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Dove gli aquiloni trovano la libertà

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Consegna prevista Aprile 2020

Marcus è un medico olandese piuttosto affermato. Durante una vacanza sull’isola di Bali, si accende in lui un’attrazione irresistibile per quella terra e la gente che vi abita, sentimento che lo conduce a confrontarsi con il suo mondo afflitto dalle regole di una società in cui non si riconosce più e a inserirsi in quella nuova realtà, con l’aiuto dell’amico Bas. Il profondo senso di spiritualità e l’amore che nutre per la figlia e la madre lo aiuteranno ad affrontare la lontananza dalla famiglia senza fargli perdere il forte legame che li unisce e a percorrere un cammino di liberazione da tanti compromessi che non riesce più a sopportare. Questo difficile percorso lo condurrà a un’esperienza dolorosa e inaspettata, durante la quale incontrerà ricordi tormentati e fantasmi del passato.

Perché ho scritto questo libro?

Due anni fa ho cominciato a scrivere le prime pagine di quello che poi è diventato questo romanzo, per chiarire a me stesso le motivazioni che mi avevano indotto a vivere a Bali, lasciandomi alle spalle i legami familiari e professionali a cui tenevo tanto. Ne è nata una ricerca introspettiva, che mi ha stimolato a esternare con Marcus alcuni degli aspetti più reconditi del mio animo. Questa storia, pur essendo in gran parte non biografica, mi ha aiutato a conoscere meglio me stesso.

ANTEPRIMA NON EDITATA

<<…Quella notte lei emanava un’aurea di immaginabile bellezza e gli sorrise senza parlare. Lui capì che le rimaneva poco da vivere e rimase al suo fianco fino al suo ultimo respiro. In gergo quel momento viene chiamato il canto del cigno perché lo stato esterno del malato sembra migliorare improvvisamente in netto contrasto con il deterioramento delle condizioni cliniche che sono il preludio della morte.  Alla fine quando il respiro della ragazza si spense lui le abbassò le palpebre superiori con un gesto amorevole e pianse sommessamente, in silenzio, per non svegliare gli altri pazienti; pianse come poche volte gli era capitato nella vita con il cuore gonfio di rabbia. Quando Marcus scese dall’ambulanza provò lo stesso stato di scoramento di chi non è riuscito a salvare un essere umano e non sa rassegnarsi anche se sa di aver fatto tutto quello che poteva per evitare quella morte. Gli fu fatto cenno di accomodarsi in una stanza angusta dove fu raggiunto da due poliziotti che con fare scortese lo costrinsero a sedersi su una sedia. Uno dei due parlava un inglese accettabile e gli fece capire che lo avrebbero tradotto nel carcere di Denpasar in attesa di accertamenti sulla causa della morte della donna ma prima di condurlo in prigione gli dette la possibilità di telefonare a Bas per chiedergli di trovargli un avvocato. Il carcere Lepas chiamato volgarmente L P si erge in una zona di traffico caotico nel centro di Kerobokan, fronteggiato da casupole basse adibite a piccoli warung makan dove una popolazione multietnica trova ristoro dal sole bevendo un té freddo o mangiando cibo locale. Il cellulare della polizia sostò davanti ad un portoncino verde non troppo alto incastonato tra mura di pietra massiccia che dopo pochi secondi fu aperto dall’interno da due questurini che faticarono non poco visto lo spessore delle due porte blindate. Marcus fu introdotto in un corridoio lungo e piuttosto angusto per giungere, infine, ad una stanza dove dopo essere stato denudato e rivestito con ruvidi stracci da galeotto segui l’iter identificativo con tanto di foto segnaletiche e impronte digitali. Quella gente non scherzava, lo stava trattando come un malfattore di bassa lega e lui si sentiva completamente indifeso in quel paese dove stava soggiornando con un semplice visto turistico. Fu introdotto in una cella con due letti, un tavolo, due sedie e un letto a castello. Da quello superiore vide penzolare le gambe del suo compagno di cella che lo guardò con un sorrisetto accennato sulla bocca senza proferire parola. Marcus si sdraiò sulla branda libera al piano di sotto e cercò di reprimere la tensione nervosa ma non ci riuscì perché mille pensieri si accavallavano nella sua mente senza che lui potesse fare nulla per ricacciarli. Nel frattempo il suo compagno di cella con un balzo atletico era sceso dalla sua postazione e si era seduto in un angolo a fumarsi una sigaretta.

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 Era un gigante biondo alto più di due metri con le spalle larghe e la vita stretta con un corpo muscoloso tappezzato di tatuaggi. Lo guardò con quel suo ghigno di disprezzo ancora più marcato a causa di una vecchia cicatrice che dal labbro inferiore sinistro risaliva verso la guancia formando una piega marcata sulla pelle; se non fosse stato per quella deturpazione sarebbe stato un bell’uomo. Si chiamava Frankie Stones e proveniva dall’Australia; come disse successivamente a Marcus, faceva il tassista ad Adelaide e gli piaceva andare a Bali per godersi qualche week – end bevendo birra e spassandosela con le ragazze locali. Era finito in cella per aver spaccato la mascella ad un buttafuori di una discoteca di Kuta tentando poi di colpirlo a morte. < Quell’ energumeno ha provato ad immobilizzarmi perché avevo creato un po’ di confusione facendo volare qualche sedia. Certo avevo bevuto troppa birra ed ero ubriaco ma fino a quel momento non avevo combinato nulla di grave; poi quando quell’uomo mi ha abbrancato di spalle non c’ho visto più e gli ho sferrato un bel cazzotto ma, alla vista del sangue che fuoriusciva copioso dal labbro inferiore lui ha estratto un manganello dalla cintura tentando di colpirmi. Solo allora afferrai una bottiglia sul tavolo più vicino, l’ho spaccata e l’ho colpito all’addome con il collo di vetro tagliente lacerandogli la canottiera che indossava con un fendente e procurandogli una vasta ferita, così impara quel bastardo! >  gli raccontò Frankie in preda ad uno stato di concitazione intensa.  < Sono in questa cella da sei mesi in attesa di giudizio e non ne posso più. Tu invece perché sei qui? > gli chiese Frankie.

 < E’ una strana storia, mi hanno condotto qui per aver fatto il mio dovere nel tentativo di salvare una donna. >

< Mio padre mi ha insegnato a farmi sempre gli affari miei e più vivo e più mi rendo conto di quanto avesse ragione > mormorò l’australiano quasi a volersi convincere ancora una volta della validità del consiglio paterno.

< Comunque non si sta così male qui, se hai i soldi puoi avere sigarette e donne, puoi far venire la tua compagna o una prostituta, se preferisci, e fare sesso con lei in quella che chiamano la camera blù senza che nessuno ti disturbi … > Frankie voleva continuare a chiacchierare ma arrivò un questurino con la cena e Marcus approfittò dell’occasione per chiedergli quando avrebbe potuto parlare con un avvocato ma non ricevette risposta. Marcus non toccò cibo, un groppo gli stringeva lo stomaco impedendogli di alimentarsi, aveva altro a cui pensare; aveva parlato di un avvocato ma chi glielo avrebbe fornito? > Sperava in cuor suo che Bas si fosse attivato per reperirlo ma la mancanza completa di notizie dal mondo esterno lo rendeva nervoso e incapace di concentrarsi sul da farsi. Decise di non tormentarsi ulteriormente con quei pensieri e si distese sulla branda cercando di dormire un po’; non fu facile e non solo perché le sue preoccupazioni continuavano ad affiorare nella sua mente, la cella era surriscaldata dal caldo umido che saliva dal pavimento e il ronzio delle mosche e delle zanzare che sciamavano sopra il suo letto era veramente insopportabile. La notte si trasformò in un vero incubo per Marcus troppo stanco per rimanere sveglio nonostante tutto; dormì per un breve periodo e si risvegliò in un bagno di sudore, ansimava e ripensava a ciò che aveva sognato. Ma era in sogno o un ricordo? Stefanie lo aveva chiamato quella domenica mattina al telefono chiedendogli di raggiungerla al più presto nella vecchia abitazione dove lei viveva con Priscilla < E’ successa una cosa incredibile > gli disse con una voce insolita che dimostrava profonda emozione.

< Priscilla sta bene? > gli chiese lui preoccupato da quella telefonata così insolita.

< Si, si ma la Madonna ha sanguinato! >

< Ma che dici Stefanie, di quale Madonna parli? >. Spesso Marcus quando era in preda allo stress si sognava quella scena in cui entrato nella sua ex abitazione vedeva sua moglie seduta sul divano, visivamente provata dalla malattia irreversibile, con la figlia accanto ed il rosario tra le mani mentre pregava davanti alla statuetta della Madonna acquistata a Mejugorje. Gli occhi di Marcus si concentrarono sulla statuetta e con grande meraviglia lui vide che il volto  dell’icona era solcato di gocce di sangue! Quel ricordo riaffiorò ancora una volta nella sua mente proprio quando lui era in quello stato di debolezza psichica, come le altre volte forse perché quando era in quel particolare stato mentale ritornava in lui la domanda se avesse veramente assistito ad un miracolo o fosse stato vittima di una allucinazione ma le lacrime rosse erano sempre lì sul viso della statuetta. Adesso veramente sarebbe servito a lui un miracolo per uscire da quella maledetta prigione!  Si sciacquò il volto in un catino e si mise in ordine e si sedette sulla branda attendendo con rassegnata pazienza che qualcosa accadesse. In effetti in tarda mattinata fu accompagnato nella stanza dei colloqui dove c’erano Bas e un avvocato ad attenderlo. Marcus salutò il suo amico con un gesto della mano e cominciò a parlargli attraverso un’alta rete metallica che li divideva. < Non puoi immaginare quanto ti abbia invocato amico mio! >

< Pensavi forse che ti avrei abbandonato? > gli rispose Bas con tono rassicurante. < Dopo la tua telefonata di ieri mi sono attivato e ho contattato il nostro ambasciatore a Jakarta. L’avvocato che mi accompagna viene dalla capitale ed è stato contattato dalla nostra ambasciata per difenderti; mi sono informato e sembra veramente in gamba > gli disse in olandese. < Unico neo non parla la nostra lingua ma se la cava con l’inglese ma se non vi capite ci penso io a tradurgli  in lingua indonesiana quello che vuoi dirgli. >  L’avvocato era già stato informato dei fatti ma volle che Marcus gli raccontasse tutto per filo e per segno, poi alla domanda di quando sarebbe potuto uscire dal carcere con pagamento di una cauzione si sentì rispondere che non sarebbe stato possibile  tirarlo fuori di li prima che fosse stata fatta luce completa sulle cause della morte della ragazza sperando che la perizia medica lo scagionasse completamente dall’imputazione di omicidio. A questo punto Marcus, ormai in preda alla disperazione esplose < Io non ho ucciso quella donna ho cercato solo di salvarla! >

< Calmati professore nessuno mette in dubbio le tue capacità professionali, vedrai che l’esito dell’autopsia ti scagionerà da ogni accusa, abbi pazienza ancora un po’ e presto tornerai libero. > L’avvocato cercò di rassicurarlo promettendogli di seguire con attenzione e sollecitudine l’iter giudiziario; detto ciò  Bas lo salutò incoraggiandolo nuovamente e a Marcus non rimase che rassegnarsi a quell’incredibile situazione e sperare che la commissione medica che avrebbe giudicato il caso fosse qualificata e soprattutto imparziale. Nel pomeriggio lui uscì in cortile per la sua mezzora d’aria; guardandosi intorno vide quattro torri di vigilanza che sigillavano il quadrilatero di alte mura con sopra un anello compatto di filo spinato. Si chiese se qualcuno avesse mai tentato la scalata di quelle mura per tentare la fuga ma poi il suo sguardo si volse verso il cielo ad ovest e grande fu la sua meraviglia nel notare in alto sopra l’orizzonte una miriade di piccoli oggetti volanti che li per li gli sembrarono uno stormo di uccelli ma che visti con più attenzione avevano forme molto diverse.

< Sono aquiloni. > una voce che proveniva dalle sue spalle lo richiamò alla realtà. Marcus, preso di sorpresa si voltò in direzione di chi gli aveva parlato e vide un uomo sui settanta mingherlino, vestito con un sarong tradizionale, capelli bianchi molto ordinati e raccolti in una piccola treccia e un viso caratterizzato da un naso piuttosto pronunciato e da occhi neri molto profondi. Marcus tornò a guardare gli aquiloni e si accorse che alcuni volavano ad almeno cento metri d’altezza ed avevano delle dimensioni molto grandi e delle forme particolari con delle code lunghissime che oscillavano lentamente nell’aria poi si rivolse verso quell’uomo sorridendogli  < Non pensavo di potermi emozionare ancora alla vista degli aquiloni ma questi sono veramente particolari, trovo incredibile che possano volare così in alto nonostante le dimensioni notevoli che hanno!>

< Sono una delle meraviglie poco conosciute di Bali, rappresentano uno degli svaghi preferiti dai ragazzi ma anche di noi adulti e  con l’arrivo del vento forte nel mese di agosto verranno organizzati in tutta l’isola tornei entusiasmanti molto seguiti dalla popolazione locale. A volte invece, la  nostra gioia consiste semplicemente nel liberarli quando raggiungono la massima distanza possibile dal suolo e vederli librare come uccelli fino a scomparire dalla nostra vista riacquistando la libertà che tanto è cara al nostro popolo  > gli rispose  il vecchio e continuò <  Mi presento, sono I Made Agung e sono nato in questa terra. >

<  Piacere di conoscerla Io mi chiamo Marcus van Medop e  non le nascondo di essere un grande estimatore di questa isola e della sua gente! Peccato, però, conoscerla in questo luogo non propriamente accogliente. > Si sedettero su un muretto e Pak Made gli raccontò la sua triste storia di  padre discendente da una delle famiglie più antiche di Bali che per vendicare la figlia aveva ucciso uno straniero che la aveva disonorata.  Per tale motivo avrebbe trascorso il resto della sua vita in carcere con la speranza , profondo induista qual era, di espiare il suo peccato prima di morire e reincarnarsi. Pak Made apparteneva ad una casta molto elevata e nel suo villaggio aveva anche assunto la massima carica religiosa e per questo godeva della stima  di tutti dai questurini ai galeotti che si rivolgevano a lui con grande deferenza. Quell’uomo rappresentava degnamente quel popolo fiero e nazionalista, gente che non ama lamentarsi e che non si scoraggia facilmente mantenendo il buon umore e un bel sorriso anche nei momenti peggiori. Così apparve agli occhi di Marcus il vecchio pak Made, un uomo tutto di un pezzo, di poche parole ma pesanti come macigni; pensò che corrispondeva alle caratteristiche dei balinesi di antica tradizione che rispettavano ancora i principi fondamentali che regolano i ritmi  della vita  all’interno della famiglia e della comunità e allo stesso tempo mantengono in età adulta il piacere del gioco che talora assume aspetti negativi come nel combattimento dei galli con relative scommesse proibite dalla legge, ma talora invece, diventa uno svago veramente divertente sfruttando le risorse della natura come il vento nelle gare con gli aquiloni……>>

Troverai qui tutte le novità su questo libro

Commenti

  1. Luigi Mattiello

    Un titolo che adoro e un autore alla sua prima esperienza. Il tutto unito ad un paese sconosciuto, natura incontaminata e un’introspettivo tormento che, non fanno altro che alimentare la mia fantasia e la voglia di dire: “lo voglio”. Complimenti!

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Giovanni Dompe
Giovanni Dompè ha esercitato la professione di medico per circa quarant'anni. Vive attualmente in Indonesia dove ha ritrovato la sua passione per la pittura e per i viaggi. È alla sua prima esperienza come scrittore.
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