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Il caldo vento del lago

Il caldo vento del lago
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Consegna prevista Marzo 2022
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Appartenevano a due mondi molto lontani tra loro. Erano come due linee rette parallele che non si dovrebbero incontrare mai. Mentre loro toccandosi avevano rotto quest’equilibrio, non si erano solo sfiorati, si erano fusi in un’unica linea. Era magia, erano come due stelle di neutroni che si attraggono reciprocamente orbitando una intorno all’altra .
Tutte le persone che li avevano visti insieme, avevano capito che erano fatti uno per l’altro, un’auto con una gomma bucata li aveva fatti incontrare e da quel momento la loro vita non era stata più la stessa. Avevano provato a stare lontani, ma il dolore per questa decisone era diventata a tratti insopportabile

Perché ho scritto questo libro?

Scrivendo questo libro, ho voluto parlare di come l’incontro con certe persone possano cambiare profondamente la visione della vita. Incontrare le persone vuol dire ascoltarle e rispettarne le decisioni, anche quando a noi ci sembrano incomprensibile. Ma il tempo non passa mai inutilmente, se si decide di viverlo.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Capitolo I

La seconda domenica di giugno una Subaru Forester dei Carabinieri affrontava i tornanti che dal Ghisallo portano a Civenna.

<Finalmente! La Grigna si vede molto chiaramente dopo tutti questi giorni di pioggia>, esclamò il Maresciallo Antonino Cossu, Comandante della stazione dei Carabinieri di Bellagio, mentre parlava al sottoposto Dario Nicolella, che era alla guida dell’auto.

Al giovane Carabiniere ben poco interessavano le Grigne; piuttosto era infastidito da tutti i ciclisti che, paonazzi e grondanti di sudore, chini sul manubrio, affrontavano zigzagando gli ultimi strappi della salita simbolo di tutti i ciclisti, la Bellagio/Ghisallo.

Erano stati sul Ghisallo che, come tutte le domeniche, era meta di ciclisti e motociclisti.

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Per questo motivo il Maresciallo la inseriva nell’ordine di servizio della domenica tra i punti da controllare. Sapeva che la presenza delle forze dell’ordine avrebbe tranquillizzato e calmato gli animi; a lui, appassionato di bici e di moto, non dispiaceva vedere in giro tante due ruote.

Certo avrebbe preferito, nella prima domenica di sole, dopo settimane di maltempo, girare tra le strade del lago in sella alla sua moto, magari con la sua nuova compagna.

Però, come Comandante di stazione, non avendo più una moglie, preferiva alternarsi nel servizio di pattuglia domenicale con i Carabinieri sposati. Preferiva farlo con, a fianco, il più giovane Carabiniere della Stazione, il napoletano Nicolella che, invece, le domeniche avrebbe preferito trascorrerle molto più volentieri con una delle sue ultime conquiste.

A Cossu interessava tenere a freno l’istintività e l’irruenza del giovane napoletano, trasferito a Bellagio per motivi disciplinari; lo considerava come un figlio vista la giovane età.

Avevano parlato poco sulla strada piena di curve che da Civenna conduce a Bellagio dove, di fronte all’imbarco dei ferry, avevano parcheggiato la Subaru Forester di servizio.

Scesi dall’auto, salutarono la giovane e graziosa cameriera che si avviava a prendere servizio nel bar di fronte al molo.

Mentre osservava i tanti turisti in attesa del ferry, il Maresciallo raccontava a Nicolella le ultime lamentele arrivate dai commercianti, a causa della presenza di piccoli gruppi di ragazzi che disturbavano i turisti, ma soprattutto le turiste.

Quindi tutti i servizi di pattuglia, in uscita e al loro rientro, sarebbero dovuti passare per il centro, nelle zone maggiormente frequentate dai turisti.

Il Maresciallo Antonino Cossu era stato nominato Comandante della stazione dei Carabinieri di Bellagio da quattro anni, sostituendo per raggiunti limiti di età (andava con rammarico in pensione) il Maresciallo Chionna, che era stato alla guida della caserma per dieci anni. Come Comandante della stazione riteneva fosse una vera missione, rendere la perla del lago di Como, una località sicura per turisti e residenti.

Antonino Cossu, di origine sarda, era entrato nei Carabinieri dopo il diploma di geometra. Un diploma o un pezzo di carta che, per uno nato a Nuoro, ai piedi del Gennargentu, senza avere “le giuste conoscenze”, può voler dire un “disoccupato” in più, da aggiungere alla non invidiabile lista dei non occupati o in cerca di occupazione, un eufemismo per rendere meno tragica la situazione.

Prima dell’esito dell’esame di Stato aveva fatto domanda nei Carabinieri; dopo qualche mese era partito per Roma, dove aveva sostenuto il test d’ingresso alla scuola Allievi Carabinieri.

Superati brillantemente i test, era stato vestito di tutto punto e avviato al duro corso di “sopravvivenza” nella scuola Carabinieri di Roma, per la durata di sei mesi.

Alla fine del corso, visti i suoi tempi nella corsa e i test in ginnastica, era stato spedito a Livorno, nel Battaglione Paracadutisti “Folgore”. Dopo cento lanci in quindici mesi, era stato inviato nella Locride, per svolgere servizio nel controllo del territorio.

Dopo l’attentato al giudice Falcone era stato trasferito in Sicilia, dove almeno avrebbe sentito nuovamente l’odore del mare della sua Carloforte, l’isola dove aveva vissuto con i nonni dopo la morte della madre, avvenuta quando aveva solo cinque anni. Suo padre, anche lui Carabiniere, non poteva seguirlo, era a Nuoro nei reparti anti sequestri. Il nonno era pescatore e lui, quando finiva la scuola, passava più tempo in mare che sulla terra ferma. La sua infanzia era stata molto dura, senza una madre e con un padre che vedeva solo durante le estati.

Il lago di Como aveva qualcosa che ricordava il mare: forse era il vento. A Bellagio il Tivano o la Breva non mancavano quasi mai, come in quella tarda mattinata in cui il Tivano agitava le acque, facendo ondeggiare il traghetto in arrivo da Cadenabbia.

Anche l’attracco sul pontile era stato più lento, viste le condizioni, ma dopo qualche minuto era stato calato il ponte e tutti i passeggeri erano scesi a piedi, in moto o con le auto.

Nicolella guardava le turiste bionde che scendevano sorridenti e solari, mentre Cossu osservava le auto, in particolare una Citroen C3 con targa tedesca, con tre uomini a bordo, che si era fermata per far salire un uomo che era lì ad aspettarli. A Cossu non sembravano turisti: mentre procedevano l’uomo che era salito a bordo osservò i due Carabinieri. Cossu li seguiva con gli occhi nascosti dietro gli occhiali da sole, poi continuò a osservare le altre auto e le moto. Rimasero sul parcheggio per una trentina di minuti, avevano ancora qualche ora di pattugliamento visto che alle 13.30 avrebbero terminato il servizio o, almeno, sarebbe terminato per Nicolella. Mentre per Il Maresciallo ci sarebbe stato ancora da sentire alcuni testimoni di un furto con scasso, avvenuto in una casa isolata in località Pian di Rancio.

Nicolella era già alla guida della Subaru, pronto a ripartire, quando il Maresciallo era stato fermato da Mauro Vergani, comandante del traghetto, che aveva appena terminato il suo turno di lavoro.

I due parlarono per un po’ della sfida lanciata da Vergani, una sera d’inverno alla Canottieri, su chi sarebbe riuscito a fare Bellagio, Ghisallo, Onno e Bellagio (il giro del Lario) in bici, nel minor tempo possibile.

A Cossu non Interessava fare questa “stronzata”, la considerava una goliardata da ragazzi di terza media, ma il Vergani era socio da sempre della Canottieri Bellagio e, soprattutto, era un grande sbruffone, si divertiva a sfidare tutti, in mille modi: una volta era una partita a tennis, un’altra era la Onno/Mandello a nuoto.

Purtroppo per lui, all’arrivo di Cossu alla stazione dei Carabinieri, alcune donne avevano rivolto le loro attenzioni verso il nuovo Comandante di stazione, “spodestando” il Vergani dal piedistallo di “uomo maturo ma affascinante”, lui che si vantava di essere stato, da giovane, il playboy del lago.

Per questo ogni occasione era buona per sfidare il nuovo arrivato. Non ultimo il Triathlon Medio di Bellagio: nei 2000 metri di nuoto il Vergani,

da ex nuotatore, aveva rifilato quasi 5 minuti al Cossu, che era un nuotatore di acqua salata. Ma lungo la salita che da Nesso porta al Pian del Tivano, il fuggitivo era stato raggiunto e staccato in discesa; Vergani, vista la situazione, si era ritirato, per un non precisato problema alla bici. Cossu era arrivato dopo i 21 chilometri di corsa distrutto ma felice per essersi liberato di un simile sbruffone. Eppure Vergani non mollava.

Per fortuna, dopo qualche discussione, il Maresciallo era riuscito, con la scusa del servizio, a svincolarsi da una simile “cozza” e, una volta salito in auto, Nicolella cominciò a chiedere quando si sarebbe svolta la nuova sfida, con un sorriso che infastidì il suo superiore. Comunque gli consigliò <Mariscià, quando ci sarà la sfida…>.

, aveva aggiunto Cossu.

<… voi aggiungete nella borraccia del Vergani alcune gocce di lassativo, in modo da frenare la performance dello sbruffone. Poi, Mariscià, sarebbe bello vedere arrivare il Vergani davanti allo Sporting Club in preda alla… diarrea>.

A quel punto anche Cossu rise, pensando a una simile scena, che avrebbe costretto lo sbruffone non solo a cambiare paese, ma forse pure emisfero.

Sarà stato anche giovane, ma quel Carabiniere era molto simpatico al suo Comandante. Arrivato alla stazione da due anni, si era dimostrato utile una domenica quando Cossu, in moto sul Ghisallo, era intervenuto nel tentativo di sedare una rissa tra alcuni automobilisti e motociclisti, causa dei parcheggi.

Aveva richiesto l’intervento dei suoi militari di servizio quella domenica mattina: il Maresciallo semplice Sabrina Perugini e Salvatore Nicolella (che aveva imparato a difendersi nei vicoli di Napoli).

Al loro arrivo una banda di motociclisti aveva iniziato a inveire, ma dopo che la Perugini aveva fatto volare per terra due malcapitati, mentre Nicolella aveva sferrato un tremendo gancio sinistro sulla faccia di uno degli scalmanati, tutto si era calmato, anche per l’intervento dei Carabinieri di Asso, che avevano arrestato cinque persone per violenza e resistenza a pubblico ufficiale. Li avevano accompagnati nel carcere di Como dove, il giorno dopo, si sarebbero presentati davanti al magistrato.

Cossu aveva rimediato nella colluttazione un colpo alla caviglia sinistra e un pugno di striscio allo zigomo sinistro.

Troverai qui tutte le novità su questo libro

Commenti

  1. mfbriant

    (proprietario verificato)

    “Il caldo vento del lago”: narra di un uomo e una donna che non dovevano mai incrociarsi ma che il caso (o destino) ha fatto incontrare semplicemente per una gomma bucata. Una storia ricca di colpi di scena dove due esseri scottati dalla vita impareranno, dopo mille difficoltà, a rispettarsi, stimarsi ed amarsi in modo autentico. Ho apprezzato questo romanzo per l’originalità della trama che mi ha fatto viaggiare tra le sponde del lago di Como e la meravigliosa Sardegna. Quando ho iniziato questa storia, semplice ma ricchissima di sentimenti, confesso che mi è stato difficile staccarmi dalla lettura.

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Rino Satta
Sono nato nell’entroterra della Sardegna, dove ho frequentato le superiori. Dopo tre anni nei Carabiniere mi sono trasferito a Milano per lavoro. In tutti questi anni ho continuato a praticare in modo agonistico sia atletica leggera che triathlon. Da bambino sono sempre stato appassionato di moto, e da alcuni anni scrivo di moto sul mio blog e su una rivista di moto turismo online. Sono sposato, ho due figlie e due nipotine
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