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Il Collarino Rosso

Il Collarino Rosso
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Consegna prevista Dicembre 2021
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La Border Collie meticcia Hope ha un unico scopo nella vita, trovare la sua “mamma” umana e il suo vero nome.
I suoi desideri sembrano avverarsi quando, al rifugio in cui è accolta, si presenta Angela, donna elegante e raffinata che decide di adottarla.
Il sogno di Hope però è destinato ad infrangersi: Angela non è come sembra e lei e il suo compagno James si riveleranno essere i suoi spietati aguzzini.
Sconfitta e annullata dai suoi carcerieri, Hope perderà la speranza e la fiducia nelle persone, fino a quando, grazie ad un nuovo e inaspettato amico, si imbatterà in Sarah ed Helena, due sorelle che faranno di tutto per salvarla.

Perché ho scritto questo libro?

Il romanzo nasce dal desiderio di raccontare, attraverso la voce di Asia, non solo la sua storia, fortunatamente a lieto fine, ma le storie dei tanti cani che un lieto fine non lo hanno avuto.
Dare voce a chi troppe volte non viene ascoltato, sensibilizzare le persone a non chiudere gli occhi ma a tendere una mano e cambiare le storie.

ANTEPRIMA NON EDITATA

PARTE 2

HELENA

Fino a quel momento non avevo mai capito cosa significasse la vera amicizia.

Amiche ne avevo avute, ma sparivano ogni volta che nella mia vita si presentava un cambiamento.

In verità, anche da parte mia non c’era mai stato un grosso impegno a farle restare, scoprivo ogni volta, che, in fondo, non erano poi così importanti.

Ma quando vidi quegli occhi nocciola, grandi e dolci, che mi guardavano adoranti, capii che lei era l’unica per cui valesse la pena impegnarsi.

CAPITOLO .6.

«Forza ragazze sveglia che è tardi!»

Per mia madre era sempre tardi, anche le sette e mezza del mattino, il che è assurdo perché io prima delle 9:00 non esisto.

Quella mattina iniziò esattamente come tutte le altre mattine, con mia madre che spietata spalancava la finestra della nostra camera accecando me e mia sorella.

Chissà, forse l’accecamento mattutino verrà inserito nelle pratiche di tortura.

«Su sveglia che perdete il treno!»

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Già il treno, quell’ammasso di ferraglia, il più delle volte sprovvisto di aria condizionata, che ogni mattina ci portava all’Università, nell’unica città del mondo che, nonostante avesse il mare, odiavo con tutta me stessa.

Sarah si rigirò tra le coperte, toccava a me alzarmi per prima quella settimana, un ridicolo accordo che facemmo all’inizio dell’anno, quando l’orario della sveglia passò impietoso dalle 8:30 alle 7:30, qualsiasi cosa avessimo fatto la sera precedente, e di solito la sera precedente facevamo sempre molto tardi.

Per questo motivo decidemmo che a turno, una settimana ciascuno, una di noi lasciava le coperte per prima, per concedere all’altra qualche minuto di tregua in più.

«Sbrigatevi a lavarvi e cambiarvi che questa mattina mi sono svegliata tardi e non ho ancora cominciato a fare le pulizie».

Io mi trascinai in bagno cercando di non andare a sbattere contro qualche muro, la coordinazione occhio – arti non era mai stata il mio forte e avevo la straordinaria abilità di inciampare da ferma, mentre mia madre ancora parlava e impartiva ordini a tutta la famiglia.

Ero sicura che in un’altra vita era stata un generale delle legioni romane o qualcosa del genere.

Per fortuna non ero l’unica che la mattina non era per niente produttiva, mio padre ad esempio non cominciava a parlare se non dopo aver preso il suo caffè, e anche dopo cercava di conversare il meno possibile nonostante mia madre gli rivolgesse una sfilza di domande.

La mattina era il momento della giornata più difficile in assoluto, nessuno ne usciva indenne, ad eccezione di Layla e Teo, i miei due più grandi amori.

Se mai ci fossero stati un cane e un gatto più amati e viziati quelli erano sicuramente Layla e Teo, gli unici a cui era concesso dormire la mattina e a dir la verità non si facevano scrupoli a dormire anche il pomeriggio.

Teo era la versione XL del gatto con gli stivali, aveva anche gli stessi occhioni verdi che però non guardavano mai imploranti, non aveva niente da implorare lui che era il re della casa e che era entrato nella mia vita in un momento di totale sconforto e l’aveva risollevata.

Ma si sa che non esiste un vero re senza la sua regina, e se anche all’inizio Teo si era sentito spodestato, con il tempo accettò il fatto di dividere equamente il trono con Layla, Cavalier King Charles Spaniel Blenheim o color biscotto come diceva sempre Sarah e del biscotto Layla aveva anche l’assoluta dolcezza.

Teo e Layla non solo erano considerati re e regina dalla mia famiglia, ma erano totalmente consapevoli di appartenere al rango più alto della scala sociale, sia essa umana o animale.

Teo non mancava mai di ricordarcelo, dando per scontato che ogni cosa gli fosse dovuta e Layla da parte sua, non mancava mai di ricordarlo anche al resto del mondo, o più realisticamente al resto della nostra città.

Poteva dare l’impressione di essere viziata e poco socievole, ma era in assoluto il cane più dolce e affettuoso che avessi mai conosciuto.

Quella mattina, come tutte le altre mattine, salutammo i sovrani e uscimmo di casa quasi di corsa.

Riuscimmo a non perdere il treno per pochi secondi, cosa che non mancai di ricordare alla mia ritardataria sorella.

«E anche questa mattina ce l’abbiamo fatta per un pelo! Ti rendi conto che non possiamo continuare così? È sempre una sfida con te!»

«Io la mattina ho bisogno di fare colazione…»

«Abbondante colazione aggiungerei».

«Non ci vedo niente di male! Bisogna mangiare la mattina, soprattutto quando si ha un esame da affrontare, non capisco proprio come fai tu a non toccare niente».

«Io la mattina non esisto!»

«Si lo so, lo so, ma non ti fa affatto bene digiunare».

«Mangerò qualcosa appena arriviamo in stazione».

Dopo circa un’ora il treno si fermò e scendere dalla carrozza era sempre una lotta con gli altri passeggeri che non si facevano scrupoli a spintonare e ad essere sgarbati.

In stazione, nonostante le proteste di Sarah, non mangiai niente, come al solito, e ci avviammo alle aule, distanti circa due chilometri a piedi.

Ci guardammo bene dal prendere l’autobus, perché se era vero che in questo modo saremmo arrivate a destinazione in meno di dieci minuti, era anche vero che sarebbero stati i dieci minuti più rumorosi, sporchi e maleodoranti dell’intera giornata.

Molto meglio una passeggiata, che serviva anche a scaricare la tensione pre-esame.

Arrivammo all’Università miracolosamente in orario e a quel punto ci separammo, dirigendoci ognuna nelle rispettive facoltà.

Per entrambe era previsto un esame, e grazie all’iniziale del nostro cognome saremmo state tra le prime ad affrontarlo.

Per Sarah era in programma Diritto Privato, per me Microbiologia; davvero non saprei dire a chi andasse peggio.

Giunta in aula, trovai Martha ad aspettarmi.

Mi aveva tenuto un posto tra le prime file, mi accomodai, la salutai e cominciammo a torturarci ripetendo l’intero programma senza sosta.

«Davvero non capisco perché ci ostiniamo a rileggere per la milionesima volta il programma, ho davvero la nausea di virus, batteri e microrganismi in generale!» sbottai, chiudendo di colpo i miei appunti.

«Parla per te Helena, io sono la personificazione dell’ansia pre-esame e se non rileggo tutto fino all’ultimo secondo prima di essere chiamata vado in panico!»

«A me sembra un’esagerazione, anche se dovesse andare male l’esame cosa può mai capitarci di così orribile? Da quanto mi risulta, torture e mutilazioni sono state bandite secoli fa».

La mia era ovviamente una battuta per alleggerire la tensione, ma a quanto pare ironia ed esami non vanno d’accordo.

Martha mi fissava come se fossi pazza, così ritornai ai miei appunti aspettando in silenzio il mio turno e chiedendomi se prima o poi avrei trovato qualcuno che mi capisse davvero.

Ma probabilmente ero io che facevo di tutto per evitare di essere capita, per evitare di avvicinare ed avvicinarmi realmente a qualcuno.

Fino ad allora non c’era stato nessuno davvero compatibile con il mio carattere, riservato e il più delle volte diffidente.

Cercavo di mascherarlo il più possibile, perché potevo dare l’impressione di essere incredibilmente snob a chi non mi conosceva; così facendo però non davo a nessuno la possibilità di conoscermi davvero.

Era un circolo vizioso ed era davvero frustrante.

Come previsto, fui una delle prime a svolgere l’esame, che fu molto più veloce di quanto immaginassi.

Andò abbastanza bene, in fondo, per quanto mi riguardava, ogni esame superato era un esame andato bene, del voto non me n’era mai importato granché.

Aspettai che anche Martha finisse il suo e insieme ci dirigemmo al distributore, io avevo assoluto bisogno di un caffè, lei un assoluto bisogno di lamentarsi.

«Sei stata fortunata tu a fare l’esame con l’assistente! Il professor Chandler è davvero troppo severo ed esigente! Sembrava che non finisse mai con le domande».

Alzai gli occhi al cielo stando ben attenta a non farmi vedere, Martha era una vera esperta nell’arte del lamentarsi!

Il prof. Chandler era esigente è vero, ma era anche molto comprensivo, tutt’altro che severo e la sua aula era sempre quella più affollata, grazie alle lezioni alternative e coinvolgenti.

La fortunata era stata Martha ma non se ne rendeva conto perché le aveva affibbiato un volto più basso del mio, e anche se di poco, la cosa proprio non le andava giù.

Finìì di bere il terribile caffè del distributore, salutai la mia collega e mi avviai alla facoltà di Giurisprudenza.

Sarah mi aspettava davanti la porta dell’aula, anche lei aveva finito presto il suo esame e anche a lei era andato bene, a giudicare dal sorriso che mi rivolse appena mi vide.

Anche per Sarah ogni esame superato era un esame andato bene, in questo eravamo uguali io e mia sorella, ma le similitudini finivano lì.

Eravamo come il giorno e la notte, come spesso ci definivano i conoscenti.

Sarah ovviamente era il giorno, sempre allegra, faceva amicizia con una facilità e una rapidità sorprendenti, estroversa e vivace era un sole, e del sole aveva anche l’incredibile energia.

Il difetto di mia sorella era la sua inesauribile vena polemica, ma anche questo si era trasformato velocemente in un vantaggio nelle aule di Giurisprudenza.

Quanto a me ero senza dubbio la notte, evitavo il più possibile di stare al centro dell’attenzione, ero più riflessiva e se Sarah adorava passeggiare e fare happy hour con i suoi innumerevoli amici, io trovavo molto più rilassante leggere un libro.

Della notte sembrava fossi la personificazione, con i miei capelli molto scuri e la mia pelle molto chiara.

Non che mi lamentassi, mi piaceva il mio aspetto, non ero vanitosa ma ero consapevole di essere bella, non come Sarah che era il sole, ma di sicuro come la luna.

«Muoio di fame! Usciamo di qua e andiamo a mangiare qualcosa», disse Sarah mentre scendevamo gli scaloni di pietra.

«D’accordo andiamo, adesso è venuta fame anche a me».

«E ti credo! Non hai niente nello stomaco a parte uno schifoso caffè del distributore! Come fai a bere quella roba non lo so!»

«Abitudine credo».

«Bruttissima abitudine! Su andiamo, Al ha appena sfornato le sue magnifiche pizze e non ho intenzione di farmi soffiare la mia preferita come l’altra volta».

“Pizzeria da Al” era il locale preferito dagli universitari, in pausa pranzo era una vera sfida trovare un tavolo libero, ma questa volta io e Sarah eravamo in vantaggio di un’ora abbondante così ci accomodammo subito.

Anche con il vantaggio sull’orario comunque, aspettammo un bel po’ prima che ci portassero le pizze e intanto il locale si era affollato, diventando piuttosto rumoroso, a mala pena riuscivo a sentire Sarah che mi raccontava il suo esame.

Finimmo le pizze a tempo di record, un po’ per la fame un po’ perché non volevamo perdere il treno delle 15:30 e per una volta Sarah mi diede ragione e ci avviammo alla stazione con largo anticipo.

Per quel giorno basta corse dell’ultimo minuto.

Eravamo così in anticipo che riuscimmo a farci un giro nella libreria della stazione, e sebbene fossi io quella che divorava più libri, anche a Sarah piaceva la lettura.

Un’altra cosa che avevamo in comune.

Un tempo di cose in comune ne avevamo di più, e anche se mi dispiace ammetterlo, eravamo anche più unite.

Come sorella maggiore, ero molto più presente per Sarah quando eravamo bambine, adesso con il maturare dei nostri caratteri, ci siamo allontanate perché tutto sommato incompatibili.

Le discussioni tra noi erano molto frequenti e spesso duravano giorni (vena polemica inesauribile appunto) ma eravamo sorelle e non esistevano rancori.

«Credo sia ora di avviarci al binario», dissi, dopo essere uscite dalla libreria e aver preso un altro caffè, questa volta bevibile.

«Ok andiamo, quale hai detto che è?»

«Binario 23, eccolo…mmmm…ancora non c’è il treno, brutto segno».

«Che vuoi dire?»

«Che se ancora non è presente il treno quando mancano appena dieci minuti dalla partenza, sta sicura che farà ritardo».

E infatti poco dopo l’odiosa voce metallica e pre registrata della stazione, annunciò che il nostro treno portava un’ora di ritardo.

Un coro di protesta si sollevò dal nostro binario, ma più che criticare la pessima gestione delle ferrovie, non potevamo fare granché, quindi ci rassegnammo tutti al nostro destino e ci preparammo ad aspettare le 16:30.

Per non stare sedute senza far niente, io e Sarah gironzolammo un po’ per i negozi di cui, molto opportunamente, era provvista la stazione.

Non facemmo neanche due passi che Sarah mi bloccò.

«Helena guarda che carino! Oh ti prego, ti prego!»

Io mi voltai nella direzione in cui indicava la mia saltellante e su di giri sorella e capii il perché di tutto quell’entusiasmo.

«Oh Sarah no! Non possiamo! Non puoi…santo cielo» dissi, mentre Sarah mi trascinava a forza verso un meraviglioso Pastore Tedesco.

«No! Non puoi assolutamente disturbarlo! Stanno lavorando per amor di dio!» le sussurai velocemente mentre la trattenevo.

Quando si trattava di animali, e di cani in particolare, mia sorella perdeva la testa e doveva per forza, a qualsiasi costo, avvicinarsi e rubare una o più carezze a seconda se il proprietario fosse gentile od esasperato.

«Dai, ti prego! Solo una!»

«Ho detto di no! E smettila di saltellare!» dissi ancora più piano perché ormai ci eravamo avvicinate troppo.

«Che sarà mai una carezza! Adesso gliela chiedo al proprietario».

«Sarah! Quello è un poliziotto! E quello è un cane antidroga! Non mi sembra proprio il caso!» Quasi le ringhiai addosso cercando di farla ragionare, la sua passione per i cani non aveva proprio confini.

«Ma è bellissimo! Dai che vuoi che faccia! Non siamo spacciatori».

Già, bella battuta, non saremmo spacciatori ma siamo, anzi sei, comunque inopportuna!

Non finii neanche di pensarlo che Sarah mi scappa e si lancia letteralmente sul cane.

Io rimasi impietrita e imbarazzata e non riuscivo nemmeno a sentire quello che mia sorella ebbe la sfacciataggine di dire al poliziotto; fatto sta che riuscì nel suo intento e a dirla tutta, il cane sembrava molto soddisfatto delle carezze.

Dopo quella che mi sembrò un’eternità, finalmente Sarah rilasciò l’ostaggio e ritornò da me con aria trionfante.

«Andiamo molestatrice di cani! Torniamo al binario, ormai il treno sarà arrivato».

«Sei arrabbiata?»

«Imbarazzata a dir la verità, tu non sai proprio contenerti».

«No infatti! E sono fiera di essere così!» disse a testa alta, ma era chiaro che mi stava prendendo in giro.

«Già, lo sospettavo…oh ecco finalmente il treno, su saliamo».

Prendemmo posto nella carrozza centrale, sui sedili vicino al finestrino e ci preparammo alla partenza, che ovviamente ritardò di un’altra mezz’ora e in quella mezz’ora i venditori abusivi e i finti malati terminali ebbero tutto il tempo di esasperare l’intero treno con le loro richieste assillanti.

Per non so quale miracolo il capotreno diede il fischio di partenza e ci avviammo lenti ad uscire dalla stazione.

Ormai era scesa la sera e non saremmo tornate a casa prima delle 18:00, un intero pomeriggio sprecato.

«Almeno abbiamo superato l’esame. Una cosa positiva in questa giornata c’è stata», disse Sarah cercando di essere ottimista

«E ho anche accarezzato un cane bellissimo, era anche molto morbido a proposito», mi fece la linguaccia e si mise le cuffie del lettore mp3 isolandosi dal mondo.

Io la osservai per un po’, ricordando che le sarebbe piaciuto entrare a far parte dell’unità cinofila della Polizia.

Non avevo mai capito perché la affascinasse tanto la Polizia, in realtà lei voleva solo stare a contatto con i cani, non importa in che modo.

Dal momento che l’unità cinofila non era a portata di mano, divenne volontaria.

Essere volontaria significa aiutare tutti gli animali in difficoltà, per quanto possibile, ed entrare in contatto con altri volontari per cercare di dare un futuro dignitoso a cani e gatti recuperati.

Era per questo motivo che aveva sempre una scorta di cibo per cani nella borsa, ed era per questo che anche io avevo sempre dei croccantini chiusi in una bustina nella mia, perché per quanto questo nostro mondo si sia evoluto tecnologicamente, erano sempre meno i cuori delle persone evolutisi nel fare del bene, soprattutto a cani e gatti randagi, che venivano spesso scacciati o uccisi.

Io e mia sorella, mia sorella forse in maniera più attiva, cercavamo di aiutare chi non aveva niente, neanche le parole per chiedere aiuto.

Cercai nella borsa il mio lettore mp3, anche io avevo bisogno di isolarmi per un po’, ma non lo trovai.

Maledizione mi era caduto dalla borsa mentre tiravo fuori i biglietti del treno!

Decisamente odiavo quella città!

2021-03-25

Aggiornamento

Recensione del manoscritto originale non editato

Commenti

  1. (proprietario verificato)

    Ho letto il libro nella versione non editata e, per quanto potrei essere di parte, vorrei condividerne le impressioni e consigliarne la lettura.
    Ho letto molti libri e quasi tutti valevano la pena di essere letti, ma tutti mi hanno insegnano qualcosa.
    Il Collarino rosso mi ha fatto riflettere che in un mondo dove c’è uno straordinario bisogno di normalità, i cavalieri senza macchia e senza paura e i paladini che si immolano sugli altari della Patria o della Giustizia, fanno parte ormai del Mito e non più della Storia.
    Gli eroi, ora, sono gli onesti padri di famiglia che lottano quotidianamente per sbarcare il lunario, sono i medici e gli infermieri, carabinieri e poliziotti e lo sono i volontari che dedicano il loro tempo libero agli esseri più deboli e sfortunati.
    Oggi gli eroi sono, a ben vedere, tutte queste persone “normali” che fanno cose “normali”.
    Allora il “Collarino rosso” è un libro “straordinario” perché racconta una storia normale (o che dovrebbe essere tale) e lo fa con la leggerezza di una scrittura piacevolmente scorrevole che, però, nasconde tutta la forza emotiva capace di suscitare sentimenti forti e, a volte, contrastanti, di cui ti accorgi solo dopo averlo finito.
    E, così, mentre credevi di aver letto una normale storia di adozione, in realtà, ti accorgi di aver condiviso un atto di amore e di eroismo tanto straordinari quanto straordinario è, oggi, il bisogno di essere normali.

  2. (proprietario verificato)

    Hope❤️.. La speranza nn è solo umana ma appartiene a tt le specie ora so che anche gli animali confidano in questa semplice parola che cambia totalmente la vita..Un libro che vi terrà con il fiato sospeso dall’inizio alla fine e vi farà capire cosa prova un animale quando viene abbandonato.. La speranza è l’ultima cosa a morire ed è stata proprio la perseveranza di Hope a farle trovare una famiglia… Da leggere assolutamente 💚💙

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Antonella De Caro
Mi chiamo Antonella De Caro, sono nata il 23 Giugno del 1988 ad Agropoli, un piccolo paese affacciato sul mare. Il mare ha sempre scandito la mia vita ed è per questo che ho deciso di laurearmi in Biologia Marina all’università Federico II di Napoli. La mia passione per il mare e la mia inclinazione scientifica tuttavia, non hanno offuscato l’altra mia grande passione: la lettura e la scrittura. Sono anche e soprattutto una sorella maggiore, e con mia sorella Sara condivido l’amore e la dedizione per gli animali. Siamo volontarie attiviste, il che significa, in sostanza, aiutare i randagi a condurre un’esistenza dignitosa, liberi dalla fame e dal freddo. Abbiamo tanti cani e tanti gatti, ma i signori indiscussi delle nostre case sono la Cavalier King Layla, il gatto soriano rosso Teo e la Border Collie meticcia Asia. Attualmente convivo con il mio compagno Stefano e un gatto Norvegese.
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