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Gli Araldi degli Dei

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Consegna prevista Ottobre 2020

Mattia ed Elettra sono due ragazzi molto riservati e schivi, legati da una bellissima e spontanea amicizia. La loro vita si intreccia, quasi casualmente, con quella di Michelle, cugina di Elettra, di Alexander, scrittore di fama mondiale e autore preferito di Mattia, e di sua sorella Ginevra.
A loro si aggiunge Alfredo, tutore di Elettra fin dall’incidente che le ha strappato i genitori, il braccio e la gamba sinistri.
Durante una breve vacanza insieme in una Roma settembrina, i sei amici vivono esperienze al limite dell’irrazionale che costringerà loro a rivedere tutto ciò in cui hanno sempre creduto.
In una trama fitta ma leggera, dai dialoghi semplici e con punte di fiabesco, arricchita da numerose indicazioni su arte e cultura, intervallata da appassionanti riferimenti musicali, giungerà un finale inaspettato e insospettabile, che svelerà ai protagonisti la soluzione ad uno dei più grandi misteri dell’umanità.

Perché ho scritto questo libro?

I misteri circondano l’uomo da sempre. Tantissimi misteri. E se si affrontassero da un’angolazione diversa? E se il mistero fosse semplice da svelare? E se fantasia e ragione fossero le facce della stessa moneta? E se… è questa la domanda che mi sono posto. La domanda che mi ha spinto, dopo un sogno notturno, a guardare un grande mistero con occhi del tutto nuovi.

I due ragazzi giunsero a casa Boni poco dopo le 21.30. Alfredo, avvertito telefonicamente da Elettra, aveva già conosciuto i loro ospiti e provveduto a risistemare le stanze come indicato dalla ragazza. Aveva anche predisposto la cena: un ricco barbecue all’aperto che ottenne il gradimento di tutti.
Mattia, non essendo mai stato a casa di Elettra, rimase decisamente esterrefatto dalla villa padronale. Non appena salita la scalinata esterna e varcato l’ingresso della casa, si era trovato di fronte la mastodontica scala interna, che conduceva al piano superiore, sui cui lati erano fissati i binari di due montascale, evidentemente necessari alla ragazza per recarsi al piano superiore senza difficoltà.
Al binario sulla sinistra era presente una pedana che, sospettava Mattia, serviva al trasporto di masserizie o altro. In realtà, avrebbe scoperto in seguito il ragazzo, la pedana serviva al sollevamento della sedia a rotelle elettrica, che la ragazza usava spesso in casa.Continua a leggere
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Elettra, però, si recò al binario sulla destra, dove era fissata una poltroncina su cui si accomodò; la azionò elettricamente, mentre Mattia, invitato a seguirla, saliva lentamente a piedi i gradini delle scale, alla stessa velocità della poltroncina.
Mattia, già colpito dall’ingresso della villa, entrò nella camera indicatagli dalla ragazza, e rimase senza parole. Una enorme stanza di circa venticinque metri quadrati, con annessa una grande cabina armadio e bagno in camera.
«Ma è bellissima», disse ad Elettra mentre posava a terra la sua borsa. «Mi chiedo… ma come mai questa casa così enorme? Andrebbe bene per una famiglia di ventiquattro persone!»
«Infatti questa era l’idea dei miei nonni», rispose Elettra, «una grande famiglia, magari allargata. Il problema, però, è stata la prematura morte di mio zio e la scomparsa dei miei, lasciando me come figlia unica». Si sedette sul letto e continuò. «Alle volte mi viene quasi il desiderio di vendere tutto, poi però mi rendo conto che vincolerei anche Alfredo alle mie scelte; oltre al fatto che non riuscirei a sopportare l’idea di non realizzare le volontà dei miei nonni, che costruirono il complesso per la nostra famiglia.
Ho trasformato una stanza in palestra», continuò, «ed attrezzato una mega-cucina per Alfredo. A lui piace cucinare e sono certo che la presenza di tante persone lo farà sbizzarrire ancora di più. Oltretutto, preparare piatti tipici italiani e romani per degli stranieri lo entusiasmerà!»
Si alzò.
«Ora metti via le tue cose, se vuoi fatti una doccia e poi scendi. A proposito, in casa preferisco muovermi con la sedia a rotelle elettrica. Le protesi sono comode, però ho anche bisogno di riposarmi un po’. Sai…», e dicendolo mise in fuori il sedere, «… ho il culo pesante!»
Mattia scese dopo una ventina di minuti. Aveva gradito la doccia calda, soprattutto perché era la prima volta che la faceva in uno spazio così ampio. A casa sua il box doccia era davvero angusto e gli spazi limitati, mentre qui solo la doccia era grande come tutto il bagno della sua abitazione.
Radunatisi tutti, alla spicciolata, in veranda, si sedettero al grande tavolo in legno sistemato sul patio.
Elettra, che aveva sostituito le protesi con la sedia a rotelle elettrica, si era sistemata a capotavola.
Alfredo, che Mattia aveva finalmente conosciuto e a cui aveva dato un volto, continuava a distribuire vassoi carichi di cibo, tra cui verdure grigliate e radicchio trevigiano che abbondavano sull’enorme barbecue posto a qualche metro di distanza.
«Devo dire che non sembra proprio un criceto», sussurrò Mattia all’indirizzo di Elettra, riferendosi ad Alfredo.
La ragazza sorrise. Presto al tavolo, dove i formali lei e voi furono sostituiti da un più confidenziale tu, si formarono delle coppie di conversazione: Alexander continuava a parlare con una solare Michelle mentre Ginevra e Alfredo scoprirono di avere molte cose in comune.
Elettra scambiava sorrisi ed aneddoti sulla sua infanzia con Mattia, potendo anche mostrare e far comprendere meglio al ragazzo luoghi che, altrimenti, per lui sarebbero stati incomprensibili.
«Ma come mai sei sempre stata restìa a parlarmi di certe cose e, soprattutto, a parlarmi di te in ogni aspetto, compresa questa enorme casa? Avevi paura ti potessi giudicare in modo errato?», chiese il ragazzo.
«Più che altro avevo timore di due cose: la prima che tu potessi pensare di me che fossi una ragazzina viziata e decidere di non voler più frequentarmi».
A queste parole Mattia la guardò con sguardo torvo.
«Non lo avrei mai fatto».
«Però da come parli con disprezzo di Pistoiesi e della sua agiatezza, il timore poteva anche venirmi, che dici?»
«Pistoiesi è un deficiente viziato, tu no».
«Ma lo avresti comunque pensato se prima non mi avessi conosciuta meglio?», chiese la ragazza.
«Forse hai ragione», mormorò Mattia, messo di fronte ad una evidente realtà.
«La seconda ragione – che a posteriori, avendo compreso come ragioni, ritengo errata – che tu mi potessi frequentare solo per mero interesse e tornaconto personale».
«Beh, questo chissà… faccio sempre in tempo…», esclamò sorridendo Mattia, mentre Elettra gli assestava una manata sulla spalla, dandogli dello scemo.
Alfredo e Ginevra intanto si dilettavano in conversazioni inerenti la cucina e la sistemazione della grande casa.
«Devo essere sincero», le disse Alfredo, «alle volte mi rendo conto che forse, per gestire tutta la casa e la proprietà, ci vorrebbe un aiutino…».
«Un aiutino?», esclamò Ginevra meravigliata, «Altro che aiutino! Ci vorrebbe un esercito di governanti e giardinieri!»
«No dai! Forse è vero per la casa; ci vorrebbe qualcuno più portato nelle faccende domestiche. Diciamo che in questo mi adatto. Per il giardino, invece, basterebbe avere l’aiuto di una persona volenterosa. Non è complicato curarlo, anche se è grande».
Alfredo parlava un fluente inglese, dovuto sia al suo lavoro ma anche alla sua grande passione per la letteratura anglosassone. Oltre all’ascolto continuo di musica proveniente principalmente dal Regno Unito.
Ginevra aveva trovato in lui un interessante conversatore: c’era una luce negli occhi di quell’uomo che aveva subito rapito la ragazza.
La voce di Elettra distolse tutti dalle loro conversazioni.
«Penso che andrò a letto. È stata una giornata faticosa e le mie povere mezze membra hanno bisogno di riposo!», poi guardando Mattia gli chiese: «mi accompagni? Devo mostrarti alcune cose».
Si rese conto della gaffe fatta, osservando lo sguardo divertito che Michelle aveva rivolto a Mattia.
«No, cugina», precisò, «non devo mostrargli nulla di me che non abbia già visto». Poi, facendole l’occhiolino, continuò: «Io ci provo ogni santo giorno a spingerlo a guardarmi meglio, ma se ho un pezzo di pelle un po’ più scoperto, lui mi presta qualche cosa di suo per coprirmi! Pensa che l’ultima volta che siamo stati in piscina, con un caldo assurdo, mentre prendevo il sole sul lettino lui mi ha coperta col suo asciugamano perché diceva che c’erano due tizi che continuavano a guardarmi il sedere».
L’ultima frase provocò l’ilarità di tutti e l’imbarazzo di Mattia che, a causa anche del suo stentato inglese, aveva capito solo di essere il soggetto della frase, ma non in quali termini si fosse espressa l’amica.
I due giovani si avviarono verso il piano di sopra. Elettra utilizzò il montascale elettrico, mentre Mattia l’accompagnò salendo lentamente le scale fino alla fine dei gradini. Elettra si avviò alla sua camera, che Mattia apprezzò subito per essere chiaramente molto vivace e colorata, ma altrettanto ordinata.
La stanza era più grande di quella dove si era sistemato lui. Larga circa cinque o sei metri e profonda almeno sette o otto. Appena entrati, sulla parete a sinistra vi era una immensa libreria che la copriva completamente, piena di volumi di narrativa, saggi e tomi enciclopedici, per lo più di fisica. In mezzo alla libreria si apriva un varco con una porta scorrevole, che portava alla cabina armadio.
Sulla parete a destra della porta d’ingresso era poggiata una enorme scrivania “a L” dove, sul lato più corto, faceva bella mostra di sé un bellissimo e coloratissimo computer Apple.
Poco dopo la scrivania vi era una porta chiusa, che Mattia ipotizzò essere la porta del bagno. In fondo alla stanza vi era una grande finestra, corredata di una bellissima tenda color lavanda. Sotto la finestra, ma staccato da essa, vi era un grandissimo letto matrimoniale, con una testiera liscia dello stesso colore della tenda. Ai piedi del letto vi era un divanetto in stile classico ed accanto ad esso si potevano notare le protesi della ragazza, appoggiate ad una struttura realizzata, evidentemente, ad hoc per sorreggerle.
Elettra, scusandosi con l’amico, ne approfittò per recarsi nel bagno mentre Mattia continuò a guardarsi attorno ed individuò, sulla parete della scrivania, un bricolage fatto con tantissime foto della ragazza. Ve ne erano di vecchie, precedenti all’incidente, dove Elettra appariva ancora bambina. C’era lei seduta su un telo da mare con altre due ragazzine, che facevano il segno della vittoria alla macchina fotografica. In un’altra cavalcava uno splendido puledro, vestita di tutto punto da cavallerizza. Poi un primo piano, in bianco e nero, di lei bambina che guardava improvvisamente dietro di sé, incuriosita di quanto stava avvenendo alle sue spalle.
Sembrava quasi una cronistoria fotografica, soprattutto perché ad un certo punto ve ne era una in cui la ragazza appariva in un letto di ospedale, coperta fino alla vita, con il braccio sinistro in vista a mostrare l’arto amputato. Doveva essere stata scattata durante la sua degenza in nosocomio, successivamente all’incidente. Nonostante tutto era sorridente. Non certamente felice, ma sorridente e pronta ad affrontare di petto la vita che si mostrava dinanzi a lei.
Dopo quella foto, le successive erano tutte seguenti all’incidente. In una appariva mentre si stringeva, aiutandosi con i denti, le bretelle di ancoraggio del braccio; in un’altra faceva stretching, in tenuta da fitness, senza le protesi, guardando la fotocamera e sorridendo mentre mostrava anche una buffa faccia con la lingua di fuori, che voleva evidenziare la fatica cui era sottoposta.
Sulla scrivania, invece, vi era una cornice in legno chiaro, grande circa quanto un foglio per stampante. All’interno vi era una bellissima fotografia, realizzata probabilmente sotto uno degli alberi del parco dei Boni, dove comparivano, abbracciati in posa, un uomo ed una donna sorridenti. Dalla somiglianza con Elettra, Mattia ipotizzò fossero la madre e il padre della ragazza.
Dopo una decina di minuti Elettra, che nel frattempo si era cambiata per la notte indossando un pigiama in stile maschile con calzoncini e maglietta a maniche corte, uscì dal bagno.
«Le foto le ha tutte scattate Alfredo», spiegò Elettra, che aveva notato la curiosità con cui Mattia le stava guardando. «Si diletta anche in fotografia. Anche quella dei miei genitori l’ha scattata lui. Ogni tanto mi faccio raccontare la storia di come è venuto fuori quello scatto, con mia madre che vedeva insetti fastidiosi e raggi di sole meschini in ogni angolo lui li facesse fermare, finché alla fine, dopo quasi un’ora, ha accettato di posare sotto il grande platano vicino all’ingresso del parco».

23 ottobre 2019

Aggiornamento

Grazie. Grazie a tutti coloro che stanno credendo in questo mio progetto. Grazie per avermi permesso di giungere, dopo appena sette giorni dall'inizio della campagna, a toccare le 60 copie pre-ordinate.
Da ora ogni persona avrà la sicurezza di ricevere la sua copia preordinata.
Ma la strada è ancora lunga ed ora inizia la salita. Per poter realizzare questo sogno mancano ancora 140 pre-ordini.
Mi affido a voi, alla vostra volontà di far conoscere questo mio scritto e "presentarmi" ai vostri amici. Da domani continuerò con più enfasi a parlare degli Araldi. Grazie davvero tanto. Vorrei avere le braccia tanto grandi da abbracciarvi a tutti!

Commenti

  1. Gabriele Guerrini

    Questo commento è stato un’autentica sorpresa, da parte di una persona a me cara la quale ha letto il libro per la prima volta. Grazie davvero!

  2. (proprietario verificato)

    Nonostante non sia il genere che più preferisco, di pagina in pagina mi sono appassionata ai vari personaggi. Non voglio rovinare il gusto di questa lettura a chi la affronterà, ma posso solo dire che la conclusione è stata davvero una inaspettata sorpresa.

  3. Gabriele Guerrini

    Quando tua sorella legge il tuo libro per la prima volta e in meno di 20 parole riesce ad esprimere ciò che tu volevi trasmettere. Grazie di cuore!

  4. (proprietario verificato)

    Una storia pacata ma misteriosa dal linguaggio pulito e delicato. Per un pubblico giovane.. ma non necessariamente “giovane” anagraficamente.

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Gabriele Guerrini
Sono nato a Roma nel 1970, dove ancora vivo con mia moglie e i miei tre figli. La passione per la lettura e la letteratura per ragazzi mi ha accompagnato fin dall’infanzia. Tantissimi autori hanno guidato la mia crescita fino all’età adulta e grazie a loro, da ragazzo, mi sono dilettato in brevi storie fantastiche. Da sempre, infatti, sono anche attratto dai grandi misteri dell’uomo, da quegli eventi e avvenimenti inspiegabili che superano la normale ragione. Mi sono Laureato in Scienze dell’Educazione con una tesi in Letteratura per l’Infanzia, grazie alla quale ho potuto iniziare a mettere per iscritto, come saggio, alcune mie ipotesi su numerosi avvenimenti inspiegabili. Oggi mi piacerebbe raccontare la mia personale visione, attraverso un taglio più romanzato ma delicato, strizzando un occhio a quella letteratura giovanile artefice della mia passione per la lettura.
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