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Index Case - La persona che credevo di conoscere

Index Case - La persona che credevo di conoscere
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Consegna prevista Aprile 2022

Quando il destino ti taglia la strada. Quando le cose non vanno mai come credi. Quando la festa del tuo compleanno diventa il funerale del tuo cuore. Quando a venticinque anni, appena compiuti, si è costretti ad affrontare il dramma di una separazione inaspettata. Quando nel proprio futuro non si vede che un oscuro passato. Quando la propria casa diviene la prigione desolata della mente. Quando la vostra anima é sul baratro dell’oblio. Quando il pantheon greco e al tuo cospetto. Quando Eros e Thanatos sono in guerra per Anteros. Quando a venticinque anni, si è colpiti dalla più potente endemia che il genere umano abbia mai conosciuto. Quando? Ora, è l’amore! È Index Case!

Perché ho scritto questo libro?

Caro Lettore! Vorrei poter spiegare il perché della scrittura di questo libro, rivelarti del mio desiderio di raccontare una storia che potesse essere letta. Eppure, non è cosi. Index Case è stato scritto per la speranza, per la redenzione, per l’assoluta consapevolezza di poter sopraffare il dolore. Index Case è respiro concesso alle parole, pensiero donato alle emozioni, è un cuore che ha conquistato la proprio volontà. Index Case è un atto di rinascita!

ANTEPRIMA NON EDITATA

DAY 1

Venticinque anni, clavicole sporgenti. Punte per ferire. Non ho mai avuto altro. Poi, lui, un ostinazione nello sterno. Un quarto e nessun anno pieno. Candeline fantasmi, segnali per l’aldilà. Ricorrenza obbligata, celebrazione continua di morte: un proposito da scongiurare.

Lo specchio dell’ascensore mi restituisce un’immagine distorta, sarà la luce che trema nel neon, saranno gli occhiali che non porto. Almeno per i prossimi dieci minuti, il mondo, uno schermo anni ottanta che mi balla davanti. “Cross My Heart” degli Eighth Wonder nelle orecchie, Patsy Kensit ultraterreno Caronte canta “Hope to die, may lightning strike me if I’m telling a lie”. Un obolo, condannato pegno, certezza d’infernale fracasso a distogliere pensieri. Passaggio d’anima tra piani di vana speranza e rassegnata pena. Armata di ferocia, la testa di colpo traghettata tra tempeste di voci e beat elettronici ha ancora in mente le sue parole, hanno trapassato le iridi e si sono infilate nel cristallino, l’assoluto in un attimo riflesso per tutta la mente. Le lenti non hanno potuto nulla, non c’era barriera a fermarle, nemmeno la sordità ha aiutato.

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Mani sulle orecchie, miseri scudi per una maturità inventata, cresciuto solo all’anagrafe. Percepisco sudore sopra le labbra. Caldo, l’arco di cupido vuole scoccare frecce. Io. Vorrei evaporare in questo due per due che sale e scende. Sono incollato qui. Silenzio improvviso. Un suono e schizzo fuori. Nel corpo l’acume puro dell’oceano solidifica: purificazione inversa. Propulsione catatonica d’arma, violenza motoria, vascello in fuga in un acheronte desolato per le trincee dei campi elisi, blasoni e soldati, metamorfosi divina: divento strale per la via, dardo d’acqua, non mi fermo e non scanso. Decido. M’infrango contro i passanti, sono onda di marea, non ho scuse, non ho voce, sono movimento che sostiene, promuove, scocca. Proiettile sofisticato, precisione da cecchino, colpo capace di subacqueo moto. Solo ferite ad ogni passo, ogni scontro un gelido colpo. Tutte le altre anime intorno: l’armata del dolore, il plotone dell’incoscienza, i figli dell’endemia. Miliardi di voi, di noi, di me: 7.869.443, 7.869.444, 7.869.445, 7.869.446. Siamo superfluo abitare, smisurato desiderio, duplicazione emotiva di cellule, intelligenze incatenate, eccesso di petrolio sul mare, residuo impazzito, numeri statistici: Io! Tu! Noi! Cosa sono? Cosa siamo? Cosa stiamo diventando? Anfitrite regina d’oceani, costretta sposa, nereide corvina. Amami. Urla il mio nome, grida la mia speranza sottratta e maledici il mio sentire. Sono altare sacrificale, un ecatombe di tocchi, sono un cimitero costruito in suo nome, un negromante vestito di spettri, sono superficie abissale che si apre, sono lo sguardo diafano dietro le tue spalle. Mi riconosci. Mi conosci. Sono qui e sono con te, sempre. Vorresti terremoto che avvolga, abbraccio di tomba, velluto di terra che copra il sacro del potere che mi dai, vorresti il mio sesso con il tuo, vorresti annullarti dentro me, orgasmo senza fine, volontà che ti chiama e poi il nulla. Perché non sei niente, tutto è niente.

Quelle parole: “È ora di crescere. È ora di me senza te. Ah, comunque, buon compleanno!”

Troverai qui tutte le novità su questo libro

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Stefano Elia
Potrei scrivere una classica biografia, dirvi dove sono nato, cosa ho studiato, ed elencarvi le mie innumerevoli passioni. Potrei, ma non lo farò. Sarebbe stupendo, caro lettore, che sia tu a dirmi chi sono dopo avermi letto. Vorrei la tua personale interpretazione di me, vorrei che ci conoscessimo attraverso Index Case. Vorrei fosse proprio cosi, come quando leggo un libro per la prima volta e penso: “sono proprio io, sto leggendo di me”! Perché è quello che apprezzo di più della narrativa, identificarmi, spero sia cosi anche per te! Spero di lasciarti un segno, un’impronta, un ricordo nel cuore e un brivido sulla pelle: in fondo siamo tutti umani, misteriosi e affascinanti, cosi infinitamente simili, siamo tutti un Index Case!
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