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Il silenzio dell'assenza

Il silenzio dell'assenza
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Consegna prevista Aprile 2022
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Un giovane uomo cammina di spalle, si sta allontanando da una piccola chiesa e dentro di sé porta un grande dolore, che nemmeno il tempo è riuscito a scalfire. Si sente escluso dalla società ed estraneo al suo stesso Io.
Tuttavia non è solo, qualcuno lo sta osservando da tempo. E’ un giovane prete. L’unico che ha in mano le chiavi per salvarlo, l’unico che può sbloccare quella porta che, chiusa da tempo, impedisce a lui di vivere una vita normale.
I due non si conoscono, eppure il destino li porterà ad incontrarsi, in un viaggio alla scoperta di un passato che quell’uomo aveva tentato disperatamente di lasciarsi alle spalle, ma la verità lo aspetta e non fa sconti a nessuno e ciò che porta con sé spaventa più di ogni altra cosa.

Perché ho scritto questo libro?

“Un libro dev’essere un’ascia per il mare ghiacciato che è in noi” scrisse Franz Kafka. É stato quello che ho provato mentre componevo parole e frasi, sforzandomi di dare loro la forma e l’armonia che desideravo.
Dentro di me c’era una enorme distesa di ghiaccio. La fantasia e l’immaginazione mi hanno permesso di addentrarmi nuovamente nella mia interiorità, avevo bisogno di costruire un mondo che riflettesse le mie paure e le mie angosce, volevo parlare di me, celandomi in una storia inventata

ANTEPRIMA NON EDITATA

Prologo

19 Novembre 2028, Mantova

Il vento sferzava gelido i rami spogli, sollevando silenziosamente le foglie morte, adagiate sull’asfalto grigio. Il cielo era denso di nuvole che, sembravano voler esplodere in un violento pianto sulla città immobile.

Uscii silenziosamente dalla chiesa, immerso nel frastuono delle campane festose, misi le mani intirizzite dentro alle calde e accoglienti tasche del parka nero, avvicinando il volto tremante al petto e chiudendo tra le spalle ricurve l’esile collo.

Lo sguardo era fisso sulle mattonelle del sagrato, il passo deciso verso la macchina poco distante. Il freddo mi avvolgeva la mente intorpidita che, felice per la conclusione della cerimonia, criticava le vane e superficiali parole del sacerdote: illusioni fittizie di un mondo inesistente.

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Passai meccanicamente oltre i gruppetti di persone che parlavano allegramente, incuranti del gelo e delle raffiche di vento. Da quanto tempo non scambiavo con qualcuno una parola che non riguardasse il lavoro? Non era certo il vento ad impedirmelo, era il ghiaccio che mi portavo nel cuore, che mi separava dal resto del mondo, che ogni domenica mi guidava in chiesa per chiedere spiegazioni ad un Dio distante, il quale, da dieci anni, ascoltava puntualmente ma non rispondeva.

Due bambini correvano sul sagrato, inseguendo una foglia di quercia che roteava svolazzando, indifferente dei prodi inseguitori. Una lacrima si formò nei miei occhi, ma la ricacciai indietro con violenza, ad appesantire un’anima incapace di liberarsi dai suoi tormenti più nascosti.

Mi sforzai di tenere il volto chino e di controllare il tremolio dei denti che si faceva sempre più insistente. Sospirai. Non avrei mai potuto trovare le risposte che cercavo, né avrei potuto affievolire i sensi di colpa che mi tormentavano: era la mia pena, un inferno ante mortem con il quale avevo imparato a convivere.

Raggiunsi una stradina sulla destra che portava alla macchina. Pochi metri e sarei stato da lei. Finalmente. Caldo. Casa. Solitudine.

Mi chiedevo sempre perché, ogni domenica, mi presentassi a Messa, senza ricevere l’Eucarestia e senza recitare una sola preghiera. Una forza interiore mi costringeva ad andarci, un richiamo implacabile, l’eco di un passato che avrei preferito dimenticare per sempre.

Una voce squillante mi risvegliò del mio torpore. Sentii urlare: “Ehi, fratello, fermati!”. “Fratello, ma stai parlando a me? Io non sono il fratello di nessuno” borbottai sottovoce.

Mi girai con aria interrogativa per vedere chi stesse urlando.

Un giovane prete, dal viso raggiante, stava correndo verso di me. La veste da cerimonia svolazzava dietro di lui, bianca e pura come il suo sorriso smagliante, lo sentii dire: “Sì amico, sto parlando con te. Fermati, come ti chiami?”

“Amico, ma io non ho amici…” mormorai.

Sentii improvvisamente gli occhi gonfi riempirsi di lacrime, rinchiuse da tempo nel mio cuore. Quella parola, quella maledetta parola. Le gambe cedettero improvvisamente sotto il peso di una forza invisibile, risvegliata dal suo sorriso, dal suo entusiasmo e da quella parola.

Non avrei più potuto reggerlo. Crollai a terra immerso nel mio silenzio, tra la confusione del vento.

Troverai qui tutte le novità su questo libro

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Marcello Amadei
Marcello Amadei è nato il 10 gennaio 2002, si è diplomato al liceo scientifico e, attualmente, è iscritto alla facoltà di ingegneria aereospaziale al Politecnico di Milano; vive a Salsomaggiore, tra le colline parmensi dove, nel tempo libero, ama coltivare le sue passioni: ascoltare musica, praticare sport con gli amici e dare forma alle sue emozioni attraverso la scrittura di storie, canzoni e poesie.
“Il silenzio dell’assenza” è il suo primo romanzo, scaturito dalla necessità di trasporre paure, insicurezze e sentimenti in un racconto inventato, nel quale, la psicologia del protagonista si intreccia con un terribile omicidio irrisolto.
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