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Il Randagio campagna
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Consegna prevista Dicembre 2020
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La morte di Elizabeth Perkins sembra un caso già risolto.
Il corpo rinvenuto in casa, nessun segno di rapina, un marito che ha fatto perdere le proprie tracce.
Ma c’è qualcosa che non convince Mason Stone, investigatore privato ed ex- agente di polizia di una New York corrotta dal peccato, dalla fame e dal crimine organizzato.
Una scatola di fiammiferi, un passato che stenta a emergere e un misterioso spasimante sono solo i capi di una matassa che si ingarbuglia di più ogni volta che la verità sembra avvicinarsi.
Stone sarà costretto a lottare contro un’intera città, in un vortice di violenza sempre più stretto attorno a lui, come le spire di un serpente.

Perché ho scritto questo libro?

Il Randagio ha avuto inizio da un’immagine: un uomo con cappello e impermeabile scuri, come nei vecchi film, appoggiato al bancone di un bar, le luci basse, l’aria satura di fumo. Si domandava se fidarsi o no di una soffiata appena ricevuta. La fonte: una donna in abito da sera, bella quanto pericolosa.
Una scena così vivida che ho dovuto saperne di più. Tutto ciò che avevo capito era che il mio protagonista era un’anima tormentata che si muoveva in un mondo freddo e scomodo.

ANTEPRIMA NON EDITATA
Sorpreso dalla scarica di proiettili, l’autista frenò a fondo ma i pneumatici, crivellati, non trovarono aderenza con l’asfalto.
Indomabile, non gli restò che lasciar correre l’autocarro finché non si fosse fermato. Dalla strada, la pioggia di piombo si abbatteva su di loro. Con uno sforzo Mason saltò sul cofano e poi sul paraurti. Il camion vibrava nervoso: le gomme si sfaldavano. Stavano rallentando. La carrozzeria esplodeva attorno a loro e i finestrini si frantumavano.
Non era riuscito a vederli bene ma Mason calcolava che fossero almeno in sei: due nella macchina in panne e altri quattro nelle macchine dietro di lui. Forse ce n’erano altri. Quattro nei sedili posteriori che non era riuscito a scorgere. Questo portava il conto a dieci. Non male se si teneva conto che la festa era appena cominciata e che altri sarebbero potuti arrivare. Il camion sbatté contro uno dei container. Lo schianto ruppe la presa di Mason che rotolò a terra. La caduta lo privò del respiro.
I container gli avrebbero fornito copertura così ne scelse uno e ci strisciò dietro. Ricominciò a respirare. Mentre pensava all’autista, rifugiato all’interno dell’abitacolo, impugnò la pistola e calcolò la quantità di fuoco a disposizione: non aveva mai lasciato la casa o l’ufficio senza un paio di caricatori di scorta per ogni pistola. Il che lo portava a 36 colpi da piazzare con precisione chirurgica. Le pallottole dei Thomson squarciavano il metallo dei container come burro. Le pareti non avrebbero resistito a lungo. Le esplosioni erano così potenti che era doloroso anche pensare.
Il suo nome veniva gridato con scherno e odio. Non che gli importasse: le parole non facevano male come un uomo con una buona mira e un fucile. Se non fosse passato al contrattacco avrebbe fatto la fine del topo.

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Si alzò in piedi e raggiunse un lato del container. Sbirciò. Per colpire duro doveva sapere dove fossero.
Ma il branco di lupi non aspettava altro che il detective mettesse fuori la testa. Ignorando il fianco dolente e il temporale che si sfogò sulle pareti di metallo, Mason si era portato rapido dall’altra parte e aveva sparato un paio di colpi. L’autista della macchina in panne cadde in un grido che si perse nel frastuono del piombo rovente.
La seconda scarica fu ancora più rabbiosa. Di nuovo allo scoperto, il proiettile di Mason sembrò mancare completamente il bersaglio colpendo di striscio la ringhiera di ferro che divideva il traffico dalle fredde acque dell’Hudson. Per un momento la pioggia di fuoco diminuì, poi riprese convinta.
Le labbra di Mason Stone si aprirono in un sorriso. Era quello che doveva fare: farli infuriare in modo che si avvicinassero il più possibile e dimenticassero la cautela. Sulla lunga distanza non c’era partita tra un revolver e un mitra, ma sulla corta lo scontro si riequilibrava. Aveva colpito di proposito la ringhiera, sperando che qualche scheggia segnasse un punto per lui. Sembrava esserci riuscito.
Portandosi vicino al camion si acquattò nello spazio tra due ruote. La visibilità era sufficiente da permettergli altri spari ben piazzati. I primi due andarono a ricamare ragnatele sui parabrezza delle berline a sinistra ma il terzo gambizzò il passeggero della seconda auto che vide accasciarsi al suolo. Quando il tamburo girò a vuoto, Mason rotolò dietro una ruota. Ricaricando stilò un breve bollettino di guerra: due feriti e quattro incazzati e in ottima salute; un morto. Ne aveva contati sette.
Aveva quasi finito di ricaricare quando una nuova batteria di proiettili si riversò sulla carcassa del camion. Là sopra c’era ancora l’autista. Dal radiatore iniziò a salire un denso fumo bianco. La scocca scuoteva convulsa sotto le raffiche di piombo. Era l’inferno in terra.
Mason si appiattì sotto il semiasse. Dal borbottio delle auto probabilmente avevano deciso di avanzare, braccarlo e mettere fine a quell’imboscata: due auto ad aprire il corteo e la terza, quella in panne, a chiudere ogni via di fuga sulla strada.
Il fuoco incessante sulla sua posizione lo costrinse a ripiegare. Girò attorno al cofano quanto bastò per aprire lo sportello e tirare fuori il camionista. L’uomo corse via raggomitolandosi dieci metri più indietro, protetto dal corpo di una gru. Era in preda allo shock: le mani sulla testa e la faccia tra le ginocchia. Stava benone e la fifa lo aveva dotato di una falcata di tutto rispetto. Sotto il camion scrosciava in terra la benzina del grande serbatoio. Non mancava molto ai fuochi d’artificio. Sarebbe bastata una scintilla per far brillare metà del pontile, e lì attorno, di scintille, ce n’erano in abbondanza.
Mason Stone si chinò fino alla caviglia ma la pistola che portava sotto il pantalone non c’era più. Era sicuro di averla pulita e caricata prima di uscire. Gli occhi setacciarono il piazzale in cerca della sua Smith & Wesson ma attorno era un dedalo di macerie.
Una fiammata accese il giorno. I liquidi del motore si erano incendiati.
Forse gli era caduta quando il camion aveva era andato a sbattere oppure quando si era fatto dare uno strappo. Un proiettile gli fischiò vicino all’orecchio, frastornandolo. Si avvicinavano. Mason dimenticò la sorte del suo revolver e abbassò la testa. Gridò all’autista di restare giù e andò incontro ai sicari. Se si sentivano sicuri di sopraffarlo non avrebbero prestato troppa attenzione agli angoli ciechi. Si rifugiò nell’insenatura ricavata tra la struttura del pontile, usata per la manutenzione dei componenti deteriorati e uno dei tanti blocchi d’attracco. Per quanto la situazione potesse apparire senza uscita, anche Mason si era costruito una reputazione inossidabile, tra gli amici e tra i nemici. Se quegli uomini erano killer della mafia lui non aveva intenzione di commettere leggerezze.
Quel nascondiglio gli permetteva di tenere sotto controllo una grande porzione dell’area di scontro. Colse un’ombra rapida alla sua destra e sparò. Il proiettile si perse all’orizzonte. Un altro movimento, più vicino, guidò la sua mano e il suo occhio. Quella volta morse carne e metallo. La spalla del mafioso si aprì in una corona di sangue ma fu veloce a sottrarsi al colpo di grazia.
«Non avete letto il cartello “attenti al cane”?» gridò Mason.
«Hai fatto infuriare le persone sbagliate!» gli rispose uno, non troppo lontano. Ora che i mitra si erano ammutoliti per dare ai gangster la possibilità di braccarlo come un cane, a riempire l’aria c’erano solo il crepitare del fuoco e il rumore dell’Hudson sotto di loro.
«Credo abbiate fatto un errore. Se volete vi posso aiutare a trovare chi state cercando!» replicò.
«Mettiti comodo! Lo sarai per molto tempo!»
Mentre parlavano, due di loro fecero il giro del container alla sua sinistra, scavalcarono il parapetto e silenziosamente gli si portarono vicino. Occultati alla vista da un groviglio di lamiere, erano a poco meno di una decina di metri. Il calore del rogo era insopportabile, il viso di Mason febbricitante. I due non potevano vederlo ma lui li sentì e con un “ehi” colse la loro attenzione. Il primo dei due imbracciava il Thompson. A distanze ravvicinate un’arma così ingombrante era un intralcio. Stone non gli diede il tempo di pentirsene. L’uomo cadde prima di riuscire a liberarsene. Quello dietro, godendo della copertura del collega, ebbe il tempo di mirare alla testa del detective ma non a premere il grilletto.
Meno tre.
Stone scavalcò i due cadaveri. Era certo che il tizio azzoppato stesse a guardia del pontile, in macchina, il mitra in grembo, pronto a fare un brutto scherzo alla prima pattuglia curiosa. Mason respirava con affanno. Sanguinava e le bende non aiutavano come avrebbe voluto. Al sicuro, dietro l’angolo del container ricaricò in fretta. Non sapeva dove fossero né cosa stessero architettando. Recuperò una semiautomatica calibro 45 da un cadavere. Era un’ottima pistola: la stessa che aveva in dotazione la polizia di New York. Ne fece spuntare la canna oltre l’angolo, ad altezza d’uomo, seguirono la sua testa e l’occhio dietro al mirino.
In quel labirinto di fuoco e metallo la morte attendeva ad ogni passo. Controllò i tetti dei container attorno a lui. Notò una lunga strisciata di sangue che proseguiva oltre il bordo. L’uomo che aveva colpito alla spalla era stato lì, e non versava in buone condizioni, almeno non abbastanza da reggersi sulle proprie gambe. Il ruggito lo colse alle spalle. Il proiettile mancò la sua testa di un niente ma la gamba cedette di schianto. Fu quello a salvarlo dal secondo sparo: cadendo a peso morto ebbe il bersaglio sotto tiro per tutto il tempo. Prima che la spalla di Mason battesse violentemente a terra, l’altro era morto. Un’orrenda espressione dipinta in volto. Mason lasciò andare la semiautomatica e si toccò la gamba. Il proiettile era rimbalzato bucandogli la coscia. I pantaloni si stavano inzuppando di sangue.
«Jackie, l’hai fatto secco?»
Jackie non può rispondere al momento, si sta raccomandando l’anima a dio.
Per fortuna, quella di Mason era solo una ferita di striscio: poteva camminare. Mentre immaginava come il killer si affrettasse a soffocare l’entusiasmo, il detective credette di riconoscerne la voce. Era l’uomo esca, quello che aveva colpito mirando alla ringhiera. C’era una nota d’orgoglio nel modo in cui aveva pronunciato il nome del collega. L’arroganza e la sete di rivalsa sono le armi peggiori a cui un uomo può affidarsi. Se gli altri erano vicini tanto da capirsi con una semplice occhiata, avrebbero attaccato Mason insieme, dividendosi per non lasciargli scampo.
Almeno è così che avrebbe fatto lui.
A quel punto, la mancata risposta di Jackie doveva avergli fatto mangiare la foglia.
Il detective si rimise in piedi. Nonostante il fiato spezzato, riuscì a sollevare il cadavere di Jackie e a piazzarcisi sotto sistemandosi il cappello sulla faccia per non farsi riconoscere; un occhio avrebbe controllato lo spazio tra i container alla sua sinistra mentre il lato opposto sarebbe rimasto al buio. Il revolver, saldo nella sua mano all’interno della tasca, avrebbe accolto chi si fosse avvicinato per assicurarsi delle condizioni dei due corpi. La 45, invece, nascosta, era la sua squadra d’assalto. Più i minuti passavano, più quel mafioso sopra di lui pesava. Il fastidio al fianco aveva smesso di tormentarlo nei momenti di sforzo intenso. Adesso era costante.
Si chiese perché ci stessero mettendo tanto a trovarlo.
Domanda e risposta si manifestarono quasi nello stesso istante. Distante ma nitida arrivò la voce dell’autista del camion: era una supplica, una richiesta d’aiuto. Lo avevano trovato, ma perché coinvolgerlo? Perché gli aveva dato un passaggio? Per convincere Mason ad uscire allo scoperto e scambiare la sua vita con quella dell’uomo? Non aveva senso.
Quando l’ombra della gru si stagliò sulla porzione di cielo che Mason stava tenendo d’occhio gli fu chiaro. Il braccio meccanico si muoveva lento e inesorabile ed il carico che portava non vedeva l’ora di finirgli addosso. In fretta Mason Stone si scrollò il cadavere di dosso rimettendosi in piedi. La gru si abbassò fino a qualche piede da terra: il carico di fusti e casse oscillò paurosamente. Le funi che lo sostenevano si lamentarono, prossime alla rottura. Un’altra manovra come quella e avrebbero ceduto.
Mason si tolse dall’area di caduta continuando a tener d’occhio il manovratore e il suo compare. Quest’ultimo doveva trovarsi per forza in un punto che gli permettesse di indicare all’altro la sua posizione. Mason non impiegò molto a individuarlo: era salito su uno dei tralicci che affiancavano i binari di carico del cantiere. Gesticolava. Era una distanza considerevole per il suo revolver ma sufficiente per la 1911. Sbagliare voleva dire rivelare la propria posizione.
Si concentrò sul bersaglio grosso, il busto. Trasse un profondo respiro e tirò a sé il grilletto. Niente da fare. Il bersaglio di Mason smise di dare indicazioni. La gru riprese a muoversi. Il bagliore del primo sparo gli aveva fatto correggere il tiro. Per la seconda volta il percussore della 1911 incendiò la polvere da sparo all’interno del bossolo. Prima che l’eco dello sparo si dissipasse la figura sul traliccio perse la presa e precipitò nel vuoto. Il corpo si spezzò su una transenna d’acciaio.
La gru cigolò furiosa e il braccio spazzò il pontile portandosi dietro tutto ciò che era sul suo percorso. Prima che la nube di schegge lo investisse, Mason si mise al sicuro ma non poté fare niente contro i cavi spezzati del sostegno che si contorsero in aria. La frustata gli levò il cappello e lo mandò a sbattere contro il parapetto del pontile. La semiautomatica finì sul fondo del fiume e per poco anche lui. Riuscì ad afferrare la ringhiera e a tirarsi in salvo.
L’uomo alla gru scese sparando, tutta la potenza di fuoco impiegata a terminarlo. Si avventò verso di lui come una furia ma Mason rispose mirando meglio. Si intravedevano appena tra le macerie e il fumo che avvolgeva il camion. Nessuno dei due cercava di ripararsi o di nascondersi all’altro. Mason Stone mirava alle fiammate che uscivano dalla canna della pistola del gangster. I lampi si susseguivano mentre il mondo attorno a loro si frantumava.
Quando un tamburo girò a vuoto si trovarono solo a un metro di distanza. Mason sentì un contraccolpo quando il suo dito affondò nel grilletto. Il mafioso si afflosciò come un canovaccio, gli occhi riversi all’indietro e la bocca piegata in una smorfia infinita.
Per alcuni istanti Mason fu incapace di muoversi. La schiena si sorreggeva al portellone posteriore del camion. Non gli importava avere le chiappe appoggiate a una bomba da due tonnellata. Era finita. La mano che stringeva la pistola abbandonata lungo il fianco.
Un rumore di pneumatici stridette all’inizio del pontile. Il “palo” si era lanciato contro di lui. La berlina superò senza sforzo il blocco di auto aprendosi un varco tra i cofani. Raccogliendo le ultime forze, Mason recuperò dalla tasca i proiettili rimasti e li sostituì più in fretta che poté. I fari lo accecarono. Non aveva bisogno di vedere. Ci fu solo il tempo di sparare una volta, poi saltò di lato. L’esplosione fu grandiosa.

24 aprile 2020

Aggiornamento

Ieri sera è uscito l'estratto audiolibro del capitolo 18 in cui Mason Stone, il detective protagonista del romanzo, è vittima di un'imboscata mafiosa in un cantiere navale sulle rive del fiume Hudson, New York.
Come riuscirà a caversela?
https://www.youtube.com/watch?v=FzjYjefTHl0 Buon Ascolto!
05 aprile 2020

Aggiornamento

Mason Stone è un investigatore privato nella New York del 1933, il classico duro e puro. Ex-agente di polizia venne buttato fuori dal corpo con disonore dopo aver preso a pugni il sindaco durante un blitz in una casa di piacere. È un uomo che non usa molte parole ma quando è necessario sa sceglierle bene. Immancabili sono il suo impermeabile gualcito e il suo cappello a tesa larga, l’anima sciupata e la mascella squadrata, con la barba lunga di un giorno. Potete trovarlo nel suo ufficio a Chinatown, se la banca non l’ha pignorato o la polizia posto sotto sequestro.
«Vattene fuori città, ti ammazzeranno, Mason!»
«Cerca di non spararmi: io sarò quello crudelmente bello.»
26 marzo 2020

Aggiornamento

Per Il Randagio il vestito del giallo classico non era adatto. Non mi piaceva l'idea di un'indagine statica, senza i brividi della caccia all'uomo e della morte ancora in giro per la città affamata di altre vittime. Mason Stone non poteva soltanto essere un attento osservatore delle contraddizioni umane e un analista di indizi. i sospettati non sarebbero stati radunati in una stanza in attesa dell'arringa finale dell'investigatore di turno. Volevo che sia lui che il lettore avessero il respiro mozzato dall'inizio alla fine, che la seduta in poltrona non fosse troppo comoda, che la luce sull'abat-jour non fosse rassicurante. Per tutto questo Mason Stone doveva essere un protagonista al limite dell'umana resistenza, capace di affrontare situazioni impossibili uscendone con qualche ammaccatura. Forte incassatore, battuta pronta, sguardo sprezzante e carattere cinico quanto richiedeva il mondo in cui lo avevo immerso. Mason Stone è un classico eroe Action alla John Maclane, alla Martin Riggs o alla Jack Burton, se avessero vissuto nella New York durante gli anni del proibizionismo dentro le pagine di un libro.
14 marzo 2020

Aggiornamento

Il Randagio ha avuto un lungo periodo di incubazione perché ero totalmente impreparato alla storia che avevo tra le mani. Non ero mai stato un fan del genere poliziesco. Prima avevo sempre letto e scritto altro. Ma siccome non mi sono mai tirato indietro di fronte alle sfide, soprattutto se si trattava di scrivere, ho cominciato a studiare, saccheggiando e fagocitando ogni romanzo di genere che mi passava tra le mani. Mi sono preso circa un anno e mezzo prima di buttare giù la prima parola, la prima riga, il primo paragrafo de #Ilrandagio. E, nonostante tutte queste precauzioni, durante la prima stesura ero assolutamente terrorizzato, come se le pistole di cui scrivevo fossero puntate contro la mia testa.
09 marzo 2020

Aggiornamento

Il Randagio è nato assolutamente per caso, o meglio, per necessità. Cercavo una storia con cui cominciare un ciclo di puntate su The Incipit ed è arrivato ciò che non stavo cercando. Un’immagine ha cominciato a farsi largo sullo schermo dell’immaginazione: davanti a me c’era un uomo, vestito come nei vecchi film, impermeabile e capello con tesa calato fino agli occhi, al bancone di uno di quei postriboli nascosti negli scantinati delle grandi metropoli dove il fumo è denso, le donne sono facili e tutti tengono la bocca chiusa. E questo uomo, dai lineamenti scolpiti senza dolcezza, cupo come un giorno di pioggia, fissava una donna che si allontanava lasciando dietro di sé solo l’immagine della sua schiena nuda, una stordente scia di profumo e un mare di dubbi.
06 March 2020

Il passaparola

Lo scopo di una campagna di crowdfunding editoriale è quello di portare un libro alla pubblicazione tramite il passaparola. Se avete già pre-ordinato e sostenuto Il Randagio, vi ringrazio di cuore. Avete ora l'immenso potere di consigliarlo ad altri lettori e di ampliare la comunità di sostenitori. Ecco una bella cartolina che potete salvare e condividere insieme al link della campagna!

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Alessio Chiadini Beuri
Vivo lo scrivere come un immenso laboratorio: sperimento, tendo verso il limite, provo.
Accumulatore seriale di libri, collezionista di macchine da scrivere, ho sempre con me una Pilot V5 blu e una Moleskine.
Scrivo le storie che vorrei leggere. Nato a Forlì nel 1986, ho scritto diverse poesie, un acerbo romanzo di formazione, la prima sitcom cartacea e un romanzo su Max Payne. "Il Randagio" è il mio quarto romanzo.
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