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Just another Hope

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Consegna prevista Giugno 2020

In un futuro prossimo e distopico, i ragazzi della “Password Generation” vivono in un universo virtuale fatto di luci elettriche e di ombre profonde, di zeri e di uno.

Ted è un italo-britannico di 16 anni cresciuto nella difficile periferia est di Londra nel periodo post Brexit. Vive la sua vita giocando alla console. Online il ragazzino diventa involontario specchio di un adulto. Di Mr Hope, Agente di spionaggio che ha contribuito alla creazione di un mondo che non capisce a pieno. Spiandolo online, Hope rivive attraverso gli occhi di Ted, ma con l’esperienza di un adulto, il processo di omologazione. Capisce le conseguenze delle sue azioni sulle nuove generazioni.

Just another Hope è un Bildungsroman che ricorre alla narrativa dei racconti di spionaggio e che pone tre domande. Quale consiglio daresti al giovane te stesso? Cosa ti risponderebbe? Il silenzio può bastare?

Perché ho scritto questo libro?

Ho scritto questo libro perché sono spaventato dalla digitalizzazione delle nostre società. Questa l’ispirazione. Il mio disperato bisogno di scrivere la vera motivazione.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Capitolo 1.B 10/10/2022-13/10/2022

Il suo primo collega, la persona che lo aveva formato 18 anni prima, gli aveva dato un soprannome che era diventato un cognome e un’identità. Timothy era Hope. Era Hope quando lavorava fino a notte fonda, era Hope quando dormiva, era Hope quando andava a fare una corsa mattutina. Era sempre Hope.

Cresciuto nelle East Midlands, il 43enne non era un Agente tipico. Non passava giornate a scrivere rapporti inutili davanti a software qualunque. Lavori d’ufficio con orari fissi: perdita di tempo, aveva sempre pensato. Hope era infatti uno dei pochi Agenti che poteva veramente fare quello che più gli si addiceva. Sceglieva le sue missioni o risolveva emergenze insieme ad altri funzionari di alto livello. I suoi compiti cambiavano ogni giorno, ma avevano sempre a che fare con strategie complesse e non digitali. Sempre globali.
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La sua ritrosia nei confronti della tecnologia lo portava a non lasciare niente al caso. Aveva letto nella loro interezza tutti i manuali degli apparati tecnologici che aveva mai posseduto, dalle spiegazioni degli elettrodomestici ai contratti d’uso di tutti i software mai installati. L’ironia della sorte però aveva voluto che proprio lui diventasse il genio capace di promuovere le tecnologie più avanzate. Il concetto non ha bisogno di tecnologia. Hope era, tra le altre cose, l’inventore di molti termini di uso comune come smartphone e vaping, ma anche la persona incaricata di validare le strategie delle compagnie informatiche, coordinandone la ricerca e analisi dati. Sotto la sua direzione, l’Agenzia aveva così cambiato paradigma: da dividere e conquistare, a unire e dominare.

L’uomo era composto e tranquillo. Seduto con il suo lungo collo ben dritto che svettava dalla solita camicia blu scuro, giocherellava con il tavolo di mogano. Passava le dita sulla superficie liscia e ascoltava Donna, il suo capo. Questo incontro è puro fumo negli occhi. Tra una sigaretta e l’altra, la donna olandese sulla sessantina gli diceva che la nuova operazione aveva a che fare con la “Password Generation”, un termine da lui stesso coniato per indicare quei giovani che, per primi nella storia dell’umanità, erano cresciuti con apparecchi tecnologici protetti da password digitali.
“Dovrai monitorare un gamer particolarmente talentuoso. Studia tecniche per compiere attacchi informatici. Credimi è veramente un portento,” spiegava la donna. “Un altro dipartimento lo ha seguito per mesi. Su un gioco che si chiama Natiosphere+ ha dimostrato di sapere prendere decisioni strategiche, suggerendo tecniche militari ai nostri funzionari. Ha implementato programmi per gestire emergenze migratorie, crisi energetiche, ma anche missioni militari nell’Artico e in Maghreb. Abbiamo rilevato gamer astuti in precedenza, ma lui è diverso… Non vince soltanto… È diverso… Non dà segni di aggressione, mai uno scatto d’ira. Non ha bisogno di ostentare, non cerca followers su social media, non fa di tutto per essere riconosciuto. È parte di una minoranza risicata della popolazione britannica, circa lo 0,001%, senza social media. Le nostre tecniche abituali sono pertanto inutili. Abbiamo bisogno di te.”

Hope trovò finalmente una venatura nel tavolo di mogano perfettamente lavorato, portando a compimento il suo gioco. Si dedicò allora ai suoi due passatempi preferiti nella sala riunioni: fare una scommessa con se stesso sulla durata della riunione e guardare la scultura di marmo bianco alla fine della stanza. Venti minuti, forse venticinque se si vuole dilungare in particolari inutili. “Naturale, dimmi cosa debba fare e lo farò,” rispose lui, senza molto interesse.
Donna andò nella piccola cucina alla fine della lunga stanza e ritornò con un bicchiere di vino rosso, impugnando la bottiglia senza etichetta con l’altra mano. Si schiarì la gola per trovare una nota profonda e riacciuffare la sua attenzione. “Su Natiosphere+ ha ricoperto per qualche mese il ruolo del Ministro degli Interni italiano. Ha fatto un patto con la Mafia e ha portato l’organizzazione siciliana nella legalità. Così facendo è riuscito a creare in Italia meridionale il nuovo polo del turismo globale. Persone da tutte il mondo sono andate in Sicilia e Calabria per stare in case come quelle dei film di Mafia, per mangiare pasta a prova di Boss, e in generale per il relax agreste degno di un Padrino. Secondo le nostre simulazione IE questo dovrebbe funzionare. È una bella trovata di marketing politico, non trovi? Che ne pensi?”
“Mi chiedo solo perché. La sua idea mi sembra una stupidaggine, e questa una operazione da quattro soldi.”
La donna non rispose, si versò del vino, brindò e aspettò che Hope finisse il suo bicchiere. Gliene versò un secondo prima di continuare a descrivere i successi del ragazzo. È la prima volta che mi fa bere più di un bicchiere.
“Nel gioco di cui ti dicevo, Natiosphere+, ha aiutato l’Italia a usare la sua marginalità e la sua neutralità in campo internazionale per ospitare una sorta di corte globale. Ha scelto il Castello di Caccamo per ospitare meeting giornalieri tra delegazioni di governi da tutto il mondo. Simulazioni hanno predetto risultati positivi anche in questo caso… Inizierai oggi stesso questa operazione. Nome in codice: BabyStorm+. Ok? Hai altre domande? Ah. Un’ultima cosa. Lui sarà la tua ultima operazione.”
“Io dovrei seguire un ragazzino? Io? Un ragazzino sarebbe la mia ultima missione? Francamente trovo il tutto abbastanza surreale,” Hope rispose. Come se avessero messo Steve Jobs a sistemare un bug di un software qualunque come suo ultimo incarico. Cantonata storica. “Anche ponendo che sia un genio perché lui? Ci sono molti ragazzini capaci come lui di immaginare realtà parallele. Perché lui? E perché la mia ultima missione?”
Donna sorrise delicatamente alle domanda giuste del suo pupillo, si alzò e aprì la porta.
“Parliamo domani, va bene?”
“Naturale. Rimango a disposizione,” Hope rispose, vagamente confuso, comunque pronto a iniziare l’operazione BabyStorm+. Alla fine della fiera era pur sempre Hope.

L’uomo arrivò a casa poco tempo dopo e accese le sue tre lampade notaio; le pareti dell’appartamento si colorarono di verde. Iniziamo a lavorare. Si avvicinò alla consolle e iniziò a litigarci. Come cavolo funziona questa cosa esattamente? È un’assurdità. Non funziona. È un’inutile perdita di tempo, stava dicendo tra sé e sé quando la consolle si accese come per magia. Doveva soltanto schiacciare il pulsante giusto.
Quella notte lavorò con colleghi che gli diedero istruzioni su come comunicare con Ted. Bevendo un tè di bacche di caffè, la sua bevanda preferita che aveva lui stesso contribuito a inventare usando gli scarti della lavorazione del caffè, Hope giocò con il giovane italo-britannico per delle ore. Non fa trapelare le sue emozioni. Straordinario. Più interessante di quanto mi sarei mai aspettato. Puro istinto digitale, ammise dopo la prima sessione, prendendo il taccuino blu pavone e la sua penna tedesca per lavorare al suo nuovo codice su come decifrare la comunicazione online.
1. Allucinante, non ti capisco, non so cosa dire: AMAZING!/AMAZING!!/LOL!
2. Sfigato: N00B
3. Non troppo scemo, intravedo tracce di neuroni ancora funzionanti: GENIO/GENIUS
4. Bella giocata: GG
5. Eccitante: FTW
6. Spero di non incontrarti mai più: BUONA NOTTE!!
Usano sempre dei punti esclamativi per emulare interesse. Interessante! Sì, è interessante.

Capitolo 1.A 12/10/2022-13/10/2022

Era mezzanotte. Il ragazzino era nudo davanti allo specchio con in testa il suo cappellino rosso. Afferrò il vasetto di Nutella e affogò il cucchiaio nella pasta marrone, usandolo poi come fosse un lecca lecca. Si sedette alla scrivania e aprì il computer. Il riflesso della luce sullo specchio faceva sembrare il suo viso piatto, poco più di un ologramma. Solo il suo cappellino rosso sembrava reale.
“Oggi, tornando da scuola, ho visto circa 757 persone, 715 stavano usando il loro smartphone… Gli smartphone sono degli specchi: siamo tutti più o meno lo stesso, siamo tutti in cerca della stessa identità, tutti intrappolati nelle nostre solitudini virtuali,” digitò, scoppiando in una risata. Il titolo del tema è ‘Tu davanti allo specchio’ e non ‘La trappola della società digitale’. Sono un cretino, si disse, cercando invano di controllare il muscoli del viso. La sua bocca eruttò zampilli di cioccolato che colorarono il computer di marrone. Si leccò i primi peli, i primi baffi, e pigiò il pulsante Cancella una, due, tre volte, fino a quando il documento tornò a essere una pagina bianca. Meglio. Non scrivere nulla è meglio che scrivere cavolate, si disse, prendendo un fazzoletto per interrompere la corsa delle gocciole di cioccolato che continuavano ad intrecciarsi sullo schermo del computer.

Si chiamava Ted Moore, ma né il suo nome, né il suo corpo nudo erano poi così convincenti. Non vedeva poi molto allo specchio. Nessuna traccia di vanità, nessuna ragione di essere orgoglioso, nessun segno di personalità. Niente di significativo. Quindi? Cosa devo scrivere? La mia identità? Italiano in Gran Bretagna? Inglese con madre napoletana? Non ha nessun senso… Cosa sono? Un hacker? Uno studente? Un gamer?… Dato che non so cosa sono, forse ha senso pensare a quello che vorrei essere… Voglio essere felice? No. Tutti i miei compagni di classe che sembrano felici sono in realtà ritardati o dei bugiardi cronici. Buon inizio però…
Ted si sorrise allo specchio con le gengive ancora sporche di Nutella. Si grattò il pirla e si mise le mutande per andare in bagno. Voglio essere amato, rimuginò fermandosi davanti al quadretto di famiglia ancora appeso nel corridoio. Più lo guardava però e più la sua ultima intuizione sembrava farraginosa. L’amore viene e va. L’amore non può durare… Non voglio essere amato, l’amore arriva sempre a una fine, concluse, strofinando i piedi sulla tappezzeria. Meglio andare in bagno per un pensiero profondo. Un pensiero profondo per lui era il momento di solitudine in cui sfogarsi. Era il momento giusto per chiudere la porta a chiave e sedersi sulla tavoletta del bagno per immaginare un po’ di piacere.

Ted tornò in cameretta qualche minuto dopo, spense il computer e accese la sua consolle. Le sue mani esperte non avevano niente da scrivere in quel momento. La combinazione masturbazione e gaming mi aiuterà a fare chiarezza. Finirò i compiti più tardi. Un po’ di gioco mi farà bene. Il presente in effetti lo richiamò subito, rumoroso come le esplosioni che facevano tremare il suo impianto stereo. L’adrenalina arrivò puntuale: nessuna esitazione, nessun dubbio, nessuna domanda sul suo passato o sul suo futuro. La sua vita era solo un gioco e gli errori non erano fallimenti: anche dopo aver perso un round, era comunque sempre capace di completare le sue missioni. E vincere. In tutti i sensi.
Conoscere persone online non era per lui difficile. Gli amici non gli mancavano. I suoi due preferiti erano due coreani che, stranamente, non erano online quella sera. Avevano comunque mandato dei video di realtà aumentata, messaggi che sembravano cartoni animati con ben pochi rimandi umani. Fluo! Fluo era la parola preferita di Ted, quella che ripeteva quando era felice o soddisfatto.

Quella notte Ted scelse una roba da ragazzini. Bomberman era un gioco retro in cui la missione era scappare ed evitare esplosioni per sopravvivere più degli altri sfidanti. Come al solito non perse un torneo. Quella sera non perse neanche una mano. Capre, sentenziò, osservando le decisioni approssimative di quattro inglesi che non aveva mai incontrato online in precedenza. Poteva prendersela talmente comoda che aveva tempo per fantasticare sui loro nickname che ricordavano quelli degli utenti delle chat anni ’90, la tipologia di nomi sui cui gli utenti di FessFeed riuscivano a scherzare per giorni.
Fattone89 si muoveva appena, Ritardato_01 correva sempre nella direzione sbagliata, Bastardo95 era veloce, ma perdeva spesso la concentrazione. Nomignoli piuttosto appropriati, Ted pensò, quando tutti quanti, nello stesso momento, lasciarono il gioco senza mandare un messaggio per prendere commiato. Sti bastardi… Come diceva il nonno: le cose migliori sono sempre state fatte da persone tranquille. Quindi stai calmo, si disse Ted, cercando invano di non rimanerci male. Non sopportava le persone che andavano online solo per sfogarsi. Gamer senza un briciolo di bon ton.

Gli uccelli autunnali cinguettavano discretamente, salutando l’ennesima alba grigia londinese. Il cielo si stava comunque rischiarando e la prima luce faceva a cazzotti con la notte. Ted prese la penna e scrisse il tema tutto d’un getto. ‘Sono alto, sono sempre stato il più alto. Svetto, ma non ne ho meriti. Mi distinguo dalla folla, anche se il più delle volte vorrei essere solo parte della mandria. Alcune persone pensano sia eccezionale, ma non trovo niente di speciale di fronte allo specchio. Vedo un normale ragazzo di Leyton con una passione per la tecnologia… Penso che la consolle sia il mio vero specchio, il posto dove trovo un’identità in cui sto comodo. Un’identità che non mi chiede niente in cambio.’
Indossando ancora il suo cappellino rosso, Ted andò a letto. Baciò i cuscini una, due, tre volte e strofinò i piedi uno contro l’altro per riscaldarsi un po’. Non erano 715 le persone con lo smartphone oggi. Eravamo in 716, concluse, perdendosi nell’ultimo pensiero di una giornata qualunque.

Capitolo 1.C 13/10/2022

L’anti-agente Alex si spazzolava i denti assorto nei suoi pensieri. Ho visto troppe espressioni senza empatia ieri. Devo ricordare alle persone che non sono sole, si disse guardandosi allo specchio pieno di calcare. I suoi occhi blu pallido sembravano più accesi del solito, il suo mento più tagliente. Chiaro, somaro. Sono giorni che non mi concedo un’abbuffata. Sono settimane che non bevo e che non mangio cioccolata, l’uomo di Brighton mentì a se stesso, indossando una corona di carta e un lungo poncho di tela sui pantaloni di velluto a coste. Era ora scenografico a sufficienza per un’altra giornata di attivismo per le strade di Londra.

Non senza sforzi arrivò all’incrocio tra Oxford Street e Regent Street nel primo pomeriggio. Srotolò i due cartelloni e rimase fermo in bella mostra, sorridendo a tutti. ‘La vanità e il potere sono reazioni alla solitudine e al fallimento’ diceva il primo. ‘No selfies, no selfish,’ aveva scritto su un copriletto giallo consunto.
Per buoni dieci minuti i passanti lo evitarono o gli risero in faccia. È perché son grasso, brutto gradasso? Quando smise di pioggerellare però diverse persone non nascosero interesse. Alcune gli fecero domande o lo abbracciarono. Molti gli chiesero di fare un selfie insieme. Ti concedo con gran piacere una fotografia, ma non stai mica capendo la morale mia. Un adolescente brufoloso piuttosto intelligente gli portò una tazza di caffè ringraziandolo del lavoro che stava facendo, una donna tracagnotta gli regalò un sacchetto pieno di mandorle. Brava ignara. Essere frainteso a volte è tempo ben speso, si disse, masticando rumorosamente le mandorle. Gli succedeva spesso di ricevere in regalo qualcosa da ruminare. Essere povero come essere grasso non è per niente uno spasso, è una vera e propria ferita che tutti possono vedere per il resto della tua vita. Molti pensavano fosse ancora un senzatetto.

Alex tornò nel suo appartamento ammuffito a tarda notte. Si preparò una zuppa leggera e si massaggiò le maniglie dell’amore con la sua Bacchetta Magica, il suo vibratore in silicone color porpora che usava come massaggiatore portatile. Ci diede troppo dentro con il fregamento e si ritrovò a letto dolorante, con il respiro corto e in preda ad un attacco di panico. Una password non può essere un po’ giusta o un po’ sbagliata. È una religione digitale. È un mondo binario e banale… Gli errori delle persone saranno rintracciabili per l’eternità. I loro fallimenti sopravviveranno. Che atrocità, pensò, cercando rifugio nei cuscini troppo piccoli per coprirne la faccia paffuta. Si girò e rigirò sotto il piumone, sempre più sveglio. Quando son nervoso, son troppo pensoso. Basta autocommiserazioni, meglio fare altri cartelloni, decise alla fine.

Se digitare era diventato sinonimo di scrivere e i post erano ormai considerati delle dichiarazioni, i messaggi del ciccione rimanevano invece estremamente materiali. Solo così riusciva a sfogare l’ansia che gli chiudeva lo stomaco, solo così riusciva a non pensare. ‘Flirtiamo con filtri digitali,’ scrisse su una vecchia maglietta. Ne fece un altro paio e riprese a respirare senza esitazioni, tranquillo abbastanza per mangiare qualche mandorla. Ancora una, just another one, si ripetè, strusciandosi contro la Bacchetta Magica senza togliere la mano dalla busta di drupe. Just another one. Quando non ne rimase più una si sentì finalmente in pace con se stesso. Non pensava neanche più. Belle guanciotte è tempo per la buonanotte, si disse, tornando a letto soddisfatto, con lo stomaco pieno e la pelle lesionata per ore di vibrazioni.

Troverai qui tutte le novità su questo libro

Commenti

  1. (proprietario verificato)

    Cannot wait for the book to be published !!! thanks for sharing

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Sergio M.
Sergio M. ha collezionato lauree in economia, comunicazione e giornalismo. Geopolitica, energia e relazioni internazionali sono il suo pane quotidiano; testi per artisti gli spuntini di riflessione. Ha lavorato per Reuters, scritto di gas per media canadesi da Londra e Bruxelles. Ex editor dell’agenzia video russa Ruptly, è ora di stanza a Berlino. Collabora con diverse testate, come DW. Passa il suo tempo libero a progettare come cambiare la sua vita in funzione dei suoi prossimi romanzi.
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