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La cicatrice perfetta

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Consegna prevista febbraio 2020

Dai pub dublinesi alle colline maremmane, passando per il ghetto di Roma, Trastevere, Garbatella.
I confini fisici attraversati agilmente, quelli interiori eretti a frontiera.
Demetra considera il prossimo suo al pari di un bug evolutivo; Matteo ricaccia indietro l’età adulta a colpi di polso e THC; Anna vive in perenne affanno a forza di inseguire i suoi sogni.
Servirà qualcosa di più invadente e ingombrante di un supposto credito affettivo e una conclamata inettitudine alla vita, per scuoterli.
Proprio attraverso le vite degli altri, oltre al fortuito inciampare in un portatore sano di pensiero positivo, il gruppetto romano troverà l’occasione per guardare oltre i propri lividi e revisionare esistenze spese in fuga.
Ammesso, e non concesso, che scansarsi da una cicatrice sia possibile.

Perché ho scritto questo libro?

Mi piace pensare che i sogni nel cassetto abbiano un tempo di decantazione durante il quale maturano e fermentano, fino a non riuscire a starci più.
Il mio è sempre stato scrivere, e dentro il primo lavoro a cui ho dato un capo e una coda ci ho messo tutte le cose che piacciono a me: pub, birra, Irlanda, Roma, amici, cibo. E un paio di nodi sciolti strada facendo, che mi auguro di qualche utilità per chi, un po’ in guerra col mondo, alla fine, c’è sempre stato.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Sean non alza la testa dal bancone che sta pulendo a colpi ritmati di straccio, mentre saluta i quattro studenti brufolosi che finalmente lasciano il pub.

Detesta servire da bere ai tipi di quel genere, a chi non capisce la differenza tra una Guinness e una Kilkenny, che ha come unico scopo lo stordimento, senza onorare il rito e perdendo di vista il gusto.

Insomma, restassero a casa loro con un cartone di lattine del supermercato, questi cretini.

Demetra lo sta guardando, seduta nell’angolo destro del locale, con la schiena appoggiata ai vetri e un piede puntato sulla sedia libera accanto a lei.

Sorride nell’unica maniera che i suoi muscoli facciali sembrano conoscere, cioè amaramente e di sbieco.

Fuori Dublino è bagnata come al solito, e le luci gialle sul Liffey la rendono pastosa e triste come tradizione impone. Il paradiso degli instagrammers.

C’è ancora gente in giro, nonostante l’ora: gruppi di giovani, coppie di ogni età, signori soli, e, non rari, ubriachi sbandanti che parlano a compagni immaginari, ma difficilmente diventano molesti.

Domani mattina ci sarà il sole, le ha detto Sean mentre infilava il ghiaccio nel suo whiskey, e la gita programmata verso ovest sarà benedetta da una giornata con almeno dodici gradi.

Demetra ha ringraziato e basta, esclamando mentalmente chissenefrega, poggiando il culo sul legno duro e consumato della sedia nel suo angolino preferito. Nessuno alle spalle, se non la città dietro i vetri. Davanti la panoramica del locale con i suoi avventori.

Cazzo ci fa a Dublino, in autunno?

Ah, sì. Le piace.

26 luglio 2019

Aggiornamento

Tra le cose che restano, e non hanno nomi classici, ci sono quei legami che emergono all'occorrenza.
Quelli che non chiedi e arrivano.
Quelli a cui non pensi mai, perché li hai circoscritti a un momento storico e restano lì, nel mucchio delle cose belle che hai fatto.
Invece di trascorrere periodi, ho intrecciato linee.
Ciò che non vuoi disturbare con una quotidianità becera, ti viene a cercare nello straordinario.
La promozione, oggi, la faccio fare a una delle mie linee...
03 giugno 2019

Aggiornamento

ANNA
DNA russo e cuore di Candy Candy, con la quale spartisce, oltre a una incrollabile fiducia nel prossimo, la monumentale sfiga.
26 maggio 2019

Aggiornamento

Onanista compulsivo, pigro e scoglionato, del romano tipico mantiene il cuore grande e il passo trascinato.
Farebbe di tutto per non fare niente, tranne ripudiare i suoi amati anni 80.
- MATTEO -
13 maggio 2019

Aggiornamento

Commento di un lettore
giodebardi 13 Maggio 2019
Che dire, il titolo mi colpisce profondamente, ha in sé un contraddittorio che incuriosisce… Come può una cicatrice essere perfetta? Sento che “dentro”, c’e un viaggio e leggendolo lo farò anche io. Leggendo le poche righe. amo la capacità narrativa di descrivere luoghi, città, pensieri così bene, che sento l’autunno di Dublino, e il carattere schivo di Demetra… Mi piace.

Commenti

  1. (proprietario verificato)

    Appena terminato di leggerlo…tutto d’un fiato come quando butti giù un cicchetto molto alcolico che brucia gola ed esofago e fa male e brucia ma poi arriva il sapore quello che resta e che ti fa venire voglia di ordinarne uno ancora….Demetra è un po’ l’incarnazione di tutte le donne con quelle cicatrici indelebili che ci fanno essere ciò che siamo.Cicatrice:un lembo di carne tumefatto e ricucito addosso a testimonianza che siamo ancora vive e in piedi e neanche la paura può fermarci.Grazie Paola Zeta

  2. (proprietario verificato)

    Demetra è faticosa con tutte quelle sue spine e quei cilici autoinflitti talmente stretti da averle fatto dimenticare il dolore. La paura, quella no. La paura è lì, ben celata. Quella è la vera cicatrice. Errori e orrori subiti che hanno creato un guscio solido e rassicurante con le giuste possibilità di manovra senza rischi, con la necessità e la capacità, ormai consolidata, di esercitare un controllo sulle sollecitazioni esterne, con la via di fuga sempre a portata di mano.
    Sono stata tra i primi ad acquistare questo libro trascinata dall’impellente curiosità. Poi mi sono fermata, ho temporeggiato, ho compreso che sarei uscita dalla mia comfort zone, che sarei stata costretta a fare un viaggio fuori dal mio perfetto guscio. E il viaggio è iniziato, luoghi, situazioni ed emozioni descritti con una sapienza tale da renderli vividi, emozionanti, tali da non permetterti di staccarti da quelle pagine, divorarle.
    Ed è questa l’assoluta forza de: ‘La Cicatrice perfetta’ :
    Dem racchiude in sé le molteplici sfaccettature dell’animo umano, le rende riconoscibili.
    Anche io sono Demetra

  3. (proprietario verificato)

    Una storia autentica, che ti entra sotto pelle. Un viaggio dentro se stessi, dentro le proprie fantasie, le proprie paure, le proprie cicatrici perfette.
    Consigliato a chi abbia voglia di leggere finalmente qualcosa di originale e a chi voglia provare a perdersi e a ritrovarsi.

  4. (proprietario verificato)

    La lettura è una delle poche attività umane ancora circondate da un alone di riservatezza. Per questo recensire un libro, un manoscritto, un racconto, è una cosa difficilissima e nella quale, premetto, mi arrampicherò con la disinvoltura di una capra sullo specchio. Si dice, a ragione, che un libro ha sempre due autori, chi lo scrive e chi lo legge. Io, per inesperienza ed incapacità di espressione, non ho dubbi su quale ruolo ricoprire, quello del lettore, riservato ed impietoso che sa bene che i libri che si succedono sul nostro comodino rivelano meglio delle parole chi siamo, chi vorremmo essere e soprattutto chi cerchiamo di diventare. La cicatrice perfetta mi ha stupita ed arricchita, dentro questo “libriccino” (connotazione che non vorrei fosse presa come negativa perché ehi, anche Il Vecchio e il Mare è, di per se, un libriccino in quanto breve), ho trovato una moltitudine di punti di vista, cosa rara e bellissima. La sensazione complessiva che mi ha soddisfatto più di tutte è stata è stata proprio quella, assolutamente soggettiva, di riuscire a sentirmi un po’ parte di tutti i personaggi, come se si stesse parlando di un’unica grande crescita, di un’unica complicata, multi sfaccettata e complessa persona, in grado di essere, nell’arco del proprio percorso, e Demetra e Alessandro e Matteo e pizzaiolo pugliese. Capace di rabbia, di gratitudine, di strafarsi di canne e di innamorarsi dietro ogni angolo, mantenendo sempre un’individualità, che definire prepotente è un atto di ingiustificato ottimismo. Smussare i propri angoli è una conquista grossa, essere capaci di guardare con gli occhi degli altri, di più. Grazie Paola.

  5. fonte: https://sognolibri.home.blog/

    Questo libro è una bomba in pieno viso. Di solito dico alla fine cosa ne penso ma in questo caso voglio dirlo subito, questo libro è scritto con una passione e una bravura tale da farti entrare nelle scene, nelle vicissitudini dei protagonisti….e si sente. Un racconto breve ma intenso. Demetra è la nostra protagonista sempre in lotta con la vita e con se stessa. Nevrotica, scorbutica, insofferente agli altri e al mondo, con una corazza di paure che gli impedisce di avere un rapporto con chi la circonda. Dem agisce per paura dell’abbandono, e per tale motivo odia sé stessa, il duro carattere che ha e la scelta di scappare ogni qual volta un sentimento prova a nascere in lei, per cercare di colmare un po’ quel vuoto che si porta dentro e che pian piano la sta logorando senza pietà. Ma i suoi amici (Matteo e Anna) d’infanzia con un espediente divertente portano l’amica in gita e qui incontrerà Alessandro, un ragazzo alquanto stravagante che cercherà di aiutare il cuore della nostra protagonista a battere ancora. Questo libro è un viaggio all’interno del dolore umano, di come tornare a credere in noi stessi e nella felicità. Il dolore è un sentimento che c’è e ci sarà sempre ed è difficile mandarlo via se è troppo profondo, ma trovando la giusta motivazione grazie alle persone giuste può salvare la vita letteralmente. Libro (c’è da dirlo?) consigliatissimo, Paola Zeta ti fa riflettere, ma soprattutto racconta verità che spesso non vengono dette; magari non è semplice spiegare alle persone che il dolore non se ne va, resta, ma anche che è stupido sprecare occasioni dove possiamo essere felici.

  6. questo libro è una bomba in pieno viso. Di solito dico alla fine cosa ne penso ma in questo caso voglio dirlo subito, questo libro è scritto con una passione e una bravura tale da farti entrare nelle scene, nelle vicissitudini dei protagonisti….e si sente. Un racconto breve ma intenso. Demetra è la nostra protagonista sempre in lotta con la vita e con se stessa. Nevrotica, scorbutica, insofferente agli altri e al mondo, con una corazza di paure che gli impedisce di avere un rapporto con chi la circonda. Dem agisce per paura dell’abbandono, e per tale motivo odia sé stessa, il duro carattere che ha e la scelta di scappare ogni qual volta un sentimento prova a nascere in lei, per cercare di colmare un po’ quel vuoto che si porta dentro e che pian piano la sta logorando senza pietà. Ma i suoi amici (Matteo e Anna) d’infanzia con un espediente divertente portano l’amica in gita e qui incontrerà Alessandro, un ragazzo alquanto stravagante che cercherà di aiutare il cuore della nostra protagonista a battere ancora. Questo libro è un viaggio all’interno del dolore umano, di come tornare a credere in noi stessi e nella felicità. Il dolore è un sentimento che c’è e ci sarà sempre ed è difficile mandarlo via se è troppo profondo, ma trovando la giusta motivazione grazie alle persone giuste può salvare la vita letteralmente. Libro (c’è da dirlo?) consigliatissimo, Paola Zeta ti fa riflettere, ma soprattutto racconta verità che spesso non vengono dette; magari non è semplice spiegare alle persone che il dolore non se ne va, resta, ma anche che è stupido sprecare occasioni dove possiamo essere felici.
    fonte: https://wordpress.com/view/sognolibri.home.blog

  7. (proprietario verificato)

    “La Cicatrice Perfetta” è un libro che entra nel profondo dell’animo di ogni donna.
    Ogni donna che vuole un brandello di libertà e di indipendenza.
    Ogni donna che ha pagato a caro prezzo quella libertà e quella indipendenza ottenuta.
    Demetra, con il suo carattere schivo e spigoloso, ti prende a schiaffi in faccia da subito ma è impossibile non empatizzare con lei.
    Gli amici di una vita, qui descritti e narrati con una bravura tale che diventano anche amici tuoi, pronti a parare qualsiasi colpo, sono l’elemento costante della vita della nostra protagonista.

    E’ un libro che consiglio senza alcun dubbio, scritto egregiamente, scorrevole ma mai banale o noioso, i dialoghi – dio mio che meraviglia i dialoghi! – finalmente credibili e realistici.
    Una storia se vogliamo semplice, un uomo e una donna, ma al tempo stesso raccontata con una profondità e una delicatezza uniche, in grado di catturarti dalla prima all’ultima parola.

  8. Paola Zeta

    Un fiume in piena sono le pagine di questo racconto breve e conciso partorito da Paola Zeta, uno tsunami di dolore che non si riesce a fermare.
    Questa è la storia di Demetria, una giovane donna in perenne lotta con il suo mondo, un’anima sperduta in balia del suo dolore.
    Nevrotica, scorbutica, insofferente agli altri, insofferente al mondo: sono queste le caratteristiche della protagonista; Demetra rifiuta rapporti duraturi, non ama la vita sociale e scappa ogni qual volta percepisce un minimo sentore di pericolo deleterio per il suo cuore. Lei, chiusa dentro un guscio di paura vive ogni giorno come in battaglia, segue la corrente e accetta gli eventi come trucco per sopravvivere.
    Dem non ha relazioni stabili, i suoi rapporti sono flebili, di breve durata: il suo scopo è colmare quel senso di vuoto che sente, ma ovviamente, la sensazione di appagamento dura poco, la voragine che ha dentro è troppo profonda.
    Questa giovane donna agisce per paura dell’abbandono, e la paura, si sa, è un’emozione pericolosa; per tale motivo odia sé stessa, il suo duro carattere e la scelta di partire-scappare ogni qual volta un sentimento prova a emergere in lei.
    La sua valigia rossa “si apre e si chiude al ritmo di ogni delusione, di ogni peccato di inerzia, di ogni overdose di nulla. Il disgusto non riesce ad essere più forte dell’inquietudine… ha bisogno di annientarsi, per provare qualcosa di più consistente del vuoto che le inghiotte il cuore.
    L’unica certezza della vita della protagonista sono i suoi amici d’infanzia Matteo e Anna; quest’ultimi con un espediente divertente portano l’amica in gita. Demetria, qui, incontra Alessandro, uno stravagante ragazzo che prova a far breccia nel suo cuore. Ci riuscirà?
    Con una struttura lineare e una scrittura semplice Paola Zeta racconta la sofferenza dell’anima, di come noi esseri umani, essere imperfetti, siamo il risultato del dolore subito. Siamo corpi trafitti, figure colme di “cicatrici” alla perenne ricerca di protezione.
    Un parallelismo notevole quello creato dell’autrice nel personificare due astratte e potenti emozioni: Demetra è il dolore, l’angoscia, il mal di vivere; Alessandro è la nostra “coscienza”, quell’input, che spinge a migliorare a credere in qualcosa, perché tutti abbiamo qualche segno addosso.
    Paola Zeta colpisce e fa riflettere con questo suo scritto, ma soprattutto risulta veritiera la sua penna; magari non è semplice spiegare alla gente che il dolore non se ne va, resta sepolto, ma è stupido sprecare occasioni per essere felici. “Quello che deve capitarti, prima o poi succede e se è scritto che le persone escano dalla tua vita, bè’ lo faranno, in una maniera o nell’altra, per un motivo o per un altro. E allora tutto il resto del tempo è bene dunque impiegarlo per vivere al meglio, per stare bene e far stare bene le persone a cui si tiene… La coscienza che può, e deve, ogni giorno impegnarsi ad essere felice, a prendersi meno sul serio…. Provarci, buttarsi nelle esperienze e nei rapporti, non toglie nulla e tutte le convinzioni maturate al sole dei tradimenti, delle assenze e degli abbandoni. Quelle restano lì, soldatini vigili pronti a scattare in avanti con il fucile carico, al minimo sentore di pericolo, pur tuttavia godendosi ogni occasione di riscatto.
    Fonte: http://www.librilamiavita.it/

  9. (proprietario verificato)

    Un libro che mi ha catturato veramente molto (a partire dal titolo!)
    Demetra è una sopravvissuta, è nichilista, ma non ha perso (in fondo, molto in fondo) la fiducia nelle persone.
    Scritto bene, personaggi luoghi ed atmosfere arrivano al lettore molto direttamente ed evocano sensazioni molto nette.

  10. (proprietario verificato)

    Dai bocconi assaggiati fino ad ora, mi chiedo se la cicatrice perfetta non sia il risultato della cucitura delle moltitudini che l’animo umano contiene. La moltitudine è quella delle personalità che abitano questo romanzo, è quella dei luoghi ed è anche quella che di chi qui si ferma per sostenere questa narrazione. Io qui son arrivata perché ho un “debole forte” per l’imperfezione, per l’usato, per lo stropicciato per tutto quello che è un po’ ammaccato ma che con un’aggiustatina funziona ancora, come gorgheggiava una vecchia canzone di Dolly Parton. La voglio vedere nella sua splendida interezza, questa cicatrice perfetta. Saprà di aspro, dolce, amaro, salato e piccante. Saprà di moltitudini. Saprà di Paola e saprà di tutti noi.

  11. Uno stile narrativo alla Jack Kerouac che ti fa venire voglia di entrare nel libro ad assaggiare una birra scura mentre fuori la pioggia ticchetta ….

  12. La cicatrice perfetta è un libro che racconta un viaggio e un viaggio non è mai un passo dietro l’altro, ma è sempre un qualcosa che ti cambia dentro. Ti immergi totalmente nella storia trovando una sintonia incredibile con la protagonista. Sì perché in fondo, le sue paure, i suoi dilemmi, sono anche i nostri. Le persone, i luoghi, i dialoghi sono un contorno essenziale e non c’è niente che stona. La cicatrice perfetta è un libro che non consiglierei, ma obbligherei proprio a leggere. Detto questo, posso solo dire che adesso ho una grandissima voglia di fare un viaggio e credo proprio che partirò da Dublino 🙂

  13. (proprietario verificato)

    Oltre ad essere una lettura decisamente interessante, “La cicatrice perfetta” può essere considerato un percorso di ricerca dentro noi stessi. Il continuo alternarsi tra un linguaggio semplice e diretto ad espressioni decisamente più ricercate rende la lettura scorrevole e piacevole, e ci porta ad esplorare e conoscere una serie di luoghi e personaggi in cui, di volta in volta, ci si immedesima. Il nostro punto di vista danza continuamente: se in alcuni momenti ci si trova in “armonia” con la particolarità delle emozioni della protagonista Demetra, ecco che, alcune righe dopo, la prospettiva è totalmente ribaltata e ci si trova d’accordo con coloro che la “guardano” con sospetto e perplessità. Questo pendolo che oscilla, senza sosta, tra un’emozione ed un’altra, porta a farci delle continue domande. Inizialmente le domande riguardano il perché della “cicatrice” che Demetra porta in sé. In un secondo momento, ricadono sui diversi e complessi personaggi che incontriamo. Solo dopo un po’, ci si rende conto che quelle domande, in realtà, le stiamo ponendo a noi stessi.

  14. (proprietario verificato)

    Che dire, il titolo mi colpisce profondamente, ha in sé un contraddittorio che incuriosisce… Come può una cicatrice essere perfetta? Sento che “dentro”, c’e un viaggio e leggendolo lo farò anche io. Leggendo le poche righe. amo la capacità narrativa di descrivere luoghi, città, pensieri così bene, che sento l’autunno di Dublino, e il carattere schivo di Demetra… Mi piace.

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Paola Zeta
Romana dal sangue misto (mezza Milano e mezza Livorno si contendono le piastrine, unite solo quando gorgheggia il Vernacoliere delle grandi occasioni), bionda come glassatura, ma camionista nel ripieno, scrive fin da quando ha imparato a tenere la penna in mano.
Alle elementari le maestre premiavano le sue poesie simili ad haiku, ed ha accarezzato per parecchio tempo l'idea di diventare poetessa, fin quando la madre le ha lavato la testa con un poderoso bagno di realtà "Bello, a mamma, ma er pane come pensi di portarlo a tavola?".
Si è dunque dedicata ad attività più prosaiche, mai interrompendo la produzione personale che ha raggiunto il prossimo con l'avvento dei Blog e dei Social Network. Il suo blog personale è online dal 2004, e porta il rassicurante nome de “Il Cuore In Pasto“, il quale tradisce grande passione per il quinto quarto e la cucina romana tutta.
Paola Zeta on TwitterPaola Zeta on Wordpress
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