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I giovedì della signora Bianca

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Consegna prevista Ottobre 2020
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Ai limiti della memoria e del sogno troviamo Giovanna, la quale indossa spudoratamente i pantaloni, adora le macchine sportive e fuma. Arrivata improvvisamente nel paese a fianco del marito, il giudice, viene vinta dalla passione per il figliastro. Le sue scelte estreme sconvolgeranno il paese immerso nel sonnolento cielo caldo del Sud. Le vicende di Giovanna si dileguano nella seconda parte del racconto, dove prendono vita altri personaggi che ne compongono il quadro narrativo avvolto dalla storia che, orribile o meravigliosa, procede spedita spazzando via tutto ciò che la guerra aveva risparmiato.
È il racconto umile di ciò che appartiene al passato, è il suono delle campane e la mestizia del tempo, dei ricordi inventati, come il vecchio paese più reale della realtà, o dei personaggi, veri o finti che siano, a cui si contrappone il mondo contemporaneo. Oggi la rete è la nostra identità, la smisurata conferma della nostra onnipresenza.
Oggi tutti siamo molto più simili a Dio!

Perché ho scritto questo libro?

Le ragioni per cui ho scritto questo libro sono vaghe e indefinite, di certo c’è stato l’irresistibile desiderio di fissare piccoli frammenti di una memoria che si alimenta di fantasia. L’irreale realtà della sonnolenta gente del passato si contrappone alla contemporaneità veloce e superficiale del popolo web, ciò che resta è la Storia che, nonostante i cambiamenti, rimane sempre uguale a sé stessa.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Dovunque io sia, ritorno spesso al mio paese.

strade ignote,  

silenzio,

volti strapazzati,  traballanti calessi, scalinate di chiese graffiate dal tempo e dalla guerra;

 profumo di gelsomini,  odore forte di sterco ,

 animali da soma,

 il vasto cielo,

il suono delle campane,

che attraversa il tempo della vita e del giorno,

i ricevimenti, quelli dei giovedì

quelli della signora Bianca,

: Una tradizione che nessuno osa mai interrompere, perché “Il paese ha le sue regole, oltre c’è solo il caos e la grande Storia.”

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ai limiti della memoria e del sogno,

c’è la gonna nera della nonna, gattono tra le sue pieghe nella cucina zeppa di vapori bollenti e donne che sparlano. Inseguo le loro piante dei piedi, graffiate e ruvide, e le veloci scarpe di mia madre quando due braccia mi sollevano e mi allontanano da scarafaggi e formiche; scivolo tra  lenzuola di un grande letto, odorano di lavanda, le pareti verdi si innalzano verso il soffitto da cui dondolano forme complicate di iris viola e bianchi; le tende si spostano spinte dall’inganno di una lieve frescura, abbraccio il muro per acquietare l’afa che blocca i pensieri e scivolare nel sogno.

E’ sempre estate nella mia infanzia, il cielo caldo preme su quelle enormi stanze dai mille volti, il sospiro stanco del vento si lamenta tra gli stretti corridoi, che si inseguono senza mai raggiungersi; il pendolo scandisce un tempo inesistente, tutto è fermo, nella penombra si scorge un tremolio sottile di luce, proviene dal grande salone delle feste.

– Questi amaretti sono deliziosi, signora Bianca, quale segreto nasconde la sua ricetta?

– Nessuno, cara signora Giovanna, solo la forza delle mani …forza, che non aggredisce, ma accarezza, le mandorle vanno triturate finemente senza strapparle, così come l’albume che deve essere lavorato  con la determinatezza dei polsi, non delle braccia. Null’altro, poi, il resto è così facile.

Giovanna sorride, addenta un altro pasticcino: “Ma va in malora, signora Bianca, con le tue ricette segrete, che non fregano niente a nessuno.”

Giovanna,

era tra le ospiti abituali del salotto di mia nonna.

Apparve all’improvviso in paese a fianco del giudice, suo marito.

Era una serata afosa di mezza estate;

il circolo dei notabili del paese era più animato del solito, dappertutto saluti festosi, uomini attempati seduti su poltrone che sfogliavano giornali, signore che chiacchieravano, sorrisi radiosi,  a un tratto si propagò un profumo intenso a cui seguì uno sguardo, che nessuno ricordava aver mai visto prima, uno sguardo rivolto non solo agli uomini, che già avevano voglia di lei; lei seguiva obbediente il marito, il mento sollevato la bocca socchiusa in un breve sorriso, dalle estremità del salone e del giardino le conversazioni cedettero il posto all’interesse per la giovane arrivata, venne analizzato ogni centimetro del suo lussuoso abito, valutata la sua acconciatura, osservato ogni minimo gesto. Per  nulla impressionata dalle  occhiate e dal brusio, ricambiava saluti e porgeva la mano a uomini confusi che si avvicinavano per darle il benvenuto.

– Certo sarà stato un gioco facile per lei oscurare la memoria della defunta moglie –

Bisbigliavano tra loro le signore facendo il dovuto confronto tra la prima, una donnina mite e delicata, e Giovanna,  che indossava spudoratamente i pantaloni, adorava le macchine sportive e fumava.

Si erano sposati in gran segreto all’inizio della guerra, e segreto rimase per tutti il prima della giovane signora,  la gente, la buona gente del paese, rimase paralizzata dallo stupore quando lei spuntò dal nulla, scombussolando non solo la quiete stantia della comunità , ma i piani mentali di tutti, che davano per certo il matrimonio del giudice con la sorella della defunta moglie, la bella  Miranda.

Di Giovanna nessuno sapeva  da dove fosse saltata fuori, Giovanna senza storia, quanti anni avesse o dove fosse nata  non si riusciva a sapere, l’unica certezza era il suo essere giovane, sembrava avere venti o trent’anni meno del marito.

Giovanna senza  origine, la gente, la buona gente del paese, non riuscì nemmeno a scoprire il suo cognome! non avendo risposte, si limitò a chiedersi, perché mai avesse sposato un uomo assai più vecchio di lei, oltre che un incorreggibile dongiovanni.

    –  A detta delle domestiche, subito dopo il matrimonio il giudice ha avuto numerose amanti.

–   Si comporta da tiranno e spiattella in faccia alla giovane moglie le sue relazioni con serve e signore.

    –    Sono dicerie ma che sia facile ai tradimenti questo è innegabile”.

Erano altri tempi e la morale di quegli anni non aveva nulla a che fare con quella di oggi, in quei lontani anni la disinvoltura morale del giudice  era più che motivata:   gli uomini hanno esigenze fisiche che, al di là dei sentimenti per la consorte, vanno appagate; e poi i tradimenti dei mariti forniscono incomparabili vantaggi per le signore… l’importante è che prima o poi il coniuge, simpaticamente infedele, ritorni.

Per Giovanna le cose andavano diversamente, non le si perdonavano il suo riso istrionico e quei suoi occhi irrequieti, a volte cattivi, che stimolavano chiacchiere e pensieri vagamente erotici;  giovani, vecchi, bambini correvano da tutte le parti per incontrarla, sopraffatti dalla bellezza chiunque sperava di poter sfiorare la sua pelle liscia e inviolata.

Troverai qui tutte le novità su questo libro

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Adele Dentice
Adele Dentice nata a Ruvo di Puglia è docente di lettere e autrice di vari libri tra cui "Mare Negato" (l’altra faccia della luna) .
"O sangue amare" è stato 3° classificato al premio nazionale Teatro Osservatorio, Apulia Development Fund e Osservatorio teatrale 2014.
Di recente ha pubblicato il dramma teatrale in due atti "Salomé ed Eva Il sole spezzato".
I suoi laboratori di scrittura creativa (I poetini della città vecchia) e di storia (Alice viaggio nella storia e nel Meraviglioso) sono stati oggetto di pubblicazione ad opera del Comune di Bari (IX Circ) e il suo libro di
Poesie ha avuto vari riconoscimenti da parte della Regione Puglia e altri enti privati. Inoltre, ha vinto il primo e il terzo premio letterario destinato ai ragazzi delle scuole medie Ragazzo d’oro.
Ha curato la regia di "Salomè", "I giovedì della Signora Bianca", "I racconti indicibili" , "O sangue Amare" e "Un controverso Inganno".
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