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Incontri quasi per caso

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Quando nel 1914 E.L. Masters scrisse l’Antologia di Spoon River, mai avrebbe immaginato che quasi un secolo dopo uno scrittore – al quale il padre aveva imposto il nome del poeta americano – ispirato ma quasi obbligato, spinto da un potente impulso, avrebbe deciso di emularne l’idea: raccontare storie di gente qualunque.
Per farlo parte per un non-viaggio in treno: da Torino a Palermo, lungo tutto lo stivale per raccogliere dai suoi occasionali compagni di viaggio le loro vicende. Questa volta a parlare saranno persone vive, con i loro drammi, le loro gioie e i loro difetti: particolari ma, come in Spoon River, universali.
Tra tutte, la storia principale che racconta è proprio la sua: il suo modo di essere e di pensare, i suoi vizi e le sue debolezze, il suo feroce cinismo che non è arretrato nemmeno davanti alla scoperta dell’esistenza di un figlio…
Dall’introduzione a cura dell’autrice

1. Il manoscritto

Succede.

Ti alzi una mattina con una pazza voglia di non fare nulla. Ti guardi in giro e già senti che la voglia pazza di non fare nulla comprende anche la certezza che non farai alcuno sforzo, di nessun genere. Quindi di uscire nemmeno a pensarci. Il gesto meno faticoso a cui riesci a pensare è quello di aprire il cassetto della scrivania. È da un po’ che ci pensi, ma una ritrosia dell’anima ti ha fermato.

Cincischi, giri fogli, vecchi biglietti di teatro – hai passato una vita a scrivere per il teatro – ed è lì: proprio sotto la busta gialla, quella con la foto dell’ultimo inchino della compagnia, quella che tanto successo aveva riscosso con la pièce più famosa. L’avevo nascosto lì, il manoscritto originale che non avevo ancora avuto cuore di leggere. Paura di conoscerti, forse? In fondo cosa sapevo di te? Giusto quello che il tuo amico mi aveva raccontato. Quindi cosa nascondeva il manoscritto? Nessuno lo sapeva, nessuno lo aveva letto. Qualcuno – ma non ricordo chi – mi ha accennato a un progetto di cui avevi parlato. Un’idea che aveva a che fare con il racconto di storie di gente qualunque, di gente che non finisce sui giornali. Certo, non ne ha il fascino né la forza. Insomma il tuo esatto contrario. E che l’idea aveva a che fare con l’Antologia di Spoon River. Forse l’omonimia con l’autore ti aveva acceso la fantasia? Ma aveva a che fare anche con un treno. Il treno della vita? Perché sui treni la vita scorre e non è parallela ai binari percorsi ma vi cammina sopra, si nutre di quel tempo che collega una stazione all’altra, sale e scende come i viaggiatori casuali: figure messe lì da un destino già scritto, da un dio qualsiasi che gioca a dadi e a cui esce sempre il sei – sempre il numero vincente – o semplicemente dagli ingranaggi a volte arrugginiti che un giorno cominciano a girare al contrario. Ne hai avuti, di ingranaggi che prima si sono arrugginiti e poi hanno cominciato a girare al contrario. L’ispirazione, per dirne una. Di punto in bianco – e non è un modo di dire – ti ha abbandonato. Come un’amante che non ti ama più o che ha trovato un nuovo amore e non ha saputo darti la giusta precedenza. Eri famoso, ti chiamavano anche in televisione a mettere su programmi di rivoluzione culturale. E tu ci andavi, quasi impregnato dalla tua aura di immortalità. Ma quando la tua musa ti ha lasciato non avevi più idee, non avevi più entusiasmo. Con una bottiglia in una mano e un bicchiere nell’altra, sedevi al buio. Altro ti girava per la testa.

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Quella donna, per esempio, che ti aveva scritto la lettera; ti aveva scritto che avevi un figlio e non ti allegava alcuna foto. Ma quando e perché l’avresti conosciuta? Non lo sapevi, non lo ricordavi. Pensavi che quello fosse il prezzo della celebrità e che dovessi pagarlo, perché fino ad allora tutto ti era arrivato gratis. Ti immagino – perché non posso fare altro – mentre la bottiglia perde peso e la tua testa riprende a girare alla ricerca di un volto, di una situazione, di un qualche frammento di vita che si illumini all’improvviso, che si alzi in piedi come uno scolaro modello e ti scriva alla lavagna nome e cognome del tuo delirio. Ma niente, non succedeva niente, la tua testa era solo vuota di immagini e piena di alcol. La seconda bottiglia era a portata di mano, ma il sonno finalmente si è concesso e hai sognato. C’è una donna – su una spiaggia – che sta guardando verso il mare: il braccio piegato per coprire con la mano gli occhi dal riverbero del sole sulle onde piatte. Sta aspettando qualcuno ma all’orizzonte non c’è nessuno: nessuno in acqua, nessuna nave in vista, nemmeno un gommone o una barchetta, nulla. E allora che fa? Cosa guarda? Cosa aspetta? Si gira perché ha avvertito il tuo sguardo alle sue spalle e ti sorride. Ma è tua madre! Che ci fa lì? Anche se stai sognando lo sai, lo sai che tua madre è morta; eri ragazzino quando è successo. Tutti intorno a dirti che era andata in cielo, ma tu il cielo lo vedevi grigio e coperto di nuvole e non sapevi dove guardare. Al risveglio – nel cocente mal di testa dell’ubriacatura – un pensiero, una visione, un’illuminazione. Non poteva che essere lei la donna che quella notte ti aveva raccolto – ancora una volta ubriaco – dalla panchina dell’autobus. Ti aveva tirato su; tu farfugliavi e lei ti ha accolto in casa sua, come una novella. No, era un altro sogno, non poteva essere.

«Ci penserò domani» avevi detto, ma se domani fosse troppo tardi? Se domani ti sfuggisse? Un figlio, hai un figlio e non sai chi sia, dove si trovi, che faccia abbia. Brutta storia.

Invece tutto fu facile. Ti bastò chiamare il tuo avvocato, tutto risolto. Non che ci mettessi del cuore, questo no, non era da te. Così mi è stato riferito. Ma che importa, il tempo aggiusta tutto e tutto ha aggiustato. Mi hai lasciato questa casa, mi hai lasciato questo peso, questo manoscritto che hai protetto come un figlio; ma tu, di figli, che ne sapevi? Non mi conoscevi ancora.

Non ho guardato in cielo quando mi hanno detto che un treno – proprio un treno, coincidenza o caos – ti aveva abbattuto.

06 luglio 2018

Aggiornamento

il 6 luglio a Polignano a Mare, in una cornice spettacolare, circondata da affetto e curiosità. Essere sul palco di una manifestazione così importante, condivisa con i grandi nomi della letteratura italiana e della società civile, da Dacia Maraini a Salvatore Borsellino, da Maurizio de Giovanni a Carlo Cottarelli. Con il mio presentatore seriale di questo libro, il giornalista Livio Addabbo abbiamo catturato l'attenzione di chi ha voluto onorarci della sua presenza prendendo posto e di chi passando si è fermato incuriosito. Non posso non ringraziare la giornalista Dalila Bellacicco che mi promuove costantemente e che mi ha presentato una delle organizzatrici del Festival del Libro Possibile, la prof. Irene Martino. Ha letto il libro e ...mi sono ritrovata sul palco. Grazie a quanti hanno assistito e a tutti quelli che, bontà loro, hanno letto e leggeranno il romanzo. E non potrebbe mancare il ringraziamento alla casa editrice bookabook e al suo team, senza il quale non sarei da nessuna parte.
16 Novembre 2016
Un po' di materiali relativi alla presentazione che Chiara Pellicoro ha tenuto domenica 13/11: qui di seguito trovate video e foto!
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https://www.facebook.com/chiarafrancescapellicorodecandia/videos/1144607458987327/
16 Novembre 2016
Pubblichiamo qui di seguito due interessanti articoli che parlano di Chiara Pellicoro e del suo "Incontri quasi per caso":
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Commenti

  1. Un libro inquietante e pieno di situazioni imbarazzanti. Un libro che genera un vortice di energia attorno a se tale da poterlo considerare un vero e proprio sortilegio. Il mio rapporto con la lettura di questo libro ha avuto, in effetti, proprio dell’inquietante ed ha rivelato quasi la magia o il sortilegio che si nasconde spesso fra le pagine di un libro, mi ha fatto comprendere il rapporto quasi animico che si può avere con un libro e con la storia celata in esso. Ho ricevuto questo libro quasi come un “regalo” un acquisto inaspettato e estemporaneo per gratificare la mia cara amica Chiara, con la quale cosi, come sul treno della vita, abbiamo incrociato le nostre vite condividendo il solaio fra i nostri due appartamenti e una piacevole amicizia e corrispondenza. Un libro accettato quasi per “dovere” o per “cortesia. Messo lì, una volta ricevuto, sul cruscotto della mia auto, pronto per essere letto, per dovere e per cortesia, quel giorno in cui magari avessi proprio avuto il tempo vuoto da pensieri e impegni per leggerlo, tutto d’un fiato, quasi solo per pura curiosità. In realtà forse non avevo neanche letto il titolo di copertina ancora. Era li ma non aveva la mia attenzione. Ma i libri e le nostre storie, vissute e raccontate, hanno una trama nascosta senza tempo, si adagiano forse su una trama unificante, una sorta di matrice, di un racconto infinito e senza tempo. Fatto sta che il libro ha rivelato inspiegabilmente il suo legame con esso e probabilmente on la sua autrice, chiamando la mia attenzione in un momento molto preciso, assolutamente inaspettato, quei momenti di riflessione che solo nel chiuso della nostra auto, estraniati dal mondo riusciamo a fare, quei momenti in cui riepiloghi sventure, fortune, sfortune, incidenti, accidenti fortuiti, scelte razionali e irrazionali della vita, e ti abbandoni al flusso inspiegabile degli avvenimenti convulsi della tua vita non trovandone assolutamente la benchè minima ragione e, incazzandoti con la tua profonda insipienza e impotenza, ti senti costretto e paralizzato nei movimenti, come legato ad una rete di fili, manovrati da un cinico e dispettoso burattinaio, e ti senti l’avatar di un videogame assurdo e cinico! Ecco, in quel preciso istante in cui formulavo il pensiero: “Ma Dio deve essere uno che gioca a dadi con la nostra vita!!” … il libro chiama la mia attenzione e si fa afferrare per rivelarmi si dalla prima pagina la sua “verita”: “Dio gioca a dadi con la nostra vita ”. E il gioco si è rivelato essere il senso profondo del nostro vivere: capire le regole di questo gioco è l’unica missione di ognuno di noi.

  2. (proprietario verificato)

    Sorprendente e familiare al tempo stesso…l’urgenza di continuare a leggerlo tutto d’un fiato, fino alla fine…piacevolissima lettura, di quelle che lasciano una sensazione di dolcezza quasi palpabile…

  3. Davvero un bellissimo libro, un romanzo che fa conoscere gente, gente qualunque che incontriamo
    Ogni giorno, e che Chiara li descrive molti bene! Un finale molto bello che non mi sarei aspettata!
    Complimenti sei stata bravissima…
    Ed ora mi tocca leggere l’angolo già mi hai incuriosita molto…

  4. Sostenitori di un’amica, ammiratori di una scrittrice con uno stile narrativo che incuriosisce e coinvolge. Letto con interesse. Brava!! Nel panorama letterario contemporaneo una voce fresca e innovativa.

  5. Un treno che viaggia ad alta velocità,quello di Incontri quasi per caso.
    Impossibile resistere alla tentazione di conoscere la storia di Edgardo e dei personaggi che incontrerà sul treno.
    Un viaggio,reale o immaginario che sia, apporta sempre nuovi modi di interpretare la realtà,e Chiara con
    uno stile pulito e scorrevole ,senza mezzi termini, ci sbatte in faccia le virtù e i vizi di ogni personaggio, permettendo al lettore di identificarsi o guardare le cose da un altro punto di vista.
    Lettura consigliatissima,ricca di spunti di riflessione.

  6. Un treno che viaggia ad alta velocità,quello di Incontri quasi per caso.
    Impossibile resistere alla tentazione di conoscere la storia di Edgardo e dei personaggi che incontrerà sul treno.
    Un viaggio,reale o immaginario che sia, apporta sempre nuovi modo di interpretare la realtà, e Chiara con
    uno stile pulito e scorrevole ,senza mezzi termini, ci sbatte in faccia le virtù e i vizi di ogni personaggio, permettendo al lettore di identificarsi o guardare le cose da un altro punto di vista.
    Lettura consigliatissima,ricca di spunti di riflessione.

  7. Un’idea semplice da fare invidia. Quale spettacolo guardare e descrivere se non quello della commedia umana (per la quale non si paga neanche il biglietto direbbe Bukowski)? Diluita nel nome collettivo che la racchiude, la gente si mostra a chi paziente la sa osservare per quello che è, un caleidoscopio di screziature anagrafiche e geografiche (queste ultime sarebbe meglio sottolinearle più marcatamente, magari con sapienti inserti vernacolari). Uno spettacolo che guadagna di ritmo perché magistralmente collocato su quel macchinoso serraglio che rappresenta il treno a lunga percorrenza: di pari passo con la narrazione, esso fende i sentieri dello spazio tempo, fino a seguire una traiettoria ondivaga tra realtà, finzione e metafinzione (letteraria). E il finale a sorpresa che coinvolge la voce narrante ne è la più chiara testimonianza, oltre a costituire un manifesto del diritto-dovere di chi narra: scoprire, primo o ultimo che sia non importa, anch’egli le proprie carte, non barare, mai, davanti al lettore.

  8. Ciao Chiara, davvero complimenti per la qualità della scrittura, per l’intensità dei
    personaggi e per la trovata dei racconti nel racconto. Tra l’altro indotto dai
    tuoi personaggi sono andato a rileggermi le poesie di Spoon River, un effetto
    che tu evidentemente hai congegnato. Coinvolgente il racconto in soggettiva sul
    treno, con l’uso sapiente e dosato del linguaggio colloquiale. Ho notato che
    sei abile comunque nel cambio dei registri linguistici a seconda delle
    situazioni.

  9. Un romanzo di impatto,come tutti gli scritti dell’autrice, per stile e tematiche. Un viaggio nella psicologia dei tempi e degli uomini, in cui potersi identificare trovando risposte a quei quesiti sospesi a mezz’aria della gente qualunque. È facile affezionarsi ai suoi personaggi, così vicini alla soglia della verosimiglianza con vizi, pregi, difetti,segreti, sogni, speranze e contraddizioni universali. Come eterni e indimenticati rimarranno i modelli di riferimento, Masters e De André , che hanno folgorato la scrittrice, palesemente imbevuta di arte nelle sue più varie espressioni. Le presentazioni di “Incontri quasi per caso (Antologia della gente qualunque)” sono state un successo, considerata la non conoscenza, ai più,della Chiara-scrittrice ,la quale ha immediatamente conquistato il pubblico con la sua loquacità, catturando l’attenzione con la straordinaria vivace grinta che la contraddistingue.
    Ad maiora,Chiara!

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Chiara Pellicoro De Candia
Chiara Pellicoro De Candia è nata a Taranto ma vive in provincia di
Bari con il marito e i tre figli. Quando non scrive, esercita la professione di
avvocato. Incontri quasi per caso è il suo secondo romanzo.
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