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La cicatrice perfetta

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Demetra è una ragazza scontrosa e indisponente, un animo complesso ricoperto di aculei. L’amicizia per lei non ha altri nomi che quelli di Anna e Matteo e l’amore è rimpiazzato da una costante ricerca di appagamento fisico, l’unico modo che conosce per dimenticare il senso di vuoto che la attanaglia. Quando la banalità minaccia di sopraffarla, però, solo la sua valigia rossa e le frequenti fughe oltreconfine riescono a risollevarle il morale per qualche attimo. Sarà il fortuito inciampare in un portatore sano di pensiero positivo, oltre che lo schianto con una realtà ben più amara delle sue aspettative, a darle l’occasione per guardare al di là delle proprie ferite e provare a vivere davvero.

ANTEPRIMA NON EDITATA

CAPITOLO UNO
«Bye, guys, see you tomorrow. Have a good night!»
Sean non alza la testa dal bancone che sta pulendo a colpi ritmati di straccio, mentre saluta i quattro studenti brufolosi che finalmente lasciano il pub. Detesta servire da bere ai tipi di quel genere, a chi non capisce la differenza tra una Guinness e una Kilkenny, a chi ha come unico scopo lo stordimento, senza onorare il rito e perdendo di vista il gusto. Insomma, restassero a casa loro con un cartone di lattine del supermercato, questi cretini.
Demetra lo sta guardando, seduta nell’angolo destro del locale, con la schiena poggiata ai vetri e un piede puntato sulla sedia libera accanto a lei. Sorride nell’unica maniera che i suoi muscoli facciali sembrano conoscere, cioè amaramente e di sbieco. Fuori, Dublino è bagnata come al solito e le luci gialle sul Liffey la rendono pastosa e triste come tradizione impone. Il paradiso degli instagrammers. C’è ancora gente in giro, nonostante l’ora: gruppi di giovani, coppie di ogni età, signori soli e, non rari, ubriachi sbandanti che parlano a compagni immaginari ma difficilmente diventano molesti.
Domani mattina ci sarà il sole, le ha detto Sean mentre infilava il ghiaccio nel suo whiskey, e la gita programmata verso ovest sarà benedetta da una giornata con almeno dodici gradi. Demetra ha ringraziato e basta, esclamando mentalmente Chissenefrega, col culo ben poggiato sul legno duro e consumato della sedia nel suo angolino preferito. Nessuno alle spalle, se non la città dietro i vetri. Davanti, la panoramica del locale con i suoi avventori.

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Cazzo ci fa a Dublino, in autunno? Ah, sì. Le piace. Anzi, la ama proprio. È stato un colpo di fulmine, quindici anni fa. Una di quelle vacanze itineranti con Anna e Matteo, il CD di Achtung Baby nell’auto a noleggio e la corsa agli ultimi tre posti disponibili in un bed and breakfast qualunque, uno diverso per ogni sera. Erano arrivati da Roma in groppa a un mezzo pomeriggio di permesso e a un volo Ryan sempre scomodo; il tempo di tirare i bagagli sulla moquette puzzolente, girarsi una canna e si erano riversati nel caos di Temple Bar.
Si è subito sentita a suo agio, Demetra, tra quelle ragazze con gli occhi trasparenti e il sedere largo. La gente sorride, alla faccia dell’atavico spleen, e tutta l’umanità sembra più a portata di mano, vuoi per indole, vuoi per le dosi inverosimili di alcol che si porta in corpo. Ci è tornata poi altre volte, da sola, con un’amica o con il ragazzo di turno, e alla fine si è resa conto che senza nessuno tra i piedi a cui spiegare, mostrare o tradurre ci sta meglio.
«Dublino, ancora?»
«No. Cioè, sì. Ma come prima tappa. Poi prendo il pullman per il Donegal.»
Matteo, seduto per terra, aveva seguito con lo sguardo marrone da basset hound l’andirivieni tra il cassetto e la valigia aperta sul letto, due giorni prima. Era abituato alle fughe di Demetra. Alcune volte annunciate in anticipo, altre comunicate per SMS dal treno già in movimento. Più raramente, l’aveva chiamata trovando il cellulare spento per giorni. Raramente perché quella piccoletta scorbutica e taciturna gli vuole bene, a modo suo, e non desidera farlo stare in ansia.
Si conoscono fin dai banchi del liceo, una di quelle amicizie senza sesso dove il massimo del contatto fisico è raggiunto con un bacio al sapore di rum, a Capodanni alterni. A lui Demetra, con i suoi racconti telegrafici e lo sguardo fisso sulla punta delle scarpe, bene o male ha sempre raccontato tutto, dall’odio per la professoressa di lettere al primo schiaffo preso da un pretendente ignorante. E lui ascolta pazientemente quelle gocce di confidenza, prendendola in giro poco, la nanetta permalosa, offrendole una mano, se consentito, o restando al proprio posto quando Demetra chiude la conversazione con il suo leggendario “Ci penserò”. Malvolentieri, perché tiene a lei più di quanto lei permetta, e a dire il vero ha desiderato portarsela a letto per quasi tutto il tempo della loro amicizia. Lei continua a fare finta di niente, come con tutto ciò che non vuole valutare, o forse no, non l’ha mai nemmeno intuito, tanto inverosimile le si presenta l’ipotesi. Non lo sa, Matteo, e dopo tutti quegli anni ha smesso pure di domandarselo.
Quello che invece non smette di chiedersi, ogni volta che la vede tirare giù la valigia dall’armadio, è se quella nevrotica creatura con i capelli da orientale troverà mai pace. Magari fa bene, lei. Fa bene a prendere e andarsene quando la città, le persone o le situazioni diventano strette. Quando i pensieri tutti insieme le si fanno addosso e la schiacciano come in una ressa a un concerto, trasmettendole un insistente prurito sulle spalle. Magari quella terra che le frigge sotto i piedi è la sua fortuna. Tuttavia non può impedirsi un po’ di tristezza, quando la vede andar via senza spiegare cosa o chi non vuole vedere per un po’. Da bravo maschietto insicuro crede sempre di esserci anche lui, tra quelle cose.
«Anything else, lady?»
Sean è appoggiato al tavolo con le nocche dei due pugni. La sta guardando stancamente e l’unico bagliore in fondo al celeste pallido è quello di chi spera in un no come risposta. Vuole chiudere e andare a casa a togliersi i pantaloni, e ha pure ragione. Che ore si sono fatte?
«No, nothing, Sean. Thanks a lot, see you.»
Invece di attraversare O’ Connell Street e dirigersi verso la sua camera all’Abbot Lodge, Demetra decide di attraversare il fiume e portare a spasso i pensieri per una Temple ancora popolatissima. Due ragazzi dai capelli rossi passandole accanto la urtano distrattamente, concentrati a declamare cazzate dettate dalla troppa birra. Demetra si volta con le guance gonfie di improperi ma, verificando le loro pietose condizioni, rimette le mani nelle tasche della felpa e prosegue sul ponte.
La gente sta svuotando i pub in un baccano pazzesco. Si rende conto per la prima volta di quanto non la infastidisca. A Trastevere maledice in cuor suo ogni decibel di troppo che esce dalle bocche di quei ragazzetti cotti dai raggi UVA e dal fumo di quart’ordine. E pensare che la prima cosa che si impara ad amare dell’Irlanda è proprio la sua potenza silenziosa, e quella fiaba antica come l’isola che ogni volta sei sul punto di cogliere mentre attraversi il verde abbacinante.
Prima di Grafton Street svolta verso la bottega del tatuatore in cui qualche anno fa è entrata a farsi benedire l’avambraccio con una spirale nera circondata da trifogli verde brillante, poi torna indietro lungo il Liffey, dove il fiume si allarga e i locali si fanno più radi e bui. Ed è proprio mentre raggiunge l’imbocco del porto che Dublino si fa riconoscere attraverso la tenda di una pioggerellina sottile e persistente. Demetra tira su il cappuccio e si appoggia al parapetto per girarsi un po’ di tabacco. Domani mattina il pullman la raccoglierà proprio da quelle parti.
Il Donegal. La contea con l’atmosfera più violenta e gotica che abbia mai respirato. Scogliere nere accarezzate da una vegetazione bassa e verdissima, il vento costante, dal mare, che prende a schiaffi le barche dei pescatori e le imposte mal chiuse delle case, il sole quasi mai e i villaggi piccoli, curati e muti dove dimorano esseri pallidi, cordiali e melanconici. Donegal, da cui l’intera contea prende il nome, ha poche centinaia di abitanti ed è stata la sua prima tappa irlandese fuori Dublino. In macchina con Damiano. In macchina con quello stronzo di Damiano. Voleva rivederla da tantissimi anni. Voleva ritornarci da sola. Stavolta, senza lividi sul collo.

26 luglio 2019

Aggiornamento

Tra le cose che restano, e non hanno nomi classici, ci sono quei legami che emergono all'occorrenza. Quelli che non chiedi e arrivano. Quelli a cui non pensi mai, perché li hai circoscritti a un momento storico e restano lì, nel mucchio delle cose belle che hai fatto. Invece di trascorrere periodi, ho intrecciato linee. Ciò che non vuoi disturbare con una quotidianità becera, ti viene a cercare nello straordinario. La promozione, oggi, la faccio fare a una delle mie linee... la cicatrice perfetta facebook
03 giugno 2019

Aggiornamento

ANNA DNA russo e cuore di Candy Candy, con la quale spartisce, oltre a una incrollabile fiducia nel prossimo, la monumentale sfiga. dna russo e cuore di Candy Candy
26 maggio 2019

Aggiornamento

Onanista compulsivo, pigro e scoglionato, del romano tipico mantiene il cuore grande e il passo trascinato. Farebbe di tutto per non fare niente, tranne ripudiare i suoi amati anni 80. - MATTEO - Farebbe di tutto per non fare niente
13 maggio 2019

Aggiornamento

Commento di un lettore
giodebardi 13 Maggio 2019
Che dire, il titolo mi colpisce profondamente, ha in sé un contraddittorio che incuriosisce… Come può una cicatrice essere perfetta? Sento che “dentro”, c’e un viaggio e leggendolo lo farò anche io. Leggendo le poche righe. amo la capacità narrativa di descrivere luoghi, città, pensieri così bene, che sento l’autunno di Dublino, e il carattere schivo di Demetra… Mi piace.

Commenti

  1. (proprietario verificato)

    Appena terminato di leggerlo…tutto d’un fiato come quando butti giù un cicchetto molto alcolico che brucia gola ed esofago e fa male e brucia ma poi arriva il sapore quello che resta e che ti fa venire voglia di ordinarne uno ancora….Demetra è un po’ l’incarnazione di tutte le donne con quelle cicatrici indelebili che ci fanno essere ciò che siamo.Cicatrice:un lembo di carne tumefatto e ricucito addosso a testimonianza che siamo ancora vive e in piedi e neanche la paura può fermarci.Grazie Paola Zeta

  2. (proprietario verificato)

    Demetra è faticosa con tutte quelle sue spine e quei cilici autoinflitti talmente stretti da averle fatto dimenticare il dolore. La paura, quella no. La paura è lì, ben celata. Quella è la vera cicatrice. Errori e orrori subiti che hanno creato un guscio solido e rassicurante con le giuste possibilità di manovra senza rischi, con la necessità e la capacità, ormai consolidata, di esercitare un controllo sulle sollecitazioni esterne, con la via di fuga sempre a portata di mano.
    Sono stata tra i primi ad acquistare questo libro trascinata dall’impellente curiosità. Poi mi sono fermata, ho temporeggiato, ho compreso che sarei uscita dalla mia comfort zone, che sarei stata costretta a fare un viaggio fuori dal mio perfetto guscio. E il viaggio è iniziato, luoghi, situazioni ed emozioni descritti con una sapienza tale da renderli vividi, emozionanti, tali da non permetterti di staccarti da quelle pagine, divorarle.
    Ed è questa l’assoluta forza de: ‘La Cicatrice perfetta’ :
    Dem racchiude in sé le molteplici sfaccettature dell’animo umano, le rende riconoscibili.
    Anche io sono Demetra

  3. (proprietario verificato)

    Una storia autentica, che ti entra sotto pelle. Un viaggio dentro se stessi, dentro le proprie fantasie, le proprie paure, le proprie cicatrici perfette.
    Consigliato a chi abbia voglia di leggere finalmente qualcosa di originale e a chi voglia provare a perdersi e a ritrovarsi.

  4. (proprietario verificato)

    La lettura è una delle poche attività umane ancora circondate da un alone di riservatezza. Per questo recensire un libro, un manoscritto, un racconto, è una cosa difficilissima e nella quale, premetto, mi arrampicherò con la disinvoltura di una capra sullo specchio. Si dice, a ragione, che un libro ha sempre due autori, chi lo scrive e chi lo legge. Io, per inesperienza ed incapacità di espressione, non ho dubbi su quale ruolo ricoprire, quello del lettore, riservato ed impietoso che sa bene che i libri che si succedono sul nostro comodino rivelano meglio delle parole chi siamo, chi vorremmo essere e soprattutto chi cerchiamo di diventare. La cicatrice perfetta mi ha stupita ed arricchita, dentro questo “libriccino” (connotazione che non vorrei fosse presa come negativa perché ehi, anche Il Vecchio e il Mare è, di per se, un libriccino in quanto breve), ho trovato una moltitudine di punti di vista, cosa rara e bellissima. La sensazione complessiva che mi ha soddisfatto più di tutte è stata è stata proprio quella, assolutamente soggettiva, di riuscire a sentirmi un po’ parte di tutti i personaggi, come se si stesse parlando di un’unica grande crescita, di un’unica complicata, multi sfaccettata e complessa persona, in grado di essere, nell’arco del proprio percorso, e Demetra e Alessandro e Matteo e pizzaiolo pugliese. Capace di rabbia, di gratitudine, di strafarsi di canne e di innamorarsi dietro ogni angolo, mantenendo sempre un’individualità, che definire prepotente è un atto di ingiustificato ottimismo. Smussare i propri angoli è una conquista grossa, essere capaci di guardare con gli occhi degli altri, di più. Grazie Paola.

  5. fonte: https://sognolibri.home.blog/

    Questo libro è una bomba in pieno viso. Di solito dico alla fine cosa ne penso ma in questo caso voglio dirlo subito, questo libro è scritto con una passione e una bravura tale da farti entrare nelle scene, nelle vicissitudini dei protagonisti….e si sente. Un racconto breve ma intenso. Demetra è la nostra protagonista sempre in lotta con la vita e con se stessa. Nevrotica, scorbutica, insofferente agli altri e al mondo, con una corazza di paure che gli impedisce di avere un rapporto con chi la circonda. Dem agisce per paura dell’abbandono, e per tale motivo odia sé stessa, il duro carattere che ha e la scelta di scappare ogni qual volta un sentimento prova a nascere in lei, per cercare di colmare un po’ quel vuoto che si porta dentro e che pian piano la sta logorando senza pietà. Ma i suoi amici (Matteo e Anna) d’infanzia con un espediente divertente portano l’amica in gita e qui incontrerà Alessandro, un ragazzo alquanto stravagante che cercherà di aiutare il cuore della nostra protagonista a battere ancora. Questo libro è un viaggio all’interno del dolore umano, di come tornare a credere in noi stessi e nella felicità. Il dolore è un sentimento che c’è e ci sarà sempre ed è difficile mandarlo via se è troppo profondo, ma trovando la giusta motivazione grazie alle persone giuste può salvare la vita letteralmente. Libro (c’è da dirlo?) consigliatissimo, Paola Zeta ti fa riflettere, ma soprattutto racconta verità che spesso non vengono dette; magari non è semplice spiegare alle persone che il dolore non se ne va, resta, ma anche che è stupido sprecare occasioni dove possiamo essere felici.

  6. questo libro è una bomba in pieno viso. Di solito dico alla fine cosa ne penso ma in questo caso voglio dirlo subito, questo libro è scritto con una passione e una bravura tale da farti entrare nelle scene, nelle vicissitudini dei protagonisti….e si sente. Un racconto breve ma intenso. Demetra è la nostra protagonista sempre in lotta con la vita e con se stessa. Nevrotica, scorbutica, insofferente agli altri e al mondo, con una corazza di paure che gli impedisce di avere un rapporto con chi la circonda. Dem agisce per paura dell’abbandono, e per tale motivo odia sé stessa, il duro carattere che ha e la scelta di scappare ogni qual volta un sentimento prova a nascere in lei, per cercare di colmare un po’ quel vuoto che si porta dentro e che pian piano la sta logorando senza pietà. Ma i suoi amici (Matteo e Anna) d’infanzia con un espediente divertente portano l’amica in gita e qui incontrerà Alessandro, un ragazzo alquanto stravagante che cercherà di aiutare il cuore della nostra protagonista a battere ancora. Questo libro è un viaggio all’interno del dolore umano, di come tornare a credere in noi stessi e nella felicità. Il dolore è un sentimento che c’è e ci sarà sempre ed è difficile mandarlo via se è troppo profondo, ma trovando la giusta motivazione grazie alle persone giuste può salvare la vita letteralmente. Libro (c’è da dirlo?) consigliatissimo, Paola Zeta ti fa riflettere, ma soprattutto racconta verità che spesso non vengono dette; magari non è semplice spiegare alle persone che il dolore non se ne va, resta, ma anche che è stupido sprecare occasioni dove possiamo essere felici.
    fonte: https://wordpress.com/view/sognolibri.home.blog

  7. (proprietario verificato)

    “La Cicatrice Perfetta” è un libro che entra nel profondo dell’animo di ogni donna.
    Ogni donna che vuole un brandello di libertà e di indipendenza.
    Ogni donna che ha pagato a caro prezzo quella libertà e quella indipendenza ottenuta.
    Demetra, con il suo carattere schivo e spigoloso, ti prende a schiaffi in faccia da subito ma è impossibile non empatizzare con lei.
    Gli amici di una vita, qui descritti e narrati con una bravura tale che diventano anche amici tuoi, pronti a parare qualsiasi colpo, sono l’elemento costante della vita della nostra protagonista.

    E’ un libro che consiglio senza alcun dubbio, scritto egregiamente, scorrevole ma mai banale o noioso, i dialoghi – dio mio che meraviglia i dialoghi! – finalmente credibili e realistici.
    Una storia se vogliamo semplice, un uomo e una donna, ma al tempo stesso raccontata con una profondità e una delicatezza uniche, in grado di catturarti dalla prima all’ultima parola.

  8. Paola Zeta

    Un fiume in piena sono le pagine di questo racconto breve e conciso partorito da Paola Zeta, uno tsunami di dolore che non si riesce a fermare.
    Questa è la storia di Demetria, una giovane donna in perenne lotta con il suo mondo, un’anima sperduta in balia del suo dolore.
    Nevrotica, scorbutica, insofferente agli altri, insofferente al mondo: sono queste le caratteristiche della protagonista; Demetra rifiuta rapporti duraturi, non ama la vita sociale e scappa ogni qual volta percepisce un minimo sentore di pericolo deleterio per il suo cuore. Lei, chiusa dentro un guscio di paura vive ogni giorno come in battaglia, segue la corrente e accetta gli eventi come trucco per sopravvivere.
    Dem non ha relazioni stabili, i suoi rapporti sono flebili, di breve durata: il suo scopo è colmare quel senso di vuoto che sente, ma ovviamente, la sensazione di appagamento dura poco, la voragine che ha dentro è troppo profonda.
    Questa giovane donna agisce per paura dell’abbandono, e la paura, si sa, è un’emozione pericolosa; per tale motivo odia sé stessa, il suo duro carattere e la scelta di partire-scappare ogni qual volta un sentimento prova a emergere in lei.
    La sua valigia rossa “si apre e si chiude al ritmo di ogni delusione, di ogni peccato di inerzia, di ogni overdose di nulla. Il disgusto non riesce ad essere più forte dell’inquietudine… ha bisogno di annientarsi, per provare qualcosa di più consistente del vuoto che le inghiotte il cuore.
    L’unica certezza della vita della protagonista sono i suoi amici d’infanzia Matteo e Anna; quest’ultimi con un espediente divertente portano l’amica in gita. Demetria, qui, incontra Alessandro, uno stravagante ragazzo che prova a far breccia nel suo cuore. Ci riuscirà?
    Con una struttura lineare e una scrittura semplice Paola Zeta racconta la sofferenza dell’anima, di come noi esseri umani, essere imperfetti, siamo il risultato del dolore subito. Siamo corpi trafitti, figure colme di “cicatrici” alla perenne ricerca di protezione.
    Un parallelismo notevole quello creato dell’autrice nel personificare due astratte e potenti emozioni: Demetra è il dolore, l’angoscia, il mal di vivere; Alessandro è la nostra “coscienza”, quell’input, che spinge a migliorare a credere in qualcosa, perché tutti abbiamo qualche segno addosso.
    Paola Zeta colpisce e fa riflettere con questo suo scritto, ma soprattutto risulta veritiera la sua penna; magari non è semplice spiegare alla gente che il dolore non se ne va, resta sepolto, ma è stupido sprecare occasioni per essere felici. “Quello che deve capitarti, prima o poi succede e se è scritto che le persone escano dalla tua vita, bè’ lo faranno, in una maniera o nell’altra, per un motivo o per un altro. E allora tutto il resto del tempo è bene dunque impiegarlo per vivere al meglio, per stare bene e far stare bene le persone a cui si tiene… La coscienza che può, e deve, ogni giorno impegnarsi ad essere felice, a prendersi meno sul serio…. Provarci, buttarsi nelle esperienze e nei rapporti, non toglie nulla e tutte le convinzioni maturate al sole dei tradimenti, delle assenze e degli abbandoni. Quelle restano lì, soldatini vigili pronti a scattare in avanti con il fucile carico, al minimo sentore di pericolo, pur tuttavia godendosi ogni occasione di riscatto.
    Fonte: http://www.librilamiavita.it/

  9. (proprietario verificato)

    Un libro che mi ha catturato veramente molto (a partire dal titolo!)
    Demetra è una sopravvissuta, è nichilista, ma non ha perso (in fondo, molto in fondo) la fiducia nelle persone.
    Scritto bene, personaggi luoghi ed atmosfere arrivano al lettore molto direttamente ed evocano sensazioni molto nette.

  10. (proprietario verificato)

    Dai bocconi assaggiati fino ad ora, mi chiedo se la cicatrice perfetta non sia il risultato della cucitura delle moltitudini che l’animo umano contiene. La moltitudine è quella delle personalità che abitano questo romanzo, è quella dei luoghi ed è anche quella che di chi qui si ferma per sostenere questa narrazione. Io qui son arrivata perché ho un “debole forte” per l’imperfezione, per l’usato, per lo stropicciato per tutto quello che è un po’ ammaccato ma che con un’aggiustatina funziona ancora, come gorgheggiava una vecchia canzone di Dolly Parton. La voglio vedere nella sua splendida interezza, questa cicatrice perfetta. Saprà di aspro, dolce, amaro, salato e piccante. Saprà di moltitudini. Saprà di Paola e saprà di tutti noi.

  11. Uno stile narrativo alla Jack Kerouac che ti fa venire voglia di entrare nel libro ad assaggiare una birra scura mentre fuori la pioggia ticchetta ….

  12. La cicatrice perfetta è un libro che racconta un viaggio e un viaggio non è mai un passo dietro l’altro, ma è sempre un qualcosa che ti cambia dentro. Ti immergi totalmente nella storia trovando una sintonia incredibile con la protagonista. Sì perché in fondo, le sue paure, i suoi dilemmi, sono anche i nostri. Le persone, i luoghi, i dialoghi sono un contorno essenziale e non c’è niente che stona. La cicatrice perfetta è un libro che non consiglierei, ma obbligherei proprio a leggere. Detto questo, posso solo dire che adesso ho una grandissima voglia di fare un viaggio e credo proprio che partirò da Dublino 🙂

  13. (proprietario verificato)

    Oltre ad essere una lettura decisamente interessante, “La cicatrice perfetta” può essere considerato un percorso di ricerca dentro noi stessi. Il continuo alternarsi tra un linguaggio semplice e diretto ad espressioni decisamente più ricercate rende la lettura scorrevole e piacevole, e ci porta ad esplorare e conoscere una serie di luoghi e personaggi in cui, di volta in volta, ci si immedesima. Il nostro punto di vista danza continuamente: se in alcuni momenti ci si trova in “armonia” con la particolarità delle emozioni della protagonista Demetra, ecco che, alcune righe dopo, la prospettiva è totalmente ribaltata e ci si trova d’accordo con coloro che la “guardano” con sospetto e perplessità. Questo pendolo che oscilla, senza sosta, tra un’emozione ed un’altra, porta a farci delle continue domande. Inizialmente le domande riguardano il perché della “cicatrice” che Demetra porta in sé. In un secondo momento, ricadono sui diversi e complessi personaggi che incontriamo. Solo dopo un po’, ci si rende conto che quelle domande, in realtà, le stiamo ponendo a noi stessi.

  14. (proprietario verificato)

    Che dire, il titolo mi colpisce profondamente, ha in sé un contraddittorio che incuriosisce… Come può una cicatrice essere perfetta? Sento che “dentro”, c’e un viaggio e leggendolo lo farò anche io. Leggendo le poche righe. amo la capacità narrativa di descrivere luoghi, città, pensieri così bene, che sento l’autunno di Dublino, e il carattere schivo di Demetra… Mi piace.

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Paola Zeta
è nata nel 1974 a Roma, dove ancora oggi vive, lavora e scrive. Il suo blog personale, Il Cuore In Pasto, è online dal 2004, ma ha curato i testi anche per blog di terzi.
La cicatrice perfetta è il suo romanzo d’esordio.
Paola Zeta on TwitterPaola Zeta on Wordpress
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