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Immigrato di periferia

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Oggi tutti possono percepire la paura, l’insicurezza e vedere il degrado che ora, fuoriuscito dalle periferie, dilaga incontenibile in tutte le città. Cresciuto con le leggi della giungla urbana, faccio equiparazioni tra presente e passato, la strada, il lavoro, le rapine, le emozioni, fuori e dentro il carcere. Racconto la violenza, i mesi d’isolamento, i compagni di generazione morti, i suicidi di carcerati e di agenti penitenziari, le banche che rapinai, che mi chiesero i risarcimenti morali e materiali, le stesse che oggi rapinano i risparmiatori. Descrivo i pregiudizi per i miei carcerieri, fragili e impreparati a una professione come espiazione di pena, da tutti disprezzata, mestiere che nessuno farebbe mai, ragione per cui siamo loro riconoscenti. Racconto di luoghi dove sei nudo e le regole di convivenza sociale non servono più a proteggerti, coprono solo la forza o la debolezza nei tuoi occhi, lo sguardo marchia l’esistenza, la realtà ti butta in faccia come sei veramente. Ricordo la Rossa, giovane vittima della propria bellezza che cresceva, senza protezione, in una famiglia fragile, facile preda in un territorio degradato e controllato da branchi di lupi affamati. Racconto il nord Africa dove ho respirato quello spirito, troppo grande per essere contenuto nel corpo di un solo uomo; le stesse intenzioni represse incontrate all’interno della sezione degli arabi, dove ero detenuto l’11 settembre 2001, durante l’attacco alle Torri Gemelle. Parlo di me, come delle genti nella periferia di allora, private della protezione della cultura e della terra, sfruttate e abbandonate. Ora, come allora, sono a caccia, in marcia verso casa di chi le ha derubate.

Perché ho scritto questo libro?

E perché no! Alla mia età o ti tingi i capelli e vai a ragazzine, o puoi decidere di fare la conta dei sopravvissuti; frammenti di vita che io posso ancora raccontare, scritti anche per chi non ha tempo di leggere.

Troverai qui tutte le novità su questo libro

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Roberto Macchia
Nato nel 1960 a Bologna, cresco nella periferia che mi forma a un buon analfabetismo di andata. Nel tempo svolgo diverse attività, da garzone di bottega a operaio e artigiano. Dopo anni come consigliere sociale presso una cooperativa orientata su progetti in tema di carcerazione alternativa, lascio l’incarico per recarmi a lavorare in nord Africa. Rientrato, inizio a lavorare con il web e a scrivere questo libro nel tentativo di limitare, per quanto possibile, gli effetti dell’analfabetismo di ritorno.

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