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Fiabe dal mondo sotto-casa

Fiabe dal mondo sotto-casa
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Consegna prevista Agosto 2021
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Fiabe dal mondo sotto-casa è un’antologia di racconti, scritta per tutti quegli animi disposti ad accogliere la fantasia nel proprio quotidiano. Queste fiabe raccontano eventi di un mondo nascosto, eppure molto vicino a quello in cui viviamo. Un mondo in attesa di essere svelato.
Qui vivono creature fantastiche e uomini valorosi. Qui si celano trame e sotterfugi, insidie e scoperte.
Laddove un bimbo ritrova la giusta direzione per affrontare il mondo, una ragazzina si fa vincere dalla curiosità e perde tutto. Mentre un giovane principe si lancia in una pericolosa avventura, un artigiano parte per un viaggio che gli arrecherà inestimabile fortuna. E, ancora, le vicende di un direttore d’orchestra, tormentato dal dubbio, si affiancano a quelle di un anziano mercante, che, prima di morire, riesce a ritagliarsi un piccolo angolo di felicità.
Atomi di esistenze parallele. Storie che prendono direzioni divergenti, ma seguono sempre la Stella Polare della fantasticheria.

Perché ho scritto questo libro?

Fiabe dal mondo sotto-casa nasce dalla volontà di restituire un po’ di leggerezza a un’attualità appesantita da emergenze e restrizioni. Per far sì che la mente del lettore non resti inerte e sedentaria di fronte agli eventi, ma ritrovi la libertà di spingersi oltre i limiti del reale e accorgersi delle innumerevoli possibilità che persino il più piccolo granello di fantasia è in grado di aprire.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Ayda e il ponte di Kauta

– Signorina Ayda, il messaggio del Vespro!

Come trasportata dalla brezza primaverile, la voce squillante di una giovane donna vestita di tutto punto si propagò per la stanza. Ayda riuscì appena a sollevare le palpebre che un viso paonazzo con due occhietti color nocciola apparve a due centimetri dal suo naso.

– Signorina Ayda, mancano venti minuti al tramonto. È ora.

La ragazzina si alzò pigramente dal suo largo scranno in legno di frassino e rivolse un’occhiata circospetta attorno a sé, quasi a volersi accertare di essere proprio nel posto giusto.

L’ufficio dell’ambasciatrice di Ihme occupava una larga stanza ovale all’interno di un palazzo che si innalzava per più di quattrocento metri, alla stregua dei colossi di acciaio e vetro delle grandi città al di là del ponte. Per quanto l’edificio sembrasse ricco e imbellettato, all’interno di quella camera c’erano solo una lunga scrivania, una poltrona e una decina di quadri appesi alle pareti. Alcuni di questi raffiguravano sterminate pianure sovrastate da un cielo limpido e senza nuvole, altri mari in tempesta e foreste a perdita d’occhio, altri ancora cime innevate e vertiginosi dirupi. Ayda amava la natura e i suoi ampi spazi e, per quanto possibile, cercava di mantenere le stesse atmosfere, le stesse proporzioni e gli stessi vuoti anche dentro al suo ufficio.
Al di qua del ponte, Ayda aveva la fisionomia di una ragazzina, ma, a dispetto del volto senza rughe, aveva vissuto molte vite degli uomini. Da più di trecento anni mortali ricopriva la carica di Ambasciatrice dei Due Mondi e Guardiana del Ponte di Kauta.

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Illustrazione in anteprima

Il suo non era un lavoro facile. Ogni giorno, per tre volte –  all’alba, a mezzodì e al crepuscolo – Ayda doveva lasciare la sua comoda seggiola, attraversare il ponte e consegnare un messaggio al guardiano dell’altro mondo. Una sola condizione le era imposta: mai avrebbe dovuto aprire la busta o interrogare il guardiano riguardo al contenuto. Ne andava della sopravvivenza del suo mondo. Perché, pur non conoscendone le ragioni, Ayda sapeva bene che, se fosse accaduto qualcosa di spiacevole al di là del ponte, il suo mondo ne avrebbe sofferto cento volte tanto. Quelle due realtà, infatti, erano in costante comunicazione e dipendevano l’una dall’altra, sebbene la quasi totalità degli abitanti ignorasse l’esistenza delle rispettive controparti. Solo i guardiani più esperti sapevano che cosa accadeva al di qua e al di là del ponte.

Una volta oltrepassata la soglia, si apriva una dimensione in continua e rapida crescita, dominata dalla tecnologia e dall’intelligenza. Era questo un regno in cui i colori e gli odori naturali soffocavano immersi nel grigiore dell’industria e nelle turbolenze del progresso. Per questo, ogni volta che Ayda vi si addentrava, avvertiva il suo respiro farsi sempre più corto e il suo cuore rallentare fin quasi a fermarsi. Si sentiva oppressa dagli ingranaggi e dal rumore, di conseguenza cercava di portare a termine il suo compito il più velocemente possibile per poi tornare a casa senza mai voltarsi.

Che cosa trovasse una volta rimesso piede all’estremità più famigliare del ponte, beh, solo il cuore delle creature fantastiche di Ihme può davvero spiegarlo. Chi vive dall’altra parte non ha parole né sentimenti per restituire la meraviglia di quel mondo nella sua infrangibile complessità.

L’ambasciatrice impiegò ben poco tempo a mettersi all’opera. Nel giro di un paio di minuti, si alzò dalla poltrona, diede una veloce spazzolata ai lunghi capelli corvini e si mise la mantella delle grandi occasioni. Il morbido tessuto color del mare le copriva schiena e spalle per ricongiungersi appena sotto il collo in un laccio annodato alla maniera di un fiocco.

Quella graziosa mantellina le era stata donata dal padre e Ayda vi era così affezionata che, ogni qual volta la indossava, passava minuti a rigirare le dita tra le pieghe e a fare e disfare il nodo. Benché a molti potesse apparire come una bizzarra abitudine, quel rituale le dava il giusto conforto e la sicurezza necessaria ad affrontare il viaggio al di là del ponte.

Quel giorno Ayda indugiò più del solito. Sentiva una strana inquietudine posarsi sopra il suo cuore, leggera come un velo ma affilata come una lama. Non sapeva da dove provenisse quella sensazione inconsueta, non vi era abituata e, ciò nonostante, sapeva di dovervi porre grande attenzione. Perciò, chiuse gli occhi e cercò di raccogliere attorno a sé tutto il coraggio e la saggezza delle creature di Ihme, dopodiché partì alla volta del ponte.

Questo aveva l’imponente architettura di un acquedotto di epoca antica, con pilastri e colonne a reggerne il portentoso arco. Alle estremità s’innalzavano i parapetti in muratura, alti abbastanza da impedire a chiunque di arrampicarvisi e saltare nel vuoto. Il pavimento, invece, era un mosaico di pietruzze colorate, e raffigurava un carro trainato da due cavalli bianchi che portavano il Sole al di sopra delle nuvole. Non passava giorno senza che Ayda abbassasse lo sguardo ad ammirare il prezioso disegno, il quale, una volta superata la metà del ponte, scompariva e si tramutava in una stradina ricoperta di polvere e terriccio. Era in quel preciso istante che la giovane sapeva di aver oltrepassato la frontiera dell’altro mondo: di fronte a lei si apriva un paesaggio collinare, con pochi alberi e casupole sparse per le lande, e, sullo sfondo, al posto di grandi montagne innevate, svettavano i grattacieli e i palazzi della metropoli. Allora gli occhi di Ayda si inumidivano e le guance si arrossavano, e l’unico rimedio che conosceva era abbassare lo sguardo e affrettare il passo.

Aveva il respiro affannato e le gambe pesanti quando giunse alla dimora del Primo Guardiano. Costui era un uomo grassottello dalle maniere cordiali e dallo spiccato senso dell’umorismo, e svolgeva il suo compito di custode in un edificio dall’aspetto simile a quello di una vecchia cascina abbandonata. I mortali che vi si addentravano trovavano solo ruderi e macchinari arrugginiti, ma gli occhi di Ayda potevano scorgerne tutto lo splendore: pareti decorate con arazzi e stendardi, parquet lucido e splendente, cassepanche e armadietti di pregevole fattura e, infine, l’ufficio centrale con la sua sterminata libreria.

Il Primo Guardiano era un abitante di Ihme, ma da ormai millecinquecento anni viveva nell’altro mondo, e in tutto quel tempo aveva sviluppato un amore viscerale per le lettere e la sapienza degli uomini. Nelle pieghe dei libri vedeva un tesoro che Ayda ancora non comprendeva, e, tra una cosa e l’altra, arrivò ad accumulare e a leggere più di diecimila volumi. Per questo, la ragazzina, che negli anni se l’era preso in simpatia,  gli aveva dato l’affettuoso soprannome di Mangialibro.

– Signorina Ayda! Come al solito, la tua puntualità è straordinaria! Il sole è giustappunto sceso sotto le colline!

La bocca del guardiano si aprì in un largo sorriso e Ayda poté apprezzarne il brillante candore. Senza proferir parola, la giovane si slacciò la mantellina e mise la mano dentro la giacchetta. Da lì estrasse una pergamena arrotolata e la porse al guardiano.

– Ecco il messaggio del Vespro, disse lei.

– Oh, bene benissimo!

Il Primo Guardiano prese la pergamena, la srotolò e diede una rapida occhiata, dopodiché la ripose nel cassetto. Nel frattempo, Ayda se ne stava a capo chino e non fiatava.

– Che strano! Oggi sei più taciturna del solito. Qualcosa non va?

– No, non ti preoccupare, Mangialibro. Sono solo un po’ assonnata! minimizzò Ayda.

I due rimasero immobili per un attimo come a volersi trasmettere un pensiero che non poteva essere espresso a parole, ma, alla fine, Ayda si rimise la mantellina e si congedò frettolosamente.

Le prime stelle iniziavano a comparire quando l’ambasciatrice raggiunse il ponte. Poco prima di mettervi piede, però, il suo cuore le intimò di fermarsi. Una curiosità irresistibile la prese e, in men che non si dica, Ayda scoprì di essersi voltata. Alle sue spalle c’era lo stesso paesaggio di prima, eccezion fatta per la luce che andava svanendo. Le stesse colline, le stesse casupole, gli stessi grattacieli che ora erano vistosamente illuminati. Qualcosa, però, era cambiato: ai piedi di un alto e snello cipresso, riposava una piccola creatura. Aveva un corpicino affusolato ricoperto da un manto bruno che si faceva bianco sul petto, un musetto a punta con due occhi neri e un minuscolo naso con lunghe vibrisse. Non aveva mai visto nulla di simile. Non appena lo sguardo di Ayda si posò su di essa, la creatura alzò la testa e si mise a fissarla.

Presa dallo spavento, la ragazzina corse sul ponte, ma poco prima di arrivare a metà strada si voltò un’altra volta: l’animaletto era proprio dietro di lei.

– Che cosa sei tu? chiese Ayda.

La creatura continuò a fissarla, ma non rispose.

Allora la giovane si mise a correre e, in pochi secondi, raggiunse l’estremità più famigliare del ponte. Ora si sentiva a casa e una dolce brezza accompagnava i suoi passi verso l’ufficio ovale. Sicura nella sua stanza, Ayda si lasciò cullare dalla comoda poltrona e, in poco tempo, il sonno la colse.

Passarono non molte ore prima che la ragazzina si alzasse per il messaggio dell’Alba. Questa volta era già sveglia e pronta a partire quando la sua segretaria entrò nella stanza.

Non ebbero nemmeno il tempo di salutarsi che Ayda era già in strada. Raggiunse la frontiera che l’ultima stella della notte stava ormai scomparendo e, alzando lo sguardo dalla stradina polverosa, fu presa dallo sgomento. Nel bel mezzo del sentiero, se ne stava immobile la stessa creatura che aveva visto il giorno prima.

Ora, però, il colore del manto sembrava più vivo e gli occhietti più accesi. Ayda non ebbe modo di meravigliarsi, perché la creatura sollevò subito la testa e disse:

– Ti stavo aspettando, giovane ambasciatrice.

In tutta risposta, Ayda lasciò andare un singhiozzo.

– Chi sei, piccola creatura? disse mentre riprendeva fiato.

– Sai ben poco del mondo reale, piccola Ayda. Non vedi? Io sono una donnola. Un essere vivente del regno al di qua del ponte.

– Aspetta, come conosci il mio nome? rispose la ragazzina.

La donnola mostrò i dentini aguzzi ed emise uno strano verso acuto, dopodiché riprese a parlare.

– Noi non siamo come gli uomini della città. Loro non si curano di voi perché vi hanno quasi dimenticati, ma noi animali della collina abbiamo ancora memoria dei tempi che furono e sappiamo tutto di voi guardiani.

Il viso di Ayda era una maschera di meraviglia e stupore. Era come se un pesante strato di pelle si fosse tolto dal suo corpo, rendendolo più leggero. Voleva saperne di più.

2020-11-25

Aggiornamento

Ciao a tutti, lettori! Un rapido aggiornamento sulla campagna di crowdfunding! In due settimane, abbiamo già raggiunto il 50% dei pre-ordini. Ed è tutto merito vostro! Per questo motivo, ci tengo a ringraziarvi affettuosamente per la fiducia riposta in me e nel mio lavoro. Grazie di cuore a tutti! Continuiamo così! P.S. Vi invito a seguire la campagna, perché, nelle prossime settimane, ci saranno alcune importanti sorprese!

Commenti

  1. (proprietario verificato)

    Leggere questi racconti è stato come tornare bambina, mi sono lasciata trasportare in una dimensione magica. È sorprendente come l’autore riesca a indurre riflessioni partendo da racconti così semplici: mi sono stupita di quanto possano essere ricche di significato le piccole cose. Ho riscoperto una sensibilità di cui mi ero dimenticata da anni.
    Assolutamente da leggere!

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Manuel Pezzali
Sono nato a Lovere, un piccolo borgo sulla sponda bergamasca del Lago d’Iseo.
Ho iniziato a scrivere al liceo, quando i più importanti modelli, di stile e di etica, erano i classici greci e latini. Nel corso degli studi universitari, ho imparato ad apprezzare la narrativa inglese e francese, con particolare predilezione per Joseph Conrad e, soprattutto, Marcel Proust. Negli anni post-laurea mi sono indirizzato verso altri modelli letterari, tra cui Cesare Pavese, Giorgio Bassani e Alberto Moravia.
Dopo i primi tentativi letterari, stampati in tiratura limitatissima tramite self publishing, ho iniziato a consumare voracemente volumi di letteratura di viaggio e fantasy. Nel marzo 2018, un’esperienza all’estero mi ha spinto a scrivere un diario-reportage, Emisfero Sud. 120 giorni in Nuova Zelanda.
Attualmente, oltre alla scrittura, mi dedico all'insegnamento dell'italiano per stranieri.
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