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Il giallo e il verde

Il giallo e il verde campagna
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Consegna prevista Febbraio 2021
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Alberto ha un buon lavoro, una bella moglie e due meravigliosi bambini. Vive in una elegante casa in uno dei quartieri più esclusivi di Roma, a due passi dal centro. Apparentemente realizzato, ha però smesso di sognare e la sua vita scorre piatta, senza scossoni, fino al giorno in cui si reca in Posta a ritirare una lettera mai attesa. È indirizzata a lui, ma riguarda anche i suoi vecchi amici di Università, con cui ha condiviso i migliori anni della sua vita. Nella lettera trova la soluzione dell’enigma che ha accompagnato l’esistenza di ognuno di loro, un filo che li ha tenuti legati per più di venti anni. Un mistero che pensavano di non riuscire a risolvere mai più…

Perché ho scritto questo libro?

In origine doveva essere “Tommaso che gira il mondo”. Da una idea di mio figlio Lorenzo, lui dettava io scrivevo. Era un’altra storia, ma è stata una illuminazione. Su vari quaderni e nelle note del mio iphone c’erano diverse piccole storie quotidiane, mie ma non solo. Ho unito i puntini e aggiunto un po’ di “giallo”. Tutto questo in un periodo della mia vita in cui forse per la prima volta mi sono ritrovato a fare bilanci e a tirare linee. Scrivere questo libro è stata una necessità.

ANTEPRIMA NON EDITATA

I
Arrivai a casa stanco morto. Negli ultimi tempi mi succedeva spesso, ma quel giorno in particolare nulla era andato per il verso giusto e alla fatica mentale si era aggiunta anche quella fisica. In azienda le cose ultimamente andavano male e si parlava con sempre più insistenza di una cessione ad un gruppo assicurativo cinese, il sesto al mondo per attivi. Eravamo impegnati tutto il santo giorno in riunioni estenuanti. I cinesi di noi avrebbero fatto carne da macello, ma i nostri dirigenti andavano avanti per la loro strada. Ci sembrava incredibile. Negli ultimi anni avevamo prodotto numeri mostruosi e il titolo della compagnia in borsa godeva di ottima salute. Quei rumors sulla cessione avevano inizialmente fatto impennare ancora di più il titolo, ma dopo pochi giorni il grafico mostrava un angolo veramente stretto. Eravamo in picchiata.
Alle 13.30 arrivò la telefonata del direttore commerciale, ero in ritardo di trenta minuti per la consegna di un report che avrebbe dovuto girare all’amministratore delegato. Mi dava cinquecento secondi per inviarglielo, proprio cosi disse, cinquecento secondi. Talmente teso e incazzato che nemmeno riuscivo a quantificare quanti fossero quei maledetti secondi. Stomaco chiuso e pausa pranzo dal mitico Dino saltata. Come se non bastasse alle 19.00 sulla via di casa bucai la ruota posteriore della mia vecchia Honda 400 Four. Il gommista era a 500 lunghissimi metri da me. Arrivò anche una leggera pioggerellina a complicare le cose.
A casa mi accolse Simona con un rapido bacio sulle labbra e una sfilza di cose successe durante la sua giornata “infernale”. La più grave era che avevano spostato la partita di Niccolò e ora si accavallava con il pranzo dal nonno. I ragazzi stavano nelle rispettive camere a studiare. Li salutai troppo velocemente e mi diressi verso la mia stanza. Dopo essermi spogliato mi chiusi subito in bagno. Avevo un gran bisogno di togliermi le scorie di quella giornata negativa.

Continua a leggere

Sentivo ancora Simona che blaterava contro qualche forza oscura del male o molto più probabilmente contro di me per aver lasciato i vestiti sparpagliati sul letto. L’acqua della doccia e la musica che usciva dalla mia cassa portatile mi aiutarono a sentire tutto ovattato e non troppo definito. Dopo venti minuti, uscito dal bagno la trovai ancora davanti alla porta.
– Sta mania di chiuderti… È arrivata una raccomandata per te. Sarà la solita multa…Alberto mi hai rotto le palle con queste multe, è un continuo! Ma vuoi crescere o no? E quella moto…che ti ho detto mille volte? Vendila! Ti crea sempre problemi! E abbassa ‘sta cazzo di musica!
Non la stavo più a sentire. La mia attenzione si era spostata sul tagliandino dell’avviso di giacenza.
– No Simo, non è una multa.
Conoscevo bene i tagliandini che preannunciavano una multa. Bene che andava ci sarebbe stato scritto COMUNE DI… e quella era una multa; se andava male…ATTI GIUDIZIARI, e quelle erano una serie di multe, con il carico dell’iscrizione a ruolo. Quello che rigiravo tra le mani non indicava né una cosa, né l’altra. Durante la cena e anche dopo continuavo a ripensare a quel tagliandino. La mattina seguente alle sei ero già in piedi.
– Amore buongiorno, che ci fai già in giacca e cravatta?
– Non ho praticamente chiuso occhio. Prima di andare in ufficio voglio passare in posta a ritirare quella raccomandata.
– Se è una multa mi raccomando, pagala subito senza aspettare che arrivi quadruplicata come al tuo solito.
– Te l’ho già detto, non credo si tratti di una multa. Comunque, tra poco lo sapremo, ti chiamo dopo. Buona giornata.
Alle 8,15 ero già in fila, numero diciotto. Alle 8.55 arrivò il mio turno, diedi all’impiegato il foglietto e il documento di identità e pazientemente aspettai. Due minuti dopo attraverso il vetro vidi una busta bianca bordata di rosso e blu. Spedizione internazionale. Presi la busta e feci per leggerla non accorgendomi nemmeno della robusta spintarella del numero diciannove. Arrivò un leggero tremolio alle mani e non lessi subito il mittente. Aperta la busta rimasi di stucco. Esaminai il contenuto “ma che caz…” all’interno c’era anche una lettera che cominciai immediatamente a leggere, in piedi.
“Non è possibile, non ci posso credere”, ricominciai a leggerla per la seconda volta. Occupai la prima sedia libera. Nonostante quella mattina il clima fosse frizzantino cominciai a sudare. Poco dopo, preso il telefono, mi alzai e chiamai il mio capo, incurante della sicura incazzatura.
– Oggi non vengo, ho da fare.

*******

V
Quel giorno mi presentai all’appuntamento con Francesca da solo perché Tommaso doveva allungarsi alla radio oltre il suo orario perché lo speaker 20-22 era a casa vittima di attacchi di dissenteria fulminante.
La sintonia tra noi due fu come al solito immediata. Purtroppo non ci vedevamo molto, soprattutto ultimamente, ma io sapevo tutto di lei, e viceversa. Un bellissimo abbraccio schiaccia polmoni fu il preludio alle nostre chiacchiere

– Allora? Come stai? Come va con Simona?
-Bah. Siamo in un periodo di calma apparente. Cerchiamo di essere urbani. Evitiamo di discutere in presenza di Sebastiano, ma forse non c’è nemmeno più niente da discutere. E tu?
– Solite cose. Sto viaggiando molto ultimamente. Un po’ di stanchezza, ma tutto ok. Uomini nada, prima che me lo chiedi tu. Ma continua a dirmi di te che sicuramente hai delle giornate più tribolate delle mie.
– Non lo so Francesca, è un po’ di tempo che mi metto a tirare linee, a fare bilanci. Sto cominciando a pensare che non è la vita che sognavo, ma allo stesso tempo mi fermo e penso che non avevo nessun tipo di sogno e quindi sono lì, immobile, una barchetta in mezzo al mare. Provo ad evitare onde e tempeste e cerco il mare calmo per godermi quel poco che la nostra relazione ultimamente ci ha dato, praticamente solo Sebastiano. Io e lui abbiamo un bellissimo rapporto, te l’ho già detto altre volte, ma ho la sensazione che più diventa grande e più migliora.
– Cazzo Alberto, ma non ti puoi accontentare di questo! Per carità, lo so, siete splendidi tu e Seba ma devi fare qualcosa. Mi fa troppo male vederti così. Sei lì che subisci la situazione e questo non è da te. Quante volte con Tommaso mi avete attaccato dei pipponi sul mio essere succube, passiva, che preferivo fare dieci passi indietro e mai uno avanti. Devi fare qualcosa! Vabbè scusa, adesso sono io che ti sto tediando, cambio discorso. Giochi ancora a tennis? O manco quello fai più?
– Cretina. Sì che gioco, non quanto vorrei, ma gioco. Durante la settimana non ce la faccio e nei week end dipende dalla mia to do list.
– Ma perché non fai un viaggio? Prendi Tommaso e andatevene da qualche parte. Ripeto, mi fa troppo male vederti così. Vabbè ariscusa, cambio discorso.
– No, non farlo
– Cosa?
– Cambiare discorso
– Alberto vuoi che continuo con questi siluri? Sei forse masochista? Guarda che non trombo da sessantasette giorni, posso essere acida il giusto.
– No dicevo non cambiare il discorso del viaggio
– Ah certo, fico. Ci hai già pensato quindi. Con Tommi?
– Si
– Grandi! Destinazione?
– Valencia.
Lo spritz si rovesciò sul tailleur da duemila euro che indossava. Il ghiaccio prese il posto del pizzicotto e servì a farle capire che era sveglia, non stava sognando
– Vuoi dire Valencia Valencia? – mentre col fazzoletto cercava di salvare il non salvabile
– Si, Valencia Valencia, c’è anche Giorgio. E ci sarai anche tu.
– In che senso scusa.
– Si parte.

Cominciai a raccontarle quanto accaduto nelle ultime settimane. Vedevo che dopo lo smarrimento iniziale la sua attenzione andava sempre più crescendo fino a culminare in un “wow, che figata pazzesca” Ovviamente non nutriva nessuna speranza di ritrovare Bernardo, e non ho mai capito se la cosa le interessasse. Sicuramente era l’unica di noi alla quale non fregava assolutamente nulla di ritrovare quei maledettissimi soldi. Era una donna più che realizzata, faceva quello che le piaceva, non aveva problemi economici e aveva anche una splendida vita sociale. Non c’era un uomo nella sua vita, ma sembrava non sentirne il bisogno. Era una donna realizzata, almeno così pensavo.
Anche lei aveva il problema del lavoro naturalmente
– Lunedì il mio capo non c’è, martedì appena lo vedo in ufficio gli chiedo subito le ferie. Visti i miei ritmi di lavoro negli ultimi mesi non credo ci possano essere problemi. Una settimana?
– Io mi sono mosso per due
– E Tommaso? Come sta?
– Bella domanda. Credo bene, ma il suo bene non si capisce mai quale possa essere. È sempre più chiuso nel suo mondo fatto di dischi e letture. Sembra non interessargli altro. Lo hai mai sentito alla radio?
– Sempre, tutti i giorni quando sono a Roma. Non mi perdo una trasmissione. Un paio di volte sono stata tentata di telefonare e discutere con lui i temi che stava trattando. Una la ricordo perfettamente. Si parlava di terzo e quarto mondo e di quelli che adesso modernamente cominciano a chiamare flussi migratori. Lui cominciò a parlare sulle note di Sinaloa Cowboys per lasciare poco dopo a Springsteen tutta la scena…ero in macchina e cominciai a piangere a dirotto, non riuscivo a smettere. Mi ha riportato indietro nel tempo. Ho sempre amato quella canzone, ma ancora di più amavo i momenti in cui Tommi la metteva a Monsindoli…Non l’ho chiamato quel giorno per la paura di continuare a piangere come una scema. È proprio un peccato…
– Cosa?
– Che Tommaso si sia chiuso così tanto.
– Non gli piace questo mondo Francesca, non gli piace nulla. E’ schifato da tutto, soprattutto dalle persone che ruotano intorno al suo quotidiano. Non si capacita del fatto che siamo tutti assuefatti, che non lotta più nessuno, che si pensa al proprio orticello e basta. Lui non si vuole conformare, non ci sta ad appiattirsi ma si rende conto che intorno a lui c’è il nulla. Vive di utopie. Si vuole ancora emozionare, con una canzone, un libro, con il racconto di un amico, con una donna o semplicemente con i suoi pensieri, ma si gira e non trova nessuno. Ed è schifato. Hai presente Venditti “ti sei salvato o sei entrato in banca pure tu”? Ecco, lui pensa che non si sia salvato nessuno e che tutti siamo entrati in banca, nel sistema. Ma lo sai che non è mai stato in un centro commerciale? Si rifiuta di andare al cinema per colpa delle multisale, per non parlare di Mc Donald’s e tutto il resto. Lo scorso ottobre ha litigato con una quindicina di mamme perché alcuni bambini avevano avuto l’ardire di bussare alla sua porta per fare “dolcetto o scherzetto”. Li ha intrattenuti sul pianerottolo per dieci minuti impedendogli di scendere ed obbligandoli ad ascoltare la sua visione della vita, con la promessa che alla fine li avrebbe inondati di dolcetti, che ovviamente non hanno mai visto. Le mamme, preoccupate perché i bambini non tornavano giù, sono salite e per poco non lo linciavano. E’ ridotto così. Il lavoro al giornale gli piace, nonostante sia stato relegato in seconda fila quello che fa lo fa con passione e dedizione, ma è stanco di ingoiare rospi e non gli piace tutto ciò che ruota intorno. Io non riesco a biasimarlo però. Guarda me. Ma la mia ti sembra una vita felice?
– È la vita che ti sei costruito, no?
– Si certo, ma non lo so. In questo periodo sono molte le cose che mi sfuggono e sempre più mi trovo ad invidiare i suoi momenti di solitudine, forse è quello che servirebbe anche a me, magari in campagna. Continua ad essere una delle poche certezze che ho. Non so ancora quando ma so che un giorno realizzerò il sogno di vivere fuori città, in mezzo alla natura. Continuo ad essere affascinato dal giallo e dal verde, non ci posso fare nulla. Ti ricordi quando mi hai raccontato al ritorno da Valencia dei colori che circondavano la tua casa di Pitigliano? Sono quelli i colori che mi fanno sognare e soprattutto pensare
– Ora piango
– No no. Non si piange più. Dai, fammi sapere qualcosa quanto prima.
– Martedì è la prima cosa che faccio.

Troverai qui tutte le novità su questo libro

Commenti

  1. (proprietario verificato)

    Leggi le prime righe e capisci già che non chiuderai il libro fino a che non sarai arrivato alla fine.
    Una storia avvincente, una lettura fluida che ti trascina e ti fa scoprire i sentimenti delle vere amicizie, che nascono da esperienze comuni in gioventù e creano quella complicità che resiste nonostante gli anni e gli allontanamenti delle diverse vicende della vita.
    Una lettura sicuramente da consigliare

  2. Alessandra Guerra

    (proprietario verificato)

    Il romanzo è un amabile racconto di poco più di cento pagine uscite dalla penna di uno scrittore inaspettato. Gianluca Morgillo, rubato ai conti bancari, ha uno spiccato spirito di osservazione della vita, e riversa in questo romanzo la creatività che i numeri sembrano negargli.
    Il racconto muove dai ricordi e dalle esperienze dell’autore studente universitario ma il plot è frutto di una fantasia che fa nascere nella sua mente una realtà che avrebbe voluto vivere.
    Gianluca è in parte Alberto, la voce narrante, ma è anche un po’ ognuno dei cinque studenti protagonisti di vicende quotidiane quanto straordinarie che li accompagnano fino alla vita adulta e che non risparmiano sani colpi di scena.
    Il romanzo nasconde una primitiva forma di diario e sebbene il tempo narrativo sia sfalsato su diversi piani, il lettore riesce a non smarrirsi, guidato invece dalla suggestione di frasi di brani musicali scelti dall’autore per aprire ogni capitolo, non solo “canzonette” ma stati d’animo e forse chiavi di lettura di ogni momento raccontato.
    Che sia lettura di una notte o qualcosa di più “ll Giallo e il Verde” meritava di uscire dal cassetto!

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Gianluca Morgillo
Nato e cresciuto a Roma, sposato con Valentina e padre di due figli meravigliosi, Edoardo e Lorenzo. Mi sono laureato a Siena in Scienze Economiche e Bancarie e da subito ho cominciato a lavorare in banca, prima a Milano poi Bergamo, Roma, ora Viterbo. Appassionato di musica, famelico lettore, sono alla mia prima esperienza come scrittore. Di giorno i freddi e razionali numeri, di notte la libertà dei pensieri e il calore delle parole, sempre con la giusta colonna sonora come sottofondo. Mi piace considerarla la mia formula vincente.
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