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Il tempo perduto

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«Non soffri di narcolessia, Mad. Qual è la dimensione per eccellenza, qui nel nostro mondo, totalmente svincolata dai concetti limitati di spazio e tempo, se non quella onirica?»

Charles tornò a sedersi sul lettino.

«Quelli che tu credi che siano sogni, in realtà sono viaggi. Puri e semplici viaggi. Nel passato o nel futuro, se sei così affezionata alla terminologia di questo mondo. Il tempo non esiste se non nella nostra mente: la nostra esistenza è, in effetti, un continuo presente, teso all’infinito».

Un viaggio alla ricerca del “tempo perduto”: a partire da Proust e Carroll, con un pizzico di Freud, Bergson e Barrie, fino alle più recenti saghe fantasy.

(Ci tengo a ringraziare Giorgia Palazzo, che ha modificato l’immagine associata alla storia)

Perché ho scritto questo libro?

Perché sin da bambina ho amato il capolavoro di Carroll, che sembra nascondere una miriade di significati, nella sua apparente banalità.

Perché mi affascina il mondo dei sogni, che ancora oggi costituiscono un universo pressoché totalmente inesplorato.

Perché mi sorprende sempre riscoprire frammenti del mio passato, sparsi, come tanti piccoli indizi, nel cuore delle più comuni sensazioni.

Troverai qui tutte le novità su questo libro

Commenti

  1. (proprietario verificato)

    Buon giorno, devo dire che questo libro mi ha colpito parecchio!
    L’azione si svolge in una piccola cittadina chiamata Landerwond nella quale la protagonista giunge dopo una serie di traslochi immotivati (almeno apparentemente). Le porte misteriose di Landerwond si spalancano di fronte Madaleine rivelandole una realtà inconcepibile.
    All’inizio della storia il lettore si trova intercalato nella mente di una ragazzina di 17 anni, frustrata dai continui cambiamenti e dalle conseguenze che essi hanno su di lei.
    Appare subito chiaro il ruolo-chiave della protagonista, elevata a personaggio universale grazie allo stile dell’autrice. Inizialmente Madeleine appare vuota, come un cliché vivente che si muove solo grazie alla maestria dell’autrice. Con lo sviluppo della trama, però, l’eroina della trama inizia a svincolarsi dalle catene della scrittura immergendosi sempre di più nel paese della fantasia e della meraviglia.
    Chi è Medeleine, in realtà?
    Nel porsi questa domanda si capisce immediatamente che non vi è una vera e propria risposta: Madeleine può essere chiunque come può essere nessuno, un’eroina dalla tenacia di Achille e un’anti-eroina dell’umanità di Giasone. Ha un po’ della forza di Ettore, epica e filosofica, e delle intuizioni del fanciullino pascoliano.
    Madeleine è un mix di emozioni e sentimenti, temperata, talvolta, dall’estemporaneo cliché.
    Gli altri personaggi sono tutti creati dalla cultura e dalla passione per scienze e letteratura: intrigati, innamorati, perduti, ripercorrono i passi di una tragedia ormai tramontata da tempo.
    Hatter, perfido assassino, pare seguire a ruota una Medea imbestialita proliferando e rilasciando di tanto in tanto ragionamenti bergsoniani. La sua ossessione, la caducità del tempo, diventa quasi uno sfogo per la sua cattiveria, un modo per vendicarsi della sia stessa inettitudine. Perché sì, dietro la figura mostruosa di Hatter, si nasconde un inetto debole, un bambino deformato dal desiderio di arrestare il tempo.
    Al di là della magia che Wonderland e Neverland portano in scena, i riferimenti e i ragionamenti sono ben coesi, basati non su semplice lettura ma su uno studio profondo dei testi. Il lettore non si immerge solo nella fantasia ma anche nelle scienze e nella filosofia, per poi assaggiare un po’ di psicologia. Ogni dettaglio dei primi capitoli diventa il protagonista dei capitoli successivi, formando un puzzle intricato e psichedelico. Le citazioni utilizzate ad inizio capitolo servono ad inquadrare meglio i concetti che seguiranno, attirando il lettore nell’uragano di magia e cultura.
    Lo stile di scrittura, infine, è caraterrizzato da una perfetta sintassi, da una grammatica di tutto rispetto. Gli aggettivi diventano importantissimi con un ruolo chiave nella spiegazione del tempo.
    Tempo.
    Cos’è dunque il tempo se non l’espressione della soggettività?

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Annita Bava
Descrivermi in poche righe? Si chiede troppo a una persona prolissa e riservata come me. Oh, ecco due aggettivi. Prolissa. Terribilmente prolissa. Potrei stare qui per ore a parlarvi di qualunque inutile argomento. Purché quell'argomento non sia io. Detesto parlare di me. Imbranata. Indecisa. Pigra. Sognatrice, con la testa sempre tra le nuvole. Ventiseienne. Calabrese (sono pur sempre aggettivi, no?). Animalista. Leggo molto, scrivo altrettanto. Ho deciso di puntare su un Fantasy, ma non c’è un genere che prediligo: su wattpad, sotto lo pseudonimo di “Koira”, ho pubblicato svariate storie. Medico alle prime armi, aspirante cardiologa, amo la medicina più di ogni altra cosa. Eppure non potrei fare a meno di scrivere. Checov direbbe che “la medicina è la mia legittima sposa, mentre la letteratura è la mia amante: quando mi stanco di una, passo la notte con l'altra". Ah, amo le citazioni.
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