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Giardini specchio

Giardini specchio
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Consegna prevista Agosto 2021
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Quando dico che faccio il giardiniere le persone hanno mille domande e mi stupisco sempre di quanto poco conosciamo le piante dalle quali dipendiamo, la terra che ci sostiene e l’orizzonte dentro cui tessiamo le nostre relazioni.
Il giardino è un microcosmo che propone un’idea di felicità, avendo come strumento la bellezza e come metodo l’armonia e da sempre è il simbolo del tentativo di far prosperare una rappresentazione poetica del conflitto tra disordine e ordine. Avere cura di un giardino, onorare la complessità e coltivare l’essenza sono riflessi della stessa realtà tra i quali possiamo intuire una via d’uscita dalla crisi ecologica, sociale ed esistenziale nella quale viviamo, per diventare pienamente quello che siamo.
In fondo la nostra vita e le nostre realizzazioni non sono lo specchio della nostra interiorità, delle relazioni che intrecciamo e del nostro intelligente lavoro di giardinieri del mondo? E l’energia riordinante più potente dell’universo non è forse l’amore?

Perché ho scritto questo libro?

Giardini specchio è un manuale di giardinaggio contemporaneo che promuove un interesse rispettoso per gli ecosistemi e la protezione della biodiversità; quindi una riflessione estetico-etica sui rapporti umani e con l’ambiente.
Suggerisce poi che l’autocoscienza, una passione per i linguaggi e l’attenzione empatica nel lavoro potrebbero rivitalizzare le nostre radici a beneficio delle relazioni intra e inter-specifiche e della nostra intelligenza nel prenderci cura di una comunità complessa.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Ho un nome e faccio il giardiniere

Non so gli altri ma io non ricordo di aver chiesto di essere messo al mondo, né di aver partecipato alla progettazione dell’esistenza così com’è, né di aver dato il mio consenso per aderire a una vita di fatica, trasformazione e morte. D’altra parte alimento consapevolmente in me l’intuizione che nel nostro mondo tutto abbia un senso e obbedisca a una logica affascinante come la musica quando è sublime. Anche se spesso logica e senso mi sfuggono e questo ovviamente mi irrita.

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Comunque partecipo all’accadere delle cose praticando l’arte del giardinaggio pur essendomi da giovane sinceramente immaginato insegnante, poeta, musicista, organizzatore di eventi, psicologo, ma mai e poi mai giardiniere; almeno fino a quando ho acquistato una casa con annesso un terreno inselvatichito dall’incuria e dal tempo e ho cominciato ad aprire i sensi e la mente alle dinamiche feconde della natura del luogo.

La musica è stata una delle poche costanti della mia vita, una passione che coltivo da quando ricordo; e faccio fatica a immaginarmi felice in una quotidianità senza ritmi, armonie e melodie. Fisicamente la musica è un flusso organizzato di onde che ci attraversano (e quindi noi attraversiamo) come fa la vita del mondo in ogni istante; i suoni stimolano la percezione e noi ne astraiamo emozioni, che traduciamo in una narrazione, con la nostra capacità di sognare a occhi ben aperti se riusciamo a farci rapire completamente: i personaggi, che sono immagini, pensieri e sentimenti si muovono (con il ritmo) in un paesaggio (con l’armonia) fatto di bellezza (con la melodia).

A pensarci mi sembra che il giardino produca in noi movimenti interiori simili, nonostante si esprima su un piano spaziale, con materia vivente e quindi assoggettata al tempo; e se la musica è un frutto ancestrale dell’attività culturale umana, il giardino è la prima realizzazione della civiltà.

Sappiamo che il giardino nelle diverse culture è proprio il simbolo del rango che l’umano ha (o si attribuisce) in natura e coerentemente del suo tentativo di costruire una rappresentazione poetica del conflitto essenziale tra disordine e ordine, fuori e dentro di lui: forse come la musica il giardino rimanda di noi un’immagine attendibile e interessante, che vale la pena esplorare per interpretare la società attuale, per collocare ciascuno nel suo rapporto con la natura (di cui fa inevitabilmente parte) e per restare in contatto con le energie generative e risanatrici del cosmo.

È comunque necessario esaminare il suo sviluppo dalle origini alla contemporaneità per approfondirne lo studio per passione o per professione; tuttavia speculiamo qui sul giardino anche come possibile luogo di accostamento e riconciliazione con le dimensioni essenziali della nostra umanità nella natura del mondo e pertanto come occasione di protezione e cura della nostra interezza materiale e spirituale in rapporto con il dato di realtà qui e ora.

Fino da bambino ho avuto un’attitudine all’introspezione e alla contemplazione, ma adesso che ho superato l’età di mezzo mi ritrovo a guardarmi allo specchio con una nuova attenzione: a chiedermi cosa davvero mi governa e cosa percepiscono di me gli altri; dove mi hanno condotto i miei desideri e dove ho messo radici; quali relazioni ho intrecciato e come mi hanno modificato; quanto le stagioni mi hanno segnato e in che direzioni sono cresciuto; quali percorsi ho intrapreso e quali mi hanno trascorso; quante esperienze sono fiorite e hanno dato frutti buoni, quante invece erano rami secchi e sono state o devono ancora essere potate, sebbene mi renda conto che tutte coerentemente sono aspetti della mia essenza.

Per certi versi mi vedo proprio come una pianta adulta: un albero completamente formato secondo l’habitus della sua specie, con i rami protesi verso la luce e le radici salde nella terra, capace di sostenere i cicli vitali e un certo grado di stress ambientale, ma progressivamente sempre meno efficiente nel sopportare avversità contingenti, fatiche eccessive e trattamenti scorretti.

Ritengo estremamente proficuo, oltre che del tutto naturale, specchiarmi nel prossimo, perché sono molto interessato a riconoscerne e comprenderne i comportamenti e se posso a indirizzare il corso della mia vita o a correggerlo, assumendo per quanto ne sia capace una responsabilità consapevole e un’operosa speranza di realizzazione nel tempo di cui dispongo (che so non essere infinito).

Sono arrivato laboriosamente a comprendere che gli altri colgono la realtà diversamente da me: pensano, agiscono e patiscono, riescono, sbagliano e rimediano in rapporto alle sollecitazioni del vivere, nei modi più disparati e a volte enigmatici ai miei occhi. Ciò nondimeno provano orgoglio, mentono, invidiano, si chiudono, hanno paura, gioiscono, disprezzano e sono tristi in modo simile; e nella ricerca di un senso a volte coltivano appassionatamente svariati desideri come faccio io, senza neanche ricordare quando e come siano attecchiti dentro di me.

Penso che un filo ideale ci colleghi a ciò che siamo stati nel nostro passato e disegni un percorso continuo, forse non del tutto lineare, fatto di piccole deviazioni e cambi repentini di traiettoria, ma in fondo diretto verso il nostro presente secondo una logica che può anche stupirci nello stesso tempo per semplicità e complessità quando ci si svela (e solo se davvero lo vogliamo).

Semplice non vuol dire di costituzione banale, di facile comprensione o di veloce realizzazione: significati talmente semplificatori della realtà da rasentare la menzogna. Al contrario, semplice è tutto ciò che si rappresenta per come è, sinceramente e senza travestimenti: a noi semmai l’onere di educarci a una percezione, un’interpretazione e una costruzione il più possibile semplici e vicine al reale.

Dobbiamo aver vissuto una notevole quantità e varietà di esperienze per cominciare a intravedere un senso nel catalogo dei fatti della nostra vita; e ripercorrendolo criticamente nel ricordo, ne possiamo cogliere la sostanziale coerenza, il più delle volte fluida come l’acqua e ciò che è imprevedibile, eppure sorprendentemente tenace come la pietra e ciò che è ineluttabile, ma sempre densa di connessioni come l’albero e ciò che esiste in continua evoluzione, pur non essendone del tutto consapevoli nella monotonia e negli affanni del quotidiano.

Intimamente mi vedo ancora più simile a un giardino maturo, con aree in piena luce e zone ombrose, radure di quiete e percorsi lussureggiante, momenti di splendore, spazi da modificare, erbacce da controllare e territori ancora selvaggi da esplorare. E vale per me quello che è vero per ogni altro giardino: così se mi specchio nei giardini che costruisco e curo, in quelli creati dai grandi maestri o nei più rappresentativi giardini storici (pure quelli appartenenti a culture esotiche), forse posso cogliere qualcosa di interessante su me stesso, sulle persone che incontro, sul mondo che abitiamo e ci abita.

Sebbene la tassonomia ci ascriva tutti, in quanto esseri viventi facenti parte della biodiversità del pianeta, al genere Homo e in particolare alla specie sapiens “sapiens” (ci siamo dati questa definizione per eccessiva autostima o come proposito esistenziale?), per nessuno di noi è realmente facile comprendere forma e sostanza di quel proprio filo logico, né avere totale consapevolezza su quali fossero effettivamente le premesse, quali siano tutte le energie attualmente all’opera e quali gli esiti veramente augurabili.

Da qualche anno dedico parte della mia attività lavorativa all’insegnamento sui temi della coltivazione e del giardinaggio ecologico; sono corsi di formazione professionale per disoccupati, immigrati e detenuti, conferenze e attività pratiche per docenti e studenti della scuola primaria e secondaria, corsi di formazione e aggiornamento per dipendenti e professionisti della sanità, incontri teorico pratici per volontari di associazioni e per persone semplicemente appassionate.

Oltre a procurarmi intense opportunità di interazione con individui e gruppi che diversamente non incontrerei (oggi semmai le situazioni di scontro sembrano quelle più premianti sui media), l’insegnamento mi ha dato la possibilità di elaborare riflessioni, logiche e modalità nelle quali il giardinaggio rispecchi le relazioni umane, il rapporto con le altre specie viventi e con l’ambiente; poi con un intento risoluto e gentile possa diventare uno strumento terapeutico di autocoscienza, di alleggerimento dallo stress, di sviluppo culturale e di ricollocazione sociale.

La società in cui viviamo mi sembra complicata da troppi vincoli e scadenze, repressa dall’omologazione e dalla violenza, ingarbugliata da password e codici pin, soffocata dallo spreco e dall’inquinamento e troppo controllata da telecamere e autovelox. Non di rado mi capita di ritrovarmi in preda alla sfiducia e alla mortificazione in situazioni contraddittorie che non rispecchiano una mia attitudine; allora mi impongo una pausa di silenzio e mi riposiziono, riflettendo: ”ho un’intelligenza e un’istruzione almeno nella media e un’esperienza di vita più che sufficiente, quindi questa situazione deve essere oggettivamente troppo difficile o sbagliata”.

La realtà spesso sembra andare troppo veloce e la competizione si presenta oltremodo dura: molti di noi semplicemente non ce la fanno, mancano gli appuntamenti della vita e si lasciano sfuggire un’occasione dopo l’altra; smettono di sperare, perdono contatto con il significato intrinseco della propria umanità e vengono spinte ai margini, dai quali è sempre più difficile districarsi se non si è in grado di cambiare paradigma.

Per quanto mi riguarda sono convinto che siano proprio i confini gli spazi più interessanti da sperimentare e condividere, per comprendere profondamente il vivente; e proprio qui la realtà che abbiamo costruito potrebbe specchiarsi per far fiorire qualcosa di nuovo. Ho un radicato rispetto per la sofferenza che ci accomuna e per le strategie a volte inconsce che mettiamo in atto per preservarci; e mi lascio ispirare di buon grado dall’esperienza di molti maestri, alcuni dei quali citerò nelle prossime pagine per come hanno saputo illuminare il loro tempo e le nostre vicende.

Viviamo tempi descritti come di crisi ma che molti di noi percepiscono come se, restando dentro i soliti schemi dominanti, non ci fosse la possibilità di un domani felice: anche adesso però non sono poche le persone che hanno il coraggio di guardare con sincerità e intelligenza i segnali di decadenza, indicarci i sussulti di energia vitale e proporci modelli alternativi di prosperità: in questo come in ogni momento della storia il buio non oscura la luce, al massimo la definisce.

Abbiamo bisogno di fare spazio a un futuro più accogliente, dare luogo a relazioni più partecipative e restituire valore alle nostre dimensioni più umane; abbiamo bisogno di ricollegarci con le nostre radici, che per definizione affondano nella Terra e con il significato originale e sincero delle parole che usiamo per intenderci; abbiamo bisogno di una narrazione diversa (e più onesta) della realtà, che renda conto del nostro giusto desiderio di pienezza, della nostra fondamentale necessità di sicurezza e del nostro speciale anelito alla giustizia, per avventurarci lungo percorsi nuovi e fecondi, illuminati dalla coscienza.

Allora può essere interessante indagare su quali siano i caratteri che fanno di una piccola porzione di universo un bellissimo giardino, e specchiarci per provare a coltivare il meglio nel nostro mondo interiore e nelle relazioni, oltre che per far prosperare dei piccoli paradisi nei frammenti di mondo affidati alle nostre cure.

La parola specchio deriva dalla radice indoeuropea spek, che indica il guardare durativo, cioè quella qualità dell’osservare accurato (come per estensione dell’ascoltare attento, del toccare, annusare, gustare rispettosi e del pensare dignitoso) che percepisce correttamente la continuità e lo sviluppo di un’azione nel tempo. È diverso dall’esaminare un particolare o un’immagine istantanea, che descrivono puntualmente una realtà ma possono essere fuorvianti nella comprensione di fenomeni complessi come il filo che ciascuno intreccia agli altri fino a formare il tessuto della storia del mondo.

E così nei prossimi capitoli propongo un esercizio di contemplazione dei giardini e del giardinaggio, come mezzi per sviluppare l’intuizione nella nostra interiorità e nel lavoro quotidiano. Infatti intuizione deriva dal latino in-tueri (guardare dentro) e intuitio (immagine riflessa nello specchio), e significa la capacità di cogliere la sostanza delle cose prima che un processo razionale le metta in ordine e noi possiamo esercitare la nostra intelligenza.

Prenderemo quindi in esame gli elementi base di questi specchi che sono i nostri giardini, vale a dire la natura e la cultura, la bellezza e l’armonia, il caos e il cosmo, e ne cercheremo un riflesso nella nostra vita per onorarlo e averne cura. Tutto ciò al fine di diventare pienamente quello che siamo: esseri materiali che sanno di sapere e nella nostra civiltà coltivatori e custodi del giardino di Eden.

2020-11-15

Aggiornamento

Oggi 16/11/2020 GIARDINI SPECCHIO ha superato i 60 preordini sulla piattaforma di bookabook, per cui sappiamo che i libri saranno certamente stampati e consegnati. Era un passaggio per nulla scontato che mi riempie di soddisfazione: ringrazio le persone che fanno parte del mio piccolo mondo per la stima e quelle che hanno aderito al progetto, forse per un interesse comune, pur muovendosi in territori adiacenti. Adesso dobbiamo raggiungere le 200 copie preordinate per arrivare alla vera pubblicazione e abbiamo ancora 80 giorni a disposizione: mi rendo conto di chiedere una fiducia notevole ed è per questo che pubblico sulla pagina Facebook stralci del saggio, foto inedite dei miei giardini e condivido altri contenuti che abbiano un'attinenza con quelli di GIARDINI SPECCHIO. Ti auguro una buona settimana Gian Franco Virga

Commenti

  1. (proprietario verificato)

    La parola “giardino” racchiude in se un cosmo di conoscenze, tecniche, esperienze, sensibilità e attenzioni colturali e culturali.
    Vivere i ritmi della natura curandoci delle piante e del loro sviluppo sono esperienze che ci aiutano a comprendere il mondo che ci circonda e a conoscere noi stessi.
    I miei complimenti a Gian Franco per essere riuscito in questo nuovo traguardo personale che ci dà la possibilità di assaporare un libro ricco di spunti e di riflessioni per meglio vivere il rapporto tra noi, le piante e il mondo naturale.

  2. Penso che il lavoro del giardiniere sia davvero molto sottovalutato ed è per questo che mi ritengo fortunata ad avere avuto come professore Gian Franco che vede in questo lavoro qualcosa di grande e addirittura di spirituale, che non tutti possono comprendere. Questo libro ne è la dimostrazione nonché un inizio per cambiare noi stessi e di conseguenza il nostro rapporto con l’ambiente, a noi molto caro.

  3. (proprietario verificato)

    Gian Franco con le sue parole e la sua storia di rapporto amorevole con i giardini naturali ci racconta di un rapporto antico e vitale quanto la vita dell’uomo. E che le neuroscienze recentemente hanno dimostrato con la scoperta dei neuroni a specchio e dell’epigenetica. Se mai ce ne fosse stato bisogno. .. ma noi occidentali siamo immersi ancora in una visione illuministica e razionale della vita, avendo perso il senso della poesia. L’aver cura della natura e il rispecchiarsi in essa, s-muove parti di noi che non attendono altro per riconnettere la mente con il corpo. Questa è la testimonianza e la ricerca di vita e professionale di Gian Franco. “Coltivare e custodire il giardiniere che è in noi”. Questo è anche un insegnamento perché non possa più accadere un fenomeno epidemico come quello che stiamo vivendo. Buona lettura… davanti a un vaso fiorito, su un terrazzo verde in mezzo alla città, all’ombra di un castagno nel bosco, nella macchia mediterranea che si rispecchia nel mare…

  4. Sto aspettando con impazienza che mi arrivi il libro. Sono felicemente orgoglioso di aver incrociato Gianfranco ad un certo punto nei meandri della vita. Non capita spesso di incontrare persone così “intense” e l’anteprima del libro mi conferma che ne è valsa la pena.

  5. (proprietario verificato)

    Non ho ancora avuto il tempo di leggere il libro, che assaporero’ con calma… Ma avendo conosciuto Gianfranco in occasione dei suoi corsi sono certa che sarà un libro pieno di spunti di riflessione, ma anche di poesia. Perché la natura, in tutte le sue forme, é poesia che da parola diventa sostanza; e coltivare la bellezza di un giardino – dentro di sé, fuori di sé – é un balsamo che cura la nostra anima. Grazie, Gianfranco, perché ce lo mostri.

  6. (proprietario verificato)

    Ho sempre considerato il giardinaggio, il “fare un bel giardino” come un aspetto strettamente estetico, molto stile inglese, in apparenza, senza interagire con le piante, senza considerare il lavoro dedicato come un ponte di sapere, un dare e soprattutto un ricevere. Gianfranco dimostra con il suo lavoro, la sua attenzione e la sua profondità questo passaggio, non più solo nell’apparenza estetica, da applauso, ma nella sua intima interazione, e la vita diventa diversa, le emozioni si fondono, ho imparato a vedere diversamente.

  7. (proprietario verificato)

    unione e fusione con la natura

  8. Gian Franco Virga

    Spiritualità è coltivare le motivazioni profonde del nostro agire. L’interiorità e il modo in cui facciamo le cose, tutte le cose, fanno parte dello stesso mondo, che quindi può essere un inferno oppure un giardino

  9. (proprietario verificato)

    consigliato a chi volesse uscire un attimo dalla propria quotidianità, mettendosi nei panni di qualcun’altro per capire i suoi punti di vista e confrontarli con i propri, per incontrarsi su una lunghezza d’onda che non appartiene a questo modo fisico

  10. (proprietario verificato)

    una grande riflessione sulla vita, associata sotto molti aspetti alla natura. niente di più brillante

  11. (proprietario verificato)

    filosofico

  12. Gian Franco Virga

    Per gran parte della mia vita ho sottinteso che gli altri avessero un’intelligenza come la mia, una sensibilità come la mia, che vedessero la bellezza come me, che desiderassero la felicità, lottassero per la libertà, comprendessero che avere e dare amore fosse la stessa cosa. Ho avuto problemi relazionali e conflitti, finchè ho capito che siamo tutti diversi ma che ci sono dimensioni umane in comune, dalle quali poter ripartire per tessere una realtà più accogliente e con capacità di futuro. Fare il formatore e l’insegnante mi ha fatto sviluppare questo materiale che adesso è giusto venga alla luce

  13. (proprietario verificato)

    Gian Franco, ciao.. Quali sono stati i fattori scatenanti, per cui hai deciso in questo periodo della tua vita di scrivere questo libro?

  14. Gian Franco Virga

    Viene fuori spesso la parola “spirituale”. E mettere in campo questa dimensione è già importante. Ma la spiritualità non è un’opzione tra tante: è una parte del paesaggio dentro cui ci muoviamo, verso la quale non sempre dirigiamo la nostra attenzione, e questa viene infestata da parassiti. Coltivare la nostra spiritualità crea un ordine interiore che ci aiuta a discernere il meglio nella quotidianità.

  15. (proprietario verificato)

    Un libro che parla di giardinaggio… ma non solo. Raccontandoci come sia nata e poi si sia evoluta l’arte del giardinaggio Gian Franco ci insegna come creare un giardino e come averne cura, ma poi ci accompagna in un viaggio diverso, più profondo e spirituale. Ci invita alla riflessione su come il giardino rappresenti la nostra stessa vita e su come sia possibile e, oggi più che mai, necessario riavvicinarci alla natura ed immergerci in essa per recuperare armonia e serenità.
    Una lettura piacevole, da non perdere!

  16. (proprietario verificato)

    Dopo aver già apprezzato gli interventi utili e interessanti di Gian Franco durante il corso di giardinaggio e ortifrutticoltura, ho ancora potuto scoprire un nuovo modo più “spirituale” di vedere l’ambiente che ci circonda. Non sempre ci rendiamo conto di quanto le piante, i fiori e la natura in generale arricchiscano la nostra vita quotidiana. Grazie alla lettura del libro di Gian Franco, ho riscoperto questa sensazione che mi ha avvicinato ancora di più alla grandezza della natura e all’apprezzamento di ciò che ci regala, sia in termini più materialistici ma anche in un ambito di spiritualità: vedere la bellezza di ciò che ci circonda è emozionante come non mai.
    Un libro che consiglio a tutti, appassionati o meno di giardinaggio, perchè non è solo un libro sulle piante ma qualcosa di più complesso che ci fa riflettere sulla bellezza esteriore e soprattutto interiore insita in ognuno di noi.

  17. Gian Franco Virga

    Mi colpisce come Cristina abbia saputo dirlo in poche righe meglio di come avrei potuto dirlo io stesso

  18. (proprietario verificato)

    Gian Franco è stato il mio professore di giardinaggio ed ortifrutticoltura biologica, ritrovo molti dei suoi preziosi insegnamenti in questo libro, ma altrettante nuove ed originali riflessioni sulla vita, su di noi, su tutto ciò che ci circonda e ci plasma in qualche modo. Un viaggio nella natura, partendo dalle origini e arrivando fino al profondo dell’essere umano, a quello che ci pervade ogni giorno e ci mette in contatto con ciò che ci fa stare bene e ci rispecchia. Un curioso paragone tra emozioni e giardini, tra scelte di vita e scelte agronomiche, tra bellezza interiore e rivelazione esteriore. Attuale, radicato, vivo, stimolante. Un libro che consiglio a chi ha voglia di mettere in gioco le proprie conoscenze ed è pronto a ritrovarsi nell’ “altro”.

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Gian Franco Virga
Gian Franco Virga ha 56 anni e da 27 partecipa all’accadere delle cose praticando l’arte del giardinaggio pur essendosi da giovane immaginato insegnante, musicista, poeta, or-ganizzatore di eventi, psicologo, ma mai e poi mai giardiniere.
La sua attività si distribuisce tra la progettazione - costruzione di giardini e terrazzi e la formazione professionale: sono stati finora corsi per disoccupati e per i detenuti della Casa Circondariale di Torino; inoltre corsi di formazione e aggiornamento per dipendenti e professionisti della sanità e della scuola o incontri teorico pratici per persone appassionate.
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