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Ragazzina
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Consegna prevista Novembre 2021
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“-Ho una paura fottuta e un uomo non dovrebbe mai avere paura, no? Ho trentasei anni e… mi sono innamorato della “ragazzina” di mio figlio! È una cosa orribile… Nessun padre farebbe una cosa del genere! Nessun genitore al mondo dovrebbe anteporre la propria felicità a quella di suo figlio… ma… Cristo Santo! Anch’io voglio essere felice… e tu “mi rendi felice”… come non lo sono mai stato in tutta la mia vita! Quindi? Ora che si fa? Tu… tu che intendi fare? Io ho già vissuto buona parte della mia vita, ho avuto tutto quello desideravo, ho fatto mille esperienze… con le donne, intendo… tu avresti ancora così tante cose da “vivere”… non puoi volerti fermare… Con me!-
– … come? Oh scusa, sono rimasta a quando hai detto di amarmi… il resto non l’ho sentito… ma Non credo fosse importante!-
[…] – Mi sono fottuto con le mie stesse mani…-
– Direi ci hai messo anche qualcosa in più delle mani…-
– Ehi! Adesso sei tu la stronza della coppia?-
– … siamo una coppia?-”

Perché ho scritto questo libro?

ho sempre pensato che, il fatto che mi piacessero i romanzi erotici e l’aver voglia di scriverne uno, fossero pensieri da tenere nascosti, per paura del giudizio della gente.
Ho provato più volte a buttar giù qualche idea ma ogni volta ciò che scrivevo, finiva chiuso in un cassetto, lontano da sguardi indiscreti. Durante il lock down, ho pensato a questa storia; le pagine prendevano forma, una dopo l’altra e questo è il risultato! Chi è senza peccato continui ad annoiarsi, io continuo a scrivere

ANTEPRIMA NON EDITATA

Velia

È l’ultimo giorno di università prima della pausa natalizia; quest’anno, tra scioperi e manifestazioni c’è andata di lusso!

È solo Il 16 dicembre e siamo già in “Modalità Vacanza”.

Sono stanca e ho davvero bisogno di una pausa; ho vent’anni, studio lettere moderne, ho sempre sognato di diventare una professoressa, di fare innamorare i miei allievi di autori e poeti come Leopardi e Pirandello, un po’ come è successo a me che fino alle scuole medie detestavo ogni maledetta pagina del mio libro di antologia e che, solo alle superiori, ho imparato ad amare il modo in cui la mente di questi uomini scrutava il mondo, catturandone ogni sfaccettatura e ne afferrava il “senso”, offrendolo poi in dono agli altri sotto forma di parole e frasi senza tempo e senza età, di segni d’inchiostro che marchiano indelebilmente il cuore di chi li legge, catapultandolo nel mondo dello scrittore, per sospirare, amare, soffrire e rinascere al suo fianco… quindi adesso la mia vita è fatta di libri, esami, amici pazzi al punto giusto e… Bruno!

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Bello come un sogno a occhi aperti, carismatico e sensuale, tenebroso come un racconto di Poe: capelli nero corvino, lisci come seta, occhi neri come l’abisso, dal taglio orientale, ciglia lunghe e scure come carbone e un corpo da orgasmo… Sì, lo so, non è molto poetico ma è davvero così; quando mi stringe fra le braccia e mi sorride con quello sguardo da “bello senz’anima”, mi tremano le gambe, e, lì in mezzo, proprio “lì”, insomma, sento ardere fiamme incomprensibilmente umide… giuro che, certe volte, quando salgo in moto con lui e lo stringo a me, annusando il profumo che emana il suo giubbotto di pelle e la “sua” di pelle, il mio corpo sembra posseduto… è assurdo, lui nemmeno mi sfiora, ma il mio seno che struscia sulla sua schiena produce un effetto devastante, i miei capezzoli diventano chiodi ipersensibili, dalla mia bocca escono sospiri e gemiti quasi impercettibili ma comunque imbarazzanti, le mie dita tracciano i contorni dei suoi pettorali e degli addominali e a stento riesco a mantenerle sopra la cintura dei jeans e in un attimo mi ritrovo a muovermi frenetica sul sedile della moto, cercando un minimo di appagamento per quella “fame” da pervertita che mi incendia il basso ventre.

-Ehi, piccola! Aspetta almeno di arrivare a casa, Se continui così ci schiantiamo su un albero!- Ride lui… bastardo e sexy come non mai e io vorrei scendere dalla moto e lasciare che la strada m’inghiotta per nascondere la vergogna. Questo è Bruno, il mio Bruno.

Non sono un’esperta in campo sessuale. Oddio non sono neanche casta e pura, ma ho avuto un solo ragazzo, per pochi mesi, e abbiamo fatto sesso non più di tre volte dopo la “prima” esperienza a dir poco disastrosa, fatta di ansia, dolore, bruciore e sangue… tanto… troppo sangue. Sono rimasta così scioccata e disgustata che non gli ho permesso di toccarmi per tre mesi, poi ho ceduto sotto la minaccia di essere lasciata per “cercar ventura altrove”, un modo poetico per intendere che si sarebbe scopato qualsiasi essere di sesso femminile che orbitasse a meno di un metro da lui, se non gliel’avessi data! Ma anche i tentativi successivi sono stati penosi: niente preliminari, niente eccitazione, solo un corpo estraneo che continuava ad entrare e uscire da me lasciandomi dentro una sensazione di fastidio e di bruciore, e naturalmente… niente orgasmi! Poi, la sera del falò in spiaggia, mi ritrovo nel bagno dello chalet a sentire versi che di umano hanno ben poco, provenire da uno dei bagni; riconosco a stento le due voci e apro la porta: la mia migliore amica piegata a 90°con le mani salde sulla tavoletta del cesso e una gamba sollevata sul portarotoli e “lui”, Fulvio, il mio fidanzato, con il costume alle caviglie, una mano sul fianco di Alba e l’altra pronta a schiaffeggiarle una natica già abbondantemente arrossata, e il suo pisello completamente immerso dentro di lei. Sorrido imbarazzata, chiedo scusa per averli disturbati ed esco da quel bagno lasciando quei due stronzi nel posto in cui era giusto che stessero. Poi sono partita per l’università lasciandomi tutto alle spalle… non li ho più rivisti, ma ho saputo da fonti certe che anche Alba, dopo un po’, ha dovuto camminare a testa bassa perché le corna le impedivano di passare dalle porte… Il karma!

Dopo il primo anno di università, passato in stile suora di clausura, le mie nuove amiche mi hanno costretta a uscire e, durante una di quelle mega feste universitarie, fatte di sesso, droga e rock’n’roll, ho incontrato Bruno che, non so ancora per quale misericordia divina si è interessato a me… non sono da buttare, per carità, ma in confronto a lui sono una specie di brutto anatroccolo, ben lontano, però, dal trasformarsi in un bel cigno… lui supera il metro e 80, un fisico da calciatore, un culo sodo come un mappamondo, lineamenti morbidi quasi androgini, bello e maledetto il mio Dorian Gray; io 1,65 capelli rossicci, ricci come cavatappi, occhi verde bottiglia e forme rotonde… anch’io bella come un dio… sì, ma Buddha! eppure stiamo insieme, da quasi due mesi. Lui dice che la mia ciccia è distribuita nei posti giusti, seno da mordere e succhiare, utile anche come cuscino per schiacciare un pisolino, fianchi da tenere stretti durante le “cavalcate”, come dice lui, e natiche morbide da sculacciare… sono parole sue, non mie… e sono solo parole, perché ancora non ci siamo spinti fino a quel punto, quello delle “cavalcate”, intendo. Ho voluto aspettare e lui non ha insistito… non è che nel frattempo ce ne siamo stati con le mani in mano, a declamare poesie e a scambiarci sguardi languidi; è lui, infatti, l’artefice del mio primo orgasmo, ed è meglio che io non ripensi a come me l’ha procurato, altrimenti rischio di ripetere l’esperienza qui, in mezzo alla strada! Dico soltanto che le abilità della sua lingua e delle sue mani mi sono state ampiamente dimostrate… e anch’io ho cercato di fare del mio meglio in quel senso, pur non essendo ai suoi livelli, e, visto il modo in cui urla il mio nome durante gli orgasmi, non devo essere poi così imbranata…

Ora devo tornare a casa, fare una doccia, pranzare e riposarmi. Nel pomeriggio vado a casa di Bruno, vuole farmi conoscere suo padre. Dice che è un tipo tosto, un playboy gentiluomo. I suoi sono separati da diciannove anni, praticamente da quando lui era un neonato, non so altro, non parla molto di sua madre, ma di suo padre sì, anche se sembra considerarlo più come un fratello maggiore… è strano, ma bello il loro rapporto… credo che sarà un piacere conoscere il Sig. Alessandro Monaco. E poi devo parlare con Bruno del suo compleanno; il prossimo sabato compie ventun’anni anni e ho intenzione di fargli un bel regalo… me! Ho già organizzato tutto; ho comprato un tubino nero, con inserti di pizzo sullo scollo a V , un completino intimo con perizoma degno del set di un film porno, calze autoreggenti velatissime, leggermente contenitive, (se posso aggiustare qualcosina qua e là, perché non farlo).

Faremo una cenetta romantica a casa mia, (le mie coinquiline torneranno a casa dalle proprie famiglie per le vacanze), e dopo mi spoglierò al ritmo di qualche canzone di Eminem, il suo artista preferito, sperando di risultare almeno un minimo sexy e di non svenire per l’imbarazzo. Non amo particolarmente il genere di musica che ascolta Bruno; nonostante io sia una romanticona senza speranza, i miei gusti musicali sono piuttosto bizzarri… Led Zeppelin, Queen, Doors, Pearl Jam, Muse, Green Day, Mark knoppfler … mi destreggio tra Rock, Punk, Grunge e Folk… il Rap proprio no! Prima di conoscere Bruno, il mio uomo ideale era il tipico rockettaro dai capelli lunghi e mossi, barba incolta, camicia, a quadri di flanella e jeans strappati… un uomo capace di provocarti un orgasmo solo con una chitarra e la sua voce roca e sensuale… poi è arrivato Bruno e il chitarrista è andato a farsi benedire!

Quando arriviamo di fronte al portone di casa mia, Bruno si sfila il casco e mi porge la mano per aiutarmi a scendere da quel “toro infernale” che odio profondamente e che più di una volta ha già attentato alla mia vita. Proprio non le reggo le moto su strada! Troppo alte, troppo massicce e rumorose… la sua “principessa”, come la chiama lui, una Honda NSR 125, rossa e bianca, è più dura delle panchine alla fermata del bus e sono pienamente convinta che tenti volontariamente di disarcionarmi ad ogni buca… insomma, io odio lei e lei odia me!

-Non guardare così la mia Principessa! Lo sai che è sensibile… così la offendi!-

-Quel mostro mi odia!-

-È una moto… non può odiarti!-

-E invece può, lo sento… È gelosa di me! E poi è scomoda! Cinque minuti lì sopra e perdo la sensibilità alle chiappe per tutto il giorno!-

-Vieni qui, scema! Te la farei perdere io la sensibilità alle chiappe…-

-Mi spieghi perché ogni mia parola rielaborata dal tuo cervello si trasforma nella scena di un film porno?-

-Non lo so… è un dono di natura!-

-Sei malato… non è un dono di natura!-

-Be’, allora… magari sono contagioso!-

-Non ci sperare…-

-Ok, mi arrendo! Aspetterò… e quando finalmente ti deciderai, sarò vecchio e decrepito e il mio “Big Jim” non ricorderà più cosa sia un’alza bandiera e allora rimpiangerai il pervertito che hai di fronte adesso!- Mi guarda col sorriso beffardo e rimette in moto la “principessa”.

-Big Jim? Sul serio?-

-Bisogna pur dargli un nome… Dragonball mi sembrava troppo infantile, e poi i capelli a punta darebbero fastidio nei boxer! A più tardi piccola…-

Uomini…

Il quartiere di Bruno è davvero perfetto; le case sono perlopiù villette, alcune bifamiliari altre singole, con piccoli giardini tutti ben curati. Un paio hanno anche la piscina e l’angolo barbecue. L’università dista circa quindici minuti a piedi; c’è un supermercato ben fornito, un bar con un delizioso gazebo, divanetti e tavolini in vimini bianchi e azzurri. C’è una farmacia, una ludoteca e accanto un piccolo parco giochi. I viali alberati offrono riparo a panchine di legno e a piccole aiuole fiorite… tutto ispira quiete.

La sua casa è una delle villette singole: ha il giardino sul lato sinistro, non ha la piscina ma, sotto un grande salice piangente si scorge un laghetto artificiale coperto da ninfee non ancora fiorite e ciottoli grigi levigati che ne segnano i confini; due grosse tartarughe d’acqua fanno capolino e mi osservano curiose, poi tornano indispettite a nuotare tra le foglie.

La casa è a due piani, color crema con una canna fumaria a vista ricoperta di mattoncini rossi come le tegole del tetto. Il portone d’ingresso è in legno, anch’esso sui toni del rosso, credo sia ciliegio, e ha due vetrate a mosaico ai lati.

Quando suono il campanello sono davvero nervosa; continuo a stropicciare l’elastico della manica della maglia e a stringere il labbro inferiore fra i denti, lo faccio sempre quando sono in ansia…

Quando si apre la porta sfodero il mio miglior sorriso che, però, muore sulle mie labbra ancor prima di aver preso forma…

Appena metto bene a fuoco l’immagine che mi si presenta, non riesco più a muovere nemmeno un muscolo, figuriamoci a parlare! L’uomo che apre la porta sembra appena uscita dalla locandina di un concerto rock: capelli lunghi castano scuro, ondulati, raccolti in uno pseudo chignon con ciocche ribelli che sfiorano le guance e il collo, una camicia a quadri nera e bianca, quasi del tutto sbottonata, linee e curve nere come petrolio disegnano un lungo sentiero che, dalla clavicola destra, scende fin sulla curva perfettamente scolpita del pettorale per poi trasformarsi in fiamme stilizzate che dal fianco si espandono sugli addominali, jeans chiari, sapientemente consumati e strappati sul ginocchio, i piedi nudi…

Il viso non ha certo niente da invidiare al resto del corpo: sopracciglia non troppo folte, scure, una ruga d’espressione solca la fronte spiovente, ha occhi così grandi che sembrano risucchiarti al primo sguardo… uno è verde come le foglie di una ninfea, l’altro ha il colore dell’ambra, una goccia di miele che cola in controluce dal cucchiaino e si tuffa nel tè. La bocca carnosa e il viso spigoloso sono coperti da una barba all’apparenza incolta di un castano poco più chiaro dei capelli… e io continuo a guardarlo con la certezza di aver stampata sul viso un’espressione da lobotomizzata che non è certo un bel biglietto da visita. Chi diamine è? Sto sognando? Bruno non mi ha detto di avere ospiti e sono certa che sia figlio unico…

-Cerchi qualcuno, signorina?-

-Ehm… io forse ho sbagl…-

-Lascia, papà, è per me!- Bruno mi viene incontro – Ciao, nanerottola!- Mi bacia, – Lui è mio padre, Alessandro! Papà lei è Velia!-

-Papá?!- Questo è tutto ciò che riesco a dire… e mi sento come se qualcuno, dall’alto, mi avesse appena tirato un brutto scherzo.

Alessandro

-Papà! Apri tu, per favore?

– Bruno, sto cucinando, porca puttana!- Chi cazzo è alle sette di sera?- Dovresti dire ai tuoi amici di non rompere all’ora di cena!-

Apro la porta e il mondo intero sparisce… vedo solo lei… chiunque lei sia: una chioma riccia rosso vino, lunga fino ai fianchi, occhi grandi da gatta, verde scuro, labbra carnose scolpite da mani sapienti, leggings neri e maglia lunga, stretta su fianchi morbidi come il resto delle sue forme, lo scollo della maglia lascia scoperta una spalla e una piccola farfalla stilizzata spicca sulla pelle bianca, sfiorando appena la spallina del reggiseno nero, Converse borchiate ed un’ enorme borsa con piccoli gatti multicolore su sfondo viola… una cazzo di “bimba dark” da succhiare neanche fosse un stecca di liquirizia.

Mi guarda, impalata sul portone, come se non avesse mai visto un uomo in vita sua; guance paonazze per la vergogna e labbro inferiore stretto dolorosamente fra i denti.

– Cerchi qualcuno?-

– Lascia, è per me…- Bruno scende le scale  due a due e le si fionda addosso baciandola;

– Ciao, nanerottola! Lui è mio padre, Alessandro; Papà, lei è Velia…- Il suo viso avvampa, temo possa incenerirsi per autocombustione da un momento all’altro;

-Papà?!- sono le uniche parole che le escono dalla bocca.

Sì, sono suo padre, anche se non si direbbe. Mio figlio ha vent’anni anni ed io trentasei.

Sono un fottuto ragazzo padre…

Non che Bruno non abbia una madre, ce l’ha eccome, una splendida, stronzissima madre, che dopo essere rimasta incinta del sottoscritto ad una festa e, dopo essersi fatta “convincere” dai suoi genitori a sposarmi per salvare le apparenze, mi ha mollato in meno di un anno con un neonato in braccio e mille sogni buttati nel cesso. Ora vive a Milano, ha sposato un bancario, uno di quelli che camminano e si muovono come avessero un bastone su per il culo, sempre in giacca e cravatta, che va a letto col pigiama di seta e sistema le pantofole ben allineate davanti al comodino, che va a teatro a vedere il Rigoletto e a casa ascolta Bach a volume moderato per non disturbare i vicini; niente a che vedere con uno come me che ha indossato la cravatta non più di cinque volte in tutta la sua vita, che dorme in boxer anche in inverno e che ascolta AC/DC, LED ZEPPELIN e DOORS a volume così alto da ritrovarsi spesso e volentieri la polizia alla porta…

Ho cresciuto Bruno (ha il nome del mio ex suocero… io volevo chiamarlo Jim, ma ovviamente non mi è stato concesso) da solo, con l’aiuto di quella santa donna di mia madre, che mi ha permesso di continuare a studiare e di vivere un’adolescenza quasi normale, senza mai colpevolizzarmi o rinfacciarmi niente. Ha trattato Bruno come fosse suo figlio, e lo stesso ha fatto mio padre, dopo i primi mesi di reticenza e delusione sempre stampati sul volto.

A venticinque anni, con laurea e specializzazione in tasca, ho comprato questa casa, l’ho ristrutturata con le mie mani e sono venuto a vivere qui, con un soldo di cacio di nove anni, ribelle, patito di calcio, moto e go kart come me, dagli occhi neri, stretti e profondi di sua madre… anche il carattere è suo… cazzo! La conosce appena ed è ugualmente diventato la sua copia fedele…

Comunque, ora ho trentasei anni, sono un avvocato niente male, un pugile mancato, un musicista e cantante rock a tempo perso e padre di un ventenne ” bastardo e tenebroso” che fa impazzire ogni donzella e che ha una fidanzata che mi ha appena mandato a puttane la testa… anche quella che non sta sul collo.

-Dunque, ti chiami Velia, giusto?-

-Sì…- i suoi occhi non smettono di fissarmi.

-Sembri una ragazza normale, casi di schizofrenia o roba simile in famiglia?-

-No, non credo… perché?- Lo sguardo fisso sulla mia camicia aperta, la lingua le scivola sul labbro inferiore e le dita stringono nervose la lunga collana di perle nere che adorna il suo collo, poi i suoi occhi tornano sui miei per un brevissimo istante e capisce… sa che mi sono accorto del suo imbarazzo, che immagino cosa gli sia passato per la testa… si alza veloce dalla poltrona di fronte a me per avvicinarsi a Bruno. Dovrei abbottonare questa stramaledetta camicia, ma non lo faccio, voglio ancora quegli occhi su di me.

-Allora non capisco proprio cosa ci fai con quel caprone di mio figlio!-

-Ehi, vecchiaccio! Smetti di metterla in imbarazzo… dai piccola, andiamo su!-

Salgono le scale lentamente e ho tutto il tempo di godermi uno spettacolo senza paragoni: il culo di quella ragazza è un’opera d’arte… fianchi da Pinup, natiche tonde e sporgenti… Cristo Santo quanto sarebbe bello mordere quel culo e poi sculacciarla per bene mentre… ma che cazzo mi prende?! È una ragazzina, anzi, peggio, è la “ragazzina” di mio figlio!

Ok, ho bisogno di scopare! Questa astinenza prolungata inizia a giocarmi brutti scherzi. Quando torna Christine?

Velia

Che diamine mi è preso?!

Che figura di merda!

Sono una deficiente, un’ebete, una… una… Cavolo, non trovo neanche il termine giusto per… Sono rimasta a fissarlo come una stupida, come una vecchia repressa davanti a uno spogliarellista, come una pervertita… ma che diamine ne sapevo io?! Certo che Bruno poteva anche avvertirmi, prepararmi… sì?! E che doveva dirmi?! Sai, tesoro, mio padre è un rockettaro strafigo, con pettorali e addominali da fare invidia al discobolo e tatuaggi da “cattivo ragazzo” su tutto il corpo e ha trentasei anni quindi preparati a sbavare non appena lo vedrai!

Dio mio, che situazione assurda! Quell’uomo non può essere vero! E i suoi occhi… quegli occhi ti incatenano l’anima alla testiera del letto e te la scopano senza pietà; è davvero schifosamente perfetto… se suona anche la chitarra, giuro che mi uccido…

-Ehi, piccola, mi stai ascoltando?-

-Oh, sì, scusami… Dicevi?-

– Pensavo che potremmo mangiare qui stasera, mio padre cucina benissimo!- (sa anche cucinare? Dio, ma che ho fatto di male per meritare tutto questo?!)

-Ok… se a tuo padre non dispiace…-

-No, figurati… Lui non si fa problemi… finché non tocchi i suoi vinili e la sua chitarra ti lascia vivere!- (chitarra?! Ho sentito bene?!)

-Suona la chitarra?-

-Sì, suona e canta in un gruppetto rock con altri amici che come lui ascoltano musica del giurassico o giù di lì!-      (voglio morire! Vi prego lanciatemi un fulmine dritto in testa! Devo cambiare discorso!)

-Senti, per il tuo compleanno avrei organizzato una cosetta… una cenetta romantica a casa mia… noi due… Soli!

-Per il compleanno? Ah, sì… giusto! C’è anche un programma per il dopocena?-

-Ne avrei uno… se per te va bene…-

-Non vedo l’ora…-

In un secondo mi afferra da dietro e mi stringe così forte da togliermi il respiro, le mani corrono veloci sotto la mia maglia e cercano le coppe del mio reggiseno… le dita, lunghe e perfide, individuano i miei capezzoli e iniziano la loro danza, una sensuale tortura che produce scosse e spasmi in tutto il corpo e mi incendia il bassoventre. Mi volto appena per cercare la sua bocca e la trovo lì, pronta ad assaggiare la mia e a farla sua senza sconti. Morde dolcemente i contorni del mio profilo fino alla spalla, per poi risalire verso le mie labbra gonfie e umide. Una mano oltrepassa prima l’elastico dei leggings, poi quello degli slip, stringendo presto in pugno il mio monte di Venere. Adora sentirmi completamente depilata, trovare libera la strada che porta le dita verso il solco delle grandi labbra, che allarga dolcemente picchiettando sul mio clitoride come fosse il tasto di un pianoforte da accordare, poi il palmo della mano si sfrega su di esso con movimenti lenti e circolari lasciando scie di fuoco al suo passaggio, mentre la punta delle dita sfiora la mia apertura umida e vi affonda senza alcun attrito. – Cazzo…piccola sei un fiume qui sotto! Adoro questa figa così stretta… Cristo Santo, sei bollente! Vorrei tanto aprirlo adesso il mio regalo di compleanno…-

Io inizio a strusciarmi sui suoi jeans, sento la sua erezione premere furiosa sulla mia schiena. Avvicino le mani all’elastico della sua tuta e lo scavalco, segno i contorni del suo sesso con le dita e poi lo stringo in pugno attraverso i boxer… lo sento gemere sul mio collo. Infilo la mano nell’apertura dei boxer e trovo la base di quell’asta dritta e dura che mi sta scavando la schiena; la circondo, la percorro fino alla punta già umida di liquido pre seminale che sfrutto per lubrificare le mie dita e inizio a masturbarlo con un ritmo lento, quasi snervante, poi il ritmo cresce assieme a quello delle sue dite dentro di me, sempre più veloce, sempre più intenso; il calore tra le mie cosce sembra raggiungere il cervello, mi sembra quasi di sentire il lamento dei miei neuroni ultra eccitati costretti a fare spola tra testa e basso ventre per sincronizzarli e godere a pieno di ogni sensazione, finché il tutto diventa “troppo” e le gambe iniziano a tremare, la “fame d’aria” mi coglie e la stanza prende a girarmi intorno…

L’orgasmo mi travolge e mi sconvolge, riesco appena a stringere le labbra per non urlare e dopo pochi secondi, un gemito sul mio collo accompagna lo scorrere di liquido caldo tra le mie dita… Bruno mi scosta i capelli dal viso e mi bacia dolcemente e nella mia mente, ancora sotto shock, appaiono due occhi meravigliosi, intensi, profondi… uno verde acqua ed uno color ambra… è a lui che ho pensato durante l’orgasmo… sono fottuta!

-Bruno! Tu e Miss Imbarazzo cenate qui?- Miss imbarazzo? E che ca..

– Si, papà!, che prepari?-

Il padre di Bruno apre la porta e si guarda intorno curioso; io nascondo la mano, ancora “sporca”, dietro la schiena e, ovviamente, il mio viso cambia colore ad intermittenza, attingendo a tutte le possibili sfumature del rosso…

– Vanno bene le lasagne?-

– Si, perfetto!-

Il suo sguardo si posa su di me, poi si sposta sulla mano che tengo nascosta… non dice niente, non sorride, non fa battute imbarazzanti… sembra infastidito, quasi deluso, lo sguardo indurito fissa lo spazio vuoto fra me e suo figlio.

  • Mostra alla signorina dove può lavarsi le mani e tu cambiati quei pantaloni prima di scendere a cena!-

Esce dalla porta ancor prima di finire la frase e resta solo l’eco dei passi pesanti sulle scale.

Guardo i pantaloni di Bruno e la vergogna m’inghiotte… la cena sarà un disastro! E intanto Bruno se la ride indicando le mie guance ormai in fiamme.

Alessandro

Non ho mai impedito a mio figlio di portare ragazza in camera, mai chiesto di non chiudere la porta, di non avvicinarsi al letto o altro; gli ho insegnato a prendersi cura di se stesso e della ragazza con cui intendeva fare sesso; io stesso ho comprato il suo primo pacco di preservativi e continuo a comprarli per entrambi. Sono sempre stato convinto che, per impedirgli di fare il mio stesso errore, sarebbe bastato parlargli chiaramente al momento opportuno, nella maniera più esaustiva e sincera possibile per responsabilizzarlo e renderlo libero da tabù inutili e pericolosi: e così ho fatto… e oggi, per la prima volta, rimpiango la mia scelta! Ma adesso basta! Sono un uomo cazzo! E lei è una ragazzina… ha un meraviglioso involucro, non c’è che dire, ma all’interno è pur sempre una mocciosetta col cervello a forma di Iphone e i neuroni che starnazzano … non è una donna!

Velia

La cena è stata un disastro! Non perché ci siano stati attriti o discussioni imbarazzanti, ma perché ho avuto la possibilità di conoscere Alessandro, di parlare con lui, di vedere il modo in cui interagisce con suo figlio e persino di sentirlo suonare e cantare… e quello è stato il colpo di grazia!

È semplicemente perfetto, non intendo solo fisicamente, (anche se il corpo di quell’uomo dovrebbe essere studiato e riprodotto in serie per la felicità di tutte le donne del pianeta); Alessandro è un vulcano in continua eruzione, la sua voce è calore che ti avvolge in un abbraccio carico di forza e sensualità, i suoi occhi parlano anche quando la bocca tace e scavano così a fondo, dentro di te, da lasciarti indifeso, alla mercé della sua innata curiosità. È energia pura, gioia e malinconia che si fondono e scorrono nelle sue vene trovando sfogo sulle corde di una chitarra che, fra le sue mani, diventa una donna da conquistare, amare, far giungere lentamente all’orgasmo con cura maniacale, come fosse quello l’unico scopo di una vita intera: regalarle piacere!

Invidiare una chitarra e voler essere al suo posto solo per poter essere sfiorata in quel modo dalle mani di un uomo, non era proprio la mia massima aspirazione, (specie se l’uomo in questione è il padre del tuo fidanzato, ha 16 anni più di te e ti considera Miss Nullità/Imbarazzo), ma è l’unica cosa che riesco a fare, anche adesso che sto cercando di dormire da quasi un’ora e ogni maledetta volta in cui chiudo gli occhi lo vedo qui con me, seduto sul mio letto e immagino quelle mani, così grandi e forti eppure così delicate, muoversi dolcemente sul mio corpo, esplorarlo centimetro per centimetro con sapienza, pizzicare e incendiare ogni mia terminazione nervosa, come fa con le corde della sua chitarra e poi… E poi le mie mani prendono vita… le mie dita corrono al ritmo dei miei pensieri, il respiro accelera e il cuore pompa così forte da sentirne i battiti in testa, ondate di calore percorrono il mio corpo in direzioni opposte infrangendosi nel medesimo istante sul mio sesso già sull’orlo del baratro… e lui è lì, sono sue le dita che s’insinuano fra le grandi labbra alla conquista del mio più intimo tesoro, e mentre le dita danzano veloci dentro di me labbra immaginarie lambiscono il clitoride provocandomi spasmi quasi intollerabili… sento il suo sguardo adorante e compiaciuto su di me, mi spinge ad andare avanti, a lasciarmi andare, a raggiungere il culmine del piacere e l’orgasmo arriva, potente e devastante come uno tsunami, e proprio come dopo uno tsunami, ciò che resta di me è distrutto: il senso di colpa consuma le poche forze rimaste e mi addormento su un cuscino di lacrime.

2) Mon chéri

Alessandro

Ho passato una nottata infernale! Non ho chiuso occhio…

Quando ho visto i primi raggi del sole ho imprecato così forte che anche l’alba è impallidita! È assurdo! Io che passo la notte col cazzo in tiro per una marmocchia? Potrei capire il contrario: Le “amichette” di Bruno mi hanno sempre sbavato addosso (e come dar loro torto? In fondo sono un gran figo!), la cosa mi ha sempre divertito, gratificato persino, ma poi Amen!

Ma questa ragazzina mi ha fottuto il cervello! Così è davvero troppo…

Sono le otto… la sveglia suona e io mi alzo dal letto con le palle così doloranti e stanche che non riescono neppure a girare! Vado in cucina per un caffè e mio figlio è già in piedi:

– Buongiorno…-

– Ciao pa’… che hai? Sembri un cadavere riesumato!-

– Grazie! Tu si che sai tirar su il morale! Fammi un caffè… Anzi due!-

– Ok! Che te ne pare di Velia?- Merda! Ci mancava solo questa!

– … sembra… ok!-

– Solo ok?- No! È adorabile, bella, così sexy che me la scoperei in ogni posizione umanamente eseguibile… Così va meglio?

– Sì… è ok! Che altro dovrei dire?-

– Non lo so, ma “ok” mi sembra un po’ riduttivo! È uno schianto! Certo, dovrebbe perdere qualche chilo sui fianchi…- Che? Ma che cazzo dice?

– E anche sul culo!- No, questo è troppo!

– Ma ha due tette che ti mandano al manicomio… grandi, morbide e i capezzoli sono…-

– Ehi, ehi, ehi! Basta così, grazie! Ti ho chiesto un caffè, non una lezione di anatomia femminile per trogloditi! Stai descrivendo una mucca o una donna? E poi dove cazzo li hai visti i chili in più? Ti piacciono le ragazze o gli scheletri? Cosa sei un paleontologo?-

– … no! È che mi piacciono più tipo Gwinett Paltrow!-

– Gwinett Paltrow è un palo della luce col caschetto alla Carrà… –

– Dai! Ma che dici? È perfetta! –

– Sì… come appendiabiti non c’è che dire!-

– Ah! Stai invecchiando pa’… mi sa che perdi colpi!- Te lo farei vedere io come sto invecchiando…

– Sarà… ma io preferisco mordere le chiappe di una donna, piuttosto che spolparne un femore! Questione di gusti! Vado a vestirmi, devo essere in studio tra un ora… Stasera vorrei casa libera, se è possibile!-

– Visite?-

– Forse!-

– Christine?-

– Può darsi!-

– Ok, con Velia ci vediamo qui e poi decidiamo!- E che cazz…

In ufficio ho la stessa attività cerebrale di una zombie… la mia unica fortuna è che sono il capo e nessuno può rompermi i coglioni se non ci sto con la testa! La mia segretaria continua a parlare di casi, protocolli, ecc. E io penso solo Velia, Velia, Velia…

Non mi accorgo neppure del décolleté da urlo di Graziana, una praticanda, che più volte mi ha deliziato con lavoretti niente male, in ginocchio sotto la mia scrivania…

Mi sbatte in faccia le sue “tettine” davvero insignificanti in confronto a quelle di Velia… oddio, no! La sto paragonando a Velia? Ma che diamine di malattia ho? Ok… ho bisogno di distrarmi e non posso aspettare Christine!

– Graziana!-

– Sì… avvocato?-

– Chiudi la porta… devo parlarti!-

– Certo…-

Chiude a chiave da brava bambina e si avvicina alla scrivania…

– Mi piace la tua camicetta… –

– Grazie… speravo la notasse!-

– Sembra che tu non abbia niente… sotto!-

– … nemmeno sotto la gonna… se vuole saperlo!-

Ecco un ottimo motivo per venire a lavoro!

Mi alzo dalla sedia e le sbottono la camicia; lascio scoperti i suoi seni appena sufficienti a riempirmi una mano; la spingo a inginocchiarsi e apro la patta dei pantaloni; lei tira fuori il “guerriero” e lo culla fra le sue tette leccandone la cappella gonfia; spingo la sua testa costringendola a prenderlo tutto in bocca… Sono rude, violento, ma non sono in vena di smancerie oggi, non lo sono mai, in realtà, ma di solito ottengo tutto con modi meno “aggressivi”…

Continua a succhiarlo come se non ci fosse un domani, ma, inspiegabilmente, il mio “guerriero” sembra non gradire; la verga si rifiuta di fare il suo dovere…

Che diamine ti prende, amico? Anche tu mi remi contro? Eppure stanotte te ne sei stato bello teso per ore pensando a “Miss Imbarazzo”, e ora mi molli sul più bello? Stiamo facendo una figura di merda, lo capisci? Cristo Santo… sto parlando col mio uccello!

“Bocca di rosa” si accorge della mia impasse e tenta inutilmente di porvi rimedio aiutandosi con le mani, ma non c’è niente da fare… lì sotto è tutto “clinicamente morto”, manca solo il cartellino del medico legale!

Una telefonata improvvisa mi toglie dall’imbarazzo:

– Va pure, Graziana! È una telefonata importante…-

Rimette a cuccia le tette e se ne va senza fiatare… questa me la paghi “Amico”… guerriero un corno!

Velia

– Bruno, non possiamo vederci da me?-

– No, piccola! Devi aiutarmi con la tesi e non posso portarmi venti libri dietro!-

– C’è internet… mai sentito parlare?-

– Spiritosa! Dai “nanerottola”… che ti prende? Sei ancora imbarazzata per mio padre? Non è poi così stronzo!- No, non lo è… è questo il problema!

– Ok, ok…Iil tempo della strada e sono da te!-

– Ti aspetto!-

Chiudo la chiamata e mi trattengo dal lanciare il telefono contro il muro!

Ma perché devono capitare a me queste disgrazie? Devo essere stata un mostro nella vita passata! Un boia, un inquisitore spagnolo, Jack lo squartatore…

Ho un ragazzo meraviglioso, il migliore mai conosciuto, desiderato da tutte le ragazze dell’università,  (docenti comprese!), e io che faccio? Mi prendo una cotta per suo padre? Sono da ricoverare!

Sono le 19.30; Posteggio di fronte a casa di Bruno, aspetto, seduta in macchina, chissà quale aiuto divino; bussano al finestrino e mi volto indispettita… È lui! Ho chiesto un aiuto, non un colpo di mannaia tra capo e collo!

– Ehi, ragazzina! Hai dimenticato come si apre lo sportello? Ti aiuto io… et voilà, les jeux sont faits! Ora puoi scendere!- È proprio uno stronzo… Dio quanto mi fa eccitare!

– … Aspettavo giusto che un gentile cavaliere giungesse in mio soccorso… ma mi accontento anche di te! Porti tu lo zaino? Grazie…-

– Wow… ieri eri Miss Imbarazzo senza lingua e oggi ne hai addirittura una biforcuta! Domani zanne e artigli?-

– Può darsi… imparo come si sopravvive nel castello del Conte Dracula!-

– Dracula… Addirittura? Che onore! Di solito mi danno dello “stronzo patentato”, E ora sono un conte!-

– Be’… sono una donzella ben educata… Conte!-

– Siamo piuttosto acide, oggi… dovresti fare più sesso!- Apre il portone e chiama Bruno ad alta voce, poi mi strizza l’occhio e scompare in cucina; io resto imbambolata come una stupida, con un diavolo per capello e… le fiamme dell’inferno nel bassoventre!

– Ehi, nanerottola, Sei arrivata finalmente! Che hai? Sei rossa come un pomodoro!-

– Le ho dato “io” il benvenuto! È già un miracolo che non sia svenuta… Miss Imbarazzo!-

– Papà!-

– Sto bene… il “conte” ha fatto il suo solito show! Ora saliamo su… devo risolvere un problema di “acidità”-

Guardo Alessandro con aria di sfida e gli strizzo l’occhio, lui non risponde, il luccichio di sfida nei suoi occhi si spegne di colpo… mi volta le spalle e torna in cucina coi pugni così stretti da far sbiancare le nocche! Che sia… Gelosia? Velia, smettila di fare film con la mente e tieni i piedi per terra!

In camera di Bruno sembra sia passato un ciclone: vestiti ovunque, almeno cinque paia di Nike sparse sul pavimento, con relativi calzini sporchi all’interno, la scrivania sepolta sotto montagne di libri, CD e DVD… alcuni anche porno!

– Almeno questi potevi farli sparire, prima di farmi entrare!-

– Ah, ecco dov’erano! Sono di Ezio, mica miei! Li ha dimenticati la settimana scorsa…-

– Sì, certo! E scommetto che ti servivano come materiale per la tesi!-

– Dai, piccola! Non li ho guardati… ma se vuoi possiamo farlo insieme!-

– Perché dovrei? Per avere la riprova di quanto il genere maschile sia squallido? No, grazie!-

– … solo un pezzetto… pochi minuti… giusto per “scaldare l’atmosfera”-

– Non dovevamo studiare? Anzi… non “dovevi” studiare?-

– Anatomia… la tua!-

– Sei proprio un cretino… comunque i porno non mi scaldano! Inventatene un’alta…-

– Come vuoi…-

Mi prende il viso tra le mani, mi bacia con arroganza, mi toglie il cappotto, infila le mani sotto il mio maglione e io… io non so cosa fare! È il mio ragazzo, cavolo… io devo pensare solo a lui, non a suo padre! Ho bisogno di spegnere il cervello… di lasciarmi andare!

Gli tolgo la felpa e bacio i suoi pettorali, li accarezzo e lascio che le dita scivolino giù fino all’elastico della tuta; lui stringe i miei seni e mi bacia il collo, facendomi perdere il contatto con la realtà… è davvero bravo, porca paletta!

Raggiungo il suo sesso e lo stringo in pugno, ne percorro la lunghezza e ritorno a stuzzicare il glande con le dita.

– Piccola, sei meglio di qualunque porno!-

– … lo prenderò per un complimento!-

– Ti supplico… fammi quella magia con la bocca!-

M’inginocchio e tiro fuori il suo “big jim”, evitando di ripensare a quel nome assurdo per non ridere! Lecco la cappella lucida e calda, la stringo tra le labbra e la succhio, con la punta della lingua ne seguo i contorni stuzzicandoli mentre la mia mano percorre velocemente l’asta su e giù…

– Così, piccola… ci sono quasi… sei fantastica!-

Dopo pochi istanti, con una mano mi prende per i capelli e mi tira indietro, con l’altra poggiata sulla mia, accelera il movimento finché non “viene” sporcandoci entrambi…

-Cristo, piccola… sei una maga! Ora tocca a te, però…-

Il suo Iphone vibra nella tasca dei pantaloni:

– Ehi! Come cazzo fai a chiamare sempre nei momenti meno opportuni? No, merdaccia, per tua fortuna avevamo finito, altrimenti saresti già morto! … stasera? No, nessun programma… ok, dammi una mezz’oretta, il tempo di riprendere fiato e ci vediamo lì. Ok, fratello a dopo-

-Devi per forza far sapere a tutti cosa facciamo e quando lo facciamo?! E poi “hai finito” solo tu!-

– Era Ezio! Mica uno sconosciuto…-

– Ah, beh, allora se era Ezio! Mandagli pure un video, o almeno una descrizione dettagliata… Poverino! Magari, la prossima volta gli riserviamo un posto in prima fila, così prende appunti! Vaffanculo Bruno… devo lavarmi le mani.-

– Dai piccola! Non fare la guastafeste, non gli ho mica raccontato tutti i particolari! Comunque lo sai che mi faresti impazzire se quella mano tu la leccassi… E se leccassi anche me dopo… magari potresti includerlo nel regalino per il mio compleanno… una bella POMPA CON ING…-

-Bruno! Sei disgustoso! Scordatelo! Se solo ti permetti a farmi uno scherzo del genere, te lo stacco a morsi! –

-Ok, ok… non ti scaldare, se non ti piace fa lo stesso… ma se cambi idea… sorprendimi! Ora diamoci un minimo di contegno e andiamo… stasera festa da Ezio…-

-Quindi non mangiamo qui?- Non so se essere felice o disperata…

-No… tra l’altro mio padre è al telefono con Christine, quindi è meglio sloggiare se non vuoi assistere a performance di sesso acrobatico sulle scale!-

-Chi è Christine?- Sesso acrobatico?

– Diciamo che è la sua più vecchia… SCOPAMICA, e , credimi, quei due ci danno dentro seriamente, e meglio non essere nei dintorni… a meno che tu non voglia prendere qualche appunto per il mio regalo di compleanno… Christine ci sa fare davvero!-

-E tu che diamine ne sai?- E tuo padre? Ci sa fare? Cavolo! devo smetterla di pensare a lui!

– Diciamo che mi è capitato un paio di volte di tornare a casa prima del previsto e senza essere sentito… Probabilmente non avrebbero sentito neppure un bombardamento… gli orgasmi di Christine fanno invidia agli acuti della Callas… devo ammettere che il mio vecchio ha una durata da record… Modestamente è un talento di famiglia! –

Troppe informazioni, troppo caldo, troppo tutto… devo uscire da questa casa.

– Andiamo, per favore, mi dai il voltastomaco!-

Alessandro

I ragazzi sono usciti, non ho nemmeno ascoltato quello che ha detto mio figlio prima di chiudersi il portone alle spalle, continuavo a guardare lei… come se non esistesse altro intorno a me. È una calamita per i miei occhi; ogni suo gesto, la sua voce, il suo fottutissimo profumo di frutta appena raccolta, il modo in cui tortura il labbro inferiore con i denti o intreccia una ciocca di capelli tra le dita per tenere a bada l’ansia e il disagio… Persino la sua “nuova” lingua biforcuta mi eccita da morire! È tutto maledettamente sbagliato ma ho il cazzo puntato a ore dodici da quando è entrata in questa casa e quando mio figlio l’ha trascinata in camera sua e ha chiuso la porta… beh… ho origliato, lo ammetto; e non so neanch’io quale santo mi abbia impedito di entrare e fermare ciò che stava accadendo! L’ho odiato… per un istante ho odiato mio figlio perché ha ciò che io bramo, e tutto questo mi sta dando sui nervi… Ho bisogno di scopare, di perdermi per tutta la notte tra le cosce di una donna “vera”, non di una ragazzina… Christine arriverà a momenti, sarà lei a farmi dimenticare tutta questa merda… oh sì! E lei quello che ci vuole per svuotare la mente… E non solo quella! Sperando che stavolta ci sia un minimo in più di collaborazione tra noi, giusto “guerriero”? Altrimenti ti appendo al chiodo!

Christine arriva, come sempre, in ritardo; le è sempre piaciuto farsi attendere.

È italofrancese, madre parigina, padre calabrese; slanciata ed elegante come la torre Eiffel, piccante come la ‘nduja…

È perfetta: capelli corti biondo platino, gambe lunghe e snelle, tette a pera che puoi tenere strette in una mano con capezzoli piccoli e appuntiti come spilli . Ha un’elasticità degna di una contorsionista e una bocca che fa magie… dico davvero! I pompini di Christine sono degni del premio Oscar per gli effetti speciali. Il cazzo sembra sparire interamente fra le sue labbra, la sua lingua fa certe piroette sulla cappella che riescono a fotterti le sinapsi lasciandoti in stato vegetativo… e poi il suo culo… la parte che preferisco, quella che “uso” di più: piccolo e sodo come marmo. Entrare lì dentro e come farsi un acido e viaggiare in mondi sconosciuti. Eh sì! Christine è la scopata più sconvolgente che possa capitare ad un uomo… proprio quello che mi serve adesso: sesso selvaggio e cervello in standby.

– Prego, Madame! Si accomodi!-

– Scusa il ritardo, cherì! Non sapevo che vestito indossare, e alla fine ho deciso… di non indossarne!-

Apre il cappotto di panno blu Cina e mi lascia a guardare sconvolto: è completamente nuda, fatta eccezione per un reggicalze blu e calze color carne…

– Christine… spero tu non abbia molta fame, perché temo che la cena dovrà attendere parecchio!-

– Non preoccuparti, Aléx… sono certa che troveremo altri modi per riempirmi la bocca…-

Non serve aggiungere altro.

Le nostre labbra si cercano e si trovano in un istante, le lingue danzano un tango passionale e violento. Christine mi avvolge le braccia intorno al collo e io la sollevo da terra permettendole di cingermi i fianchi con le sue gambe da ètoile. La sbatto sul muro senza troppi complimenti; le piace il sesso “nudo e crudo” ed io non ho certo tempo e voglia di smancerie… Ho bisogno di spegnere il cervello, di annegare in lei per sfogare questo senso di frustrazione che mi pesa addosso. Continuo a inchiodarla a muro con colpi decisi e lei risponde strusciando il suo sesso contro la patta dei miei jeans che sta per esplodere. La adagio sulla scrivania e inizio a spogliarmi, ma le sue mani sono più veloci e sento i bottoni dalla camicia tintinnare sul parquet. La sua lingua percorre le linee dei miei tribali fino a giungere alla cintura dei pantaloni. È in ginocchio, di fronte a me, e io so già che sta per fare una delle sue magie… I jeans scivolano sulle mie caviglie alla velocità della luce e i boxer li seguono a ruota… Christine sorride diabolica ed estasiata; mi conosce già , ma rimane sempre meravigliata di fronte alle mie “virtù”. Schiude le labbra e le lascia scivolare sulla mia cappella, un fremito mi raddrizza l’intera colonna vertebrale e arriva sparato al cervello. Poi prende in pugno la mia asta e con la lingua setosa segue il percorso segnato dalle vene pulsanti sino alla base. Pochi istanti dopo, il mio “guerriero” scompare tra le sue labbra, mentre la sua mano esperta cattura i miei testicoli stringendoli e massaggiandoli e le dita stuzzicano lo scroto mandando in tilt il mio sistema nervoso. Le afferro la nuca e mi lascio inghiottire, cullare dal ritmo con cui mi succhia via ogni pensiero, ogni briciola di malumore. Finché esplodo nella sua bocca e crollo anch’io in ginocchio con la testa così leggera che sembra non esserci più.

Dopo aver “consumato il suo pasto”, Christine gattona ,sensuale come una pantera, verso il morbido tappeto di fronte al camino acceso. Mostra fiera il suo culo come fosse un trofeo … Ed io ho tutte le intenzioni di vincerlo! Mi libero le caviglie dai jeans e la raggiungo. Le allargo le natiche calde e lascio scorrere la mia lingua sul solco che conduce alla mia meta. Con le dita raggiungo le pieghe fradice del suo sesso e la penetro violentemente facendola trasalire; mi spingo nei meandri del suo corpo e con l’indice umido disegno cerchi infuocati sul clitoride gonfio e pulsante; sento la sua figa stringersi attorno alle mie dita e il suo corpo andare incontro ai miei affondi seguiti da mugolii di piacere sempre più intensi. È pronta ad esplodere e il mio cazzo è di nuovo in tiro, così affondo in lei velocemente, riempiendola in un sol colpo. Stringo i suoi fianchi fra le mani e me la sbatto senza tregua schiaffeggiando quelle natiche che tra un po’ si inchineranno al mio volere. Le stoccate sono sempre più intense, veloci, profonde; i mugolii si trasformano in gemiti poi in grida di piacere finché sento le pareti bollenti del suo sesso contrarsi e stritolare il mio “guerriero” portando anche me al culmine del piacere… Andiamo avanti così per un paio d’ore, fermandoci di tanto in tanto per reintegrare un po’ di liquidi con del buon vino. Al quinto bicchiere la mia mente è sgombra da ogni pensiero, l’unica testa funzionante è quella “al piano di sotto”! Sono pronto per un altro round, ma ne ho abbastanza dei giochetti da bambini, adesso voglio ciò che mi spetta, voglio il mio di trofeo… Basta scherzare!

Afferro i suoi capelli fra le dita e spingo il suo viso sul tappeto, esploro il solco fra le sue natiche con due dita e la penetro con arroganza; Christine ringhia ma assorbe quell’intrusione venendomi incontro e stabilendo il ritmo per prepararla al mio “trionfo”. Con una mano mi godo il suo culo e con l’altra la gratifico stuzzicandole il clitoride. Le dita che allargano quel piccolo anello di muscoli diventano tre, poi quattro, finché la sua mano inumidita di saliva non raggiunge la mia cappella preparando anch’essa all’incontro. Spingo la punta della mia verga fra le natiche, Christine inarca la schiena e geme, poi inizia a muoversi per assecondare i miei affondi e in pochi secondi sono dentro… Tutto dentro… Meravigliosamente dentro, e mi muovo come un forsennato per raggiungere il piacere. Tra i nostri gemiti si insinua un rumore estraneo, voci familiari che provengono dal fondo della stanza. Mi giro di scatto e “lei” e lì, mano nella mano con Bruno. Velia è lì, sulla porta, il viso paonazzo e gli occhi fuori dalle orbite. Cerco di pensare ad un modo per tirarmi fuori, in tutti i sensi, da quella situazione assurda, ma non me ne dà il tempo, è già scappata via, mentre mio figlio se la ride appoggiato alla ringhiera e non la insegue, anzi, chiude la porta alle sue spalle e sale le scale verso la sua stanza continuando a ridere… E io muoio dentro. In ginocchio, nudo come un verme, con Christine che cerca il suo cappotto, imbarazzata, e io che riesco solo a pensare a Velia, ai suoi occhi sconvolti e al fatto che, dopo questo, non la rivedrò mai più.

Christine recupera il cappotto e lo indossa, mi osserva stranita ma quasi divertita.

– Serata… Interessante! Dovremmo ripeterla… Magari con un pubblico più adulto, meno… Suscettibile!-

– Hai visto come mi ha guardato?-

– Dai! Bruno è adulto ormai, non è un probl…-

– Non stavo parlando di lui… Velia è scappata via senza neanche darmi il tempo di spiegare, di…-

– E cosa c’è da spiegare? E poi, perché dovresti darle spiegazioni? Non sei suo padre, non stavi mica tradendo sua madre!- ride,

– Era solo imbarazzata, Le passerà…-

– Non è questo… È che… Mi ha guardato come fossi un pervertito, un puttaniere; io… Forse dovrei chiamarla… Dovrei spiegarle che… si, Forse dovrei…-

– Aléx… Che succede? Cosa c’è fra te e quella ragazzina?-

– Come? Che cazzo vai a pensare? E la ragazza di mio figlio! Che diamine dovrebbe esserci? È poco più che una bambina… Non sono mica un mostro! È solo che… Mi dispiace, ecco tutto!-

Continuo a cercare i miei cazzo di vestiti senza guardarla in faccia; mi conosce da troppo tempo e a volte sembra leggermi nel pensiero,

– Ok, Mon tresor! Farò finta di non aver visto niente! Magari mi sbaglio, magari è solo una mia impressione e non hai lo sguardo di uno che è appena stato beccato dalla moglie tra le cosce dell’amante… Ma… Se invece avessi ragione… Fa’ attenzione mon amour! Sono due i bambini che soffrirebbero in questa storia… E uno è tuo figlio!-

Mi bacia dolcemente sulle guance ed esce chiudendosi la porta alle spalle.

Io resto fermo come un coglione… Le parole di  fanno eco nella mia testa ma continuo a pensare a quella “piccola donna” e a quanto vorrei stringerla fra le mie braccia in questo istante, consolarla, dirle che ciò che ha visto in realtà non significa niente, che ho dovuto distrarmi per non pensare a lei, perché IO NON POSSO PENSARE A LEI… Ma che cazzo stai dicendo? Parli come se quella ragazzina fosse cotta di te! Ti piacerebbe eh?! Coglione! Era solo imbarazzata, hai fatto la figura del porco e lei è scappata! Tutto qui, amico!

Eppure io ho visto qualcos’altro in quello sguardo, qualcosa che mi ha fatto sentire in colpa… Ma qui l’unico che ha colpa è mio figlio! Non l’ha neanche seguita per tranquillizzarla, e di certo non l’ha neppure chiamata per sapere come sta! Per quale cazzo di motivo sono rientrati così presto?! E perché non ha suonato il campanello prima di entrare?! Sa che deve farlo, è la regola, la “Mia” regola.

Salgo le scale come un invasato, sto per scagliarmi sulla porta quando sento la voce di Bruno che parla al telefono:

– Tranquilla, piccola, è tutto ok!-, forse mi sono sbagliato su di lui.

– Si, ci sarò, niente potrà impedirmelo! Sono così felice che tu sia riuscita a liberarti per il mio compleanno… Ho già organizzato tutto, e mio padre mi reggerà il gioco! Non preoccuparti, tu pensa a come giocartela con Silvio, A Velia penso io… Ora dammi un indizio sul mio regalo di compleanno… Non vedo l’ora di scartarti per bene!-

– Bruno! Con chi stai parlando?!-

– Devo andare, Monia, ci sentiamo più tardi. Papà, non si usa più bussare?-

– Potrei chiederti la stessa cosa, coglione, ora rispondi… Chi era al telefono?-

– Un’amica… Beh, in realtà è la fidanzata di un amico, ma… Diciamo che adesso preferisco la sua compagnia a quella del mio amico! Comunque, arrivi giusto in tempo, mi serve il tuo aiuto. Velia ha organizzato una cenetta romantica con annesso “dopocena” per il mio compleanno, e sarebbe tutto fantastico se non fosse che mi ero già organizzato con i ragazzi per un campeggio da urlo… –

– E… Monia? Suppongo verrà anche lei al campeggio… Giusto?-

– Esattamente… In pratica è lei “l’urlo” e io non posso farmi scappare questa occasione! Cioè, Velia è fantastica, ha dye tette pazzesche anche il resto della carrozzeria non scherza, ma è una frana! Stiamo insieme da due mesi e a letto facciamo ancora solo le stronzate da ragazzini! E ora si è messa in testa di “donarsi” giusto per il mio compleanno… È un casino! Monia ha già organizzato tutto, e lei è… Cazzo, lei si che ci sa fare!- Ma che razza di uomo ho cresciuto?

– Quindi, papà, la sera del mio compleanno, Ezio manderà un messaggio a Velia, dicendole che mi hanno “rapito” per festeggiarlo fra soli uomini, e tu dovrai confermare, se Velia dovesse chiedertelo! Ma dopo lo spettacolo di stasera, dubito che metterà ancora piede qui… A proposito, Christine ha un culo da Oscar!- Ride, schiacciandomi l’occhio, e io penso soltanto che, se non fosse mio figlio lo avrei steso con un pugno.

– Perché ti stai comportando così con Velia? Perché non la lasci e basta?-

– Scherzi, vero? Non ho ancora finito di divertirmi con lei! E poi… Mi piace… Le voglio bene! Non è niente di serio, ma è un passatempo niente male…-

Devo uscire da questa stanza o rischio seriamente di commettere qualcosa di cui mi pentirei amaramente; Ho la testa che mi scoppia e non riesco a pensare lucidamente… Sono pure ubriaco!

Vorrei solo prendere a pugni il muro fino a sfondarlo, chiudermi in una stanza e buttare via la chiave… Ho perso la ragione! Ecco cos’è! Quella ragazzina mi ha fottuto il cervello e adesso non so più come riprendere le redini della mia vita e tornare ad essere me stesso. È tutto così assurdo, paradossale… Non posso credere che stia succedendo a me.

Devo calmarmi, devo recuperare almeno un briciolo di lucidità… E devo parlare con mio figlio… Da uomo a uomo… Prima di spaccargli la faccia!

Meglio farsi una doccia, magari mi calma un po’ i nervi…

Non riesco a capire cosa gli frulli per la testa, anche se dubito che sia quella che ha sul collo la testa con cui ragiona ultimamente …

Ok, ha vent’anni, è un concentrato di testosterone e arroganza, è bello come un dio greco, (e non lo dico certo perché è mio figlio, anche perché da me ha preso ben poco), e forse io non sono proprio un perfetto esempio di virtù da seguire; ma, nonostante mi sia scopato qualsiasi “fanciulla” mi abbia respirato accanto, non ne ho mai illusa nessuna, mai spezzato un cuore, anzi, è stato il mio di cuore ad essere scalfito di tanto in tanto, ma niente che potesse lasciare cicatrici profonde, grazie al cielo… A parte Agnese.

Entro nella doccia e il getto d’acqua calda colpisce la mia schiena; lentamente i nervi si distendono e il martellio alle tempie si attenua. Penso a come si sentirà adesso Velia, e a come reagirà quando quel coglione di mio figlio la mollerà con un pretesto del cazzo per andare a farsi i suoi porci comodi; forse dovrei essere orgoglioso di avere un playboy in casa, ma proprio non ci riesco, non se a fare le spese di tutto questo è Lei. La mia “bimba dark”, la mia “piccola serpe”, la mia “donna/ragazzina”…

Che diamine sto facendo?! Mi… mi sto masturbando?! Il mio “guerriero” è duro come il marmo e la mia mano lo percorre senza ritegno… Mi sto facendo una sega pensando alla ragazza di mio figlio?! Cristo Santo! Sono un maledetto pervertito! Ma nonostante mi senta una emerita merda, non riesco a smettere: più penso a lei, più la mia mano diventa frenetica. Con la mano libera mi appoggio alle piastrelle nere del box doccia, respiro così velocemente che mi sembra quasi di svenire, e la vedo lì, con me, sotto il getto d’acqua bollente, nuda come mamma l’ha fatta, in ginocchio, con la bocca piena di me e le unghie conficcate sulle mie natiche, intenta a succhiare via anche la mia anima… Sempre che io ne abbia una.

L’orgasmo è intenso, quasi scioccante. Vengo schizzando senza ritegno il vetro del box, gemendo come un fottuto quattordicenne davanti ad un giornaletto porno. Mi faccio schifo, ma è stata la sega più intensa e soddisfacente di tutta la mia vita.

Esco dal bagno asciugandomi distrattamente. Mi sento stanco, angosciato e il “guerriero” non vuole saperne di tornare al suo posto nonostante i “maltrattamenti” di prima. Mi infilo un paio di boxer, non senza difficoltà, i pantaloni neri della tuta e una canottiera; fuori fa un freddo boia, ma in casa si sta da Dio. Scendo in salotto, mi verso un un’abbondante bicchiere di Jack Daniel’s e mi butto sul divano. Il silenzio intorno mi sta innervosendo, mi sento colpevole eppure non riesco a togliermela dalla testa. Ripenso a quel cespuglio di capelli ricci color del vino, quello rosso, corposo, fruttato, quello che ti fa dimenticare il tuo nome già al secondo bicchiere, due occhi verdi di una grandezza mai vista prima, ciglia lunghe da bambi, labbra lucide, gonfie, morbide, schiuse per la sorpresa e l’imbarazzo e quel corpo da “Miss Mediterraneo”, che… – Cristo Santo! Questi boxer mi stanno uccidendo, sembrano più piccoli di due taglie… Sei di nuovo eccitato, coglione! Pensi alla fidanzata di tuo figlio e ti si drizza nelle mutande… Sei un pervertito di merda!

Devo dormire… Dormire senza sognare… Sognare chiunque, ma non lei…

Velia

Sto male! Mi sento triste, confusa, tradita… Ma tradita da chi? Forse da me stessa, perché ciò che provo per quell’uomo è così insensato, sbagliato o forse proprio da lui perché non prova ciò che sento io! E come potrebbe? Io per lui sono solo miss imbarazzo! E lei… Be’, lei è una donna, una “donna vera”, non una ragazzina che si prende una cotta, alla velocità del vento, per un uomo completamente al di fuori della sua portata! Lei è una donna, io no… E lui è un uomo… E non sarà mai il “mio uomo, devo farmene una ragione! Basterà stargli lontano per un po’, aprire bene gli occhi e guardare tutto da un’altra prospettiva e… Passerà!

Allora perché sono in macchina da un’ora, sotto la pioggia, a piangere come se avessi perso la cosa più cara al mondo? Perché sento un vuoto assurdo allo stomaco e non riesco a reagire? Perché la odio come se avesse rubato qualcosa che mi appartiene? Perché vorrei prenderlo a schiaffi come se mi avesse realmente tradito?

Scendo dall’auto e mi dirigo verso casa; continua a piovere fuori e dentro me…

Ho bisogno di dormire… Dormire senza sognare… Sognare chiunque, ma non lui!

3)Chiamami Vlad!

Alessandro

È Sabato pomeriggio; c’è un tempo da lupi e mio figlio è appena uscito con gli altri decerebrati per un fine settimana da “urlo”, come dice lui! Le uniche urla che sento io sono quelle dei miei coglioni che imprecando in tutte le lingue del mondo! Che Natale di merda  mi aspetta… Non ho nemmeno fatto l’albero!

Di Velia nemmeno l’ombra, nessuna notizia… Ho provato a chiedere in maniera discreta a Bruno, ma niente, dice solo che sta bene e che non c’è nessun problema! E intanto è passata quasi una settimana… 6 giorni per l’esattezza… 6 interminabili giorni da quando è scappata via senza nemmeno permettermi di spiegare… Che poi, cosa c’è da spiegare? Non devo spiegazioni a nessuno! Lei non è “mia” ed io non sono “suo”… Sono un idiota! Continuo a sperare che sia fuggita per gelosia, come se fosse possibile che anche lei provi per me la stessa attrazione illogica che sento io, come se lo sguardo che ho visto disegnarsi sul suo volto in quell’istante, potesse celare qualcosa in più del semplice imbarazzo misto a disgusto e forse pena per un padre single che si scopa un’amica sul tappeto del salotto, senza alcuna considerazione o rispetto per il figlio che, da un momento all’altro può rientrare in casa. Ma, in fondo, che ho fatto di così orrendo? Non sono un santo, lo so, ma dove sta scritto che, quando si diventa genitori, si debba smettere di essere uomini? E poi, a me, il sesso piace così, selvaggio, quasi primordiale; il romanticismo, le smancerie,  le coccole… Non sono mai stato un tipo da coccole… Non sono mica un gatto! Eppure, devo ammettere che il pensiero di venerare il suo corpo, dopo averlo fatto tremare e contorcere per ore, mi ha sfiorato più di una volta… Arricciare fra le dita i suoi capelli, contare una ad una le lentiggini che ha sulla spalla e seguire con la lingua i contorni di quella farfalla, scoprire quale tonalità di verde assumono i suoi occhi dopo un orgasmo, succhiare quel povero labbro che martirizza coi denti quando è in imbarazzo…Porca troia! Sono fottuto! Sono completamente andato!  È tutto inutile! Ogni tentativo di arginare questa “perversione” è inutile! Ci provo con tutte le mie forze a scacciarla via dalla mia mente, a bandire quello sguardo dai miei pensieri, ad essere razionale; la sento quella vocina gracchiante, nella mia testa, ripetere incessantemente quanto tutto questo sia privo di ogni logica, dannatamente sbagliato, pericoloso e, oserei dire, letale… Eppure, Velia è qui, dentro di me… i suoi occhi eludono ogni divieto, la sua voce sovrasta quell’odioso gracchiare e accarezza le poche sinapsi ancora in funzione mandando a puttane quel po’ di maturità conquistata a fatica in trentasei anni di vita… Il risultato è devastante su ogni fronte; ho mal di testa, il mio bicchiere di Jack è ancora intatto, i miei testicoli urlano e il mio GUERRIERO, chiuso nei boxer, attende con ansia di vincere una guerra  già persa in partenza!  – Non è possibile, Porca troia!- impreco lanciando il bicchiere ancora pieno dritto sul muro di fronte a me.

Fuori si è scatenato il diluvio, di uscire non se ne parla, ma, in fondo, il mio umore e più grigio del temporale; Mi butto sulla mia poltrona di pelle; dal giradischi Mike Jagger e i suoi “Wild Horses” riempiono il vuoto che mi circonda. Stringo la testa tra le mani, gli occhi serrati come se il buio potesse inghiottire i miei pensieri sporchi e fare tabula rasa  nella mia testa.

Suonano alla porta e le mie imprecazioni hanno ormai raggiunto il cielo, tornando indietro con una lettera di sentite scuse firmata dall’Altissimo. Non guardo neanche dallo spioncino; apro la porta già pronto ad azzannare alla gola chiunque si sia permesso di dare il colpo di grazia alle mie palle già doloranti e… Lei è lì, di schiena, come pronta a scappar via… Di nuovo. Il viso cupo, gli occhi  gonfi di lacrime, si stringe nel suo cappotto inzuppato mentre una ciocca  di capelli, appesantiti dalla pioggia, delinea il suo profilo sino a sfiorarle le labbra e io mi domando se questo sia un miracolo o un castigo divino… Forse è un sogno, o più probabilmente il Jack Daniel’s, anche se ricordo bene di non averlo bevuto, la macchia sul tappeto e i vetri sparsi sul parquet ne sono la prova, eppure mi ritrovo a pizzicarmi il braccio e a sbattere più volte le palpebre per essere certo che lei sia vera, che sia realmente lì dove io la vedo, in carne ed ossa, e non solo frutto della mia fantasia perversa.

– Perdonami… Non volevo disturbarti… È solo che… Ecco, volevo solo chiederti se Bruno è in casa… Non risponde al cellulare… Noi avevamo un appuntamento… Ma  forse lo ha dimenticato… Forse si è addormentato!-  O forse  mio figlio è solo un coglione che ha ben pensato di lasciare a suo padre la patata bollente… Grandissimo figlio di…

– Velia… Entra, sei fradicia! –  Niente battute equivoche, idiota! E smettila di spogliarla con gli occhi!

– Sicuramente Bruno non ha avuto il tempo di chiamarti… È stato “rapito” da Ezio e gli altri per un campeggio fra soli uomini e gli hanno impedito di portare il cellulare… Ero certo che ti avessero avvertita, altrimenti…-

– Ezio?… Dovevo immaginarlo!- Nei suoi occhi Un misto di rabbia e delusione          

– Be’… Mi dispiace di averti disturbato, io… Ero preoccupata… Ma ora vado via, scusami ancora… Buonanotte e Buon Natale!- Non posso lasciarla andare così … No, tu “devi” lasciarla andare razza di imbecille!

– Velia, aspetta!-  Ti sei appena fottuto con le tue stesse mani, testa di cazzo!

– Entra un attimo, puoi asciugarti un po’ accanto al camino e… Ti preparo una cioccolata calda, ti prenderà un accidente se vai in giro così!- Che tenero! Ti preoccupi per lei… Sei solo un lupo travestito da agnello!

– Persino Dracula starebbe a digiuno pur di non uscire con questa pioggia!-

– Io… Io non credo che…-

– Prometto di fare il bravo! Niente battute sconce, niente terzo grado e niente morsi sul collo prima di mezzanotte!- Un timido sorriso le rasserena il viso e illumina il mio mondo interiore.

– Ok… Ma porto sempre un paletto di frassino nella borsa e non ho paura di usarlo, Conte…-

– Bene! Si accomodi fanciulla e mi chiami pure Vlad!-.

La aiuto a togliersi il cappotto e immediatamente mi pento di averla convinta a restare. Non è più la bimba dark di qualche giorno fa, stasera è una vera e propria donna… Il vestito nero che indossa permette a tutte le sue curve di prenderti a sberle, la scollatura contiene a stento due seni su cui Madre Natura sembra aver messo tutto il suo impegno, i capelli, raccolti in una crocchia,  lasciano scoperto il collo; una chiave di violino con orecchie, baffi e coda da gatto, appare fra le scapole e poi quel culo… Dio mio! La forza di gravità su quel culo si annulla

– Stavi cenando? O forse aspettavi qualcuno… Sai, con la casa libera…-

– Non aspettavo nessuno e… A proposito di quello che stavi pensando… Mi dispiace per quello che hai visto… io e Christine, intendo… Di solito uso la camera da letto per certi “ incontri” e, di solito, mio figlio usa avvertirmi o per lo meno suonare al citofono prima di piombare in casa. È  una regola qui… Ti sarai fatta un’idea orrenda di me… Ma non sono così… cioè, sono così, ma non “proprio così”- Bene se prima pensava che tu fossi solo un maniaco adesso ha la certezza che sei anche un idiota… Ottima arringa avvocato!

– Ok, aspetta, ricominciamo…-

– Non devi giustificarti, questa è casa tua, puoi fare “sesso acrobatico” dove vuoi!- Il suo viso cambia espressione, s’incupisce di nuovo,  stringe il labbro fra i denti così forte che sembra quasi stia per sanguinare, ma non è imbarazzo, o almeno non solo quello… c’è qualcosa di più; nervosismo, rabbia… forse un pizzico di gelosia, o forse lo sto solo immaginando.

– Sesso acrobatico?-

– Be’, sì, insomma… Si sta bene in casa, quel camino è una bomba! –

– È la parola SESSO a provocarti quelle sfumature rosso fuoco sulle guance o sono le ACROBAZIE?- Stai ballando il Tip Tap su un campo minato idiota! Un passo falso e finisci a pezzi.

– Non lo so, probabilmente ho qualche trauma infantile da circo…-

Riprende timidamente a sorridere e nel mio cuore cessa di colpo la tempesta… È pazzesco l’effetto che mi fa questa ragazzina… Donna.

  Velia

Non credo di essermi mai sentita così in imbarazzo, eppure non vorrei essere in nessun altro posto al mondo…

C’è qualcosa di magico in questo istante,  qualcosa che mi blocca  il respiro e mi tiene in bilico tra una realtà sbagliata e pericolosa e il desiderio spasmodico di lasciarmi andare alle sensazioni che quest’uomo mi provoca. Il suo profumo  è mare in tempesta, è sabbia rovente sui corpi bagnati esposti al vento fresco della battigia, dapprima brucia la pelle e l’anima, poi lascia spazio al tepore che da sollievo e rigenera… Può, un uomo far bene e male al contempo? Be’, lui può … Lui scatena in me una guerra tra ragione e sensi, paura e incoscienza, che, inaspettatamente, mi fa sentire viva… E che probabilmente mi porterà dritta all’inferno!

– Hai freddo?-

– Che? Oh, no! Scusa ero sovrappensiero…-

– Hai la pelle d’oca, sicura di non avere freddo?- Credimi, il freddo è l’ultimo dei miei problemi in questo momento… Ho certe vampate che neanche in menopausa…

– No, è tutto a posto, ormai sono quasi asciutta- Ma se continui a guardarmi così,  non lo resterò a lungo! Oddio, ma che mi succede? Sono una gatta in calore adesso?

– Ti preparo qualcosa di caldo, tè o cioccolata?-

– Tè, grazie- Ma “te” nel senso di “tu”, magari nudo sdraiato sul divano… Quello si che sarebbe qualcosa di caldo! Ok, sono ufficialmente una pervertita, un’assatanata senza ritegno!

– Posso dare un’occhiata ai vinili? Tuo figlio ha detto che, per sopravvivere in questa casa, bisogna stare lontani dai tuoi vinili e dalla tua chitarra…-

– Be’, di solito è così, ma posso fare un’eccezione, se mi assicuri che i tuoi gusti musicali non coincidano con quelli di Bruno…-

– Oh no! puoi stare tranquillo, Bruno ascolta “rumore”, io musica!-

– Tipo? Perché, sai… C’è musica e musica!-

– Led Zeppelin, Queen, Doors, Pearl Jam, Nirvana, Elvis… Posso continuare se vuoi!-

– Oh creatura divina discesa tra i mortali, che diamine ci fai con quel tamarro di mio figlio?- Sorride, mi prende la mano e la sfiora con le labbra e io inizio seriamente a chiedermi cosa diamine ci faccio con suo figlio e perché non sono nata dieci anni prima… Il mio corpo risponde a quel tocco perdendo per un attimo stabilità; le ginocchia sembrano voler cedere e sono costretta ad appoggiarmi al ripiano dei vinili per evitare di spalmarmi sul pavimento, (ovviamente il tacco dodici non è mai stato un mio alleato, figuriamoci adesso); il risultato è che Alessandro si accorge del mio imbarazzo, mi lascia la mano e si allontana  con un sorriso velato di amarezza sulle labbra ed io sento un vuoto improvviso tra cuore e stomaco così forte che fa un male cane, come se avessi perso l’occasione di una vita… Avrebbe tutte le ragioni di considerarmi una ragazzina stupida e isterica, io stessa inizio a pensarlo…

Alessandro

Che cazzo mi è saltato in testa? Il baciamano!! E chi sono? Casanova?

Quella ragazzina mi considera già un pervertito e io butto benzina sul fuoco?

Mentre preparo il tè lei continua ad armeggiare tra CD e vinili e dopo pochi istanti dalle casse dello stereo la voce del RE LUCERTOLA si diffonde nella stanza… La canzone che ha scelto è “ Touch me”, ed io mi chiedo se ne conosca davvero il significato, se mi stia, neanche tanto velatamente provocando, o se è davvero soltanto una marmocchia con ottimi gusti musicali e ingenuità da vendere…

Dall’angolo cottura ho una perfetta visuale del mio “tempio della musica”, posso osservare senza essere visto,  spiarla senza che se ne accorga.

La sensualità di una donna è davvero una dote innata, non si apprende, non si acquisisce con l’esperienza, è un dono che Madre Natura elargisce con parsimonia a poche elette; una scintilla chiusa in un piccolo scrigno, che si apre al primo vagito e si chiude solo dopo l’ultimo respiro. Non ha età, non ha nulla a che fare con la bellezza oggettiva di un corpo o di un viso, quello è solo un valore aggiunto; La sensualità scorre nelle vene, Si insinua negli sguardi, nei gesti, anche in quelli più banali, ed è spesso inconsapevole… Velia è questo! Pura e inconsapevole sensualità!

Appoggiata alla mia scrivania di noce, guarda affascinata la copertina di un vinile, picchiettando le unghie sul legno scuro al ritmo della musica, poi si china per Guardarne altri e mi lascia interdetto a squadrare un culo che è un’opera d’arte… Mio caro Jim, che cazzo faresti tu al mio posto? This is the end…

  Velia

So che mi sta guardando, lì dalla cucina, dalla sua “zona protetta”, sento il suo sguardo sfiorarmi la pelle, ed è caldo come il suo profumo…

Voglio metterlo alla prova  devo capire cosa c’è tra noi, se è tutto frutto della mia mente contorta o se esiste davvero la possibilità che lui voglia me.

Mi sto spingendo troppo oltre, lo so, ma devo saperlo; e quando l’avrò saputo… Be’ sarà un disastro in entrambi i casi!

La collezione di vinili di Alessandro è davvero fantastica! Catalogata in modo, oserei dire maniacale. Di Molti album ha la versione in LP, CD e persino in musicassetta: uno di questi è “The soft parade” dei The Doors  e senza pensarci su metto il CD e faccio partire “ Touch me”… E so di avere appena scavalcato la barriera che mi teneva al sicuro dal dirupo…

Adoro questa canzone! È pura sensualità, desiderio, anzi “necessità” di possedere e di lasciarsi possedere, senza paure o rimorsi, lasciando fuori il mondo esterno con suoi pregiudizi e la sua morale bigotta, per amarsi e fondersi l’un l’altro finché tutte le stelle del cielo non saranno cadute. Insomma, CARPE DIEM… Il messaggio è chiaro!

E mentre la voce calda di Jim Morrison scioglie la tensione accumulata dal mio corpo, i miei fianchi si lasciano timidamente cullare dalle note lente del brano…

Con le braccia saldamente ancorate alla scrivania, immagino le mani dell’uomo che bramo, accarezzarmi la schiena, le sua labbra sul mio collo, il suo corpo aderire perfettamente al mio per seguirne le movenze. Mi sembra quasi di sentire le sue dita che artigliano i miei fianchi e lentamente tirano su il vestito… È tutto così perfetto! Poi un rumore improvviso mi riporta alla realtà; una dannatissima penna è caduta dalla scrivania! Quando mi piego per raccoglierla, noto qualcuno comodamente appoggiato alla libreria alle mie spalle, braccia conserte e sorriso diabolico:

– Il tè è pronto… Ma non volevo interrompere lo spettacolo!- Il sorriso adesso sfiora quasi i lobi delle orecchie… 

– A proposito… Ottima scelta “touch me”…-

Si siede sul divano accavalla le gambe e sorseggia una birra… Per quanto tempo è stato lì a fissarmi… È perché non ha “agito”? È possibile che sia tutto solo nella mia testa? Sono da internare!

Alessandro

Quella penna ti ha salvato la vita, ragazzina! O forse l’ha salvata a entrambi…

Ancora qualche istante e ti avrei inchiodata a quella scrivania senza pietà! Stai giocando col fuoco… Sono pur sempre un uomo, cazzo! Si può sapere cosa diavolo vuoi da me? Perché non mi stai lontana? Non capisci quanto tutto questo stia diventando pericoloso? Quanto sia difficile per me resisterti? No, tu non lo capisci! tu non ti rendi conto di cosa riesci a scatenare in un uomo… In questo uomo! E darei qualunque cosa per potertelo mostrare… Anche lì, su quella scrivania che ne ha viste già tante di battaglie vinte gloriosamente! E vincerò anche questa se non inizi a stare al tuo posto, a distanza di sicurezza! Vuoi uscire o no da questa casa… dalla mia vita… Dalla mia testa?  Sì, è vero, sono stato io a chiederti di restare… Sono un imbecille, un idiota che non dovrebbe aprir bocca quando il 90% del suo sangue è concentrato in zone così lontane dal cervello, ma tu perché hai accettato? Perché sei rimasta invece di scappare via a gambe levate?

Tu mi vuoi! Tu mi desideri… Ecco perché! Ma sei solo una ragazzina, una stupida marmocchia travestita da donna e nient’altro! (Continua a ripetertelo, coglione… Magari inizi a crederci anche tu!).

4) Ora basta giocare!

Alessandro

L’imbarazzo tra noi pesa come un macigno su ogni gesto; il silenzio e così denso e assordante da sovrastare anche la musica; persino gli oggetti sembrano chiedersi che diamine stia succedendo. Devo fare qualcosa, devo prendere in mano le redini di questa situazione per evitare di schiantarci su un muro e finire a pezzi! Sono io l’adulto e dico che è ora di darci un taglio… Non possiamo più continuare questa farsa:

– Quindi a Miss Imbarazzo piacciono i Doors… Puro sesso in note… Un tantino incoerente, non trovi?-

Boom! Muro preso in pieno! Adulto di sto..

– Non sono Miss Imbarazzo, solo tu mi chiami così … E non mi piace per niente!-

Mayday! Mayday! Roger, abbiamo un problema! Correre immediatamente ai ripari!

– Ergo, le tue guance si accendono di rosso come un albero di natale, ogni qualvolta senti parlare di sesso, per una qualche misteriosa patologia ai vasi sanguigni…-

– Che stronzo…-

– Come, scusa?-

– Grazie per il tè! Ora è meglio che vada.- Che idiota! E adesso che faccio?

– Ehi, ragazzina! Scappi di nuovo?-

Ottima Mossa! Una ginocchiata nei testicoli non te la leva nessuno…

– Io non scappo…-

– Sì che scappi! Sei scappata anche quando mi hai visto con Christine e…-

– Oh perdonami! La prossima volta che ti sorprenderò a cavalcare la tua “scopamica” preparerò i pop corn e mi siederò a godermi lo spettacolo!-

Scopamica? Questa mi mancava!

– Be’ potresti sempre imparare qualcosa!

– Certo che sei proprio uno stronzo! Non Sei proprio capace di fare altro con quella lingua se non sparare cazzate a raffica?-

– Ti sarebbe bastato arrivare cinque minuti prima, l’altra sera, per vedere con i tuoi occhi cos’altro so fare con questa lingua…- Ginocchiata fra tre, due, uno…

– Oddio! Tu sei… sei un porco!-

– Sì… –

– Un pervertito! –

– A volte…-

– Un bastardo!-

-Ok, Ora basta ragazzina, sono stanco di giocare…-

Due falcate e le sono addosso, la inchiodo al portone; catturo le sue braccia e le tengo strette per i polsi sopra la sua testa.

Con l’indice sotto il mento la costringo a guardarmi negli occhi… Ora sei mia ragazzina! Non vai da nessuna parte…

– Vuoi vedere quanto posso essere bastardo?-

– Lasciami, mi fai male!-

– Solo se rispondi ad una domanda… Ma voglio la verità… E non ti lascerò andare solo perché arrossisci come una scolaretta-

– Che cosa vuoi?-

– Perché sei scappata quella sera?-

– Te l’ho detto! Ero imbarazzata…-

– Smettila di dire cazzate! Avresti potuto girarti dall’altra parte, farti una risata, e salire in camera con Bruno a prenderci per il culo come qualsiasi altra marmocchia di questo pianeta. Invece sei scappata… Come se quella scena ti avesse ferita, come se la cosa ti riguardasse da vicino… Perché?-

– Tu sei pazzo!-

– DIMMI PERCHÉ?-

Nel suo sguardo, rabbia e orgoglio scompaiono di colpo, sconfitti dall’evidenza di una realtà impossibile da negare, e lentamente smette di lottare…

– Perché ho desiderato essere lei… –

– Volevi… Essere Christine?-

– Sì…-

Quelle parole avrebbero dovuto avere su di me l’effetto di un miliardo di pugni allo stomaco e invece… Aria… Aria fresca che riempie i polmoni all’improvviso proprio nell’istante in cui credevi di morire, puro ossigeno dopo giorni di apnea, una sentiero sicuro alla fine di un tetro bosco…

Allento la stretta sui polsi sino a lasciarli di nuovo liberi, li accarezzò dolcemente lì dove la mia stretta ha lasciato i segni, poi mi porto le sue mani sulle guance e finalmente mi godo il tepore del suo tocco…

La sua espressione non ha prezzo! Due enormi punti interrogativi campeggiano sui suoi occhi ancora umidi, le labbra schiuse, tentano in vano di formulare domande legittime ma la voce resta nascosta impaurita, forse, al pensiero di cosa potrei rispondere … Ma, in fondo, cosa diamine dovrei risponderle? Non so neanch’io il perché tutto questo stia accadendo e, sinceramente, non me ne frega un cazzo! Voglio questa donna, questa Miss imbarazzo che profuma di frutti di bosco e ha la lingua tagliente come un rasoio, voglio questa ragazzina che non ha ancora capito di essere una donna che non ha niente da invidiare alle altre, la voglio perché mi ha stregato, perché non ho mai voluto nient’altro come voglio lei… E al diavolo ciò che accadrà!

Continuo a fissare i suoi occhi senza parlare; sono di un verde così profondo che ho quasi paura di non poterne più uscire… Ragazzina hai vinto! Non posso più difendermi o forse non voglio più farlo… Lascerò che stanotte si avveri ciò che entrambi abbiamo desiderato e non sarà il pervertito che immagini a possederti… Sarò il principe che meriti, quello che non sono mai stato per nessun’altra prima d’ora! Non scorderai mai questa notte, non lo permetterò!

– Ti prego… Voglio andare via!-

– E io non voglio che tu te ne vada….-

– Perché? Vuoi prendermi in giro ancora un po’? Perché vuoi che resti?-

– Perché anch’io volevo te al suo posto! E ora basta parlare ragazzina!-

– Non sono una dannatissima ragazzina!-

– Lo so… È proprio questo il problema!-

Stringo il suo viso fra le mani, sento un cuore galoppare ma non capisco più se sia il suo o il mio; Con il pollice seguo la curva perfetta della sua bocca e le sue labbra si schiudono… Poi la bacio… E il resto del mondo non ha più ragione di esistere! Succhio dolcemente le sue labbra e ascolto i suoi sospiri; il suo corpo caldo trema e sembra invocare il mio sostegno. Le alzo le braccia e me le stringo intorno al collo e senza smettere un attimo di assaporare la sua bocca la sollevo da terra e la porto su per le scale, fino in camera da letto.

La stanza è avvolta nella penombra, la pallida luce dei lampioni in giardino, attraversa le persiane socchiuse proiettando un cono dorato sulle lenzuola, ed è proprio in mezzo a quel cerchio magico che adagio la mia “ragazzina”. In altri momenti, Il romanticismo involontario creatosi in questa stanza, mi avrebbe fatto ridere, ma adesso lo trovo perfetto… Perfetto come la donna che ho di fronte!

In ginocchio sul mio letto, mi guarda, confusa e impacciata… So che non farà niente se non sarò io a fare il primo passo, ma devo ammettere che tutto questo fa quasi più paura a me che a lei! Devo darle tempo… tempo per capire che può lasciarsi andare, che non sono uno stupido adolescente pronto a ridere della sua inesperienza, che con me può essere se stessa, senza imbarazzo, senza tabù E l’unico modo che ho per dimostrarglielo è guidarla, lasciare che sia lei per prima a scoprire il mio corpo, a toccarlo, a trasformare in realtà i suoi desideri…

Mi tolgo la camicia e mi avvicino al letto, le tolgo le scarpe e sfioro con le labbra le dita dei suoi piedi, le caviglie, le ginocchia; socchiude gli occhi e sorride per il solletico che i miei baci le provocano; il respiro adesso è più calmo e ha smesso di tremare; quando riapre gli occhi osserva affascinata i miei tatuaggi e capisco che è quello il suo primo desiderio, poterli toccare. Prendo la sua mano e la poso sulla mia spalla poi lentamente faccio scivolare le sue dita lungo la linea del tribale che dal collo giunge sino al fianco; il suo tocco è lieve, intimorito, ma brucia sulla pelle come se le fiamme nere prendessero realmente vita; e adesso sono io quello sconvolto… È una sensazione così intensa che mi costringe a chiudere gli occhi e a serrare i pugni per riprendere il controllo e non saltarle addosso… Ricordati chi hai di fronte, non è Christine, non è una delle tante! Tieni a bada i tuoi bassi istanti, idiota!

Le sue mani lentamente prendono coraggio, il tocco ora è più consapevole; esplora la mia pelle, lo sguardo attento sembra guidare le dita sulle linee d’inchiostro, seguendone scrupolosamente i contorni, poi scruta il mio volto, forse in cerca di un consenso..

– Va tutto bene, sta’ tranquilla!-

– Io… Ho paura!-

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Commenti

  1. (proprietario verificato)

    Inizialmente ero scettico, non avevo mai letto il genere erotico…
    Invece ho scoperto che anche un libro può essere bevuto tutto d’un fiato!
    Complimenti e grazie!

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Valentina Stella
Siciliana, classe 1982
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