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Il Brando di Helash

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Consegna prevista Giugno 2020

Hanno viaggiato nel tempo, convocati in un futuro arretrato e carico di mistero. Hanno gioito per le loro piccole conquiste; hanno temuto per la loro vita. I tre Eletti affrontano il percorso che la Profezia ha disegnato per loro. Claude, discendente di un antico Re, sarà chiamato a guidare i Troll allo scontro finale contro il male; Johnny, nuovo Druido di Kunharien, dovrà superare un tortuoso cammino verso il dominio della magia: o riuscirà nel suo intento o perirà nel tentativo. Stephen si appresta a incontrare gli Elfi, nella loro magnifica e decadente capitale. Tre ragazzi, tre amici, una missione: trovare il Brando di Helash e con l’aiuto delle Razze riunite sconfiggere il Recisore di Anime e le sue armate demoniache. Solo allora la lotta avrà fine e la Profezia sarà compiuta. Solo allora potranno tornare indietro nel tempo. A casa.
Il Brando di Helash è l’imprevedibile conclusione delle vicende narrate ne Le tre lame (bookabook, 2019).

Perché ho scritto questo libro?

Quando scrivere diventa un’esigenza, quando delineare trame e personaggi che un po’ alla volta prendono forma e carattere propri ti fa sentire felice, è allora che scrivi. Quando alla mattina ricordi un sogno in forma nitida e te lo appunti in fretta su un pezzo di carta per non dimenticarlo, è allora che scrivi. Quando realizzi un racconto ma pensi già al prossimo… bè, è allora che scrivi. A me succede così. E non ho intenzione di fermarmi.

ANTEPRIMA NON EDITATA

I

Drenadin raccolse un tizzone dal fuoco e si accese la pipa. I due ragazzi sedevano di fronte a lui; sul tavolo la magra zuppa di avena si stava raffreddando nelle ciotole. Non avevano fame e non poteva essere altrimenti. La sera stava calando e gli ultimi raggi di sole tracciavano fasci di luce che coloravano di rosa le lontane montagne innevate. Drenadin rimaneva in silenzio, i pensieri rivolti al soffitto, mentre dondolava sulla sua poltrona preferita. «Perché non me l’hai detto prima?» Lo sguardo di Dana sosteneva il peso della sua accusa. «Abbiamo condiviso fatica ed amicizia… per… poi arrivare a questo!» continuò la ragazza. «Io ti ho confidato le mie paure, i miei segreti e tu mi hai ricambiato con la menzogna?» Stephen non riusciva a ribattere, colto dai sensi di colpa. «Dana, io…» Non riusciva trovare le parole. Aveva raccontato tutto, è vero, ma forse non lo aveva fatto al momento giusto. Più volte aveva cercato di cogliere uno spunto, un’occasione per confidarsi con la ragazza. Ma non lo aveva fatto ed ora se ne rammaricava. «Se ci ha raccontato solo ora la sua storia,» intervenne il vecchio «vuole dire che era il momento giusto per farlo. Non è un caso che gli Elfi si siano nuovamente manifestati dopo tanti secoli.» Già gli Elfi. Drenadin non aveva avuto esitazioni. Sapeva. Non era stata un’intuizione oppure una rivelazione. Sapeva. Stephen non riusciva a crederci. Incrociò con gli occhi lo sguardo del vecchio ed ebbe la sensazione che gli stesse leggendo dentro e si facesse beffe di lui. Abbassò il capo. «Come facevi a…» «A sapere che avevi incontrato gli Elfi?» lo anticipò il Padre, con un sorriso beffardo sul volto. Potrei dire intuizione oppure rivelazione, come pensi tu.» e osservò compiaciuto l’espressione di stupore che si disegnava sul volto di Stephen. «Ma più semplicemente ti dico preveggenza. Io sapevo che avresti incontrato gli Elfi, l’ho sempre saputo. E sapevo che un giorno saresti arrivato al Rifugio in cerca di aiuto.» Si alzò, accomodandosi poi allo stesso tavolo dei due ragazzi. «Mangiate, che si raffredda.» li invitò «Nel frattempo ascolterete la storia che ho da raccontarvi.» Ravvivò il fuoco e tirò due profonde boccate dalla pipa. «Non ricordo la prima volta in cui mi è capitato.» cominciò «Probabilmente perché ero molto piccolo. Sogni, questo erano e sono tuttora. Visioni notturne, volti o paesaggi senza contorni o riferimenti. Eppure sempre con un riscontro nel reale. Mesi, a volte anni dopo, quelle visioni si realizzavano, quegli oscuri messaggi prendevano corpo e forma, puntualmente.» Raccolse le due scodelle, ne svuotò il contenuto in una pentola che bolliva sul fuoco. «Forse è meglio riscaldare la zuppa.» disse, mentre con il cucchiaio ripuliva con cura le ciotole. «All’inizio pensavo fossero soltanto delle coincidenze, ovviamente. Ma crescendo, mi accorsi che non poteva essere così. Inizialmente erano fatti che riguardavano me, la mia famiglia. Poi cominciai a sognare cose che non capivo, volti che non conoscevo.» Tornò a sedersi davanti ai ragazzi. «Un giorno, tanti anni fa, sognai un mercato di una città, colma di bancarelle e venditori e tra queste una bambina impaurita ed affamata. Dovunque voltassi lo sguardo la bambina era sempre dinnanzi a me. E mi guardava.» Dana cominciava ad agitarsi sulla panca e la domanda stava per sorgerle sulle labbra. «Eri tu Dana. L’ho scoperto solo alcuni anni dopo. Nel sogno la città era diversa e il tuo volto non definito, ma ti ho subito riconosciuta. E da quel giorno sei venuta a vivere con me.» «E io invece… e poi gli Elfi…» intervenne, irrequieto, Stephen. «È stato recentemente.» riprese il Padre «Alcuni mesi fa. Ricordo che le nevi si stavano sciogliendo e le acque dei fiumi erano ingrossate. Stavo facendo una ricognizione oltre le colline, in cerca di nuovi boschi dove potere tagliare gli alberi. Mi fermai per mangiare qualcosa e mi sedetti al riparo di una sporgenza rocciosa. Accesi un piccolo falò, con la poca legna asciutta che avevo trovato. Forse fu il tepore del fuoco, forse la stanchezza, non lo so, ma mi assopii, per quanto non so dirvelo. Ma alla fine, quando mi risvegliai, avevo chiaro in mente che un ragazzo venuto dal lago avrebbe incontrato il popolo della foresta.» e qui si volse verso Dana «E tu lo avresti accompagnato nel suo viaggio.»

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Passarono gran parte della mattina seguente a raccogliere le loro cose e a salutare gli amici. E furono lacrime e pacche sulle spalle: chi donò loro una faretra di frecce, chi dei caldi indumenti chi, come Jacob il calzolaio, dei robusti stivali per la incombente stagione invernale. Il sole era al culmine quando alla fine furono pronti a partire. Avevano cercato di portare con loro lo stretto indispensabile, ma nonostante ciò non avevano potuto limitare di molto l’ingombro del loro zaino.

«Puntate a nord, restando sui sentieri noti fino a quando potrete.» raccomandò Drenadin, stringendo loro le cinghie dello zaino «E tenete il Fiume Acquesilenti alla vostra destra. Se è vero che le loro pattuglie stanno scendendo a sud, prima o poi li incontrerete.» Stephen era teso. Voleva riprendere il cammino interrotto e, soprattutto, voleva raggiungere i suoi amici. A nord. Era la direzione che il Lanciere aveva tracciato quella notte, quando si era separato dagli altri. Forse anche loro avevano incontrato quelle creature. «Andate ora.» li esortò il vecchio «Il cammino è lungo ed il sole ha iniziato la sua fase discendente.» I due ragazzi si avviarono, un ultimo sguardo alle spalle. Fatti pochi passi Stephen si voltò «Gli Elfi.» disse rivolto al vecchio che stava già allontanandosi «Come facevi a conoscere il nome di quelle creature?» «Oh, probabilmente in sogno» si schernì quest’ultimo «qualcuno me l’avrà detto.» «Già» ammise il ragazzo riavviandosi «è possibile.» Soprattutto se in qualche modo sei uno di loro, aggiunse tra sé e sé il vecchio, rientrando nella sua capanna.

Camminarono fino a quando ci fu luce, poi si accamparono. Avevano percorso alcune miglia nella foresta, a passo sostenuto. Non erano molto lontani dal punto in cui Stephen aveva incontrato quelle creature due giorni prima e stavano per abbandonare i sentieri conosciuti per inoltrarsi nella foresta inesplorata. Accesero il fuoco in un posto riparato dal vento, misero a scaldare un po’ di birra e mangiarono con parsimonia, prelevando dal loro zaino solo il cibo che  sarebbe deperito prima, lasciando la carne secca e le gallette per i giorni a venire. Stephen rovistò nella sua sacca, estraendone la coperta. Come era diversa quella sera da quella in cui Dana lo aveva strappato a morte certa, ripescandolo dal lago. Si sentiva più forte, più sicuro di sé. Ma ancora vulnerabile. Osservò la ragazza, che dall’altro lato del falò stava preparandosi un giaciglio per la notte e provò un forte senso di gratitudine. Finì in fretta di sbocconcellare un pezzo di pane e svuotò, con un’ultima sorsata, la tazza di birra calda. Rannicchiatosi sotto la sua coperta, si addormentò quasi subito.

L’alba del terzo giorno di ricerca non prometteva nulla di buono. Pesanti nuvoloni carichi di neve stavano addensandosi sulle lontane Catene del Confine e rapidamente stavano scendendo verso sud – est. Due giorni prima, si erano addentrati nella foresta, perlustrando la zona a sud della Palude del Rimorso, finora senza alcun esito. Si erano ritirati nuovamente a nord di qualche miglia, dopo l’ultima esplorazione.

«Forse dovremo provare più a est.» disse Khyteen, avvicinandosi ai compagni. Non aveva tutti i torti, pensò l’Elfa mentre stringeva i legacci degli stivali. Ringraziò Warwitch che le porgeva una ciotola di brodo fumante. Il suo amico era incredibile, concluse, sorbendosi lentamente la bevanda ristoratrice. Era in grado di preparare il brodo anche in aperta foresta, trovando le erbe giuste per insaporirlo. Versò un po’ di liquido a terra, recitando brevemente e sottovoce le formule propiziatorie. Il cinghiale che avevano abbattuto due giorni prima era stato trattato con tutti gli onori che il rito di Dereh prevedeva. Avevano prelevato le parti commestibili e trasportabili come sempre, seppellendo il resto. Era stato più facile del solito, pensò. Era come se il cinghiale non li avesse sentiti perché era distratto, spaventato da qualcos’altro. O da qualcuno… «Torniamo a sud, invece.» Jenash si alzò bruscamente «È là che troveremo gli Uomini.»

Stephen si girò sotto la coperta, rabbrividendo. Il consueto profumo della zuppa di cereali lo invitava ad affrontare una nuova giornata. Aprì gli occhi e si stiracchiò, le membra intirizzite. Il sole si era levato da poco e appariva poco più che una vacua palla di luce, nascosta dalle grigie nuvole a est. Si alzò, scuotendo la coperta che brillava di brina notturna. La piegò accuratamente e la ripose nello zaino. Il falò aveva ripreso vigore, alimentato dalle foglie e dai secchi e contorti ramoscelli che avevano raccolto la sera precedente. Dana stava già versando la zuppa nelle scodelle. Già, pensò Stephen, stamattina, al Rifugio, toccherebbe a lei. Sedettero in silenzio, gli occhi a nord, dove la foresta si faceva più fitta. Le foglie dei faggi stavano cominciando a cadere, mettendo ancora più in evidenza le macchie verde scuro delle prime conifere che si addensavano in lontananza, ai piedi della catena del Krakhain. «Da qui, dovremo fidarci del nostro istinto,» fece Dana, interrompendo i suoi pensieri «e del nostro senso di orientamento.» «Pensi che li troveremo?» «O loro troveranno noi!» rispose Dana. «In fondo, se la loro conoscenza della foresta è almeno pari alla nostra – e credo sia di molto superiore – sapranno trovare e seguire le nostre tracce.» «Giochiamo a guardia e ladri, allora?» sorrise il ragazzo, cogliendo lo sguardo interrogativo della ragazza. «Oh, è solo un modo di dire delle mie parti.» si affrettò ad aggiungere. «Voglio dire che è solo questione di tempo.» Spensero il fuoco, ricoprendo le braci di terra. Raccolti gli zaini, si misero in cammino. Faceva freddo e le foglie secche a terra crepitavano al loro passaggio. Dana faceva strada, l’occhio più allenato, i sensi più attenti. Stephen la seguiva, tenendo il passo; ancora una volta le doveva qualcosa. Si rese conto solo ora che la ragazza non aveva posto dubbi o chiesto spiegazioni, accettando il fatto che era suo dovere accompagnarlo. «Grazie, Dana.» mormorò «Ancora una volta.» Dana si fermò, girandosi verso di lui. «Siamo amici, no?» Si schernì. «Non è solo per questo…» «No, non solo.» rispose lei. «Fermiamoci un attimo.» aggiunse. Si arrestarono ai piedi di una quercia solitaria, poggiando la schiena sul suo tronco rugoso. «Quando il Padre mi accolse,» attaccò «ero arrabbiata con il mondo intero. Non fu facile all’inizio fidarmi di lui. Era dolce e premuroso e non mi faceva mancare niente, ma avevo imparato a diffidare delle belle maniere e delle false promesse.» Rovistò nello zaino per estrarne un oggetto, che custodiva in un panno. «Ti ho già raccontato della mia infanzia, passata con mia madre e della serena miseria in cui ci trovavamo. Non ho mai conosciuto mio padre. Quando chiedevo di lui a mia madre, mi accennava al fatto che era un soldato e che si trovava lontano e che un giorno sarebbe tornato a prenderci, per portarci in una casa grande, giù in città. E io le credevo e ogni sera pregavo affinché tornasse presto a prenderci. Ma non tornò.» Svolse con cura il panno che portava in mano e ne estrasse un ciondolo. Era un semplice e rozzo pendaglio in bronzo, rappresentante un cavaliere con la lancia in resta. «Questo è ciò che mi rimane di mio padre.» sussurrò, accarezzandone il profilo «Il giorno prima di morire, mia madre me lo donò. Lo custodiva in una scatoletta, vicino al focolare. Mi disse che mio padre aveva detto di consegnarmelo quando fossi stata abbastanza grande per portarlo. Ma io credo che mia madre si sentisse al termine dei suoi giorni e volesse lasciarmi una speranza e una traccia da seguire.» Ripose con cura il ciondolo nello zaino. «Credo, adesso, di essere pronta…» aggiunse «a cercare mio padre e conoscere la verità. Non sono certa che la storia del soldato sia vera, ma credo che quel ciondolo mi aiuterà a trovarlo, un giorno.» «Per questo hai accettato di accompagnarmi?» chiese Stephen. La ragazza scosse la testa. «Il mio tempo al Rifugio era terminato e il Padre me l’ha fatto capire quella sera. E poi,» aggiunse con un sorriso «come faresti a cavartela senza di me?»

Il sole era alto quando ripresero il cammino, lungo una pista tracciata dagli animali che si inerpicava sulle basse colline coperte dai faggi. Alle loro spalle, in lontananza si potevano intravedere le placide acque del Lago di Ghiaccio, che da quella distanza sembrava una tavola grigiastra che rifletteva il colore di un cielo sempre più plumbeo. Camminavano in silenzio, pronti a cogliere i segnali che il bosco poteva offrire loro: impronte, rami spezzati, resti di falò. La Catena del Krakhain occupava buona parte del loro orizzonte a nordovest e dietro di essa si intravedevano le lontane cime innevate di monti di cui non conoscevano il nome. Erano parecchie ore che avanzavano e già le prime ombre si allungavano. «Quanto dovremo salire ancora?» chiese Stephen «Nord è una direzione, ma non una meta. Spero di non dovere valicare quelle montagne laggiù.» disse, indicando le catene lontane. «A questo punto ci siamo inoltrati parecchio.» rispose Dana «Forse dobbiamo fermarci ed aspettare. È inutile girare a caso. Questa sera ci accamperemo in un luogo visibile ed accenderemo un bel falò. In fondo noi siamo soltanto in due e questo è il loro territorio, ci troveranno.» «Così rischiamo di farci scoprire dagli uomini del Granduca» ribatté Stephen «e da quel demone che ho visto al guado quella notte. Non credo che abbiano abbandonato la caccia.» «Dobbiamo rischiare.» lo sollecitò la ragazza «In fondo è più probabile che ci trovino gli Elfi.» Avanzarono fino a quando la visibilità glielo concesse e poi si accamparono ai margini di una radura. Accesero un bel falò, non curandosi di schermare le fiamme o di usare legna troppo asciutta così che un fumo biancastro si levò al cielo. È imprudente, pensò Stephen, ma necessario. Decisero di vegliare assieme quella notte, le ginocchia strette tra le braccia, l’attesa vigile nell’oscurità. «Dana,» chiamò sottovoce «promettimi una cosa.» «Dimmi.» «Quella sera al Guado, quell’uomo ci disse che la nostra meta si trovava a nord. Se non riusciamo ad incontrare gli Elfi, mi aiuterai a trovare i miei amici?» «Certo.» rispose la ragazza «Te lo prometto». Rimasero in silenzio, le palpebre pesanti, i pensieri sempre più annebbiati dal sonno.

Li sorpresero così.

22 novembre 2019

Evento

Biblioteca di Raveo (Udine)
Venerdì 22 Novembre alle 20.30 presso la biblioteca di Raveo (Udine), l'autore presenterà Le tre lame. In occasione dell'evento verrà presentata anche la campagna di crowdfunding de Il Brando di Helash.
25 ottobre 2019

Aggiornamento

Venerdì 25 Ottobre alle 18.30, presso l' albergo Olivo di Cavazzo Carnico (Ud) in occasione della presentazione de Le tre lame, parleremo anche della campagna di crowdfunding de Il Brando di Helash.
15 ottobre 2019

Aggiornamento

Mentre raggiungiamo quota 120 ordini (grazie ancora a tutti), invito chi ha già letto Le tre lame a indovinare che scena rappresenta l'immagine usata per la campagna. Chi è il personaggio in primo piano? Che cosa rappresenta la scena ritratta?
21 settembre 2019

Aggiornamento

Abbiamo raggiunto e superato le 60 copie preordinate! Questo vuol dire che chi ha ordinato una copia la riceverà nel formato scelto al termine della campagna. La prossima tappa è raggiungere al più presto le 200 copie. Claude, Johnny e Stephen hanno bisogno di voi : continuate con il passaparola. Grazie a tutti! Intanto, per coloro che hanno letto Le tre lame lancio una sfida: che cosa rappresenta l'immagine di lancio della campagna de Il Brando di Helash?

Commenti

  1. Claudio De Michielis

    Grazie Paolo! Spero di essere sempre all’altezza delle aspettative dei miei lettori

  2. Paolo

    (proprietario verificato)

    Continuano le straordinarie avventure di Claude, Johnny,Stephen e dei loro incredibili compagni di viaggio, trai quali l’incomparabile Hector Zohl. Il seguito delle Tre Lame promette azione e continui colpi di scena grazie ad una verve letteraria degna dei migliori scrittori di fantasy! La caratterizzazione dei personaggi e le descrizioni paesaggistiche ci trasportano nel fantastico mondo ideato da questo geniale scrittore e ne restiamo stregati, incantati dai colori e dalle fantastiche architetture narrative che lo caratterizzano. Mi auguro che questo scrittore trovi sempre più tempo per scrivere e che non smetta mai di farlo!!

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Claudio De Michielis
Claudio De Michielis, nato a Udine nel 1967, laureato in Scienze Forestali, sposato, con due figli, è docente di Tecnologia presso l’IC di Tolmezzo (Ud), città in cui risiede da sempre. Lettore di fantasy fin da ragazzo, inizia a scrivere avventure per giochi di ruolo, delineando scenari e personaggi che lo portano in seguito a cimentarsi con la narrativa. Ha pubblicato con bookabook nel 2019 "Le tre lame".
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