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Il giorno in cui seguimmo le api

Overgoal! Un ufficio stampa curerà la visibilità sulla stampa tradizionale e su quella online. Un promotore professionale proporrà il libro ai librai, una strategia dedicata di marketing online consiglierà il libro a nuovi potenziali lettori.
Goal! Il manoscritto passerà alla fase di editing, revisione, progetto grafico e stampa. Una volta pronto, il libro verrà pubblicato in formato cartaceo e ebook, e reso disponibile all'interno del circuito di Messaggerie Libri e nei più importanti store online.
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Consegna prevista febbraio 2020
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Tommaso ha 13 anni e vive in una grande città. Intelligente e un po’ timido, coltiva un sogno: per una volta, vorrebbe sentire su di sé gli sguardi ammirati dei compagni di classe, mentre racconta una storia avvincente alla festa di Halloween.

È un ragazzino razionale, quindi procede con metodo. Comincia a navigare su Internet alla ricerca di ispirazione, fino a quando non si imbatte in una leggenda sorprendente, ambientata nella cittadina di mare dove trascorre l’estate da quando è nato. In un attimo i piani cambiano: l’occasione è diventare protagonista di una vera avventura e, a confronto, limitarsi a raccontarla non è così emozionante.

C’è un mistero da risolvere, una grotta da esplorare, un segreto da svelare. Per tutto questo, coinvolge gli amici di sempre, quelli di ogni estate. Con Filippo, Andrea e Stefania, Tommaso affronta molte sfide, imparando ad ascoltare, condividere e ammettere che, in ogni avventura che si rispetti, non tutto può essere programmato.

Perché ho scritto questo libro?

L’idea del libro nasce in un pomeriggio di luglio di alcuni anni fa, osservando un gruppo di ragazzini intenti ad architettare grandi spedizioni e avventure su una spiaggia della Liguria. La visione ha evocato molte suggestioni: il tempo dilatato e apparentemente infinito delle estati di quando ero piccola, le giornate che prendevano ritmi del tutto inusuali, la paura di mettersi in gioco e il desiderio di essere riconosciuti, l’odore buono del sole sulla pelle. Tutto il resto è nato da sé.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Il giorno era finalmente arrivato.

Lo stavamo programmando da oltre sei mesi. Ormai conoscevo talmente bene ogni dettaglio di quella giornata che mi sembrava impossibile viverla davvero. Avevamo deciso ogni particolare, anche il più  insignificante: dove vederci, come vestirci, cosa mettere negli zaini, a che ora partire da casa, quanti minuti impiegare per arrivare alla spiaggia. Niente poteva andare storto, tutto era più che programmato.

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Mi alzai dal letto e guardai fuori dalla finestra. Il tempo era bello, quindi si poteva procedere con il piano A. Quello B, perché in ogni avventura che si rispetti c’è un piano B, sarebbe scattato solo in caso di pioggia e a dirla tutta non mi aveva mai convinto. Guardai l’orologio: erano le 6 e 59 minuti. Mentre fissavo la sveglia, i numeri scattarono insieme per segnare le 7:00 e far partire un suono acuto e fastidioso che bloccai all’istante con il palmo della mano. Ripassai il programma. Avevo al massimo 10 minuti per lavarmi e vestirmi. Alle 7:10 dovevo andare in cucina e preparare due panini con il formaggio, prendere una bottiglia di acqua, un pacchetto di biscotti e due di cracker. Non avevo preparato il cibo la sera prima per non dare troppo nell’occhio. Alle 7:25 avrei avuto esattamente 5 minuti per scrivere un biglietto a mia madre, in cui le spiegavo di essere andato con Andrea sulla spiaggia in cerca di ricci di mare per il progetto di scienze. Dovevo ricordarmi di aggiungere che non avevo voluto svegliarla, ma che era importante arrivare presto in spiaggia, per trovare i ricci prima che fossero rovinati dalle onde o dai turisti. Non era una spiegazione che davo a caso. Era stata studiata con molta cura, perché fosse più che verosimile e non destasse alcun sospetto. Anzi, nei giorni precedenti mi ero ricordato di parlare spesso a mia madre di questa ricerca, per fare in modo che al momento opportuno lei non avesse motivo di insospettirsi.

La verità, invece, era che mi preparavo a vivere l’avventura più emozionante di tutta la mia vita. O almeno, queste erano le mie aspettative. Certo, avevo solo 13 anni, ma sentivo di non essere per nulla presuntuoso nel credere fermamente in questa affermazione.

Per capire meglio di cosa sto parlando, bisogna proprio fare un passo indietro, di quasi otto mesi. Mancavano pochi giorni ad Halloween e io avevo passato l’intera serata su Internet, alla ricerca di una storia abbastanza paurosa da raccontare alla festa di Samuele. Avremmo dormito tutti da lui e ognuno di noi, a turno, avrebbe dovuto raccontare una storia. Ogni anno, era Giulio a conquistare l’attenzione di tutto il gruppo: le sue storie erano sempre le più appassionanti e paurose, e tutti restavano con il fiato sospeso fino alle battute finali. Parlare dopo di lui era semplicemente inutile, perché la storia di Giulio era talmente perfetta da rimanere come sospesa nell’aria, al punto che tutti continuavano a pensarci, anche quando era finita. Poteva succedere qualsiasi altra cosa, ma era ovvio che il pensiero di ognuno di noi fosse ancora là, a quella porta che sbatteva, a quella luminescenza nel buio, o a qualsiasi cosa si fosse inventato.

Quest’anno no. Mi ero messo in testa che avrei dovuto solamente impegnarmi di più, ma era una sfida con me stesso e avrei trovato una storia abbastanza avvincente da lasciare tutti a bocca aperta, tanto che Giulio si sarebbe persino dimenticato la sua o avrebbe comunque rinunciato a raccontarla, per non sfigurare.

Nel mio progetto, Internet doveva essere l’asso nella manica. Avrei trovato lì la mia storia, oppure ne avrei creata una da solo, mettendo insieme pezzi di altre vicende, se proprio non ne avessi trovata una abbastanza buona. A furia di navigare, mi concentrai su una specie di leggenda che mi sembrava davvero molto interessante: era lugubre quanto basta, misteriosa quanto basta, ma soprattutto era ambientata esattamente nella cittadina di mare dove trascorrevo tutte le mie vacanza, fin da quando ero nato.

Questo rendeva tutto molto più facile per me, e dalle prime righe capii che quella era la mia storia. Che mi riguardava. Forse avrei addirittura potuto raccontarla in prima persona, come se mi fosse capitata davvero. Come se io avessi avuto qualcosa a che fare con uno dei protagonisti della storia. E visto che vivevo praticamente lì ogni anno da giugno a settembre, agli altri ragazzi non sarebbe stato difficile credermi.

Ma più mi documentavo, più leggevo di questa storia, più mi rendevo conto che la questione non era così semplice. Quella non era soltanto una buona storia da raccontare, c’era molto di più.

Circa quarant’anni prima, tutti i giornali locali si erano occupati dalla notizia di una tragedia avvenuta in mare. Una famiglia intera era stata dichiarata dispersa durante una tempesta improvvisa, di violenza mai vista in quel tratto di costa. Anzi, per essere più precisi, durante la tempesta il mare aveva inghiottito l’imbarcazione, mentre a riva era tornato solo un uomo che, non vedendo sua moglie e i suoi tre figli, era stato preso dalla disperazione e si era gettato nuovamente tra le onde per cercarli. Non rientrò più nemmeno lui.

Per tutta la notte si tentarono di attivare i soccorsi, ma il mare era troppo agitato. La mattina seguente la Guardia Costiera e la Polizia si misero alla ricerca dell’imbarcazione, ma nonostante le attività fossero proseguite per due giorni interni, non ci fu alcun risultato. Nessuna traccia della barca, né della sfortunata famiglia.

Fin qui la cronaca. Da questo punto in poi, cominciava la leggenda.

Si narrava infatti che l’uomo non fosse morto. Si diceva che avesse trovato riparo in una sorta di area protetta, posizionata sotto le grotte e gli scogli che si stagliano al termine della spiaggia, alla periferia est della città. Nessuno aveva mai dimostrato l’esistenza di questa area, ma si raccontava che, nuotando, l’uomo fosse arrivato fin lì e che ci fosse rimasto, perché il dolore era stato troppo grande e lui non era stato in grado di ricominciare una vita normale in mezzo alla gente.

Di questa leggenda, come di ogni leggenda che si rispetti, esistevano anche altre versioni. Qualcuno diceva infatti che nella notte dell’incidente l’uomo fosse effettivamente arrivato fino alla grotta, portando con sé i cadaveri della moglie e dei tre figli, ma che a quel punto fosse morto anche lui, stremato dallo sforzo compiuto nella speranza di poterli salvare. E che da allora il fantasma dell’uomo infestasse la grotta, non rassegnandosi al suo dolore.

Ora, la domanda era semplice: quale delle due versioni della leggenda era quella vera?  Oltre la grotta c’era davvero qualcosa che poteva essere abitato da quell’uomo o dal suo fantasma? E se anche l’uomo fosse arrivato vivo alla grotta, cosa sarebbe rimasto di lui dopo quarant’anni? Questa storia sembrava destinata a rimanere in sospeso e, con la dovuta abilità, infarcendo la storia di avvistamenti di spiriti nelle notti di luna piena (o quello riguardava di più i lupi mannari?) avrei potuto conquistare l’attenzione di tutti, alla festa di Samuele. Ne rimasi convinto fino a quando non proseguii le ricerche su Internet, per raccogliere maggiori informazioni sulla grotta e rendere il mio racconto più ricco di particolari, in modo da convincere gli altri di essere veramente stato lì, e magari di aver visto io stesso il fantasma dell’uomo. Girovagando per la rete, avevo scoperto che ogni tanto si verificava una particolare coincidenza di correnti e di maree, tanto che l’acqua si abbassava e la grotta sembrava effettivamente svelare un passaggio. Nessuno sapeva con certezza dove quel passaggio portasse, perché stranamente la zona non era mai stata veramente esplorata.

Diciamo pure che la leggenda non aveva facilitato le cose.

Non potendo scandagliare la grotta, continuai a esplorare la rete. Trovai una tabella che riportava una serie complicata di dati, li incrociava, li elaborava, e alla fine indicava quali fossero le giornate di bassa marea all’interno della grotta.

Andai subito a verificare se la data dell’incidente fosse una di quelle giornate. Era così.

Il mio occhio attraversò la tabella di quarant’anni e andò a cercare l’anno in corso, per trovare l’appuntamento più vicino con la bassa marea: il prossimo 21 giugno. Mancavano circa otto mesi.

Fu in quel momento che capii che non era una storia da raccontare, ma un’avventura da vivere. Il 21 giugno sarei stato proprio lì, mentre il mare si abbassava e l’ingresso a quella grotta si apriva, magicamente. L’appuntamento successivo con la bassa marea sarebbe stato dopo un altro anno e mezzo. Non avrei potuto aspettare tanto.

12 agosto 2019

Aggiornamento

Questa è la notizia più attesa: il libro ha superato il goal dei 200 pre ordini e sarà quindi ufficialmente pubblicato!

Grazie a tutte le persone che hanno sostenuto questo progetto: grazie a chi mi conosce e ha creduto in me, grazie a chi non mi conosce, ma ha comunque deciso di dare fiducia a questo libro. Grazie a tutti, si festeggia e si riparte!
01 luglio 2019

Aggiornamento

Ecco una bella notizia per la seconda parte di questa campagna di crowdfunding!
Dal 1 luglio al 15 agosto 2019, per ogni ordine del libro in versione cartacea o ebook, sarà devoluto 1 euro all'associazione Gaslini Onlus, che sostiene le attività dell'ospedale pediatrico Gaslini di Genova.
Da oggi, dire che questo è "un libro per ragazzi" acquista un significato in più!
10 maggio 2019

Aggiornamento

La prima presentazione del progetto di crowdfunding è stata un successo!
L'emozione è stata tanta, soprattutto perché per la prima volta ho sentito leggere alcuni brani del mio libro da una persona meravigliosa che ha dato vita ai personaggi e alle atmosfere.
E poi erano presenti le persone che mi hanno sempre sostenuta e che, anche in questa occasione, si sono presentate con entusiasmo ed energia. Grazie a tutti!

Commenti

  1. (proprietario verificato)

    L’ho riletto più volte perché mi piace capire bene: ogni volta nuovi particolari mi saltano all’occhio, forse ero distratta nelle precedenti letture, o la trama è tanto ricca di sorprese che nemmeno si riesce a coglierle tutte ad una prima scorsa? Il fatto mi ha stupito; ogni personaggio acquista via via più spessore e in ognuno vi ritrovo qualcosa che appartiene all’autrice! Spero non si debba attendere ancora molto prima di leggere almeno altre bozze… mi è rimasta la voglia di nuove avventure che escano dal cassetto di questa autrice. Complimenti!

  2. (proprietario verificato)

    Ho letto questo libro tutto d’un fiato e mi e’ piaciuto moltissimo!
    Lo consiglio a tutti!
    Mi ha rituffata in quel periodo della vita in cui il tempo si dilata e da’ spazio a desideri e avventure.
    Un mondo di ragazzi alla ricerca di segreti da scoprire, che sperimentano il coraggio, l’amicizia e il rispetto.
    Sicuramente una lettura avvincente per chiunque sia ancora in quella fase emozionante della vita, per chi ancora ne ha mantenuto l’incanto e per chi lo vuole ritrovare!

  3. (proprietario verificato)

    Da ragazzina vivevo avventure inimmaginabili, ho attraversato fiumi di lava, esplorato grotte profonde… la fantasia dei ragazzi è infinita e i libri sono il mare migliore in cui navigare.
    “Il giorno in cui seguimmo le api” è una meravigliosa avventura di ragazzi, per ragazzi e anche per ragazzi un po’ cresciuti come me. È un libro in cui si sente il profumo dell’estate, del mare e il piacere dell’avventura.
    Una storia da leggere e da vivere!

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Rosanna Oberbizer
Nata e vissuta a Milano, lavora come copy strategist in un'agenzia di comunicazione digitale. Un percorso costruito sul delicato equilibrio tra la passione per il linguaggio e una leggera fissazione per i numeri che, nell'evoluzione dell'attuale mercato digitale, si rivela un discreto colpo di fortuna.
Da sempre affascinata da ogni forma di affabulazione, legge dall'età di 5 anni e scrive da quando, a 7, scopre una Olivetti Lettera 32 in casa. Da lì in poi, si innamora della sensazione di potersi esprimere attraverso un elemento di mediazione, che invece di ridurre la potenza del messaggio, gli regala una nuova vita.
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