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Eterion
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Consegna prevista Dicembre 2021
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A dieci anni dalle guerre globali dell’Eterion, la conurbazione centro-europea di Burja sopravvive sotto il comando dei suoi vecchi eserciti. Le neuro-reti sono solo l’ombra di quelle passate e le meraviglie tecnologiche delle corporazioni solo macerie nelle mani di pochi.
La pace già fragile tra le tre fazioni che dominano Burja non é mai stata tanto in pericolo: inquietanti atti terroristici nei Distretti del Sud vengono firmati da un misterioso nome, Gerico. Quando anche i fratelli Reeves, gli “imperatori” del Sud, vengono assassinati, una nuova guerra sembra alle porte.
Lars Nagai, Secondo del Governatore del Nord Dalmar Krein e ultimo essere umano alpha, e Brook Saber, formidabile ex-guerriera dell’Unione, dovranno affrettarsi a sventare la minaccia di Gerico che incombe sull’Alleanza.
Lars e Brook scopriranno a caro prezzo che le loro vite, avvolte dai misteri dell’Eterion, sono intrecciate ad un destino ben più grande della salvezza di Burja.

Perché ho scritto questo libro?

La scrittura e la fantascienza sono sempre state due piacevoli ossessioni, finché in una domanda non hanno trovato il loro sfogo: se esistesse una fisica che andasse all’inverso della nostra, cosa succederebbe al nostro mondo?
La risposta é stata la trilogia dei romanzi di Eterion. Come si vivrebbe in un mondo del genere? Quali scelte si troverebbero di fronte le persone? Volevo divertirmi a scoprirlo, e spero che un giorno altri possano fare lo stesso.

ANTEPRIMA NON EDITATA

La storia dell’uomo è un grande punto interrogativo. L’anno in cui si trova il nostro pianeta terra è un mistero ancora irrisolto. Anche se seguirete la successione di anni e mesi del calendario del Tridente, non troverete riferimenti in nessuno dei nostri libri di vera carta sul tempo in cui ci troviamo. Come tutti noi, sarete costretti a collocare il presente a partire dall’ultimo fatto che riusciamo a ricordare: le guerre dell’Eterion. Dalla scrittura di questo inchiostro di vera carta, sono trascorsi dieci anni, ma voglio che nessuno di voi cada in errore. La storia dell’uomo non dura dieci anni. La storia dell’uomo dura millenni. Ricordate che non ricordate.   

(Pensieri su vera carta del Mercante Zenker)

 
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«Sei sono state le Corporazioni, grande è stato il mondo dell’uomo. Cosa ci resta ora, a dieci anni dalla guerra? Qualche conurbazione in Europa e in Africa, una Federazione nelle isole inglesi chiusa al resto del mondo, e una Rete che non ricorda più nulla per noi.»
(Pensieri di Rete)

 

Prologo

Se dovessi descrivere la conurbazione con una sola parola?

Era una bella domanda, di quelle che non ti aspettavi, di notte, al bordo di un tavolo dalla texture di legno nella birreria del grande capo.  Era già il secondo giorno che ci pensavo su, da quando una versione di Marcus inebriata dalle neurotossine me l’aveva posta tra un singhiozzo ed una risata.

E ci pensavo su ancora peggio nei momenti in cui mi trovavo di fronte all’odore d’alcol, momenti che preannunciavano qualcosa di grosso. Un momento come questo.

Il bicchiere fra le dite emanava il suo odore tossico, le bocche degli altri clienti sfilati lungo il bancone emanavano le loro opinioni inutili, e la solita luce smorta della mattina filtrava tra i buchi della tenda di kanapa in lame bianche.

Avevo pensato che ci avrei messo meno a trovarla, la parola. Quella conurbazione europea sopravvissuta alle guerre dell’Eterion andava accostata ad una montagna di merda fumante. Ma Burja era più complessa di una montagna di inerme merda fumante. Perché non era inerme.

Odore d’alcol nelle narici…

Fissai la superficie del liquido azzurro rinchiuso nel bicchiere di compost. Era vero alcol o una psico-simulazione? Poteva essere uno spunto per trovare la parola, una cosa come illusione o finzione o ancora meglio fregatura o tradimento.

Burja. Le parole avevano la loro storia, e nella storia c’era il loro potere.

Trovane una buona, Lars, e una sola, niente giretti di frasi piene di attributi, che ne dici? Aveva detto Marcus.

Sniffai l’azzurro pungente del bicchiere.

Qualcuno azzardava dire che Burja fosse un termine pescato da una delle lingue frammentate utilizzate nell’era del petrolio, ma la verità era che nessuno lo sapeva con esattezza, né sapeva con esattezza in che secolo collocare l’era del petrolio. O in che secolo si collocasse la nostra di era.

Da principio quell’incertezza mi era parsa solo lo specchio della follia che le neuro-tossine iniettavano nei cervelli dei suoi abitanti, ma pian piano mi ero trovato a farci l’abitudine anche io.

Incertezza. Potrebbe andare bene? Non so. A Burja ce ne sono di certezze, Marcus, forse non ce n’erano prima, ma ora sì.

Governatori, Secondi, Amministratori di Giustizia, Consigli, Amministratori minori e poi i Mercanti e i loro Collegi, tutti titoli che avevano cercato di riempire di certezze Burja, di dargli un’aria rassicurante, un’aria che facesse dimenticare il Crush delle neuro-reti, la guerra e la loro… incertezza.

La superficie del liquido azzurro rifletteva i miei occhi, e le lenti a contatto che mi costringevo a portare erano di un marrone talmente comune da disgustarmi. Però non avrei osato sfoggiare un paio di occhi viola in giro. Occhi da Alpha. Così avevano chiamato quelli come me ad un certo punto indefinito della storia, quando dalle vulve di giovai donne avevano cominciato ad uscire fuori bimbi con le febbri a 40, gli intestini atrofizzati e le iridi viola.

Era un’altra certezza quella, che se avessi avuto voglia di condividere la mia insofferenza insieme ad un altro paio di occhi viola da Alpha, a Burja, avrebbero fatto prima a spuntarmi un paio di ali da pipistrello sul culo. Perché di Alpha non ce n’era più nemmeno uno. A parte me.

Cazzo, Lars, ti stai masturbando il cervello!

Era di chiudere le ali e tornarsene dentro gli stivali sporchi di fango. La canna dell’acceleratore plasmatico nascosto sotto l’impermeabile premeva contro il fondo schiena come a intimarmi di sollevarlo dalla mag-piastra e andare a occuparmi del brutto affaraccio che avevo in programma. Un affaraccio di quelli per cui serviva un acceleratore plasmatico sopra il culo, uno di quelli per cui mi sarebbe servito scolarmi il cocktail che avevo fra le mani. Schiaffai i gettoni del mercato nero accanto al bicchiere e solleticai per l’ultima volta la sua superficie grumosa.

Compost, ma certo!

Era servito un bicchiere riciclato per farmi venire una parola di quelle buone.

Ri-Ciclo.

Ecco cos’era Burja: un ciclo eterno di Compost. Mentre l’acceleratore plasmatico sbatteva affamato contro il bacino e i piedi tornavano dentro gli stivali, pensai che Burja dovesse essere proprio come quel bicchiere: merda che tornava a galla di continuo.

Troverai qui tutte le novità su questo libro

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Emiliano Bianchini
Di giorno ho un fonendoscopio al collo, di sera un acceleratore plasmatico fra le mani. Tengo sempre un’aero-nave di emergenza nel garage e un occhio puntato al cielo. Nel mio lavoro mi affido a scienza e coscienza, ma c’è bisogno di qualcos’altro per costruire un reattore a Eterion che funzioni bene.
Ho sognato i mondi di Isaac Asimov e gli assoli di Jimi Hendrix, mi sono perso fra le Dune di Frank Herbert ma sono stato tratto in salvo da un Mandaloriano di passaggio. Eterion è il primo sogno che ho progettato da solo, è diviso in tre parti concepite come un unico e affascinante viaggio nel futuro.

Emiliano Bianchini nasce a Roma nel 1994.
Laureato con lode in Medicina e Chirurgia, si sta specializzando in Cardiologia.
Eterion è il suo primo libro, suddiviso in tre parti.
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