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Gentiluomo Assassino

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Londra, 1990. Durante una fredda notte invernale, in un parcheggio buio e isolato si consuma un brutale assassinio. Quello che gli investigatori Brad Tavenis e Susanne Herman vedono una volta giunti sul posto li getterà in un folle abisso di violenza, sangue e morte: il cadavere di un giovane legale giace sotto un sottile strato di neve, ha la gola squarciata da orecchio a orecchio e il viso orrendamente deturpato da profonde ferite da arma da taglio. È solo la prima delle tante vittime di un misterioso e sadico assassino che, indossando gli abiti del più innocuo dei gentlemen inglesi, mette in scena uno spaventoso gioco mortale che ha però uno scopo ben preciso…

ANTEPRIMA

La sera del 19 novembre 1990 era una classica serata d’inizio inverno a Londra. Fuori faceva un freddo terribile, ma l’atmosfera veniva riscaldata dalle innumerevoli luci della città, soprattutto dalle insegne al neon dei pub. Il cielo era di un inquietante colore, una specie di miscuglio di nero e blu scurissimo, ed era ricoperto da giganteschi nuvoloni, trafitti dalla fioca luce della luna piena. Nevicava adagio, tanto che i fiocchi di neve potevano cadere dolcemente sulla lingua di qualcuno e sciogliersi in gocce d’acqua. Per le strade londinesi girava molta gente avvolta in pesanti cappotti, sciarpe di lana e cappelli invernali, mentre quelli meno benestanti si riscaldavano col fuoco acceso all’interno di barili, sotto i lampioni dei marciapiedi. Quella fredda sera avrebbe potuto essere definita di straordinaria bellezza da alcuni, ma non da tutti, perché fu, senza dubbio, un affascinante spettacolo, ma anche l’inizio di qualcosa di orribile.

In tarda serata il legale ventottenne Marcus Caydel doveva incontrare il suo datore di lavoro nell’ufficio al terzo piano di un edificio in Cordell Street, ad Archway. Qui, il capo dava spesso appuntamento a impiegati e clienti che avevano bisogno di informazioni o di discutere questioni urgenti. Data l’importanza dell’incontro, Marcus indossava abiti eleganti, ossia un cappotto di pelle di altissima qualità, dei pantaloni pregiati, delle vecchie ma formali scarpe di cuoio e un cappello simile a quelli dei mimi francesi. Era in auto già da un po’ di tempo, perciò, appena parcheggiata la macchina, uscì di corsa dal veicolo, prese la ventiquattrore di cuoio – abbastanza pesante – e si diresse all’ufficio, con una mano in tasca e l’altra che, esposta all’aria gelida, stava congelando. Dopo qualche passo, entrò nell’edificio e salì di corsa le scale. Una volta davanti alla porta del suo capo, Marcus si sistemò per qualche istante la cravatta e si grattò la fronte. Poi, dritto e rigido come un soldato di marmo, bussò. «Signor Massabruno?» chiese timidamente.

«Entri pure!» replicò Lewis Massabruno. «La porta è aperta!»

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Marcus entrò lentamente, sbirciando da dietro lo stipite della porta socchiusa vide la scrivania e, dietro, la sedia su cui sedeva il suo capo: dava le spalle all’ingresso. Salutò e sistemò cappello e cappotto sulla cappelliera. Dopodiché si sedette al posto degli ospiti, davanti alla scrivania. «Le chiedo scusa per essere arrivato tardi, signor Massabruno. Sa, il traffico qui a Londra è diventato talmente intenso che ormai potremmo chiamarlo “il nuovo muro di Berlino” – è quasi impossibile passare da una parte all’altra della City, eheh.» Si scusò subito per la pessima battuta.

Lewis Massabruno rise per un secondo, impercettibilmente, poi si girò verso Marcus. Adesso erano faccia a faccia. «Si figuri, signor Caydel» disse sorridendo. «Pensi che, una volta, un mio amico ha impiegato quasi quattro ore per arrivare a Dover. Insomma, è assurdo!»

Marcus rise fintamente alle parole del signor Massabruno; il quale poi si alzò, prese una tazza di tè che aveva lasciato raffreddare sopra un mobiletto, si risedette e ricominciò a parlare. «Dunque» disse, mentre mescolava il tè con un cucchiaino. «Sa perché l’ho convocata qui nel mio ufficio, questa sera, signor Caydel?»

«Be’… immagino sia per i permessi del Governo, quelli per la costruzione del centro commerciale.»

«Diciamo: in parte…» Lewis si alzò nuovamente e si mise a guardare fuori dalla finestra, dando le spalle – ancora una volta – al suo impiegato, che, nel frattempo, lo guardava confuso. «Vede, in un’azienda importante gli errori non andrebbero commessi. In tal caso andrebbero presi, il più velocemente possibile, dei seri provvedimenti.»

«Non credo di aver capito bene» replicò Marcus, con uno sguardo ancora più confuso.

«Visto che non comprende le mie parole, giungerò subito al punto senza ulteriori intoppi.» Si sedette, fissando Marcus dritto negli occhi.

Quest’ultimo ricambiò guardandolo con sospetto.

«Come lei ha già affermato prima, io le ho affidato l’incarico di ottenere i permessi del Governo per iniziare la costruzione del centro commerciale a Glender Street. Il rappresentante statale con cui ha parlato mi ha confermato il vostro colloquio e il raggiungimento dell’accordo, dico bene?»

«Esattamente.»

«Le avevo anche chiesto, in caso di successo, di pagare le spese legali in contanti, con la cifra di denaro che le avevo fatto prelevare in banca, e lei mi ha inviato la conferma per posta. Ora mi dica la somma di denaro che le avevo detto di prelevare.»

Marcus si immobilizzò un attimo e si mise a pensare per qualche secondo. «Credo siano stati circa 150.000 sterline, signor Massabruno.»

L’espressione di Lewis cambiò, ora sembrava infastidito. «Lo moltiplichi per due» aggiunse, trafiggendo con gli occhi il suo dipendente.

Marcus arrossì e andò nel panico. «Signore, io…» balbettò, iniziando a tremare.

«Avrei dovuto aspettarmelo da lei» disse Lewis, con una voce cupa, rischiarita solo dopo un sorso di tè. «In fin dei conti, chi non prenderebbe un po’ di 300.000 sterline? Solo un pazzo non oserebbe! E qui il pazzo è lei, signor Caydel.»

Il volto di Marcus iniziò a restringersi nel pentimento e nella vergogna di essere stato scoperto.

«Se lei fosse stato furbo, avrebbe rubato al massimo cinquecento o mille sterline. Somme piccole, insomma: io non le avrei detto niente perché mi rendo conto del fatto che la tentazione di intascarsi qualcosina sia alta, mi pare più che naturale. Invece no. Lei ha voluto scherzare col fuoco, rubando la metà del denaro e pensando che nessuno si sarebbe accorto di niente. Ma chi gioca col fuoco, prima o poi si brucia, signor Caydel.»

«Signore, sono mortificato, glielo giuro…» replicò con un sorrisino falso.

«A me non sembra proprio.»

Per qualche istante, un silenzio inquietante calò nella stanza, per poi essere spezzato dal signor Massabruno. «Prima che lei possa ancora aprir bocca, signor Caydel» disse Lewis, puntando il dito contro il suo impiegato. «Le dico subito che lei è licenziato!»

Il legale dell’azienda era anche spaventato adesso, e iniziò a guardare il vuoto in ogni direzione, senza avere la minima idea di quello che avrebbe potuto fare in quel momento.

«Prego, esca pure» disse il capo, con voce severa. «La porta è aperta.»

Senza emettere neanche il minimo rumore, Marcus si alzò dalla sedia su cui sedeva, prese la sua roba e uscì dall’ufficio sbattendo violentemente la porta, non rivolse neanche una parola al suo – ormai ex – datore di lavoro. Scese le scale di fretta e uscì dall’edificio lasciando il portone aperto; dopodiché raggiunse il parcheggio. Una volta lì, decise di dedicare quel luogo allo sfogo della sua rabbia interiore. Gettò a terra il cappello e la ventiquattrore, e iniziò a calpestarli con forza bruta, mentre andava violentemente fuori di testa.

A calmare la situazione fu una voce maschile, proveniente da dietro di lui. «Qualcosa non va?» chiese la misteriosa figura a cui apparteneva quella voce.

Marcus si voltò bruscamente, aveva profonde rughe scavate sulla fronte e un’espressione infuriata. In una frazione di secondo analizzò l’uomo che gli stava parlando. Era alto, robusto e stava sull’attenti; indossava un elegantissimo smoking grigio, da una tasca del quale sporgevano tre sigari e la catena di un orologio a cipolla dorato. Inoltre, l’uomo portava una bombetta – dello stesso colore del vestito – che oscurava il suo viso; alle mani aveva dei guanti bianchi di lana sottile. A Marcus, però, poco importava con chi stesse parlando: non voleva essere disturbato durante il suo personalissimo sfogo. «Levati dai piedi!» gli intimò.

«Non vi è alcun bisogno di usare una tale ostilità, signore. Sono qui per comunicarle che potrei esserle utile» disse l’uomo misterioso che, a differenza dell’altro, parlava con una calma impressionante.

Marcus rimase muto per qualche istante, colpito dallo strano linguaggio usato da quello. «Ti ho detto di andare via» ribadì.

«Fossi in lei, non rifiuterei mai l’opportunità di venire aiutato.»

«Ma si può sapere chi sei?»

«Io? Io sono un gentiluomo, signore» spiegò. «Una persona che per essere tale deve saper padroneggiare il buon senso, essere paziente e, soprattutto, formale e cordiale con le altre persone. Adesso, se non le è di disturbo, mi dica come posso aiutarla.»

Il legale stava per insultarlo, ma decise di rispondere alla domanda di quel sedicente “gentiluomo”, per accontentarlo. «Ehm… Sono stato licenziato e devo persino pagare un debito di 150.000 sterline, se non voglio fare due chiacchiere con quelli di Scotland Yard, vedi tu!»

«Oh, a quanto vedo si tratta di una situazione seria…» commentò il gentiluomo che, piano piano, si stava avvicinando.

«Eccome! Adesso sono rovinato, quei soldi mi servivano!»

Il gentiluomo, che si era fatto ancora più vicino, scoppiò in una risata raccapricciante che spaventò Marcus. «Mi perdoni,» disse, continuando a ridacchiare «ma credo… credo che lei potrebbe diventare un ottimo comico!»

Marcus, spaventato e confuso, lo considerò pazzo e lo mandò al diavolo. Risalì in auto, e vide il gentiluomo avvicinarsi al veicolo. Provò più e più volte ad accendere il motore, ma quello sembrava non volerne sapere. Di fatto, guardando fuori dal finestrino, Mar- cus notò per terra un’enorme perdita di benzina che si stava allargando da sotto la sua auto. Vedendo il gentiluomo sempre più vicino allo sportello, cadde nel panico totale e provò a uscire dalla macchina attraverso la portiera opposta, ma questa era bloccata da qualcosa e, in preda all’agitazione, non riuscì ad aprirla. Così si voltò indietro e vide il volto di quell’uomo alto, proprio al di là del vetro del finestrino. Il gentiluomo lo distrusse con una gomitata e Marcus iniziò a urlare per la paura mentre si dimenava, cercando di fuggire. Fece resistenza, ma quello riuscì comunque a prenderlo per le gambe e a lanciarlo fuori dall’abitacolo; finì contro il cofano di un’altra automobile parcheg- giata là vicino. Volò senza smettere di urlare e colpì il cofano con la testa, poi cadde a terra, con la fronte sanguinante. Soffriva, era disperato e gridava aiuto, ma le sue richieste furono vane, non c’era più nessuno per strada a quell’ora e con quel freddo. Il gentiluomo lo afferrò nuovamente, questa volta per le spalle, e lo sbatté contro la portiera dell’automobile su cui Marcus aveva appena battuto la testa. In un’immagine sfocata, il povero ragazzo vide l’imponente uomo tirare fuori lentamente dal suo smoking un pugnale dal manico dorato. Ebbe solo il tempo di spalancare gli occhi prima che la gola gli venisse tagliata. Vide, mentre soffriva, il suo sangue schizzare addosso ai vestiti del gentiluomo, il quale lo colpì di nuovo per due volte, in faccia, causandogli dei tagli enormi che andavano da un occhio all’altro. La vita di Marcus in- cominciò a sfumare quando venne lanciato contro un mucchio di immondizia vicino alla strada. Rimase lì ancora una manciata di minuti, morente; vedeva poco lontano quell’uomo, immobile, di cui non sapeva nulla. Nel frattempo, i vestiti gli si stavano inzuppando di sangue. Dopo qualche secondo, morì.

Il gentiluomo tirò fuori dalla tasca sinistra dei suoi pantaloni un panno color crema, con cui pulì il sangue che aveva sporcato il suo pugnale. Rimise poi entrambi al loro posto. Sistematosi la cravatta e rimessosi il cappello alla giusta angolazione, il gentiluomo assassino scomparve nel buio e nel freddo delle strade londinesi.

1. UN CASO PER TAVENIS

Alla centrale di Scotland Yard, alle otto del mattino, lo scenario era il solito. Tra gli uffici circolavano poliziotti con dozzine di cartelle piene di casi irrisolti, e c’erano persone che parlavano con alcuni agenti. Nonostante ciò, vi era una calma insolita, che per il detective Brad Tavenis era perfetta per lavorare come si doveva. Destino volle che questa armonia venisse interrotta dallo squillo di un telefono, il cui suono rimbombò in tutta la stanza. In quel momento, il detective stava controllando il database della polizia su un vecchio computer, nel suo ufficio, accanto all’agente Susanne Herman che, invece, si stava occupando di un modulo. Allo squillare del telefono, Brad rimase immobile dov’era, senza neanche sbattere le ciglia, mentre la sua compagna si limitò semplicemente a guardare quello che lei definiva “l’aggeggio”. Sempre rimanendo con gli occhi puntati sullo schermo del computer, l’investigatore allungò svogliatamente un braccio, alzò la cornetta e rispose alla chiamata. «Qui l’investigatore Brad Tavenis, cosa posso fare per lei?» pronunciò tutte queste parole meccanicamente.

«Dovresti venire a Cordell Street» gli disse l’uomo all’altro capo del telefono. «Hanno letteralmente fatto un macello.»

«Cos’è successo, esattamente?» chiese il detective, riconoscendo la voce dell’interlocutore, Benjamin White, un suo collega.

«Dovresti vedere coi tuoi stessi occhi, detective. Mi trovo al parcheggio di Cordell Street assieme a Kyle e Michael.»

Senza replicare, Brad buttò giù.

«A chi hanno rubato il portafoglio, questa volta?» chiese ironica Susanne Herman.

«Hanno ammazzato un tipo» rispose freddo Brad, mentre spegneva il computer.

«Un omicidio?! Oh, che palle!»

Entrambi si alzarono dalle loro sedie in modo sincronizzato, e presi cappotti e berretti di ordinanza, uscirono dall’ufficio.

Mentre attraversavano il corridoio per poi scendere le scale e raggiungere l’uscita, i due si misero a chiacchierare.

«Ti sei mai occupata di un assassinio, prima d’ora, Suz?»

«No, mai. Sono stata promossa a investigatrice qualche mese fa; fino a ora, ho lavorato su casi di routine: denunce di furto, qualche rapina, spaccio… le solite cose! Infatti provo un’emozione strana a sapere che sto per occuparmi per la prima volta di un omicidio. Tu come ti senti?»

«Non provo una vera e propria emozione, non so se mi spiego. Da una parte ti senti orgoglioso di indagare per spedire il colpevole alla giustizia, ma dall’altra ti terrorizza vedere un cadavere, specie se muore con gli occhi aperti… Comunque, sta’ tranquilla, i morti non mordono.»

Dopo circa due minuti, Brad e Susanne lasciarono la centrale ed entrarono nella berlina della polizia a loro assegnata.

«Benjamin ha detto che è stato un macello…» disse Brad mentre si infilava la cintura di sicurezza.

«Oh, fantastico. Proprio bella come prima volta…»

«Spero tu abbia uno stomaco di ferro.» Poi sorrise, ironico.

Finita la breve conversazione, Brad avviò il motore e azionò la sirena, che coi finestrini chiusi si sentiva a malapena. Dopodiché accese la radio – nell’abitacolo si diffuse un pezzo pop di bassa qualità – e partirono per raggiungere gli altri tre investigatori a Cordell Street.

Il viaggio durò una decina di minuti. Il detective parcheggiò sul marciapiede, dando per scontato che nessun collega gli avrebbe fatto la multa. I due scesero poi dalla macchina, vedendo, poco distante, il luogo del delitto – delimitato dal nastro giallo –, gli agenti di polizia e quelli della scientifica che stavano scattando foto al corpo della vittima.

«Perché hai parcheggiato sul marciapiede se siamo in un parcheggio?» chiese Susanne.

«Me ne sbatto.» Fu la risposta dell’investigatore, mentre si accendeva una sigaretta. «Tanto siamo poliziotti.»

Susanne lo guardò facendo una smorfia, come a intendere che il suo collega fosse uno sciocco.

Qualche altro passo, ed ecco che Brad e la sua compagna oltrepassarono il nastro e videro il cadavere. Fu uno spettacolo raccapricciante. La faccia della vittima era letteralmente congelata, visto che il corpo era rimasto lì al freddo per tutta la notte e la neve lo aveva ricoperto quasi del tutto. Come se non bastasse, aveva persino dei minuscoli candelotti di ghiaccio alle estremità del viso. Ma non furono questi i particolari che stupirono i due agenti. Di fatto, la cosa più spaventosa per tutti furono le terribili ferite, visibili anche sotto un fine strato di ghiaccio, che sopra la zona del volto risultava essere di una tenue sfumatura tra l’azzurro e il rosso scuro. Si potevano notare distintamente due tagli: uno andava nettamente in direzione orizzontale e preciso da un occhio all’altro, mentre l’altro – subito sotto – appariva leggermente più inclinato. L’enorme ferita che, invece, aveva squarciato il collo del malcapitato da parte a parte catturò l’attenzione dei due detective. Alla vista di quell’orrore, Brad e Susanne si sconvolsero e indietreggiarono di un passo.

«Ebbene sì!» esclamò Benjamin White, in ginocchio e rivolto verso il corpo della vittima. «Questo è quello che si definisce “un vero e proprio omicidio”.»

«Gordon Bennett!» imprecò Brad, sollevando le sopracciglia. «Chi diavolo ucciderebbe mai qualcuno con così tanta cattiveria?»

«Be’, chiunque l’abbia ucciso, di sicuro non l’ha fatto per sbaglio. Parliamoci chiaro, solo uno psico- patico ucciderebbe una persona in questo modo. Gola e viso tagliati, e il corpo gettato in mezzo alla spazzatura. Sul cofano di un’auto abbiamo rinvenuto una chiazza di sangue, mentre quella della vittima ha un finestrino rotto, una portiera bloccata da un grosso mattone e una gigantesca perdita di benzina. Mio dio, l’assassino voleva proprio andare sul sicuro…»

«Che morte schifosa» commentò Susanne.

«È stato senza dubbio tutto organizzato. Nome?» sentenziò e chiese Brad.

«Marcus Caydel, ventotto anni, legale, residente qui a Londra in Bughron Street» spiegò Kyle.

«Siete riusciti a ipotizzare qualcosa?» chiese Susanne.

«Secondo me l’assassino era uno che aveva a che fare con il lavoro della vittima. Il suo capo, il signor Lewis Massabruno, ci ha subito detto che lo aveva licenziato per avergli rubato 150.000 sterline. Stando alla sua dichiarazione, ieri sera avrebbe avuto un colloquio con la vittima, conclusosi con il licenziamento. Ma giura di non aver storto un capello al suo impiegato. Lo abbiamo subito interrogato, ma ha un forte alibi. Io lo escluderei dalla lista dei sospettati» spiegò Benjamin.

Brad sospirò, guardando il fiato condensato che usciva dalla sua bocca. Era ancora sconvolto dopo aver visto la scena del delitto.

«Per che cos’erano quei soldi?» chiese Susanne.

«Il signor Massabruno ci ha detto che erano per iniziare i lavori della costruzione di un centro commerciale a Glender Street, una strada esterna alla città, in mezzo al nulla, se non fosse per qualche casa» chiarì Benjamin. «Tuttavia, questi non sono ancora iniziati, ed è stato proprio il signor Massabruno a volerli rimandare a data da destinarsi.»

«Decisamente non è stato lui se sta aspettando che il caso venga risolto» ipotizzò Brad Tavenis. «Non è che – la butto lì – è stato un operaio che ha voluto fargliela pagare per qualcosa?»

«Può darsi. Forse dovevano fare a metà del malloppo ma uno dei due ha deciso di tenerselo tutto per sé. Vai a saperlo.» Benjamin disse la sua.

Brad e Susanne si scambiarono un rapido sguardo, cercando di proseguire con le ipotesi, ma, al momento, andare avanti pareva difficile, senza ulteriori indizi.

Dalle indagini appena effettuate sul luogo del delitto venne a galla in che modo la vittima fosse stata uccisa – a coltellate, evidentemente –, ma non fu rinvenuto niente per risalire al colpevole: né indizi degni di nota né, tantomeno, l’arma del delitto. Le uniche impronte digitali rilevate erano quelle della vittima.

Con la mente confusa, Brad vide il suo collega Benjamin White porgergli velocemente una cartella.

«Qui trovate tutto quello che vi serve» disse. «Deposizioni dei sospettati, indizi, possibili piste e tutto quello che si sa.» Benjamin si voltò verso la strada e fece una smorfia di disgusto.

Con gli occhi puntati sul collega e sulla cartella davanti a sé, il detective non esitò ad afferrarla. «Qual è il problema? Mi puzza l’alito?» chiese irritato Brad, mentre apriva il fascicolo.

«Stanno arrivando i giornalisti» si lamentò l’altro. «Fossi in voi me la svignerei al più presto possibile.»

Messo il plico in un tascone interno dell’uniforme, Brad e Susanne seguirono il consiglio del collega e se ne andarono da lì in tempo, prima che arrivassero i giornalisti.

Adesso erano nuovamente nella berlina, in viaggio verso la centrale e a commentare il caso loro affidato.

«Be’, che ne pensi del tuo primo omicidio?» fu Brad a parlare.

«Una meraviglia, direi…» rispose ironica Susanne, appoggiata col gomito al finestrino. «Un uomo sgozzato come un maiale e buttato in mezzo all’immondizia come se fosse un sacco di patate. E un colpevole, al momento, introvabile. Siamo seri, secondo te, chi potrebbe essere stato?»

«Uno psicopatico» disse Brad. «Tale forza bruta e crudeltà non sono per niente “normali”. Perciò, opto per due soluzioni: o l’ha ucciso un folle, oppure quel poveraccio è stato ammazzato da qualcuno che lo voleva morto da tempo, forse qualcuno con cui la vitti- ma aveva un debito – escluderei il signor Massabruno. O ha ragione Benjamin: un complice ha deciso di farlo fuori.» Tossì e poi inspirò lentamente. «In ogni caso è meglio ragionare con calma nel nostro ufficio, al caldo. Pensare a quel cadavere non mi invoglia a stare qui oltre…»

Susanne si mise comoda sul sedile e guardò fuori dal finestrino, vedeva le strade di Londra quasi deserte; era primo mattino e le poche persone in giro a quell’ora erano coperte pesantemente per l’abbondante neve che stava cadendo dal cielo. Mentre osser-vava, pensava se il ruolo di investigatrice fosse adatto a lei, se fosse all’altezza di indagare come avrebbe fatto un vero professionista come Brad, in carica da ormai sette anni. Ci pensò su, e giunse alla conclusione che stava ragionando in quel modo a causa dello shock che entrambi avevano avuto al parcheggio. Se fosse stato un semplice colpo di pistola o uno strangolamento, di sicuro non ci avrebbe rimuginato sopra più di tanto.

Nel frattempo, il suo collega stava pensando a tutt’altre cose, facendo sempre attenzione alla guida. Era concentrato non tanto su chi avesse ucciso Marcus Caydel, ma, piuttosto, sul movente del colpevole. Perché uccidere qualcuno in una trappola come quella, assicurandosi di bloccare la portiera dell’auto e privare questa del carburante? Soprattutto, cosa aveva fatto la vittima al colpevole per meritarsi una morte così brutale? Brad non capiva. E sapeva che la cartella che Benjamin gli aveva dato non sarebbe servita a molto. La sua fronte si riempì di rughe in un istante a causa della confusione che quel caso gli aveva già provocato nel cervello. Decise di prendere da una tasca un’altra sigaretta per calmarsi un attimo, mentre Susanne evitava di inspirare il fumo passivo, scansandosi.

I due investigatori erano persone distinte. Brad aveva trentasette anni, nove li aveva passati svolgendo il suo lavoro. La sua carriera era iniziata mentre era al college, dopo aver scoperto di avere una passione per l’investigazione. Fu così che cominciò a coltivarla, prima lavorando come investigatore privato, poi arruolandosi in polizia. Da quel momento in poi, capì sempre più quanto potessero essere orribili le cose che la mente umana è in grado di concepire.

Susanne, invece, aveva trentadue anni ed era un volto nuovo al dipartimento. Anche lei aveva scelto questo mestiere per passione, ma c’era anche un altro motivo ad accompagnare la sua scelta: la soddisfazione che si prova mettendosi al servizio della legge. Le sue capacità nell’ambito investigativo erano però ancora alle prime armi, e per questo sperava di potersi migliorare prendendo Brad come modello.

Dieci minuti di guida sotto la neve e i due investigatori ritornarono in centrale, senza rivolgersi più neanche una parola.

Cambiarono atteggiamento una volta in un ufficio, con due bollenti tazze di cioccolata calda in mano. Brad bevve un sorso e appoggiò la tazza sulla scrivania, per poi mettersi comodo sulla sua sedia. Afferrò la cartella che Benjamin gli aveva dato e invitò Susanne a sedersi accanto a lui.
Lei non esitò. Prese il primo documento contenuto nel plico, ossia due pagine di deposizioni che, però, erano di una sola persona: il signor Massabruno. I due le lessero abbastanza velocemente, per poi concludere che non c’era nulla che potesse aiutarli. Così presero l’altro foglio, quello che conteneva gli indizi rinvenuti sulla scena del delitto. Anch’essi non furono di grande interesse e nemmeno di grande aiuto, visto che spiegavano solamente come era stato commesso l’omicidio. Più interessante fu invece il terzo e ultimo documento, nel quale Benjamin White, Kyle Liven- berg e Michael Viddock sostenevano di aver trovato due possibili piste. Brad e Susanne le analizzarono entrambe con estrema attenzione.

La prima, di cui avevano discusso in precedenza con Benjamin White, sosteneva che la vittima avesse un complice – probabilmente uno degli operai per la costruzione del centro commerciale a Glender Street – con cui avrebbe spartito il denaro rubato. Quello però lo avrebbe tradito e infine ucciso per tenersi il malloppo tutto per sé. Questa ipotesi risultava poco convincente: essendo i lavori non ancora iniziati, era improbabile che Marcus avesse avuto qualche contatto con uno degli operai.

La seconda teorizzava, invece, che la vittima fosse stata uccisa da un gruppo di criminali, forse dei ladri o dei teppisti, e questo, secondo i loro colleghi, avrebbe spiegato la trappola del parcheggio. Ma se così fosse stato, allora non lo avrebbero di sicuro ucciso architettando tutto quel piano, l’avrebbero assassinato subito, senza troppi complimenti.

Dopo aver letto entrambe le teorie, Brad e Susanne guardarono perplessi e sospettosi il plico che ave- vano tra le mani. Il caso sembrava essere un enigma di difficile interpretazione.

Sapevano solo che la vittima non aveva parenti in vita, e che l’unico sospettato interrogato era il suo datore di lavoro; il quale, per giunta, sembrava non avere alcun motivo per commettere quel reato. I due si alzarono da dov’erano seduti, e iniziarono a guardarsi intorno, ognuno assorto nei propri pensieri. Brad addirittura gironzolava in cerchio con le mani incrociate.

Era un caso che avrebbe richiesto mesi, o forse anche anni, per essere risolto. Un indovinello la cui risposta andava cercata attentamente, senza commettere alcuno sbaglio.

Nonostante la fatica che i due facevano per individuare una strada da percorrere per giungere a una soluzione, un altro evento li avrebbe gettati nella confusione più totale..

13 dicembre 2018

Evento

Istituto Tecnico Industriale G. Capellini - N. Sauro
Presentazione del libro in aula magna con la gentile professoressa di italiano e storia Ilenia Ruggiero, presenti studenti delle quattro classi e i loro professori, grandissimo successo!
25 novembre 2018

Canale You Tube – Tele Liguria sud – TG dei ragazzi

L'intervista sul libro Gentiluomo Assassino è ora disponibile su Youtube!
Dal minuto 07:00 al minuto 12:30 a questo link.
BUONA VISIONE!
20 novembre 2018

Tele Liguria Sud

Oggi presso lo studio di Tele Liguria Sud è stata girata l'intervista sul mio libro Gentiluomo Assassino, che andrà in onda nel TG dei Ragazzi domenica 25 novembre alle ore 18:00, replica martedì 27 novembre ore 19:10 (canale 19 del digitale terrestre).
Bellissima esperienza! 😁
09 novembre 2018

Secolo XIX

Piccolo ritaglio del giornale dedicato al mio sogno che sta per realizzarsi: mancano 10 copie all'obbiettivo!
p.s. nel frattempo l'obbiettivo è stato raggiunto e sono felicissimo! Grazie a tutti miei sostenitori!
   
09 novembre 2018

Aggiornamento

*SFIDA COMPLETATA!!!*
Il primo di ottobre la campagna di crowdfunding era iniziata e i pre-ordini erano aperti. L'obbiettivo era raggiungere le 250 copie pre-ordinate nell'arco di 100 giorni, cosicché potesse essere pubblicato. Oggi, 38 giorni dopo, questo obbiettivo è stato raggiunto!
Un ringraziamento speciale a tutti i sostenitori del progetto, nonché persone fantastiche e lettori interessati!
Grazie infinite!
07 novembre 2018

Aggiornamento

*COUNTDOWN*
Rimangono solamente 10 copie per raggiungere l'obbiettivo!
Ringrazio tutti i miei sostenitori per il loro contributo e per aver creduto nel progetto!
24 ottobre 2018

Evento

Scuola Media Fontana/Formentini di La Spezia
Oggi ho presentato il mio libro Gentiluomo Assassino davanti alle 4 classi terze della scuola Media Fontana/Formentini che frequento, e ho riscosso una standing ovation da parte degli alunni e dei professori. Sono felice!

22 ottobre 2018

Evento

Comune di La Spezia Incontro presso Comune di La Spezia con il Sig. Paolo Asti Assessore Cultura, Turismo,Cooperazione Internazionale, Toponomastica, Promozione della città, Comunicazione
16 ottobre 2018

SECOLO XIX Liguria

Il Secolo XIX pubblica un bellissimo articolo su come desidero realizzare il mio sogno di diventare scrittore, che spiego nell'intervista con la giornalista Sandra Coggio, che ringrazio tanto.
13 ottobre 2018

Aggiornamento

SIAMO A METÀ STRADA! Proprio adesso siamo riusciti a raggiungere il 50% delle copie totali, in soli 12 giorni. Ringrazio moltissimo tutti i miei sostenitori per avermi supportato e spero di poter raggiungere presto altri obbiettivi! Ce la possiamo fare!
03 ottobre 2018

Aggiornamento

Volantini in arrivo!

Commenti

  1. (proprietario verificato)

    Un grande successo la presentazione del libro di Francesco nella scuola dove insegno, il Capellini-Sauro di La Spezia, ma soprattutto un bel messaggio per i ragazzi a credere e a perseguire le loro passioni e i loro sogni. “Gentiluomo assassino” è un libro da leggere tutto d’un fiato in un pomeriggio in ottima compagnia. Sinceri complimenti a Francesco che possa coronare il suo sogno di continuare a scrivere, ma anche di migliorarsi leggendo e studiando!

  2. (proprietario verificato)

    Orgogliosa di avere un fratello come te! Tanto coraggio e amore per portare avanti un libro che racchiude una storia davvero avvincente! Bisogna sostenere un ragazzo che si impegna tanto per realizzare il suo sogno!!! Forza!

  3. varese54

    (proprietario verificato)

    Da insegnante e scrittrice, non posso che complimentarmi con questo ragazzo che ama la lettura e la scrittura. Il suo entusiasmo e la determinazione sono ingredienti indispensabili per raggiungere un obiettivo. Ho appena ordinato il libro e attendo di leggerlo. Bravissimo Francesco! Non rinunciare mai ai tuoi sogni.

  4. (proprietario verificato)

    Raccontare con un libro è un enorme regalo che fai al mondo! Complimenti e non vedo l’ora di iniziare la lettura…..l’incipit che ho letto mi rende impaziente di continuare 😊

  5. Bravissimo! A soli 13 anni hai un coraggio da leone! Io che ho letto la bozza devo dire che non si riesce a credere che la scritta uno giovane come te. Sono fiera ! 🙂

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Francesco Vujicevic
FRANCESCO VUJICEVIC ha 14 anni e vive a La Spezia. Da sempre amante
della scrittura, per lui inventare racconti è un gioco da ragazzi. Così, ha
deciso di intraprendere il mestiere dello scrittore e di far conoscere le sue
opere. Gentiluomo assassino è il suo romanzo d’esordio.
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