Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Search in posts
Search in pages

Il gioco di Dio

68%
65 copie
all´obiettivo
19
Giorni rimasti
Svuota
Quantità
Consegna prevista Febbraio 2021

Ironico, irriverente, divertente, drammatico, un vero e proprio inno alla vita e all’amore che narra la storia di sei personaggi i cui destini si incrociano (a volte incastrandosi, a volte solo sfiorandosi incredibilmente) come se la vita fosse un enorme cubo di Rubik manipolato da Dio. E proprio Dio entra in scena in prima persona, richiamando a sé, attraverso la morte, alcuni dei partecipanti al suo gioco che, non seguendo il suo disegno creato affinché l’amore vero regni sulla terra, con le loro azioni rischiano di mandare all’aria anche i piani previsti per gli altri. Il Dio di cui si narra non è lo stesso di cui parlano le religioni. Questo è un Dio sotto forma di energia che risiede dentro ognuno di noi. L’unica cosa che lo rende davvero felice è che una persona riesca a essere semplicemente se stessa, facendo fluire il corso meraviglioso della sua vita, senza farsi condizionare da intoppi che associazioni bramose di potere e smaniose di massificare le persone, favorendone il controllo, mettono in atto quotidianamente. Mai prima d’ora Dio era stato trattato con tanta leggerezza… e profondità!

Perché ho scritto questo libro?

Non saprei dire perché ho scritto questo libro visto che mi sono gettato nella sua stesura con l’incoscienza di chi si butta per la prima volta con il paracadute e si accorge che il suo zaino è rimasto sull’aereo, per poi scoprire di saper volare! Un sorprendente viaggio nell’ignoto nato dalla stesura di getto della pagina numero uno, il mio sogno nel cassetto è realizzare un film tratto da questo che è ancora “un libro nel cassetto”..spero che non si trasformi tutto in un’enorme cassettiera!

ANTEPRIMA NON EDITATA

Si sentiva a disagio, e il fatto di essere emerso per qualcosa, anche solo per essere stato la vittima di un disgustoso fatto di cronaca ed essere sulla bocca di tutti, lo infastidiva forse più dell’aggressione stessa.
Cercò di concentrarsi e di apprezzare la brezza primaverile che come tutte le altre mattine gli accarezzava la faccia, lasciandogli poi quella speciale sensazione di freddo che piano piano spariva una volta che si abituava alla temperatura dei caldi locali della banca, o di salutare come sempre la gente che cordialmente gli rivolgeva un saluto.
Ma era ancora tutto troppo distante dai giorni normali, “come poteva essere altrimenti?”, pensò, era solo il primo giorno. Sentì che la pressione gli si stava abbassando di colpo e la sudorazione gli inzuppò improvvisamente la schiena. Quando poi, nel rispondere all’ennesimo saluto di un passante, quasi perse l’equilibrio e stava per cadere a terra, pensò che sarebbe stato meglio tornarsene a casa e prendersi qualche altro giorno di riposo.
Fermò la bicicletta, starnutì tre volte di seguito e nel fare dietro front fu sfiorato da una macchina che procedeva nel suo stesso senso di marcia e riuscì a evitarlo per un soffio, mandandogli tutte le maledizioni possibili filtrate attraverso una lunga suonata di clacson!
Deglutì, si asciugò la fronte dal sudore che arrivandogli negli occhi gli impediva di vedere chiaramente e si rimise in marcia. Era visibilmente affaticato. Un passante gli si affiancò e cercando di farlo desistere dal continuare ad andare in bici gli chiese se avesse bisogno di aiuto.

Continua a leggere

Lui non lo ascoltò nemmeno e se lo lasciò alle spalle, gli sembrava comunque di sentire l’eco della sua voce che continuava a chiamarlo e a gridargli qualcosa, qualcosa tipo “attento al dosso!”, oppure, “ma dove và, c’è un fosso!”. Noncurante proseguì la sua flebile marcia attraversando l’ultimo incrocio prima di imboccare il viale che l’avrebbe riportato a casa sua.
Mentre procedeva lentamente in prossimità dell’incrocio guardò a destra, guardò a sin..

..non fece in tempo a rivedere il film della sua vita che fu travolto in pieno da un camion che procedeva da sinistra e che lo colpì violentemente a una velocità che, nonostante il tentativo di frenata da parte del conducente, toccava i cento km all’ora e lo sbalzò a una trentina di metri dal luogo dell’incidente.
L’impatto fu terribile, il povero signor Breton fu centrato in pieno e con una violenza tale che il corpo fu reso irriconoscibile. Il colpo sordo, il rumore dell’inutile frenata e le grida dei testimoni, avevano attirato sul luogo già decine di persone che piano piano facevano capannello intorno al corpo senza vita di quell’uomo che nel giro di due settimane, per un tragico scherzo del destino, salì tristemente alla ribalta della cronaca del paese per due eventi drammaticissimi.
La scena era inguardabile. Nessuno aveva il coraggio di avvicinarsi a quel corpo che, ormai lo si capiva anche da lontano, era esanime. Anzi, non sembrava neanche più un corpo umano dal momento che gli mancava il braccio sinistro e la gamba destra era in una posizione talmente innaturale che anche Pablo Picasso l’avrebbe trovata strana. Le mamme che avevano per mano dei bambini scapparono via coprendo gli occhi dei piccoli per evitargli dei sicuri traumi futuri, i negozianti stavano sulla soglia dei negozi con le mani nei capelli disperandosi senza sapere bene come agire mentre qualcun altro chiamò immediatamente un’ambulanza.
Si udirono poco più in là delle grida strazianti. Era Pier Squillaci, il conducente del camion che per non essere riuscito ad evitare l’incidente si accasciò per terra con le mani nei capelli.
“Mio Dioooooo!! Mio Diooooo!! Cosa ho fatto!?”, continuava a gridare disperato quell’uomo con un forte accento italiano, consolato da un paio di persone che lo invitarono a tirarsi su stringendolo tra le loro braccia. Uno dei due era quell’uomo che offrì aiuto al signor Breton qualche attimo prima dell’incidente, il quale cercò di rassicurarlo dicendogli che era stata una terribile disgrazia dal momento che il signore in bicicletta stava attraversando l’incrocio con il semaforo rosso e che lui più volte aveva cercato di avvertirlo invano.
Il traffico fu bloccato immediatamente dall’arrivo della polizia municipale che transennò l’area dell’incidente per permettere all’ambulanza di svolgere le operazioni di circostanza. La scena era talmente riluttante che addirittura uno dei portantini dell’ambulanza reagì vomitando alla vista di quel corpo straziato.
Arrivò anche una seconda ambulanza per prestare soccorso al povero signor Squillaci che prima di passare in questura per portare la sua deposizione d’obbligo, aveva sicuramente bisogno di qualche cura all’ospedale per lo shock subìto.

“Diooo miooooo, che botta!”, disse il signor Breton osservando il suo cadavere appena abbandonato in uno stato pietoso.
“Ma come è stato possibile? Faccio sempre tanta attenzione prima di attraversare un incrocio..”, disse mentre fluttuò leggermente verso destra fino a raggiungere il signor Squillaci il quale stava ancora piangendo disperatamente accudito da due volontarie della croce rossa.
“Mi dispiace, mi dispiace!”, disse il signor Breton fluttuandogli attorno. “Può sentirmi? Mi dispiace!”.
“Non può sentirti!”, disse improvvisamente una voce profonda e tuonante che lasciava una sensazione di eco dietro di sé. Il signor Breton si girò lentamente per vedere chi avesse pronunciato quelle parole e fu abbagliato da una luce.
Era come stare a dieci metri dal sole senza però bruciarti anzi, quella luce lo faceva stare bene e per la prima volta si sentì veramente in pace con se stesso e con il mondo e disse,“DIO!”.
“Proprio lui, in persona! Anzi.. in energia! Se questo può aiutarti a capire un po’ di più!”, disse Dio questa volta senza eco.
“DIO!”, ripeté incredulo il signor Breton che istintivamente si inginocchiò in segno di rispetto.
“Su su, alzati..”, disse Dio, “..cosa sono queste sceneggiate?”.
“Dio, ma Lei..”, disse titubante il signor Breton.
“Dammi pure del “tu” Marcel, sono stato dentro di te tutta la vita, sebbene tu non mi abbia mai visto, abbiamo una certa confidenza ormai, sai?!”.
“Volevo dire, ma allora lei, ehm.. tu!.. Esisti?!”.
“Ascoltami Marcel, posso capire questo tuo stupore tipico di chi abbandona la vita terrena, ma vorrei iniziare col dirti che se tu non avessi ascoltato troppe maldicenze su di me, ti saresti accorto della mia presenza anche sulla terra!”.
“Cioè, volevo dire, chiaro che esisti, l’ho sempre saputo e non ne ho mai dubitato! Inoltre io non mi sono mai fatto traviare dai cattivi discorsi su di te, mio unico Dio! Ho sempre e solo seguito il cammino indicatomi dalla Chiesa, te lo giuro”, disse Breton con l’espressione di chi sa di aver detto la cosa giusta.
Dio cambiò improvvisamente tono ed espressione, si rabbuiò e disse con voce solenne tornando a rilasciare l’eco, “Era proprio da loro che dovevi guardarti!”.
E proprio in quel momento si udì un tuono pazzesco seguito da una luce abbagliante che spaventò e accecò Breton.

Iniziò a piovere e per questo gli addetti alla sicurezza dovettero velocizzare le operazioni di sgombero della strada al fine di evitare che si potessero creare altri tamponamenti dovuti all’asfalto bagnato. La salma del signor Breton senza il braccio, che non fu mai più ritrovato, era già stata sistemata sulla prima ambulanza ed era pronta per partire seguita a ruota da quella su cui salì il signor Squillaci. Arrivarono anche gli addetti alla pulizia delle strade i quali si preoccuparono di togliere le macchie di sangue dall’asfalto e, man mano che queste venivano via, si delineava sempre più nitido il contorno del corpo dove giaceva il signor Breton qualche attimo prima eseguito dalla polizia scientifica.
Più che il contorno di una figura umana, senza il braccio e con la gamba che stava in posizione perpendicolare al resto del corpo, sembrava una di quelle sagome disegnate in quei film demenziali americani che scimmiottano i film polizieschi, pensò un addetto alle pulizie ridendo sotto i baffi di ciò che aveva pensato e dispiacendosi di non poter condividere la sua battuta con nessuno, dato il momento non proprio ideale per fare dello humour.
I negozi quella mattina rimasero chiusi in segno di lutto e anche la banca, non appena ricevuta la notizia, decise che quella mattina non avrebbe aperto.
Il paese si strinse in un abbraccio ideale morsa dal dolore per la perdita del loro concittadino. L’atmosfera si fece grave, il cielo quel giorno non divenne più azzurro, erano le dieci e venti della mattina di un giorno di primavera e nella campagna alle porte di Parigi un cane si abbandonò al riparo di un albero per consumare il pasto appena procuratosi: un braccio umano.

Troverai qui tutte le novità su questo libro

Commenti

Ancora non ci sono recensioni.

Recensisci per primo “Il gioco di Dio”

Condividi su facebook
Condividi
Condividi su twitter
Tweet
Condividi su whatsapp
WhatsApp
Silvano Apicella
Amante delle arti visive a 360 gradi, conseguito il diploma di perito fotografico, inizio subito a lavorare come fotografo prediligendo i reportage di viaggio e la fotografia sportiva. Ho collaborato con alcune agenzie come free-lance fotografando le principali competizioni sportive a livello professionistico, in particolare il campionato di calcio di serie A. Spinto dalla passione per il cinema frequento il D.A.M.S. (discipline di arti musica e spettacolo), dove avviene il passaggio naturale dalle immagini statiche a quelle in movimento e dove mi approccio per la prima volta alla scrittura creativa lavorando alla stesura di alcune sceneggiature per dei cortometraggi che realizzerò insieme a un gruppo di amici.
Da una decina d'anni mi dedico alla pittura.
Silvano Apicella on FacebookSilvano Apicella on Youtube
Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Search in posts
Search in pages

Questo sito fa uso di cookie propri e di terze parti per aiutarci a migliorare la tua esperienza di navigazione quando lo visiti. Proseguendo nella navigazione nel nostro sito web, acconsenti all’utilizzo dei cookie. Se vuoi saperne di più, leggi la nostra informativa sui cookie