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Eroi sporchi

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Consegna prevista Marzo 2021
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Vi siete mai chiesti: se capitasse a me? In questi sei racconti persone normali affrontano eventi eccezionali. La nostra percezione dei fatti è spesso distorta e ci porta a pensare che le cose accadano in un solo colpo. Siamo quasi portati a vedere gli altri come dei predestinati, come se quell’assassino non avesse potuto evitare di divenire tale, così altrettanto la vittima. Oppure come quel certo attore, che non avrebbe potuto fare nient’altro. Invece le cose accadono giorno per giorno e sono conseguenza di ciò che è accaduto prima. Nessuno nasce predestinato.
Gli eroi sporchi siamo noi, è il vivere quotidiano che fa di noi degli eroi. A sporcarci è proprio la vita, con le sue tensioni e pressioni. Da giovani vediamo il mondo come un terreno di conquista, da adulti lottiamo per non farci travolgere.
I protagonisti dei miei racconti affrontano momenti particolari delle loro vite, alcuni di essi vincono mentre altri perdono, ma tutti loro vengono sporcati dalla vita.

Perché ho scritto questo libro?

L’obiettivo del libro è la domanda: se capitasse a me? Ho immaginato delle reazioni di persone normali a eventi eccezionali. Istintivamente pensiamo che gli altri siano quasi nati apposta per vivere la vita che vivono, tranne noi stessi. La vita è l’insieme e la conseguenza di ciò che è accaduto in precedenza. L’eccezionalità a volte si presenta come un colpo di fortuna, come una disgrazia o come frutto di una decisione. Ma c’è una caratteristica comune a tutti: il modo di reagire.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Per tutta l’estate quel cavolo di mal di testa aveva fatto la sua presenza quotidiana, continua e ripetitiva nelle giornate di Carla e lei per tutta l’estate l’aveva sopportato con malcelata rassegnazione, non che non se ne lamentasse ma lo faceva soprattutto la sera, quando finalmente lasciava alle spalle gli impegni affrontati e d’affrontare. Non aveva mai avuto una vita particolarmente facile, anzi aveva affrontato tante difficoltà nel corso degli anni, alcune tanto pesanti che succedono solo ad alcune persone. Chissà forse i pesi maggiori cadono sulle spalle di chi è capace di sostenerli oppure si diventa capaci solo per spirito di sopravvivenza. Comunque sia, la sua non era stata una vita facile e leggera, ma negli ultimi anni era diventata particolarmente pesante. Non era priva di responsabilità per gli eventi che la vedevano coinvolta, anche se in effetti la sua unica vera grande colpa era stata quella di affidarsi a una persona.
Aprire gli occhi è uno sforzo che di difficile non ha nulla, l’ha già fatto ogni giorno. Quanti gesti compiamo quotidianamente e per questo ne perdiamo l’eccezionale bellezza e valore. Svegliarsi e aprire gli occhi, alzarci dal letto e camminare, respirare, parlare, stropicciarci gli occhi alla luce. Insomma essere vivi. I gesti del mattino, che normalmente Marco compie con lenta pigrizia, oggi sono veloci e dosati con sapiente accuratezza. Chissà perché ma gli viene in mente il ricordo di suo nonno. Da bambino amava guardarlo mentre si pettinava spalmandosi quella puzzolente lozione in testa, la brillantina. Quando rimaneva solo e non visto lo imitava impiastricciandosi la testa con quella roba e questo lo faceva sentire grande. Scimmiottare suo nonno era un gesto d’inconsapevole amore. Suo nonno, il padre di suo padre, due colonne della sua vita. In loro non c’è più la vita ma il suo amore per loro rimane immutato. Il vestito buono, anche l’unico che ha. Comprato a seguito delle previdenti e amorevoli insistenze di sua madre, il suo “non si sa mai” adesso è finalmente arrivato, in cuor suo gli è riconoscente ma non glielo dice. Coglione! Dovrebbe andare da lei e dirglielo, ma non lo farà.

Continua a leggere

La strada la percorre quasi senza vederla, entrando nella sala della stazione è pervaso immediatamente da quel leggero senso di smarrimento comune a tutti coloro che si apprestano al viaggiare. Guardare il tabellone per cercare il suo treno, l’orario di partenza e il binario li legge e rilegge più volte per memorizzarli, ma sa che comunque quel timoroso dubbio rimarrà finché non sarà sul treno. Il ticchettio noioso e costante dell’orologio alla parete rende ancora più squallida la sala d’attesa. Chissà perché nelle stazioni le sale d’attesa sono sempre così squallide, fredde e austere? Una fila di panche di legno vecchio si alterna a una di plastica e a qualche sedia scompagnata. Un vecchio sacerdote fa finta di leggere il suo breviario e nel farlo viene tradito dal respiro profondo e dall’improvviso russare. Il gracchiare dell’altoparlante sveglia Marco dalle sue riflessioni, non capisce nulla di quello che hanno detto in ben tre lingue. Se già un italiano non lo capisce, figurati l’ansia sofferta dagli stranieri che devono capire quell’inglese o il francese pronunciati in modo approssimativo in quel gracchiante e troppo alto volume. Finalmente il tabellone elettronico s’illumina, il suo treno arriva. Con 32 minuti di ritardo. Le ferrovie si ostinano a indicare anche i minuti spiccioli come se questa precisione d’informazione rendesse meno fastidioso l’inevitabile ritardo. A dispetto delle ferrovie il tempo scorre comunque e alla fine il treno arriva. Sale a bordo, fa la gimcana tra spintoni, ascelle puzzolenti, piedi scalzi che si sarebbe risparmiato volentieri, valigie troppo grandi, sguardi infastiditi e fastidiosi.
Il sole splende appeso con un chiodo invisibile nell’azzurro del cielo, spande il suo calore nell’aria, sui muri delle case, sulle strade e avvolge anche le persone. In fondo è pur sempre il mese di luglio e si sa che a luglio c’è caldo. La strada è assolata, come può esserlo sotto il sole estivo in Sicilia. Quel caldo ti penetra fin dentro le ossa, facendo ribollire il sangue, arrossando la pelle, facendoti desiderare l’ombra e un riparo. Ma deve continuare il suo cammino, non può certo fermarsi e comunque non c’è nessun riparo. Mario suda dentro la camicia chiusa sotto la cravatta e la giacca di fresco lana. Ma com’è poi il fresco della lana? Boh. Non l’ho mai capito. Cammina a passo svelto è già in ritardo. In effetti proprio il tempo è il vero protagonista di questa storia. Il tempo con il suo fluire solo in una direzione. Unico elemento universale che scorre inevitabilmente in un solo verso. Eppure questa storia racconta qualcosa di diverso, non vi anticipo altro se non che si tratta di un amore e di molte vite. Finalmente la meta. Il pensionato dove hanno ricovero gli anziani artisti, una sorta di ricovero per canuti attori, cantanti, musicisti e simili. Alcuni in passato hanno pure avuto successo anche se non tale da farli diventare ricchi, la maggior parte di loro erano comunque sconosciuti ai più. Adesso hanno tutti in comune di essere stati dimenticati. Quando il suo capo gli ha assegnato l’incarico d’intervistare quel vecchio attore, di cui non conosceva nemmeno il nome si era infastidito. A che serve intervistare un tizio che non conosce nessuno? Ma Mario è un professionista e come tale si è preparato, ha fatto ricerche, letto vecchi giornali, visionato tremolanti filmini 8mm, video sul web e letto anche parti di un paio di libri. Quel vecchiaccio ai suoi tempi era famoso. Ora nessuno o quasi, si ricorda chi è. Intervistarlo adesso, perché? Per quale motivo? Semplicemente perché il comune ha deciso di dedicargli una piazza. E non una piazza qualunque ma proprio la piazza più importante della città. Quella che accoglie gli eventi più risonanti, che fa da salotto cittadino che viene fotografata dai turisti, che si gongola nelle passeggiate e che viene impressa nelle immagini promozionali quelle che un tempo erano le cartoline e che ora compaiono su Google.
Nella notte le cose sembrano cambiare, la luce diurna ne definisce i contorni e le rende reali e tangibili. Ma di notte è tutto meno definito, i contorni sfumano nel buio. Gli scricchiolii che durante il giorno non sembrano neanche esistere, di notte manifestano la loro sinistra presenza. E anche l’agire degli altri nel bagliore diurno ha una sembianza che si muta e trasforma nella silenziosa penombra notturna. Gli scricchiolii del cuore nel silenzio notturno ti inquietano. La notte con la silenziosa serenità induce al pensiero. All’immaginazione a volte malinconica, altre sorridente. Ma sempre e comunque che nasce dal mondo emotivo. A qualcuno sarà capitato di vivere un desiderio che nasce, ma la ragione dice che è talmente difficile, così tanto complicato e improbabile, che dedicargli anche solo il pensiero è comunque inutile. Ma la sola idea del suo esistere, il solo pensare che se fosse sarebbe meraviglioso, ti fa sorridere e le difficoltà scompaiono. Certo che avere emozioni per le cose impossibili, non rende facile la vita. Ma la rende vita.
La guerra è finita da cinque anni e anche il fascismo è finalmente scomparso, l’Italia ha già cominciato a lottare per rimettersi in piedi. Molte ferite sono estremamente profonde e sanguinano ancora, ma il futuro ha fretta di arrivare e i giovani hanno urgenza di una vita vera, fatta di speranze e progetti. Giovanni è uno di questi ragazzi, studente modello, si è diplomato da geometra due anni fa e adesso studia per diventare ingegnere. Suo padre non prova nemmeno a nascondere il proprio orgoglio per questo figlio che mantenere agli studi a Milano, gli costa sangue, ma non perde occasione per dire agli amici e a chiunque altro “il mio figliolo mi dà grandi soddisfazioni, studia da ingegnere e presto ricostruirà l’Italia” quasi come se lui da solo potesse farsi carico della nazione intera, ma l’amore di un padre travalica e nemmeno tiene in considerazione la logica.
Il click del telecomando e lo schermo del televisore diventa nero, la spia rossa comunica che è funzionante ma spento. Rimasi immobile con il telecomando in mano a fissare lo schermo nero, la fantasia cavalcava il ricordo del film che avevo appena visto, fin da ragazzo sono sempre stato affascinato dai thriller. Ricordo che fu proprio in quel momento che mi venne in mente, era solo un pensiero senza capo né coda, uno di quei pensieri che nascono improvvisi e ti chiedi com’è possibile che ti sia venuto in mente, quasi ti vergogni di averlo fatto quel cavolo di pensiero. Ma ti assolvi dicendoti che non è colpa tua, non hai mica voluto farlo intenzionalmente, no no è arrivato da solo, semmai la colpa è delle sinapsi, quei fottuti collegamenti elettrici a volte fanno cortocircuito. Però quel pensiero aveva un che di intrigante e per quanto sapessi che fosse crudele non riuscivo a non trovarlo coinvolgente. Era solo un pensiero, una semplice curiosità balorda che veniva da chissà dove o cos’altro? E in ogni caso, perché mi aveva colpito così tanto? Quanti pensieri, idee e fantasie popolano la nostra mente senza che sappiamo darcene una spiegazione razionale? Ma poi scompaiono nel nulla così come dal nulla sono venuti. Questa volta no. Questa volta era diverso, non so spiegare come e nemmeno perché ma sapevo che era così. Mai prima di quel momento avevo fatto un pensiero come quello così forte e pressante. Mai avevo avuto un desiderio, una curiosità tanto morbosa e crudele. Eppure era così e non potevo farci nulla, più cercavo di scacciarlo e più era insistente. Non riuscivo a liberarmene.

19 giugno 2020

Evento

Se avete la curiosità di sapere qualcosa in più del mio nuovo libro, allora partecipate alla diretta online dalle ore 21.00 alle 21.30 sul mio profilo Facebook https://www.facebook.com/alfio.murabito
Leggerò dei brevi (giuro che saranno brevi) brani dei racconti. Inoltre, risponderò alle vostre eventuali domande.
Grazie fin da ora a chi vorrà partecipare.

Commenti

  1. (proprietario verificato)

    Sorprendente e originale nel suo scrivere sempre così inaspettatamente esegetico. Da leggere ed identificarsi con i personaggi. Lo consiglio assolutamente.

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Alfio Murabito
Alfio Murabito nato a Catania nel 1965, una vita vissuta da colletto bianco. Dopo il diploma di maturità ho mosso i primi passi nel mondo delle automobili lavorando in un autosalone come tuttofare, da quella esperienza sono arrivato al ruolo di direttore di un’autoconcessionaria passando attraverso molteplici esperienze in altrettante aziende. Ho sempre amato leggere, i libri mi staccano dal mondo. Nel 2013 fui licenziato, da allora mi invento il modo di sopravvivere ogni giorno. Mi sono avvicinato alla scrittura senza alcuna premeditazione, anzi a dire il vero sono state altre persone a spingermi a farlo. È un modo per esorcizzare la vita e le sue pressioni. Nascere a metà degli anni 60 mi ha posto a cavallo di due ere, in precario equilibrio tra due mondi uno antico e popolare, l’altro moderno e tecnologico. Nel 2019 ho pubblicato Parole in fila, una raccolta di poesie.
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