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Ipotesi del terzo tipo

Ipotesi del terzo tipo
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Consegna prevista Giugno 2022
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“Credi che se, avessimo fatto un percorso diverso, saremmo qui, adesso?”

È la domanda che assilla Greta, la protagonista del romanzo, e che tutti ci siamo posti almeno una volta. Alla conduttrice della trasmissione radiofonica “Qui Lo Dico E Qui Lo Nego” la vita darà una risposta inaspettata. Greta ha una relazione con il collega Mattia, che procede tra alti e bassi, e avverte un forte senso di precarietà. Vorrebbe di più, ma, inconsapevolmente, fugge l’impegno e fantastica sulla possibilità di riallacciare il rapporto con Cesare, una vecchia fiamma, o con Roberto, un amore mai consumato. La sera di Halloween, mentre sta per rispondere a un sms ricevuto da Mattia, Greta perde l’equilibrio e batte la testa. Intontita, si risveglia il giorno seguente a letto con Cesare e scopre con sgomento di essere sua moglie. Da quel momento, comincia a viaggiare tra dimensioni parallele, nelle quali esperisce versioni differenti della propria esistenza. Riuscirà a tornare indietro?

Perché ho scritto questo libro?

L’idea se ne stava acquattata dentro di me. La storia ha rotto gli argini e ho avvertito l’urgenza di metterla su carta. L’ispirazione era molto forte: le parole fluivano libere e i personaggi prendevano vita. Le domande che si poneva Greta erano le medesime che pungolavano me: cosa sarebbe accaduto se avessi imboccato un altro sentiero? Scrivendo “Ipotesi del terzo tipo” ho intrapreso un viaggio introspettivo e ho appreso molto su me stessa.

ANTEPRIMA NON EDITATA

CAPITOLO I

Accidenti, sono in ritardo. Mi scapicollo per raggiungere il caffè scelto da Alina per la nostra colazione insieme. Per poco, un’auto guidata da un nerd non mi mette sotto. Devo gonfiare le ruote della bicicletta. Non trovo mai il tempo. Ecco quel “posticino delizioso appena aperto”. Sono già stanca. Il nostro dovrebbe essere un appuntamento settimanale di assoluto relax, invece, di solito, io arrivo trafelata, sudata, malvestita e mi sento fuori posto. Lei, come sempre, è profumata, alla moda e fresca come una rosa appena colta. Non so come faccia.

“Greta! Ce ne hai messo di tempo! Che ti è successo stavolta?”

“Il gatto ha rovesciato i croccantini, io non ho sentito la sveglia e Mirta ha allagato il bagno per fare lo shampoo… Lo so, sono imperdonabile, ma il mio giorno libero si trasforma sempre in una corsa frenetica… Oggi devo fare la spesa e pulire casa da cima a fondo, ma vorrei trovare il tempo per acquistare un vestito che ho adocchiato in vetrina e quindi, bando alle ciance, devo farti una domanda di cruciale importanza e non posso fermarmi più di un’ora.”

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“Ti trovo rilassata…”

“Credi che, se avessimo fatto un percorso diverso, saremmo qui, adesso?”

“In questa caffetteria?”

“Non scherzare, intendo a questo punto delle nostre vite.”

“Filosofia di prima mattina, ci siamo proprio svegliate bene oggi…”

“Dai, rispondi.”

“Ma che ne so? Cos’è? Un quiz da sottoporre ai radioascoltatori per il programma?”

“Buona idea, devo segnarmela… No, è che con Matt le cose non girano.”

“Quante volte te lo avrò sentito dire, Greta, per poi apprendere, la settimana successiva, che avete trascorso un weekend a letto.”

“Lo ammetto, il sesso è grandioso, ma, a volte, sembra l’unica cosa che ci lega.”

“Ma se conducete la trasmissione insieme!”

“Sì, ma lui continua a vivere nel suo appartamento da scapolo impenitente ed io con Mirta; lui lavora ancora al fast food per arrotondare, ed io continuo a dare lezioni private d’inglese a ragazzini viziati e, a conti fatti, ci vediamo più spesso in radio che sotto le lenzuola.”

“Dai tuoi infuocati resoconti non si direbbe… Che c’è? Vuoi andare a convivere e non te lo chiede? Pensa a una montagna di camice da stirare…”

“Lui non porta camice e io non stiro.”

“Appunto! Tesoro, ti conosco dalla prima elementare, la tua Barbie non convolava mai a giuste nozze, non ti ho mai vista cambiare il pannolino alla tua bambola preferita né scimmiottare la cerimonia del tè e – scusa la franchezza – ma, considerato il rapporto che hai col tuo micio, non ti ci vedo alle prese con un poppante.”

“Grazie, Alina, mi sei sempre di grande conforto.”

“Su, non mettermi il broncio, sono solo concreta, tutto qua. Piuttosto, ti ci vuole proprio un abitino nuovo, com’è quello che hai visto?”

“Niente di speciale… Un po’ hippie…”

“Non sarà una delle solite camice da notte fiorate che ti ostini a portare di giorno?”

“Questo è sopra il ginocchio.”

“Ho capito: ti accompagno a fare spese, ultimamente, sei un disastro. E ti lamenti che un uomo non voglia averti per casa! Perché non andiamo in un negozio di intimo? Mi ci vorrebbe un bustier.”

Mi trascina tra pizzi e merletti, monopolizzando l’attenzione di tre commesse fasciate in un tubino nero che le costringe a camminare come delle gheishe.

“Ecco, così dovresti vestirti.”

“Ti ricordo che mi sposto in biciletta.”

“Sei un caso disperato. Mostrami il camicione che corteggi.”

“Tadààà!”

“Ma è un pezzo di stoffa privo di forma!”

“E’ pratico. E non è a fiori.”

“E’ noioso. E poi di che colore è? Grigio topo?”

“E’ un colore che porti anche tu.”

“Io porto solo il grigio perla, si intona con la mia carnagione. Se vuoi vestirti da signora, scegli un tallieur aderente grigio antracite!”

“Mi ci vedi in radio abbigliata come nello studio legale in cui lavori?”

“Prova questo.”

“Rosso lacca?”

“Rosso geranio. E prendi anche la cintura.”

“Sembrerò una ballerina di flamenco.”

“Potremmo andare a lezione di flamenco quest’ anno.”

“Il mio budget non me lo consente.”

“Non si sa mai come fare a tirarti su.”

“Buongiorno, signora Garbo! Alla buon’ora!”

“Non chiamarmi così!”

“E tu smetti di fare la diva e sii puntuale.”

“Che fine hai fatto ieri?”

“Ieri?”

“Sì, ieri, durante il mio giorno libero.”

“Partita di calcetto.”

“Dovrei crederci?”

“Fa’ un po’ te.”

“Peccato, ti sei perso il mio nuovo vestito rosso.”

“Ci saranno altre occasioni.”

“Non credo. La vita non si replica.”

“No, e neanche la trasmissione, ragazzi! Tra sessanta secondi siamo in diretta! Smettete di battibeccare.”

“Ok, pronti, Stefano, ma non ti dà sui nervi solo a guardarlo?”

“Quello che mi dà sui nervi è non sapere cosa vi uscirà dalla bocca non appena saremo in onda.”

“Ignorala, Ste.”

“Ok, tre, due, uno, e…”

“Buongiorno, amici radioascoltatori! Sono Matt e…”

“… Greta che vi parlano e vi augurano buona giornata!”

“Resteremo in vostra compagnia per un’ora di musica e chiacchiere, come di consueto. Benvenuti a Qui Lo Dico e Qui Lo Nego!”

“Partiamo subito con gli U2 e state pronti col telefonino, attendiamo le vostre chiamate.”

Risuonano le note del brano e Matt si accende una sigaretta, cattivo segno.

“Sai che qui non puoi fumare, spegnila.”

“Maaattt!”

“Ok, Ste, fatto. Non potreste affiancarmi qualcun altro?”

“Non sei spiritoso.”

“Ha parlato Miss Che Matte Risate Ci Facciamo Insieme!”

“E tre, due, uno…”

“Bentornati, ragazzi! So che ci state contattando numerosi. Chi c’è in linea?”

“Ciao, Matt, sono Andrea e chiamo da Ascoli.”

“Ciao, Andrea! Ti va di chiacchierare con noi?”

“Certo, Greta, dimmi.”

“Credi che, se avessi intrapreso un altro percorso, saresti dove sei adesso?”

“Imbottigliato nel traffico, dici?”

“A questo punto della tua vita.”

“Oh, non saprei, ce ne sono state di deviazioni…”

“Che lavoro fai?”

“L’agente assicurativo.”

“Era quello che sognavi da bambino?”

“Nooo, sognavo di fare il calciatore.”

“Greta, non mettere in crisi Andrea. Hai una richiesta da fare?”

“Sì, vorrei ascoltare Certe Notti di Ligabue, Matt.”

“A chi la dedichi, Andrea?”

“A Carla, mia moglie.”

“Lo Zio Liga per te e Carla, Andrea.”

“Grazie, Matt.”

Fuori onda:

“Intendi discettare dei massimi sistemi con tutti i nostri ascoltatori?”

“Era solo un argomento come un altro.”

“Scegli qualcosa di più leggero, Gretel.”

“Ok, Ste, ma non chiamarmi Gretel.”

“Hai visto, signora Scacchi, che il calcio resta uno degli sport più popolari?”

“Hai sentito la dedica, Mattia?”

“A Carla, sì.”

“A Carla, sì, la moglie.”

“E tre, due, uno…”

“Bene, ragazzi, per oggi, abbiamo dato, anche se non so come abbiamo fatto.”

“Ciao, Ste.”

“Ciao, Matt, ciao, Greta.”

“Dove vai?”

“Al fast food.”

“Ci resti tutto il giorno?”

“No.”

“Passi da me, nel tardo pomeriggio? Do una lezione e poi sono libera.”

“Andrò in giro a scattare delle foto.”

“Hai sempre di meglio da fare, tu.”

“Vuoi litigare?”

“No, ma credo che dovremmo parlare.”

“Io credo che dovresti sbollire, Gretel.”

“Non farti vedere, allora.”

“Ok.”

Sgomma in scooter e sparisce dietro l’angolo. Brava, Gretel – ehm, Greta – hai ottenuto esattamente quello che non volevi. Pedalo stancamente, maledicendomi e cogliendo l’occasione per insultare a denti stretti il conducente di un fuoristrada, che, a marcia indietro, rischia di urtarmi. Quando apro

la porta di casa, sento odore di pollo allo spiedo e patatine fritte. Non ci credo, è Mirta, la mia ancora di salvezza.

“Che ci fai qui?”

“La seduta è saltata. Tipico comportamento evitante. La signora ha annullato all’ultimo minuto.”

“Non dovrebbero avvertire ventiquattr’ore prima dell’incontro?”

“Sì, ma si è inventata un’influenza. Poco male, pranzerò a casa, ho preso il pollo.”

“Ti adoro! Avevo il morale sotto i piedi.”

“Cos’è successo?”

“Mattia.”

“Oh, no! Mi farai fare gli straordinari!”

“Ti prego, ti prego, Mirta, ascoltami, è un’emergenza!”

“Recuperare un’ora di sonno è un’emergenza! Cosimo, il tuo gatto, non mi ha lasciato dormire stanotte.”

“Perché?”

“Non lo so, credo che volesse uscire a fare una passeggiata sui tetti… Forse, ha un’innamorata.”

“Ecco, è questo il punto: anche il gatto cerca disperatamente di vedere la sua metà, mentre Matt va a giocare a calcetto.”

“Sai che novità.”

“Si sta allontanando.”

“Forse, perché gli stai sempre addosso.”

“Siete d’accordo tu e Alina?”

“D’accordo su cosa?”

“Non fate che sminuire la mia relazione.”

“Cerchiamo di ridimensionare le tue ansie, Greta.”

“Ma tu, come fai?”

“Come faccio?”

“Ad accontentarti, dico, di incontrare Davide ogni tanto.”

“Io non mi accontento, a me sta bene così. E non frequento solo Davide.”

“Ah, no?”

“No.”

“Non mi hai raccontato niente…”

“Forse perché, ultimamente, parli solo tu…”

“Come si chiama?”

“Fred.”

“Fred?”

“Federico.”

“Ma come fai?”

“Ci vado solo a letto, Greta.”

E con Davide?”

Pure.”

“Non ti mette confusione?”

“No, tu mi mandi in confusione e poi non stavamo parlando di te?”

“Questo è il tipico atteggiamento evitante, dottoressa.”

“Me ne vado a dormire.”

“No, dammi una mano. Che devo fare?”

“Niente, assolutamente niente. Ti riesce per una volta?”

“Non mi sembra una strategia vincente.”

“E’ l’unica che non riesci ad attuare. Sarà lui a farsi vivo, come al solito.”

“Non avresti una tattica terapeutica più dinamica?”

“Rassetta la cucina.”

“Non vedo come possa aiutarmi.”

“Aiuta a scaricare.”

“Dici?”

“Buonanotte.”

“Ma sono solo le 14.00!”

“Alle 16.00 ho una seduta.”

Trovo rilassante insaponare i piatti, asciugarli un po’ meno. Annoiata, accendo la tv, ma non riesco a spegnere il cervello. Non avrà una tresca con una cameriera del fast food? Quella con troppa matita sugli occhi gli fa il filo, secondo me. E non giurerei sulle buone intenzioni dell’innocentina

dai capelli rossi. Basta, Greta, non pensare, agisci. Mi provo il vestito nuovo, non male, dopotutto. Il campanello. Oh, no! E’ Lorenzo, mi ero completamente dimenticata di lui.

“Buonasera, prof. Come siamo in tiro!”

Mi guarda come se volesse spogliarmi.

“Stavo giusto per cambiarmi, Lorenzo, rientro appena adesso.”

“Non perdiamo tempo, domani ho il compito in classe.”

“Davvero?”

“Yeah.”

“Yes, Lorenzo, gli inglesi dicono yes, sono gli americani a rispondere yeah.”

“Perché non ascoltiamo la mia musica, prof? L’inglese lo si apprende rappando.”

“I rappers che idolatri sono americani, Lorenzo, ci eserciteremo sui verbi irregolari.”

“Che palle, prof!”

“Go, went…”

“Gone.”

“Great, Laurie.”1

“Non mi chiami Laurie, prof, ho una reputazione io.”

“Ok, don’t call me prof.”2

“Sì, prof. Dovrebbe indossare più spesso il rosso.”

Avvampo. Alina aveva ragione, ma non era un diciassettenne che volevo sedurre. Oltretutto, è reato.

“Do, did…”

“Done! Fatto, prof, devo andare.”

“Ma restano quindici minuti.”

“Ho una partita di basket.”

Hanno tutti fretta, sempre.

“Ok, Lorenzo, ripassa stasera.”

“Bella, prof!”

“Ciao.”

Mi cambio, sentendo di aver corrotto un adolescente. Chiamo Maya, sperando sia in casa, almeno lei. Lavora part time, adesso, se non sbaglio.

“Sì, ti aspetto, Greta.”

“Ok, tra mezz’ora sono da te.”

Metto il mio camicione indiano giallo zafferano, i jeans e le zeppe. Temo di dover rivedere il mio guardaroba, ma mi costerebbe una fortuna. Metto la cintura sul camicione, con l’intenzione di valorizzare il punto vita. Sembro uscita da una comune. Maya mi apre la porta con il grembiule indosso e le infradito ai piedi. Non dico niente, ma mi sento sollevata. Il confronto con la perfezione di Alina mi uccide.

“Ciao, Greta, scusa, sono in disordine, ma stavo finendo di passare l’aspirapolvere. Devo approfittare dell’assenza di Nicola: è a lezione di nuoto con Gregorio. Dopo, lo porterà allo zoo per

un gelato e una passeggiata padre – figlio, quindi, la buona notizia è che abbiamo tutto il pomeriggio per noi. Faccio in un attimo, resta da pulire solo il salotto. Ecco, bevi un po’ di tè freddo. Ti piace al limone?”

“Sì, grazie, Maya.”

“Come sono lunghi i tuoi capelli, Greta…”

“Oh, è un po’ che non vado dal parrucchiere.”

“Ti stanno bene… Si intonano al tuo look…”

“Sì, beh, vorrei rivederlo, ma è uguale.”

“C’è qualcosa che non va?”

“Si tratta di Matt… Mi evita.”

“Non lavorate assieme?”

“Sì, forse, questo è uno dei problemi: lo vedo tutti i giorni alla radio, ma poi trascorre il suo tempo libero lontano da me.”

“Sarà una fase: anche Greg attraversa periodi nei quali preferisce gli amici a me. E’ normale.”

“Sì, ma voi siete sposati, Maya, la sera torna a casa da te.”

“Da quanto tempo state insieme voi due?”

“Tre anni.”

“E’ sempre stato così, mi pare.”

“Sì, ma adesso vorrei di più.”

“Continua a svolgere due lavori?”

“Sì, ora è al fast food e temo possa invaghirsi di una collega.”

“Tu continui a dare lezioni private?”

“Sì, per arrotondare.”

“E vivi con Mirta.”

“E lui nella sua tana, libero di invitare chi gli pare, e a mia insaputa.”

“Ti faccio queste domande, Greta, perché il matrimonio richiede stabilità economica.”

“Potremmo andare a convivere.”

“E’ lo stesso, solo più precario.”

“Cosa mi suggerisci di fare?”

“E’ stato lui a dirti di essere in crisi?”

“No.”

“Allora, non fare nulla e goditi la libertà. Quello che le mogli e le mamme non dicono è che, raggiunto il traguardo, si rimpiangono i propri spazi personali.”

“Ma io di spazi liberi ne ho fin troppi.”

“Impiega il tuo tempo facendo ciò che più ti piace.”

Esco frastornata dalla casa di Maya, meditando un nuovo taglio di capelli, quando, prima di poter agguantare la mia fidata bici, finisco per sbattere contro… Non credo ai miei occhi struccati: è Cesare.

“Quanta furia, Greta, dove corri?”

“Cesare… Ciao, scusa, ero sovrappensiero… Come stai?”

“Bene, tu?”

“Bene, grazie…”

“Ti ascolto alla radio tutte le mattine.”

“Davvero?”

“Hai una bella voce. Fai sempre coppia con Mattia?”

“Sì, sembra che la trasmissione abbia successo.”

“Nella vita, chiedevo.”

“Sì, beh, tra alti e bassi… Tu? Continui a dirigere l’agenzia immobiliare?”

“Ci provo.”

“Ancora single?”

“Ne faccio un vanto.”

“Adesso devo andare…”

“Perché non prendiamo un bicchiere di vino insieme, una di queste sere?”

“Sì, magari…”

“Allora, ti chiamo. Ci conto.”

“Ok, ciao, Cesare.”

Mi bacia all’angolo della bocca. Mi trascino in stato confusionale verso casa. Mirta si sta laccando le unghie.

“Non sai in chi mi sono imbattuta oggi.”

“Chi?”

“Cesare.”

“Quel Cesare?”

“Sì, quello alto un metro e novanta.”

“Quello con cui hai avuto una mezza storia?”

“Sì, secoli fa… Mi ha invitata ad uscire.”

“Non eri in crisi con Mattia nel pomeriggio?”

“Ascolta sempre il programma.”

“Hai intenzione di accettare l’invito?”

“Sarebbe solo un bicchiere di vino…”

“Mi sembra una pessima idea, Greta.”

“Perché?”

“Uno: perché sei impegnata; due: perché quel Cesare è lo stesso che, se non vado errata, dopo qualche settimana di tira e molla, ti ha dato buca.”

“Ma, dopo, siamo diventati amici. Amici intimi.”

“Greta, Cesare vuole solo divertirsi un po’.”

“Non è quello che fai anche tu?”

“E’ diverso: io non ho una relazione stabile.”

“Mi vuole bene.”

“Se non lo avessi incontrato per caso, ti avrebbe chiamata?”

“Non possiamo saperlo.”

“Te lo dico io: no. E sai perché? Perché sei un numero sulla sua agenda, un numero da chiamare nei periodi di magra.”

“Come sei brutale… Tu non conosci tutta la storia, non puoi giudicare.”

“Vuoi fare ingelosire Matt?”

“No, voglio solo rivedere un vecchio amico.”

“Ne verranno solo guai.”

“Profetizzò Cassandra.”

Troverai qui tutte le novità su questo libro

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Agata Cirelli
Sono nata nel 1978 a Catania e vivo ad Acireale. Dopo la laurea in Scienze della Comunicazione, ho lavorato come giornalista televisiva nella redazione di due emittenti private. Da sempre appassionata lettrice, ho iniziato a scrivere romanzi cinque anni fa. “Ipotesi del terzo tipo” è la mia terza opera.
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