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La catena d’argilla

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In una radiosa mattina di un’estate di San Martino, uno scrittore in crisi creativa incontra uno strano personaggio che gli propone di raccontare una storia nella quale si è trovato coinvolto. Si tratta di una storia di decadenza e redenzione, nella quale viene trascinata una famiglia di un paesino adagiato fra i vigneti al confine delle Langhe con il Roero. Colpevole è il borioso cavalier Ferrante Guerra, uno spietato e cinico imprenditore, a cui si contrappone la figura mite e sognatrice del fratello Alfio e, soprattutto, quella della sua bella moglie Aurora.
Infatuatosi della cognata, Ferrante, roso dall’invidia, tenterà con ogni mezzo di sedurla. Infuriato dalla fiera e ferma resistenza della donna, anche dopo la prematura morte di Alfio, per tentare di fiaccarne l’opposizione ordisce turpi trame per portare alla completa rovina la sua famiglia e allontanare i suoi figli, Achille ed Elisa.
Dopo un breve soggiorno in uno squallido orfanotrofio, dove l’insensibile zio l’ha fatto rinchiudere, Achille viene riportato a casa dalla battagliera madre, ma viene preso di mira dai compagni di scuola, istigati dal comportamento ostile della maestra, a sua volta fomentata dall’influente Ferrante. Il ragazzo ferisce gravemente uno di loro e finisce in riformatorio. In quella dura palestra l’adolescente completerà la formazione della sua invulnerabile indole.
Così equipaggiato, raggiunta la maggiore età, Achille congiurerà per vendicarsi e portare a sua volta in rovina l’odiato parente.
Raggiunto il suo scopo, chiuso nella sua invulnerabile corazza, divenuto ormai simile al nemico che per molti anni ha combattuto, Achille scopre che nessuna nemesi può appagare il cuore di un uomo. Senza più obiettivi da raggiungere, esasperato dall’amore ossessivo per la figlia Viola, avuta da una relazione con l’unica donna che sia riuscita a smuovere in lui una parvenza di sentimento, Achille precipita in una sempre più serrata misantropia. Ma non c’è corazza che non abbia un punto debole, un tallone d’Achille colpito il quale il proprio destino non possa essere sciolto dagli angoscianti legami della solitudine, per essere liberato alla scoperta del vero senso della vita.

Una storia lunga come una vita che si dipana in un succedersi di esistenze intrecciate fra loro come un’inscindibile catena di fragili anelli d’argilla chiusi su se stessi, tesi nell’immane sforzo d’imprigionare la vita.

Perché ho scritto questo libro?

Da sempre l’umanità si dibatte in conflitti senza rimedio e fine ricercandone la causa in ciò che sta davanti, mentre questo male affonda le sue radici nell’animo di ciascuno: tra l’anima e lo spirito. Conflitto di cui la maggior parte delle persone ignora l’esistenza. Ignoranza che, di fatto, soffocandone la parte più nobile, priva ciascuno di quella vita di vera prosperità e successo a cui tutti aspirano; e di cui l’emblematico personaggio della mite Aurora è un fulgido esempio.

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Commenti

  1. Wow! Quanto mi è piaciuto questo libro! Ringrazio l’autore Gianni Bosco, per avermi concesso l’onore di leggerne la bozza. La catena d’argilla è un libro che da subito mi ha appassionata molto. Mi sono immersa, nella vita di questa famiglia, che mi ha trasmesso molte emozioni…Tutti i personaggi mi hanno lasciato qualcosa…chi tenerezza, chi rabbia…in alcuni punti, ho anche pianto. E’ un libro piacevole che non vorresti mai smettere di leggere è un libro che fa riflettere, per nulla scontato o noioso. Credo che per scrivere un libro così, si debba avere una profondità d’animo notevole…che il nostro autore ha! Vi suggerisco d’ acquistarlo è stupendo!

  2. Gianni Bosco

    commento di Sandro Gianneramo

  3. Gianni Bosco

    Caro Gianni,
    già dall’anteprima del libro ti viene voglia di leggerlo. I personaggi descritti sono tutti portatori di sentimenti che oscillano da passioni icontrollate, a egoismi, cinismo, determinazione, ma anche fragilità, desiderio di riscatto, insomma l’essere umano con tutte le sue mancanze e i suoi pregi, alla ricerca di scopo, senso di vita, giustizia, pace interiore.
    Sondare l’animo umano per capire le mancanze o le deprivazioni che si subiscono, soprattutto nell’infanzia, spiega il comportamento e il modo di agire e reagire di molte persone, cosi come l’intestardirsi a ricercare nell’altro le proprie risposte. Dal profilo dei personaggi che tu descrivi mi sembra di cogliere tutto questo. Credo e penso che vale la pena di leggerlo per riflettere su tutto lo spettro di sentimenti e motivazioni che caratterizzano l’essere umano.

    Spero di essere stato esauriente e di aver colto il senso di questo tuo ultimo lavoro. Complimenti come sempre per la tua penna e la capacità di far entrare il lettore dentro le tue storie. Complimenti anche per il piazzamento del libro.

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Gianni Bosco
Gianni Bosco vive in un paesino in provincia di Torino. Dopo diversi anni in cui è stato impegnato con la Tribù dei Girasoli, un gruppo che si occupa di spettacoli per bambini con lo scopo di portare, attraverso il divertimento e il gioco, un messaggio che contribuisca alla salvaguardia del loro benessere psicofisico, e di cui ha scritto e disegnato le storie rappresentate, rispolverando una passione giovanile si è dedicato alla narrativa per il pubblico adulto nella convinzione che, attraverso la lettura di svago, sia possibile indurre alla riflessione e alla ricerca del vero senso della vita.
Ha pubblicato due romanzi.
“La Catena d’Argilla”, ha ottenuto il 3° premio, come inedito, al decimo concorso letterario internazionale della Città di Recco.
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