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Gravità Inversa

Gravità Inversa

La campagna di crowdfunding è terminata, ma puoi continuare a pre-ordinare il libro per riceverlo prima che arrivi in libreria

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Consegna prevista Marzo 2022
Bozze disponibili

E’ un sabato mattina come tanti, ma allo stesso tempo tutto cambia. Niente è più come prima.
La gravità terrestre ha invertito il suo senso, una catastrofe mondiale si è abbattuta sulla civiltà. I soffitti e gli alberi diventano improvvisamente isole di salvataggio. Le persone si trovano ad affrontare un fenomeno improvviso, ingegnandosi così a trovare nuove soluzioni, mettendo in discussione le loro credenze, persino loro stesse.
Isaac vuole raggiungere la sua fidanzata Mariè a tutti i costi. Sybille e Margareth sono intrappolate sopra una stazione di servizio.
Chi ti può soccorrere, se non ci sono strade da percorrere?
Chi ti è amico, se nella lotta alla sopravvivenza sei tu il più debole?
Dove ti puoi rifugiare, se anche il cielo ti è nemico?

Perché ho scritto questo libro?

Ho scritto questo libro dopo alcuni anni di maturazione. L’ho scritto perchè tutti al mondo hanno qualcosa da dire, un contributo da portare. Il libro è la maniera più gentile e garbata per poterlo fare: in questo mondo invaso dall’inquinamento acustico, dove chi sbraita sembra avere la meglio sull’opinione razionale, non si forza nessuno alla lettura.
Una lettura può essere intrapresa, effettuata, assorbita, solo nella piena accettazione del lettore.

ANTEPRIMA NON EDITATA

CAPITOLO 1

Ci fu un momento in cui, l’alto e il basso smisero di essere sé stessi.

Non fu una lenta e graduale inversione, ma un vero e proprio colpo secco.

L’alto cessò di essere quel che noi universalmente intendiamo come tutto ciò sopra di noi, e il basso, smise di essere ciò che per convenzione era conosciuto come quel che è sotto i piedi.

Fu inspiegabile, incredibile, traumatico, velocissimo, violento.

Accadde.

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Aveva smesso di funzionare la forza di gravità, la quale aveva sempre ancorato gli esseri umani al suolo, condannandoli ad invidiare la grazia degli uccelli. Sembrava si fosse improvvisamente arresa.

Smise di funzionare quell’interazione fondamentale che nei secoli, come tante altre, l’uomo si era prefissato di sconfiggere, con

astuzie tecnologiche e fatiche architettoniche inenarrabili.

Isaac era nella sua camera, nell’appartamento che divideva con Marìe, al secondo piano di una palazzina relativamente nuova, situata in un quartiere rispettabile.

La sveglia stava suonando già da un minuto, gli ci vollero alcuni secondi per emergere dal sonno profondo.

Sdraiato supino, senza aprire gli occhi, fece scivolare il braccio sotto il leggero piumino blu: la traccia di calore di lei, era evaporata da un pezzo. Al sabato mattina, come sempre, Marìe si era già alzata di buon’ora per andare a lavorare.

Appena la mano trovò il vuoto, Isaac se ne ricordò, gemette grevemente e si rigirò dall’altra parte.

Da qualche mese, lui aveva perso il suo lavoro da impiegato, e nonostante la promessa verso sè stesso di non poltrire fino a tardi, realizzò fossero le 9:00. Tardi, diamine.

La volontà e la disciplina, pensò, doveva ancora affinarle completamente.

Si pentì di aver bevuto quella birra in più la sera prima: sentiva la testa annebbiata e il pensiero lento.

Decise di alzarsi, forse la situazione sarebbe migliorata, andando a fare jogging per smaltire quel paio di chili in più accumulati nell’ultimo anno. Alzò il braccio e spense il trillo metallico della sveglia appoggiandoci pesantemente la mano sopra.

Aprì gli occhi, con la testa ancora posata sul cuscino, fissò il soffitto. Una sensazione improvvisa di leggerezza stranamente lo colse.

Non ebbe il tempo di pensare a null’altro: prima la sensazione di leggerezza crebbe fino a diventare, nel secondo dopo, una vera e propria fluttuazione, la quale si trasformò in un

terzo momento in un volo a piombo sul soffitto.

Ancora prima di realizzare cosa stava accadendo, Isaac si ritrovò a precipitare sul soffitto della camera. Il letto lo seguì, e per un strano ribaltamento della situazione, finì sopra di lui.

In quel preciso istante un sinistro boato accompagnò un momento cruciale per l’umanità. Contemporaneamente, Isaac udì un

rumore composito di differenti materiali che si rompevano: legno, vetri frantumati, lamiere piegate, urla disumane.

Sentì i mobili della casa mentre si ribaltarono sul soffitto come se pesassero nulla. La tavola da pranzo in legno massiccio in un

frastuono atterrò anch’essa sul soffitto del soggiorno, le sedie fecero lo stesso , Isaac udì chiaramente il rumore di qualche schienale mentre si spezzava, il divano con un tonfo atterrò sul soffitto, i complementi d’arredo in vetro si disintegravano a causa dell’impatto, i mobili si distruggevano sopra di essi. Le pentole, i piatti e i bicchieri in un’esplosione si ribaltarono dentro i moduli componibili della cucina. Le porcellane della nonna di Mariè si frantumarono dentro la teca. Il frigo planò rovinosamente anch’esso sul soffitto, si rovesciò, trascinò con sè il cavo fino a staccarlo dal muro e smise di funzionare.

Il mobile del bagno, la lavatrice, l’asciugatrice, le scope nello sgabuzzino, gli scatoloni nel ripostiglio fecero altrettanto.

L’acqua contenuta del water si versò nel soffitto, bagnando e impregnando l’intonaco.

Le tende silenziosamente si accasciarono su loro stesse, in un movimento elegante, ondulatorio e discendente.

Isaac era sotto shock.

L’adrenalina si mise subito in circolo e i postumi della sbronza svanirono. Sentì il peso del materasso su di sé. Non poteva essere successo davvero.

Marìe. Marìe. Marìe.

Nei primi secondi pensò a lei.

Il sangue rimbombava nelle tempie, aveva battuto la testa violentemente, gli usciva del sangue dal naso, un ginocchio gli doleva in modo insopportabile. Nell’impatto per istinto aveva messo le braccia in avanti, sentiva i polsi e i palmi doloranti e formicolanti. A contatto con la superfice dura del soffitto, la spalla sinistra aveva compiuto una mezza rotazione ed era caduto su un fianco.

Fece un rapido controllo per verificare si fosse rotto qualcosa.

Il peso del materasso e della struttura in legno, lo schiacciava e rendeva difficile il respiro.

Il materasso, per quanto pesante, riuscì con fatica a spostarlo. Finalmente si alzò in piedi e guardò attorno a sé lo scenario che gli si presentò davanti: appariva come la camera di un albergo, nella quale delle rockstar ubriache si erano lasciate andare in rituali di distruzione e poi se ne erano andate.

Urlò per sfogare lo spavento, cercò di calmarsi, imprecò un paio di volte e si rese conto che la terra si era rovesciata.

Doveva raggiungere Marìe, assicurarsi stesse bene.

Pensò a suo padre, un uomo anziano che viveva da solo nella casa fuori città. Sicuramente era accaduto ovunque. Tutto il mondo si era capovolto. Sentiva in strada gente urlare, chiamare aiuto, ma tutto intorno, nonostante le grida umane, regnava un’atmosfera irreale.

Si alzò in piedi, con passo incerto scavalcò le doghe del letto, raggiunse l’armadio.

Ringraziò di averlo fatto costruire su misura: la sua altezza raggiungeva il soffitto, e nell’inversione si era semplicemente capovolto. Aprì l’anta, vide i vestiti ammassati su quello che ora era il fondo dell’armadio , si chiese come mai con quel che era appena accaduto, la sua preoccupazione comprendesse il fatto di non voler uscire di casa in mutande.

Non si dilungò sulla questione, afferrò la prima felpa con cappuccio che vide, indossò i pantaloni della sua tuta preferita e le scarpe da ginnastica.

Andò nel soggiorno, scavalcò l’ammasso di mobili caduti sul soffitto raggiungendo l’ingresso. Le schegge di vetro scricchiolarono sotto le suole.

Aprì la porta, come in un’architettura impossibile di Escher, vide il pianerottolo e le scale sopra la testa.

L’incredulità ancora lo rendeva lento nei movimenti, ci mise quasi un minuto per uscire dall’appartamento.

Le gambe sembravano non voler obbedire al suo volere.

Si rese conto che qualcuno dentro l’appartamento dei Levyn, i dirimpettai, stava urlando chiedendo aiuto.

Riconobbe la voce infantile di Emmy, la figlia della coppia: la bambina di sette anni piangeva in preda al panico.

Cercò di aprire la maniglia del portone d’ingresso ma constatò fosse chiusa dall’interno.

“Emmy!! Emmy!! Sono Isaac! Sono qui piccolina, adesso ci sono io la porta è chiusa!! Emmy!!!! Emmy!! Puoi aprire la porta?? Riesci a sentirmi??”

Una rapida riflessione lo portò a pensare al modo di poter entrare all’interno dell’appartamento. Sarebbe potuto uscire dalla finestra del pianerottolo, per provare ad entrare dalla finestra della cucina.

Si staccò dall’uscio dei Levyn, guardò il soffitto del pianerottolo composto da travi di legno e dipinto di bianco.

Constatò la finestra fosse più distante dal soffitto di quanto immaginasse.

Tornò in appartamento, recandosi al ripostiglio. Benedisse la lungimiranza di Mariè in fase di trasloco. Diligentemente, con un stampatello irregolare e in ordine alfabetico, aveva annotato un elenco di oggetti contenuti in ogni rispettivo scatolone.

Aveva sempre detestato quella puntigliosità, quella precisione quasi maniacale, ma gli fece risparmiare tempo prezioso nella ricerca.

Trovò subito quel che gli serviva, lacerò con forza il cartone e ne tirò fuori il suo vecchio equipaggiamento da arrampicata. Rovesciò picchetti, corde, moschettoni e le imbracature sul soffitto, ora diventato pavimento, andò in camera a recuperare lo zaino.

Indossò l’imbracatura, mise l’altra nello zaino, assicurò i moschettoni alla propria cinta, prese i caschi, domandandosi se davvero gli sarebbero serviti in una situazione tanto assurda.

Ringraziò di aver fatto alpinismo in gioventù e di non aver mai regalato l’attrezzatura.

Ficcò il primo paio di corde dentro lo zaino, assicurando il secondo con un capo alla sua cintura.

Poi si mise il fascio della corda su una spalla, in modo da avere le mani libere. Prese i

picchetti e il martello, trascinò fuori lo zaino dall’ingresso.

Tornò indietro e prese i guanti antiscivolo, un canovaccio che appallottolò malamente in tasca, il martello, un coltello, e il kit di primo soccorso.

Affrontò la finestra. Saltò dal piano sfalsato del soffitto, sulla parte travata. Il legno gemette sotto il peso dei suoi ottanta chili.

Mosse dei passi incerti sopra il trave sbiancato, poi si accostò al muro. Arrivava a malapena alla maniglia, ci mise qualche minuto per aprirla, per poter accedere all’esterno. Saltò e si arrampicò aggrappato al telaio, e si mise a cavalcioni sul serramento.

Quel che vide dall’altra parte lo terrorizzò.

Il cielo appariva enorme, terribilmente vuoto e senza fine.

Lo stordimento durò qualche secondo, realizzò un passo falso sarebbe costato la vita.

Guardò l’ambiente circostante, familiare e allo stesso tempo adesso ostile.

Le case, i condomini, gli alberi, tutto ciò che era ancorato a terra aveva, per qualche strana legge, resistito.

Ciò che vide lo impressionò: la visione si apriva in un girone dantesco, composto sul fondo da auto che galleggiavano nel vuoto, persone che annaspavano portate via dal vento, cani randagi impazziti ululavano in preda al terrore scalciando inutilmente, biciclette con lucchetto appese in giù, insegne stradali dondolanti.

Chi era stato sorpreso nell’inversione fuori da un ambiente

murato, sembrava spacciato.

Un gruppetto di anziani era aggrappato stoicamente ad una panchina, chiamavano aiuto già al limite della resistenza. Uno di loro cedette e cadde nel vuoto.

Decine di automobili, sospese nel cielo nell’atmosfera, simili a capsule spaziali ospitavano astronauti terrorizzati.

Dentro le auto, le persone erano in preda al panico, battendo i palmi freneticamente sul vetro, cercavano di attirare l’attenzione di qualcuno. Isaac vide, ad un centinaio di metri da lui, un uomo calvo, corpulento dentro un Suv. Con le mani incollate al volante pigiava in maniera ostinata l’accelleratore, inutilmente, nella convinzione assurda che ciò lo avrebbe portato avanti di qualche metro. Non c’era terreno sotto le ruote.

Il grosso motore dell’auto di lusso soffriva, mentre l’aria odorava fortemente di gasolio.

Un gruppo di persone vide Isaac dall’altra parte della strada e lo chiamò a gran voce. Erano a cavalcioni sui rami di un grosso platano, uno di quelli che costeggiavano le strade, chi era stato fortunato e veloce nei riflessi si era rifugiato lì. Un gruppo di studenti stava raggomitolato sulla pensilina assieme ad una donna e suo figlio.

Nelle case e negli appartamenti, le persone assistevano impotenti allo scenario apocalittico dinanzi ai loro occhi, qualcuno piangeva terrorizzato, qualcuno cercava un modo per uscire, sfidando il vuoto con passo tentennate.

Tutto era come prima, ma appariva capovolto: l’uomo avvertì un senso di nausea crescente, si accorse di respirare con la bocca

aperta, come un pesce che annaspa fuori dall’acqua.

Cercò di controllare l’ansia, se si fosse lasciato andare al panico sarebbe finita. Doveva cercare Marìe.

Un uomo sul platano lo chiamò.

2021-05-08

Gazzettino

Lo spazio dedicato a Gravità Inversa e la campagna di crowdfunding
2021-08-08

Libreria 1876

Con un libro la nostra immaginazione vola in luoghi che mai avremmo pensato di visitare. E se in più c’è Roberto che ci accompagna alla scoperta di nuove storie, non possiamo che farci guidare nel turbinio di tantissime incredibili avventure. La rubrica #VAMeglioSeLeggi di oggi è speciale. Non solo perché presentiamo una nuova scrittrice ma perché possiamo finalmente invitarvi alla primo -di molti- incontri con autori e autrici 🔥🔥 🎥 Ecco la video-intervista con Roberto e Silvia che venerdì 6 agosto presenterà in Villa il suo libro Gravità Inversa - Romanzo. https://fb.watch/7jDPo1BjJu/
2021-07-20

TG PLUS

*“Gravità inversa” di Silvia Gheno* TG Plus CULTURA 📲 https://tgplus.it/gravita-inversa-di-silvia-gheno-tg-plus-cultura-treviso/ 🔴 Resta sempre informato, iscriviti al nostro canale YouTube: https://m.youtube.com/channel/UC6nk63ENPasuDJkJyYF_evA

Commenti

  1. (proprietario verificato)

    Non sapevo realmente cosa aspettarmi, ma lo spunto da cui parte la storia mi ha molto incuriosito: cosa succederebbe se, improvvisamente, la gravità terrestre si invertisse?
    L’autrice Silvia Gheno ce lo racconta in questo romanzo distopico, attraverso tre linee narrative ben distinte. Ogni protagonista si trova ad affrontare una realtà completamente “rovesciata”, letteralmente parlando, e si trova faccia a faccia con la consapevolezza di dover sopravvivere in questa nuova condizione. “Gravità inversa” ci mostra dunque come si comporterebbe l’umanità
    in caso di estrema emergenza, sia
    raccolta in piccole comunità improvvisate che come singoli individui. Sarà la solidarietà o piuttosto l’egoismo, a prevalere?
    Un’idea decisamente molto originale, arricchita dalla saggezza di alcuni monologhi, da descrizioni accurate e da alcuni personaggi con un forte significato simbolico ed allegorico.
    Puntiamo ad una serie Netflix!

  2. Jennifer Cuccarolo

    Questo è un libro che ti cattura, lo si legge d’un fiato. L’ho trovato avvincente, spesso sorprendente. Offre molti spunti di riflessione e non è per nulla banale!
    Le situazioni accuratamente descritte, i personaggi riportano le più svariate sfumatune caratteriali e confermano come, non sia quello che materialmente una persona possiede a farne un vero leader, ma intelligenza, correttazza e carisma.
    Personalmente l’ho “divorato” e l’ho adorato!
    Lo straconsiglio!

  3. Alice Munari

    (proprietario verificato)

    Gravità Inversa è un libro che nasce da un’idea originale: cosa succederebbe se la forza di gravità si invertisse?
    Silvia riesce a descrivere gli accadimenti con minuziosità di particolari, ipotizzando fenomeni fisici che vengono ben disegnati agli occhi del lettore. Ma ciò che stupisce ulteriormente è la sua capacità di descrivere l’Uomo, con le sue diverse sfaccettature e con le differenti modalità di reazione ad una situazione di pericolo reale per la propria vita e per quella altrui.
    Ne esce così un libro avvincente, profondo, pieno di adrenalina che tiene il lettore incollato ad ogni pagina fino alla fine.

  4. (proprietario verificato)

    Gravità Inversa è una riflessione sulla società ed il modo nel quale gli esseri umani si organizzano e reagiscono alle dinamiche dettate dal bisogno di sopravvivere. La narrazione si ispira alla migliore tradizione del romanzo distopico: Cecità di Samago e il signore delle mosche di Golding. L’incipit qui prevede che la gravità ad un certo punto smetta di funzionare e tutto il mondo ed i suoi abitanti improvvisamente si ritrovino sottosopra. Un trigger interessantissimo il capovolgimento che rende la trama scorrevole ed avventurosa.

    Notevole anche la scrittura, descrittiva ed elaborata e mai banale nei dialoghi. Ho veramente adorato alcuni personaggi che per me rimarranno indimenticabili: la Cuoca e la Segretaria hanno la resilienza dei migliori personaggi di Tarantino, Vasile l’Accattone e la sua nemesi l’Ingioiellata le cui interazioni oscillano tra tragico e comico e da sole valgono la lettura.

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SILVIA GHENO
Mi chiamo Silvia Gheno, ho 36 anni e abito a Castelfranco Veneto, una graziosa cittadina in provincia di Treviso, sviluppatasi attorno ad un borgo medievale. Mi occupo di post produzione e gestione immagini.
Sono un esploratrice compulsiva, adoro viaggiare, scoprire posti nuovi, fare esperienze. Mi piace l'arte, la musica, e tutto ciò che contribuisce a creare cultura.
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