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La casa fantasma e altri racconti

La casa fantasma e altri racconti campagna
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Consegna prevista Febbraio 2021
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Racconti diversi, ispirati alla realtà, che narrano di viaggi, incontri, amicizia, amore, solidarietà, violenza, guerra, riscatto, malattia, coraggio, vita! L’animo umano è illustrato e descritto con parole semplici, ma che fanno capire la forza di valori, sentimenti ed emozioni in cui rispecchiarsi. Perché le storie sono storie comuni, storie di bambini, di donne, di uomini, di soldati al fronte. Le realtà rappresentate sono quelle in cui ci imbattiamo quotidianamente, ed è in questa condivisione della realtà e nelle difficoltà riscontrate nell’affrontare gli ostacoli della vita che nascono la comprensione dell’altro e la solidarietà. Perché qualunque sia la realtà da affrontare, non siamo soli. C’è sempre una luce in fondo al tunnel, una speranza. Siamo sulla stessa barca e dobbiamo imparare a remare all’unisono.

Perché ho scritto questo libro?

Ho scritto questo libro perché mi piace sognare e mi piace credere nella possibilità di realizzare i propri sogni. Anche nei periodi più neri. In questo momento di grave crisi mondiale ricordo le parole del mio caro nonno alle figlie: “Spesso nella vita si attraversano momenti bui, ma non bisogna perdere mai la speranza perché in fondo al tunnel c’è sempre una luce…” Inoltre credo fermamente nell’importanza della memoria, dei ricordi, della narrazione e della cultura.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Da “La casa fantasma”
Le valigie sono pronte, allineate di fronte al portone d’ingresso. E’ la sera del 31 luglio: Lina, una bambina magra e vivace di dieci anni dai capelli castani e dai grandi occhi marroni, è eccitata per l’imminente partenza. Grande sognatrice, ha sempre la testa tra le nuvole. Di certo la fantasia non le manca, ne ha fin troppa a detta della mamma. A volte, quando è immersa nelle sue letture preferite, sembra scivolare in un altro mondo, il mondo dei sogni. Resta immobile, gli occhi fissi tra le righe del libro, ma la mente vola verso universi paralleli. La sua sembra una specie di estasi, come se si rifugiasse in un mondo segreto, tutto suo. Il papà è preoccupato: “Troppa immaginazione, dovresti stare di più con i piedi per terra!” La rimprovera bonariamente. “Per fortuna ci sono le vacanze”, pensa la mamma. “Lina sarà costretta ad uscire con i suoi coetanei e a stare finalmente all’aria aperta!” Come ogni anno i suoi genitori porteranno lei e i suoi due fratelli, Enrico e Pietro, i gemelli, più piccoli di due anni, al mare. I gemelli non si somigliano affatto, Enrico è un bel moretto, magro e alto per la sua età. Pietro invece ha i capelli biondi ed è più robusto del fratello. Entrambi sono molto vivaci ed estroversi, amano moltissimo i fumetti e i cartoni animati. Porto Recanati, il piccolo e colorato paesino di pescatori dove si trasferiscono tutti gli anni nel mese d’agosto per trascorrere le loro vacanze estive, è per i tre fratellini come una seconda casa. Ormai conoscono bene ogni vicolo, ogni strada, ogni angolo e hanno stretto amicizia con gli abitanti del posto, i negozianti e i villeggianti che, come loro, si ritrovano ogni estate nello stesso luogo per dimenticare la vita stressante della città. A Terni, infatti, nei mesi estivi fa un caldo soffocante e poi non c’è il mare. Lina si guarda allo specchio. La sua pelle candida tra pochi giorni si colorerà sotto il sole e i suoi capelli castani assumeranno delle sfumature più chiare e brillanti.

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La sua vanità non è un mistero per la mamma, che sorridendo la chiama invitandola a sbrigarsi: il papà ha già caricato valigie e borse in macchina e sono tutti pronti per il lungo viaggio. Mentre i gemelli bisticciano per chi dovrà stare nel mezzo, Lina si immagina sdraiata al caldo sole d’agosto con le sue inseparabili amiche d’infanzia Lucia, Lilly e Sabrina che, come lei, ogni anno trascorrono le loro vacanze nel ridente paesino. Quando si sono conosciute avevano appena cinque anni e, da allora, ritrovarsi tutte le estati è stata una gioia e una piacevole sorpresa, poiché nessuna di loro sapeva con certezza se l’altra sarebbe ritornata l’anno successivo. Per ingannare il tempo, durante il viaggio in macchina, l’allegra famigliola inizia a cantare a squarciagola le canzoni estive più famose. Le canzoni preferite da Lina sono “Vamos a la playa”, “Un’estate al mare”, “Tropicana”; i gemelli invece preferiscono la canzone dell’uomo ragno e tutte le sigle dei loro cartoni preferiti: Ufo robot Goldrake, Mazinga, Tiger man, la canzone dei Pokemon e così via. Tra un canto, una barzelletta e un racconto della mamma il tempo passa in fretta. Il primo a vedere la meta tanto sognata è Pietro che, guardando attentamente fuori dal finestrino, ad un certo punto inizia ad urlare: “Il mare, il mare!”. Tutti emozionati guardano l’immensa distesa verde-azzurra che si apre davanti ai loro occhi sognando di tuffarcisi dentro in quel preciso istante. Lo avrebbero fatto sicuramente il giorno dopo, insieme ai loro “vecchi” amici dell’anno precedente. Anche i gemelli, infatti, avevano conosciuto due ragazzini della loro età: Matteo, fratello di Lilly, e Piggi, fratello di Lucia e Sabrina. Matteo era un ragazzino timido e riservato, mentre sua sorella Lilly era solare ed espansiva. Piggi era irrequieto, non stava fermo un attimo, ma di una simpatia travolgente. Ne combinava tante ma sapeva farsi perdonare con il suo sorriso ingenuo. Lucia e Sabrina erano estroverse e un po’ “mattacchione”, come diceva francamente la loro mamma. Gli otto ragazzi, anche se caratterialmente diversi, avevano presto legato. Matteo, Lilly, Piggi, Lucia e Sabrina, come Lina e i suoi due fratellini, provenivano da una grande città, Milano, e non vedevano l’ora di trasferirsi sulle coste del mare Adriatico per sentirsi più liberi e spensierati. Nel piccolo paesino che li ospitava ogni anno, Porto Recanati, potevano girare liberamente, semi-nudi, giocare, scorrazzare e vagabondare sulla spiaggia senza alcuna costrizione. Cose che in città erano severamente proibite. I genitori qui li lasciavano soli, sapendo che non vi era alcun pericolo. Le sorelle maggiori, Lina, Lucia, Lilly e Sabrina di dieci, undici e dodici anni, li seguivano ad una certa distanza. Al bar sulla spiaggia, “Il Vascello”, dove andavano abitualmente a prendere il gelato, il vecchio proprietario, Guerrino, un anziano signore, burlone e gioviale, li accoglieva sempre con simpatia. Alto, robusto, dai capelli neri e ricci, il viso rotondo e il naso sempre rosso. Aveva il vizio di bere e, qualche volta, lo trovavano un po’ alticcio. In questi casi era più allegro del solito e si divertiva a raccontare barzellette e “storielle”, che di solito inventava al momento. I ragazzi lo ascoltavano con attenzione, non sapendo se credere o meno ai suoi racconti. Il bar era fornito anche di un bel piazzale dove i bambini potevano giocare a palla, una sala con diversi giochi da tavolo, un biliardino, il tavolo del ping-pong, ombrelloni, sedie e tavolini e un bel campo per giocare a beach volley. La musica poi non mancava mai al “Vascello”, questo era il nome del locale frequentato dagli otto amici, sia di giorno che di sera. Durante il mese d’agosto i ragazzi erano liberi di uscire a loro piacimento, sempre insieme naturalmente. I genitori si conoscevano ormai da anni, sapevano di potersi fidare e poi il posto era tranquillo e vicino alle loro case. “Il Vascello” era il loro luogo d’incontro preferito, lì si riunivano per decidere i giochi e le avventure che avrebbero affrontato quotidianamente. Ogni anno ne combinavano una, e le loro “gesta” a poco a poco divennero famose nel piccolo centro abitato. Come quando, due anni prima, Lilly e Sabrina scavarono una buca nella sabbia ricoprendola con il loro telo colorato. Di lì a poco passò un signore con il suo cagnolino e, sfortunatamente, vi cadde dentro, sprofondando nella sabbia e slogandosi una caviglia. In quell’occasione erano state severamente rimproverate dai rispettivi genitori che le rinchiusero in casa per punizione per il resto della vacanza. O come quando i due gemellini, giocando, si nascosero così bene sotto una barca lasciata vicino alla riva del mare che solo a tarda sera furono ritrovati, per caso, dal bagnino che sistemava la spiaggia. In quell’occasione la mamma e il papà si spaventarono a morte, ma non poterono fare altro che abbracciarli e baciarli con affetto al momento del ritrovamento. Era stata tanta la paura, infatti, che non ebbero nemmeno la forza di rimproverarli. E, del resto, erano talmente piccoli che forse non si resero conto di quello che stavano facendo e dell’allarme generale che avevano causato. Ma tutto è bene quel che finisce bene, come dice la mamma. Piggi, invece, qualche anno prima, correndo all’impazzata lungo la spiaggia, sollevò un tale nuvolone di sabbia che si riversò su un gruppo di giovani turisti intenti a fare un pic-nic. Sua madre si scusò con loro e si sentì obbligata a invitarli a pranzo, dato che Piggi aveva praticamente reso immangiabile il loro cibo. Ma questa, alla fine, fu un’occasione per conoscere gente nuova e sorridere insieme delle marachelle di questi piccoli “Gianburrasca”. E quella volta in cui decisero tutti insieme di fare il bagno a mezzanotte? I genitori li pensavano già tra le braccia di Morfeo, ma loro con passi felpati uscirono di casa e si ritrovarono sulla spiaggia. La luna illuminava le onde che, lentamente, si infrangevano sulla riva. Lina aveva il compito di dare il via e, in un attimo, si ritrovarono dentro l’acqua del mare che, a quell’ora della notte, era piacevolmente calda. Gli schiamazzi e le urla di gioia degli amici risvegliarono i genitori e tutto il vicinato. Qualcuno decise di fare compagnia ai ragazzi e si tuffò in acqua. Del resto come resistere a un piacevole bagno notturno, specie se c’è la luna piena! La mattina del loro arrivo, come ogni anno, appena sistemati nell’appartamento di fronte alla spiaggia, Lina e i suoi fratelli Enrico e Pietro si recavano con i genitori ed i loro amici a visitare la casa del grande e famoso poeta Giacomo Leopardi. Era un grande palazzo proprio al centro del paese di Recanati, con un portone maestoso ed un ingresso che, pensò Lina, da solo era grande come il suo appartamento in città. Le luminose scale di marmo bianco, le colonne anch’esse bianche e imponenti facevano capire quanto importante fosse la famiglia del poeta. Salendo al primo piano si attraversava un lungo corridoio per arrivare infine all’immensa e famosa Biblioteca, contenente più di 20.000 volumi acquistati da Monaldo, il padre di Giacomo Leopardi. Il poeta li aveva letti tutti! Questo pensiero suscitava in Lina meraviglia e profonda ammirazione per il giovane Leopardi…

Da “La mia amica bipolare”

Non è la prima volta che entro ed esco da questo reparto. L’edificio è nuovo, grade, accogliente e colorato. C’è un grande salone all’ingresso, dei sedili lungo le pareti e un grande biliardo al centro della stanza per divagarsi. Ai muri sono esposte diverse opere d’arte: c’è un Picasso e altre opere astratte realizzate da artisti moderni. Tutti queste immagini colorate aiutano a non pensare. Se le fissi per un periodo abbastanza lungo hai quasi la sensazione di entrarvi dentro e provare le stesse emozioni dell’artista che le ha create. L’arte aiuta, è terapeutica. Per questo nel soggiorno c’è un grande tavolo, colori e fogli bianchi, libri e tutto quello che può servire per dar libero sfogo alla fantasia. Anche le camere sono grandi e accoglienti, finestre molto ampie da cui poter osservare l’ambiente circostante. Intorno a noi c’è tanto verde, alberi con la chioma appena un poco ingiallita dalla stagione autunnale incipiente. Un vero e proprio spettacolo che cambia ogni giorno, mutevole come i miei pensieri: al mattino nebbiosi e grigi, nel pomeriggio ariosi e splendenti, alla sera umidi di pioggia. Strano autunno questo: un giorno c’è il sole e sembra ancora estate, il giorno dopo foschia e nebbia, poi nuvole grigie e pioggia abbondante. Infine ritorna il sole che per un po’ ci illude e ci fa sperare in un ritorno impossibile dell’estate, per poi lasciare il posto a fulmini e temporali spaventosi. Mi chiamo Giò e ho ventidue anni. Mi trovo nel reparto di Psichiatria di un grande ospedale del nord Italia. Qui ho tutto, non mi manca nulla: in camera ho la mia privacy, un caldo letto dove riposare, il bagno personale, un tavolo dove poter leggere e scrivere i miei pensieri, una poltrona per riposare. Il cibo è discreto e abbondante, il personale gentile e premuroso. Ogni giorno vengo chiamata dal dottore, con cui faccio lunghe chiacchierate. Dicono che è la terapia… Nelle altre camere sono alloggiati sconosciuti, uomini e donne di età diverse. Li vedo vagare nei corridoi, la mattina presto. Sembrano tanti zombie, fanno un po’ paura, mi ricordano la canzone di Michael Jackson, thriller. Vite ai margini, rifiuti umani, dei veri e propri “morti che camminano” che la società non sa né curare né collocare. Paura, pietà, compassione sono sentimenti che si alternano in me insieme alle domande inevitabili sul senso della vita in condizioni simili….

Da “Nella stessa barca”
Quella sera ridevi e scherzavi, eri allegra e felice come non mai mentre assaporavi con gusto le meravigliose bellezze della vita. Nulla lasciava presagire quello che sarebbe accaduto poi. I tuoi occhi brillavano mentre raccontavi i tuoi progetti, i tuoi desideri, le tue speranze per il futuro. Ci credevi, la tua fede era forte e solida. Del resto, perché non crederci? In un futuro felice, nella vita che cresceva dentro di te. Nella vita. Che cos’è, in fondo, la vita? Non è speranza, progetto, desiderio? E’ una forza prepotente che irrompe dal buio, dall’oscurità, per venire allo scoperto, alla luce. Anche quando non la si vuole, non la si aspetta, la vita esplode lo stesso con tutto il suo vigore e ci travolge. Solo chi la sa accogliere è in grado poi di goderne i frutti succosi. Tu eri così, accogliente, generosa, solare. Mi ricordo da bambine, la tua mano grande stringeva la mia mentre andavamo a scuola. Io ti seguivo fiduciosa, seguivo ogni tuo passo. Mi fidavo di te, sapevo che, seguendo il tuo cammino, non sarei inciampata. Non potevo sbagliare seguendo i tuoi passi. E così divenni la tua ombra, dove andavi tu c’ero anch’io. Mi spiegavi con pazienza la matematica, le scienze, mi aiutavi nei compiti. Eri più grande e più saggia, ai miei occhi un vero esempio da seguire. Ti osservavo meravigliata quando, intenta nelle tue creazioni, disegnavi un volto, una farfalla, un paesaggio fantastico. O quando, con le tue mani magiche, dalla creta grezza creavi mille personaggi diversi: un cavallo, un gatto, una maschera. Il tuo era un vero talento, la creatività è sempre stata una tua caratteristica, in ogni campo. Ti ammiravo per questo. Insieme parlavamo delle nostre curiosità, di emozioni e sentimenti, ascoltavamo musica, camminavamo per le strade del mondo e scoprivamo noi stesse. La scuola, le amicizie, le vacanze insieme. La vicinanza, il condividere tutto alla fine diventa una sorta di fratellanza. Mi rispecchiavo in te. Conoscevo i tuoi gusti, le abitudini, i pensieri. E, spesso, li facevo miei. La presenza diventa abitudine, l’abitudine è un dolce piacere che si rinnova. Quanti bei momenti abbiamo trascorso da bambine, in riva al mare. Il piacere di un gelato, di un concerto, di un gioco in compagnia degli amici. Non lo sapevamo, ma eravamo entrambe in balia delle onde. Tutti lo siamo. Quando il mare è calmo, non ci si aspetta la tempesta…

Da: “Parole dal fronte”
(Lettera di un papà carabiniere alle figlie)
“Desenzano del Garda, aprile 1945
Carissime bambine mie,
anche se in questo momento sono lontano, sapete quanto tengo a voi e alla mamma. Vi scrivo in un momento di forte tensione sperando che, da grandi, leggerete queste mie parole e vi ricorderete del vostro babbo e dei suoi insegnamenti. Spesso, nella vita, si attraversano momenti bui. Ma c’è sempre una luce in fondo al tunnel, non lo dimenticate. Non si deve mai perdere la speranza. La guerra non è mai una bella cosa da ricordare, ma non si può, non si deve dimenticare. La memoria del passato è importante, ci aiuta (o dovrebbe aiutarci) a non commettere gli stessi errori…

29 aprile 2020

Aggiornamento

COME LA MUSICA ENTRA NEL RACCONTO
Nel mio racconto "La casa fantasma" parlo del viaggio in macchina della protagonista, viaggio che è accompagnato dall'ascolto di musica tipicamente estiva: Vamos a la Playa dei Righeira, Un'estate al mare di Giuni Russo, Tropicana del Gruppo Italiano. La musica fa parte della nostra vita, ci rilassa, ci manda in estasi, ci fa sognare. Soprattutto d'estate, quando il ritmo incalzante delle canzoni di maggior successo accompagnano le nostre lunghe giornate in spiaggia, dalla mattina sotto l'ombrellone alla sera davanti a un cocktail, nel nostro locale preferito. La notte, invece, l'unica musica, inconfondibile tra tutte e tanto amata, è quella delle onde che si infrangono sulla riva.
24 aprile 2020

Aggiornamento

I PERSONAGGI DEI MIEI RACCONTI
I personaggi dei miei racconti sono di solito un mix tra personaggi reali, persone a me vicine o che ho incontrato nella vita di tutti i giorni, e la fantasia, perchè mi piace trasformare le cose, usare l'immaginazione, creare da una base concreta nuove storie e nuovi sviluppi. Avete mai pensato, nella vostra vita, se avessi agito in quel modo anzichè nell'altro, se avessi incontrato quella persona, se fossi entrato in quella porta. La mia vita sarebbe diversa! Ecco, mi piace sognare, modificare le storie, creare svolgimenti e finali diversi, osare, pensare all'impossibile! E se l'impossibile fosse possibile? Forse ciò che noi riteniamo impossibile è tale solo nella nostra mente, siamo noi stessi che, a volte, ci auto-limitiamo. Ma questa è un'altra storia...
16 aprile 2020

Aggiornamento

TEMI CHE VORREI VEICOLARE
In generale i temi che affronto nei miei testi sono l'amicizia, l'amore, la solidarietà, la forza che nasce dai legami profondi, il senso dell'esistenza, la capacità di affrontare la vita che tutti abbiamo dentro di noi. Altri temi affrontati sono la malattia, compresa la malattia mentale che ancora è un tabù, la violenza spesso feroce contro le donne e i bambini, che avrebbero bisogno di maggiori tutele, il dolore, la perdita di persone care, i valori che si trasmettono da generazione a generazione. Sono tutti temi che possiamo ritenere attuali nella loro universalità, temi che toccano l'essere umano nella sua essenza, essenza che è profondamente sociale. Come disse il filosofo Aristotele nel IV secolo a. C. , l'uomo è un animale sociale, la sua natura lo porta ad aggregarsi con i suoi simili nella società. Nessuno si salva da solo, come afferma la scrittice Margarert Mazzantini, abbiamo bisogno gli uni degli altri. Siamo nella stessa barca, come scrivo nel mio racconto, e rischiamo di affondare se non remiamo insieme, se non ci diamo la mano per superare le difficoltà.
11 aprile 2020

Aggiornamento

QUANDO HO SCOPERTO LA PASSIONE PER LA SCRITTURA...
Nella mia famiglia i libri sono sempre stati importanti, oggetti di cui non si poteva fare a meno. Mi ricordo da bambina entravo nello studio di mio nonno e lo osservavo mentre era intento a leggere. Acquistava sempre due o tre quotidiani, li leggeva fino alla fine, sottolineando con la penna rossa le notizie più interessanti e con la blu quelle comunque da non dimenticare. Nella sua libreria c'erano diversi volumi: il mio preferito era "Favole da tutto il mondo", un testo alto e corposo con storie provenienti da diversi paesi. Mi immergevo in queste letture e iniziavo a sognare... Poi alzavo gli occhi e, curiosa, andavo a leggere ciò che il nonno aveva sottolineato. Invece mia madre, oltre a leggere molto, era solita scrivere a tutti noi per le più svariate occasioni bigliettini ora spiritosi, ora più profondi. Li trovavamo un po' ovunque: sotto il piatto nel giorno del compleanno, sotto il cuscino la sera della vigilia di Natale, in mezzo al diario scolastico se, per qualche motivo, voleva darci una "strigliata". Persino se usciva per fare la spesa trovava l'occasione per lasciare qualche messaggio sopra il tavolo della cucina con una lista interminabile di consigli e raccomandazioni. Sin da bambina ho sempre amato la lettura e mi divertivo a scrivere in un diario i miei pensieri e le mie fantasie.
10 aprile 2020

Aggiornamento

Quando è nato il libro...
Il libro è nato circa un anno fa. Mi trovavo a casa da sola e mi sono fatta prendere dalla nostalgia per il mare. Ho sempre amato il mare, fin da bambina quando i miei genitori mi portavano in vacanza in varie località, dalle coste marchigiane alla Puglia e alla Sicilia. Mia madre era un'esperta nuotatrice, era temeraria e mi ha insegnato a nuotare al largo: mi ha sempre incitato a superare i miei limiti e le mie iniziali paure per l'acqua alta. Ricordo i suoi incoraggiamenti tra le onde, mi offriva la sua mano e mi trascinava in alto mare, sempre più in là: dovevamo assolutamente raggiungere la boa, quella era la sfida! Con mio padre invece andavo a pescare: mi ha insegnato a mettere le esche sull'amo, ad attendere con pazienza che i pesci abboccassero. In questi luoghi di villeggiatura incontravo e facevo amicizia con ragazzi e ragazze della mia età, ne combinavamo di tutti i colori! Da queste "avventure" ho tratto ispirazione per uno di questi racconti, la casa fantasma, che è ambientato proprio nel piccolo e colorato paese di Porto Recanati. Un vero gioiello affacciato sul mare Adriatico, assolutamente da non perdere!
08 aprile 2020

Aggiornamento

Il tema del ricordo era assai caro al mio amico Giacomo Leopardi. Sì, avete capito bene, il mio amico: dopo anni e anni di frequentazione della sua casa natale nel piccolo e meraviglioso paese di Recanati, mi sento ormai parte della sua breve ma intensa vita. In ogni angolo del paese, se vi capita di passare da quelle parti, c'è un verso del poeta. La lirica che preferisco, se devo sceglierne una, è senza dubbio Alla luna. Ve la ripropongo.
"O graziosa luna, io mi rammento
che, or volge l'anno, sovra questo colle
io venia pien d'angoscia a rimirarti:
E tu pendevi allor su quella selva
Siccome or fai,che tutta la rischiari.
Ma nebuloso e tremulo dal pianto
che mi sorgea sul ciglio, alle mie luci
il tuo volto apparia, che travagliosa
era mia vita: ed è, nè cangia stile,
o mia diletta luna. E pur mi giova
la ricordanza, e il noverar l'etate
del mio dolore. Oh come grato occorre
nel tempo giovanil, quando ancor lungo
la speme e breve ha la memoria il corso,
il rimembrar delle passate cose,
ancor che triste, e che l'affanno duri!"
La "rimembranza", tanto cara al poeta, anche se lascia un po' di tristezza, dà anche sollievo, consolazione, perchè le porte della speranza nel futuro sono sempre aperte. Questo tema mi sembra molto attuale, possiamo ricollegarlo anche ai giorni nostri, così particolarmente travagliati a causa del virus che incombe a livello mondiale.
07 aprile 2020

Aggiornamento

La casa fantasma, primo racconto del libro, è ambientato nel caratteristico paese di Porto Recanati, paese di pescatori, gente di mare ospitale e socievole. Qui da bambina ho passato delle estati indimenticabili, con i miei amici ho sperimentato avventure incredibili e ho conosciuto la poesia e le opere del giovane favoloso, Giacomo Leopardi, visitando i luoghi a lui più cari.

Commenti

  1. (proprietario verificato)

    Mariarita

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Cristiana Bruni
Nata a Terni, in Umbria, dove vive con il marito ed i figli. Ha frequentato l’Università degli Studi di Roma “La sapienza”, dove ha conseguito la Laurea in Sociologia. Dopo varie esperienze di lavoro saltuarie attualmente lavora nella sua città come insegnante di scuola primaria. Scrive, per hobby, racconti e romanzi, a volte autobiografici, altre volte ispirandosi alla realtà o a fatti conosciuti. Tra le sue pubblicazioni “Il bambino arcobaleno”, della Aletti editore pubblicato a febbraio 2019; il racconto “A cena con Roxy”, pubblicato nell’antologia “Metti un racconto a cena” nell’ottobre 2019 con la Montegrappa edizioni; il racconto “Mentre fuori splende il sole”, pubblicato a novembre 2019 nell’antologia “Racconti Umbri” edizioni Historica; la favola “La storia di Piccolina” pubblicata a dicembre 2019 nell’antologia “Ninna nanna… ti racconto una favola”.
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