Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Search in posts
Search in pages
Il mandriano
100%
200 copie
completato
10%
45 copie
al prossimo obiettivo
Svuota
Quantità
Consegna prevista Settembre 2022
Bozze disponibili

Calabria 1953: l’avvocato Enea Loretini, appena arrivato da Roma in un piccolo paese arroccato tra montagne inaccessibili, cerca Michele, un giovane analfabeta di colore, che fa da guardiano ai pascoli della Sila. Qual è il vero motivo della ricerca e perché Loretini chiede aiuto a don Pietro, parroco del paese, per scovare il mandriano? Ma c’è anche qualcun altro che insegue Michele e allora, lungo la scia dell’esilio calabrese degli Irriducibili etiopi che minacciarono l’impero di Mussolini, si scatena una vera e propria caccia all’uomo. Alti vertici del Vaticano, vecchi gerarchi fascisti ed ex partigiani decidono il destino di un mondo anonimo, che subisce inconsapevole le conseguenze della grande Storia. Loretini e don Pietro, loro malgrado alleati e nemici, scopriranno la verità e, nel farlo, dovranno affrontare il proprio passato.

Perché ho scritto questo libro?

Ho scritto Il mandriano per il fascino che “la casa dei neri” ha esercitato su di me fin da piccolo: oggi è normale vivere con gente di colore, ma negli anni ’50 in Calabria, era una vera rarità e anche quando io ero bambino, negli anni ’80, aveva un gusto esotico. E sono sempre stato attratto dalle implicazioni che la Grande Storia ha sulle vite di persone normali, che conducono un’esistenza anonima e non intuiscono quanto quella Grande Storia, sentita distante, sia in realtà molto vicina.

ANTEPRIMA NON EDITATA

1

Di un uomo di chiesa, che ha una relazione con una donna, non ci si può fidare. Lui lo aveva detto. Ha guidato tutta la notte per arrivare in quel posto e il prete non c’è; forse è proprio da quella Marisa, potrebbe perfino avere passato tutta la notte con lei e adesso si starà riprendendo dalle fatiche clandestine. Con indice e medio solleva il polso della camicia e guarda l’orologio segnare le nove in punto. Dopo avere bussato per la terza volta alla porta della sacrestia, una voce cigolante gli arriva all’orecchio dalla finestra della casa di fianco, uno stabile di due piani in calce e mattoni, evidentemente mai finito di costruire.

«Non c’è» il sibilo raggrinzito appartiene a un’anziana donna che ha la testa avvolta in un fazzoletto nero.

Finge di non avere sentito.

«Il prete! A quest’ora è sempre in piazza, a bere» la donna impenna la voce rancida e il braccio insicuro disegna la traiettoria verso un magro vicolo che si apre alle sue spalle.

Sbuffa e guarda con stanchezza il nuovo percorso che gli tocca seguire. Per non farsi notare troppo, ha lasciato l’auto fuori dal paese e si è limitato a chiedere a un netturbino la strada per la chiesa, che si è rivelata essere piuttosto ripida; quantomeno adesso gli sembra che per raggiungere la piazza i vicoli siano in discesa. La riga che gli scivola sulla fronte lo costringe a togliersi il cappello; dalla tasca destra del pantalone tira fuori un fazzoletto arricciato e si asciuga il sudore. Poi, con quello ben stirato che ha nella tasca sinistra, si ripulisce gli occhiali appannati. In quel paese giugno è un mese già rovente. Anche se non è più un convinto praticante certe cose se le ricorda e, a suo modo di vedere, il prete a quell’ora dovrebbe essere a dire messa. Se ne avesse conosciuto le abitudini non si sarebbe certo sognato di scarpinare fino alla chiesa per cercarlo; avrebbe risparmiato tempo. Spera di andarsene prima di sera, ma le istruzioni del suo capo sono state chiare: deve farsi aiutare dal parroco, che conosce bene tutta la storia.

Continua a leggere

Continua a leggere

Si infila nel vicolo e le spalle gli strisciano contro le pareti delle due case ai lati della via. Rischia di impolverare la giacca nuova e immagina già le urla della moglie nel vederlo in quelle condizioni. Avanza in punta di piedi lungo il tragitto scosceso, calcolando bene dove poggiare le scarpe: i sassolini informi sotto le suole lo farebbero scivolare senza pietà. E’ peggio dell’arrampicata affrontata per raggiungere la chiesa e i residui dell’affanno lo costringono a fermarsi ancora. Si tocca la cintura e, uno per uno, i troppi buchi inutilizzati; perdere qualche chilo non gli farebbe male, visto che il lavoro da scrivania che gli viene assegnato è sempre più raro. Riprende fiato e si guarda in giro: è tutto molto diverso da Roma. Quel furbone del Duce aveva scelto proprio il posto giusto per esiliare i suoi nemici, impenetrabile e desolato. Sui muri bianchi pendono, alla stessa maniera agreste, rigogliosi glicini, corone di pomodori secchi e peperoncini. Sopra di lui una donna sta passando alla vicina una pentola da una finestra all’altra.

«Vi siete perso?» gli chiede la giovane casalinga.

Senza dire neanche una parola, col cappello in mano, fa segno di diniego e ringrazia. E’ meglio ripartire in fretta, non ha voglia di ascoltare pettegolezzi da massaia.

Cinque minuti dopo raggiunge la piazza e la luce del giorno lo colpisce sugli occhi indifesi; il paese adesso sembra svegliarsi in mezzo allo spazio circolare. Una fiat 650 gli passa di fianco, seguita da due muli caricati con fasci di cipolle e tirati da un contadino accigliato. Nel centro della piazza una fontana in pietra domina la scena e, intorno, si aprono tre saracinesche, ognuna su due o tre tavolini in legno, mangiati dall’acqua dell’inverno passato; le sedie in vimini non appaiono sicure e alcuni anziani con cappello in testa e camicie sbottonate le occupano, giocando a carte e bevendo. Da lì, vede bicchieri minuscoli uscire pieni e rientrare vuoti, portati da uomini che sembrano eseguire una quadriglia. Quindi è in una di quelle taverne, che già spacciano vino a quell’ora del mattino, che lo troverà. Dei mocciosi, che hanno lanciato i libri di scuola nella polvere, per poco non lo fanno rotolare col muso sulla strada mai asfaltata, mentre giocano ai giochi che lui ha fatto da bambino. In quel posto il tempo rincorre gli anni che passano, senza mai raggiungerli. Il pensiero gli provoca un brivido di disagio, deve fare in fretta e scappare via. Se potesse, agirebbe di testa sua, senza nessun tipo di aiuto, men che meno quello di un prete; ma il professore non ne ha voluto sapere e lui non sempre può permettersi di tenergli testa. In ogni caso, prima del pomeriggio deve essere di nuovo in macchina. Allunga col palmo della mano la tesa del cappello, nel bagliore dell’estate anticipata non gli viene difficile distinguere due vesti nere. E’ sicuro che uno dei due è il suo uomo. Abbozza un passo marziale, convinto di risolvere quell’affare in breve tempo. Si calma, nello scarso tragitto che lo separa dall’obiettivo considera che dovrà solo convincerlo a collaborare e poi il resto sarà facile. Spera solo di non essere arrivato secondo.

Si avvicina al tavolo dove siedono i due preti, uno avrà meno di trent’anni, l’altro ha di certo raggiunto la cinquantina; intorno a loro una piccola folla ascolta la discussione, insieme a un terzo uomo la cui pelle già abbronzata viene risaltata dalla camicia bianca che indossa; ha tirato su le maniche e sembra essere molto in confidenza con i prelati. Il più giovane dei due preti tiene in mano una copia della Gazzetta del Sud, di cui anche lui può leggere chiaro il titolo di prima pagina: Le casse dello stato pagano la difesa elettorale di De Gasperi. Già, tra meno di una settimana ci saranno le elezioni nazionali e il nuovo sistema elettorale ideato dal Presidente del Consiglio, ribattezzato da certuni legge truffa, sta mettendo contro clericali e comunisti, anche in quel paese sperduto. Il giovane parroco è intento ad un comizio improvvisato, pontifica seduto in bilico su due dei quattro piedi della sedia che pare di sua proprietà. Il terzo uomo al tavolo dimena le braccia scure mentre risponde con forza agli argomenti dell’altro. Uno degli spettatori nota l’ospite, lo guarda con occhi incavati in orbite profonde. Gli ricorda le espressioni inebetite che ha creduto di scorgere nei volti della gente di quei posti, dalle fotografie in bianco e nero che gli ha mostrato il professore prima di partire. A lui le loro schermaglie non interessano e senza chiedere permesso si accosta di più al tavolo, così vicino da interrompere lo spettacolo.

«Buongiorno signori, sono l’avvocato Enea Loretini del foro di Roma, sto cercando don Pietro» si è tolto il cappello, che ora tiene appoggiato sul petto.

Il prete più anziano, che finora gli ha dato le spalle, si gira verso di lui; fino a quel momento si è divertito ad ascoltare il battibecco tra gli altri due e le lacrime, ancora evidenti sul suo volto, creano dei solchi grassi e lucidi. Ha guance gonfie, colorate da piccole vene viola; con fare mieloso, i capelli tirati indietro con la brillantina e gli occhiali scuri, il sacerdote mette sul tavolo il bicchiere. Un avvolgente odore di acqua di colonia ne accompagna i movimenti.

«Sono io gentile signore, con chi avete detto che ho il piacere di parlare?» il prete si frega le mani.

Il resto della compagnia sembra trattenere il fiato.

«Sono l’avvocato Enea Loretini, padre» scandisce con tono seccato. «Vengo da Roma e avrei bisogno di parlarle di un affare molto delicato.»

«Ah, un uomo di legge. Allora ci potrete di certo aiutare a dirimere questa importantissima questione di cui stiamo discutendo.»

Come in un teatro i paesani ridono d’istinto insieme al loro parroco, compiaciuto per la battuta ad effetto. Poi don Pietro riprende.

«Scherzo avvocato. Perdonate la nostra giovialità. Ditemi pure» di scatto si rivolge all’uomo in camicia bianca. «Domenico, eh che maniere, fai accomodare il nostro ospite, prendi una sedia e una delle tue bottiglie buone, forza» quindi si gira di nuovo verso di lui. «Non abbiate timore avvocato, qui siete tra amici. Anche se forse dovrei dire compagni» una risata gli esplode sul viso, che già deformato dal vino, diventa bluastro.

Lui deve trovare il ragazzo. Non può perdere tempo a bere come se fosse ad una rimpatriata di vecchi colleghi d’università; quindi, tra imbarazzo e necessità, rifiuta.

«Forse dovremmo parlare in privato, padre. Mi manda il suo vescovo. E’ amico personale del mio capo e del cardinale Velati di Roma.»

Come una formula magica nominare il vescovo muta l’espressione del prete, il suo sorriso scompare all’istante e il volto gli diventa incolore. L’uomo in camicia bianca torna con bottiglia e bicchiere ma, intuendo il cambio d’umore dei suoi commensali, li poggia in silenzio e non osa riprendere la discussione. E’ chiaro che tutti a quel tavolo muoiono dalla voglia di sapere cosa cerca il forestiero dal loro parroco.

Dopo qualche secondo, don Pietro spezza l’indecisione.

«Be’, allora andiamo in sacrestia. Lì nessuno ci potrà disturbare.»

Il prete si alza con fatica dalla sedia e con fare sbrigativo saluta la compagnia delusa, visto che nessuno di loro scoprirà quale mistero può esserci dietro quella visita improvvisa.

Lui ne avrebbe già abbastanza, il pensiero di doversi rifare la strada fino alla chiesa gli provoca ulteriore stanchezza, ma sa che non ha alternativa. In sacrestia metterà il prete alla prova e, in casi estremi, potrà sempre usare la valigetta che tiene con scrupolo nella sua mano destra.2

Cosa può volere da lui un avvocato di Roma? Enea Loretini.

Mentre cerca di riacquistare lucidità, ripete quel nome per capire se gli evochi un ricordo, ma per quanto si sforzi è certo di non averlo mai sentito prima. Il dubbio lo rode, ma lui e il romano sono ancora in piazza e non ha alcuna voglia di fare domande proprio lì, dove tutti i pettegoli del paese potrebbero ascoltare per poi raccontare in giro i fatti suoi. Forse il vescovo ha scoperto qualcosa. Sorride ai parrocchiani che si spostano al suo passaggio con inchini deferenti mentre, dentro, lo stomaco gli brucia. E non è il vino a procurargli il dolore. I suoi segreti, custoditi dalla fragile complicità di una comunità dai sentimenti mutevoli, possono costargli l’abito che indossa. No, non può essere. Il vescovo ha troppa stima di lui. Forse. Eppure il modo in cui quell’uomo è comparso in piazza gli procura un malessere martellante, inspiegabile e identico a quel presentimento che da giorni non è riuscito a decifrare. Ripensa allo specchio che la vedova del farmacista gli ha lasciato in eredità, andato in frantumi due settimane prima. Ha provato ad appenderlo proprio di lato al comodino in camera da letto, sull’unico chiodo che è riuscito a fissare al muro e che non ne ha retto il peso. Sua madre lo ha assillato, dicendogli che porta male, che doveva andare al fiume con tutti i pezzi e buttarseli alle spalle. Solo così avrebbe evitato la sfortuna per i prossimi sette anni. E così ha fatto; però, nel momento stesso in cui quell’uomo ha nominato il vescovo, i giorni appena passati gli sono ripiombati addosso. Si dà dello sciocco. In fin dei conti Loretini può volere qualsiasi cosa: una raccomandazione, informazioni su qualcuno del paese, perfino una messa in suffragio di un parente. Si stanno avvicinando i giorni della festa e non sarebbe strano ricevere un obolo da qualche paesano emigrato anni prima. Ce n’è di sicuro qualcuno finito a lavorare anche a Roma. O forse viene dal Vaticano. Magari il vescovo ha ricevuto una promozione e pensa a lui come persona di fiducia. Sarebbe la felicità di sua madre, che da troppi anni aspetta quella notizia; da quando lei, quarant’anni prima, ha deciso che uno dei suoi figli doveva essere prete, non è passato giorno senza il quale non gli abbia rimproverato di pensare poco alla carriera. Da diacono a prete, da prete a vescovo, e poi chissà; se fosse per quella santa donna lui dovrebbe diventare Papa prima o poi, ma è ancora fermo alle posizioni basse della gerarchia ecclesiastica e l’età ormai non lo aiuta granché. Una cosa è tuttavia certa: se c’entra il vescovo lui deve mettersi a completa disposizione.

Insieme con il suo ospite si infilano, uno di fianco all’altro, nella stretta viuzza che li porterà su fino alla chiesa e a quel punto attende non più di un paio di secondi per rompere il silenzio.

«Allora avvocato, cosa vi porta fino a qui da Roma di così importante da fare scomodare perfino il vescovo?»

Loretini tiene il naso puntato in avanti come un cane da caccia e un movimento appena percettibile accompagna le sue parole.

«Preferirei parlargliene quando siamo da soli.»

Ancora quella risposta, aguzza come un ceffone sul muso. Non è abituato ad avere a che fare con gente spigolosa, ci sono rari conflitti nei rapporti con i suoi paesani, nessuno osa rispondergli a quel modo. Per ora è costretto ad adeguarsi al comportamento dell’avvocato e per soddisfare la sua impazienza attenderà di essere in sacrestia, almeno dentro le mura di casa si sentirà più a suo agio.

I due fanno il resto del cammino senza proferire parola, lui si limita ad alzare la mano per benedire chi lo riverisce al passaggio. In fondo lì è il padrone e quel gesto gli dovrebbe infondere sicurezza, anche se arrivati davanti alla porta della sacrestia si rende conto che non sono soli. Un’altra veste corvina li attende, o meglio attende lui, che vorrebbe nascondere l’impaccio. E’ Marisa. Ha dimenticato che si sono dati appuntamento dalla sera prima, ma ogni volta che va a bere in piazza perde il senso del tempo. Nonostante la donna porti il colore del lutto fin sopra i capelli, si nota l’avvenenza dei suoi trent’anni e una quasi impercettibile scia del profumo agli agrumi che le ha regalato la settimana prima sorprende le sue narici. Spera che quei particolari che lui ha notato siano sfuggiti all’avvocato.

«Marisa, non è ora di confessioni» prova a improvvisare.

«Scusate padre, pensavo foste solo. Forse non ricordate, ma dovevamo vederci per quella piccola questione» la donna non è brava a inventare bugie.

Lui dà un’occhiata sfuggente a Loretini; l’avvocato sembra non interessarsi alla faccenda, sta come sospeso tra i due, in attesa.

«Non avevamo stabilito nel pomeriggio?» il suo tono è ammiccante e le strizza l’occhio.

Marisa capisce che il momento è sbagliato.

«Scusate» dice due volte e saluta.

L’avvocato si tocca il cappello e si piega in modo leggerissimo in avanti, in segno di saluto. Marisa scompare in fretta dietro l’angolo dell’abitazione vicina e lui tira un sospiro di sollievo. Non è il momento adatto per avercela tra i piedi, le spiegherà tutto dopo, quando anche lui ci avrà capito qualcosa.

Dopo qualche altro secondo di silenzio gli fa di nuovo la stessa domanda.

«Dunque avvocato, cosa posso fare io per il vescovo?»

Loretini lo squadra ancora per un attimo e un leggero sorriso gli piega la bocca, prima di intimidirlo.

«Qui non è lei a dover fare le domande, padre.»

Quella risposta lo lascia attonito. Gli viene il sospetto che quell’uomo delle risposte se le aspetti da lui. Avere buttato lo specchio nel fiume, secondo tutti i dogmi richiesti, non è servito; la sfortuna è tornata e prevede che stiano per arrivargli addosso un sacco di guai.

2022-01-30

Evento

https://www.linkedin.com/video/event/urn:li:ugcPost:6891457713033871360/ Ed eccoci qui, ad annunciare un altro appuntamento con la presentazione del romanzo “Il mandriano”. In questa diretta, dal titolo “History e Stories: dalla Storia allo Storytelling”, approfondiremo il contesto storico da cui trae spunto il romanzo, tentando di descrivere come la realtà possa diventare racconto. Ancora una volta Saverio Greco ci guiderà in questo viaggio, avvalendosi della presenza di un ospite d’onore: il professore Giuseppe Ferraro, PhD in Contemporary History e Direttore dell’Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano- comitato provinciale di Cosenza. Il professore Ferraro dialogherà con l’autore del libro, Fausto Bruno Campana. Per saperne di più sul professore Giuseppe Ferraro: https://lnkd.in/gh8rdWRQ Nel frattempo, la Campagna di Crowdfunding de “Il mandriano” sta andando avanti. Se volete unirvi a noi cliccate su: https://lnkd.in/ejqNbnKH
2022-01-24

Aggiornamento

Permettetemi di inviare questo post per ringraziare chi è stato finora parte fondamentale di un gruppo coinvolgente, sostenitore della Campagna di Crowdfunding de “Il mandriano”, che ha reso possibile il raggiungimento del primo obiettivo delle 200 copie: Silvia, Roberto, Mimmo, Alessandro, Giacomo, Gemma, Antonio, Gennaro, Andrea, Jacopo, Francesco, Saverio, Francesca, Giusi, Francesco, Manuela, Angela, Fiorella, Peppe, Marina, Gabriele, Gianna, Teresa, Sonia, Edoardo, Andrea, Vincenzo, Giancarlo, Saverio, Ermete, Rossella, Giulia, Piero, Alessandra, Annalia, Fulvio, Ornella, Davide, Gaetano, Davide, Luca, Lara, Marco, Francesco, Luisa, Bruno, Luciano, Caterina, Nicola, Lucia, Genny, Rossella, Davide, Giuseppe, Donatella, Alessandro, Giovanni, Iolanda, Pierpaolo, Rossella, Monica, Antonello, Antonietta, Loredana, Luigi, Giampiero, Leonardo, Giuseppe, Alberto, Alessandro, Antonietta, Federica e Fabrizio, Domenico, Teresa, Emanuela, Alessandra, Beatrice, Andrea, Gianfranco, Luigi, Gennaro Luigi, MariaLuisa, Rocco, Fabio, Domenico, MariaLuisa, Giuseppina, Carmen, Adriano, MariaGrazia, Ernesto, Isabella, Luisa, Franco, Natale, Salvatore, Natale, Rosario, Luciano, Salvatore, Andreas, Eugenio, Domenico, Gianpasquale, Pietro, Giovanni, Mavi’, Filippo, MariaCristina, Alessandro, Arturo, Antonio, Adriana, Paolo, Pino, Maurizio, Francesco, Bianca, Alin, Francesco, Carmela, Annamaria, Teresa. È stata una lunga cavalcata (che ancora non è finita!) e se abbiamo detto che lo Storytelling è innanzitutto immersione ed emozione, voi mi avete fatto emozionare. Mi sono divertito (e mi sto divertendo) e ho imparato un sacco di cose, sperando di esserne uscito migliore come uomo e come professionista. Come ho già avuto modo di dire, spero che “Il mandriano” diventi un esempio di “libro diffuso”, che non appartiene più solo all’autore, ma ad una comunità che ha creduto in un progetto e lo ha fatto suo. Un ringraziamento particolare a Lara Berardo ✒, per avermi sopportato durante una diretta di presentazione e un altro ringraziamento all’amico e sempre collega Saverio Greco, vero e proprio uomo ombra dietro quest'avventura. Dicevo che non è ancora finita: mancano poco più di due mesi alla conclusione della Campagna e credo che staremo ancora tanto vicini. Come promesso, appena sarà possibile, vi terrò aggiornate e aggiornati sulla donazione a Telethon. #storytelling #crowdfunding #libridaleggere #comunicazione #marketing
2022-01-16

Evento

Linkedin- FaceBook- Youtube Diretta di presentazione del romanzo "Il mandriano", attraverso l'analisi dei personaggi e della struttura del Viaggio dell'eroe
2022-01-03

Evento

https://lnkd.in/eziCh3Tz Vorrei ringraziare tutti coloro che hanno avuto la possibilità di collegarsi alla diretta "Il mandriano, una storia che merita di essere raccontata". Per me è stato un momento di profonda crescita e mi sono anche divertito. Per chi avesse perso la possibilità di assistere alla diretta, la registrazione è ancora disponibile sul mio profilo al link https://lnkd.in/eziCh3Tz
2022-01-03

Aggiornamento

Grazie a tutte e tutti per la fiducia! La Campagna finora sta andando alla grandissima. Mancano 81 giorni e 81 copie: un libro al giorno fa meglio di un buon consiglio. Vi chiedo un ultimo sforzo per raggiungere le 200 copie e vedere il "nostro libro" (perché il libro a questo punto è di tutti quanti noi) in libreria. Vi ricordo che i miei ricavi come autore, derivanti dalla Campagna di Crowdfunding, saranno devoluti in beneficenza a Telethon. Forza, forza, forza!
2021-12-29

Evento

Diretta Facebook https://www.facebook.com/101149175757940/posts/113134447892746/?d=n Durante la diretta verrà presentato il romanzo Il mandriano, presenta Lara Berardo, copywriter e autrice. Lara intervisterà Fausto Bruno Campana, autore del libro

Commenti

Ancora non ci sono recensioni.

Recensisci per primo “Il mandriano”

Condividi su facebook
Condividi
Condividi su twitter
Tweet
Condividi su whatsapp
WhatsApp
Fausto Bruno Campana
Fausto nasce nel 1975 in Calabria, studia a Perugia, poi a Cosenza, quindi si trasferisce a Firenze. Oggi vive a Modena, ma lavora a Verona, nel misterioso mondo del marketing. Dopo cinque anni di liceo classico, sceglie la chimica: razionalità delle molecole. Poi il marketing: bilanci e business plan. A quel punto l’amore per le lettere ritorna. Ed eccolo qui, a inventare storie per urgenza. Ha frequentato i corsi: Il racconto, Il romanzo (Atelier, Modena); Il ritmo delle storie, L’arte del dialogo, Lo storytelling (Scuola Holden). Ha pubblicato i racconti: Mutila! con gli Editori Modenesi, Lo stupido di turno sulla rivista Il timoniere, L’appuntamento con la vedova su Crack, Non rimaneva mai solo sulla raccolta Sfocature di Emuse Editore ed è in via di pubblicazione con La prefica per Silele. Quando non lavora viaggia, suona la chitarra, scrive racconti e canzoni, beve e cucina.
Fausto Bruno Campana on FacebookFausto Bruno Campana on Instagram
Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Search in posts
Search in pages

Questo sito fa uso di cookie propri e di terze parti per aiutarci a migliorare la tua esperienza di navigazione quando lo visiti. Proseguendo nella navigazione nel nostro sito web, acconsenti all’utilizzo dei cookie. Se vuoi saperne di più, leggi la nostra informativa sui cookie