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La bellezza di una tragicomica vita in solitaria da gattara

La bellezza di una tragicomica vita in solitaria da gattara
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Consegna prevista Giugno 2022
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Eleonora è una ragazza un po’ particolare che, da un giorno all’altro, si ritrova a dover affrontare da sola le sue fobie e tutte le sue insicurezze. E qual è la cosa più ovvia da fare? Adottare un gatto. Anzi, due. E con un nuovo spirito, e nuova invadentissima compagnia, scopre di aver sempre avuto la forza di poter arrangiarsi da sola, di crearsi nuove amicizie e di vincere le proprie paure. Una storia di rinascita, con un po’ di amore e tante fusa.

Perché ho scritto questo libro?

Da quando ho adottato i miei gatti, mi è sempre piaciuto condividere in maniera ironica tutte le situazioni buffe o drammatiche in cui si andavano a ficcare. Durante il lockdown, mentre lavoravo in smart working e avevo molto più tempo per osservarli, mi si è creato da solo in mente l’incipit di un “qualcosa” e mi sono messa a scrivere. E ho semplicemente continuato a scrivere, costruendoci una storia attorno. E’ stato liberatorio ma anche terapeutico, considerando il periodo in cui è nato.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Prologo

Avete presente quando lui vede lei per la prima volta, colpo di fulmine, si innamorano, e vissero per sempre felici e contenti?

Beh, mi piacerebbe dire che fu così che andò. Ma purtroppo devo deludervi.

Ci conoscevamo già da dieci anni, eppure quel giorno scattò qualcosa. In me, ovvio. Mica in lui. Lui era sempre uguale. Ero io che ero cambiata, nel frattempo. Io ed il mio modo di vedere le cose.

O, in questo caso, una foto.

Una semplice foto, fatta allo specchio con il cellulare, in una stanza semibuia e disordinata, la sera prima del matrimonio della sua migliore amica.

In quel preciso momento, decisi che, costi quel che costi, me lo sarei sposato.

Vi anticipo già il finale. Non l’ho sposato.

1

Mi chiamo Eleonora, ho 28 anni e abito a Torino.

Sono una misantropa depressa iperemotiva, faccio un lavoro che mi annoia e vivo in una città che non mi piace.

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Non che Torino sia orrenda, proprio per niente. Potrebbe migliorare, certo, ma non è totalmente da buttare via. Diciamo, però, che, nonostante il meraviglioso panorama regalato quotidianamente dalla catena delle Alpi che la circonda nella quasi sua totale interezza e che le da un’aria simil-regale (non per niente è stata la prima capitale italiana nonché residenza Sabauda. Non dimentichiamolo), non mi si confà a sufficienza, ecco.

Belle le montagne. Bellissime. Da lontano.

Io sogno il mare.

Il suono delle onde infrangersi sugli scogli.

Il profumo di salsedine, lo stridio dei gabbiani, ed il riverbero del sole che increspa l’acqua.

La sabbia no. Di quella ne faccio volentieri a meno.

Se avrete la pazienza di starmi ad ascoltare, scoprirete tutta la storia di come in due soli, banali, semplicissimi anni, la mia vita è stata completamente sconvolta e stravolta.

Non ne rimarrete delusi.

Spero.

2

Tutto ebbe inizio una normalissima mattina d’estate.

Era una giornata afosa ed assolata. Il cielo aveva sempre una lieve sfumatura biancastra, dovuta più alla cappa di smog perenne, che ad una vera coltre di nuvole.

Gli uccellini cinguettavano sui rami degli alberi lungo il viale della strada principale su cui si affacciavano le mie finestre, due cani abbaiavano in lontananza, il traffico iniziava a farsi via via più intenso e rumoroso, e la gente camminava di fretta (ma per andare dove, dico io. È estate, per la miseria!).

La città prendeva vita ad ogni minuto che passava mentre io, al contrario, tentavo inutilmente di nascondermi sempre di più nella sicurezza e nella claustrofobia di casa mia. La televisione accesa per nessuno, mentre percorrevo ogni centimetro calpestabile parlando, piangendo e discutendo al cellulare, per tentare di risolvere il gran casino che mi aveva lasciato in eredità il mio appena-diventato-ex fidanzato.

Aveva scelto decisamente il momento peggiore per avere un ripensamento sul nostro rapporto che, seppur in maniera altalenante, ormai durava da 5 anni. Ed anche il modo non era stato proprio un colpo di genio, dal momento che aveva deciso di scappare, letteralmente, il giorno prima della partenza per le nostre prime vere vacanze insieme in cinque anni di relazione.

Vi blocco subito. No. Non l’avevo portato io all’esasperazione. Era lui che non era il più furbo tra i furbi. E se proprio ci tenete a saperlo, più in là se ne sarebbe pentito amaramente e mi avrebbe supplicato di tornare a far parte della sua vita. Cosa che, naturalmente, non accadde. Ma adesso è di me che stiamo parlando, non di lui. Lui, o meglio la sua partenza, è stata la vera scintilla del mio rinascere. Quindi proseguiamo.

Le valigie pronte, la prenotazione dell’albergo già fatta e pagata, la macchina in attesa solo di un pieno di benzina e di essere caricata, ed io lì, a vagare nel panico, isterica e soprattutto ancora in pigiama.

Avessi avuto più tempo per prendere in mano la situazione e pensare razionalmente, mi sarei resa perfettamente conto che sarei potuta tranquillamente partire per conto mio e godermi la vacanza in totale solitudine e libertà. Anzi, avrei avuto occasione di distrarmi, almeno momentaneamente, in maniera estremamente piacevole da quella terribile situazione.

Non mi giudicate male.

Chiodo schiaccia chiodo, si dice. E per come mi aveva abbandonata così su due piedi senza troppe spiegazioni (a dir la verità senza nemmeno una parola), me la meritavo eccome una bella, bellissima, distrazione!

Ma le cose andarono decisamente in modo differente. Presa dal panico, scelsi la via in quel momento più breve.

“Pronto, mamma?”.

Troverai qui tutte le novità su questo libro

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Annalisa Chiarolanza
Sono nata a Torino nel 1989. Diplomata in lingue, avevo così tanti sogni contrastanti che ho deciso di posticipare l'università fino a che non avrei scelto la mia strada definitiva. Nel frattempo, lavoro nella Segreteria di uno Studio Legale, e nel tempo libero mi tengo impegnata facendo volontariato per un'associazione gattara, divorando libri su libri, sfuggendo al caos cittadino rifugiandomi nei parchi, e occupandomi dei miei tre meravigliosi gatti.
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