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Il manoscritto di Dante

Il manoscritto di Dante
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Consegna prevista Luglio 2021
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Vienna, un pomeriggio di fine giugno. Un antiquario, sotto la minaccia di un uomo crudele, sbaglia a inviare una email con una richiesta di aiuto.
Campagna romagnola, qualche ora dopo. L’email viene trovata per caso da Camilla e Mattia, sorella e fratello di 10 e 11 anni e, da quel momento, cambia le loro vite. Perché il messaggio rimanda a un antico manoscritto di Dante Alighieri. Un manoscritto che nasconde un segreto.
Dalla Biblioteca di Firenze, al Museo Casa di Dante, fino alla scoperta di cunicoli e grotte nel sottosuolo della città, Camilla e Mattia, accompagnati dal maldestro zio Tullio e dal celebre avventuriero Lord Pothamyus Paddings – un aristocratico ippopotamo di peluche – dovranno cercare indizi fra storia e leggenda per scoprire il segreto custodito dallo stesso Dante. Ma dovranno fare in fretta, perché uomini malvagi lo vogliono a tutti i costi.
Chi vincerà alla fine di questa avventura?

Perché ho scritto questo libro?

Perché a volte ci sono scoperte che non possono non essere raccontate. E la vera scoperta di chi leggerà questa storia sarà capire che nei libri, nei documenti antichi, nei musei c’è molto più di quello che può sembrare a prima vista. Lì si nascondono le tracce di ciò che siamo stati, indicazioni preziose per ascoltare le voci dei grandi della storia, come Dante Alighieri, e forse anche per decidere quello che saremo. E capirlo leggendo sarà la più grande di tutte le avventure.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Prologo

lunedì 21 giugno

Vienna, centro città – ore 16:40

Timidi raggi di sole scaldavano l’acciottolato del vicolo bagnato dalla pioggia appena finita. Una evanescente nebbiolina cominciò a salire nell’improvviso chiarore del pomeriggio, dopo il temporale. 

Nella piccola bottega di antiquariato che si affacciava sulla strada, un uomo sulla cinquantina con gli occhi rossi, gonfi e lacrimosi e un brutto maglione arancione stava digitando freneticamente sulla tastiera del vecchio computer. Sapeva di avere pochissimo tempo. La tavola era sparita, continuava a ripetersi cercando di ignorare il bruciore del viso segnato da una lieve irritazione.

Lieber Freund, caro amico, stava scrivendo in fretta e furia. Accludo qui il file che tu sai. Ho bisogno di parlarti il più presto possibile. Ti spiegherò tutto, ma mi serviranno il tuo aiuto e la tua discrezione…

Nello stesso momento lo pneumatico lucido di una lussuosa limousine lasciò la sua impronta sull’acciottolato umido. La grossa auto si fermò accanto al marciapiede di fronte alla bottega. Otto Wiederhole, questo era il nome dell’uomo col maglione, alzò appena lo sguardo dal monitor del computer. Quello che vide bastò a fargli gelare il sangue nelle vene. Erano arrivati e non avrebbero mai creduto che lui non avesse più la tavola. 

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Dallo sportello della limousine scese un uomo elegantemente vestito, con capelli argentei e un sigaro consumato nella bocca. Portava un completo nero con sottili righe bianche e aveva occhi acquosi e gelidi, che spiccavano sul volto non più giovane. 

Con lui tre uomini in abito scuro e occhiali a specchio che gli chiusero la portiera e lo precedettero verso la vetrina della piccola bottega. Il suo nome era Terence Louter e i suoi modi rudi e taglienti. 

Quando la porta della vetrina si aprì sospinta da uno degli uomini, Otto Wiederhole ebbe un fremito, ma cercò di non staccare gli occhi pruriginosi dal monitor. Ancora un secondo, pensò. Dobbiamo sentirci presto, caro amico. Molto prest… Non riuscì a finire la frase.

«È lei, il signor Otto Wiederhole?» chiese la voce roca di Terence Louter, mentre masticava il sigaro.

«Buongiorno, signor…»

«Lei dovrebbe sapere chi sono». 

«Non capisco… Non so di cosa parli», mentì Otto, armeggiando con la tastiera. Anche se non lo aveva mai visto immaginava assolutamente chi fosse. Allega il file, si ripeteva nella mente, devi allegare il file.

Louter, invece di rispondere, fece un breve cenno con la testa agli uomini che lo circondavano. Questi partirono subito, cominciando a osservare con attenzione in giro per tutto il negozio.

File allegato. «Cosa state facendo?» chiese Wiederhole, con una sfumatura di rassegnazione nella voce.

«Cerchiamo. Lei deve avere qualcosa per me…» rispose Louter, avvicinandosi con calma al bancone. «Anche se il suo atteggiamento mi fa pensare che ci sia qualche problema. E questo non mi piace». 

Gli uomini, intanto, avevano accelerato la loro ricerca. Un antico vaso cinese si ruppe d’improvviso in un angolo, mentre un uomo sgarbato apriva la cassettiera su cui era appoggiato.

«La tavola illustrata non c’è più» ammise Otto d’un fiato, mentre gli uomini continuavano a perlustrare sgarbatamente il negozio.

«Questo è molto grave, signor Wiederhole» commentò Louter. «E dove si trova al momento?»

Otto staccò le mani dalla tastiera, in un riflesso poco prudente. «Non l’ho potuta acquistare. All’ultimo minuto il venditore si è tirato indietro» cercò di spiegare, gesticolando con convinzione.

Louter si avvicinò al bancone a lenti passi. Otto lo osservava sentendo le mani fredde e intorpidite per la tensione. L’email, si disse in un guizzo di lucidità. Devi mandare l’email a tutti i costi.

D’improvviso staccò lo sguardo dall’uomo basso e minaccioso che si avvicinava masticando il suo sigaro. Il monitor del computer gli mostrò l’email compilata a metà con il suo allegato pronto a partire. Era vitale, a quel punto. Per un breve istante, pensò di chiedere un momento per terminare una cosa sul computer, come se fosse una situazione normale, come se non sapesse benissimo di avere davvero troppo poco tempo, ormai. No, decise, aprendo la finestrella degli indirizzi dei destinatari del messaggio. In fretta armeggiò con il mouse alla ricerca di quello giusto. 

«Sta tentando di mentirmi, per caso?» chiese Louter con voce irritata. Non tollerava una simile sfacciataggine. Bastava guardare in faccia quel piccolo uomo pallido per rendersi conto che stava friggendo di paura. A pensarci bene, il suo viso era strano. Gonfio e irritato, si sarebbe detto. Ormai era al bancone.

Otto selezionò in fretta l’indirizzo email. No, non quello. Quello era della casa d’aste da cui si riforniva. Ecco, quello, sì. Il suo vecchio amico. Ma perché non risultava selezionabile?

«Dov’è la tavola illustrata?» gridò d’improvviso Louter, calando con forza un pugno sulla superficie disordinata del bancone.

«L’ha presa una ragazza» disse tutto d’un fiato Otto, facendo un salto all’indietro e andando a sbattere contro il muro alle sue spalle. Uno degli uomini con gli occhiali a specchio sbarrò la porta d’ingresso e si mise quieto ad aspettare accanto al battente, mentre gli altri due cominciavano a distruggere rapidamente gli oggetti in vendita, avviando una vera e propria perquisizione. 

«No, fermi!» gridò lui, osservando impotente il disastro che si stava abbattendo sulla sua bottega. «Sto dicendo sul serio. Non so come si chiami questa ragazza. Una bionda, occhi scuri, è entrata e ha chiesto della tavola. Ha detto di essere stata mandata da lei, signor Louter. Ho capito che non era vero solo quando, invece di pagare, mi ha bruciato il viso con uno spray al peperoncino. È successo meno di un’ora fa». 

Ecco. Aveva detto tutta la verità senza nemmeno rendersene conto. La sua intenzione di tergiversare si era sciolta come neve al sole. 

Louter lo osservò in silenzio per un istante che parve durare un secolo. «Adesso lei verrà con noi, signor Wiederhole» ordinò gelido.

Otto annuì lentamente. Non poteva andare con quegli uomini. A nessun costo. L’email, riuscì a pensare ancora una volta. Con un gesto lento e studiato si avvicinò al computer.

«D’accordo» disse piano, «chiudo tutto e arrivo». 

Gli uomini con gli occhiali a specchio, intanto, stavano rallentando la loro ispezione distruttrice. Entrambi scossero la testa a uno sguardo di Louter.

Otto Wiederhole capì che quella era la sua unica opportunità. Velocissimo spostò il mouse e andò sulla lista degli ultimi indirizzi utilizzati. Fortunatamente c’era proprio quello che cercava. Il primo, il secondo, no… Il terzo. Era selezionabile. Senza nemmeno pensarci lo inserì nel messaggio e lo spedì con un click secco e veloce. 

«Ecco fatto» disse, più a sé stesso che a Louter, che ordinava con un cenno a uno degli uomini di afferrare Otto. L’uomo allungò il braccio che sembrava solido e muscoloso perfino sotto la giacca dell’abito.

Email partita. Otto spostò rapidissimo la mano e cancellò email e allegato anche dal cestino, trattenendo il fiato. 

«Mi lasci!» protestò quando la stretta d’acciaio dell’uomo gli stritolò il bicipite. Per tutta risposta, l’uomo lo strattonò.

In un tentativo disperato di fuga, Otto si lasciò andare con tutto il suo peso, osservando con lo sguardo annebbiato la finestrella di conferma di eliminazione che illuminava lo schermo. Ce l’aveva fatta, pensò, mentre forzava il polso dell’uomo che lo stava agguantando. 

Sentì la morsa cedere appena e, facendo leva sulle gambe, si gettò disperato verso il muro di fondo, dove si trovava la porta del retrobottega. La aprì con vigore. Allungò una mano per recuperare il suo vecchio cellulare e, con un ultimo sforzo, riuscì a passare nel retro sentendo il maglione strapparsi fra le dita dell’uomo che aveva spintonato. A quel punto saltò sulla vecchia scrivania che si trovava nel magazzino e si tuffò come un folle contro il vetro della finestra. In strada, fra i frammenti acuminati, si ritrovò tagliato e sanguinante, pronto a fuggire.

***

La finestra si era rotta d’improvviso, con un fragore inaspettato. Lei l’aveva sentito perfino dal suo punto di osservazione, seduta nell’abitacolo di una vecchia utilitaria grigia parcheggiata in modo da poter tenere d’occhio la piccola bottega di antiquariato. La macchina non era certo sua, aperta con maestria non appena aveva visto da lontano arrivare la limousine scura. Non le era venuto in mente altro per essere pronta a muoversi in fretta, osservando con attenzione quello che sarebbe successo.

E ne era venuto fuori che l’antiquario era saltato dalla finestra tutto d’un tratto, come un tappo da una bottiglia di champagne. Impossibile dire se di sua volontà o spinto da qualcuno. La ragazza alla guida rifletté in fretta. Osservò le sue mani abili inabissarsi sotto il cruscotto e mettere in moto la vecchia auto. Una vera fortuna averne trovata una così, si disse mentre partiva piano per pedinare l’antiquario. Con quelle moderne tentare l’avviamento senza chiave è una vera complicazione.

Mettendosi in strada, lanciò una breve occhiata allo specchietto retrovisore, intravedendo gli uomini con occhiali a specchio che uscivano dalla finestra e osservavano la scena cercando di stabilire in che direzione si fosse diretto Otto Wiederhole, sfuggito alle loro grinfie. Era stato bravo a dileguarsi con tanta velocità. Li aveva seminati tutti. Per un attimo la ragazza si augurò che gli uomini non avessero notato la sua parrucca bionda. Magari l’antiquario gli aveva parlato di lei. Le era davvero dispiaciuto doverlo stordire con lo spray al peperoncino, al momento giusto. Avrebbe preferito di gran lunga usare una falsa carta di credito come faceva di solito, ma quella volta proprio non aveva avuto il tempo di attivarne una assumendo la sua nuova identità. Con un sospiro di sollievo notò che nessuno degli uomini aveva minimante fatto caso a lei. Mise la freccia a sinistra e svoltò nella direzione in cui aveva visto correre il povero antiquario. E pensare che lui, in tutta quella faccenda, non c’entrava proprio nulla.

2020-04-10

Aggiornamento

Per tutte le novità sulla campagna: www.facebook.com/ManoscrittoDiDante Sempre aggiornato!!

Commenti

  1. Storia avvincente con sorpresa finale che lascia pensare che non sia ancora finita.
    Grazie alle descrizioni dettagliate sembra di essere lì e di sentire anche i profumi e i rumori di quei luoghi

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Ariosto Scorpius
Il mio nome, per questa occasione, è Ariosto Scorpius e posso dire con orgoglio di aver avuto il privilegio di seguire molto da vicino gli intricati avvenimenti che compongono questa avventura.
Quanto al mio mestiere, di norma non è scrivere libri, ma se le circostanze mi spingono a farlo la trovo una nobile attività. Comunque è sempre di cultura che mi occupo, nella vita di ogni giorno, e non c’è niente di più appagante professionalmente che vedere giovani e giovanissimi che investono il loro tempo nell’inseguire le loro passioni, sviluppare la creatività, scavare nella storia, conoscere l’arte e il passato. Perché è con il sapere e con la conoscenza che si svelano i misteri.
E giocare a scavare fra i misteri per scoprire antichi segreti è istruttivo e affascinante. Anche quando, con la fantasia, si fa un po’ pericoloso. Per questo mi faccio chiamare Ariosto Scorpius.
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