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Il dio usurpatore

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Consegna prevista Giugno 2020

L’apparente stabilità di una casta di semidivini sovrani di mondi virtuali sta vacillando.
L’universo sta andando incontro alla morte termica.
Un dispositivo consente di migrare in un altro universo: è la salvezza.
I semidei sanno che uno di loro sta già sperimentando il dispositivo e sono angosciati dalla paura di perdere la loro occasione.
Per evitare di distruggersi a vicenda e perdere il dispositivo, i signori decidono di indire delle contese nelle realtà simulate, sotto l’arbitrato di un giudice supremo: il Sommo Garante. Il vincitore otterrà la salvezza.
In una Roma del 1073 si svolge una contesa tra due signori. Essi inviano i loro agenti per plagiare la persona il cui credo influenza il risultato della contesa, il vescovo Argos, dotato di un’inestinguibile sete di verità.
Il ritrovamento di un angelo con le ali mozzate, Mellaria, porta ai protagonisti meraviglia, conoscenze, e un mare di problemi.
Entrano in gioco piani machiavellici e grandi potenze e crudeltà.

Perché ho scritto questo libro?

Questo libro è il prequel al mio romanzo “Dèi schiavi”, vincitori del premio “I nuovi narratori” (Demito editore).
Ho deciso di scriverlo per dare maggior completezza all’universo fantastico che ho creato.
Ma il motivo principale è che mi sono divertito tantissimo a plasmare un mondo che, secondo le attuali conoscenze della fisica, potrebbe non essere tanto lontano dalla verità. Viviamo in un universo simulato? Non solo è possibile.  È anche probabile.

Le gigantesche fornaci che trasformavano incalcolabili masse di idrogeno in elementi più pesanti si erano oramai tutte quante spente. Da quelle stelle morte i signori del sistema avevano per millenni estratto materiali da costruzione per le loro immense navi spaziali. Alcune grandi come piccoli pianeti, altre come interi sistemi stellari. Talune erano navi che non potevano essere descritte senza lasciare stupefatto e incredulo chiunque, eccetto un signore del sistema stesso. Intorno ad una stella venivano stratificati numerosi gusci di calcolatori. Come in un bocciolo, strato dopo strato. Il primo traeva calore ed energia dalla stella stessa. Poi li trasmetteva agli strati esterni, per diffusione. Erano immensi computer cosmici che potevano effettuare simulazioni informatiche di qualsiasi realtà fisica con la più sottile precisione.
Silenziosi si avvicinavano l’un l’altro convergendo presso il centro della galassia laddove la densità delle stelle ancora in vita era maggiore. I loro signori, oramai esseri di luce, entità digitali che avevano perso la loro forma corporea ed erano divenute tutt’uno con il software e l’hardware delle loro navi, avevano regnato su di esse e sui mondi che si erano costruiti al loro interno. Mondi virtuali magnifici o spaventosi, di indicibile gioia o sofferenza. Dèi onnipotenti e sovrani nelle realtà simulate piegate ad ogni loro capriccio. Ma…
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La realtà fisica dell’universo morente era il loro tallone d’Achille. Sempre più spesso si scontravano per le scarse risorse energetiche e materiali. Immensi vascelli stellari si annientavano in battaglie titaniche e con loro venivano perse le preziose risorse e tecnologie.
Un giorno storico di molti milioni di anni fa, un grande e rispettato signore dei sistemi stava ponderando la situazione insieme ai suoi fidi consiglieri.
“La situazione è semplice: sarà un gioco al massacro. Niente altro. La differenza sarà che stavolta, per noi, questo gioco non avverrà in una simulazione, ma nella realtà… La sconfitta sarà la vera morte. Non ci sarà modo di porvi rimedio.” sentenziò con la flebile voce roca di chi è abituato a essere ascoltato attentamente.
Il signore passeggiava nervosamente, avvolto nella sua armatura di metallo nero decorata con motivi astratti, di fronte al suo seggio d’avorio istoriato, mentre un piccolo gruppo di consiglieri riccamente vestiti assisteva preoccupato.
Uno di loro, un giovane dalla pelle candida, Thalurr, ebbe il coraggio di farsi avanti e avanzare una proposta:
“Mio signore, se il problema è il conflitto, possiamo fare in modo che questo non avvenga…”
Ma un secondo consigliere lo interruppe:
“Il problema non è il conflitto, ma la devastazione, perché la devastazione potrebbe portare alla perdita della tecnologia che cerchiamo.”
“Certo, e allora perché non creare un conflitto controllato dove chi perde cede tutto al vincitore?” rispose assertivo il giovane.
Il signore alzò un sopracciglio. Tutti notarono quel piccolo gesto. Il tempo parve fermarsi. Poi egli chiese: “Tutto?”
Il consigliere dalla pelle candida precisò:” Mio signore. Organizziamo quello che abbiamo sempre fatto all’interno dei nostri sistemi di simulazione virtuale… Ma stavolta facciamolo intersistema. Contese tra sistemi. Chi vince prende tutto. Chi perde lascia tutto. Non ci sarà perdita di infrastrutture e dati. Il dispositivo transbrana non verrà perduto.”
Il secondo consigliere intervenne indirizzandosi al giovane con una vena di scetticismo nella voce:
“Come farete a ottenere che il signore sconfitto ceda volontariamente il controllo del proprio sistema? È assurdo…”
Fu allora che il signore del sistema schioccò le dita e fu di nuovo silenzio.
“Un garante…” fu la risposta pronunciata a fil di voce del sovrano.
Il giovane fece un lieve inchino. “Certo mio signore, un garante permetterebbe di evitare spiacevoli sorprese al termine delle contese. Ma servirà un garante assolutamente immune da influenze esterne e a cui i signori siano disposti a consegnare le chiavi del potere del loro sistema e il relativo controllo durante lo svolgimento degli scontri. Ci vorrà del tempo per studiare una simile soluzione.”
Ma l’altro consigliere non era ancora convinto: “E se colui che è in possesso delle ricerche transbrana non aderisse alla proposta?”
Il giovane sorrise: “Allora, se fosse il solo a disertare, sarebbe evidente che è lui il possessore delle informazioni, di conseguenza la sua fine sarebbe segnata in quanto uno contro il resto dell’universo. Partecipando alle contese intersistema avrebbe almeno la possibilità di salvarsi.”
Tutti gli astanti si bloccarono in attesa di una parola del loro sovrano.
Il signore annuendo solennemente esclamò: “Procedete.”
Ci vollero degli anni standard per studiare la soluzione software che doveva costituire il Sommo Garante delle contese. Per l’occasione fu riadattata un’antica AI che controllava le classiche contese intrasistema e che era risultata estremamente stabile ai test. Un programma comune, molto diffuso e conosciuto tra i sistemi. Tale soluzione sarebbe stata modificata e presentata in codice sorgente, attraverso piccoli vascelli che avrebbero effettuato un broadcast dei dati in tutta la zona più centrale della galassia, dove oramai si erano rifugiate le navi dei signori. Tutti avrebbero saputo della proposta di accordo tra i signori del sistema per lottare senza correre il rischio di perdere il dispositivo transbrana. Quel dispositivo sperimentale, ancora in fase di progettazione, nascondeva un nuovo breaktrough tecnologico che avrebbe permesso di cambiare brana del tessuto spazio – tempo, realizzando di fatto il passaggio ad un nuovo universo che poteva essere ancora lontano dalla morte termica, a differenza dell’attuale spazio in cui vivevano i signori. Quel dispositivo non poteva andare perduto. Lo scambio incontrollato di notizie al suo riguardo avvenne a seguito di un singolare evento cosmico che fece registrare fluttuazioni gravimetriche anomale compatibili con la teoria dei segmenti.
Le trattative durarono migliaia di anni, lasciando in stallo la guerra nel frattempo. Fu un epoca di pace. Ma i signori, in tempo di pace, si preparavano alla battaglia. Infine una maggioranza riuscì ad intimare agli altri di unirsi in un gruppo ravvicinato di navi, ribattezzato poi cluster, pena venir travolti per primi dall’onda devastatrice di disperazione degli altri signori che, in mancanza di un accordo, non avevano altra soluzione se non combattere fino all’ultimo per conquistare le risorse rimaste. Gigantesche navi dal cuore pulsante, costituito da un’intera stella, stavano convergendo a velocità prossime a quella della luce verso il centro della galassia.
Nessuno avrebbe osato allontanarsi dal centro poiché gli sarebbero mancate l’energia e le risorse, condannandosi a una fine sicura.
Giunse il momento del grande incontro, dopo millenni di preparazione il cluster si era connesso.
Sotto il saggio e imparziale controllo del Sommo Garante, prese inizio la riunione definita “Il supremo evento”. Ebbe luogo nella nave del signore che lo promosse e il cui nome fu dimenticato perché oramai il suo dominio era estinto. Mai tutti i signori superstiti si erano riuniti in una stessa simulazione, seppur in telepresenza, poiché nessuno era disposto a trasferire la propria coscienza nella nave del signore ospite.
Il padrone di casa salutò gli astanti, tutti signori di sistemi, tutti distribuiti intorno ad un tavolo rotondo dal diametro esagerato. Ognuno aveva assunto forma umana e sedeva su una poltroncina minimalista di pelle nera, uguale per tutti; ognuno vestiva le stesse vesti: dei pantaloni della stessa pelle della poltroncina e una maglia di materiale simile alla lana sempre dello stesso colore. Il cerimoniale era rigidissimo. Avrebbero parlato a turno per un tempo prefissato. Lo scopo della riunione non era stabilire la creazione delle contese. Quello era già stato concordato per permettere l’esistenza del cluster stesso. Lo scopo era costruire il regolamento delle contese.
Fu allora che l’incanto dell’essere signori dei sistemi si spezzò, perché tutti cominciarono a parlare di morte definitiva, di fine imminente. Fine della vita, ma anche fine dell’universo. Si avvertiva più che mai l’urgenza di entrare in possesso del transbrana e di perfezionarlo. Gli animi sembravano precipitare in una spirale di autentica disperazione: la sicurezza di coloro che si proclamavano Dèi stava incrinandosi.
Azoul, uno dei signori più potenti, padrone di tre sistemi stellari, esordì:
“Sappiamo tutti cosa è successo: sappiamo tutti che l’evento cosmico ha una natura compatibile con il dispositivo transbrana! C’è ancora qualcuno che fa finta di non saperlo? C’è ancora qualcuno che finge che i propri strumenti non l’abbiano rilevato nei pressi del centro galattico?”
Poi fece una lunga pausa per dare maggior peso alle sue parole incalzanti:
“Possibile che non si possa collaborare? Siamo tutti talmente disuniti da voler sfidare per davvero la vera morte? La morte, signori dei sistemi! La vera morte, quella a cui non sfuggono nemmeno gli Dèi! Chiunque stia progettando il transbrana deve consentirci di partecipare al progetto! Si potrebbe fare a meno di queste contese!”
Fimeth , signore di 4 sistemi, si alzò e, parlando con un sorriso sardonico, esclamò: “Che coraggio, che audacia! Anche se non vedo la paura nel tuo volto perché sarà di certo artefatto, posso sentire la paura nelle tue parole. Noi siamo signori e non ci tiriamo indietro di fronte alle sfide perché altrimenti la nostra vita sarebbe vuota. Non possiamo condurre sempre finte esistenze nei sistemi virtuali. Ora che hai la possibilità di vivere davvero, di combattere davvero, vuoi rintanarti come un coniglio?”
Si udì un numero incalcolabile di discorsi simili, mentre i signori, pur nella loro arroganza studiata per spaventare il nemico che avesse pensato di sfidarli nelle contese, provavano in verità lo stesso sentimento dell’ateo sul letto di morte: l’angoscia.
Tra loro vi era anche un giovanissimo Demiurgo, il falso Dio, l’usurpatore. Non ancora accecato dal delirio di onnipotenza, assisteva preoccupato alla riunione, pensando a quando sarebbe toccato a lui e al suo sistema confrontarsi in una contesa per il dominio.

Cap. 2

“Annuntio vobis gaudium magnum:
habemus Papam!
Eminentissimum ac reverendissimum dominum,
dominum, Idelbrandum
Sanctæ Romanæ Ecclesiæ Cardinalem Aldobrandeschorum Soanae,
qui sibi nomen imposuit Gregorium VII .”
Le scandite parole del cardinale protodiacono echeggiarono dalla grandiosa balconata di marmo nero della basilica di San Pietro nell’anno del Signore 1073.
La tenda porporata si mosse, lasciando comparire la statuaria presenza del nuovo pontefice: una scintillante armatura laccata di bianco sulle cui spalle si distingueva un mantello del medesimo colore, foderato d’oro. Uno sguardo dagli occhi di ghiaccio spiccava severo e una folta barba canuta gli copriva il volto.
Il nuovo capo della chiesa universale contemplava intorno a lui la sede del suo dominio temporale e spirituale: quella San Pietro di marmo nero, con venature biancastre che come fulmini la attraversavano. Una chiesa grandiosa e solenne dalla base quadrata con spigoli vivissimi che delineavano ogni sua componente architettonica tendente al verticale. Piramidi e triangoli in ogni dove. Persino le statue erano scolpite in blocchi non completamente scavati e parevano intrappolate nella viva roccia. La piramide principale che coronava la struttura era enorme e liscia e la sua parte sommitale era rivestita d’oro.
La grande piazza quadrata antistante forniva spazio per migliaia di fedeli. Tutto intorno i palazzi del potere vaticano, del medesimo marmo nero, delle medesime forme spigolose.
Laggiù nella piazza si erano raccolte persone di ogni ceto sociale. Dall’umile mendicante al più sofisticato dignitario della corte papale.
Man mano che ci si avvicinava alla balconata, i posti erano riservati alle personalità più importanti.
Tra le prime file si distingueva chiaramente Ludovico, conte di Torrevecchia insieme a suo fratello maggiore il vescovo Argos.
Ludovico era un imponente ventinovenne, alto più di due metri, dotato di spalle che sembravano poter reggere il peso di una montagna. Una grande barba nera gli incorniciava il viso regolare dagli occhi castani.
Vestiva di cuoio lavorato con l’ intaglio dello stemma di Torrevecchia: una torre nera. Le sue spalle erano coperte da un mantello blu.
Suo fratello Argos gli somigliava, per il viso ben proporzionato e i capelli neri, ma la sua fronte era più spaziosa. Aveva due anni in più del fratello minore.
Indossava le vesti viola che simboleggiavano la sua appartenenza al grado ecclesiastico di vescovo.
Li accompagnava un grande amico di famiglia che aveva il privilegio, pur non essendo nobile, di stare al loro fianco. Era Demio: un ricco mercante che si vociferava fosse dedito all’usura. Egli presentava una particolarità: era di una bellezza indicibile, ma la sua bellezza era tanto ambigua da risultare quasi androgina. Molti non capivano se Demio fosse un uomo o una donna e il suo indossare lunghe tuniche non aiutava di certo l’interlocutore a non sentirsi confuso. Quale età avesse era impossibile da dire.
Era scortato dalla sua guardia del corpo, Emo, un uomo grosso e tarchiato, la cui bruttezza metteva ancor più in risalto la bellezza del suo padrone. Il mercante e usuraio aveva bisogno di sicurezza poiché il suo lavoro gli aveva procurato molti nemici.
“Hah!” esordì Demio con una nota di disprezzo nella voce. “Questo papa ci metterà nei guai con l’impero, già lo so. Brutta cosa per gli affari.”
Argos lo interruppe: “Prudenza nelle parole rivolte al nuovo Sommo Pontefice, Demio. E magari anche moderazione nel tono con cui esprimi il tuo disprezzo.”
“See, See” rispose lui con una nota canzonatoria nella sua voce dalla sessualità indistinguibile. “Scusate monsignore,” aggiunse con un sorriso e un lieve inchino. Il sorriso di Demio era trascendentale perché pareva sia quello di una donna bellissima che di un uomo bellissimo, ma Argos lo conosceva da un decennio: erano molto amici. Era tra i pochi che riuscivano a non farsi incantare dal suo innato carisma.
“Che ne pensate vostra signoria?” continuò poi rivolgendosi a Ludovico.
Il conte abbozzò un mezzo enigmatico sorriso, come al solito e pronunciò una sola parola: “Vedremo.”

Troverai qui tutte le novità su questo libro

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Federico Granzotto
Sono nato a Conegliano (TV) il 30/05/1981. Ho intrapreso la carriera universitaria laureandomi in economia nel 2004 e conseguendo successivamente una laurea specialistica in net-economy nel 2007.

Ho lavorato per due anni nel settore dell'arte, occupandomi di sistemi informatici. In seguito, un’opportunità di investimento mi ha portato ad aprire una mia attività.
Oggi sono imprenditore e amministro la mia azienda di prodotti cosmetici commercializzati tramite web.
Rimango entusiasticamente vicino agli ambienti informatici e il mio interesse per l’argomento è costante.
Continuo a collaborare con una galleria d'arte.

Gli aspetti evolutivi dell’informatica mi hanno sempre affascinato, portandomi a intraprendere lo studio della net-economy, una disciplina che vuole affiancare la ricerca economica alla computer science. I miei romanzi, infatti, sono del genere fantascienza.
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