Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Search in posts
Search in pages

Il Gran Cinema di Candelora

Il Gran Cinema di Candelora
12%
176 copie
all´obiettivo
85
Giorni rimasti
Svuota
Quantità
Consegna prevista Giugno 2022
Bozze disponibili

La dormiente cittadina di Candelora viene scossa da uno sconcertante delitto: lo stimato avvocato Mutrò ha ucciso la propria collaboratrice domestica. Mentre tre giovanissimi compagni di scuola indagano su una creatura avvistata in giardino, un’ombra mortale si stende sulla cittadina. A investigare sarà l’indolente Riccardo Brigante, spronato dal padre, il notaio Salvatore. Tutto normale se non fosse che il notaio è morto da anni.

Perché ho scritto questo libro?

Ho scritto questo libro perché mi piace raccontare. Durante le varie fasi della scrittura riesco a fare una pausa dalla quotidianità. Mi piace poi osservare il lavoro svolto a distanza di tempo, per cominciare le innumerevoli revisioni e stesure.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Un pomeriggio di giochi

Questo è il presente nella dormiente Candelora.

La villetta della famiglia Mutrò era stata progettata negli anni venti. L’architetto, un uomo dall’aspetto gioviale di nome Salvatore Ramos, aveva suggerito e ottenuto che il suo progetto fosse eseguito da una squadra di venti manovali e un mastro costruttore.

Tutta la squadra era originaria di Candelora, fatta eccezione per il mastro costruttore che veniva dalla vicina Saltalfosse.

Architettura liberty e aspetto elegante, la villetta era circondata da siepi e da inferriate con eleganti evoluzioni floreali, così aveva suggerito Ramos e così i proprietari avevano accettato che fosse.

In giardino, faceva bella mostra di sé un piccolo labirinto di edere al cui centro svettava una fontanella con un grasso Cupido. Il dio dell’amore sorrideva spensierato, da una spalla pendeva l’arco lasciato lì innocuamente, dall’altra spalla fin sotto la vita restava la faretra vuota. Tra le mani reggeva una brocca, dalla quale scendeva un filo di acqua moscio che produceva un gorgoglio smorzato.

Continua a leggere

Continua a leggere

Il fondo della fontana era limaccioso e verde, una foglia di pioppo galleggiava sul pelo dell’acqua. Per un istante una nuvola scivolò a coprire il sole, un’ombra si stese sulla casa e sul giardino.

All’interno del labirinto qualcosa mosse le siepi. Le foglie tremarono con un fruscio, poi il nulla e subito dopo ancora fruscio e tremore, rumore di passi pesanti che scossero il suolo.

Bum bum bum bum… incredibile che il vicinato non sentisse alcunché.

La piccola Alice sbucò da un angolo ridendo, i capelli mossi dal vento e gli occhi lucidi di felicità, l’orlo del vestitino a fiori un po’ sgualcito dai giochi.

«Non mi prendi, non mi prendi!» La bambina cantilenò le parole, riparandosi dietro la fontana.

Dallo stesso angolo sbucò fuori un tirannosauro. Sette tonnellate di dinosauro, sei metri circa al garrese, denti aguzzi e lucidi come coltelli, ma in quell’immagine c’era qualcosa di stranamente rassicurante, di fatti il dinosauro stava ridendo e quando si fermò per riprendere fiato, disse:

«Sì, invece, che ti prendo» e continuò a ridere.

Poi, con uno schianto incredibile, si buttò di schiena sul prato e la bambina, per quanto le era possibile, si mise a fargli il solletico; il dinosauro iniziò ad agitare una delle zampe, di colpo apparve più piccolo e più restava accanto alla bambina, più adattava le proprie dimensioni.

Il solletico lo divertiva, gli faceva storcere gli occhi e spuntare la lingua da un lato della bocca.

Delle grasse risate risuonarono per tutto il giardino e oltre.

Dall’altra parte della strada, il piccolo Tommaso Mancuso non credeva ai propri occhi. Balbettava, non riusciva ad articolare le parole.

Nella stessa stanza, alle sue spalle, la madre stava passando una rumorosa scopa elettrica. Canticchiava una canzone di Teddy Solo o forse era Bobby Reno, ed era tutta presa dalle parole e a ogni acuto strizzava gli occhi, cosicché capitava che i suoi urli superassero in volume la scopa.

«Mamma, mamma, mamma! Guarda!»

«Che c’è? Cosa ti ho detto sul fatto di alzare la voce?» urlò la donna per mortificare ulteriormente l’elettrodomestico.

«Ma io ho visto una cosa strafichissima!»

La donna, che nel frattempo aveva spento l’aggeggio infernale, portò le mani ai fianchi grassocci e morbidi, infine concentrò tutto il proprio disappunto di casalinga contro il figlio.

Tommaso notò lo sguardo acuminato, lo aveva già provato in precedenza. Combattendo contro quella parte di sé che gli suggeriva di scapicollarsi giù per le scale e di trovarsi un altro passatempo, a fatica si costrinse a rimanere nella cameretta.

«Alice Mutrò ha un dinosauro in giardino, un vero dinosauro! Lo voglio anch’io!»

«Oh madonna-santissima-e-bbedda! Finiscila con le stupidaggini se no le buschi.» La madre riaccese la scopa elettrica inondando parte della casa con l’immondo e caratteristico rumore di

vortici d’aria, mostri con l’asma e stridio di polvere bruciata.

Tommaso si riaffacciò alla finestra, una debole brezza agitava le fronde degli alberi, un passante attraversò la strada proprio nel punto in cui gli sarebbe stato impossibile non vedere il grosso animale.

L’uomo sparì senza prestare alcuna attenzione al giardino della famiglia Mutrò, filò via con le mani intasca e la testa perduta dietro ai propri pensieri.

Il dinosauro era seduto sul proprio enorme didietro. Scodinzolava spazzolando il prato, la grossa coda si abbatteva ora verso destra, ora verso sinistra.

Il colore dell’animale era singolare, era un verde intenso, come quello di certi giocattoli di gomma. Tommaso si sarebbe aspettato qualcosa di più simile alle illustrazioni dei libri di scuola, una via di mezzo tra una lucertola e un coccodrillo, oppure la pelle marrone scura di certi vecchi gechi che aveva visto, giocando nei prati.

Se solo Tommaso avesse aperto la finestra, avrebbe potuto sentire anche lo sventolio della coda e il suono delle grasse risate di quel grande e grosso dinosauro.

Infatti, dall’altra parte della strada, il dinosauro continuava a ridere di gusto. Alice, che era proprio una bambina di spirito, stava raccontando di come il suo papà era scivolato sul vialetto e si sa, le cadute fanno sempre ridere.

Tutto andava per il meglio in quel pomeriggio di giochi, quando qualcosa oscurò di nuovo il sole, ma stavolta non era stata una nuvola. Appena un attimo, Tommaso non ne scorgeva alcuna e il cielo era così terso e pulito che dubitò persino di aver visto qualcosa.

All’improvviso, però, Alice urlò spaventata.

Il dinosauro si drizzò agilmente sulle zampe, spalancò le fauci e ringhiò o ruggì, oppure qualsiasi cosa Tommaso pensasse che facesse un dinosauro, dalla cameretta sentiva soltanto la scopa elettrica, molesta e pesante, urticante come le ortiche.

Tommaso si sporse per vedere meglio ma l’enorme pino dei Mutrò gli rovinava la vista.

Un’ombra scura e veloce scivolò intorno al dinosauro. Alice urlò, sembrò dire: «Dino!» o

almeno così parve a Tommaso.

L’enorme dinosauro cadde sulla schiena, con un guizzo possente la sua coda sfiorò l’angioletto grasso sulla fontana, senza rompere alcunché, un solo centimetro più in là e Cupido avrebbe spiccato l’ultimo volo.

Tommaso strabuzzò gli occhi, la macchia nera saettò prima da un lato poi dall’altro, il dinosauro strinse le mandibole dentate intorno a quello che sembrava l’abbozzo di un collo nero. La figura apparsa per un attimo, ossuta e ricurva, sparì in una nuvola di fumo per riapparire alle spalle del dinosauro.

L’ombra sussurrò qualcosa che Tommaso non riuscì a sentire, il grosso animale sembrò paralizzarsi, i suoi occhi mutarono da aggressivi in stupiti.

Lo sgomento riempì anche il petto di Tommaso, non sapeva spiegarsi il perché, ma aveva voglia di piangere, gli occhi gli si riempirono di lacrime, si sentì come se tutta la gioia del mondo fosse sparita in un abisso scuro e freddo.

Poi cadde il silenzio nella stanza, come un macigno. Il mondo aveva perduto la propria voce, la brezza era sparita e tutto pareva immobile.

«Metti a posto i tuoi giocattoli, io ho finito.»

La voce di sua madre spezzò quell’attimo che a Tommaso era sembrato gelido e senza fine.

«Mamma, guarda…» provò a dire senza aver modo di finire la frase.

«Non un’altra parola!» la donna scandì per bene, «smettila con le stupidaggini e metti in ordine altrimenti stasera fili a…»

«A letto senza cena…» Tommaso completò la frase.

La madre si tirò dietro la scopa elettrica e sparì a pulire il resto della casa.

Tommaso tornò di corsa alla finestra.

Non c’era nessuno, niente Alice, niente dinosauro e niente macchia nera.

Tutto era tornato alla normalità.

A malincuore, cominciò a mettere in ordine la cameretta. Lanciò uno sguardo furtivo alla finestra

ma, da dove si trovava, non poteva vedere Alice che rientrava, l’aria mesta, lo sguardo un po’ assente e il passo lento.

La bambina trascinava un grosso peluche verde attraverso la porta d’ingresso.

Con un tonfo cupo, la porta di casa della famiglia Mutrò si chiuse su uno dei pomeriggi più singolari tra quelli che Candelora avesse mai visto.

La brezza riprese a soffiare leggera, i rumori del mondo circostante ripartirono lentamente, come se nulla fosse mai accaduto e gli ingranaggi del cielo e della terra fossero stati rimessi in moto.

Troverai qui tutte le novità su questo libro

Commenti

Ancora non ci sono recensioni.

Recensisci per primo “Il Gran Cinema di Candelora”

Condividi su facebook
Condividi
Condividi su twitter
Tweet
Condividi su whatsapp
WhatsApp
Antonio Caravella
Sono nato a Palermo nel 1977, ma ho quasi sempre vissuto a Mezzojuso, un posto che mi ha dato tanto e al quale non ho mai restituito nulla. Vivo di artigianato, mi sono accostato alla liuteria per diletto e alla scrittura per passione. Divido il mio tempo libero tra famiglia, libri e videogiochi retrò.
Antonio Caravella on FacebookAntonio Caravella on InstagramAntonio Caravella on Wordpress
Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Search in posts
Search in pages

Questo sito fa uso di cookie propri e di terze parti per aiutarci a migliorare la tua esperienza di navigazione quando lo visiti. Proseguendo nella navigazione nel nostro sito web, acconsenti all’utilizzo dei cookie. Se vuoi saperne di più, leggi la nostra informativa sui cookie