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Guarire dopo il parto

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Guarire dopo il parto offre accoglienza, legittimità, sostegno pratico, strumenti di autocura, di crescita personale e di armonizzazione della propria vita in relazione all’esperienza di nascita vissuta. Così facendo l’autrice dimostra la sua esperienza professionale accanto ai disagi, ai bisogni reali delle donne e la sua profonda e spontanea motivazione: colmare il vuoto pneumatico dell’assistenza al disagio dopo parto del nostro Paese, palesare che qualcuno in grado di ascoltare, capire e dare un nome ai non detti esiste, mostrare che una via di guarigione del corpo e della maternità è possibile, sempre. Questo libro nasce per dare speranza e lo fa nel modo più ostetrico possibile: dando suggerimenti pratici, trasmettendo pazienza, nutrendo il quotidiano delle donne di gesti vòlti a rinforzare la certezza intima che ciò che è rotto si può e si deve ricostruire, giorno dopo giorno. Per amore e con amore.

Dalla prefazione a cura di Anna Maria Rossetti

 

La nascita di un bambino, la nascita di una madre e la nascita di un… libro

Come suggeriscono titolo e sottotitolo, questo libro non parla di parto traumatico o di nascita difficile, non tratta di taglio cesareo o di parto con ventosa, ma vuole raggiungere te, che hai vissuto un’esperienza simile a queste, sulla strada del ritorno al benessere.

In un mondo ideale, questo libro non avrebbe senso di esistere. Non ci sarebbe una nascita da cui guarire, ma piuttosto una nascita che guarisce, che trasforma, che rende nuovi. Purtroppo, la storia degli ultimi sessant’anni è stata testimone di un processo di spersonalizzazione della nascita, che è stata spostata da un ambiente intimo e protetto come la casa a un contesto esposto e talvolta violento come l’ospedale. Per questi motivi, ci troviamo a essere spettatori di nascite traumatiche: intere generazioni di bambini e donne che anche a distanza di mesi o addirittura anni sono costretti ad affrontare gli effetti a lungo termine della propria nascita o del proprio parto.

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Ma la ferita causata da una nascita e da un parto traumatici non è riconosciuta a livello sociale: la mamma deve accontentarsi di esserne “uscita viva” e se timidamente prova a esternare il suo malessere viene spesso vista come un’ingrata che non sa gioire della nascita del suo bambino. Ma nemmeno il neonato se la passa molto meglio: dorme male, ha le coliche, è irritabile. Eppure viene etichettato come “impegnativo” o, quando gli va particolarmente male, “cattivo bambino”.

Questo libro è nato nel momento in cui si sono incontrate dentro di me la Claudia ostetrica e la Claudia mamma, una mamma che come prima esperienza di parto ha sperimentato quello che cominciai presto a chiamare − non molto amichevolmente − il mio parto disastroso. Tutto era andato esattamente come non volevo andasse. Ero sotto shock, con tutti i sintomi del caso. Ma gradualmente, con il passare del tempo, con l’aiuto di vari professionisti e soprattutto con la mia forza di volontà che mi spingeva verso il benessere, sono riuscita a guardare alla mia esperienza in modo sempre più distaccato. Vicino alla percezione della Claudia mamma ho potuto affiancare il punto di vista della Claudia ostetrica, realizzando quanto la mia esperienza sarebbe potuta essere d’aiuto a molte donne che come me avevano vissuto un parto difficile e avevano bisogno di percorsi di guarigione fisica, relazionale ed emotiva. “Se non vedi il libro che vuoi sugli scaffali, scrivilo tu”, semplifica Beverly Cleary, scrittrice per ragazzi. Be’, dopotutto è semplice. Ho preso la mia esperienza tra le mani e con le mani di ostetrica l’ho lavorata, limata e integrata per proporla a tutte quelle donne che durante il percorso di maternità hanno sperimentato una difficoltà che si è protratta poi nel tempo.

Qualcuno in questi mesi mi ha chiesto perché un’ostetrica scrive un libro su questo tema. Trovo che la risposta sia piuttosto semplice e naturale… D’altra parte, l’ostetrica è la professionista della fisiologia e della salute delle donne. Questo significa che ognuna di noi ha a cuore ognuna di voi: ci poniamo come obiettivo il vostro benessere e quello del vostro bambino. Laddove la fisiologia non sia possibile o ci sia stata una deviazione verso la patologia, l’ostetrica lavora per ristabilire la salute e per potenziare le tue risorse endogene, in modo da renderti capace, potente, autonoma, consapevole, sana, felice. In questo sono rigida e la mia posizione è perentoria: l’ostetrica e qualunque operatore della nascita che non rispetta questo punto focale del codice deontologico non è da considerarsi un professionista.

Che lingua parliamo

L’approccio che uso nel mio lavoro e in questo libro è quello della salutofisiologia. Questo termine identifica la sintesi, opera di Verena Schmid, dei modelli teorici della psiconeuroendocrinoimmunologia (PNEI) e della salutogenesi (di Aaron Antonovsky). Il modello della salutofisiologia, che di fatto è l’approccio applicativo al modello della midwifery, parte dal presupposto che la salute di ognuno di noi è determinata da:

il benessere psico-fisico (quindi a 360°);

la capacità di adattamento personale e sociale alle esperienze e ai passaggi della vita;

l’ambiente (fisico e relazionale).

Cosa significa tutto ciò? Semplice: conoscere gli eventi ci permette di adattarci ai cambiamenti e di connetterci con i nostri bisogni reali. Da ciò possono maturare scelte libere, prive di condizionamenti culturali e sociali, ma rafforzate dall’uso delle proprie risorse. In altre parole, abbiamo bisogno di ascoltarci: solo così potremo allenare la nostra capacità di adattamento e scegliere in modo libero. La salutofisiologia auspica per ogni donna un percorso di assistenza personalizzata, focalizzata sul rafforzamento delle competenze individuali e sul rispetto dell’unicità dell’esperienza di vita: tutto ciò produce salute.

Il concetto di salute è dunque molto più ampio rispetto a quanto ci si possa aspettare. Include quattro aspetti fondamentali:

il movimento, inteso come azione sia fisica che mentale che tende sempre alla ricerca di nuove soluzioni e di nuove risorse;

la reattività, ovvero la capacità di agire in modo mirato rispetto a uno stimolo proveniente dall’ambiente esterno o dal corpo, tesa all’adattamento;

il rilassamento, inteso come fondamentale capacità di scaricare periodicamente le tensioni;

l’adattamento (o coping), ossia la facoltà di confrontarsi con ciò che ci è estraneo, di sopportare i conflitti, e in questo confronto di rafforzarsi (ovvero di attingere alle proprie risorse).

Come vedremo nel capitolo dedicato, “la maggiore intensità del legame interiore tra mamma e bambino crea il terreno per la reattività e il coping del bambino nel suo andare verso il mondo e per il processo di attaccamento, indispensabile per la sopravvivenza e per la sua salute sociale, affettiva e fisica” , scrive Verena Schmid, ostetrica. Punto focale su cui concentrarci sarà dunque la relazione fra te, mamma, e il tuo bambino, una relazione che fa da garante per la salute di base di entrambi, anche nei casi di nascita disturbata.

Al di là dell’approccio a cui faccio ricorso, nel libro vedrai che spesso mi riferirò alla nascita e al parto con termini come traumatico, difficile, disturbato, non rispettato, violento e così via. Voglio precisare fin da ora che vengono usati come sinonimi senza dare peso alcuno a un eventuale significato clinico, né tanto meno voglio che siano equivocati come giudizi nei confronti di categorie di luoghi di nascita o professionisti. In altre parole − che sia chiaro − non punto il dito né contro l’ospedale, né contro medici, ostetriche, infermieri, doule né nessun altro professionista. Non è nel mio interesse. Questo libro ruota attorno alle donne e parla alle donne, a coloro che dopo la loro esperienza di maternità faticano a stare bene, non ci interessa qui se a causa di una patologia, di un operatore o di una scelta personale rivelatasi poi sbagliata.

19 Maggio 2016
Un video chiaro ed efficace che vi illustrerà alcuni dei temi trattati in Guarire dopo il parto. Da vedere!

Commenti

  1. (proprietario verificato)

    Bellissima iniziativa Claudia, la appoggio e diffonderò tra le donne, molto delle quali hanno una esperienza di parto dalla quale guarire

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Claudia Sfetez
Claudia Sfetez nasce a Trieste nel 1984 ed è ostetrica dal 2006. Dopo aver studiato con V. Schmid alla SEAO di Firenze, si è certificata come operatore per l'armonizzazione globale delle cicatrici con D. Kanner, come istruttrice Portare i Piccoli® con E. Weber e per le Tecniche Arvigo® di Trattamento Addominale Maya (ATMAT). Ha lavorato in ospedale e in consultorio per poi decidere di praticare libera professione a Trieste.
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