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Grand Searas - Il segreto palese

Grand Searas - Il segreto palese
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Consegna prevista Settembre 2022
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Fulgis è un ragazzo strano che si ritrova in un mondo sconosciuto. Ha soltanto dei ricordi vaghi del suo passato ma è abbastanza convinto di aver vissuto per un tempo eterno correndo in una vasta, forse infinita, prateria luminosa.
Le cose cambiano quando incontra un uomo di nome Novael, quest’ultimo lo informa del fatto che stava vagando nella cosiddetta Valle dei miraggi e lo aiuta a riprendere contatto con la realtà. Novael parla al ragazzo del fatto che nelle terre del Grand Searas le persone sviluppano poteri in base al proprio stato d’animo. Principalmente lo spirito delle persone è in tre stati diversi, ovvero la gloria, la furia, il caos.
Novael intende recuperare qualcosa che gli è stato sottratto con la forza e per farlo deve unirsi ad un clan. Fulgis lo segue e durante la loro avventura, mentre affronteranno varie prove armati di spada e bastone, il ragazzo si accorgerà di provare un forte malessere nato dalla nostalgia di un luogo lontano che forse non è mai esistito.

Perché ho scritto questo libro?

Ho fatto un accordo con i personaggi del Grand Searas. Loro mi hanno tenuto compagnia per anni ed io in cambio ho creato un legame tra il loro mondo e questo.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Capitolo 1

Spirito errante

Correvo spensierato in una vasta, forse infinita, prateria luminosa. Correvo e correvo, libero, con la sensazione eterea di librarmi in volo di tanto in tanto mentre continuavo a vagare disegnando figure immaginarie nello spazio aperto. Una luce pura e meravigliosa mi avvolgeva e non pensavo ad altro che a gioire della mia esistenza, saltando, giocando, spostandomi di qua e di là instancabilmente anzi, con rinnovato entusiasmo e stupore crescente alimentati dalla gioia che mi regalavano le figure astratte da cui ero circondato.

Tutta questa esperienza stravagante, che chiamo il mio “viaggio”, è una catena di eventi surreali che voglio provare a raccontare in questo libro. Sfortunatamente, le parole sono un mezzo terribilmente limitato e quindi incapace di descrivere in modo esaustivo la mia esperienza. Questa era la prima parte del mio viaggio, che ha avuto inizio in modo spontaneo credo alla radice di quell’entità che noi chiamiamo Eternità. Ho scritto “credo” perché purtroppo non so nemmeno io con certezza quando tutto questo abbia avuto inizio.

Non so di preciso per quanto tempo durò la parte del mio viaggio in cui vagavo spensierato in quel mondo che ora mi pare tanto astratto e lontano. Provo una forte nostalgia quando ci ripenso.

Ricordo che ad un certo punto, senza preavviso, ciò che mi circondava iniziò ad assumere un aspetto più cupo rispetto a come era sempre stato. Le figure astratte che per un tempo eterno avevano danzato gioiose intorno a me diventarono gradualmente, brutalmente scure e minacciose. Ricordo la sensazione di confusione che provai, lo sconforto crudele, il dispiacere nel vedere il mio mondo mutare in modo tanto rapido e triste. Fortunatamente, le parole sono un mezzo terribilmente limitato e quindi coloro che leggeranno il mio racconto potranno comprendere soltanto un’infinitesima parte di ciò che provai, di quella macabra amarezza.

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Per un lungo periodo fui circondato dal buio, mi muovevo nel vuoto e non mi viene in mente molto altro, se non il fatto che soffrivo molto. Ho cercato di cancellare i ricordi di quel tempo.

Quante cose sono successe da allora, quanti cambiamenti;  un saggio non molto tempo fa mi ha spiegato che stando al suo punto di vista io ero quel che si definisce uno “spirito errante”.

Ma cerchiamo di andare con ordine.

Ero uno spirito errante, sì, e da tempo vagavo afflitto da atroci sofferenze, fino a quando un giorno mi resi conto di essere stanco, affaticato e la cosa mi sorprese non poco: tutto d’un tratto avevo un corpo!

Così ora la mia sofferenza era sia spirituale che fisica, ma tutto ciò non mi spaventava, anzi ero totalmente affascinato da questa nuova scoperta ed iniziai a provare piacere, un tipo di soddisfazione che non avevo ancora conosciuto.

Finalmente dopo aver vagato e vagato nel nulla per chissà quanto tempo, decisi di lasciarmi andare e fu così che distesi a terra il mio corpo sprofondando in un dolce riposo.

Da quel momento iniziai a sognare molto e con grande intensità; era come se non fossi ancora del tutto legato al mio corpo. I sogni sono piacevoli e a volte provo sensazioni simili a quelle che ho vissuto nella prateria luminosa quando sogno, una vera e propria apoteosi.

Ecco, mi sto già distraendo, devo scrivere questo racconto mantenendo un certo ordine o risulterà incomprensibile.

Come ho detto, stavo dormendo quando tutto d’un tratto avvertii una sensazione di freddo pungente e crudele.

Mi svegliai di soprassalto.

La mia vista era annebbiata. Per prima cosa vidi una sagoma che si dimenava a qualche metro da me; poco alla volta la sagoma si fece più nitida e fui in grado di capire di cosa si trattava: un uomo, con una piccola accetta in mano, si stava avvicinando a velocità crescente.

Non riuscivo a muovermi per lo spavento o più probabilmente per il semplice fatto che avevo un corpo soltanto da un paio di minuti.

L’uomo mi raggiunse per poi scagliarsi contro un altro uomo che si trovava a pochi passi dietro di me; mi era passato accanto senza degnarmi di uno sguardo.

Dopo pochi istanti sparirono entrambi in una fitta nebbia che ora mi circondava. Ero estremamente confuso ma al tempo stesso desideroso di esplorare quel luogo.

Con uno sforzo non indifferente mi alzai in piedi; provai uno strano piacere nello sgranchirmi le gambe e fu a dir poco superlativo distendere la schiena facendo un paio di respiri profondi. Non avevo mai sperimentato queste cose prima ma fu tutto incredibilmente naturale.

Mi guardai i piedi, indossavo delle scarpe scalcagnate ma abbastanza comode. Provai a camminare. Dapprima i miei movimenti erano goffi, pesanti, ma nel giro di pochi minuti riuscivo già a muovermi come se lo avessi sempre fatto.

Mi feci strada nella nebbia e dopo essermi allontanato un po’ percepii un clangore di spade che si intensificava gradualmente.

All’improvviso apparvero davanti a me due guerrieri che combattevano tra di loro incrociando le spade senza tregua. Poco più in là vidi altri guerrieri, la nebbia sembrava diradarsi ciononostante non avevo modo di stabilire il numero esatto di uomini.

I guerrieri continuavano a darsi battaglia imperterriti e nessuno di loro mi prese in considerazione. Fui sorpreso soprattutto dal fatto che tra le decine, forse centinaia di guerrieri, nessuno gridasse, né parlasse. Tutti mantenevano un rigoroso silenzio, gli unici rumori erano quelli delle pesanti armature metalliche e delle spade che cozzavano tra di loro.

Restai imbambolato ad osservare quella battaglia per un periodo di tempo indefinibile. Era la prima volta che assistevo ad un combattimento su così larga scala. Era la prima volta che assistevo ad un combattimento in generale.

Nonostante l’elevato numero di uomini, sul campo di battaglia non vi era nessun ferito né tanto meno cadaveri. Mi domandai come fosse possibile tutto ciò. Inoltre ricordo che non vi era la minima traccia di sangue.

I guerrieri continuavano semplicemente a combattere con uno stile totalmente assurdo, infatti, nonostante i colpi brutali, i loro movimenti erano talmente eleganti da dare l’impressione che stessero danzando invece di scontrarsi all’ultimo sangue.

Iniziavo ad annoiarmi.

Notai alcuni sassi per terra, d’istinto ne raccolsi uno e lo lanciai verso un guerriero mancandolo di pochi centimetri. Al terzo tentativo riuscii a centrare l’elmo di un altro guerriero il quale non si voltò nemmeno, continuando a duellare con il proprio avversario.

Provai ad urlare ma nessuno mi prese in considerazione.

Passeggiavo già da un po’ di tempo, facendomi strada tra i guerrieri quando ad un certo punto cominciai ad avere un leggero capogiro. Fu allora che vidi un guerriero che sovrastava tutti gli altri, enorme, disumanamente robusto ed inoltre gobbo. Sopra l’armatura indossava un mantello di una macabra tonalità di verde scuro e sembrava circondato da una strana nube di fumo.

Quel tizio mi rendeva inquieto, provavo un insopportabile brivido di terrore e decisi che avrei fatto meglio ad allontanarmi. Continuavo a camminare tra i guerrieri evitando con facilità di essere colpito dai loro fendenti.

Ad un certo punto mi voltai rendendomi conto che il guerriero gobbo, tanto alto da essere perfettamente visibile anche se mi ero allontanato, sembrava guardare nella mia direzione. Mi misi a correre per quanto fosse possibile e quando guardai dietro di me vidi mio malgrado che il guerriero gobbo si stava avvicinando a grandi falcate, spostando gli altri uomini senza difficoltà grazie alle sue enormi braccia.

Ero disperato, ignoravo come fossi finito in quella situazione e cosa ancor più drammatica non vedevo una possibile via di fuga.

«Che ci fai qui ragazzo?!» gridò un uomo tarchiato quando andai a sbattergli contro.

Capii subito che lui era diverso da tutti gli altri: non indossava un’armatura ma una larga casacca marrone con dei rattoppi qua e là, aveva una sacca logora a tracolla e portava una folta barba che gli donava un aspetto familiare, rassicurante e soprattutto quell’uomo mi aveva rivolto la parola.

Ero preso dal panico e riuscii a malapena ad indicare nella direzione del guerriero gobbo che mi aveva quasi raggiunto.

«Questo è un problema! D’accordo ascoltami bene ragazzo, spostati di qualche passo dietro di me ed evita assolutamente di guardare il cielo!» gridò l’uomo con la casacca marrone.

Con un movimento rapido andai dietro di lui; lo sentii borbottare qualcosa, mi sembrava una lunga serie di parole prive di significato. In quel momento avevo un intenso mal di testa.

Il guerriero gobbo ci aveva raggiunti e solo allora vidi che impugnava un gigante martello da guerra sporco di sangue. Non riuscivo a guardarlo in volto.

L’uomo con la casacca, che si frapponeva tra me ed il guerriero gobbo, fece un passo in avanti verso quest’ultimo.

All’improvviso sentii un suono profondo e misterioso provenire dall’alto. Alzai lo sguardo al cielo, nonostante l’uomo con la casacca mi avesse raccomandato di non farlo. Non riuscivo a credere ai miei occhi: una miriade di balene si muovevano pacate nel cielo, totalmente indisturbate.

Accadde tutto in un istante che mi sembrò lunghissimo, l’uomo con la casacca si voltò verso di me e con uno scatto fulmineo mi saltò addosso.

Ci fu un intenso bagliore.

Quando aprii gli occhi mi ritrovai disteso a terra, si era sollevato un polverone e non riuscivo a vedere ad un palmo dal mio naso. Mi faceva male la schiena ma stranamente mi stava passando il mal di testa; alzandomi in piedi mi accorsi con enorme stupore che tutti i guerrieri erano scomparsi nel nulla e mi sentii sollevato di essermi liberato del guerriero gobbo.

Guardai il cielo ma invece delle balene vidi semplicemente qualche nuvola e ne restai profondamente deluso. Il sole era alto ed illuminava una landa brulla con qualche albero in lontananza.

«Hai un nome ragazzo?» mi domandò l’uomo con la casacca; era dietro di me ed in un primo momento non mi ero accorto della sua presenza.

«Fulgis», risposi senza pensare. «Dove sono finiti i guerrieri? Dove ci troviamo?»

«Dimentica ciò che credi di aver visto ragazzo. Ti trovavi nell’Adiara, conosciuta come la valle dei miraggi. Coloro che permangono in quel luogo a lungo soffrono di forti allucinazioni, perdono la cognizione del tempo e finiscono col trovare la morte. Soltanto guerrieri esperti possono muoversi nell’Adiara, un ragazzo come te non ha speranze, sei fortunato che ti abbia trovato. Sai da quanto tempo ti trovavi nella valle dei miraggi?»

«Non ne ho idea.»

Non ero del tutto convinto della veridicità delle sue parole, ciò che affermava quell’uomo mi lasciò profondamente scosso; come si fa ad accettare a cuor leggero il fatto che la propria vita non è nient’altro che un’assurda illusione?

«Fra non molto farà buio. Seguimi, ti condurrò in una locanda dove potrai mettere qualcosa sotto i denti e riposare. Poi ci divideremo.»

Detto questo l’uomo con la casacca si avviò senza attendere una mia risposta. Soltanto in quel momento mi accorsi che portava con sé uno spadone, legato con una cintura di cuoio sulla schiena.

Nonostante le gambe tozze si stava allontanando rapidamente mentre io ero ancora immobile, incapace di elaborare la situazione.

«Aspetta! Non mi hai nemmeno detto il tuo nome!» gridai correndogli incontro.

«Puoi chiamarmi Novael.»

«Di un po’ Novael, tu perché ti trovavi nella valle dei miraggi? Sei un guerriero esperto?»

«Sono soltanto un viandante, vengo da una terra lontana e la valle era un passaggio obbligato. Non sono uno sprovveduto, è sufficiente saper recitare una formula e ci si libera dalle illusioni dell’Adiara.»

«Ecco perché ti ho sentito borbottare qualcosa prima che mi saltassi addosso.»

«Ti domando scusa Fulgis ma era l’unico modo per farti tornare qui.»

«Ecco… esattamente dove ci troviamo?»

Novael si fermò di colpo e mi lanciò un’occhiataccia. «Il fatto che tu non lo sappia è abbastanza grave, probabilmente sei rimasto nella valle per troppo tempo. Ci troviamo nel Canthello, una delle terre più civilizzate di tutto il Grand Searas.»

«Capito. E tu cosa cerchi qui nel Canthello?»

«Fa’ silenzio! Non siamo soli…»

Avevamo raggiunto una grossa quercia, sotto la quale vidi una donna. Era seduta sull’erba e stava leggendo un grosso libro. Indossava un abito lungo di una indefinibile tonalità di rosso e portava i capelli lunghi e ondulati legati con un nastro verde che terminava in un fiocco.

Quando ci avvicinammo Novael mi fermò con un movimento della mano, lo guardai in volto e dalla sua espressione sembrava terrorizzato.

La donna continuava a leggere indisturbata. Una folata di vento fece vibrare le foglie della quercia e la osservai incantato.

Novael restava immobile.

«Ciao, bella giornata eh!» esclamai sorridendo.

La donna alzò lo sguardo dal libro e mi fissò per qualche istante. «Sì!»

«Perdoni il disturbo signora, ce ne andiamo immediatamente!» disse Novael.

«Nessun disturbo. Da bambina ero solita giocare sotto una quercia simile a questa e quando l’ho vista mi è venuta voglia di fare una pausa qui. Dopo un lungo viaggio è davvero piacevole», disse la donna. Era bella e sembrava felice.

«E dove sei diretta?»

Novael tremava, mi prese per mano e mi trascinò via prima che la donna mi rispondesse. Ella ci guardò sorridendo e dopo qualche istante sprofondò nella lettura.

Eravamo già lontani dalla quercia ma Novael mi costringeva a mantenere un passo estremamente rapido.

«Sembrava simpatica, perché ce ne siamo andati così?»

«Siamo fortunati ad essere ancora vivi. Lo spirito di quella donna era in gloria altrimenti ci avrebbe massacrato in pochi secondi. Continua a camminare, veloce!»

«Ma che stai dicendo? Era una donna sola e disarmata.»

«La mia spada non può nulla contro una guerriera del genere. Non farti ingannare dalle apparenze Fulgis!»

Ero confuso e continuai a camminare, mi sarebbe piaciuto parlare di più con la donna con il fiocco verde, anche se Novael sosteneva che fosse estremamente pericolosa.

«Cosa significa “il suo spirito era in gloria”?»

«Significa che lo spirito di quella persona è in pace, almeno momentaneamente. Gloria, furia e caos, gli stadi dello spirito, non ne hai mai sentito parlare Fulgis?»

«No, mai.»

Novael si fermò di colpo e mi guardò dritto negli occhi. «Rispondi sinceramente, come ti senti in questo momento?»

«Direi bene, un po’ stanco di camminare ma curioso di esplorare e vedere nuovi posti.»

«Capisco. E dimmi a quando risale l’ultima volta in cui ti sei arrabbiato?»

«Non lo so, i miei ricordi sono piuttosto confusi ultimamente, davvero non saprei cosa rispondere…»

«Anche se sei stato nella valle dei miraggi dovresti ricordare certe cose…» disse passandosi una mano nella barba. «Forse mi sono sbagliato sul tuo conto ragazzo.»

«Cosa intendi dire Novael?»

Non mi diede risposta e riprese a camminare a passo spedito.

Il cielo stava lentamente assumendo una colorazione arancione e rossastra. Il tramonto era affascinante ma mi domandai se avrei mai più rivisto le balene scorrazzare lassù o se fosse davvero tutta un’allucinazione e avrei fatto meglio a smettere di sperarci.

Di certo avevo voglia di scoprire cosa mi aspettava all’orizzonte e nonostante il leggero mal di schiena e la lunga giornata trascorsa tra allucinazioni che forse non erano tali mi sentivo carico di energia ed iniziai a correre.

Troverai qui tutte le novità su questo libro

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Marco Dotta
Quando ero un bambino trascorrevo molto tempo all'aperto. Mi piaceva giocare con il fango, i bastoni e le pietre.
Poi che ne so, ero piccolo, il tempo passava in fretta. Ricordo che fantasticavo parecchio senza nemmeno deciderlo.
Detestavo andare a scuola. Ho smesso a sedici anni e da allora ho sempre lavorato. A volte come agricoltore e a volte come operaio in fabbrica. Durante le ore di lavoro, dove mi ritrovavo a ripetere le stesse mansioni, la mia mente vagava ed i personaggi del libro passavano a trovarmi raccontandomi una storia diversa ogni volta.
Qualcuno dice di me che sono un tipo più o meno vago, forse anche enigmatico ed un po' timido. Suvvia.
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