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Infamia e Rinascita

Infamia e Rinascita
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Consegna prevista Aprile 2022
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Emma Bailey vive a Whiteshell Bay, una piccola cittadina che si affaccia sul mare della Georgia. Ha un padre, delle amiche, una vita normale.
Una serata fuori dalle righe, un locale di strip tease e l’incontro con un ragazzo che lavora proprio lì, cambiano la sua realtà come non si sarebbe mai aspettata.
Lui è il sogno proibito che lei non avrebbe mai pensato di fare.
Lei è una libertà a portata di mano che lui non avrebbe mai pensato di avere.
Malgrado l’incontro turbolento, i due ragazzi iniziano a conoscersi, a comprendersi, a vedere la vita l’uno dal punto di vista dell’altra, scoprendo un mondo nuovo e che a tratti può spaventare.
Ma i demoni di un passato mai troppo lontano, strisciano tra le onde della baia di conchiglie bianche, e ricordano a tutti che niente è mai davvero come sembra.

Perché ho scritto questo libro?

Ho scritto questo romanzo perché volevo esplorare le coincidenze del fato. Perché spesso non ci rendiamo conto di avere delle enormi possibilità e le lasciamo passare. Volevo parlare di come il lasciar correre possa influenzare gli eventi futuri, come un macabro effetto farfalla.
Di come le coincidenze della vita, se colte nel momento giusto, possano salvare una vita, o condannarla.
Una storia per aiutarci a riflettere sulle declinazioni della parola “amore”.

ANTEPRIMA NON EDITATA

La strada dalla scuola a casa era stata tranquilla. Nelle ultime settimane, Emma aveva cominciato ad andare a scuola a piedi, malgrado fosse munita di macchina. Non era tanto perché guidare non le piacesse, più perché aveva deciso di muoversi un po’.

Non era esattamente atletica: aveva provato a entrare nel gruppo delle cheerleader, qualche anno prima, ma l’accoglienza non era stata delle migliori. Non avevano apprezzato che avesse provato ad entrare a due anni dalla formazione del gruppo e dopo qualche allenamento, fatto per giunta di malavoglia, aveva capito che non era cosa per lei. Così, lei e Johanna avevano cominciato ad occuparsi delle scenografie per il club di teatro di Christine, e lei aveva scoperto di essere un’abile sceneggiatrice quasi per sbaglio, quando aveva provato a scrivere un piccolo monologo ispirato alle Tre Furie della mitologia greca. Christine l’aveva trovato e, incapace di farsi i fatti suoi, l’aveva condivso con tutti, affidando ad Emma il compito di scrivere un dramma da portare in scena, che avesse come punto di forza quel monologo a tre. Con sua somma sorpresa, era stato un successo, ed erano riusciti ad inserirlo come progetto scolastico anche per gli anni successivi, sempre con un cast diverso.

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Infilò le chiavi nella toppa della porta di casa, osservando la macchina ferma nel vialetto, e appena aperta la porta, si trovò un cane di grossa taglia addosso, che abbaiava e saltava per arrivarle al petto. Emma si tolse gli auricolari dalle orecchie e li infilò in tasca alla rinfusa, sorridendo ed inginocchiandosi.

– Ciao, Maya! – esclamò, accarezzando le orecchie del pastore australiano. Malgrado fosse abbastanza grande, la bestiola, come la chiamava affettuosamente il padre, aveva poco più di sei anni. Lei le si strusciò addosso per un po’, poi schizzò verso la cucina, da dove provenivano dei rumori.

– Ehi, papà! – lo chiamò, togliendosi la giacca e mettendola sull’appendiabiti all’ingresso. Lasciò cadere lo zaino lì vicino e si tolse le scarpe, poi si incamminò verso il luogo in cui il cane si era appena diretto. Suo padre era davanti al forno e ci stava guardando dentro con fare assorto.

– Che ci fa qui Maya? – chiese Emma, aprendo il frigo ed estraendo il cartone di succo già aperto, per poi afferrare un bicchiere dalla mensola lì vicino.

John Bailey aggiustò la temperatura del forno e poi si tirò su con una smorfia contrita sul viso.

– Theresa doveva andare a prendere il figlio a casa di un’amica e me l’ha lasciata. – rispose, poi le si avvicinò e la baciò su una guancia. Lei si versò una buona dose di succo e lo bevve piano, godendosi il fresco anche se non era più estate. Malgrado i mesi estivi le piacessero, era più una ragazza da mezze stagioni. Se ancora esistevano.

– La porto a fare un giro, tu tieni d’occhio quel forno. Non mi fido. – continuò, uscendo dalla cucina. Emma, incuriosita, si fece appresso al forno e ci diede un’occhiata dentro. Aprì leggermente lo sportello e un dolce profumo di pesche le colpì il naso. Peach pie.

Ingolosita, osservò il timer, constatando che mancavano ancora più di venti minuti.

John riapparve alla porta della cucina e le puntò un dito contro.

– E non pensare nemmeno a mangiarla se dovesse essere pronta prima del mio ritorno! – la ammonì con finta severità. Lei alzò immediatamente le mani e fece l’espressione più innocente di cui disponesse.

I due si guardarono ancora per qualche momento, poi lui sorrise e si chinò per attaccare il guinzaglio del cane al suo collare. La salutò con la mano e si incamminò verso la porta. Emma la sentì aprirsi e chiudersi poco dopo.

Essendo appena rientrata, Emma decise che i compiti per il giorno dopo potevano aspettare e si diresse col suo bicchiere verso il salotto. Lo appoggiò sul tavolino di fianco al divano e ci si sedette con scarsa grazia, afferrando il telecomando e curandosi di non sedersi sul proprio telefono, appoggiandolo invece di fianco a sé.

Accendendo la TV, iniziò a scanalare, tentando di trovare qualcosa di decente da guardare, mentre la questione da sottoporre al padre continuava a ronzarle in testa. C’erano mille scuse che avrebbe potuto usare, ma nessuna sembrava quella giusta.

In realtà, il suo cruccio maggiore era dover mentire al padre. Dopo tutto quello che avevano passato, si erano ripromessi di essere sempre sinceri l’uno con l’altra, ed aveva sempre funzionato. Ora, invece si trovava nella scomoda posizione di interrompere la linea positiva. Mentre rifletteva su quanto la faccenda la facesse sentire a disagio, il telefono squillò. La ragazza abbassò il volume finché non rimase come leggero brusìo di fondo e prese il cellulare, controllando chi fosse a chiamare.

– Jo! – esclamò, appoggiandosi meglio ai cuscini del divano. Dall’altra parte, la voce della ragazza le arrivò squillante e cristallina.

– Ciao Emma! Scusa se non sono venuta a pranzo, ma la Davies mi ha trattenuta più del dovuto. – disse. Sembrava stesse camminando.

– Non ti preoccupare. – la rassicurò l’amica, prendendo il bicchiere con l’altra mano, e bevendo un sorso.

– Allora… so che hai parlato con Christine. – cominciò l’altra, con l’aria di qualcuno che non sa bene come approcciarsi alla faccenda. Emma rimise giù il bicchiere e scosse la testa.

– Già. Tu sapevi niente di questa storia? – domandò, accigliata. La risposta di Johanna la spiazzò.

– In effetti, si. –

La ragazza dai capelli color caramello rimase interdetta qualche momento, come processando la cosa, poi si tirò su dal divano, chinandosi in avanti.

– Scusami? – bisbigliò, certa di aver capito male. Probabilmente lo sapeva perché Christine ne aveva parlato prima con lei. Era sicuramente così.

Dall’altra parte del telefono, Johanna fece un respiro profondo.

– Quando mi ha detto di voler organizzare qualcosa di speciale, le ho detto che mia sorella lavora come manager in un locale fuori città. È in periferia ed è… –

– Riley lavora in un locale da stripper e non ce l’hai mai detto? – esclamò Emma, interrompendola dal proseguire. Era senza parole: si conoscevano dal primo anno e, a quanto pareva, c’erano ancora cose di lei che non sapeva.

Johanna sorrise, imbarazzata. Lo capiva dal tono di voce.

– Sembri sconvolta. – commentò a bassa voce. Emma strabuzzò gli occhi.

– Beh… – mormorò. “Vorrei ben vedere” era la frase che aveva voglia di dire, ma Johanna la precedette.

– Capisci perché non ve l’ho mai detto. – disse. Okay, touché. Dopotutto, ammettere di avere un parente che lavorava in quel campo, non doveva essere una cosa semplice. Soprattutto considerando quello che la gente poteva cominciare a dire in giro.

– Va bene, sei scusata . – le concesse alla fine. Non era del tutto convinta, ma già in passato era stata considerata la “puritana della scuola”. E si sa, al liceo se non hai avuto almeno qualche esperienza, sei una sfigata. Il fatto che Emma fosse single, non aiutava la sua reputazione, ma stranamente, a lei la cosa non dispiaceva.

– Senti, Em. Non facciamo niente di male. È tutto a norma di legge. – riprese Johanna. Emma alzò gli occhi al cielo, cominciava ad avere una mezza idea di dove l’amica stesse andando a parare.

– Non c’è bisogno che me lo diciate tutti, ho capito. – rispose, non volendo sentire di nuovo il discorsetto che aveva fatto Christine qualche ora prima.

– È solo che… è un’attività un po’ particolare e non vorrei che ti scappasse con… –

– C’è qualcuno in questa città che non abbia paura di Steven? – esclamò, a metà tra lo scoppiare a ridere e il chiuderle in faccia. Essere quasi parente di una persona “famosa” aveva dei pro, ma anche dei grandissimi contro. Per esempio, visto il campo in cui lavorava Steven, intorno a lei non si parlava mai di criminalità, non si parlava di sotterfugi o argomenti piccanti. La cosa era divertente all’inzio, ma alla lunga aveva cominciato a sentirsi tagliata fuori da diverse conversazioni.

Johanna rise di cuore.

– Mi spiace deluderti, ma io credo che perfino Luke abbia paura di lui. – disse, ed Emma si trovò a ridere insieme a lei. Già, Luke l’aveva visto due, forse tre volte, ma quando sapeva che Steven era in città, faceva svariati passi indietro e guidava più lentamente. Forse aveva paura che l’uomo spuntasse da dietro un cespuglio con un autovelox in mano, pronto a multarlo a qualsiasi velocità stesse andando.

– Mi farò dare il permesso da mio padre, non preoccuparti. – disse la ragazza alla fine, cercando di non ridere all’immagine che la sua mente le aveva appena fornito. Dall’altra parte, Johanna fece un urletto di gioia.

– Grande. – esclamò.

In fondo, Emma era fatta così. Era quell’amica che, malgrado non fosse mai del tutto convinta, ti seguiva dappertutto, ed era sempre pronta a tirarti fuori dai guai, se mai ci fossi finito dentro. Lei e Ethan si somigliavano molto in quello, forse andavano d’accordo anche per quella ragione, anche se, a detta di Christine, quella volta, Ethan era stato molto più entusiasta di lei. Emma aveva subito pensato al fatto che, probabilmente era perché finalmente c’era un luogo pubblico in cui poteva guardare dei ballerini mezzi nudi in santa pace e senza che nessuno gli desse fastidio.

In quel momento, il timer del forno trillò ed Emma si voltò verso l’orologio a parete.

– Ho una peach pie che è pronta ad uscire dal forno. Ci risentiamo. – comunicò all’amica, alzandosi dal divano e passandosi una mano tra i capelli. L’altra la salutò e riattaccò e, mentre Emma si dirigeva in cucina, pregò con tutta sé stessa che la torta non fosse bruciata.

*.*.*

Venne fuori che la torta non era bruciata. Anzi, aveva un leggero colorito sulla crosta che le dava un aspetto ancora più appetitoso. Suo padre era a casa da qualche giorno e si era dato alla cucina casalinga. Era rientrato da un paio di giorni, dopo aver tenuto un corso per programmatori informatici a Jacksonville, poco fuori dalla Georgia, ed aveva deciso che avrebbero ordinato molto meno d’asporto da quel momento in poi. Emma aveva chiesto spiegazioni, ma lui si era limitato a dire “ho avuto un’illuminazione” come se un fascio di luce l’avesse colpito dal cielo. E no, non stava parlando di alieni.

Emma era al bis, quando si fermò e appoggiò la forchetta sul tavolo. John stava facendo scorrere lo sguardo sul telefono, gli occhiali schiacciati sul naso e gli occhi attenti.

– Senti, posso chiederti una cosa? – esordì la ragazza, cercando di assumere un’aria disinvolta. John non distolse lo sguardo, ma annuì, facendo segno d’averla sentita.

“Dai, Emma, non è una tragedia.” pensò. Si schiarì la voce.

– Sabato è il compleanno di Christine e mi ha invitata alla sua festa. – disse. Come aveva immaginato, John alzò gli occhi dal telefono e si tolse gli occhiali.

– Sarà come quella dell’anno scorso? – chiese, per l’appunto. La ragazza fece un sorriso imbarazzato e scosse piano la testa.

– No… siamo solo noi. Le due coppiette, io ed Ethan. – rispose, concisa. John parve essere rassicurato dalla cosa e mangiò con calma l’ultimo pezzo di torta.

– E dove andate? – chiese.

La tattica che Emma aveva deciso di usare, non era esattamente di mentire. Era, più che altro di riformulare la cosa, dicendo tutto senza dire niente. Così, tirò un po’ su il mento, tenendo gli occhi in quelli del padre, per mostrarsi più sicura.

– È una specie di discoteca. Beviamo qualcosa di leggero, balliamo un po’ e poi rientriamo. –

Era più o meno la verità.

– E chi guida? – ripartì all’attacco. Non aveva intenzione di tralasciare nulla. D’altronde, quando era dovuto andare a prenderla alla spiaggia l’anno prima, aveva incontrato lo Sceriffo Barker, a cui aveva dovuto spiegare che lui non sapeva niente della festa e che le avrebbe fatto un discorsetto una volta a casa.

E quel discorsetto, Emma se lo ricordava benissimo. Era sobria, aveva bevuto solo una birra o due, ed era diventata rossa come un pomodoro, poi lui l’aveva praticamente costretta a promettergli di non fare mai più niente di stupido come organizzare una festa clandestina in spiaggia. Non aveva avuto il coraggio di guardarlo in faccia per i due giorni successivi.

Emma scrollò le spalle si appoggiò allo schienale della sedia.

– Luke e Kyle. – rispose. John annuì pensieroso.

– Bene, mi auguro che andrai in macchina con Kyle. – si sincerò.

A suo padre, come al padre di Johanna e alla madre di Kyle stesso, Luke non piaceva. Era una testa calda solo perché i genitori se la passavano bene. Anzi, Emma era convinta del fatto che non gli avessero nemmeno chiesto dove andasse per il compleanno della fidanzata. Ai viziati, quelle cose nemmeno andavano chieste. C’era anche da dire, che lei non aveva passato la cosiddetta fase della ribellione adolescenziale, perciò non aveva particolarmente a cuore chi guardava i genitori dall’alto in basso perché sentiva di poterlo fare.

– Non ti preoccupare, non ho intenzione di passare con Luke più tempo del dovuto. – chiarì, poi si alzò e prese anche il piatto del padre, portandolo al lavandino. Lui la imitò, alzandosi e cominciando a sparecchiare. Emma gli tolse i bicchieri dalle mani e lo ammonì con lo sguardo.

– Hai cucinato tu, questi li sistemo io. – disse, il tono che non ammetteva repliche. John fu lì lì per ribattere, ma poi si limitò a sorridere e le si avvicinò, dandole un bacio sulla testa.

– Non so che avrei fatto se non ti avessi trovata. – disse con dolcezza. Lei gli sorrise piano e si lasciò abbracciare un po’. Quei gesti d’affetto non erano inusuali per casa Bailey, ed Emma li accoglieva sempre molto volentieri.

John si scostò da lei e si voltò verso la sala.

– Ehi, ti va di guardare un film? – chiese, dopo avero guardato l’orario sull’orologio del forno. Lei annuì con convinzione, appoggiando i bicchieri vicino ai piatti.

– Preferenze? –

– Sorprendimi. – rispose.

A dirla tutta, Emma aveva già una mezza idea di cosa volesse vedere John, ma gli lasciò sperare di poterla stupire. “Shooter” era il suo film preferito per le serate di relax e lei era sicura che quella sera non avrebbe fatto eccezione.

Seduta accanto al padre sul divano, sentendolo commentare sempre le stesse scene come se vedesse la pellicola per la prima volta, Emma ringraziava che il fato avesse mandato John Bailey, diciassette anni prima.

Ringraziava che avesse guidato coi finestrini abbassati, quella notte, e che si fosse addentrato nella vegetazione, malgrado il buio. Che l’avesse trovata lui vicino all’acqua, a pochi metri da un lago in una foresta di Tallahassee.

“Come Mosè”, le aveva sempre detto lui.

2021-09-30

Evento

Cineteatro Agorà Cernusco Sul Naviglio La presentazione di "Infamia e Rinascita" ha finalmente una data! Parleremo insieme dei temi, di ciò che mi ha ispirato nella scrittura e vi racconterò un po' di me, per aiutarvi ad entrare nel mio mondo e nelle atmosfere della mia Whiteshell Bay. Venite in tanti, chiacchieriamo insieme ed aiutatemi a raggiungere l'obbiettivo per coronare il mio sogno! Vi aspetto!!
2021-08-27

Aggiornamento

Ciao cari lettori e lettrici! Siamo arrivati a metà di questa campagna e volevo ringraziare tutti per la vostra attenzione e per il vostro supporto! Ho cominciato una rubrica settimanale su Facebook e Instagram e vi invito ad andare a darci un'occhiata per immergervi al meglio nell'atmosfera di "Infamia e Rinascita". Vi aspettano i luoghi, i personaggi e i retroscena su questa storia e sono sicura che riusciranno ad emozionarvi come hanno emozionato me mentre la scrivevo. Un grande saluto a tutti!

Commenti

  1. Nulla è come sembra…o c’è molto di più di ciò che appare. Un libro ben scritto e fluido nella narrazione, nulla è lasciato al caso. La storia si dipana attraverso i personaggi in un susseguirsi di situazioni che li coinvolge. Ben presto la curiosità del lettore viene stimolata anche per l’empatia con i vari personaggi.
    Raccomando sicuramente l’acquisto del libro.

  2. PATRIZIA

    (proprietario verificato)

    Ho comprato la versione cartacea, ma nel frattempo sto leggendo la versione scaricabile. Colpiscono le dettagliate descrizioni, ti ritrovi immersa nella storia come se fossi presente di persona agli avvenimenti.
    Senza spoilerare, tutto parrebbe iniziare da una tipica cittadina tranquilla della realtà americana…ma si intuisce già dalle prime pagine che la realtà è ben altro. Puntuale e meticolosa la descrizione dei personaggi, aiuta a crearne un’immagine visiva e la rubrica settimanale su Facebook e Instagram, contribuisce ancor più a dare forma all’ambientazione del libro. Lo consiglio caldamente a tutti.

  3. Marta Roncalli

    (proprietario verificato)

    Entusiasta dopo aver letto solo poche righe dell’anteprima, ho deciso di pre ordinare il romanzo in cartaceo! Sono curiosissima di continuare la lettura, senza dubbio consigliatissima!

  4. Giovanni Mirabella

    (proprietario verificato)

    Ho letto l’anteprima, sembra una storia interessante, scritta molto bene e che coinvolge! Ho ordinato il cartaceo

  5. anna.ravini

    (proprietario verificato)

    Ho letto l’anteprima e ho trovato la storia molto interessante. Per essere il primo libro l’autrice ha dimostrato una notevole padronanza del linguaggio. Sono molto curiosa di leggere il libro completo e seguo con molto interesse la rubrica di approfondimento sul profilo Facebook e Instagram dell’autrice. Consigliato vivamente

  6. Giovanni

    Era da molto che non leggevo un libro, ma questa trama mi aveva molto ispirata per la sua originalità e i discorsi profondi che voleva portare. Ho comprato il cartaceo e devo dire, sono veramente soddisfatta! Una scrittura fresca ma mai superficiale, un romanticismo privo dei soliti cliché, temi coraggiosi ma mai affrontati in maniera pesante; l’autrice accompagna i personaggi nel loro percorso di formazione e cambiamento, e loro accompagnano il lettore in un viaggio che vale davvero la pena di fare!

  7. Antonietta Mangiolfi

    (proprietario verificato)

    Ho ordinato la copia cartacea, ho cominciato a leggerlo ed è curioso come si riesca ad entrare nella storia immaginando i personaggi come se fossero attori di una serie TV. Sarebbe molto interessante. La storia parte piano, da una descrizione dei personaggi che poi impari a conoscere e mi sono trovata ad empatizzare quasi con ognuno di loro. Mi piace molto come vengono caratterizzati. Non vedo l’ora di proseguire con la lettura.

  8. Pamela de Santis

    (proprietario verificato)

    ordinato il cartaceo!! il libro ha una narrazione che ti coinvolge,vuoi scoprire subito tutto di questi personaggi e vorresti vivere li con loro!!! bellissimo

  9. (proprietario verificato)

    Wow!! Ho letto l’anteprima e in seguito ordinato l’ebook, veramente bello! Finalmente una storia diversa che riesce a rompere parecchi cliché, senza mai cadere nelle banalità. Decisamente un libro che vorrei trovare in libreria!
    Consigliatissimo!

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Giulia Ravini
Mi chiamo Giulia, ho 23 anni e vivo a Milano, ma il mio cuore viaggia lungo le strade della campagna inglese.
Ho studiato lingue al liceo, ma l'unico linguaggio che mi interessa veramente è quello dell'arte.
Ho studiato teatro e cinema per tre anni, dopo il liceo, e questo percorso di formazione mi ha aiutato a creare personaggi con più sfaccettature rispetto a quelli che immaginavo da bambina.
Leggo e ascolto letture fin dall'infanzia e scrivo da altrettanto tempo.
Amo J.R.R Tolkien, le sue opere e i suoi personaggi ed è stato il primo autore che ho sentito davvero vicino.
Amo anche scrivere in inglese e andare a cavallo.
L'altra cosa che amo sono i lieti fine, ma non vuol dire che mi piaccia rendere la vita dei miei personaggi semplice ...
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