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Il bosco di Lakestone

Il bosco di Lakestone
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Consegna prevista Giugno 2021
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Manca poco meno di un mese all’arrivo delle vacanze invernali, ma per gli abitanti del piccolo paesino di Lakestone c’è poco da festeggiare.
Ormai sono decenni che l’inverno lascia dietro sé una scia di misteriose sparizioni, ed il bosco che circonda il paese si trova sempre più spesso al centro delle inquietanti storie raccontate dai cittadini. Nonostante sia impossibile abituarsi ad una situazione tanto spaventosa, a Lakestone la gente ha comunque imparato a conviverci. Ma Julian e la sua famiglia, in viaggio verso Lakestone per passare il Natale tra il silenzio delle montagne, non sanno ancora cosa li attende, e quando capiranno di essere in pericolo sarà troppo tardi.
Dovranno scegliere se nascondersi e pregare come il resto dei cittadini in paese, sperando che l’inverno finisca presto, o prendere la situazione in mano e combattere per la loro vita.

Perché ho scritto questo libro?

Ho scritto questo libro perché amo le emozioni forti, e la paura è senza dubbio una delle più forti emozioni umane, oltre che la più primordiale.
Mi son voluto mettere alla prova con una storia simile con il semplice obbiettivo di far provare al lettore le forti emozioni che io ricercavo, scrivendo il medesimo tipo di storia che avrei voluto leggere io stesso.

ANTEPRIMA NON EDITATA

La luna sembrava un lontano, piccolo francobollo luminoso appiccicato in cielo. Le luci del paese erano lontane, lì a est, nella fattoria di Hank Morris, e le stelle in cielo si vedevano vivide e luminose. Ma al vecchio Morris non importava minimamente.

Da quando sua moglie Melissa lo aveva lasciato, per cause naturali, non gli importava quasi più di niente. I suoi figli avevano lasciato paese e fattoria ormai molti anni fa. Il figlio più grande, Calvin, si trasferì a Londra per proseguire gli studi, ormai dieci anni or sono. Era diventato un avvocato rispettabile e ben retribuito, e Hank ne andava fiero. Ogni tanto gli spediva una lettera in cui gli raccontava del più e del meno, e dentro c’erano sempre un po’ di soldi, che Calvin considerava il suo modo di sdebitarsi per avergli dato un tetto asciutto e qualcosa da mangiare quando era piccolo.

Invece il secondogenito, Brian, era andato via con quella che Morris definiva una puttana da quattro soldi, conosciuta in un qualche bordello dalle parti di Burnley. Andò via pochi mesi dopo la morte di Melissa, proprio quando Hank sosteneva di avere più bisogno di lui, lasciandolo da solo ad occuparsi dell’intera baracca. Da allora non lo aveva più sentito.

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Il vecchio Morris era orgoglioso di Calvin e di ciò che era diventato, Brian invece era sempre stato una testa calda, e non si stupì di come fossero andate le cose, eppure non lo odiava. Anzi, per quanto avesse voluto che almeno uno dei suoi due unici figli fosse rimasto lì con lui, in fondo era contento che si fossero allontanati da quello stramaledetto bosco.

Ormai quella vecchia capanna in legno, che si reggeva in piedi solo grazie a martello, tanti chiodi e tantissime buone intenzioni, fungeva da riparo ad un solo vecchio contadino scorbutico. In realtà, fino a qualche giorno prima erano in due: Hank Morris e l’altrettanto vecchio e decrepito Otto, il suo vecchio e fidato bracco ungherese dalla pelliccia scura, che vecchio com’era non serviva a niente ormai, se non a tenergli compagnia e a spaventare i ragazzini che ogni tanto venivano a ribaltare le mucche di Hank. Per Morris in realtà era una gran bella compagnia, e comunque l’unica che gli rimaneva. Peccato che, un paio di giorni prima, dopo essere uscito per fare i suoi bisogni, poco dopo il tramonto, non era più tornato.

La mattina seguente, Hank andò a cercarlo, perlustrando tutta la zona con il suo vecchio furgoncino, arrivando anche fino in città, ma non osando varcare il bosco, che era a neanche un chilometro a est dalla sua fattoria. Alla fine, con tanto rammarico, dovette dare il suo vecchio Otto per disperso.

Così Hank Morris divenne completamente solo. Sua moglie non c’era più, i suoi figli lo avevano abbandonato ed il suo cane era Dio solo sa dove. Quella sera provò a consolarsi con un paio di bicchieri di vino riempiti a dovere. Secondo lui un ottimo rimedio per combattere la solitudine e quel rigido freddo invernale. Così il liquido dentro la sua bottiglia a poco a poco diminuiva, mentre le mucche e i polli che l’inverno non aveva ancora portato via dormivano irrequieti, anche loro impauriti da ciò che si aggirava la fuori.

Quando la bottiglia stava per finire, Hank andò in cucina a cercarne un altra. Rovistava confuso tra cassetti e sportelli, con le guance rosse e tonde come quelle di un bambino. “Dove diavolo le ho messe, Melissa”, mormorava mentre apriva i cassetti. “Oh, vedrete quando vi trovo” continuava ridacchiando.

Visibilmente confuso, Hank rovistava tra i cassetti delle posate, quello delle tovaglie ed il freezer, alla ricerca di altro vino. Proprio allora, quando aprì il freezer, gli sembrò di aver visto un’ombra muoversi rapida da fuori la finestra.

Ubriaco com’era, non si fece troppe domande. Che fossero lupi, ragazzini, uccelli o Otto stesso, lui si sarebbe comunque presentato impugnando il fucile che teneva nascosto nell’armadio.

“Più silenzioso di un dannato topo.” Mormorava compiaciuto, convinto di essere quasi invisibile, mentre barcollava rumorosamente verso l’uscita della capanna in legno, con il fucile già carico. Se non fosse stato per le luci esterne che Calvin aveva installato in tutta la fattoria, Hank non sarebbe riuscito a vedere a pochi centimetri dal suo naso.

Quando la porta si spalancò, fece un gran tonfo, andando a sbattere con la parete esterna della casetta. Hank uscì tanto fiero quanto ubriaco.

Fece subito un rapido giro della casa, ignorando totalmente il piccolo sentiero in pietra che si diramava per tutta la fattoria, pestando quindi la fosca e tranquilla erba, tenendo il fucile sempre alto, puntato di fronte a lui.

Hank singhiozzò più volte. Nessuno sembrava essere passato da lì, ed anche se così fosse stato, e ci fossero delle impronte grandi quanto ad una zampa d’elefante, lui non le avrebbe viste comunque.

Se fosse stato sobrio, alla prima impercettibile e fugace ombra avrebbe chiuso tutto e spento le luci. Quella notte, però, Hank era dannatamente ubriaco, e dopo aver perlustrato il perimetro della sua capanna, barcollò in avanti, deciso ormai a cercare in tutta la fattoria.

Il vino che aveva in corpo avrebbe dovuto tenerlo al caldo a dovere, ma quella notte faceva parecchio freddo. Circa ogni sette metri dei piccoli lampioni illuminavano i dintorni, tranne dove le lampadine si erano fulminate, visto che Hank non ebbe mai la voglia di sostituirle.

Procedette a piccoli ed indecisi passi, arrivando fino al recinto delle vacche. Ignorò totalmente il portone, qualche metro alla sua sinistra, piuttosto scavalcò con non poca fatica il recinto (per via sia del vino che della vecchiaia). Dovette lasciare il suo fucile a terra per farcela e alla fine cadde a faccia in giù nel terreno. Si rialzò ridendo di gusto, poi si chinò e si allungò verso l’esterno del recinto, per prendere l’arma.

Forti muggiti provenivano dalla stalla dei bovini, ma all’esterno sembrava tutto tranquillo. Spalancò la porta e per poco nell’intento non cadde a terra dallo sforzo. L’interno del lungo capannone era illuminato dalla poca luce dei lampioni che riusciva ad arrivare dalle finestre e dalla lontana luce lunare.

Le sue pupille dovettero restringersi parecchio per riuscire a vedere qualcosa in quel buio. Una dozzina di mucche si agitava e muggiva a squarcia gola, come se qualcosa le spaventasse.

“Fate silenzio!” ordinò con voce rauca. “Stupide vacche” grugnì poi sotto voce, mentre avanzava lentamente lungo tutto il capannone, gettando gli occhi a destra, poi a sinistra, poi a destra…

Sorvolò le prime tre carcasse bovine, senza accorgersi di nulla, un po’ per il buio, un po’ per le sue condizioni. Notò la quarta carcassa solamente perché ben illuminata da un polveroso filo di luce che filtrava dalla finestra. L’animale era sdraiato a terra, gettato da un fianco. Il ventre era squarciato e ossa e budella erano rigettati sul pavimento, mescolandosi a fieno, terra e litri di sangue, che rifletteva di rosso la luce lunare.

Hank cacciò un urlo ed indietreggiò rapidamente. Vino ed avanzi iniziarono a ballare nel suo corpo, quindi corse rapidamente verso l’uscita della stalla, forse convinto di riuscire a rimettere nel water di casa. Divenne rapidamente pallido, poi ecco che la bocca si riempì di saliva. Rimise il tutto a terra, a neanche un metro all’uscita della stalla. Una lurida e viscida poltiglia si spiaccicò a terra, per fortuna resa quasi invisibile dal forte buio.

Quando ebbe finito, la sorvolò senza pensarci, correndo verso casa. Dopo aver vomitato, iniziò lentamente a realizzare cosa stesse accadendo. Prima pensò alle lamentele di Alvin, al quale erano state uccise e rubate numerose galline. Poi il bosco gli tornò finalmente in mente. Ecco che in un attimo, nonostante il vino, ricordò il motivo per il quale lui e gli abitanti temessero tanto quel fitto e buio posto.

Corse a perdifiato e senza voltarsi, ricordandosi pure del cancello del recinto, che aprì frettolosamente. Da lì proseguì dritto, fino alla porta di casa, percependo e sobbalzando per ogni minimo fruscio o per immaginari ed impercettibili movimenti nel buio.

La porta, che aveva lasciato spalancata, si chiuse con un forte tonfo, e il vecchio si sentì finalmente al sicuro. Se avesse corso ancora gli sarebbe letteralmente venuto un infarto. Il suo cuore batteva in petto come non mai e i suoi polmoni sembravano collassare. Era troppo vecchio per cose del genere.

“Porca puttana!” imprecò, con una mano in petto.

Poi si affrettò rapidamente a spegnere le luci esterne, pigiando sull’apposito interruttore. Spense anche tutte le luci di casa, abbassò le tapparelle e chiuse tutte le tende. Tutto ciò mentre reggeva la sua arma, che sembrava non voler più lasciare.

Questa dorme con me. Pensò.

Pace e sicurezza erano finalmente tornati e adesso che era al sicuro si rese conto di quanto i suoi occhi fossero diventati pesanti.

Si sedette al letto, stringendo ancora in mano il fucile, che presto avrebbe poggiato al muro, a meno di un metro da lui.

Fu allora che avvertì un rapido movimento. Alzò gli occhi verso il cielo, così si accorse di due grandi occhi, bianchi come la neve, che lo fissavano dal tetto. Rimase totalmente pietrificato, almeno fino a quando non furono ben visibili dei lunghi, storti e affilati denti macchiati di sangue.

Una goccia cadde in fronte all’uomo.

Si udì un forte sparo, che spaventò mucche e uccelli, poi nessuno vide più Hank Morris.

2020-09-22

Aggiornamento

LA CASA DELLE SPINE. Thorns House ha l'onore di essere la più bella casa del paese. Certo, non è difficile avere questo merito quando la maggior parte delle case in paese sono ormai vecchie e maltenute, ma Thorns House riuscirebbe senza problemi a figurare anche tra le appariscenti case di Parigi. Posta al confine Nord del paese e nascosta dietro le collinette, venne ribattezzata così dagli abitanti della zona per via delle bellissime rose spinate che avevano avvolto le sue recinzioni. Ormai, però, son passati decenni dalla sua costruzione, e la casa viene ricordata per motivi ben più cupi.
2020-09-15

Aggiornamento

UN PAESE CIRCONDATO DAI BOSCHI: Lakestone è un paesino scozzese di circa un migliaio di abitanti, situato a sud di Edimburgo, in mezzo alle montagne, e circondato da un fitto bosco. A Lakestone le praterie sono grandi e verdi, le case sono antiche e il tempo sembra quasi che scorra più lentamente rispetto al resto del mondo. Sembrerebbe il posto ideale per trascorrere delle belle vacanze, soprattutto per chi vuole allontanarsi dal caos e dai rumori della società. Ma il paese nasconde segreti assai pericolosi, e non tutti quelli che arrivano in paese riescono poi ad andarsene.

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Emilio Cardaropoli
Nato a Catania, a due passi dal mare, ed altrettanto vicino al vulcano. Quando era più piccolo ha passato qualche anno in Calabria, circondato dalle montagne, a causa del lavoro del padre.
Ha iniziato ad appassionarsi alla letteratura grazie a suo nonno, che nelle calde sere estive gli raccontava di Ulisse e del suo arrivo in Sicilia, e da allora non ha più smesso di navigare con la fantasia.
Da allora son passati anni, ed Emilio è cresciuto, e frequenta il quinto anno di un liceo informatico. Oltre alle sue tante passioni, quasi tutte legate al ramo dell'informatica e delle tecnologie, continua ancora ad amare le belle storie, grandi o piccole che siano, e coltiva il sogno di riuscire, un giorno, a pubblicare delle storie in grado di far emozionare i suoi lettori.
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