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Ex-perience. Siamo fatti della stessa sostanza dei nostri ex

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In una Milano quasi primaverile, Monia Ring, artista concettuale di spicco, dopo aver vinto un premio prestigioso, si prepara per una nuova performance; una prova cruciale, che la consacrerà tra i grandissimi o la farà cadere nell’oblio.

L’idea le appare come un lampo: coinvolgere nel progetto i suoi ex, ovvero un attore vanesio, uno scultore ombroso, un chitarrista narcisista che ha mollato tutto per entrare in convento, e un noto scrittore.

Riuscirà Monia a conciliare i loro temperamenti e a realizzare la sua opera? E come la prenderà Libero, il suo nuovo fidanzato?

Una commedia ricca di humor e sentimento, una storia di legami vecchi e nuovi, in cui si esplora ciò che resta di una relazione. Come quando Marina Abramović e Ulay si sono incontrati al MoMA di New York; una scossa che può diventare arte.

Capitolo 1

Nei momenti di crisi prego Marina Abramović.

Ho cominciato il primo anno di Accademia: fissavo la sua fotografia appesa al muro e speravo che mi desse la forza di superare gli esami.

Quando è stato il momento di presentare la mia prima opera, ho appiccicato la sua faccia al saldatore e ho assemblato il Mostro delle Lacrime, la mia unica scultura.

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Adesso la prego chiudendo gli occhi; mi appare nella mente e se ne sta lì, come una bambola o uno di quegli assistenti virtuali di Office 97. La invoco così spesso che rotea le orbite, scocciata. Dammi un’idea, Marina, dammi un’idea, dammi un’idea, ti prego, ti prego, ti prego. Lei sbuffa e non dice nulla, batte un piede per terra e mi fa sciò con la mano.

Sono esattamente cinque settimane, tre giorni e mezz’ora che il nostro rapporto ha preso questa piega, precisamente da quando, una sera di gennaio, ho sollevato la statuetta del Perform Unic Fabulous Free Artist, a Helsinki.

The winner is… Miss Monia Ring!”

Per qualche secondo sono rimasta ferma ad aspettare che la vincitrice si alzasse e andasse a ritirare il premio; poi Sara mi ha scosso: «Sei tu, alzati! Muoviti!».

Ho attraversato la platea come in trance, tra gli applausi di colleghi, critici, giornalisti. Applausi per me. Jon Hans Mornier, il presidente della giuria, mi ha consegnato il premio; io l’ho sollevato e in quel preciso istante ero la donna più felice dell’universo: la consacrazione di anni di lavoro, un grande obiettivo raggiunto, la mia arte riconosciuta.

È stato tutto perfetto per quarantatré secondi, il tempo esatto del mio discorso di ringraziamento, alla fine del quale Mr. Mornier ha ricordato a tutti che quello era il mio momento; l’ha detto in italiano, sorridendo: “Ora tocca a lei”. Poi l’ha ripetuto in inglese, a favore della platea internazionale che si è sciolta in una risata mentre io mi facevo piccola sul palco.

Toccava a me: Monia Ring, quasi trentasei anni, performer fin dai tempi dell’Accademia di Belle Arti, autrice di successi come Sleeping I e II, Moments of War, Contatto fatale e Hugs in a Bed, in cui, per un’intera settimana, ho abbracciato più di millecinquecento sconosciuti che si stendevano accanto a me in un letto posizionato in Place du Tertre a Parigi. Quella che sulla copertina di Art&Dreams del giugno 2015 è stata definita “Badass girl of performance”. Io, quella grassoccia del primo banco, mite e riccia come una pecorella, bianca e rossa come Heidi. Badass girl. Vincitrice del premio PUFFA 2018.

Tutta la mia carriera mi è passata davanti in quarantatré secondi di assoluta perfezione. Ora tocca a lei.

Sara, in platea, ha capito subito che la frase di Mr. Mornier mi aveva stroncata e ha cominciato a farmi segno di sorridere, di stare su con le spalle; ma nella foto rituale con la statuetta ho la stessa espressione di una volpe che fissa i fari di un’auto su una strada buia. Mi sentivo già spacciata.

Il Perform Unic Fabulous Free Artist è da oltre cinquant’anni il premio più ambito da chi si occupa di arte contemporanea; è, nella maggior parte dei casi, una pietra miliare nella carriera di un artista. Viene consegnato ai primi di gennaio, con l’inizio del nuovo anno, e il vincitore deve poi preparare una performance originale che verrà presentata a Helsinki la seconda settimana di settembre, di fronte al gotha artistico mondiale.

Di solito le cose vanno alla grande, ma ci sono stati casi eclatanti di artisti promettenti che hanno presentato opere mediocri – capita nella vita, ma è terribile se succede al PUFFA –, rovinandosi così la carriera. Alcuni sono riusciti a rimanere nell’ambiente, diventando critici o insegnanti; altri, invece, sono finiti nel buco nero dell’oblio.

Sono scesa dal palco tenendo stretta la statuetta, ho sorriso alle persone, ho salutato, ho ringraziato per i complimenti, mentre dentro di me passavo dal terrore più puro alla gioia più sfrenata per la vittoria. Mi sono venuti in mente i sacrifici, gli ultimi tre anni di studio e di lavoro matto e disperatissimo, le volte in cui ho pensato di mollare tutto e quelle in cui sono stata felice di non averlo fatto.

Mi sono goduta la festa organizzata in onore del vincitore – in mio onore! – dal comitato. Ho ballato con Sara come ai tempi del liceo e l’ho abbracciata dicendole che è la mia migliore amica e che ero felicissima che fosse con me in un momento così importante. Abbiamo riso, brille, come due ragazzine. Ci siamo commosse, ubriache, come due signore.

E così da cinque settimane, tre giorni e un’ora scarsa, vivo quest’altalena di emozioni: momenti di sconforto, in cui litigo quasi con Marina, e momenti in cui mi presento splendida agli eventi e alle interviste.

Splendida. Be’, diciamo che ci sto provando.

Intervista per Art&Dreams.

Domanda: “Le aspettative sono altissime su di lei; l’ultimo italiano a vincere il PUFFA è stato Dario Nuccin, quindici anni fa, in più lei è la prima donna italiana. Come si sente?”.

Risposta: “È un grandissimo riconoscimento, sono emozionata e onorata. Non potrei chiedere di più”.

Non è vero. Sono nel panico. Perché io, perché io?

Intervista per TV Art International.

Domanda: “… E poi è una degli artisti più giovani che abbiano mai ricevuto il premio. È una speranza per le giovani donne?”.

Risposta: “Credo che la mia vittoria potrebbe davvero essere uno stimolo, perché nel mondo dell’arte, come in ogni campo, c’è bisogno di figure femminili. Sono convinta che le donne possano dare una svolta al pensiero artistico contemporaneo”.

Non fatelo. Lasciate perdere. Scegliete un bell’impiego alle Poste, magari part-time, o diventate foodblogger.

Intervista per ContemporArt, TV Art International, Art&Dreams, Rai, Sky, Corriere della Sera, Vanity Fair, i miei amici, mia zia, i miei genitori.

Domanda: “E il suo futuro progetto?”.

Risposta: “Ci sto lavorando, ma ho già un’idea, non anticipo nulla per scaramanzia”.

Ma che cavolo stai dicendo?! Hai visto il tuo progetto? È una pagina bianca sullo schermo del computer.

E poi c’è Marina che nella mia testa non fa che elencare gli artisti falliti dopo la performance PUFFA: Crilion, Manic, Rouner, Schiantalli, Gonzales… Io sorrido ai giornalisti, poso per servizi fotografici, spolvero la statuetta e lei continua: Roman, Francisco, Moretti, Silvan…

Cinquant’anni di fallimenti e probabilmente non me li dice nemmeno tutti. Passeggia ieratica in una stanza del mio cervello e ripete i nomi come un mantra. Io la supplico di smettere, la invoco affinché mi aiuti.

Credo che abbia funzionato, perché stanotte ho scritto per tre ore; ho avuto un’idea pazzesca sulla Mafia. Un argomento che non può lasciare indifferenti, con grandi risvolti sociali. Ho stampato tutto e l’ho riletto mentre fuori iniziavano le prime luci. Una cosa incredibile, con un’automobile a un millimetro da una riga rossa che segna il momento in cui il boss premerà il pulsante che la farà saltare in aria, mentre io corro a fermare cinquecento orologi a cucù che stanno per scoccare l’ora X. Come a significare che c’è un istante in cui la Mafia non ha ancora vinto e noi dobbiamo prendere quell’attimo e renderlo eterno.

Un’idea bellissima e forte, tanto che all’alba mi sono addormentata, serena per la prima volta dopo giorni. Subito, però, ho cominciato a sognare Marina che premeva dei detonatori più velocemente di quanto potessi disattivarli. Lei era un razzo e io una lumaca con le gambe sempre più pesanti.

Mi sono svegliata dopo mezz’ora di incubi, e mi sono rimessa a leggere il progetto, poi ho fatto un canestro perfetto nel cestino. Crilion, Manic, Rouner, Schiantalli, Gonzales, Roman, Francisco, Moretti, Silvan.

Ora fisso il soffitto dal parquet del soggiorno, sperando che Marina torni a essermi amica, mentre cerco di contrastare la sua litania dei perdenti ripetendo i nomi dei vincitori: Nuccin, Struggles, Yang, Delphine… Ring, ma il sonno è più forte e contare i premiati ha un effetto simile a quello delle pecore.

Chiudo gli occhi cinque minuti. Solo cinque.

2020-05-20

Lecco FM

Stamattina sono stata ospite della trasmissione Bar Balicco 71 su Lecco FM ho parlato di Ex-perience e dei progetti futuri. Trovate il video qui https://www.facebook.com/watch/?v=287185899748999
2021-05-06

YouTube

Una chiacchierata di venti minuti - giusta per la pausa pranzo - in cui vi racconto un po' della genesi del libro. La trovate qui https://youtu.be/PqEqTQCy15o
2021-04-23

Aggiornamento

https://www.instagram.com/elenalomuzio/ Venerdì sera alle 21.30 Diretta Instagram con la cantante Laura Cogliati. Parleremo di Ex-perience, ovviamente, ma anche di musica e chissà magari scaveremo nel torbido ;)
2021-03-25

Evento

instagram ciao! domani sera alle 21.30 diretta instagram per presentare Ex-Perience dal mio profilo @elenalomuzio insieme a @tarocchinarrativi parleremo del libro, di EX, di Paola Barale e Marina Abramovic, leggeremo le carte... insomma un appuntamento imperdibile! vi aspettiamo!
2021-02-14

Aggiornamento

è San Valentino ed è il giorno giusto per svelare un brano del libro con una dichiarazione importante. Chi la starà pronunciando? e cosa accadrà poi? E perchè Monia reagisce così? "“Mi piaci . È successo inaspettatamente e improvvisamente. Forse è presto per dirlo, ma me ne frego e te lo dico. Sono completamente cotto, felice. E magari adesso sto pestando una gigantesca merda, ma…” mette le mani in tasca e io faccio un passo indietro. Il pensiero dura un istante, “Ti prego, non chiedermelo. No.” ma è sufficiente per farmi gelare. Cerco di stare ferma, ma credo di tremare. Lui continua a parlare, anche se sento metà di ciò che dice. Toglie le mani dalle tasche e [...] "
2021-02-12

Aggiornamento

Oggi é il capodanno lunare e Monia é una fanatica di cucina cinese. Un po' perché é pigra e non ama cucinare e l'asporto é sempre comodo, ma soprattutto per i sapori e la varietà dei piatti. Quindi oggi é probabile che stia festeggiando con un buon pranzo cinese. Nel romanzo però si avventura in un ristorante finlandese nel quale le cose, forse, non vanno così bene... Volete sapere perchè? Nel libro troverete la risposta!

Commenti

  1. Alessandra Nenna

    (proprietario verificato)

    Mi ha conquistato già dall’anteprima. Quando penso “avrei voluto scriverlo io”, di solito si rivela un buon libro. Infatti lo sto divorando!

  2. (proprietario verificato)

    ho letto le bozze e ho trovato un libro piacevole e divertente. ne ho parlato con le mie amiche e abbiamo fatto un nuovo ordine di gruppo. Brava Elena ti auguro di trovarti presto in libreria

  3. (proprietario verificato)

    Non amo leggere le descrizioni dei libri perché temo sempre che mi rovinino la sorpesa e l’esperienza della lettura, tuttavia in questo caso è stata proprio la descrizione a spingermi all’acquisto! Detto questo non vedo l’ora di poter iniziare a leggere questo libro!

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Elena Lo Muzio
lecchese, quarantenne, scrive da prima che esistesse Internet e ha sempre un aneddoto pronto da raccontare. Autrice degli spettacoli teatrali: “Decimo di 10” (2015) e “CordeRosa - trame di donne in vetta” (2021), ha pubblicato racconti su varie riviste letterarie e il romanzo “Non chiudo mai la porta a chiave” (2011, Sesat Edizioni).
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