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Il Signor Ateo

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Consegna prevista Agosto 2020

Il Signor Ateo è un “personaggio controverso e contraddittorio, complesso e variegato, amabile, detestabile e mai banale”.
Costretto a vivere in un’isola “talmente imbevuta di cristianesimo da rischiare di affogare nell’acqua santa”, abitata solo da credenti fanatici e bigotti, soliti testimoniare una fede conformista e superstiziosa, ne soffre i limiti fisici e intellettuali.
Personaggio celebrale e introverso, dotato per sua sventura di un’intelligenza vivace e introspettiva, è costretto a lottare contro persone, cose e situazioni che sembrano voler ingombrare con dispettosa reiterazione la vita lineare del Signor Ateo, dai sorrisi melliflui del Parroco alle ingiurie della vecchia Vicina di casa, dall’ipocrisia democristiana del Sindaco alla rigidità incorruttibile del Maresciallo dei Carabinieri.
Il finale svelerà una svolta inaspettata, un cambio di prospettiva che porterà il lettore a interrogarsi sul senso stesso della credenza nonchè sul prezzo dell’eterodossia.

Perché ho scritto questo libro?

Un libro figlio di un periodo di angoscia e solitudine, senso di vuoto e disaffezione all’esistenza, calderone di sentimenti negativi da cui ho voluto trarre qualcosa di costruttivo. Una storia che mi ha permesso di tradurre in parole la mia personale visione del mondo, per quanto malinconica potrà risultare agli occhi di chi deciderà di leggermi.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Questa è la storia, di scarsa rilevanza e non necessariamente interessante, di un uomo di terza età con la barba e i capelli non troppo lunghi, fisico asciutto di chi fa attività fisica ma senza strafare, che viveva in una casetta dalla facciata rossa di fronte al mare. Nessuno sapeva quale fosse il suo vero nome e neanche il suo vero cognome. Non aveva moglie né figli, né parenti di sorta, così come non aveva amici.
Tutti lo conoscevano, semplicemente, come “Signor Ateo”, per via, ovviamente, della sua completa mancanza di fede che lo rendeva l’unico senza Dio di tutto il paese. Un paese dalle profonde radici cattoliche in cui tutti, uomini e donne, dal più giovane al più anziano, quelli malati e quelli sani, quelli simpatici e quelli fastidiosi, quelli taciturni e quelli logorroici, erano devoti a Nostro Signore, a Gesù Cristo e alla Madonna. Tutti, appunto, tranne il Signor Ateo, il quale era, come già suggerisce il soprannome poi divenuto nome proprio, l’unico ateo del paese.Continua a leggere
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A proposito, per rendere un po' più completa questa storia poco avvincente e della cui reale necessità possiamo apertamente discutere, è bene sapere che i fatti narrati si svolgono in un’isola del Mediterraneo il cui nome, per ragioni francamente inesistenti, non verrà rivelato. Basti sapere che è un’isola relativamente piccola (o relativamente grande, se paragonata ad altre isole), poco remota, poco selvaggia, decentemente collegata con la terraferma, la tipica isola in cui in inverno non c’è nulla da fare e in estate si riempie di turisti di ogni età ed estrazione sociale, quelli che vengono da lontano, quelli che vengono da vicino; tra questi si possono trovare i classici “oriundi”, ovvero coloro che in inverno vivono altrove ma in estate passano le vacanze sull’isola perché il padre, la madre, il nonno, la nonna o chi per loro sono originari dell’isola.
L’ennesimo piccolo centro in cui l’esistenza scorre lenta in un fiume di inconsapevole noia e apatia, talvolta smorzate da sollazzamenti come feste e sagre di paese, fuochi d’artificio ed altre amenità varie, solitamente concentrate nel periodo estivo.
Ma non era una brutta isola. Al contrario, era un luogo splendido, il tipico posto facilmente fotografabile, in cui l’impiegato medio-borghese passa le vacanze per poi vantarsene con i colleghi in un monotono lunedì di fine agosto di ritorno dalle ferie.
E poi era piena di cantanti e musicisti del luogo che si esibivano nei locali del centro storico, coccolati dalla calda aria estiva delle serate all’aperto e da quel senso di felicità che sembra non avere alcuna scadenza. Si, era proprio una bella isola.
Ma tornando al Signor Ateo (in fondo è lui, e non l’isola, il protagonista di questa storia), è bene sapere che era un uomo solo e solitario, scontroso e tendenzialmente antipatico, cinico, a tratti scortese, sicuramente misantropo.
Passava le giornate a leggere, studiare, approfondire, curiosare, e quando non era impegnato in attività del genere, lo si poteva osservare sulla spiaggia a fumare toscanelli o nell’acqua a nuotare, per mantenere quel fisico asciutto un po' raro per quelli della sua età, che al nuotare preferivano mangiare, bere e ancora mangiare.
Era molto colto, il Signor Ateo. Leggeva molti libri e di diverso genere, dai grandi classici come “Il Giovane Holden” (che poi, neanche a dirlo, era il suo libro preferito) ai thriller, spesso considerati un genere di serie B. Ma a lui non interessava, poiché credeva che la cultura coincidesse con la curiosità, e la persona davvero colta è capace di aprirsi alle più varie forme di produzione culturale, da quelle più “pop” ad altre più elaborate e di nicchia. Cosa c’è di più banale della costante e ossessiva ricerca dell’originalità, che spesso caratterizza chi ama forgiarsi del titolo di “intellettuale”? Un esercizio inutile che limita la spontaneità delle scelte, ecco cosa pensava il Signor Ateo. In fondo, credeva il Signor Ateo, si può essere complessi senza dover necessariamente risultare complicati.
In ogni caso, era innegabile che la sua cultura e il suo ateismo lo confinavano in un’assoluta ed eterna minoranza, una scomoda singolarità su quell’isola in cui la domenica le chiese erano sempre e immancabilmente affollate di fedeli, in estate come in inverno, un posto in cui gli unici libri che si leggevano erano la Bibbia e i testi del Catechismo, un luogo in cui la gente usciva la sera, si riuniva intorno a un tavolo e non parlava di nulla, si limitava a guardarsi in faccia, a fumarsi in faccia e a sorseggiare un bicchiere pieno di qualcosa.
Persone totalmente vuote di contenuto, le definiva il Signor Ateo, nei confronti delle quali nutriva la più completa e radicata disistima. “Il vostro problema, che poi è anche la vostra più grande salvezza, è la totale mancanza di consapevolezza”; questa era una delle “frasi celebri” che il Signor Ateo gridava durante una delle innumerevoli litigate con il malcapitato compaesano di turno (per motivi non sempre comprensibili o comunque condivisibili), il quale reagiva fissandolo con occhi confusi, al più si toglieva dall’imbarazzo lanciando un commento tipo “è lei che ha problemi, Signor Ateo” oppure “ma a lei chi la capisce?”. Nessuno, in effetti.
Uno degli aforismi preferiti del Signor Ateo era una frase di Charles Baudelaire, ovvero: “sappiamo che saremo capiti da un numero piccolo, ma questo ci basta”.
Non era sempre stato così. Spesso non gli bastava. Da giovane, per esempio, avrebbe spesso voluto che ci fossero più persone in grado di capirlo, pronte a dargli ragione, capaci di dire, semplicemente, “sì, sono d’accordo con te”, oppure “sono anche io così, come sei tu”. E invece, con il passare degli anni, era stato costretto a farsi andare bene quel micro universo di solitudine in cui alloggiava, quel piccolo spazio fatto di poche, solide certezze e abitudini, fino a quando la frase di Baudelaire non divenne “so che non sarò capito da nessuno, ma questo mi basta”.
Il Signor Ateo era eccessivamente severo nei confronti del prossimo? Probabile, ma chi può dirlo fino in fondo? Era così e basta, andava bene a lui e, tutto sommato, andava bene anche agli altri abitanti dell’isola, che avevano passivamente accettato le attitudini e i comportamenti di quello strano soggetto di cui nessuno ricordava il vero nome, e così il Signor Ateo era finito per diventare un estraneo nel posto in cui era nato e cresciuto, uno straniero in patria.
Aveva mai pensato di andare via, di lasciare l’isola per raggiungere mete più adatte al suo modo di pensare e di agire, luoghi in cui, magari, si sarebbe sentito meno solo? Si, ci aveva pensato, ma restò nient’altro che un pensiero.
Rimase lì, il Signor Ateo, nell’isola in cui non poteva contare su nessun affetto, l’isola che si portava nel cuore come un peso orribile.
Rimase lì, il Signor Ateo, e i motivi di questa scelta, o di questa “non-scelta”, sono tutt’ora sconosciuti.

Troverai qui tutte le novità su questo libro

Commenti

  1. (proprietario verificato)

    Qual è il confine tra “credere” e “non credere” e quale rapporto è possibile tra credenti e atei? Dio c’è per tutti o non c’è per nessuno?
    “Il Signor Ateo” di Francesco Adile non fornisce risposte a queste domande, ma sembra suggerire le domande giuste per giungere, forse, alla conoscenza di sé. Il cammino è incerto e doloroso ma in premio ci sono consapevolezza e coerenza. Che, di questi tempi, non è poco.

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Francesco Adile
Sono nato a Genzano di Roma (RM) nel 1993, ma sono cresciuto a Patti, in provincia di Messina. Ho una laurea triennale in Economia e Commercio all’Università di Bologna e una laurea magistrale in Marketing Management alla Montpellier Business School, in Francia.
Ho vissuto un anno a Bruxelles per due tirocini e un anno in Costa Azzurra, dove ho lavorato in contratto d’apprendistato presso una multinazionale informatica.
Attualmente sto lavorando a un progetto imprenditoriale.
Mi piace la politica, il calcio, il teatro, la lettura, la scrittura, i viaggi e gli scacchi, non necessariamente in quest’ordine. Il mio romanzo preferito è “Il giovane Holden”.
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