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Se fosse un Angelo

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Dopo più di vent’anni, il giovane Vittorio torna a Napoli, al capezzale del nonno. È passata una vita da quando, piccolino, ha lasciato la casa di Posillipo insieme al padre Marco: orgoglio, arroganza e incompatibilità tra Marco e il nonno erano sfociati in una fuga precipitosa; gli stessi problemi, però, Vittorio li vive ora in prima persona con il genitore, in una faida familiare che sembra destinata a ripetersi.

Travolto da rabbia e dolore, Vittorio sarà soccorso da tre improbabili personaggi, rigorosamente passati a miglior vita: un principe, un attore e un musicista, che, tra vecchi ricordi, insegnamenti senza tempo e qualche scapaccione, lo aiuteranno nella sua trasformazione.

CAPITOLO I

Posillipo, Napoli, 20 luglio 1993
09:30 del mattino

Il sole inondava casa Dal Prato, colorando di un arancione chiaro e vivace tutto l’ambiente e dando una sensazione di protezione, di calore e benessere. Dalla finestra del soggiorno un filo di vento smuoveva la tenda bianca con le frange dorate, facendola svolazzare libera per casa. Si lasciava volentieri trasportare e come una ballerinadi danza classica ondeggiava al ritmo dei suoni della strada: clacson di macchine, motorini sguizzanti per le vie, urla dei venditori al mercato; armonie di esistenze che si intrecciano distratte, rumori che accompagnano la vita. Bastava spostare lo sguardo di qualche centimetro per poter ammirare il quadro più bello della collezione di Dio: il golfo di Napoli, con le sue acque azzurre e il Vesuvio sullo sfondo. Il gigante dormiente che da secoli veglia sulla città. Un incanto. La brezza salata che salivadal mare rendeva l’aria genuina e festosa, rendeva tutto più vero.
In questo presepe di luci, suoni e colori cresceva in ottima salute un bimbo, Vittorio Dal Prato, che, come voleva la tradizione, aveva lo stesso nome di suo nonno. Era un monello di otto anni con capelli ricci e spettinati, di un castano talmente scuro da sembrare nero, gli occhi azzurri e lo sguardo da furbetto. A parte il colore dei capelli, aveva ereditato tutto dalla sua mamma, o almeno così dicevano i grandi: lui non l’aveva conosciuta.
Erano passati otto anni dalla morte di Elisa. Era una donna bellissima, coi capelli rossi e ricci, che nessun parrucchiere era mai riuscito a domare, un visino delicato e impreziosito da milioni di lentiggini che facevano risaltare ancor di più i suoi occhi azzurri.

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Francesco del genio
nasce ad Avellino nel 1987 e fino alla maggiore età vive e cresce nel Vallo di Lauro, un luogo ridente, ricco di nocciole e olive e fortunatamente dimenticata dal tempo, ed è lì che conoscerà e in seguito sposerà Annalisa, con cui avrà uno splendido marmocchio, il piccolo Riky. Dopo il diploma di maturità decide di intraprendere la vita militare, spinto da un incontenibile voglia di viaggiare e conoscere il mondo per quello che è realmente. Questo lo porterà nel 2015 in Afghanistan dove vivrà per 210 giorni, esperienza questa che lo segnerà e lo formerà e che nel silenzio e nella polvere gli farà riscoprire la voglia scrivere e di raccontare.
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