Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Search in posts
Search in pages
Jack 44
39%
122 copie
all´obiettivo
67
Giorni rimasti
Svuota
Quantità
Consegna prevista Luglio 2021
Bozze disponibili

Quando Edward riaprirà gli occhi, lo farà da prigioniero in una singolare bottiglia di whisky. Da quel momento, il suo nome sarà, Jack 44. Privo di memoria e piccolo come un topo, egli dovrà intrattenere un insolito gruppo d’individui dal volto animale chiamato i Gentiluomini.
I Gentiluomini – Corvo, Serpente, Pesce, Topo e il capogruppo Cinghiale – rinchiusi nel loro club, amano infatti udire storie narrate dai loro piccoli prigionieri.
Anche Jack 44 racconterà storie ma le sue saranno differenti da tutte le altre. Incredibilmente nascoste in una testa dolorante, parleranno di uomini e donne in apparenza lontani fra loro ma legati da un unico filo invisibile. Racconteranno di creature oscure come gli Uomini Ombra o gentili come i Giganti e del loro mondo bizzarro chiamato Labirinto. Riuscirà Jack44 a liberarsi? Chi è veramente Jack 44? Perché Jack 44 è così speciale?

Perché ho scritto questo libro?

Ispirato da una locandina dei Malleus per un live dell’artista americano Mark Lanegan, anni fa scrissi il testo di una canzone intitolata “Spirit Girl”. Quel testo parlava esattamente di come Jack 44, finì per ritrovarsi prigioniero in una bottiglia di whisky. Da allora quella storia mi rimase in testa finché un giorno decisi di continuarla con un racconto. Quel racconto si trasformò in un mondo tutto nuovo, il mondo di Jack 44.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Parte prima – I racconti

Il Club dei Gentiluomini

Toc toc! Due forti colpi e aprì gli occhi. Edward protese le mani in avanti, in un vano tentativo di aggrapparsi a qualcosa. Scivolò su quella che sembrava una parete di freddo vetro, bagnandosi completamente. A primo naso, si ritrovò immerso in un liquido che assomigliava a un whisky.

Nella caduta ne sorseggiò involontariamente un goccio, confermando a se stesso che non solo si trattava di whisky, ma anche di bassa qualità.

Continua a leggere

Continua a leggere

Completamente al buio, cercò ugualmente di risollevarsi, anche se non riusciva a distinguere bene in quale tipo di prigione si trovasse. Avvertiva una forte emicrania, probabilmente causata dall’ultima sbornia, e questo sicuramente non lo aiutava.

All’improvviso, un’intensa luce gli apparve di fronte, costringendolo a coprire il volto con il braccio destro. Udì come se qualcuno si stesse avvicinando, anche se i rumori erano così possenti da fargli pensare che si trattasse di un gigante.

– Sei strano, sai? – disse una voce imponente. – Sei alto come un topo rinchiuso in una bottiglia di whisky bagnato fradicio, ma non mostri nemmeno un sorso di paura

– Chi sei tu? E perché mi hai rinchiuso? – chiese l’altro, continuando a coprirsi per la luce intensa.

– Chi sono io non ha importanza e non sono stato io a rinchiuderti. Buffo che non chiedi come sei finito in una bottiglia, comunque sia… – continuò sorridendo – puoi chiamarmi Mercante. – disse avvicinandosi alla bottiglia. Edward cercò inutilmente di riconoscere quel viso gigante, che intravedeva attraverso il vetro. Quella grossa faccia barbuta non gli ricordava nessuno e, a pensarci bene, non ricordava nemmeno la sua di faccia. In verità non ricordava proprio nulla. Nemmeno il suo nome e come si era cacciato in quella situazione.

– Perché non ricordo nulla? Mi hai fatto un sortilegio? Liberami subito!

– Non posso liberarti, anche volendo non ne sarei in grado. Quello che posso dirti è che se ti ritrovi in una prigione di vetro, significa che l’hai fatta una scelta, non so quando, ma l’hai fatta.

– Ti sembro il tipo che va in giro gridando “per favore imprigionatemi in una bottiglia!” – urlò ironico, battendo il pugno sulla parete di vetro.

– Non ricordi nulla per l’effetto dell’alcol. Quel liquido trasparente nel quale sei a mollo tende a far perdere la memoria, almeno una parte.

– Stai mentendo! – disse Edward scuotendo la testa.

– Ora basta chiacchierare, abbiamo poco tempo a disposizione e devo spiegarti un paio di cose – continuò Mercante, prendendo in mano la bottiglia. Tenendosi per non cadere, Edward riuscì a intravedere un particolare inquietante. La bottiglia nella quale era imprigionato si trovava in quella che sembrava una specie di dispensa, e in quel luogo buio non era solo. Altre bottiglie erano poste al suo interno, ma non riuscì a contarne il numero esatto poiché la mano del gigante barbuto ne oscurava la vista.

Sentì il Mercante usare una chiave su una serratura. Un cigolio confermava l’apertura di una porta di legno ingrossata dall’umidità, faticosa da aprire.

Mercante appoggiò la bottiglia in un ripiano, lasciando la presa. Edward continuava a ritrovarsi circondato dal buio. Riusciva a malapena a vedere il Mercante di fronte a sé.

– Ora ascoltami attentamente, perché non lo ripeterò due volte, anche se la verità farà male.

– Liberami da qui! – continuava Edward, urlando.

– Ti ho già risposto a questa domanda: io non ne sono in grado. Ora stai zitto e ascoltami. Tu sei morto, e il tuo spirito ora è intrappolato in questa bottiglia.

Edward smise di battere i pugni sul vetro. Rimase in silenzio a testa bassa.

– Quindi… sono morto, sul serio…

– Sì, ma esiste una possibilità per liberare il tuo spirito dalla bottiglia e farti riavere la memoria.

– Morto, non avrei immaginato che succedesse così presto, o almeno, mi sembra di essere giovane, anche se non ricordo che età io abbia – disse Edward osservandosi il riflesso sul vetro.

– Ascoltami bene, perché abbiamo veramente poco tempo a disposizione. Da ora, il tuo nome sarà “Jack 44”.

– Jack 44? Ma che nome è? E poi perché 44? E perché mi fa così male la testa?

– Zitto! – urlò Mercante. – Stai zitto, perché ti sto per spiegare l’unica possibilità che hai per uscire dalla prigione di vetro. A breve, sarai dinanzi a un gruppo molto speciale di Gentiluomini. Diventerai l’attrattiva principale, e dovrai dimostrare a loro di essere il migliore.

– Migliore in cosa? E chi sono questi… Gentiluomini?

– Dovrai raccontare a loro delle storie.

– Storie?!

– Dovranno essere storie molto particolari: storie mai sentite, storie che colmino la noia che provano ogni giorno. I Gentiluomini sono molto esigenti. Hanno bisogno di qualcuno che li intrattenga.

– Ma quali storie? Non possono semplicemente leggere dei libri? Non ricordo nemmeno il mio nome, chi sono, e soprattutto, cosa ho fatto ieri notte per trovarmi grande come uno gnomo di montagna rinchiuso in una bottiglia di whisky scadente. Che storie posso mai raccontare io? – disse battendo i pugni.

Mercante si chinò verso Jack 44, avvicinando il suo volto barbuto alla bottiglia. Guardò fisso Jack 44 negli occhi, come se stesse cecando una risposta a una domanda che non era ancora stata fatta.

– Hai passato metà della tua vita a ubriacarti nella Locanda del Fiume. In quella bettola sono passate centinaia di persone: uomini, donne, viandanti, disperati, cercatori di fortuna e qualsiasi tipo di criminale in fuga. Impossibile non avere udito almeno una minima parte delle loro storie.

– Ma come devo dirtelo che non ricordo niente da ieri notte!

– E chi ha detto che sei qui solo da oggi? – rispose Mercante con una piccola smorfia, tanto da spostare leggermente la barba verso l’alto.

– Ma cosa stai…

– Ora dobbiamo andare. Ricorda, Jack 44: i Gentiluomini odiano annoiarsi. Sono strani, molto strani, ma sono anche gli unici in grado di aiutarti. Questo è uno strano mondo, Jack 44, ma non bisogna mai arrendersi. La vita a volte sembra ingiusta, ma la ruota gira per tutti, anche per dei fottuti ubriaconi come te. Se sarai in grado di sfruttare le tue capacità, chissà, magari un giorno ci rincontreremo.

Jack 44 fu talmente sorpreso dalle parole del Mercante e dalla nota di tristezza che esse contenevano da non accorgersi di ritrovarsi nuovamente avvolto dalla oscurità. Abbassando lo sguardo, il Mercante richiuse la porticina, aperta in precedenza, con il solito cigolio.

“Sono morto. Sono morto. Non può essere. Mi sento vivo. Ho mal di testa, i morti non hanno mal di testa, o almeno credo. E da quanto mi trovo in questa situazione: giorni, mesi? No, non sono morto; io sono ancora vivo, lo sento nel mio fegato dolorante”.

Nel silenzio dell’oscurità, Jack 44 rimuginava sul tono ambiguo delle parole del Mercante. Lasciavano intendere dettagli volutamente evitati, di questo Jack 44 ne era sicuro. Quanti segreti nascondeva sotto quella scura barba, il Mercante?

Da solo nel buio, imprigionato in una bottiglia chissà in quale luogo oscuro. Ora Jack 44 iniziava ad avere un sorso di paura.

“I morti hanno paura?” pensò fra sé, quando una nuova luce gli apparve alle spalle. Nemmeno il tempo di voltare lo sguardo per la novità, che una nuova mano afferrò la bottiglia, sollevandola.

Cercò inutilmente di aggrapparsi al vetro scivoloso, ma il movimento troppo brusco della bottiglia lo fece cadere nell’alcol.

Quando la bottiglia venne appoggiata, ormai era già bagnato fradicio.

Lentamente si risollevò, osservandosi attorno. Si ritrovò in un grande salone, scarsamente illuminato. Almeno gli sembrava ampiamente vasto, da non vederne tutte le pareti circostanti, ma la sua nuova piccola dimensione avrebbe potuto giocargli qualche brutto scherzo alla vista.

Lo spessore del vetro gli distorceva leggermente il mondo circostante, ma capì di trovarsi sopra a un piccolo tavolino di legno scuro.

Dietro di lui, sulla sinistra, il caldo bagliore di un camino. A destra, quello che sembrava essere un piccolo pozzo in pietre scure. “Un pozzo in un salone?” Jack 44 pensò fosse strano, prima di osservare la scena inverosimile che si ritrovò di fronte.

Cinque individui, presumibilmente di sesso maschile, seduti comodamente sulle poltroncine di pelle color rosso a fumar sigari. Questo spiegava la nebbia che aleggiava nella stanza. Indossavano delle maschere di animali che nascondevano interamente il viso.

Serpente, Corvo, Cinghiale, Pesce e Topo, seduti in semicerchio intorno a Jack 44. Mentre i quattro laterali discutevano fra loro, quello nel centro, Cinghiale, se ne rimaneva immobile, intento a fissare Jack 44.

“Devono essere i Gentiluomini di cui parlava Mercante”, pensò Jack 44 scrollandosi l’alcol di dosso.

– Chi abbiamo qui? – chiese Serpente.

– Jack, Jack 44. Almeno così ha lasciato scritto Mercante – rispose Corvo.

– Diamine! Un altro Jack?! – urlò Pesce. – Io avrei preferito qualcosa di nuovo.

– Rum 7 non era male – disse Topo con una smorfia pensante.

– Io preferivo Gin 8 – continuò Pesce.

– Adesso basta! – gridò Corvo. – Piantatela con questi inutili starnazzi e fate silenzio. State distraendo il nostro ospite dal suo dovere.

Jack 44 avvertì una certa pressione con tutti quei strani occhi puntati addosso, ma fece il possibile per mostrarsi indifferente.

– Credo che il Mercante ti abbia già spiegato quale sia il tuo compito, ho ragione, Jack 44? – continuò Corvo, assaggiando il suo sigaro. – Allora muoviti, racconta la tua storia, qui ci stiamo annoiando.

– Oh, si respira già troppa noia in questa stanza – disse Pesce roteando la testa.

– Hai ragione! Buttiamolo nel pozzo! – gridò Topo.

– Ma io sono solo un alcolizzato, non ho nessuna dannata storia da raccontarvi! – urlò Jack 44.

– Se fosse così, Mercante non ti avrebbe rinchiuso in una bottiglia, ah ah ah! – specificò Serpente con una grassa risata.

“Bugiardo. Lo sapevo che mentiva quel ciccione barbuto” pensò Jack 44. Non sapeva come uscire da quella situazione. Non ricordava nulla della sua vita che gli avrebbe dato una mano, e la forte emicrania di certo non facilitava il compito.

Cinghiale continuava a osservarlo senza batter ciglio, mentre gli altri Gentiluomini discutevano se tenere o meno la nuova bottiglia.

– Voi, voi potete liberarmi vero? Dopo aver raccontato una storia mi tirerete fuori da questa dannata bottiglia?

– Tu non hai diritto di far domande – precisò Corvo.

– Oh, ma il Mercante non gli ha spiegato tutto? – sbuffò il Topo.

– Come al solito, aggiungerei – continuò Serpente

– Tu devi solo raccontare storie, storie interessanti e basta. Il resto verrà da sé.

– Ma io non ne ho! – Jack batté i pugni sul vetro.

– Un altro piagnucolone, forza, gettiamolo nel pozzo insieme agli altri – disse Pesce alzandosi dalla sedia.

Jack 44 capì che la situazione stava peggiorando in fretta. Chiuse gli occhi appoggiando la testa alla bottiglia. Respirava, affannato, i fumi dell’alcol al suo interno. Ne era abituato, e in altro momento gli sarebbero anche piaciuti, ma ora no. Ora doveva solo estrarre dalla sua mente annebbiata una storia.

– Forza Jack 44, il tempo sta per scadere , qui la noia ci assale – disse Corvo.

– Buttalo! – gridò Topo a Pesce che si stava avvicinando.

– No, ancora meglio, mettiamolo sull’albero insieme agli altri – disse Serpente con una grossa risata.

– No aspettate! Ho una… qualcosa… una storia, una storia per voi – gridò confuso Jack 44.

– Non te la stai inventando, vero? – disse Topo.

– Lo sai che non può – specificò Corvo. – Con l’alcol non puoi mentire, con l’alcol puoi dire solo la verità; non ho ragione, Jack 44?

Jack annuì con la testa, ma non sembrò convincere gli altri Gentiluomini.

Forse si trattava solo di un brutto incubo o forse di una triste realtà, ma a Jack44 non rimaneva altro che provarci. Improvvisamente gli venne in mente un racconto udito nella locanda. Non ricordava quando l’aveva udito, ma in quel momento non aveva importanza, quello che contava era accontentare i Gentiluomini. Se vi era anche una sola possibilità di uscire dalla prigione di vetro, valeva la pena provarci.

Jack 44 fece un profondo respiro, attento a non ubriacarsi, poi riaprì gli occhi sfoggiando un’espressione decisa.

– La mia storia vi piacerà, parla di un uomo e una scatola luminosa.

Poi iniziò a raccontare.

2020-11-20

Evento

Facebook Stefano Ingegneri vi spiegherà l'origine di Jack 44. Attraverso canzoni in chiave acustica e due chiacchiere dal salotto di casa, Stefano vi accompagnerà nel mondo nuovo di Jack 44. Evento per la campagna crowdfunding di Jack 44.

Commenti

  1. (proprietario verificato)

    “Jack 44” è un romanzo fuori dall’ordinario.

    E’ davvero piacevole: scorrevole nella lettura, efficace nel coinvolgimento.
    Mai banale.
    Scorrendone le righe, ci si lascia trascinare volentieri in una trama piena di
    insoliti incroci di storie e di risvolti inattesi che ti accompagnano
    in un universo di situazioni spiazzanti e di curiosi protagonisti.
    Da leggere.

  2. (proprietario verificato)

    Non è il solito fantasy fatto di maghi, elfi, streghe ,draghi e vampiri teenagers.
    È un intreccio intricato di storie e personaggi che si muovono in luoghi fantastici per poi catapultare il lettore ogni volta dentro le prigioni di Jack44.
    Un romanzo d’esordio piacevole ed avvincente che fa staccare la spina per immergersi in un nuovo mondo dove l’assurdo può diventare possibile.

Aggiungere un Commento

Condividi su facebook
Condividi
Condividi su twitter
Tweet
Condividi su whatsapp
WhatsApp
Stefano Ingegneri
Mi chiamo Stefano Ingegneri, classe 1978, abito in un piccolo paese della provincia di Rovigo tra nebbia e zanzare.
Da sempre sono amante della fantasia in tutte le sue forme. Dopo essermi dedicato a musica e opere video, ho provato a mettere su carta la mia fantasia. Ho pubblicato nel 2010 una raccolta di racconti e "Jack 44" è il mio primo romanzo.
Stefano Ingegneri on FacebookStefano Ingegneri on Instagram
Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Search in posts
Search in pages

Questo sito fa uso di cookie propri e di terze parti per aiutarci a migliorare la tua esperienza di navigazione quando lo visiti. Proseguendo nella navigazione nel nostro sito web, acconsenti all’utilizzo dei cookie. Se vuoi saperne di più, leggi la nostra informativa sui cookie