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La chiave nei silenzi - Capitolo Primo

La chiave nei silenzi - Capitolo Primo
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Consegna prevista Marzo 2022
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Per Elena lasciare Trento equivale a una condanna all’infelicità. A settecentotrentadue chilometri dal suo mondo, è convinta di non riuscire a trovare nulla che possa essere alla sua altezza o a quella di Alessandro, il suo ragazzo. Lì, ha lasciato una vita che riteneva perfetta, ma per amore di sua madre si trasferisce in una cittadina del basso Lazio in cui sarà complicato adattarsi.
Lavinia, invece, ha apparentemente tutto ciò che si possa desiderare: una famiglia che le vuole bene, degli amici che si farebbero ammazzare per lei e una vita sociale da invidia. Dentro, però, ci sono troppi demoni che minacciano il suo precario equilibrio, ma che la rendono ciò che è sotto le maschere che porta.
Tra le vie di Gaeta, le storie di due ragazze diametralmente opposte finiranno per intrecciarsi fino a creare la complessa trama di un arazzo. Impareranno a conoscersi, odiarsi e forse anche ad amarsi, ma soprattutto, che per decifrare quei silenzi assordanti basta avere la giusta chiave.

Perché ho scritto questo libro?

Questo romanzo è figlio della passione che entrambe abbiamo per la scrittura. Ci siamo dette, cosa ci piacerebbe leggere? Cosa non troviamo sullo scaffale di una libreria? Questa è stata la scintilla che ci ha fatto scattare. Volevamo creare un qualcosa che facesse comprendere le difficoltà di una coppia LGBTQ+ da chi le ha vissute in prima persona, essendo noi stesse una coppia. Ne “La chiave nei silenzi” abbiamo provato a inserire tutte le possibili reazioni a questo mondo che fa ancora paura.

ANTEPRIMA NON EDITATA

1.

Lavinia posò l’asciugamano sulla spalla e si sistemò i lunghi capelli scuri in un’alta coda. Alla sua destra, Gabriele le sollevò la borsa del mare mentre Enrico si era già incamminato, euforico più che mai, verso la passerella. Sbuffò mentre guardava l’amico.

-Dobbiamo proprio?- chiese semplicemente. Gabriele sghignazzò e si strinse nelle spalle.

-Come fai a dirgli di no? Sembra un cucciolo super-felice.

Lavinia inarcò il sopracciglio destro e subito dopo inforcò gli occhiali da sole. Gettò una breve occhiata al mare e si affrettò a seguire gli amici verso lo stabilimento. Era il due settembre, finalmente i turisti che di solito affollavano nei mesi di Luglio e Agosto le spiagge, erano spariti ed erano rimasti solo loro, i residenti. Adorava quel periodo, era l’ideale per chi amasse il mare come lei.

-Ehi, ti muovi Lavi?- urlò Enrico agitando una mano.

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-Vorrei proprio capire che cosa ci sarà di diverso- rispose la ragazza quando lo ebbe raggiunto –È  sempre la solita polisportiva dell’anno scorso!

-Ma quest’anno abbiamo anche i campi da tennis! E il bar! Dovete

assolutamente vederli! Sono bellissimi!- esclamò l’amico euforico.

-Non capisco se sei davvero felice per questo o per tutte le ragazzine innocenti che arriveranno- aggiunse Lavinia camminandogli accanto.

-O per le bariste che il padre dovrà assumere- fece Gabriele. Enrico scoppiò a ridere e diede il cinque agli amici.

-Non è colpa mia se sono irresistibile! Prima o poi si gettano tutte ai miei piedi.

Lavinia lo fissò in silenzio e scosse il capo. Diciannove anni e la stessa maturità di un dodicenne. La sua fortuna era che i genitori fossero i proprietari dell’immensa polisportiva che a Gaeta andava molto di moda tra i ragazzi. I diversi abbonamenti permettevano di frequentare più corsi senza doversi scapicollare da una parte all’altra della città. L’anno precedente avevano assunto un’insegnante di zumba che, ovviamente, Enrico aveva testato mentre adesso avevano deciso di fare il salto di qualità. Lei però, avrebbe continuato a frequentare il corso di nuoto e fare un po’ di palestra con gli amici. Tutti, infatti, compresa la sua migliore amica Anna, si recavano al centro Athena. Con la coda dell’occhio vide Gabriele che stava per dire qualcosa, ma l’altro, più veloce, mise una cuffietta wireless all’orecchio di Lavinia. Immediatamente nella testa della ragazza esplose una canzone che non aveva fatto altro che sentire sulla spiaggia.

-…e sono un arrogante…- iniziò a cantare Enrico mentre la guardava.

-…e non mi importa se non sei più dalla mia parte!- concluse la ragazza ridendo.

-Oddio, ancora con questa canzone!- esclamò Gabriele storcendo il naso –Ma non ne avete le palle piene?

-Non è importante!- continuò Enrico ignorandolo completamente.

-Balla lentamente, oh e oh- dissero in coro i due amici facendo scontrare i loro bacini –Senza dire niente, oh e oh!

-Ma perché a me ogni tanto salta il suono?- domandò la ragazza.

-Perché, forse e ribadisco forse, sono cinesi?- rispose

l’interpellato –Con cinque euro che ti aspettavi?

Scoppiarono a ridere per l’ennesima volta mentre Gabriele si limitava a scuotere il capo. Lavinia ed Enrico erano perfettamente in sintonia su tutto, soprattutto le cazzate. I due completavano le frasi l’uno dell’altra e amavano tutto ciò che fosse riconducibile al divertimento. Cercavano la leggerezza nella vita, lo svago e il piacere. Per questo andavano così d’accordo. Ma a Gabriele non importava perché, alla fine, Lavinia era da lui che andava per il sesso. Sicuramente il loro rapporto era quello degli amici con benefici, senza legami, col solo scopo di avere un buon orgasmo; eppure era da oltre un anno che andava avanti quella routine senza che uno dei due cercasse una storia più solida altrove.

-Raga- fece improvvisamente Enrico mentre erano fermi al semaforo

–Ma vi rendete conto di quanto sia stato sprecato questa estate il mio bellissimo fisico?

Lavinia alzò gli occhi al cielo di fronte a quelle parole.

-Oh, che palle!- sbottò spintonandolo –Non mi sembra che quella settimana a Lenola vi sia così dispiaciuta!

Gabriele la guardò con aria severa.

-Dovevamo andare a Ibiza!- continuò l’altro –Ibiza! Ma vi rendete conto di cosa ci siamo persi?!

-E’ stata tutta colpa di Tokyo che ha preferito farsi la vacanza con mamma e papà.

-Eh, no Lavi!- esclamò Gabriele –E’ stata tutta colpa tua che non hai raggiunto i voti che voleva tuo padre! Non partendo tu, Anna ha poi deciso di andare coi genitori.

Enrico emise un lungo fischio.

-E che vacanza! San Diego, mica le chiacchiere!

-Oh, che palle che siete! Potevate andare tutti e due se per voi era così importante!- sbuffò la ragazza.

I due amici si fissarono prima di riprendere a camminare.

-Certo, a fare i ricchioni. Lavinia scoppiò a ridere.

-Mia nonna una casa a Lenola ha! È già tanto se mio padre mi ha concesso di fare una settimana lì! E poi- aggiunse rivolgendosi a Enrico -Non mi sembra che ti sia così dispiaciuto! Sei riuscito a rimorchiare anche lì!

Il ragazzo si passò una mano tra i capelli ricci.

-Perché sono irresistibile- rispose.

-Caldo non ne abbiamo sentito- continuò la ragazza riferendosi al fatto che la cittadina si trovasse su una piccola montagna poco distante dalla loro città – Non abbiamo pagato niente, abbiamo bevuto e fumato come i maiali; ma che altro volete?!

-Ibiza!- fecero in coro i due ragazzi.

-I-B-I-Z-A- sillabò Enrico come se il concetto fosse poco chiaro – Però ammetto che davvero abbiamo fumato come se non ci fosse un domani.

Risero ancora tutti e tre mentre varcavano la soglia della struttura. Lavinia notò immediatamente il bancone nuovo della reception, la pittura fresca e subito dopo le macchine della sala pesistica. Salutò Miryam che stava per iniziare la lezione nella stanza attigua e seguì Enrico mentre dava spiegazioni non richieste. L’amico era assolutamente euforico per le novità da presentare, erano anni che consigliava il padre per apportare delle migliorie e finalmente era stato ascoltato.

-E poi- concluse il ragazzo con aria orgogliosa mentre erano ancora fermi ad ammirare i tre campi da tennis di terra rossa – Quest’anno prenderò anche l’attestato da personal trainer.

Gabriele emise un lungo fischio e gli batté il cinque.

-Giusto per rimorchiare ancora di più- commentò Lavinia con un mezzo sorriso.

Enrico le fece l’occhiolino in segno di intesa. Rientrarono e si posizionarono al solito angolo che, ormai era diventato loro. Lavinia sulla cyclette, Gabriele sul tapis roulant ed Enrico con i pesi in mano. Continuarono a scherzare e a fare battute su persone che conoscevano finché la ragazza non si appoggiò al manubrio, improvvisamente con aria affranta. Dallo specchio, Enrico la vide e si voltò.

-Non posso crederci- iniziò Lavinia senza guardare nessuno dei due

–Che la Di Cecca sia andata in pensione! È il mio ultimo anno e dovrò avere una professoressa nuova di matematica e fisica! Ma non poteva rimanere ancora?

Gabriele rise ben sapendo quanto fosse pigra l’altra sul versante

studio.

-Ci ho messo una vita a cercare di esserle almeno simpatica. Mi sono anche proposta per fare la baby-sitter ai nipoti.

-E aveva funzionato?- chiese Enrico.

-Sette in matematica e sei in fisica, che cesso!- esclamò Lavinia.

-Pensa che se non ci fosse stata Anna, nemmeno quelli avresti preso!- scherzò Gabriele.

-Tu sei uno stronzo e ti meriti di essere bocciato quest’anno!

-A proposito di Anna, chiamala Lavi!- fece il terzo ragazzo –Dai, così le facciamo vedere tutte le novità!

La diciottenne guardò l’orologio.

-Va a finire che starà ancora dormendo- commentò facendo un rapido calcolo.

-Che ci frega!- rispose l’amico –Dai, chiamiamola!

Lavinia prese il cellulare dalla borsa e avvisò la videochiamata. Stava per riagganciare quando il viso di Anna apparve sullo schermo.

-Ma lo sai che cazzo di ore sono qui, Stoccolma?- esclamò l’amica

senza nemmeno salutarla.

L’altra scoppiò a ridere e allontanò leggermente il telefono

affinché anche gli amici la vedessero.

-Siete tre merde!

-Buongiorno anche a te, raggio di sole- la prese in giro Enrico.

-Tokyo, quando cazzo torni?- domandò Lavinia.

La dolcezza non aveva mai fatto parte del loro rapporto. Le due ragazze si conoscevano dalle elementari e avevano legato così

tanto proprio per il finto odio che mostravano l’una per l’altra. Non c’era bisogno di essere dolci o smielate per essere migliori amiche. Gli stessi soprannomi che si erano date la dicevano lunga. Tutto era nato dopo aver visto “La casa de papel” e, visto che Lavinia portava come cognome proprio Stoccolma, per quale motivo Anna non sarebbe dovuta essere Tokyo?

-Lo sapete benissimo che torno il cinque! Anzi, se la sera non venite a casa mia divento una belva!

-Guarda che tu già sei una belva- rispose Enrico –Fosse solo per il fatto che sei a San Diego e noi a Gaeta!

-Prendetevela con Stoccolma per questo! Lei e i suoi cazzo di voti di merda! Potevamo stare tutti su una spiaggia a Ibiza adesso!

-Ti odio, Tokyo!- esclamò Lavinia –E comunque anche noi abbiamo avuto la nostra vacanza alla fine!

-Certo, Lenola è un posto bellissimo- commentò l’amica ridendo. Enrico prese il cellulare in mano e per un attimo non si vide altro se non il suo enorme faccione. Si allontanò per mostrarle tutte le migliorie apportate e, quando tornò, il gruppo si salutò.

-Mi raccomando, il cinque sera!- urlò Anna prima di riagganciare. Lavinia rimise il cellulare in borsa e riprese a pedalare. Sorrise mentre pensava a quello che si diceva sempre con l’altra senza notare che Gabriele la stesse osservando. Il ragazzo aveva questa capacità, era un buon osservatore dalle poche parole. Per questo, caratterialmente, era molto vicino ad Anna che non amava stare al centro dell’attenzione. Erano entrambi casinari a scuola, ma solo se c’era qualcuno che partiva prima di loro. E quel qualcuno era, appunto, Lavinia. Lei li trascinava nelle situazioni più assurde e, nonostante potesse sembrare strano, la seguivano sempre, ben sapendo che si sarebbero cacciati nei guai. Lavinia e Anna frequentavano la stessa classe al liceo scientifico Enrico Fermi, al contrario di Gabriele che frequentava lo stesso anno, ma non la stessa sezione. Enrico, invece, era un anno più grande di loro e si era diplomato al professionale per opera e virtù dello Spirito Santo.

-Stasera che facciamo?- domandò Enrico mentre si asciugava il sudore in un attimo di pausa.

Lavinia si strinse nelle spalle.

-Sono al verde, mio padre non mi ha elargito ancora niente. E finché non torna dalle vacanze con la sua famiglia perfetta di sto gran cazzo, ho i rubinetti chiusi- rispose senza troppi giri di parole.

Entrambi gli amici, così come Anna, erano perfettamente al corrente della situazione famigliare che la ragazza aveva alle spalle e non era mai stato un problema.

-Ma te la offro io una birra!- rispose il più grande correndo verso di lei e sollevandola come se fosse una piuma –Cazzo, Lavi! Non devi neanche pensarla una cosa del genere!

Gabriele annuì fermandosi e azzerando la macchina sulla quale aveva corso fino a quel momento. Si avvicinò a Lavinia e le fece cenno di seguirlo nel corridoio.

-Lo sai che se ci sono problemi, puoi fare affidamento su di me- mormorò sistemandole una ciocca di capelli dietro l’orecchio.

-Guarda che non ho bisogno di una balia- affermò prontamente Lavinia sulla difensiva.

Odiava quel modo di fare di Gabriele, premuroso come se fosse il suo fidanzato. Sicuramente sapeva come muovere il bacino e il suo arnese, ma non gli aveva mai fatto credere che oltre al sesso ci sarebbe mai stato qualcosa di più. Non voleva nessun legame, era contenta di quello che aveva. E invece il ragazzo, forse involontariamente, aveva degli atteggiamenti nei suoi confronti diversi da quelli che aveva con gli altri amici.

-Scusa, non intendevo quello. Lo sai, no?

Lavinia si limitò ad annuire scostandosi leggermente da lui.

-Oh, raga- urlò Enrico raggiungendoli –Allora Fata Morgana stasera?

-Ma sì, dai- rispose la ragazza evitando lo sguardo di Gabriele – Un po’ di Formia non ci ucciderà- aggiunse riferendosi alla città vicino al loro.

Tornò alla cyclette dove aveva lasciato le sue cose e controllò l’ora. Sua madre aveva staccato da lavoro e stava rientrando sicuramente a casa. Gabriele le si avvicinò approfittando dell’assenza momentanea dell’altro.

-Senti, vuoi cenare da me?

-Gabriele ti ho detto che sono al verde, non che mia madre non possa mettermi il piatto sotto il naso! Ma che cazzo di problemi hai certe volte?

Il diciottenne alzò le mani e fece un passo indietro.

-Scusa, volevo solo essere gentile.

-Ma nessuno ti ha chiesto di….

Si bloccò notando una ragazza all’incirca della loro età entrare in palestra. Assottigliò gli occhi mentre la osservava e pensò che fosse davvero carina.

Troverai qui tutte le novità su questo libro

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Federica Binacchi e Simona Lombardi
Federica Binacchi nasce a Formia (LT) il 30 Ottobre del 1990. Dopo gli studi ordinari, si laurea presso la sapienza di Roma prima in lettere moderne e poi in editoria e giornalismo. Da sempre con la passione per la scrittura, frequenta la scuola internazionale di comics di Napoli dove si diploma in sceneggiatura. Pubblica un testo di narrativa scolastica con Koala Edizioni (Con gli occhi di Andrea) ed è attiva con la pubblicazione di un fumetto con la casa editrice Prankster Comics (Sette).

Simona Lombardi nasce a Napoli il 10 Febbraio del 1992. Sempre vissuta tra i libri, sviluppa una forte passione per la scrittura e la lettura, in particolare classici inglesi. Diplomata al liceo linguistico, lavora nell'azienda di famiglia , ma non abbandona mai la passione per la scrittura. Si diletta su forum gratuiti di scrittura e questa è la sua prima reale pubblicazione.
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