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Fantasie eroiche

Fantasie eroiche
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Consegna prevista Settembre 2021
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Fantasie eroiche non è un libro semplice da descrivere. M. Caligola è un giornalista disturbato ma non sa di esserlo. In questo romanzo ti calerai nella sua mente, dove nulla è come appare e ogni situazione nasconde insidie e pericoli. Il mondo intero a volte può sembrare una trappola mortale ed il dialogo interiore di Caligola ne è il racconto. Calati nell’alienazione e nello stile “a cascata” di questo romanzo. Riuscirai a tornare alla vita di tutti i giorni?

Perché ho scritto questo libro?

Volevo calarmi nella mente di un personaggio disturbato, dopo aver studiato qualcuno dei più comuni disturbi psicologici. Siamo abituati a leggere le storie scritte in terza persona, talvolta in prima, ma non ho mai letto qualcosa scritto con uno stile simile. Volevo sperimentare e provare a trasmettere fisicamente al lettore le sensazioni che il protagonista prova. Questo romanzo è un esperimento a cui tengo molto e a cui ho dedicato molto tempo e ricerca.

ANTEPRIMA NON EDITATA

«Signor Caligola, come andiamo oggi?»
Lo odio, giuro che lo odio.
Lo sai che vuole solo aiutarti.
Aiutarmi per quale motivo?
Hai bisogno di aiuto, evidentemente.
E chi lo dice?
Quelli che ci hanno mandati qui.
«Non le va di parlare?»
Chi è?

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Sempre il solito psicologo.
Lo odio.
Ti fa bene.
Cosa vuole da me?
Curarti.
Da cosa?
Non lo so, parlavano di una malattia.
Spero non sia nulla di grave.
Dicevano fosse nelle fasi iniziali, che fosse curabile se presa in tempo.
Non sarà un cancro, spero!
Gli psicologi non curano il cancro.
«Il suo disturbo, signor Caligola, è più comune di quanto non si pensi. So che la cosa la spaventa, ma deve imparare ad accettarsi»
Cosa dovrei accettare? Io mi sento benissimo.
Sentiamo cos’ha da dire.
«La sua psicosi non è niente di grave, è una lieve forma di schizofrenia paranoide»
Una lieve forma di che?
Suona male.
Molto male.
«Se continuerà a prendere i suoi farmaci con continuità come ha fatto negli ultimi sei mesi, vedrà che tutto andrà per il meglio. Lei si deve voler bene, signor Caligola»
Quali farmaci?
Quelle pillole nel bussolotto arancione, quelle in bagno.
Hanno un sapore orrendo.
L’unica che hai preso lo aveva.
Mi ha fatto stare malissimo.
Ti sei sentito solo, è normale.
Troppo solo.
Me ne voglio andare.
Nulla ti trattiene, torniamo a casa.
Mi potrebbe inseguire.
Non credo lo farà.
E se lo facesse?
Se lo facesse correremo.
Non ho voglia di correre.
Preferisci ti rinchiuda qui di nuovo?
Correrò.
Ora alzati e andiamocene.
Saluto?
Conviene.
«Arrivederci»
Bravo.
«Dove va?»
«A casa»
«Aspetti»
Ora vai, dritto fuori dalla porta.
Speriamo non mi insegua.
Non lo farà.

Odio andare da quel tizio.
Lui ti odia.
Quegli occhi mi inquietano.
Vuole scavarti dentro.
Lui vuole scoprire quello che ho.
Si, chissà per quale motivo.
Le mie debolezze.
Per sfruttarle a suo vantaggio.
Non ne avrebbe motivo.
Dovresti farlo sparire.
Zitto. Devi stare zitto.
Io parlo quanto voglio.
No, non lo fai.
Si che lo faccio.
Ci sentiranno, stupido.
Chi ci sentirà?
La gente.
Chi se ne frega della gente.
Non puoi far sempre così.
Così come?
Sei strafottente.
Tu lo sei, e piantala di giudicarmi.
Io non ti giudico.
No?
No.
Ok. Allora vado a lavoro.
È troppo presto, arriverai in anticipo.
Voglio uscire da questa casa minuscola.
La senti stretta?
Direi di si.
Vuoi scappare da me?
Si.
Non puoi, lo sai?
Si, lo so.
Allora fai colazione con calma prima di andare a fare quello schifo di lavoro.
Non fa schifo come lavoro.
E tu lo ami molto, vero?
No, non direi che lo amo, ma lo faccio comunque.
Non lo ami perché fa schifo.
Non è che tutto quello che non si ama fa schifo. Ad esempio io non amo te. Fai schifo?
Secondo te si, ne sono sicuro.
Infatti è così.
Non mi interessa di quello che pensi.
Dovrebbe.
Vaffanculo.
Non ho voglia di far colazione, ho lo stomaco a pezzi.
Perché bevi troppo.
Ma se non tocco alcool da anni.
Però prima bevevi. Sicuramente ti ha provocato qualche danno permanente.
Davvero?
Certo. Bevi bevi bevi, muori muori muori.
Mi spaventi così.
Che ti importa della vita? Cosa cambierebbe se morissi?
A qualcuno mancherei, credo.
A chi?
Beh… non mi viene in mente ora…
Perché non hai nessuno.
Ho te, no? Non ti dispiacerebbe se morissi?
Io non conto.
Perché no?
Perché se muori te, muoio anche io.
Fammi andare a lavoro, forse a pensarci bene non mi mancheresti così tanto.
Dai, mangia qualcosa, altrimenti sverrai.
Piantala di rompere i coglioni.

Questa porta maledetta si incastra.
Dai, aprila e vattene.
Piantala di darmi ordini, te l’ho detto anche prima.
Lavoro lavoro lavoro.
Il lavoro serve.
A cosa?
A far soldi per vivere.
E quindi?
E quindi non lo so, ok? Smettila di incalzarmi così, mi fai uscire di testa.
Andiamo in strada e saliamo in macchina.
Non sai guidare.
Ho la patente da cinque anni.
Ma la macchina è troppo grande per te.
Troppo grande?
Si! Non ti ricordi quando hai realizzato quanto spazio vuoto ci fosse intorno a te? Tu guidi una cosa del genere!
Mi fa un po’ paura.
A te fa paura tutto.
Solo alcune piccole cose.
Si, piccole cose che al resto della gente non fanno paura.
Mi fanno paura le auto.
Anche quelle che passano per la strada, vero?
Un pochino. Sento in fondo in fondo l’istinto di buttarmici sotto.
Sei pazzo.
Non lo sono, è solo nella mia mente.
Anche io.
Si?
Pensa a guidare, se continui a fermarti ogni due metri non arriveremo mai più.
Sto accendendo il motore, calmati.

Maledetto traffico, lo odio.
Tutte queste macchine incolonnate…
Cosa?
Chissà cosa pensa tutta quella gente.
Penseranno che odiano il traffico.
E che forse dovevano partire prima oggi.
Sicuramente.
Però tu sei in orario.
Si, io si. Sono proprio fortunato.
Questa macchina puzza.
Dovrei pulirla un po’.
Si, dovresti, è un cesso.
Non mi piace pulire la macchina.
A te non piace pulire nulla.
Non sono così sporco.
Insomma… la casa è ridotta uno schifo.
Sei buono solo a giudicare.
Stai facendo tutto tu.
Siamo arrivati.
Finalmente.
Abbiamo anche trovato posto. Come potrebbe andare meglio questa giornata?
Potresti trovarti una donna.
Mi manca avere una donna.
Anche a me. Quanto tempo è che sei solo?
Un paio di anni.
E come mai?
Perché non avevo tempo, troppo lavoro. E poi non stavo bene mentalmente.
Tutte scuse. Hai paura di legarti.
Non è vero. Ho solo paura di soffrire.
Per questo non ti leghi.
Già.

Odio questo lavoro.
Prima lo difendevi.
Dicevo solo che mi serve per vivere.
Ma se potessi fare altro? Lo faresti?
Certamente.
E cosa?
Non lo so. Ora entro che non voglio tardare.
«Buongiorno  Cal»
La segretaria dell’ufficio, Silvia.
Odio quel soprannome.
È carino, e poi non è un soprannome, è l’abbreviazione del cognome.
Lo odio lo stesso, però lei è carina.
Carina? È proprio bella.
Perché non ci provi?
Naa, non ci starebbe mai.
Non sei brutto, secondo me hai qualche chance.
Non sono brutto infatti, solo che mi reputa strano.
Te l’ha detto lei?
No, si vede da come mi guarda.
E come ti guarda?
Con quel suo sguardo indagatore. Sembra voglia scoprire i miei segreti.
Tu non hai segreti.
Infatti.
«Buongiorno, Silvia»
«Come stai?»
Visto? Indaga.
È una domanda normale.
«Bene, grazie… ora scusa ma devo proprio andare»
«Senti Cal…»
Cosa? Oddio. Cosa?
Stai calmo.
«Tu sei single, vero?»
Cosa? No, non ci credo.
Visto?
Questa giornata va di bene in meglio.
«Si»
«Anche io… magari…»
Magari?
Si aspetta che completi tu la frase. Fai l’uomo e proponile di uscire.
Non me la sento.
Perché?
Non lo so, non mi viene.
Muoviti e non farla aspettare.
«Potremmo uscire»
«Si…certo!»
Hai visto quello sguardo?
Quale?
Stava pensando che sono strano!
Non credo.
Forse faccio passare troppo tempo tra la domanda e la risposta.
Dici?
Può essere.
«Quando ti andrebbe bene, Silvia?»
Ho un modo di fare inquietante, forse.
Sei solo un po’ taciturno, secondo me.
Ora sto parlando però.
E quindi? Sei taciturno lo stesso. Nessuna chiacchiera inutile.
È un male?
Non lo so. Magari hai fascino.
«Questa sera? Ti va?»
«Mi sembra perfetto, a che ora?»
«Otto? Passi a prendermi?»
La mia macchina è una merda.
Lo so bene.
«Purtroppo non riesco, ho la macchina dal meccanico»
E se ti avesse visto arrivare in macchina?
«Dove vuoi andare?»
«Hai preferenze?»
«Potremmo bere qualcosa da me, se ti va»
Io non bevo.
Non fare la fighetta.
Ma non voglio bere.
Non sei obbligato a bere, ti sta invitando a casa.
«Potremmo guardare un film»
Ottima idea, genio.
Non avevo voglia di bere.
«Certo, perché no?»
«Alle otto da te, allora?»
«Certo»
Ha sorriso. Deve essere felice.
Le farà piacere vederti.
Chissà, magari pensava di chiedermi di uscire da anni.
Ed ha trovato il coraggio oggi?
Può essere!
Improbabile.
Perché?
Non è un film.
E allora?
«A stasera, allora»
Ecco, bravo, vattene. Mi hai proprio stufato.
Tu hai stufato me. Volevi una donna? Eccotela.
Hai avuto fortuna. Fosse stato per te non ci avresti mai provato.
Magari si.
Non è vero e lo sai.
Io non so nulla.

La mia scrivania.
La tua scrivania.
Bella ordinata.
Perché non la riordini tu.
Sempre simpatico.
Lavora, o arriverà il capo e romperà le palle.
Non ho paura di un mollaccione in giacca e cravatta.
Il mollaccione che ti paga permettendoti di vivere un altro giorno?
Proprio lui.
«Caligola»
Eccolo. Arrivato da dietro silenzioso come un’ombra.
E ti ha beccato a cazzeggiare, come sempre.
«Direttore»
«Che stai facendo, Caligola?»
Lavoro, no?
«Lavoro»
«Non sembra, Caligola»
Ero un attimo sovrappensiero. Ero distratto un secondo.
«Stavo organizzando le idee per scrivere il pezzo»
«Muovendo gli oggetti sulla scrivania con lo sguardo vacuo?»
Stavo facendo questo?
Beh, lo sguardo perso chissà dove immagino ci sia.
Sono così distratto?
Cosa ti sta dicendo in questo momento, scusa?
Non ne ho idea.
«L’hai fatto di nuovo, Caligola»
«Forse sono malato, Direttore»
«Non ti concederò un altro giorno di malattia»
«Non gliel’ho chiesto, mi pare»
«Hai voglia di perdere il posto, Caligola?»
«No»
«Allora muoviti, finisci quel cazzo di articolo che sto aspettando da due giorni. Altrimenti togliti di torno»
Che volgarità.
Inaccettabile.
Forse dovresti farlo fuori.
Perché?
Perché se lo merita.
E perché dovrebbe meritarlo?
Perché ti ha trattato male. Ti ha insultato.
Lo ha fatto?
Si! Non hai sentito?
Si, mi pare di si.
Dagli un pugno.
Non lo farò mai.
Se lo merita e lo sai.
Non posso colpirlo solo perché mi ha insultato.
Ha anche minacciato di licenziarti.
E quindi? È il mio capo, può farlo.
E mettere a repentaglio la tua vita?
Non mi convincerai.
Allora continua a stare sotto gli schiaffi dei potenti.
Non voglio.
Però non vuoi neanche reagire. Tanto qualcun altro reagirà per te, no? Qualcuno farà una rivoluzione prima o poi.
Prima o poi…
Intanto aspetta l’avvento del messia che riporterà la giustizia in questo mondo.
Se n’è andato.
E tu non hai fatto nulla. Sei stato zitto a subire. Ti piace essere sottomesso?
Smettila, lo sai che lo odio.
Non sembra.
Devo lavorare, guadagnare, vivere.
Buon divertimento. Rendi felice quel pezzo di merda.

«Allora, Caligola, è pronto l’articolo?»
Rieccolo.
Lo senti il suo fiato putrido sul collo? Gli piace controllarti, si sta godendo il potere.
«Si, Direttore, è qui»
Inginocchiati quando glielo dai, sarà più facile mantenere il tuo prezioso lavoro.
Lo sta leggendo. Ha una faccia strana.
Sai benissimo che gli farà schifo. Ti ha preso di mira.
Ha proprio una strana espressione.
«Bene, due giorni interi per questo? Io ti pago per questo?»
Non era un brutto articolo, ne sono sicuro.
Ci hai messo l’impegno, ma non è bastato. Con loro non basta mai.
«Ho fatto il massimo, Direttore»
«Non siamo a scuola, Caligola, non ti devi giustificare. Io pretendo la massima qualità dai miei dipendenti»
Gliel’hai sempre data, la massima qualità.
Sono sempre stato il migliore in questa redazione.
Ed ora, visto che negli ultimi tempi sei stato malato, deve trattarti in questo modo?
No, non deve. Sono sempre stato il migliore.
«Sono stato malato, devo riprendere il ritmo»
«Malato di cosa?»
Non sono stato malato.
Lo so, ma lui lo sa?
Lui no.
«Una brutta influenza, mi ha totalmente debilitato»
«Comprese le tue funzioni cognitive?»
Visto? Ti ha dato dello stupido.
Questa volta l’ho sentito chiaramente.
Devi fare qualcosa, dobbiamo fare qualcosa.
Sei tu la mia malattia, lo sai?
Ma se neanche esisto?
Mi stai rendendo la vita impossibile.
Io non sto facendo nulla, è tutto nella tua mente, sei tu il problema.
«Mi stai ascoltando, Caligola?»
«Si, Direttore»
Dagli un pugno, colpiscilo, rimettilo al suo posto.
«Ascolta, Caligola. Io so che hai grandi potenzialità che hai ampiamente dimostrato in passato. Che ti sta succedendo?»
Non cadere nei suoi trucchi, non sta cercando di capirti.
È una brava persona.
Ti sta prendendo in giro.
«Non lo so, Direttore. È un periodo buio e difficile»
Brava scolaretta, giustificati. Ammetti le tue colpe per un articolo ben fatto.
Forse non era così ben fatto.
Sai benissimo che lo era.
«Non posso davvero concederti ulteriori giorni di malattia. Torna quello che eri e tenta di non portare i tuoi problemi personali a lavoro»
«Lo farò»
È andato di nuovo.
Tu non hai nessuno problema.
No?
Che problema avresti?
Non lo so.
Che problema dovresti risolvere?
Non so neanche questo.
Tu sei questo. Una persona equilibrata, magari un po’ distratta, ma di grande talento.
Di grande talento…
Non credi più nelle tue doti?
Credo di no.
Perché “lui” ti ha detto che non sei più lo stesso? E se fosse lui a sbagliarsi?
In che modo?
Scommetto un dollaro che se confrontassi i tuoi vecchi articoli con questo, non troveresti differenze.
Non voglio farlo.
Paura della verità? Lui ti odia.
Perché dovrebbe?
Tutti hanno bisogno di qualcuno contro cui sfogare le proprie frustrazioni.
Ed ha scelto me?
Guarda tu stesso. I tuoi colleghi vengono trattati così?
Non mi pare.
Ti sei risposto.
Voglio uscire di qua, mi sento in gabbia.
Lo sei, e non lo sai.
Tra mezz’ora potrò uscire, e stasera vedrò Silvia.
Silvia, la cara e dolce Silvia.
La bellissima Silvia.
Una serata di divertimento ci farà bene.
A casa di un’estranea.
Fa paura, eh?
Non proprio paura, ma mi sento più sicuro a casa mia.
A casa non può succederci nulla, siamo al sicuro. In una fortezza.
E poi non voglio bere. Sto sempre malissimo quando bevo.
Non bere.
Non lo farò, sono una persona equilibrata che non ha bisogno di queste cose.
Lo sei.
Usciamo di qui, mi sono rotto le palle di stare in questa gabbia maledetta.

2020-12-29

Aggiornamento

Buongiorno, vi ricordo che potete scaricare la bozza completa del libro dopo averlo acquistato! Se finite di leggerlo postate pure una piccola recensione senza spoiler sulla pagina del libro! Mi dareste una grande mano!

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Mattia Castellini
Mattia Castellini nasce a Milano il 20 Dicembre del 1990.
Diplomato nel 2009 come Perito Informatico, subito dopo il diploma si approccia al mondo del giornalismo.
Appassionato di libri fin da bambino, decide di dedicarsi alla scrittura per dar sfogo a ciò che ha dentro. Il primo romanzo, un giallo rimasto inedito per scelta dell’autore, getta le basi per la futura produzione
letteraria, indirizzando l’autore verso un approccio alle situazioni più psicologico e personale.
Nei romanzi di Mattia c’è tutta la sua anima, fatta di sensibilità, umorismo talvolta eccessivo e situazioni paradossali, e tutti i suoi protagonisti sono suoi alter ego, parti della sua personalità che nei libri vivono vite
autonome.
Il suo sogno è quello di fare della scrittura un lavoro, guadagnando il minimo indispensabile per potercisi dedicare anima e corpo.
Mattia Castellini on FacebookMattia Castellini on InstagramMattia Castellini on Wordpress
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