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Storie della Cacciatrice - I Senza Luna

I SENZA LUNA
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Consegna prevista Febbraio 2022
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Tre ragazze sono state aggredite: i corpi orrendamente straziati presentano squarci profondi, ferite provocate dalle zanne che affondano nella carne, dagli artigli che lacerano in profondità la pelle e i muscoli. Sembra essere opera degli ulfhednar, temibili esseri dalla forza di cinque uomini che possono trasformarsi in lupi sanguinari nelle notti di luna piena. Laila è una Cacciatrice, sul lato sinistro del suo corpo è tatuata la pianta di stramonio, simbolo della sua Legione, il suo compito è quello di proteggere gli abitanti della Valle dagli ulfhednar. Fermare i responsabili delle brutali aggressioni non sarà semplice, dal passato affiora un dolore mai dimenticato e questa volta Laila sa che dovrà affrontarlo per giungere alla verità.

Perché ho scritto questo libro?

L’ispirazione è scaturita dai miti norreni: gli ulfhednar erano infatti dei guerrieri realmente esistiti, soliti combattere coperti da pelli di lupi. Fu proprio dalle loro gesta che nacque il mito del licantropo. Ambivo a dar vita a un’eroina forte, seppur con le sue fragilità e ferite del passato ma che non permettesse a niente e a nessuno di sbarrarle la strada. Ora spero che anche altre persone possano viaggiare con la fantasia nel mondo che ho creato.

ANTEPRIMA NON EDITATA

PARTE PRIMA – LUNA CALANTE

CAPITOLO I: LAILA – L’INCONTRO

Dopo aver passato due anni nei boschi eterni ad addestrarmi per diventare una Cacciatrice e combattere gli ulfhednar, l’ultima cosa che mi sarei aspettata di ritorno nella Valle era vedermeli venire incontro in pieno giorno in sella ai loro cavalli. Sentivo i due cavalieri alle mie spalle tenere nervosamente le briglie dei propri destrieri che si muovevano impazienti, tutti volevano tornare a casa. Entrambi facevano parte della Guardie Argenti perciò erano a servizio di mio padre, il Governatore della Valle. Mi sembravano poco più che delle giovani reclute, i volti sbarbati dai tratti ancora fanciulleschi, le pesanti armature scintillanti e i lunghi mantelli neri come una notte senza stelle. Ero seccata dalla loro presenza dato che in caso di scontri non avrebbero sicuramente saputo come aiutarmi, anzi sospettavo che se si fosse presentata quella nefasta eventualità mi sarei dovuta preoccupare anche della loro incolumità. La questione la diceva lunga sui sentimenti che mio padre nutriva per me: il vecchio riteneva forse che fossi in grado di difendermi da sola oppure non si curava minimamente della mia sicurezza e doveva importargli ben poco che tornassi sana e salva. Naturalmente ero più propensa a credere alla seconda ipotesi.

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Una delle due guardie finalmente se ne accorse: “Abbiamo visite!” lo disse con tutta la fermezza di cui la sua giovane voce era capace, mentre sguainava la spada. Il suo compagno fece lo stesso, mi voltai proprio nel momento in cui stava deglutendo con espressione preoccupata evitando il mio sguardo, stringendo convulsamente l’elsa della spada. Alzai una mano verso di loro per fargli intendere di stare calmi e aspettare. I tre sconosciuti erano ormai a poca distanza vista anche la foga con la quale spronavano i grossi destrieri che cavalcavano, la cosa non li faceva sicuramente sembrare ben disposti nei nostri confronti. Erano ben piazzati, due sembravano poco più grandi di me di età, il terzo doveva essere sulla quarantina. Gli occhi delle Guardie Argenti si soffermarono sulle leggere armature di cuoio e al fodero, che spuntava da dietro le loro schiene e che custodiva la spada di semplice ferro, oltre a quella non avevano altre armi. Il più vecchio e un altro avevano i capelli lunghi fino a metà schiena e li portavano semi raccolti in una crocchia sopra la nuca. Quello al centro che cavalcava un grosso stallone nero, aveva i capelli più corti che arrivavano appena sotto il collo, qualcosa che non sapevo bene identificare mi diceva che era lui il capo del gruppo, forse il modo in cui gli altri lo seguivano. Erano arrivati così vicini a noi da poter scorgere le rune tatuate sulle braccia muscolose, sul collo e alcune sul volto oltre che a diverse cicatrici

“Sono ulfhednar!” disse una delle guardie

“Così vicini alla Valle? Non dovrebbero restare nei loro territori nelle Montagne Azzurre?” ora dalla voce gracchiante della seconda guardia traspariva una certa agitazione, gli ulfhednar i terribili mezzi uomini e mezzi lupi, potevano trasformarsi nelle notti di  luna piena e avevano la forza di cinque esseri umani. Di temperamento iracondo e impetuoso furono per anni in guerra contro gli uomini. Dopo molti anni di sangue versato il conflitto si era concluso con un patto tra ulfhednar e gli uomini della Valle. Perlomeno dalle nostre parti, sapevo che in altre zone purtroppo non era così, sicuramente entrambi avevano adesso interessi economici vantaggiosi da tutelare. Fu mio padre, il Governatore della Valle, Arvid il Grande e il capo branco degli ulfhednar delle Montagne Azzurre Skoll, a siglare il trattato. Da allora regnava una fragilissima pace interrotta da cruenti scontri, a volte le liti tra ulfhednar e umani sfociavano in duelli all’ultimo sangue, l’equilibrio era davvero precario dovuto al fatto che spesso all’interno dello stesso branco vi erano dispute e faide per il potere.

La prima impressione che si aveva di colui che supponevo fosse l’alfa, era di una rude trascuratezza nell’aspetto ma a guardar bene si intravedeva anche qualcosa di più sottile, nascosto nel profondo, un’aura di pericolosità ben celata. Si fece avanti salutando con un ghigno stampato in faccia, notai che aveva denti perfetti e bianchissimi, i capelli e la barba incolti di un castano molto scuro facevano risaltare ancora di più il loro candore. Non potei fare meno di immaginarmi le zanne che con la luna piena sarebbero spuntate acuminate, la bocca dalle labbra piene nell’atto di schiudersi e dilaniare la preda. Proprio una lunga zanna pendeva poco sopra il suo sterno legata ad un laccetto di cuoio, probabile macabro trofeo di un nemico sconfitto. L’armatura leggera e i gli abiti che indossava erano consunti, gli stivali incrostati di fango. Sentii un formicolio lungo la schiena ma scacciai l’immagine delle zanne, cercando di rimanere concentrata, i sensi all’erta, pronta all’eventuale scontro.

“Non siete un po’ troppo lontani da casa?” formulai la domanda in modo che sapesse che avevo capito chi avevo davanti, i suoi occhi erano del colore che ha il cielo prima di un temporale, ebbero un guizzo divertito, evidentemente non se lo aspettava ma non si mostrò affatto preoccupato.

“Non siete un po’ troppo scortese? non vi siete nemmeno presentata” parlò rivolto a me soltanto, come se le due guardie alle mie spalle non esistessero, aveva una cicatrice appena sotto l’occhio sinistro, non era una linea retta quanto piuttosto una mezzaluna, sembrava proprio che un altro lupo l’avesse artigliato lasciandogli per sempre quel segno. Doveva aver combattuto molto anche tra i suoi simili, era risaputo che spesso tra i diversi branchi vi erano scontri, senza contare che, almeno fino al momento della mia partenza da quel che mi ricordavo, quel branco in particolare era stato squassato dall’interno da svariati tentativi di sovvertire il potere repressi poi nel sangue. Il tipo più anziano si rivolse a lui, tenendo però lo sguardo fisso su di me:

“Mostra un po’ di rispetto Einar, forse non l’hai riconosciuta, è la figlia del Governatore.” non c’era traccia di sarcasmo nella sua voce che anzi era calma e quasi cordiale. Traspariva una certa referenza verso il suo capo, nonostante l’evidente rapporto di confidenza che li legava. Einar inarcò le sopracciglia sorpreso, lui non sapeva chi ero o comunque non mi aveva riconosciuta: “Laila… giusto allora non servono presentazioni nel vostro caso. Quando me ne andai da qui eravate poco più che una bambina e adesso guardatevi! Niente meno che una Cacciatrice! Direi che quello spadone d’argento ammazza lupi e il vostro tatuaggio non lasciano dubbi!” pronunciò la parola “Cacciatrice” con un po’ troppa enfasi come a sottolineare un certo disprezzo, dal modo di parlare alle espressioni del volto, tutto in lui era studiato per irritare il suo interlocutore. Mi toccai istintivamente il collo dove partiva il tatuaggio appena guarito, rappresentava la pianta di stramonio, le cui foglie velenose e i delicati seppur temibili fiorellini bianchi si estendevano per tutto il lato sinistro del mio corpo, solo chi concludeva il duro allenamento dei boschi portava il marchio del Cacciatore. Einar era il figlio dell’alfa Skoll, erede dalla fama di ribelle, appartenente a una delle casate più antiche di lupi di tutto il Regno, mi ricordavo vagamente che verso i diciassette, diciotto anni se n’era andato rinunciando al ruolo di alfa. All’epoca avevo dodici anni e nessuno mi aveva raccontato nei dettagli il perchè si fosse allontanato, col tempo mi era giunta qualche voce, chi sosteneva che volesse sottrarsi alle sue responsabilità di futuro alfa, chi invece che fosse stato scacciato dal branco da Skoll stesso e infine che l’esilio fosse stato deciso proprio da mio padre in quanto avesse trasgredito alle regole che disciplinavano i rapporti tra ulfhednar ed esseri umani. Ritenni comunque che non fosse saggio chiederglielo in quel momento. Sapevo anche che lo zio di Einar era Hati, il fratello maggiore di Skoll, l’ulfhedinn che aveva ucciso mia madre, “nelle sue vene scorre il suo stesso sangue” quel pensiero allarmante aumentò la mia diffidenza e il mio astio nei suoi confronti. Come se avesse letto nella mia mente chiarì:

“Il vecchio Skoll è morto, sono l’alfa dei lupi delle Montagne Azzurre” Non mi aspettavo in effetti di incontrare l’alfa il primo giorno, anche perché ricordavo che il branco si teneva alla larga dalla Valle temendo ripercussioni dopo i fatti riguardanti la morte di mia madre. Il più vecchio dei tre era il suo maestro d’armi Bjorn, uno spadaccino eccellente, la sua abilità era già nota quando ero una ragazzina e non mi sarebbe dispiaciuto confrontarmi con lui in duello. L’altro lupo aveva capigliatura e barba fulvi e come il maestro d’armi, era uno dei suoi fratelli di sangue, un legame che univa indissolubilmente due ulfhednar, a volte creatosi sin dalla nascita, infatti come spesso succedeva, venivano allattati dalla stessa donna, pur avendo madri diverse. Il legame veniva suggellato da un’antica cerimonia in cui si praticavano un taglio sui palmi delle mani affinché il loro sangue si mischiasse per sempre, da due diventavano uno, solo i membri più stretti e fidati diventavano i fratelli di sangue dell’ alfa e costituivano l’avanguardia nella battaglie, sempre pronti a difendere il loro capo branco anche a costo della vita.

“Facevamo solo una cavalcata, non stiamo infrangendo nessuna regola.” Bjorn manteneva un tono condiscendente, sembrava sinceramente intenzionato a non creare malumori e in effetti non potevo controbattere nulla, non c’era una vera e propria legge che vietasse agli ulfhednar di scendere a valle in pieno giorno, era più un tacito accordo: noi non andiamo sulle Montagne Azzurre voi non venite a valle, anche se ovviamente per commerci e questioni di affari si era tenuti a farlo ma in maniera limitata e con una certa discrezione che i tre sembravano aver bellamente ignorato.

Non volendo attardarmi ancora poiché desideravo solo andare a casa, mi congedai:

“Bene noi proseguiamo per la nostra strada e voi proseguite pure per la vostra.”

“Potrebbero incrociarsi nuovamente” la risposta di Einar era chiaramente una provocazione, come nel maestro d’armi traspariva un’attitudine diplomatica così nell’alfa risaltava quella dell’attaccabrighe. Ma non sarei caduta in nessun tranello, non gli avrei fornito su un piatto d’argento la scusa per attaccarci e se quello era il suo intento, era un tentativo davvero vano. Non avrei dato la caccia a nessuno che fosse rimasto tranquillo al suo posto, sapevo che c’erano molti interessi in ballo, lì non era come nei boschi dei Cacciatori, sebbene la politica non mi interessasse granché, mi ripromisi però che a casa mi sarei fatta fare un quadro esaustivo della situazione, adesso la mia posizione non mi permetteva più di astenermi dal conoscere gli avvenimenti della Valle. Ero una Cacciatrice, avevo il compito di proteggere gli abitanti delle mie terre. Nonostante l’allenamento, l’indottrinamento e tutto il dolore che alcuni lupi avevano causato nella mia vita non provavo odio per tutta la specie, avevo conosciuto anche ulfhednar a posto ma ritenevo fossero delle rarità e che più in generale non ci si potesse fidare di loro. Quantomeno non ero disposta ad abbassare la guardia, soprattutto con Einar.

“Meglio per voi che non succeda” risposi caustica, mi fissò di nuovo con quello sguardo a metà tra il sorpreso e il divertito, per chiudere definitivamente il discorso spronai Sonji, il mio cavallo, che partì al galoppo. Mentre sorpassavo Einar ero certa che i suoi occhi mi stessero ancora fissando con quell’espressione di scherno stampata in faccia.

In quei due anni lontani passati ad allenarmi in luoghi che distavano diversi giorni di viaggio, non avevo mai provato una vera e propria nostalgia per la Valle e per la mia casa, ogni volta che mi guardavo indietro vedevo solo una grande sofferenza nella quale, come in una bolla, sparivano tutti i momenti felici, l’unica persona dalla quale volevo tornare era la mia sorellina Kaja, morivo dalla voglia di rivederla e riabbracciarla. Mi aveva fatto visita solo un paio di volte e si era trattenuta per pochi giorni. Ovviamente non era un viaggio adatto ad una bambina, il pensiero di farle correre dei pericoli mi aveva fatto desistere dal chiedere a mio padre di mandarla da me più spesso. Inoltre i Cacciatori più anziani non vedevano di buon occhio le visite, sostenevano che mi avrebbero distratto dal mio percorso per diventare una di loro, gli affetti rendevano vulnerabili, prima avrei imparato a farne a meno e prima sarei stata più forte, una Cacciatrice invincibile, senza punti deboli perché solo quando non hai più niente da perdere diventi spietata. Ma non ero mai riuscita ad allinearmi completamente al loro modo di vivere, avevo completato l’addestramento e per certi versi anche in maniera più che soddisfacente, eccellevo nel combattimento con la spada e una mia freccia avrebbe potuto colpire con precisione una lepre o un uccello anche a lunghe distanze, ero veloce, addirittura più di alcuni miei insegnanti ma continuavo a sentirmi in qualche modo fuori posto, mi ripetevo che col tempo le cose sarebbero cambiate ma la verità è che più il tempo passava e si avvicinava il giorno in cui sarei diventata una Cacciatrice e più continuavo a sentirmi un’estranea. Durante cerimonia, che suggellava la fine di quei due anni di duro allenamento, mentre mi veniva fatto il tatuaggio della mia iniziazione, Alcide che era uno dei Cacciatori anziani più forti mi chiese di rimanere nei boschi eterni con gli altri, avrei potuto addestrare nuove reclute, sebbene il numero fosse sempre più in diminuzione e restare con loro, nella Legione dei Cacciatori, credevo fosse quella la mia strada ma dalla mia bocca uscì solo un netto e improrogabile rifiuto, non c’era niente per me in quei luoghi, avevo appreso quello che volevo, mi sentivo più forte, ma il mio destino non era tra quei boschi o con Alcide.

2021-08-25

Aggiornamento

Con grande gioia e orgoglio posso dire di aver raggiunto l'ambito traguardo dei 200 preordini. Ora "Storie della Cacciatrice - I Senza Luna" sarà editato e pubblicato! Questo incredibile risultato é merito di tutti voi sostenitori che avete creduto in me e vi siete appassionati alla storia di Laila. Grazie di cuore! ❤
2021-07-26

Evento

Instagram Diretta a 4 con altri 3 autori bookabook parleremo dei dialoghi e delle loro funzioni. Leggeremo degli estratti dai nostri libri.
2021-07-01

Aggiornamento

Inauguriamo bene il mese con una super novità! Nel libro saranno presenti anche le bellissime illustrazioni di Carlotta Grandotti (cacocreepy su Instagram) Questa è una di quelle e raffigura proprio la protagonista, Laila.
2021-06-27

Evento

Instagram Diretta Instagram ospitata da the_sign_of_elle per parlare di crowfunding, racconterò come funziona e come sta andando la mia campagna. Elisabetta leggerà un estratto del libro.
2021-06-18

Evento

Instagram Domani 18/06 alle ore 18.00 diretta su Instagram per parlare di protagoniste femminili forti. Ci saranno altre due autrici in crowfunding, leggeremo estratti dei nostri libri. 💪

Commenti

  1. (proprietario verificato)

    Un libro che ho iniziato leggere e senza accorgermene ho finito in un giorno. Ho trovato la scrittura estremamente fluida e lineare che porta il lettore parola dopo parola ad immergersi sempre di più nella storia. Il mondo che ci viene descritto non è molto dissimile dal nostro, infatti in entrambi i casi le diversità vengono temute ed utilizzate come strumento di odio e pretesto di guerra. Ho apprezzato molto come l’autrice ha reso la psicologia di tutti i personaggi in particolare quella dei protagonisti,del Governatore e di Bjorn. Laila è una ragazza coraggiosa, forte indipendentemente e capace di mettersi in gioco. Einar invece è un ragazzo ribelle, controcorrente e con un gran senso della giustizia. All’opposto il Governatore incarna appieno la figura dell’uomo che ha come unico interesse il potere e l’arricchimento personale, indipendentemente da quale sia il prezzo.
    Infine Bjorn un uomo saggio, tranquillo e paziente, capace non solo di ascoltare ma, con pacatezza, anche di portare i suoi compagni sulla strada giusta.
    È un libro che mi ha intrigata e ha suscitato in me la curiosità per i miti norreni.
    Spero di poter leggere il più presto possibile il seguito!!

  2. Elisabetta Palmieri

    (proprietario verificato)

    L’ho letto in due giorni, tutto d’un fiato. Ho sempre visto i licantropi come delle figure davvero noiose, solitamente vengono raffigurati in modo davvero bestiale, tralasciando completamente la loro parte umana. Questo libro invece mostra una versione molto più empatica del lupo mannaro, senza limitarlo ai soliti concetti di onore e fedeltà al branco. Einar, l’alpha del branco, è prima di tutto un leader, che non prevarica gli altri, anzi si sacrifica per la sua causa. Anche Laila, la protagonista, è sì una guerriera, ma non esita a farsi delle domande e ad abbandonare alcuni suoi mantra, una volta scoperte alcune verità. Non vedo l’ora di leggere il seguito!

  3. Antonella Rossi

    (proprietario verificato)

    Storie della Cacciatrice – I Senza Luna, primo capitolo di quella che spero sia una saga che possa raggiungere un pubblico di lettori ampio, perché lo merita. Lo merita Sam e lo merita questa storia raccontata con originalità e semplicità. Laila è una cacciatrice anche se non dovrebbe esserlo, eppure, il ruolo che le vedono cucito addosso lei non lo vestirà mai, come succede con quell’abito regalatole per relegarla ad accessorio al braccio di qualcuno. Laila è giustizia, lealtà, testardaggine, orgoglio, forza e perseveranza, tanto letale quanto amorevole e protettiva nei confronti di chi sente faccia parte del suo branco. In una realtà in cui la linea tra i buoni e i cattivi è difficile da tracciare, il lettore viene reso protagonista del racconto, e, anche lui come Laila, costretto a guardare al di là delle apparenze e a scoprire la verità che si cela dietro le morti misteriose che attanagliano la Valle.

  4. Elena Fadini

    Ho iniziato a leggere questo libro in concomitanza con un altro di una scrittrice famosa. Ebbene la storia di Laila mi ha appassionato molto di più.
    Ci si immerge nelle atmosfere del libro con molta facilità, le scene e gli ambienti sono descritti così bene che sembra di vedere una fotografia.
    I personaggi hanno ognuno le proprie caratteristiche ben definite, ma gli viene lasciato uno spazio di crescita indispensabile per la loro evoluzione.
    Per chi ama il fantasy è un’opportunità per leggere qualcosa che non scivola nelle banalità che spesso accompagnano questa tipologia narrativa ma che invece ne esalta le caratteristiche proprie del genere senza mai annoiare e con più di qualche sorpresa.
    C’è molto potenziale in questo romanzo e sono davvero curiosa di scoprire come si svilupperà la storia…

  5. Stefy Yukiko

    (proprietario verificato)

    3 giorni….. Questo il tempo che ci ho messo a leggere questo romanzo! E pensare che non mi sono mai definita un amante del genere fantasy!
    Una storia avvincente, una scrittura fluida , personaggi ben tratteggiati…. In un momento storico in cui viaggiare è complicato, poter viaggiare con la mente è davvero un regalo inaspettato.
    Grazie Samantha, se questo è il tuo primo romanzo, non vedo l’ora di leggere il secondo!

  6. (proprietario verificato)

    Ho acquistato il libro incuriosito dalla leggenda norrica degli ulfhednar, già dai primi capitoli mi sono appassionato, i luoghi, i personaggi e le atmosfere sono descritti con dovizia di particolari tanto da sentirsi risucchiati nel libro a far parte di questo fantastico mondo. Leggendolo viene voglia di saperne sempre di più, di scoprire cosa si cela dietro la figura di Laila, la protagonista, e tutto il suo passato… aspetto con ansia che arrivi il libro.

  7. Giulia Borzumati

    (proprietario verificato)

    Ho subito acquistato la prevendita: non vedo l’ora di leggere le bozze!
    Già dall’anteprima e dalla trama si percepiscono tutti gli elementi che si vorrebbero trovare in un fantasy, e questo mi ha invogliato a prendere la mia copia. Lo stile di Samantha è scorrevole, ti tiene ancorata alle pagine, preannuncia un gran bel libro!

  8. (proprietario verificato)

    In un regno in equilibrio precario tra pace e guerra, orrende aggressioni privano della vita delle giovani donne. Laila, cacciatrice e protettrice della valle, vuole andare a fondo e scoprire i responsabili. Questa è la storia di crescita e rivincita di una giovane eroina, ben lontana dai tradizionali cliché. Tra combattimenti e colpi di scena, pagina dopo pagina scopriamo che nulla è come sembra, sarà impossibile non affezionarsi a Laila e alla sua tenacia.

  9. DAVIDE CERCHIO

    (proprietario verificato)

    La trama è coinvolgente ed intrigante, ricca di colpi di scena e personaggi affascinanti ed emotivamente ben delineati, ogni capitolo è una scoperta. Gli ingredienti ci sono tutti: é un fantasy con elementi dark e con una romance che non soffoca la storia. La stesura è fluida, dettagliata ma mai pesante, si legge in pochi giorni. Non viene solo descritto ogni momento come se ci trovassimo lì nella storia, ma anche ogni emozione che prova la protagonista viene raccontata con estrema cura facendoci provare le stesse sensazioni. Partendo dai miti e dalle leggende norrene l’autrice ha creato qualcosa di nuovo e unico rispetto ai titoli del momento.

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Samantha Grandotti
Sono nata a Torino e attualmente vivo ad Avigliana. La lettura e la scrittura mi permettono di evadere dalla realtà quando questa diviene troppo greve, vivendo insieme ai personaggi che ho immaginato nei mondi che ho creato. Da che ho memoria sin da piccola ho sempre letto moltissimi libri, iniziando da Roald Dahl e Michael Ende. Ho sempre saputo di avere gusti “insoliti” rispetto agli altri, subivo la fascinazione di storie non convenzionali, gli elementi strani e disturbanti che contenevano mi spingevano a dire: “sono queste le cose di cui voglio scrivere”.
Nel periodo dell’adolescenza ho letto praticamente tutte le opere di Stephen King rimanendo affascinata dalla sua scrittura così d’impatto. Crescendo ho poi apprezzato classici come Kafka, Orwell, Huxley, Atwood, e il genere fantasy immergendomi nelle atmosfere di Tolkien e Martin.
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