preziosi. Davvero. 😘
2021-04-22

Libera tra i Libri

Volevo segnalarvi che sul suo blog Libera tra i Libri (ma che nome fantastico è??) Leryn Dauntless Portrait parla di Eredi di Angisi 😍 Lo trovate qui: https://liberatrailibri.blogspot.com/2021/04/segnalazione-eredi-di-angisi-di-giulia.html?m=1&fbclid=IwAR0_aLlrArqfSkczUIsUBcslNJIowFL3w_o_YJwF2VFBiiyzigMpH1UBdo4
2021-04-03

Aggiornamento

Grande novità! Da oggi è disponibile il SITO dedicato alla saga di "Eredi di Angisi". Cosa ci troverai? Un po' di me, e soprattutto insight interessanti sui personaggi: niente spoiler, ma solo articoli dedicati al background dei personaggi principali. Fai un giro: https://writing.giuliaborzumati.it/ E fammi sapere :)

Commenti

  1. Elisabetta Palmieri

    (proprietario verificato)

    Questo libro è come… nessun altro. Per la prima volta, dopo tanto tempo, ho trovato una storia davvero originale e piena di fantasia. Il mondo creato da Giulia è affascinante e ti conquista subito. I protagonisti hanno una bella personalità e alcuni ti catturano completamente (tipo Shluba). Mi è piaciuto molto il fatto che i protagonisti debbano scontrarsi con una realtà piena di pregiudizi, il che rende questo mondo fantastico molto più verosimile e reale. L’amicizia riveste un ruolo importante e viene vista come uno strumento per accettarsi e superare le difficoltà. Ovviamente sono curiosissima di sapere come evolverà la vicenda nel secondo volume (soprattutto la ship con Aryan, che adoro).

  2. Giulio Gasparin

    Affascinato dalla trama e dalla passione di Giulia per il suo lavoro ho letto le bozze in poco più di una settimana e gli ultimi capitoli li ho proprio divorati, stupendi, ma tutto il libro davvero è un gran bel crescendo. L’inizio ti cattura per le sue ambientazioni, la varietà delle genti coinvolte e di questi due personaggi così umani e a cui ci si può assimilare nelle loro insicurezze. La storia pian piano poi evolve dal piano personale a quello globale di un mondo fantastico, ma così reale da trovarvisi immersi più che non da “spettatori”.
    Mi è piaciuto davvero tantissimo e sono sincero nel dire che questo libro meriti non solo la pubblicazione, che è cosa fatta, ma anche che trovi successo perché era da un po’ che non leggevo qualcosa di così fresco, avvincente e coinvolgente. Tra l’altro, so che la seconda parte è già pronta, per cui facciamo sì che arrivi in fretta, perché non posso rimanere con il fiato sospeso troppo a lungo per Sidhe!

  3. Samantha Grandotti

    (proprietario verificato)

    Giulia ha sicuramente un dono: quello di saper creare un mondo, fartelo sentire e immaginare. Nel fantasy non é così scontato riuscire a fare bene world building, si rischia, se si dice troppo poco di non dare colore alle ambientazioni di non creare l’atmosfera giusta, d’altra parte se invece ci si dilunga troppo in tortuose descrizioni, le temute “infodump” , il tutto risulta prolisso. Giulia riesce invece a dosare le informazioni e a darle la giusta importanza, complici anche le cornici all’inizio di ogni capitolo, stralci di memorie, canzoni, diari dei personaggi che ti fanno intravedere la vastità del mondo oltre le pagine: Angisi esiste anche al di là del libro. Bella l’idea di creare delle razze ibride partendo da quelle classiche del fantasy più puro. Quello che ho apprezzato di più dei personaggi è che quelli femminili hanno sicuramente una caratura maggiore rispetto a quelli maschili. Le eroine sono intraprendenti, agiscono, lottano, non aspettano che qualcuno le salvi. Giulia ha comunque lasciato alcuni non detti preparando la strada per il seguito, che sicuramente, non deluderà le aspettative.

  4. Antonella Rossi

    (proprietario verificato)

    Ho acquistato Eredi di Angisi e ho iniziato subito a leggere le bozze non editate la cui qualità non lascia dubbi sul talento dell’autrice. Giulia ti cattura tra le trame di un mondo ben costruito e quelle dei suoi personaggi. Al momento in cui vengono introdotti nascondono dentro di loro un abisso che ti viene rivelato sapientemente goccia dopo goccia. E tu sei lì, lettore e protagonista al tempo stesso perché continui ad immedesimarti nell’uno e nell’altro, nelle ingiustizie della vita ad esempio, che tu sia rimgae o rhavan, gimil o tauren poco importa, tutti combattono per qualcosa… e ad Angisi sembra proprio che la guerra sia inevitabile.

  5. Alessandra Nenna

    (proprietario verificato)

    Confesso che non è il mio genere di lettura, ma mi piace l’associazione simbolica usata da Giulia per raccontare un mondo che tutto è fuorché fantasia. Bella penna.

  6. Federico Riccardo

    (proprietario verificato)

    Dall’anteprima si percepisce una scrittura di qualità. Leggerò a breve le bozze!
    Forza Giulia!

  7. Michele Colangelo

    (proprietario verificato)

    Già dopo le primissime righe delle bozze di questo libro si percepisce tutto l’amore e la passione dell’autrice per questa storia intrisa di magia e poesia, ma anche dal carattere forte e coraggioso della sua protagonista. Consiglio assolutamente questo libro a tutti coloro che hanno voglia di “colorare” qualche ora della propria quotidianità e lasciare andare la propria fantasia verso il meraviglioso mondo di Angisi. Brava Giulia!

  8. (proprietario verificato)

    Non vedo l’ora di ricevere questo libro! Lo aspetto da tempo

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Giulia Borzumati
Ciao, sono Giulia Borzumati e sono una Job&Life Coach: lavoro con le libere professioniste per dare vita alla loro visione passando dall’idea ai fatti.
Provengo da Genova, e ho il mare dentro. Anno ‘93, sono cresciuta con la passione per la lettura e il bisogno di scrivere tutte le storie che mi affollavano la mente.
Ho studiato all’Università di Milano-Bicocca e dopo un Master alla Business School de il Sole 24 Ore ho scelto di lavorare come Consulente di comunicazione freelance. Dopo qualche anno, mi sono certificata come Coach. Nel frattempo, nel 2018 è stato pubblicato il mio primissimo romanzo, “Anonimo”. Dopo due anni, prende vita la mia prima trilogia fantasy, nata dall’ispirazione tratta in numerosi viaggi e dalla passione per le storie vere, ma ammantate di un po’ di mistero.
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