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Foglie verdi nel sottobosco

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Lasciata in sospeso la sua vita a Livorno, Vittorio trova lavoro come custode di un’antica pieve ai piedi del Monte Baldo, catena montuosa che si affaccia sul lago di Garda. L’uomo è alla ricerca di un oggetto per lui preziosissimo, ed è certo di trovarlo proprio lì, in quella chiesa romanica tanto amata dagli abitanti del luogo. Fra questi c’è Elena Calzari, professoressa di Storia dell’arte, che durante le sue lezioni porta spesso gli studenti a visitare la piccola pieve, di cui pensa di conoscere ogni segreto.

Le pareti sono dipinte con immagini suggestive e hanno assistito a periodi storici drammatici. Lo sa bene Esterina, che durante la Prima Guerra Mondiale ha prestato servizio come infermiera proprio in quella chiesetta, offrendo assistenza e cura ai reduci del fronte, e raccontando se stessa in un prezioso diario…

1 . ALLA PIEVE

La voce argento rugiada danzava disinvolta tra gli archi e le colonne pietrose e sembrava spolverare irriverente le canne del vecchio organo, scivolando divertita sulla cera delle candele accese di primo mattino. Talvolta si annoiava e tentava di sfuggire al compito di animare occhi e orecchie di ragazzi sonnecchianti; strisciava, quindi, sul pavimento fino alla porta d’ingresso trovandosi con un balzo all’aria aperta, dove se ne andava solleticando dispettosa i petali di crisantemo delle tombe pievane. Spesso la sua sonorità riusciva a raggiungere il cancello per giocare con il tintinnio delle inferriate nere a punta di lancia e confortare o distrarre qualche visitatore pellegrino.

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«Considerando i primi studi archeologici è evidente che le strutture principali appaiono di tre tipi: mura perimetrali, un piano pavimentato e pilastri centrali che dividono in tre navate l’ambiente circoscritto» richiamò tutti all’attenzione la professoressa, la cui voce era tornata sull’altare della chiesa e faceva roteare come civette le teste degli studenti. «Se osserviamo la costruzione esternamente, è evidente la mancanza di regolarità nelle forme e nelle proporzioni dell’edificio. Chi prova ad avanzare qualche motivazione?» Un cenno secco della mano fece barcollare un vaso di foglie sempreverdi dalla colonna di alabastro.«Io, professoressa!»«Sì, Zorzi» rispose lei ripristinando la pianta.«Secondo me, è perché ogni tanto qualcuno c’ha attaccato qualcosa, un pezzo di qua e dopo un po’ di anni uno di là.»«Bene, Zorzi, proviamo a spiegare meglio: il risultato odierno costituisce…» Si fermò per lasciar completare la risposta.«La fine di una lunga serie di modifiche nella struttura» concluse lo studente.L’insegnante, abbastanza soddisfatta, proseguì: «Certo, per l’occhio abituato ad analizzare edifici antichi come le chiese è relativamente acile individuare i punti dove sono state effettuate aggiunte strutturali o modifiche avvenute in tempi successivi».«Ho capito, professoressa,» la interruppe Peroni «ma ci sarà stato un inizio!»«Qualcuno ti ha dato la parola, Peroni?»«No, mi scusi» rispose il ragazzo con un tono tra il risentito e il rassegnato.La professoressa Calzolari utilizzava spesso quel tipo di domande retoriche, in quanto pensava che il rispetto delle regole concordate con i ragazzi all’inizio dell’anno scolastico fosse sempre valido e necessario per gestire bene la classe. Se ci si dimenticava di farle rispettare, secondo la sua esperienza di un decennio o poco più, il caos avrebbe preso gradualmente il sopravvento.La cosa difficile era proprio mantenere sempre, tutti i giorni, la gestione del gruppo e delle regole che a volte pesavano anche a lei; a lei così professionale e preparata, ma anche così sensibile e attenta ai suoi ragazzi; lei che in certi momenti siritrovava a guardarli con ammirazione per la loro volontà e in altri con tenerezza per la loro freschezza. Ma il suo ruolo di insegnante non le permetteva di oltrepassare un certo grado di confidenza o di mancato rispetto verso quei ragazzi dai quali esigeva sempre massima preparazione e comportamento ineccepibile, ma che avevano riempito il suo cuore di affetto e simpatia.«Sicuramente c’è un nucleo di partenza, Peroni. Ma riguardo al punto di origine: esiste, secondo voi, una risposta sicura basata su ricerche inequivocabili?» riprese la Calzolari.«Figuriamoci, troppo bello!» reagì qualcuno tra sbuffi e braccia penzolanti.«Hai ragione, Bettini, troppo bello. Gli ultimi ricercatori, infatti, hanno confrontato i risultati di tutti gli scavi effettuati in diverse epoche, e la loro ipotesi sostiene che ci troveremmo di fronte a un edificio originariamente concepito come luogo di culto alto-medievale.»«Ovvero medioevo antico?»«Sì, Cristoforetti, dovresti saperlo, e alza la mano» rispose la voce dell’insegnante. Non si arrabbiava quasi mai con i suoi ragazzi; sapeva mantenere la calma e usare una buona quantità d’ironia nelle situazioni critiche. Basava il rapporto con loro sulla fiducia che era capace di costruire sin dalle prime lezioni di settembre; non c’era tempo da perdere in inutili prediche. Al massimo dava qualche pagina in più da studiare. Quelle aiutavano di sicuro a calmare gli spiriti ribelli, a concentrarsi sui contenuti o a zittire le ragazze più chiacchierine.Tutto il gruppo –diciannove testee colli –era in quel momento chinato verso il pavimento, obbligato dal gesticolare della professoressa che indicava in direzione dei suoi piedi: «Tale ipotesi è stata formulata da vari studiosi che concordano nell’affermare che dovesse esistere un sito originario pagano o paleocristiano dal quale poi si sarebbe sviluppata la costruzione attuale della Pieve».«Io lo so, è qui sotto di noi. Dai, proviamo a scavare!»Un pizzicotto al lobo dello studente e la voce cristallina puntò dritta al suo timpano: «Peroni, alla prossima ti mando a spazzare il viale!», lo ammonì. E proseguì: «Come abbiamo letto ieri in classe, nel corso del diciottesimo secolo, per due volte si arrivò alla necessità di aprire il piano pavimentale che, dai documenti tuttora consultabili, mise in luce un ampio antro sotterraneo».Uno studente ottenne la parola alzando la mano.«Professoressa, c’è un signore in fondo alla chiesa che c’ha uno zaino più grande di lui, sembra stia aspettando qualcuno.»«Peroni, speravo in un tuo intervento quasi interessante» gli rispose l’insegnante in tono rassegnato. «Almeno hai alzato la mano.»Si allontanò dal gruppo per raggiungere l’entrata laterale di destra, in fondo alla navata. Con due borse a tracolla e lo zaino sulle spalle, l’uomo sulla soglia fecequalche passo avanti per andarle incontro.Avrebbe voluto iniziare il suo discorso applaudendo la piccola donna, con quella voce che lo aveva sospinto fino a lì, alla quale era stato impossibile resistere: come ascoltare il cinguettio vivace di un usignolo accompagnato dal fruscio dell’edera umida nel vento.«Buongiorno» disse invece, scegliendo un incipit più classico, e si liberò del fardello fermandosi per dare il tempo alla donna di raggiungerlo. «Il sacerdote è in ritardo, credo. Avevo appuntamento con lui all’entrata, ma non lo vedo. Io sono il nuovo custode, lavorerò qui per un anno, almeno così dice il contratto. Piacere, Vittorio.»

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Commenti

  1. (proprietario verificato)

    Un romanzo assolutamente da leggere soprattutto per chi è legato al territorio in cui è ambientato e alla sua storia, ma anche per chi ama empatizzare con personaggi estremamente vividi. Un romanzo che racconta legami ricercati, interrotti, abbandonati, temuti, attraverso un intreccio tra passato e presente.

  2. (proprietario verificato)

    Scrittura scorrevole e trama assolutamente avvincente. Ho avuto spesso la sensazione di essere lì insieme ai personaggi. La lettura è coinvolgente e molto interessante anche per la ricerca storica ed emozionante per la trama che si interseca abilmente. Tematiche come la montagna, la prima guerra mondiale, il lavoro delle infermiere ma anche l’amicizia e la ricerca di verità e pace… bellissimo.

  3. (proprietario verificato)

    Letto tutto d’un fiato…e come fare altrimenti? Ogni capitolo richiama il successivo e la lettura è appassionante…spiace solo che sia finito così in fretta: trascorrerei volentieri ancora qualche ora in compagnia di Elena e Vincenzo! Non mi rimane che fare qualche incursione alla pieve di Avio e regalarlo alle amiche che sicuramente apprezzeranno! Qualche piccolo difetto l’ho trovato, ma non ha disturbato la lettura, che risulta comunque molto piacevole. Ve lo consiglio!

  4. (proprietario verificato)

    Letto tutto d’un fiato…e come fare altrimenti? Ogni capitolo richiama il successivo e la lettura è molto appassionante…spiace solo che sia finito così in fretta: trascorrerei volentieri ancora qualche ora in compagnia di Elena e Vincenzo!…non mi rimane che fare qualche incursione alla pieve di Avio e regalarlo a qualche amica che sicuramente apprezzerà! Qualche piccolo difetto l’ho trovato, ma non ha disturbato la lettura, che risulta comunque molto piacevole. Ve lo consiglio!

  5. (proprietario verificato)

    Libro dalla trama avvincente con oppotuni cenni storici. La scrittura scorrevole rende la lettura molto piacevole. Lo consiglio vivamente. Silvia

  6. (proprietario verificato)

    Libro dalla trama avvincente con oppotuni cenni storici. La scrittura scorrevole rende la lettura molto piacevole. Lo consiglio vivamente.

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Lorena Cristini
vive con la sua famiglia nel sud del Trentino Alto Adige al confine con il Veneto, insegna inglese e ama il trekking di montagna, la lettura e il teatro. Ha pubblicato una parte della tesi di laurea sulla rivista online Ateatro: The Living Theatre - Resistenza: dentro l’oscuro problema, una speranza brillante. Il suo primo romanzo, Foglie verdi nel sottobosco, è stato finalista al torneo “Io Scrittore, 2019”.
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